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28 gennaio 2018

Precious Ramotswe, detective - Alexander McCall Smith

Figlie ribelli. Mariti scomparsi. Fidanzati fedifraghi. Truffatori impiccioni. Coccodrilli spariti. Se avete un problema, e non sapete come fare o a chi rivolgervi, è il momento di bussare alla porta di Precious Ramotswe, la sola e migliore - investigatrice privata del Botswana. Non ha metodi propriamente convenzionali e le sue maniere non sono esattamente quelle di Miss Marple, ma è sensibile, affettuosa, ha uno strabiliante intuito investigativo e, cosa non da poco, ha un amico come il signor JLB Matekoni, l'affascinante proprietario della Speedy Motors di Tlokweng Road. E le serviranno tutte le sue qualità e l'aiuto del suo prezioso amico per risolvere un caso davvero complicato: seguire le tracce di un bambino scomparso...

Recensione

Pur essendo stato scritto successivamente, il romanzo di Alexander McCall Smith racconta gli antefatti della serie principiata anni fa con Le lacrime della giraffa.
La protagonista rimane sempre lei, la formosa Precious Ramotswe, che grazie all’eredità lasciatale dal padre decide di aprire la prima agenzia investigativa del Botswana, uno stato libero e democratico dell’Africa che, a detta della viva voce della protagonista, ha una fierezza tutta da raccontare anche al confinante Sudafrica.
In Botswana ci sono i principi cardine del rispetto, del preservare la cultura, dell’affermare il proprio sé e dimostrare di essere cittadini consapevoli che non si lasciano travolgere poi tanto facilmente dall’occidentalità che in quegli anni si affaccia nel loro continente e tutto questo ci viene raccontato attraverso il suo sguardo disincantato, una donna che ha intenzione di costruirsi da sola rimboccandosi le maniche senza farsi sopraffare.
Ma non tutto le viene semplificato: siamo negli anni in cui una donna trentacinquenne, e per di più senza marito dopo una burrascosa relazione da cui è riuscita ad affrancarsi, non viene vista di buon occhio nella società civile, perché ancora si fatica a ritenere che le donne possano essere indipendenti e, nel suo caso, persino delle imprenditrici detective private.
Precious dimostra però sin da subito il suo talento, arrancando per guadagnarsi i primi casi che risolve nel suo modo furbo e spiccio, e che ben presto mettono in rilievo le sue doti, persino ai piani alti.
Ritroviamo quindi tra queste pagine lo spirito africano del tempo e della priorità nella vita, condito con ampie cucchiate di puro femminismo sociale, laddove le donne come Precious riescono a mantenersi in equilibrio tra il tradizionalismo del ruolo e dell’indole e nel contempo tra l’evidenza di un fatto semplice: le donne sanno e arrivano proprio anche nelle intuizioni che gli uomini non sono nemmeno capaci di scorgere. Ma lei fa un salto in più: non solo risolve, ma impone la sua personalità sui maschi, facendosi rispettare.
La trentacinquenne non ha bisogno in realtà di un uomo accanto, e questa sua forza deriva proprio dalle fragilità a cui purtroppo è andata incontro.
Altro nervo fondante di questo capitolo è proprio l’inesorabile china che il Botswana affronta, liberatosi di recente dallo status di colonia per affermarsi come entità autocratica: nel suo Stato, con un forte senso patriottico, le persone hanno un grande rispetto dei ruoli e non vogliono farsi ammorbare dal virus della corruzione, così come dai mali del mondo con cui, gioco forza, devono imparare a convivere.
La delinquenza è condannata, la religiosità tenuta a bada così come l’imperialismo economico che potrebbe minare la semplicità delle genti. Il rurale, ben descritto nei vari viaggi che allontanano Precious da Gaborone, non è poi così diverso dalla capitale, proprio perché è il popolo a fare la differenza.
Nella narrazione, oltre alla protagonista e agli improbabili clienti che incontra, dalle donne che cercano il marito o i loro tradimenti ai padri che vogliono supervisionare la vita amorosa delle figlie adolescenti, ritroviamo gli stessi personaggi della serie: dal bonario meccanico e innamorato Matekoni all’inflessibile segretaria dell’agenzia investigativa femminile n. 1 del Botswana, per la quale la donna si dà da fare.
E sullo sfondo sempre lei, l’Africa. Dalla natura selvaggia e coniugata con l’uomo, un un rapporto simbiotico di estrema dipendenza.
I paesaggi colorati, tanto che tra le pagine sembra quasi di sentirne l’odore stesso, di vederne i contorni e sentirsi privilegiati.
Si può provare il mal d’Africa solo concludendo una lettura?
Io dico di sì.
Ed è per questo che consiglio questo romanzo: Precious Ramotswe, detective, ci riporta nuovamente in una girandola di personaggi simpatici e caratteristici, commisti ai valori dell’Africa, dove il poco non spaventa ma suscita sempre un innato grazie, e dove tutto è ancora possibile.
Una bella lettura, che stimola, dedicata a tutti coloro che, al di là delle cronache, non si fanno condizionare dai pregiudizi e scoprono che forse, dall’Africa che tanto temiamo, avremmo molto da imparare.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Precious Ramotswe, detective
  • Titolo originale: The No.1 Ladies' Detective Agency
  • Autore: Alexander McCall Smith
  • Traduttore: C. Carcano
  • Editore: Tea
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Teadue
  • ISBN-13: 9788850231850
  • Pagine: 207
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 9,00

26 luglio 2017

Il destino del leone - Wilbur Smith

È il Sudafrica il grandioso palcoscenico sul quale Sean Courteney muove i suoi primi passi. E sono anni di libertà, avventure ed esplorazioni, di amicizie, amori e scoperte. Ma poco oltre la soglia dell’adolescenza brillano già le immagini seducenti del potere e della ricchezza, lucente come l’oro del Transvaal e candida come l’avorio degli elefanti. La terra dei suoi padri ha impresso su Sean un marchio incancellabile, assegnandogli un destino tormentoso di grandezza e solitudine.


Recensione

L’esordio di Wilbur Smith, che lo ha consacrato al successo, è un romanzo che si può ascrivere al genere avventuroso dalle tinte decisamente storiche e che racconta le vicende della famiglia Courteney, a cui poi conseguiranno sia una saga di prequel che diversi romanzi sequel.
L’ambientazione in questo caso è il Sudafrica della fine dell’ottocento, dove un giovane Sean insieme al fratello gemello Garry muovono i primi passi in un mondo selvaggio che solo un luogo come il continente africano può regalare.
Attraverso il percorso del protagonista il lettore ha modo di attraversare le vicende storiche che hanno caratterizzato il paese: la convivenza dei coloni inglesi e boeri, le vicende politiche del Presidente Kruger, la corsa al profitto minerario degli invasori e la guerra contro lo Zululand fanno da sfondo al primo capitolo della saga, raccontandoci in modo profondo non soltanto il contesto sociale ma soprattutto il percorso di crescita e di cambiamento di un uomo che più di una volta deve fare a patti con se stesso e con la realtà, sia per sopravvivere che, soprattutto per maturare e imparare la vita senza mai perdere se stesso.

A parte la cornice ambientale, resa in modo preciso sia dal profilo storico che da quello meramente geografico, con puntuali descrizioni dei paesaggi tanto belle da mozzare il fiato, dando l’occasione al lettore di sperimentare quasi una sua effettiva presenza in un luogo così magico, affronta nelle sue vicende diversi aspetti della quotidianità, tremendamente simili alla vita che ancora oggi conduciamo, da un profilo peculiare: quello di un passato che, se ragionato, è in grado di rappresentare il risultato odierno.

L’uomo bianco governa, depreda, spesso entra in competizione con l’autoctono per reprimerne le richieste, o ancora modifica la natura sempre rincorrendo il profitto attraverso, un esempio per tutti, la caccia all’elefante al fine di guadagnare l’avorio per ragioni di ricchezza.
Nel corso del romanzo assistiamo infatti a una modifica passo dopo passo del paesaggio: conosciamo le miniere dell’oro, la costruzione di Johannesburg che in poco più di un ventennio da sobborgo minerario diviene una città elegante e confusa, rincorriamo prede nelle foreste vergini e inesplorate che a poco a poco vengono deflorate della loro essenza, assistiamo al cambiamento sociale che intercorre tra la città e il villaggio Zulu, in una continua contrapposizione di contrasti che, ancora oggi, caratterizzano il Sudafrica rendendolo per certi aspetti ancora magico.

Ma accanto ai temi di stampo politico, troviamo il percorso dell’uomo: l’amore fraterno che si rovina, la solitudine e l’esilio volontario, la scalata sociale e il sapersi reinventare nei momenti di gravi difficoltà, o ancora l’amore che porta oltre ogni confine. Dalla bella Candy che perdutamente si innamora di Duff fino a Sean che scopre in Katrina i sentimenti del legame a cui lui stesso, dopo le esperienze tristi dell’infanzia e dell’adolescenza, pensava di non possedere. O ancora parliamo dei rapporti di amicizia e di fedeltà tra Nkosi Sean e lo zulu Mbejane, che va oltre le differenze di appartenenza, a dimostrarci che certi rapporti trascendono comunque le diversità o il diverso ceto sociale.
Il tutto si compone in un quadro armonico che conduce fino al finale, ovviamente sospeso in quanto la stessa storia prosegue in ben due romanzi successivi e ulteriori quattro che racconteranno i posteri, ma nonostante questo e, soprattutto nonostante il dolore che pervade l’ultima parte della storia, il piacere della lettura non viene minimamente scosso da questa consapevolezza.

