30 novembre 2014

Speciale Italoamericani: Le Lande di Ghiaccio [Trilogia delle Terre Perdute I] - R. A. Salvatore

R. A. Salvatore è nato il 20 gennaio 1959 nello stato del Massachussetts. Ai tempi del college inizia ad approfondire la sua passione per la letteratura in generale e per il fantasy nello specifico, grazie alla lettura del classico di Tolkien, Il Signore degli Anelli. Laureatosi in Scienze della Comunicazione prima e in Letteratura Inglese poi, nel 1982 sviluppa il suo primo romanzo inedito in Italia, Echoes of the Fourth Magic. Da qui comincia la sua prolifica carriera di scrittore che lo porterà ad avere una vasta bibliografia e a essere conosciuto soprattutto per opere ambientate nei “Forgotten Realms” di Dungeons & Dragons e per La Trilogia del Demone. In più, viene ricordato anche per due libri scritti nell'universo narrativo di “Guerre Stellari”. Oltre che romanziere, R.A. Salvatore è stato anche sceneggiatore per videogiochi (Kingdoms of Amalur: Reckoning) e avventure di AD&D Seconda Edizione (La Torre Maledetta).
Tra i suoi personaggi più famosi va sicuramente ricordato l'elfo scuro Drizzt Do'Urden, protagonista delle due trilogie più note al grande pubblico: la “Trilogia degli Elfi Scuri” (Dark Elf Trilogy), edita da Armenia Edizioni e raccolta in un solo libro nel 2005, e la “Trilogia delle Terre Perdute” (Icewind Dale Trilogy), di cui il libro qui recensito, Le Lande di Ghiaccio (The Crystal Shard) fa parte e pubblicata in Italia sempre da Armenia Edizioni nel 2006.


Nella Valle del Vento Ghiacciato le leggi naturali sono sovvertite dalla inarrestabile forza di Crenshinibon, una reliquia stregata di trasparente cristallo. Un apprendista stregone, Akar Kessell, s'impossessa del prezioso cimelio e, assetato di potere, trama piani di conquista e vendetta. Intanto le tribù dei barbari, da sempre divise da antiche gelosie, si coalizzano per espugnare Ten-Towns. L'efferato attacco alle città segna il loro destino e la sorte di Wulfgar, un giovane barbaro liberato dal nano Bruenor e costretto, in cambio, a prestargli servizio. Con l'aiuto di Drizzt, un elfo vagabondo, Bruenor trasforma Wulfgar in un valoroso guerriero, destinato a pacificare le indomite tribù barbare. Riusciranno nel loro intento?

Recensione

R. A. Salvatore è uno dei nomi di punta del fantasy ispirato al mondo dei “Forgotten Realms”, e cioè quei Reami Dimenticati che tanto hanno fatto sognare gli appassionati, sia lettori che videogiocatori che giocatori di ruolo, di Dungeons & Dragons. Autore dalla bibliografia sterminata e quasi tutta incentrata sul fantasy, Salvatore è famoso soprattutto per il personaggio di Drizzt Do'Urden, l'elfo scuro di Menzoberranzan, la città del sottosuolo abitata dai sadici e sanguinari drow – l'altro nome con cui sono conosciuti gli elfi scuri.

Il libro che andrò a recensire è il primo della trilogia detta “delle Terre Perdute”, dove Drizzt, arrivato sulla superficie, conduce una vita ritirata in una landa fredda e inospitale conosciuta come la Valle del Vento Ghiacciato, affrontando la diffidenza che le altre razze hanno verso i drow e al tempo stesso proteggendo silenziosamente le città che gli umani hanno costruito, le cosiddette Dieci Cittadine. Qui ogni giorno la civiltà deve combattere con le unghie e con i denti per cercare di resistere alle selvagge scorribande di barbari, orchi, goblin e alle minacce di antichi mali che si risvegliano dopo millenni, come la pietra Crenshinibon. Proprio questa, dotata di una volontà tale da poter influenzare le menti più malleabili, sarà al centro della storia de “Le Lande di Ghiaccio”, inducendo il mediocre mago umano Akar Kessell ad attaccare le Dieci Cittadine. Toccherà a Drizzt, al nano Bruenor, al pigro halfling – la versione Dungeons and Dragons degli hobbit – Regis e al possente barbaro Wulfgar prepare una resistenza all'imminente minaccia.