Lo stile è fortemente rappresentativo, in una traduzione comunque curata che rende il narrato avvincente sia nei momenti descrittivi, onnipresenti fin troppo, che in quelli invece dove le emozioni e le azioni prevalgono sulla natura e sullo sfondo cittadino.
Di certo Il destino del leone è una storia dai sapori molteplici: racconta una storia personale all’interno di un contesto sociale storico definito e affascinante, descrive l’avventura dell’essere umano nel mondo inesplorato e non sempre accogliente ma soprattutto descrive la crescita di un giovane uomo che diventa adulto cercando di tenere fede ai suoi principi. Una lettura delicata, ma comunque leggera, capace di stupire gli appassionati del genere ma anche chi, come me, non frequenta spesso questi ambiti.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Il destino del leone
  • Titolo originale: When the Lion Feeds
  • Autore: Wilbur Smith
  • Traduttore: M. Biondi
  • Editore: Tea
  • Data di Pubblicazione: data
  • Collana: Best TEA
  • ISBN-13: 9788850243983
  • Pagine: 474
  • Formato - Prezzo: brossura € 6,90

21 marzo 2016

L'ultimo re - Bernard Cornwell

Il destino è tutto.
Nato Sassone. Cresciuto Vichingo. E' Uthred l'eroe di cui l'Ultimo Regno ha bisogno?
In una terra lacerata dai conflitti, un orfanello diventa uomo. Allevato dai Vichinghi, nemici giurati del suo popolo, i Sassoni, Uthred è un guerriero abile e spietato, abituato a non inginocchiarsi di fronte a nessuno.
Nel Wessex, ultimo regno non ancora conquistato da Vichinghi, Alfred, sovrano e uomo devoto, combatte per mantenere il trono e resistere all'invasore.
I destini di Uthred e Alfred sono intrecciati, zuppi di sangue e anneriti dalla fiamma della guerra. Insieme, cambieranno la storia...

Recensione

Avvincente, realistico, feroce, L'ultimo re è il primo libro letto in questo 2016 che mi è davvero piaciuto senza riserve e non vedo l'ora di buttarmi sul resto della saga, arrivata già al nono volume.
Tra le sue pagine si intrecciano le storie di un guerriero, di un re e delle origini di una Nazione, uno scontro fra due volontà e due opposte culture che dà luogo a un racconto tanto ammaliante da meritare di esser portato anche sul piccolo schermo grazie alla serie tv The Last Kingdom, prodotta da BBC America.

Uthred, figlio di Uthred, nato Sassone ma rapito e allevato dai Vichinghi provenienti dalla Danimarca, è destinato a condurre una vita divisa tra la lealtà alla sua famiglia adottiva e quella per il suo Re e il suo popolo, determinato a riconquistare ciò che da bambino gli fu sottratto ingiustamente. I lettori lo incontrano per la prima volta quando è già anziano e, almeno in apparenza, in una situazione di agio e potere, mentre decide di raccontarci la storia di come è arrivato dove è ora.

La sua vita si rivela intimamente connessa a quella di Alfred, l'unico sovrano inglese a essere passato alla storia con l'appellativo "Il Grande", l'uomo che ha salvato l'Inghilterra dall'invasione vichinga, l'uomo che ha reso la Gran Bretagna un unico regno. Alfred il pio, l'asceta, il timorato di Dio: una tale personalità non poteva che fare a pungi con quella di Uthred, al quale i Vichinghi hanno messo nel cuore l'amore per la battaglia e per i piaceri della vita.
Nel loro confronto si specchia la battaglia tra due culture profondamente diverse il cui esito non è un mistero per noi lettori moderni: il paganesimo fu spazzato via con l'invasore nordico mentre gli inglesi e la Cristianità prosperarono, anche se lo spirito del nostro eroe sembra essersi mantenuto indomito e inalterato fino alla vecchiaia.

Uthred è un protagonista eccezionale: affascinante, complesso, imperfetto e, almeno in questo primo volume, dominato dall'arroganza e dall'ingenuità tipici dell'adolescenza. Dai Vichinghi ha ricevuto un vero padre e tutti gli insegnamenti per diventare un guerriero abile e senza paura, la loro mitologia pagana gli ha trasmesso un amore per la vita rispetto al quale il Cristianesimo repressivo e moralista non è in grado di reggere il confronto. Tuttavia egli non riesce a non considerarsi Sassone, complice anche una natura orgogliosa che gli impedisce di dimenticare l'affronto per essere stato derubato delle terre e del titolo dallo zio traditore. Questa ambivalenza ricorre per tutta la durata del libro, portandolo a rivedere costantemente le proprie lealtà e priorità e permettendo al lettore di avere una prospettiva originale se spesso indipendente degli eventi storici.

Va detto che Cornwell non è un'amante dell'esplorazione dei sentimenti: al contrario, forse perché si tratta di un uomo, forse perché i fatti si svolgono in un'epoca in cui la morte era una compagna costante e le persone amate potevano sparire dalla propria vita in un attimo, durante la lettura si ha spesso la sensazione che amici, amanti e compagni vadano e vengano nella vita di Uthred senza che egli dedichi alla cosa più di un pensiero; la caratterizzazione di molte di queste figure, secondarie ma importanti, ne risente e può risultare solo abbozzata (un problema spesso condiviso dai romanzi raccontati in prima persona dal protagonista).
Inoltre, come ribadito più volte nel corso del romanzo, Uthred lascia spesso che sia il destino a guidare la sua vita, tuttavia questo scorrazzare su e giù per l'Inghilterra seguendo l'alleato del momento fa apparire lo spirito del protagonista un po' troppo volatile.
Sono questi i motivi per cui non mi sono spinta fino alle cinque stelle nel valutare L'ultimo re, ma devo sottolineare che non hanno in alcun modo diminuito il piacere di leggere questo libro e di ascoltare il suo ammaliante e accurato narratore.

Giudizio:

+4stelle+

Le storie dei re Sassoni:

  • L'ultimo re (The Last Kingdom, 2004. Longanesi 2006 / TEA 2007)
  • Un cavaliere e il suo re (The Pale Horseman, 2007. Longanesi 2007 / TEA 2008)
  • I re del Nord (The Lords of the North, 2008. Longanesi 2008 / TEA 2009)
  • Il filo della spada (Sword Song, 2009. Longanesi 2009 / TEA 2010)
  • Il signore della guerra (The Burning Land, 2009. Longanesi 2010 / TEA 2011)
  • La morte dei re (Death of Kings, 2011. Longanesi 2012 / TEA 2013)
  • Re senza Dio (The Pagan Lord, 2013. Longanesi 2014 / TEA 2015)
  • The Empty Throne (Harper Collins 2014)
  • Warriors Of The Storm (Harper Collins 2015)

Dettagli del libro

  • Titolo: L'ultimo re (Le storie dei re Sassoni)
  • Titolo originale: The Last Kingdom (The Saxon Stories #1)
  • Autore: Bernard Cornwell
  • Traduttore: Cerutti Pini D.
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Teadue
  • ISBN-13: 9788850214860
  • Pagine: 406
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 9.00

2 febbraio 2016

Il suggeritore - Donato Carrisi

Questo libro non è solo un thriller scritto da un autore italiano agli esordi, che si confronta con un genere finora appannaggio dei grandi autori americani, reinventando le regole del gioco. È una storia che esplora la zona grigia fra il bene e il male fino a cogliere l'ultimo segreto, il minimo sussurro. Qualcosa di sconvolgente è successo, qualcosa che richiede tutta l'abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte sembianze, che li mette costantemente alla prova in un'indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. È un gioco di incubi abilmente celati, una continua sfida. Sarà con l'arrivo di Mila Vasquez, un'investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l'altro, grazie anche al legame speciale che comincia a formarsi fra lei e il dottor Gavila. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo...

Recensione

​Come si scrive un thriller di successo? Secondo Donato Carrisi è sufficiente chiamare a raccolta ogni sorta di psicopatico visto in ogni possibile giallo scritto finora e fare un bel minestrone di tutte le possibili aberrazioni umane, al grido di "O la va, o la spacca". Alla fine, bisogna ammetterlo, è andata, e Il suggeritore è diventato uno dei gialli italiani di maggior successo anche all'estero, quanto meritato resta da vedere.

Dal punto di vista strettamente della trama, passando sopra alla sovrabbondanza di elementi, Il suggeritore è un buon giallo, sostenuto da un enigma ben congegnato, almeno fino a circa metà.
In mezzo a un bosco vengono rinvenute sei braccia sinistre appartenenti ad altrettante bambine scomparse. Uno a uno iniziano a comparire anche i cadaveri, secondo una modalità che di volta in volta porta allo scoperto un crimine e un criminale "secondario". Inizia così una giostra di pedofili, stupratori, violenti parassiti e chi più ne ha più ne metta, in un'escalation di orrori che ha l'evidente scopo di stordire il lettore moderno, ormai abituato a "banali" serial killer da telefilm. Nell'ansia di stupire l'autore non si accorge che i conti non tornano sempre nel suo meccanismo (ad esempio il modo in cui dal secondo cadavere si risale al secondo omicidio non sta proprio in piedi) ma, soprattutto, Carrisi si fa prendere un po' troppo la mano e battere il record di crimini violenti in un giallo non gli basta più: vuole anche battere quello dei colpi di scena. Preso da questa frenesia e in barba a ogni logica, lo scrittore infarcisce la seconda parte del romanzo di improvvise e improbabili scoperte, al termine delle quali nemmeno il vecchio gatto asmatico di vostra nonna risulterà più innocente. Che poi non si capisce perché Carrisi si sia preso la briga di congegnare una trama così arzigogolata per poi risolvere uno dei nodi principali tirando fuori dal cappello una medium che ha tutte le rispose.