Questo romanzo può essere tranquillamente letto come una storia a sé stante, nonostante ogni tanto vengano citate pregresse esperienze dei protagonisti. Il punto forte, poi, sono proprio loro: ben definiti e caratterizzati, anche se entro le rigide regole del gioco di ruolo cartaceo, faranno sicuramente appassionare i lettori. L'ambiente in cui si muovono è evocativo ed affascinante, ma la mappa iniziale avrebbe avuto bisogno di una maggiore cura. Reinventare degnamente con la scrittura quelle lande desolate e suggestive che la parola e i dadi hanno forgiato in innumerevoli campagne cartacee di Dungeons and Dragons non è un compito facile ma Salvatore ci riesce grazie ad un uso scorrevole delle parole e a una semplicità sintattica adatta a tutti. Purtroppo spesso si scade nella banalità e nella ripetizione di aggettivi e concetti – l'autore rimarca molto spesso le esperienze pregresse dei protagonisti o chi essi siano – e questa scolasticità banalizza a volte la lettura.

In conclusione, Le Lande di Ghiaccio è il primo libro della trilogia e il finale aperto dà il là a quella che sarà l'avventura seguente, “Le Lande d'Argento”. Questo non penalizza la bellezza di una storia che sarà apprezzata particolarmente da chi ha giocato a Dungeons and Dragons. State alla larga se non vi piace il fantasy: R. A. Salvatore non sarà l'autore che vi farà cambiare idea, ma comunque sia il lettore si troverà davanti ad un'avventura godibile.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le Lande di Ghiaccio
  • Titolo originale: The Crystal Shard
  • Autore: R. A. Salvatore
  • Traduttore: Stefano Massaron
  • Editore: Armenia Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 1992
  • ISBN-13: 9788834413722
  • Pagine: 352
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,00 Euro

Speciale italoamericani: Umbertina - Helen Barolini

Helen Barolini (nata Mollica) nasce a Syracuse, nello stato di New York, nel 1925, da genitori di origine italiana: i nonni materni emigrarono negli anni ‘80 dell’Ottocento dalla Calabria, quelli paterni dalla Sicilia.
Dopo essersi laureata con il massimo dei voti alla Syracuse University e aver conseguito una laurea di secondo livello alla Columbia University, si reca in Europa, dapprima per studiare letteratura inglese contemporanea a Londra, poi in viaggio come corrispondente per il “Syracuse Herald Journal” e infine in Italia.

Nel 1950 sposa lo scrittore e giornalista italiano di origini venete Antonio Barolini, per il quale tradurrà articoli che saranno poi pubblicati negli Stati Uniti da "The New Yorker", "Report" e altre pubblicazioni periodiche. Tra gli anni Cinquanta e Settanta vive con la famiglia un po’ in Italia, tra Roma e il Veneto, e un po’ negli Stati Uniti, dove tornerà a stabilirsi dopo la morte del marito nel 1971.
A partire dagli anni Settanta si dedica agli studi sulla letteratura e l’identità italoamericana, in particolare quella femminile. È autrice di diversi romanzi (Umbertina, Love in the Middle Ages, Crossing the Alps), alcune raccolte di poesie in inglese e in italiano, saggistica, ed è anche curatrice della prima raccolta interamente dedicata alle autrici italoamericane: The Dream Book: an Anthology of Writings by Italian-American Women (1985).