Il problema vero di questo romanzo, tuttavia, è che un thriller così cruento dovrebbe essere raccontato con una voce fredda, decisa, ammaliante. Dovrebbe essere raccontato da qualcuno personalità e non da qualcuno che scrive come una ragazzina delle superiori che ha fatto una scorpacciata di telefilm americani e tenta di ricrearne l'atmosfera traducendo letteralmente (e maldestramente) dialoghi, personaggi, ambientazioni.
Anche Carrisi, infatti, rientra nel gruppo di autori italiani che ritengono che scrivere un libro coincida con scrivere un tema, come si faceva al liceo. Un bel tema bisogna dire, sintatticamente curato e con una buona padronanza del linguaggio, ma pur sempre un elaborato didascalico, pieno di ingenuità, in cui l'autore tenta di riversare tutte le sue conoscenze sul tema senza offrire qualcosa di veramente nuovo, originale o credibile.
Già nella caratterizzazione dei personaggi si riversano luoghi comuni come la poliziotta protagonista, una dura abituata al lavoro solitario che naturalmente nasconde un suo dramma personale che la spinge a fare cose assurde come ustionarsi le mani involontariamente e senza motivi già alla sua prima apparizione. Naturalmente il trauma appena accennato scompare per buona parte del racconto, per poi essere riappiccicato sul finale, sempre per amore dei colpi di scena.
Inserita in una squadra che non è la sua, la protagonista incontra altri personaggi-tipo come il superiore incompetente, l'affascinante criminologo, l'esperta informatica, unica altra donna del gruppo, che prende in odio immediatamente e senza motivo la nuova arrivata e non perde occasione per denigrarla e sminuirla pubblicamente, con insulti degni di una tredicenne. In compenso il poliziotto giovane e rampante parte subito a fare il galletto allupato.

Ma ciò che ho trovato veramente irritante è il fatto che Carrisi collezioni una sequela di frasi e situazioni a effetto che però non coincidono veramente con i fatti.
Ad esempio la protagonista a parole è una grintosa esperta di rapimenti di bambini ma nei fatti la vediamo sempre compiere pasticci uno dietro l'altro. Il brillante criminologo le assegna un interrogatorio con la vedova di un sospettato confidando sulle sue capacità di intuizione e sull'esperienza: lei le dimostra chiedendo alla donna da quanto era sposata e come ha conosciuto il marito. Brillanti intuizioni che conquistano alla protagonista la stima imperitura del collega, ovviamente. Tra parentesi la vedova a questo punto racconta la storia del proprio matrimonio e alla fine arriva a rivelare che il marito aveva l'amante. L'investigatrice brillante intuisce che la donna li aveva ingannati e aveva manovrato la conversazione per arrivare a quella rivelazione. Ma siamo seri?
Oppure vogliamo parlare del principale sospettato che lascia in segreteria un messaggio poco chiaro ed evidentemente equivoco ma nessuno dei poliziotti ne coglie l'evidente significato fino a quando il brillante criminologo, 24 ore dopo, non nota genialmente "una discrepanza"? E non poteva mancare l'esperta informatica che dice assurdità come "ho collegato una memoria esterna così se il PC va in palla si scaricheranno i dati tutti qui in un lampo", mentre esibisce una tecnica investigativa astutissima che consiste nel vedere se le cartelle Documenti e Immagini contengono files, nemmeno fosse un corso di Windows per dummies.
E ancora la protagonista che, in quanto nuova arrivata, viene ignorata da tutti fino a che di punto in bianco se ne esce pronunciando ad alta voce una singola parola ad effetto che costringe tutti a voltarsi verso di lei meravigliati dalla improvvisa e geniale intuizione. Una scena ridicola e infantile, già vista in migliaia di film e telefilm in cui si vuole far passare uno dei personaggi per genio. Il libro è pieno di queste presunte rivelazioni e brillanti intuizioni che sono tali solo a parole perché, purtroppo, non basta dire che una frase è divertente o provocatoria per renderla tale, anzi a volte meno si dice e maggiore è l'effetto ottenuto.

Purtroppo Carrisi non lo sa e il suo romanzo non riesce a superare il livello del temino ben scritto, con dialoghi che sembrano la traduzione letterale di quelli che sentiamo in un poliziesco americano qualsiasi, dinamiche fra i personaggi ridicole e infantili e un intento didascalico quasi imbarazzante. Si è mai visto un giallo in cui si interrompe il dialogo per spiegare al lettore cos'è il luminol? Anche fosse davvero necessario spiegarlo, si poteva avere l'accortezza di inserire la spiegazione all'interno di un dialogo, invece il narratore onnisciente scende in campo personalmente per tenere una lezioncina sull'argomento.
Similmente, tante, troppe volte, situazioni di per sé evidenti vengono inutilmente spiegate sminuendone il valore: quando, ad esempio, un sospettato dà una risposta evasiva, l'evasività è già esplicita nella risposta stessa e non c'è motivo per il narratore per inserirsi e sottolineare che si trattava di una risposta evasiva spiegando il perché.

In conclusione, Il Suggeritore è un giallo scenografico, scritto per piacere e stupire. In alcuni punti ci riesce effettivamente, anche se prestando un po' di attenzione parecchi risvolti della trama risultano inevitabili, e sicuramente la trama è di quelle che catturano ma il desiderio di scioccare porta a numerosi errori e diventa a tratti ridicolo e irritante anche se non quanto lo stile di scrittura, che è ciò che mi frena, al momento almeno, dal dare una seconda chance a Carrisi.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il suggeritore
  • Autore: Donato Carrisi
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 9788850223039
  • Pagine: 462
  • Formato - Prezzo: Brossura - 5.00 Euro

31 ottobre 2014

Halloween: 10 autori (+1) per farvi entrare in atmosfera

Con buona pace dei difensori delle nostre tanto celebrate radici cristiane, torna anche quest'anno la festività celtica che per gli americani è simbolo di mascherate più o meno macabre e dell'intramontabile "dolcetto o scherzetto".
Per noi della Stamberga è soprattutto un'occasione per lasciarsi conquistare dall'atmosfera un po' sinistra e godersi qualche brivido sulla schiena con le letture giuste. Fantasmi, streghe, paure e psicosi varie (ma nessun vampiro sberluccicante, promesso!) sono solo alcuni dei temi di questa nostra piccola selezione fatta di nuovi successi e vecchi classici che metteranno a dura prova i vostri nervi e la vostra razionalità.

Non possiamo che partire con questo grande classico che in realtà appartiene alla maestra del giallo, ma Hallowe'en Party (questo il titolo originale) è uno dei mystery più inquietanti scritti da Agatha Christie e, se non altro per il titolo, non poteva che essere in cima alle nostre proposte:

Poirot e la strage degli innocenti di Agatha Christie
A Woodleigh Common, in occasione della suggestiva ricorrenza di Halloween, è in pieno svolgimento una festa per ragazzi. Tutto si svolge nel più tradizionale dei modi, tra giochi e allegria, finché viene fatta una scoperta agghiacciante: Joyce, una delle ragazze invitate, è stata assassinata. La scrittrice di gialli Ariadne Oliver, presente al ricevimento, si precipita dall'amico Poirot e lo convince a interessarsi del caso: Joyce, infatti, poco prima della morte, si era vantata di aver assistito a un omicidio, ma nessuno le aveva creduto. Possibile che invece la ragazza, conosciuta per essere una gran bugiarda, avesse detto la verità, e che per questo motivo il colpevole le abbia tappato la bocca per sempre? Raccogliendo meticolosamente ogni indizio, ma soprattutto grazie a un'acuta analisi psicologica delle persone coinvolte, anche in questa occasione Hercule Poirot riuscirà a risolvere l'intricato rompicapo... Scritto nel 1969, Poirot e la strage degli innocenti unisce un lieve velo di magia a un solido intreccio poliziesco.
Mondadori - 188 pagine

La nostra seconda proposta è ispirata ancora ai classici della letteratura anglosassone, nonostante sia arrivata in Italia grazie ai nostri Fruttero & Lucentini che già negli anni Sessanta hanno preparato questa raccolta di racconti di alcuni maestri della suspence inglese, da Lovecraft a Machen, da Wells a James:

Storie di fantasmi curato da Fruttero & Lucentini
"La più antica, la più forte emozione che l'uomo possa provare è la paura. E la forma più suggestiva e violenta di questa paura è la paura dell'Ignoto...", ha scritto H.P. Lovecraft. E già Shelley parlava della "tempestosa leggiadria del terrore". Tra la fine del secolo scorso e i primi decenni del nostro, fiorì in Inghilterra una vasta produzione narrativa di storie raccapriccianti e di apparizioni notturne, germogliate in uno scenario di pacifica quotidianità. In questa fortunata antologia, apparsa per la prima volta nel 1960, Fruttero e Lucentini hanno raccolto quindici racconti di nove autori, quali M.R. James, H.G. Wells, H.P. Lovecraft, A.Machen, A.Blackwood, con una varietà di temi e di trovate che dimostrano come la narrativa del soprannaturale non abbia nulla da invidiare a quella che è, in un certo modo, la sua discendente d'oggi: la fantascienza. Eccoci dunque fra case solitarie che non trovano inquilini, scettici personaggi che trasaliscono nel cuore della notte, mostri preumani che si levano dalle brugherie, viscidi abitatori di pozzi e di paludi. "Le storie di fantasmi raccolte in quest'antologia - ha scritto Mario Praz - sono il prodotto unico di un innesto, l'innesto del realismo sul romanticismo: come il tulipano nero, sono il frutto di un incontro felice, rappresentano una fase ben definita della 'letteratura del brivido'"
Einaudi - 414 pagine