 Attraverso le vite di tre donne straordinarie, Umbertina ricostruisce la storia degli italoamericani dall’esodo di massa di fine Ottocento fino ai nostri tempi- Il romanzo si apre sulle vicende della donna che gli dà il titolo: una vera matriarca che, partita da un borgo poverissimo della Calabria interna, grazie a una volontà ferrea e a un senso primario e concreto della vita e delle cose che contano, sarà “il vero uomo della famiglia”, capace di decidere per il bene di tutti e di sottrarsi a un destino di precarietà nei ghetti degli emigranti a New York, sostituendolo con un florido stile di vita borghese. Marguerite, sua nipote, proverà a riallacciare il legame perduto con l’Italia; andrà a vivere dall’altra parte dell’oceano e sposerà uno scrittore italiano, ma la sua sarà un’esperienza ben diversa da quella della nonna, un’esperienza d’amore e di tormento. Tina, figlia di Marguerite, sarà infine il risultato ambiguo di una doppia appartenenza, all’Italia e all’America. Vicina alla grande matriarca persino nel nome, sarà lei a compiere il vero viaggio di ritorno alle radici, a riannodare fili interrotti e coscienze spezzate alla luce di una nuova consapevolezza, di un nuovo protagonismo femminile.

Recensione

Leggere Umbertina può essere assai difficile. Non tanto per i contenuti o lo stile ma per mere ragioni pratiche. Si tratta di un romanzo con una storia editoriale piuttosto travagliata, con poche edizioni presto scomparse dagli scaffali nonostante sia sempre citato, al fianco de Il Padrino di Puzo, come uno dei punti cardine dell’epica scritta dagli italoamericani nella seconda metà del Novecento.
La prima edizione di Umbertina è del 1979 ma anche negli Stati Uniti è stato necessario attendere il 1999 per averne una seconda. La prima traduzione italiana è comparsa nel 2001 per Avagliano Editore e attualmente è fuori catalogo. Per leggere questo libro, dunque, bisogna armarsi di una certa pazienza e sperare in una biblioteca ben fornita che lo abbia disponibile al prestito o in bancarelle particolarmente ben fornite del mercato dell'usato.
Ne vale la pena? Decisamente sì.

Pur essendo ispirato alla storia della famiglia dell’autrice, Umbertina è un’opera di fantasia in cui si racconta la storia della famiglia Longobardi, dalla partenza per l’America di Umbertina a fine Ottocento da un piccolo paese montano della Calabria, fino alla piena accettazione della bisnipote (Umber)Tina delle sue origini e della propria identità.
Il romanzo è diviso in tre parti, ciascuna intitolata alla protagonista di cui narra le vicende. La prima, “Umbertina”, ripercorre l’arrivo a New York con il marito e i figli, dall’inizio in ristrettezze economiche nei bassifondi di Manhattan, alla conquista della stabilità economica e dello status borghese a Cato. La seconda, “Marguerite”, narra il ritorno in Europa della nipote di Umbertina, a cui da piccola non è stato nemmeno insegnato l’italiano, il viaggio in Italia per cercare le proprie origini e il matrimonio con un intellettuale e poeta veneziano più maturo, la vita nel soffocante ambiente culturale romano perpetuamente divisa tra la propria educazione americana, che la spingerebbe a ignorare le proprie radici culturali, e la chiusura degli italiani, ancora arretrati anche per quanto riguarda la vita accademica e il diritto familiare (basti pensare, in particolare, al diritto al divorzio). È questa la parte più sentita del romanzo, in parte perché Marguerite condivide alcuni tratti biografici con la sua autrice (la sua appartenenza alla terza generazione italoamericana, la vita matrimoniale divisa tra Italia e Stati Uniti, il matrimonio con un intellettuale veneto), in parte perché la descrizione della vita culturale autoreferenziale romana degli anni Sessanta, di cui molti protagonisti sono assolutamente riconoscibili e che culmina nel vuoto della serata di consegna del Premio Strega. La terza parte, “Tina”, rappresenta il momento di sintesi. La figlia di Marguerite, testarda e concreta come la sua progenitrice emigrata negli Stati Uniti, riesce infine a trovare il modo di integrare le sue due culture e a chiudere il cerchio.