Del nostro terzo consiglio potreste aver sentito parlare a proposito dell'adattamento teatrale o del recentissimo film con Daniel Radcliffe, ma nessuno dei due rende giustizia a questo terrificante racconto uscito nell'ormai lontano 1983:

La donna in nero di Susan Hill
Il giovane avvocato londinese Arthur Kipps viene incaricato dal principale di recarsi in uno sperduto villaggio per presenziare ai funerali di un'anziana cliente e occuparsi della gestione dell'eredità. La signora Drablow, vedova da poco dopo le nozze, viveva da reclusa in una lugubre dimora circondata da nebbiose paludi. Per Arthur, in procinto di sposarsi, è l'occasione di dimostrare finalmente le sue capacità. Così, quando al suo arrivo s'imbatte in una strana reticenza riguardo alla casa e alla sua eccentrica abitante, non se ne cura più di tanto. Né lo turba la presenza, al funerale, di una donna misteriosa e di antica bellezza di cui nessun altro sembra accorgersi. Ansioso di svolgere il suo incarico con efficienza e rapidità, Kipps decide, contro il parere di tutti, di fermarsi a dormire nella casa disabitata. Saranno notti da incubo, perché il terrore è una nebbia avvolgente come un sudario, il gemito del vento, il gracchiare di orridi uccelli, il pianto di un bambino, uno scalpitio lontano, un fruscio di vesti...
Polillo Editore - 188 pagine

Trasposizione cinematografica in arrivo anche per questo romanzo, appena uscita nelle sale americane con Nicole Kidman e Colin Firth come protagonisti di questo inquietante racconto che vede la protagonista sprofondare in una piramide di paranoia:

Non ti addormentare di S.J. Watson
Ogni mattina Christine si sveglia senza ricordi. Non sa a chi appartenga la casa in cui si trova, l’uomo che le dorme accanto le è totalmente estraneo, e anche il suo viso, riflesso nello specchio del bagno, le sembra molto meno giovane di quanto secondo lei dovrebbe essere.È Ben, suo marito, a darle quotidianamente le coordinate della sua vita, a spiegarle chi è lui, chi è lei, e che cosa le è successo anni prima, un incidente che ha modificato radicalmente la sua esistenza, privandola dei ricordi e costringendola a ricominciare ogni giorno un difficile apprendimento.Ma Ben le dice tutto? E se è così, perché non le ha parlato del dottor Nash, un giovane neuropsichiatra deciso a studiare il suo caso, con cui Christine si incontra di tanto in tanto e che la spinge a tenere un diario? E perché su una pagina di questo diario Christine ha scritto “non fidarti di Ben”? Giorno dopo giorno, con l’aiuto del dottor Nash, lampi di memoria attraversano la mente di Christine, tessere baluginanti di un mosaico che fatica a ricomporsi nella sua interezza e che, con il passare del tempo, le sembra sempre più minaccioso e inquietante. Finché dal passato emergerà il vero pericolo, quello che, senza che lei ne sia consapevole, si è appropriato della sua vita.Uno straordinario romanzo, teso e appassionante, una storia che non dà tregua e che mette in discussione l’idea stessa di realtà.
Edizioni Piemme - 410 pagine

Non può mancare in questa lista il nuovo acclamato maestro dell'horror scandinavo che ritorna sul tema del sacrificio al maligno nel suo terzo, spettrale romanzo:

Il porto degli spiriti di John Ajvide Lindqvist
In una bellissima giornata d'inverno, dall'alto del faro di Gåvasten, Anders ammira con la moglie e la figlioletta Maja la distesa di ghiaccio e neve ai loro piedi. Attirata da qualcosa che nessuno è in grado di distinguere, la bambina corre fuori, e l'incubo comincia. Maja sparisce: non ci sono impronte né tracce di alcun genere, non c'è nulla per chilometri intorno che possa offrire un nascondiglio. Qualche anno dopo, solo e disperato, Anders torna all'isola, e qui Maja (ma è davvero lei?), gli fa sapere di essere ancora nel suo mondo, ma in un posto dove lui non può raggiungerla. Nella sua ricerca senza sosta, esplorando il passato segreto di Domarö, Anders arriverà fino al cuore misterioso del mare: per trovare la persona che ama dovrà attraversare l'abisso.
Marsilio - 496 pagine

Altra autrice imprescindibile è Anne Rice, di cui vi proponiamo qui un romanzo della serie dedicata ai vampiri di New Orleans, il nono, incentrato questa volta su una sensuale e pericolosa strega:

Merrick la strega di Anne Rice
Chi potrebbe aiutare Louis de Point du Lac a ritrovare la sua amata e perduta Claudia, se non una strega? La bellissima Merrick discende dalle "gens de couleur libres", una potente casta legata al voodoo nella quale si congiunge il sangue degli africani e dei francesi di New Orleans. Sue antenate sono le grandi streghe Mayfair, delle quali lei non sa nulla, pur avendone ereditato il potere e il sapere magico. Ed è David Talbot, eroe, narratore, avventuriero e vampiro a narrare la fascinosa e inquietante storia di Merrick, detta la strega di Endor, che spazia dalla New Orleans passata e presente alle giungle del Guatemala, dalle rovine dei Maya fino ad antiche civiltà ancora inesplorate.
TEA - 370 pagine

Non è esattamente una storia dell'orrore ma anche questo famosissimo romanzo dell'autore di Fight Club è destinato a farvi venire i brividi:

Rabbia. Una biografia orale di Buster Casey di Chuck Palahniuk
"Rabbia" prende la forma di una storia (romanzesca) orale su Buster "Rant" Casey, nella quale un assortimento di amici, nemici, ammiratori, detrattori e familiari dice la sua su questo personaggio malvagio (o forse no), morto in circostanze tanto misteriose quanto leggendarie, che forse è stato (ma forse non è stato), il più efficiente serial killer della nostra epoca. Buster è cresciuto in una cittadina nel mezzo del nulla, assetato di sensazioni forti in un mondo di videogames e di soffocante conformismo. Dopo le prime ribellioni al liceo scappa dal suo villaggio natale alla volta della grande città: cerca qualcosa, una comunità di persone, un'emozione inimmaginabile, un bandolo della matassa, un senso per la propria esistenza. E ben presto diventa il leader di un gruppo di giovani dediti a una sorta di rito-gioco di demolizione urbana chiamato "party crashing": nelle notti prescelte i partecipanti decorano in modi bizzarri le loro auto e quando arriva il momento cominciano ad attaccarsi a vicenda cercando di cozzare con le proprie vetture contro quelle degli altri. Ed è proprio in occasione di una di queste violente cacce notturne che Casey incontra la più spettacolare e tragica delle morti al volante. Ma Casey è morto davvero?
Mondadori - 355 pagine

Decisamente particolare anche la trama di questo agghiacciante romanzo dello scrittore di origine Croata Zoran Drvenkar, che porta alle estreme conseguenze l'abitudine estremamente diffusa nella nostra società di non prendersi mai la colpa delle proprie azioni:

Sorry di Zoran Drvenkar
Sembra non ci sia mai il tempo di fermarsi e chiedere perdono. Le responsabilità mancate finiscono così col languire nella nostra zona grigia, pronte a mordere quando crediamo siano finalmente prescritte, dimenticate. «Sorry» è il nome di un'agenzia che offre un servizio proprio in questi casi: un servizio che fa sì che qualcun altro bussi alla porta delle vittime delle nostre piccole crudeltà e per nostro conto chieda scusa, risarcisca, chiuda la partita ancora in corso. La parcella andrà pagata poi a Kris, Wolf, Rauke e Tamara, quattro giovani berlinesi che, in una sera come tante, hanno confezionato l'idea. Un pensiero banale ma che risveglia la cattiva coscienza di molti. In breve, le richieste si moltiplicano e la vita cambia: i quattro entrano in un giro d'affari che permette loro di acquistare un' elegante villa ai margini della capitale, sulle sponde di un lago. Ma non ci si può liberare per conto terzi di una colpa; né è possibile capire da dove, realmente, quella stessa colpa abbia avuto inizio. Nell'attimo stesso in cui i quattro si ritrovano davanti al corpo martoriato di una donna sono già in trappola, costretti in un percorso orchestrato per confonderli e farli cadere; e in cui ogni mossa è già un errore, ogni tentativo di liberarsi una morsa che non dà pace. Dalla necessità di capire chi sia l'artefice di una tale violenza, perché abbia ucciso e perché abbia bisogno dei loro servizi "d'agenzia", parte un filo che si snoda lungo un labirinto costellato di impossibili vie d'uscita. Sorry è un impeccabile, agghiacciante gioco di scatole cinesi nel quale ogni personaggio smarrisce il confine tra quel che è e quel che appare; e la linea di distinzione tra la vittima e il carnefice diviene labile e ingannevole, come un riflesso d'acqua.
Fazi - 490 pagine

Sembra blasfemo fare una lista di libri incentrati sulla paura e non parlare del Re: questa volta invece dei suoi horror più classici vogliamo proporre uno dei suoi ultimi successi, il disturbante racconto di quello che accade quando all'improvviso e senza un apparente motivo una cittadina si ritrova rinchiusa da una cupola trasparente, isolata dal resto del mondo:

The Dome di Stephen King
È una tiepida mattina d'autunno a Chester's Mill, nel Maine, una mattina come tante altre. All'improvviso, una specie di cilindro trasparente cala sulla cittadina, tranciando in due tutto quello che si trova lungo il suo perimetro: cose, animali, persone. Come se dal cielo fosse scesa la lama di una ghigliottina invisibile. Gli aerei si schiantano contro la misteriosa, impenetrabile lastra di vetro ed esplodono in mille pezzi, l'intera area - con i suoi duemila abitanti - resta intrappolata all'interno, isolata dal resto del mondo. L'ex marine Dale Barbara, soprannominato Barbie, fa parte dell'intrepido gruppo di cittadini che vuole trovare una via di scampo prima che quella cosa che hanno chiamato la Cupola faccia fare a tutti loro una morte orribile. Al suo fianco, la proprietaria del giornale locale, un paramedico, una consigliera comunale e tre ragazzi coraggiosi. Nessuno all'esterno può aiutarli, la barriera è inaccessibile. Ma un'altra separazione, altrettanto invisibile e letale, si insinua come un gas velenoso nel microcosmo che la Cupola ha isolato: quella fra gli onesti e i malvagi. Tutti loro, buoni e cattivi, dovranno fare i conti con la Cupola stessa, un incubo da cui sembra impossibile salvarsi. Ormai il tempo rimasto è poco, anzi sta proprio finendo, come l'aria.
Sperling & Kupfer - 1,037 pagine

E se si parla di King non può non venire in mente Peter Straub, che con King ha collaborato in due romanzi ma che qui proponiamo da solo, con un romanzo che è da molti ritenuto un classico della letteratura di paura:

La casa dei fantasmi di Peter Straub
In un sinistro motel della Florida un ragazzo angosciato e esitante tiene in ostaggio una bimba stranamente calma. In una sonnolenta cittadina dello stato di New York, cinque rispettabili signori fondano la Chowder Society e si riuniscono ogni due settimane per raccontarsi agghiaccianti storie di fantasmi, che non finiscono necessariamente quando terminano le riunioni. Un giorno, durante una festa in onore di un'attrice di passaggio nella cittadina, uno di loro muore in circostanze misteriose. In California un giovane insegnante è travolto da un'ossessiva passione per una delle sue allieve, una ragazza stupenda, ma ambigua e pericolosa... Quale filo lega questi luoghi, queste persone e questi strani fatti che sembrano recare il segno di presenze e fenomeni soprannaturali Sulla scia di illustri predecessori quali Poe, Hawthorne e Henry James, Peter Straub ci propone un romanzo insolito e straordinario. Un libro che, con sapiente tecnica narrativa, fonde il mondo e la mentalità dell'uomo contemporaneo con le ataviche paure e i tabù che ancora si agitano sotto la nostra vernice di razionalità.
Mondadori - 443 pagine

Infine vi lasciamo con una nota più leggera, dedicata soprattutto ai lettori più giovani, o ai fan irriducibili (come la sottoscritta): in occasione di Halloween J.K.Rowling regala ai fan di Harry Potter un'altro racconto ambientato nel mondo del maghetto, protagonista la terribile Dolores Umbridge, già Inquisitore Supremo di Hogwarts e in gradi di rivaleggiare con lo stesso Voldemort in quanto a crudeltà. Come sempre sfruttando il sito Pottermore la Rowling concede quindi una nuova sbirciatina nella realtà fantastica da lei inventata e di cui i fan proprio non riescono a fare a meno (ma nemmeno l'autrice a quanto pare): dopo il breve articolo pubblicato a luglio questa volta pare sapremo qualcosa di più sul passato dell'orrida Umbridge e magari scopriremo anche come si è procurata l'infame penna in grado di scrivere usando il sangue del suo possessore come inchiostro, un argomento che ci sembra piuttosto calzante per la giornata di oggi.
Buon Halloween A Tutti!

24 giugno 2014

Il Tristo Mietitore: 5 autori (+1) che hanno scritto della Morte Personificata

In molte società antiche, nella mitologia come nella cultura popolare, ricorre il concetto della Morte personificata.
Nell'induismo yama, parzialmente sovrapposta anche al Tempo e alla Giustizia, sorveglia il trapasso delle anime da un mondo all'altro; nelle religioni abramitiche è uno dei quattro Cavalieri dell'Apocalisse che cavalcheranno sulla terra il Giorno del Giudizio, anche se nell'Antico Testamento compare talvolta un Angelo della Morte; nella mitologia greca Morte è figlio di Notte e fratello gemello di Sonno; a volte può avere fattezze femminili, come la bellissima donna vestita di bianco del paganesimo slavo; nell'Islam è Azrael, uno dei quattro principali arcangeli; nella mitologia giapponese è Enma, re dello Yomi (il regno degli inferi) e quindi associato ad Ade, ma nell'immaginario mitologico recente, forse importato dall'Europa, si è diffusa anche la figura degli shinigami, che sorvegliano il trapasso delle anime.
La rappresentazione figurativa più nota della Morte personificata - il Tristo Mietitore o il Cupo Mietitore -, risalente al XV secolo, è quella di uno scheletro ammantato di nero e armato di una falce con cui divide l'anima dal corpo.
Nella cultura popolare la Morte personificata ha avuto larga diffusione: ad esempio in graphic novel come Sandman di Neil Gaiman; in film come Vi presento Joe Black diretto da Martin Brest; in telefilm umoristici come Reaper o Dead Like Me; in molti manga o anime in cui compare la figura dello shinigami. Non mancano nemmeno i libri: in quest'articolo ne abbiamo scelti alcuni per voi.


La prima Morte che viene in mente agli appassionati di letteratura fantastica (oltre a quella di Sandman, ma oggi lasciamo da parte le graphic novel) è probabilmente quella legata alla serie del Mondo Disco di Terry Pratchett.
Personaggio principale in cinque libri - il sottociclo a lui dedicato - e comparsa in quasi tutti gli altri dei quaranta che compongono la serie, Morte si aggira sul Mondo Disco separando le anime dai corpi dei neo-defunti. Egli esiste al di là del tempo e dello spazio, ma la vicinanza al mondo lo rende sempre più umano con il susseguirsi dei romanzi del ciclo, tanto da fargli dimenticare talvolta la sua imparzialità (che inevitabilmente rischia di sfociare nell'ennesima apocalisse) e da gettarlo in frequenti crisi mistiche.
Morte è anche uno dei quattro Cavalieri dell'Apocalisse nel romanzo che Terry Pratchett ha scritto a quattro mani con Neil Gaiman, Buona apocalisse a tutti!.


Morty l'apprendista (TEA)

Mortimer, detto Morty, non ha le idee chiarissime su quel che vuol fare da grande. Almeno fin quando non diventa l'apprendista di un insolito maestro: la Morte, proprio quella con la falce, in persona. Una volta appurato, con notevole sollievo, di non dover essere necessariamente morto per poter svolgere il lavoro, Morty si appassiona alla nuova materia, anche se ben presto scoprirà che essere apprendista della Morte non è poi così romantico e affascinante come sembrava. Pericoli e sfide terribili lo attendono, forse troppo grandi anche per lui, il predestinato.


Il tristo mietitore (TEA)

Si dice che al mondo niente sia inevitabile, tranne la morte e le tasse. Ma questo forse prima che Morte venisse licenziato in tronco. L'ultima cosa di cui un universo può aver bisogno è di un Tristo Mietitore disoccupato, perché quando un importante servizio pubblico viene a mancare la conseguenza è sempre il caos. Ora Mondo Disco pullula di zombie e non-morti. Reg Scarpa, attivista per i diritti dei defunti, improvvisamente ha molto più lavoro di quanto si sia mai sognato. E il mago Windle Poons, trapassato di fresco, si risveglia nella tomba scoprendo di essere... morto e vegeto. Ma proprio a lui e a un ben poco temibile gruppo di non-morti (Arthur Winkings, per esempio, era diventato vampiro dopo essere stato morso da un avvocato. Schleppel l'uomonero farebbe meglio il suo lavoro se non venisse colto da agorafobia appena fuori dal gabinetto. E Fratello Isolile, l'unica banshee al mondo con un difetto di pronuncia, invece di starsene sui tetti a gridare quando la gente sta per morire, fa passare sotto la porta un bigliettino con scritto 'OOOOeeOOOeecOOOeee') spetta il compito di salvare il mondo dei vivi. Nel frattempo in una piccola fattoria molto, molto lontana, uno straniero alto, scuro e allampanato si rivela particolarmente abile a maneggiare la falce. C'è tanto grano da falciare. E una battaglia diversa da combattere.


All'anima della musica! (Salani)

Gli altri bambini hanno gli xilofoni. A Susan basta chiedere al nonno di tirarsi su la maglietta. Avere sedici anni non è mai facile... soprattutto se c'è un Morte in famiglia. Dopotutto non è una passeggiata crescere normalmente quando hai un nonno che cavalca un cavallo bianco e impugna una gigantesca falce. Specialmente se decide di prendersi una meritata pausa per andare alla ricerca del senso della vita e scoprire 'perché le cose vanno come vanno', e tu devi rilevare gli affari di famiglia sperando che la gente non continui a scambiarti per la Fatina dei Denti. E soprattutto se ti trovi faccia a faccia con una musica che crea dipendenza che ha stregato l'intero Mondo Disco. È illegale. È contagiosa. Dà assuefazione. Indispensabile per chi vuole esibirsi in pubblico urlando e dimenandosi senza freno. Controindicata per chi non ha la minima intenzione di bruciarsi la gioventù. È la musica con le rocce dentro!