Senza essere un vero romanzo storico (le vicende storiche fanno capolino soltanto qua e là sulla pagina, appena accennate), Umbertina mostra in modo convincente le difficoltà non tanto dell’integrazione degli italiani in America, quanto quelle della sintesi per chi, ormai alla terza o quarta generazione, si trova a doversi costruire una propria identità americana, senza rinunciare completamente alla propria identità culturale, per quanto talvolta percepita come soffocante.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Umbertina
  • Titolo originale: Umbertina
  • Autore: Helen Barolini
  • Traduttore: Susan Barolini e Giovanni Maccari
  • Editore: Avagliano Editore
  • Data di Pubblicazione: 2001
  • Collana: Transatlantica
  • ISBN-10: 88-8309-016-0
  • Pagine: 511
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,56 (fuori catalogo)

29 novembre 2014

Speciale Italoamericani: Rumore bianco - Don DeLillo

Donald Richard DeLillo nasce a New York il 20 novembre 1936 da genitori molisani. Cresciuto in un quartiere italo-americano del Bronx, sviluppa l'interesse per la lettura piuttosto tardi - intorno ai vent'anni-, durante un lavoretto estivo come custode di un parcheggio. In questa sua «età dell'oro» della lettura, come la chiamerà lui stesso in una successiva intervista, legge soprattutto Faulkner, Hemingway, Joyce, O'Connor, che saranno i modelli dei suoi primi tentativi letterari.
Laureatosi nel 1958 in Arti Comunicative, DeLillo lavora per cinque anni come autore di testi pubblicitari. Nonostante avesse pubblicato una storia breve nel 1960, The River Jordan, la sua carriera di scrittore inizia propriamente negli anni '70 con la pubblicazione di Americana (1971), opera sul malessere esistenziale dell'uomo d'affari e sul potere del cinema. Al romanzo seguono in rapida successione End Zone (1972), Great Jones Street (1973), La stella di Ratner (Ratner's Star, 1976), strutturato sull'Alice di Carroll e ispirato dai lavori di Thomas Pynchon, Giocatori (Players, 1977) e Cane che corre (Running Dog, 1978). Nel 1978 viene anche insignito del premio Guggenheim Fellowship, con i cui proventi finanzia un viaggio in India e Medioriente per poi stabilirsi alcuni anni in Grecia con la famiglia (DeLillo si era sposato nel 1975).
Riguardandosi indietro a quegli anni, DeLillo riconoscerà l'eccessiva superficialità di alcuni di quei romanzi scritti troppo in fretta.

Dopo aver scritto Amazons (1980), un romanzo inusuale e "commerciale" rispetto alle sue precedenti pubblicazioni, tanto da farlo sotto pseudonimo e da richiedere in seguito ai compilatori di una sua bibliografia di eliminarlo dalla lista, DeLillo pubblica il complesso thriller I nomi (The Names, 1982), cui segue nel 1985 il suo ottavo romanzo, Rumore bianco (White Noise), che lo impone finalmente all'attenzione del grande pubblico. Rumore bianco, considerato un modello da autori del calibro di David Foster Wallace, Jonathan Franzen, Zadie Smith, Martin Amis, vince il National Book Award per la Narrativa.
A Rumore bianco segue Libra (1988), un romanzo su Lee Harvey Oswald divenuto bestseller internazionale. L'opera narra la vita del presunto assassino di JFK fino a quel giorno del 1963, e divide la critica a causa delle speculazioni di DeLillo circa i veri moventi del delitto. L'autore dichiarerà in seguito di considerare l'assassinio di Kennedy, un vero e proprio spartiacque nella storia e nella cultura americane, come l'origine di molte patologie sociali ed esistenziali analizzate nei suoi romanzi.
Nel 1991, ispirato dall'intrusione della stampa nella vita del riservato J.D. Salinger e dalla fatwa su Versetti satanici di Salman Rushdie, DeLillo scrive Mao II, che dà voce alle preoccupazioni dello scrittore sull'influenza delle masse nella cultura. Dopo sei anni di ricerche e sperimentazioni, nel 1997 viene dato finalmente alle stampe il romanzo che viene tuttora considerato il suo capolavoro: Underworld, un monumentale labirinto di personaggi, temi ed eventi storici interconnessi.
Il successo di Underworld spinge inevitabilmente la critica a liquidare come deludenti le opere che seguono: la novella Body Art (The Body Artist, 2001); Cosmopolis (2003), sul collasso del dot-com; L'uomo che cade (Falling Man, 2007), sulla tragedia delle Torri Gemelle; Punto Omega (Point Omega, 2010).
Don DeLillo, che attualmente vive a New York nel sobborgo di Bronxville, è al lavoro sul suo sedicesimo romanzo.
Quasi tutte le sue opere sono state pubblicate in Italia da Einaudi.