Buona apocalisse a tutti! (Mondadori)

Sulla base delle Profezie di Agnes Nutter, Strega (messe per iscritto nel 1655 prima che Agnes facesse saltare in aria tutto il villaggio riunito per godersi il suo rogo), il mondo finirà di sabato. Sabato prossimo, per essere proprio precisi. È per questo motivo che le temibili armate del Bene e del Male si stanno ammassando, che i Quattro Motociclisti dell'Apocalisse stanno scaldando i loro poderosissimi motori e sono pronti a lanciarsi per strada, e che gli ultimi due scopritori di streghe si preparano a combattere la battaglia finale, armati di istruzioni clamorosamente antiquate e di innocue spillette. Atlantide sta emergendo, piovono rane dal cielo. Gli animi si surriscaldano... Bene bene. Tutto sembra proprio andare secondo il Piano Divino. Non fosse che un angelo un filo pignolo (ma giusto un filo, per carità) e un demone che apprezza la bella vita - ciascuno dei quali ha passato tra i mortali sulla Terra parecchi millenni e si è, come dire?, affezionato a usi e costumi umani - non fanno esattamente salti di gioia davanti alla prospettiva dell'incombente catastrofe cosmica. E allora, se quei due (Crowley e Azraphel) vogliono che quanto profetizzato non si compia, devono mettersi al lavoro subito per scovare e uccidere l'Anticristo (mica una bella cosa, visto che è un ragazzino simpaticissimo). Ma c'è un piccolo problema: sembra proprio che qualcuno lo abbia scambiato con qualcun altro...


Meno famoso di Neil Gaiman, con il suo collega britannico Christoper Moore condivide humour nero, tematiche e ambientazioni urban fantasy. In un suo romanzo del 2006, Un lavoro sporco, il goffo neopapà Charlie si ritrova a carico, oltre alla figlioletta Sophie, anche un lavoro indesiderato come Mercante di Morte, un protettore delle anime uscite dai corpi dei defunti in attesa che trasmigrino verso nuove incarnazioni. Non mancherà nemmeno una capatina di Morte, quella con la M maiuscola.


Un lavoro sporco (LIT)

Charlie Asher è contento, felice, appagato. Una bella moglie in attesa di un figlio. Un negozio di roba usata. Amici con i quali scambiare le solite quattro chiacchiere. Un'esistenza tranquilla. Quando l'adorata Rachel perde la vita dando alla luce la dolce Sophie, la situazione prende decisamente una brutta, bruttissima piega. Charlie, distrutto, inizia a vedere persone e oggetti che non dovrebbero esserci. Che non dovrebbero esistere. Un uomo altissimo color verde menta che appare e scompare a proprio piacimento. Enormi volumi usciti dal nulla che luccicano e si aprono su pagine dense di segreti sull'aldilà. Messaggi misteriosi conditi da teschi e ossa. Corvi spettrali che svolazzano in ogni dove. Conoscenti, amici o perfetti sconosciuti che cominciano a morire. I casi sono due: o Charlie sta impazzendo o qualcosa, qualcuno, l'ha scelto per una missione neppure troppo piacevole. Qualcuna, più precisamente, con tanto di falce e sudario nero vuole essere sostituita o aiutata.


Di diverso tenore è Le intermittenze della morte del Nobel portoghese José Saramago, la cui protagonista è una Morte più femminile che mai che ha deciso di interrompere temporaneamente il suo lavoro nel perimetro di una nazione mai citata. Incuriosita dalle cose di questo mondo e intenzionata a comprenderle, Morte si avvicina a un violoncellista che per tre volte è riuscito a eluderla.


Le intermittenze della morte (Feltrinelli)

Un paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l'eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell'umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della chiesa, ora che non c'è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono tanti e complessi. Ma la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all'impegno di rinnovamento dell'umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene. Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona.


La Morte è anche la voce narrante del bestseller di Markus Zusak Storia di una ladra di libri (precedentemente pubblicato in Italia con il titolo La bambina che salvava i libri), che pur intravedendosi solo un paio di volte è presente in tutto il romanzo con le sue osservazioni sulla drammatica storia di Liesel nella Germania nazista del 1939.


Storia di una ladra di libri (Frassinelli)

È il 1939 nella Germania nazista. Tutto il Paese è col fiato sospeso. La Morte non ha mai avuto tanto da fare, ed è solo l'inizio. Il giorno del funerale del suo fratellino, Liesel Meminger raccoglie un oggetto seminascosto nella neve, qualcosa di sconosciuto e confortante al tempo stesso, un libriccino abbandonato lì, forse, o dimenticato dai custodi del minuscolo cimitero. Liesel non ci pensa due volte, le pare un segno, la prova tangibile di un ricordo per il futuro: lo ruba e lo porta con sé. Così comincia la storia di una piccola ladra, la storia d'amore di Liesel con i libri e con le parole, che per lei diventano un talismano contro l'orrore che la circonda. Grazie al padre adottivo impara a leggere e ben presto si fa più esperta e temeraria: prima strappa i libri ai roghi nazisti perché "ai tedeschi piaceva bruciare cose. Negozi, sinagoghe, case e libri", poi li sottrae dalla biblioteca della moglie del sindaco, e interviene tutte le volte che ce n'è uno in pericolo. Lei li salva, come farebbe con qualsiasi creatura. Ma i tempi si fanno sempre più difficili. Quando la famiglia putativa di Liesel nasconde un ebreo in cantina, il mondo della ragazzina all'improvviso diventa più piccolo. E, al contempo, più vasto. Raccontato dalla Morte - curiosa, amabile, partecipe, chiacchierona - "Storia di una ladra di libri" è un romanzo sul potere delle parole e sulla capacità dei libri di nutrire lo spirito.


E vogliamo concludere con la leggenda inventata dalla popolare scrittrice J.K. Rowling per la conclusione della sua eptalogia su Harry Potter: la fiaba (con ben più di qualche aderenza alla realtà) dei tre fratelli che ingannarono la Morte e ottennero da lei i tre doni conosciuti come la Bacchetta di Sambuco, la Pietra della Resurrezione e il Mantello dell'Invisibilità. La Storia dei tre fratelli è contenuta per intero nello pseudobiblion Le fiabe di Beda il Bardo.


Le fiabe di Beda il Bardo (Salani)

Il volume "Le Fiabe di Beda il Bardo" raccoglie storie scritte per giovani maghi e streghe. Sono state popolari favole serali per secoli, perciò "Il Pentolone Salterino" e la "Fonte della Buona Sorte" sono altrettanto familiari a molti studenti di Hogwarts quanto Cenerentola e la Bella Addormentata nel Bosco lo sono ai bambini Babbani (non magici). È un volume lasciato da Albus Silente a Hermione Granger nel settimo e ultimo libro della serie, "Harry Potter e i Doni della Morte", e rivela indizi cruciali per il compimento della missione di Harry volta alla distruzione degli Horcrux di Lord Voldemort. Questa edizione include le "Fiabe", tradotte dalle rune originali da Hermione Granger e illustrate dalla stessa Rowling, ma anche i commenti del Professor Albus Silente, su gentile concessione dell'Archivio dei Presidi di Hogwarts. Il volume è pubblicato su iniziativa del Children's High Level Group (CHLG), istituzione benefica inglese fondata da J. K. Rowling e dalla parlamentare europea Emma Nicholson, allo scopo di migliorare la vita dei bambini disagiati in tutta Europa. Età di lettura: da 8 anni.



Per chi volesse approfondire: le nostre recensioni a Morty l'apprendista, Buona apocalisse a tutti!, Un lavoro sporco, Storia di una ladra di libri.

28 maggio 2014

L'uomo con due vite - Håkan Nesser

Ante Valdemar Roos ha quasi sessant'anni e conduce un'esistenza ordinaria. Sua moglie non lo capisce; le figlie di lei lo considerano un fallito; i colleghi di lavoro lo trattano con indifferenza, se non con disprezzo. Ma un giorno la fortuna gli sorride, e la schedina giocata con tanta pazienza anno dopo anno risulta vincente. Valdemar decide di tenere per sé questa notizia e comincia a costruirsi una vita parallela, che comprende un'idilliaca casa nel bosco. 
Anna Gambowska è una ragazza difficile, in fuga da un centro di recupero per tossicodipendenti. Vent'anni, una chitarra, uno zaino e un passato burrascoso che sta cercando di lasciarsi alle spalle quando si imbatte in un'idilliaca casa nel bosco. L'ispettore Gunnar Barbarotti è bloccato in un letto d'ospedale con una gamba rotta, quando Alice Ekman Roos gli chiede di indagare sulla scomparsa del marito. Il caso non sembra complicato, finché le ricerche condotte dai colleghi dell'ispettore non portano al ritrovamento di un cadavere: di chi si tratta? E cos'ha a che fare con Anna? O con Valdemar?.

Recensione

Il romanzo è diviso in due parti: nella prima viene raccontata la vita dei due personaggi principali: il sessantenne Valdemar e la ventenne Anna; nella seconda si verifica un delitto ed iniziano le indagini della polizia.
Nonostante il lettore possa essersi avvicinato al romanzo in quanto “giallo”, è la prima parte del libro la più interessante; in essa l’autore fa una dettagliata analisi psicologica dei due protagonisti entrambi insoddisfatti delle loro esistenze. Valdemar scappa dalla seconda moglie che gli impone in casa la presenza delle sue figlie e dei loro fidanzati, nonché i parenti di lei che lo disprezzano. Anna fugge dal ricovero per tossicodipendenti in cui è in terapia per curarsi ma in cui si sente fuori luogo.
Non si può non trovare simpatia per i due personaggi: Valdemar,  considerato da tutti una persona noiosa, e Anna che, nonostante la giovane età, ha un passato burrascoso di droga e violenze e viene dipinta come una ragazza ribelle, nonostante sia invece molto dolce.
Due persone che devono ricostruire in qualche modo le loro vite, due solitudini che si incontrano e che trovano sostegno una nell’altra.
Nella seconda parte del romanzo si svolgono le indagini di polizia alla ricerca di Valdemar e Anna. I due si erano incontrati per caso. Valdemar, vinta una discreta cifra al totocalcio, aveva pensato di ritirarsi in una casetta circondata dai boschi che aveva acquistato all'insaputa della moglie. Nella casa si rifugia di nascosto Anna, dato che Valdemar vi passava solo le ore diurne, ritornando in famiglia in quelle serali, non avendo fatto cenno al fatto di essersi licenziato dal posto di lavoro. La storia, a questo punto, fa venire in mente la favola di Biancaneve che si rifugia nell'abitazione dei nani e c'è anche l'arrivo della strega ma in veste maschile. Quando l’ex ragazzo di Anna, un tipo particolarmente violento, infatti, la rintraccia, i due lo uccidono per legittima difesa e fuggono dalla Svezia arrivando in Germania. Ma Anna è rimasta seriamente ferita e la loro fuga risulta assurda, specie considerando che non sono imputabili e che la ragazza ha bisogno di cure mediche per il trauma riportato da un colpo in testa sferratole dall'ex amante. Fermato dalla polizia stradale, per non essere costretto a rivelare la propria identità, Valdemar commette un atto di violenza nei confronti di un agente e, a quel punto, diventa perseguibile dalla giustizia tedesca.
Tralascio il seguito per non rovinare la sorpresa al lettore ma non si può non rilevare l’illogicità della seconda parte del romanzo, ancorché risulti coinvolgente per la capacità di scrittore di Nesser. E' assurdo, infatti, che i due fuggano non si sa bene da chi e da che cosa quando il crimine commesso non è perseguibile, e per nascondersi arrivino a compiere un atto di violenza, mentre invece avrebbero dovuto prima di tutto recarsi in ospedale per curare il trauma di Anna. I due sono maggiorenni e non avrebbero inoltre necessità di giustificare il loro rapporto che, fra l'altro, è solo platonico.

Giudizio:

+3 stelle+ (e mezza)

Dettagli del libro

  • Titolo: L'uomo con due vite
  • Titolo originale: Berattelse orn herr Roos
  • Autore: Håkan Nesser
  • Traduttore: Carmen Giorgetti Cima
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: ottobre 2011
  • Collana: Teadue
  • ISBN-13: 9788850226498
  • Pagine: 447
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 9,00

6 maggio 2014

Speciale Fantascienza: Naufragio sulla terra di Darkover - Marion Zimmer Bradley

Marion Zimmer Bradley nacque ad Albany (New York) il 3 giugno 1930. Scrittrice prolifica, per un certo periodo della sua vita abbracciò il neopaganesimo, il cui scontro con la cultura cristiana (a cui pure tornò negli anni '90, etichettando la sua precedente fede come "una fase passata della sua vita") costituisce tema centrale di molti dei suoi libri scritti prima del ritorno all'episcopalismo.
La Bradley iniziò a scrivere in giovane età: appassionata di narrativa di genere fantasy e fantascientifico, nel 1949 vinse un concorso su Amazing Stories con il racconto Outpost, che venne pubblicato sul volume di dicembre di quell'anno. Il suo primo romanzo, uscito a puntate su rivista, risale al 1957: I falconi di Narabedla, cui seguì Le foreste di Darkover (The Planet Savers) nel 1958, che in seguito originò l'omonima serie.

Da quel momento la carriera di Marion Zimmer Bradley decollò: scrisse circa sessanta romanzi e diverse raccolte di racconti, tradotti in venti lingue, e sotto diversi pseudonimi (Morgan Ives, Miriam Gardner, John Dexter e Lee Chapman, soprattutto per i romanzi a tematica lgbt o pulp in quanto quasi pornografici per gli standard dell'epoca). La fama mondiale arrivò nel 1983 con il romanzo fantasy ad ambientazione arturiana Le nebbie di Avalon, che impiegò all'autrice molti anni di ricerche e di stesura.
La lunga e variegata serie di Darkover, che mischia fantasy e fantascienza, conta da sola una quarantina di opere tra romanzi e antologie, pubblicati tra il 1958 e il 2013; la maggior parte sono stati scritti esclusivamente dalla stessa autrice (alcuni pubblicati postumi), per altri si avvalse di collaborazioni, mentre alcune antologie contengono racconti scritti dai fan e selezionati dalla Bradley, sebbene non considerati ufficiali. Nel 1992, in seguito a una disputa legale con una fan, che accusò la Bradley di essersi ispirata a una sua storia pubblicata su fanzine per un romanzo di prossima pubblicazione (e che per tale ragione rimase poi inedito), l'autrice vietò la diffusione di storie ispirate alle sue opere.
Marion Zimmer Bradley morì il 25 settembre 1999, all'età di sessantanove anni, per attacco cardiaco. Nel 2000 le fu conferito postumo il World Fantasy Award per l'attività letteraria.


La 'Saga di Darkover' racconta le vicende del quarto pianeta della stella di Cottman, un tempo popolato da una razza non-umana. Qui, in seguito a un naufragio, si stabilisce un gruppo di coloni terrestri che danno vita, nel corso di secoli e secoli, a una civiltà non tecnologica, di stampo feudale e basata in larga misura sulla magia.





Recensione

La serie di Darkover è così stratificata che reputo opportuna una più o meno prolissa introduzione prima di parlare del romanzo oggetto della recensione. Va subito detto che Darkover non nasce come serie, lo diviene nel corso della pubblicazione: nell'idea dell'autrice, ogni romanzo doveva essere fruibile a sé, e, per lo stesso motivo, talvolta viene a mancare la coerenza interna tra un romanzo e l'altro.
La pubblicazione dei romanzi non segue la linea storica della colonizzazione di Darkover: il primo romanzo pubblicato, Le foreste di Darkover (1958), si situa cronologicamente piuttosto avanti, nell'ultimo ciclo, collocato migliaia di anni dopo l'arrivo dell'uomo sul primitivo pianeta, evento narrato in Naufragio sulla terra di Darkover (1972).
Volendo ordinare e riassumere la serie, i cicli narrano l'Insediamento (Naufragio sulla terra di Darkover, antologia L'alba di Darkover) sullo sconosciuto - e ancora senza nome - pianeta; la cosiddetta Età del Caos (La signora delle tempeste, La caduta di Neskaya, La donna del falco, Gli inferni di Zandru, A Flame in Hali, quest'ultimo inedito in Italia), che ha luogo mille anni più tardi, e in cui, perso ogni residuo di tecnologia, sul pianeta vige una sorta di società feudale dominata dalle Grandi Famiglie e basata sulla magia; l'epoca dei Cento Regni (Il sapiente di Darkover, Gli eredi di Hammerfell, l'antologia I cento regni di Darkover), caratterizzata da lotte sanguinose tra staterelli originate dalla comparsa delle armi; la pacifica Era dei Comyn (La riscoperta di Darkover, La catena spezzata, La spada incantata, La torre proibita, I regni di Darkover, La città della magia, Ritorno a Darkover, Il signore di Storn, l'antologia I signori di Darkover), in cui sono state progressivamente abbandonate sia la tecnologia che la magia e in cui giunge sul pianeta una nuova astronave terrestre, che apre un periodo di convivenza e scambio tra le due culture; l'epoca dei rapporti tra I Comyn e l'Impero Terrestre (L'esiliato di Darkover, L'erede di Hastur, Le foreste di Darkover, L'esilio di Sharra, L'esilio di Sharra, Il ribelle di Thendara, l'antologia Darkover e l'impero, l'inedito in Italia Hastur Lord, La sfida degli Alton, La matrice Ombra, Attacco a Darkover, gli inediti in Italia The Alton Gift e The Children of Kings), rapporti che vanno deteriorandosi a causa delle crescenti pressioni perché Darkover entri a far parte dell'Impero terrestre.

Considerando questo mastodontico affresco, va da sé che giudicare il solo Naufragio sulla terra di Darkover ha ben poco significato, trattandosi peraltro di un prequel scritto quattordici anni dopo l'inizio della saga. Il romanzo in sé è ben deludente, poiché dimostra - più che la volontà di scrivere un'opera autoconclusiva, come invece dichiarato dall'autrice circa i volumi della saga - l'intenzione di coprire un buco temporale risalendo indietro nel tempo per narrare l'esatto momento in cui l'essere umano all'apice dell'era tecnologica - una nave coloniale - fu costretto da una tempesta magnetica a stanziarsi su un pianeta deserto e sconosciuto per ricominciare da capo la sua evoluzione.
L'impatto su Darkover costringe gli uomini dell'equipaggio a recuperare il contatto con la terra, a temere il clima avverso, ad abbandonare le vestigia di tecnologia ormai inutili su un pianeta che non possiede le risorse per mantenerle attive, ma soprattutto a fronteggiare l'ingresso dell'irrazionale nelle loro vite: una sostanza nell'aria, o forse nella terra, che causa momenti di delirio di durata variabile in cui cade ogni inibizione, e che risveglia nei coloni poteri ESP della cui esistenza avevano sempre dubitato sulla Terra.

Manca insomma una vera e propria struttura narrativa: l'unico punto fermo è il naufragio, cui seguono i primi passi alla scoperta del pianeta e i primi contatti con i primitivi abitanti, tra cui si nascondono - tuttavia - creature molto più civilizzate e sfuggenti; mancano persino dei veri protagonisti, ridotti a mere voci con la funzione di riflettere sul futuro di quella porzione d'umanità condannata alla regressione culturale e all'isolamento, ma non priva della (infondata) speranza, in tre o forse quattro generazioni, di poter ritornare ai suoi mondi.

Il romanzo, seppur in sé mediocre, lascia intravedere un'architettura affascinante; chi volesse recuperare l'intera serie di Darkover deve però armarsi di una robusta dose di pazienza: non solo il numero di volumi è spropositato, ma finché qualcuno (la Fanucci sarebbe un'ottima candidata) non si occuperà di una ristampa pedissequa, recuperare tutti i fuori-catalogo precedentemente pubblicati da Nord e Tea sarà un'impresa titanica.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Naufragio sulla terra di Darkover
  • Titolo originale: Darkover Landfall
  • Autore: Marion Zimmer Bradley
  • Traduttore: N. Vallorani
  • Editore: Tea
  • Data di Pubblicazione: 2003
  • Collana: Teadue
  • ISBN-13: 9788850203147
  • Pagine: 218
  • Formato - Prezzo: Brossura - 7.50 Euro (fuori catalogo)

29 marzo 2014

Speciale Grandi Scrittrici: L'assassino cieco - Margaret Atwood

Margaret Atwood è una poetessa, scrittrice e critica letteraria canadese, nata ad Ottawa nel 1939.
Il suo amore per la letteratura si mostra già intorno ai 6 anni e già dieci anni dopo decide di voler diventare una scrittrice.
Il suo approccio con la scrittura avviene dapprima tramite la poesia, con una prima raccolta pubblicata privatamente all'epoca del college, per la quale riceverà la medaglia E.J. Pratt. Dopo essersi laureata con onore in Inglese all'Università di Toronto, prosegue gli studi specialistici conseguendo un Master ad Harvard che la porterà a rimanere nell'ambito universitario per diversi anni come insegnante, presso le università della British Columbia, la Sir George Williams University di Montreal (1967–68), l'University of Alberta (1969–70), e la York University di Toronto (1971–72).
Nello stesso periodo inizia anche la sua carriera di romanziera, con la pubblicazione nel 1969 de La donna da mangiare (The Edible Woman). Una volta avviata, la vena compositrice della Atwood sembra non avere sosta, portandola a pubblicare all'incirca un libro ogni tre anni, e facendole raccogliere numerosi premi lungo la strada. Fra di essi ricordiamo l'Arthur C. Clarke Award e il Governor General's Award del 1985 per Il racconto dell'ancella (The Handmaid's tale), con il quale arriva anche finalista al Booker Prize, cosa che avviene anche con L'altra Grace (Alias Grace) del '96, fino alla meritata vittoria nel 2000 con L'assassino cieco (The Blind Assassin).
Molto impegnata politicamente con posizioni tendenti a sinistra e da sempre paladina della difesa dell'ambiente, la Atwood è stata anche presidente della sezione canadese del PEN ed è attualmente vice-presidente del PEN internazionale. Sebbene le sue opere spesso si focalizzino su figure di donne oppresse dalle convenzioni sociali, la Atwood ha respinto la definizione di autrice femminista affermando che tale appellativo dovesse essere conferito solo a scrittrici che consciamente operano nella cornice del movimento femminista.

"Dieci giorni dopo la fine della guerra mia sorella Laura precipitò con l'auto giù da un ponte." Sono queste le prime parole, semplici ma inquietanti, con cui Iris Chase, la voce narrante del romanzo, decide, a ottantadue anni, di raccontare le tormentate vicende della sua famiglia nell'arco di quasi un secolo. Ma sin dall'inizio il racconto di Iris viene interrotto dagli stralci di un altro romanzo, una scabrosa storia d'amore scritta dalla sorella tragicamente morta e pubblicata postuma con enorme successo: "L'assassino cieco". Il protagonista del romanzo, un uomo in fuga, inventa per la sua amante una storia di fantascienza su un pianeta inverosimile, dando, così, vita a un terzo livello narrativo.

Recensione

L'assassino cieco è un libro in un libro nel libro, una storia nascosta fra le pieghe dei ricordi, un racconto fatto di bugie apparenti e verità ingannevoli che lentamente si dipanano davanti agli occhi del lettore, svelati dalla penna di una donna decisa a raccontare la verità e con essa a prendersi un'ultima insperata rivincita.
L'involucro più esterno di questa storia fatta "a cipolla" è il racconto dell'anziana Iris, ultima superstite di una gloriosa famiglia di industriali canadesi ora decaduta. Nella solitudine della vecchiaia si riaffacciano alla sua memoria i ricordi della vita passata, sobillati dalle lunghe e faticose passeggiate per la città natale, un tempo piccolo e fiorente polo industriale, ora ridotta a decadente cittadina di provincia un po' squallida.
Con faticosa determinazione Iris compone la sua storia nella storia, il resoconto preciso eppure tormentato e malinconico dell'infanzia e giovinezza sua e della sorella minore Laura nel Canada fra le due guerre mondiali.

Il racconto inizia in modo quasi brutale, senza preamboli:

"Dieci giorni dopo la fine della guerra mia sorella Laura precipitò con l'auto giù da un ponte".
Nella pagina successiva, l'estratto di uno dei principali quotidiani di Toronto annuncia la morte del marito di Iris, Richard, due anni dopo la morte di Laura, per cause naturali.
Due resoconti chiari ed essenziali che fanno presupporre al lettore di aver già inquadrato la situazione. Ma la verità è molto lontana da quanto appare e da ciò che il grande pubblico ha ritenuto vero per decenni. Alle fonti ufficiali l'autrice alterna gradualmente il racconto di Iris, che per spiegare gli eventi del presente deve ritornare al passato, all'infanzia agiata ma disturbata di due bambine orfane di madre e ignorate dal padre alcolizzato, alla fanciullezza selvaggia che ha lasciato su Iris il peso della guida della famiglia mentre Laura si estraniava in un suo mondo fatto di assoluti e incurante delle apparenze fino all'impatto con il mondo reale dell'età adulta, alla quale le due ragazze reagiscono in modo diverso ma in entrambi i casi drammatico.
In mezzo L'assassino cieco, il romanzo scandalo attribuito a Laura dopo la sua morte nel quale ella racconta la relazione clandestina fra una giovane dell'alta società e il suo amante senza nome, perseguitato politico. E in esso, il romanzo nel romanzo, il racconto di fantascienza che il protagonista de L'assassino cieco racconta alla sua amante durante i loro incontri.

Ancora una volta Margaret Atwood torna sul tema della figura femminile oppressa dalla società patriarcale che le richiede solo di essere una buona figlia e poi buona moglie e madre, infinitamente grata per gli oggetti materiali che gli uomini le mettono a disposizione.

Iris e Laura rappresentano due modelli di donna agli antipodi, la prima trascinata passivamente dalle pressioni sociali, la seconda ostinatamente indifferente ad esse, ma il racconto non offre speranza per nessuna delle due. Entrambe in modo diverso ricercano una forma di ribellione destinata a rivelarsi fallimentare: la debolezza di entrambe, sembra dirci la Atwood, è nell'avere dei sentimenti, nel non saper soffocare le passioni, un difetto tutto femminile al quale sembra sfuggire solo chi sceglie di rifugiarsi nella crudeltà.

Tutto il romanzo è scritto magnificamente, con uno stile che sa essere sommesso, malinconico e delicatamente poetico nelle memorie di Iris ma anche cinico e pratico come quello de L'assassino cieco, fino alla rozzezza e brutalità del racconto pulp inserito all'interno del romanzo.

Le più di 600 pagine scorrono fluide come un torrente in primavera e l'unica critica che si può rivolgere è alla banalizzazione dei "cattivi", figure bidimensionali piuttosto stereotipate e prive di alcuna possibilità di redenzione.
Ben diverso è il discorso per le due protagoniste, sebbene Laura si presti fin troppo all'immagine della vittima sacrificale mentre l'estrema passività di Iris renda difficile parteggiare con lei nonostante i torti subiti. I suoi continui appelli alle "circostanze" che giustificano la sua ottusa inazione suscitano incredulità e irritazione, d'altra parte non credo fosse intenzione dell'autrice farne un'eroina idealizzata quanto mostrare i mille risvolti di ogni nostra azione e quanto sia ingenuo pensare che i nostri comportamenti e le nostre scelte possano essere arbitrariamente suddivise in "giuste" e "sbagliate".

"Se sapeste ciò che sta per accadere, se foste a conoscenza di tutto ciò che si verificherà in seguito - se sapeste in anticipo quali saranno le conseguenze delle vostre azioni - sareste spacciati. Sareste rovinati come Dio. Sareste come una pietra. Non mangereste più, non berreste più, non vi alzereste più dal letto la mattina. Non amereste più nessuno, per sempre. Non osereste mai."

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'assassino cieco
  • Titolo originale: The Blind Assassin
  • Autore: Margaret Atwood
  • Traduttore: R. Belletti
  • Editore: TEA
  • Data di Pubblicazione: 13 aprile 2006
  • Collana: Grandi Storie TEA
  • ISBN-13: 9788850209484
  • Pagine: 552
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - 8,00 Euro
 

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