Il "rumore bianco" del titolo è il suono che ossessiona il protagonista del romanzo: forse è una semplice emissione della "partitura panasonica" in cui siamo immersi ogni giorno, oppure un minaccioso messaggio in codice. Jack Gladney, studioso di Hitler e direttore di un dipartimento di studi hitleriani nella sua università, tiene un corso sul fascino ipnotico esercitato dai discorsi del Fuhrer, dai canti e dagli inni del Terzo Reich; e finisce per calarsi nella materia delle sue ricerche al punto di ricavarne una specie di nicchia da cui non vuole più uscire. Il romanzo è appunto lo studio di questa perversione. Sino al giorno in cui una nuvola di gas tossico lo costringe a uscire dal suo rifugio...

Recensione

"E se la morte non fosse altro che suono?"
"Rumore elettrico."
"Lo si sente per sempre. Suono ovunque. Che cosa tremenda!"
"Uniforme, bianco."
"A volte mi invade," disse lei. "A volte mi si insinua nella mente, a poco a poco. Io cerco di parlarle. «Non adesso, morte»."

Jack Gladney è il direttore del dipartimento di studi hitleriani - da lui stesso fondato - dell'università di una bucolica cittadina del Midwest. La serena routine delle sue giornate, divise tra un lavoro che adora e l'allargato nucleo familiare composto da Babette (la quarta moglie) e da una nidiata di ragazzini frutto dei precedenti matrimoni di entrambi, viene minata dall'aprossimarsi di una nube tossica generata da un disastro ferroviario.
Jack, esposto alla tossina e ignaro degli effetti che potrebbe avere a lungo termine sulla sua salute, viene brutalmente messo di fronte alla sua mortalità: il professore di successo viene strappato dalla sua privilegiata condizione borghese e gettato in un mondo che gli si disintegra addosso. La famiglia, rifugio e porto sicuro, gli appare adesso estranea, i figli sempre più indipendenti e distanti. Persino Babette, la roccia, il pilastro portante della casa, finisce per gettare la maschera rivelandosi per ciò che è: una donna debole terrorizzata dall'idea della morte, al punto di offrire favori sessuali a un industriale farmaceutico per avere accesso a uno psicofarmaco sperimentale che possa aiutarla.
Intrappolato nel rumore bianco di mille voci morte, un fruscio indistinto e assordante che sfugge al controllo delle percezioni, Jack non può far altro che arrendersi all'insensatezza della sua esistenza.

Rumore bianco è il romanzo che ha consacrato al successo Don DeLillo. Considerato una perfetta esemplificazione del postmodernismo, non deve pertanto stupire la quasi totale assenza di trama e la voluta incompiutezza, parzialmente riscattate da una prosa d'altissimo livello messa al servizio di temi tipici della corrente letteraria: il consumismo della società americana moderna, sottolineato da continui riferimenti a marche note e fittizie e dalle frequenti incursioni dei protagonisti in supermarket e centri commerciali; l'ingombrante e invadente presenza dei media - radio, tv, pubblicità - che interrompe dialoghi significativi, spezza le frasi, s'inserisce nei vuoti e distrae i personaggi; la vacuità dell'ambiente universitario, incarnata da vuote convenzioni e da intellettualismi fini a se stessi; l'egoismo alla base di qualsiasi relazione interpersonale, persino quelle familiari; l'emergere della violenza, muta o esplicita, nei soggetti più impensabili; le martellanti teorie complottiste, che ossessionano molti personaggi usciti dalla penna dell'autore. Temi e situazioni ancora spaventosamente attualissimi nonostante il romanzo sia datato 1985.

"Non c'è motivo di credere che la vita sia più preziosa perché fugge. Riflettiamo su questo. Bisogna che gli venga detto che deve morire, perché uno possa cominciare a vivere in tutta pienezza la propria vita."

Un'analisi a mente lucida, lontana cioè dal rumore bianco della prosa di DeLillo, vero virtuoso della parola, mi rivela la vacuità della lettura di Rumore bianco, pari a quella dell'american dream tanto additato e denunciato. Se i romanzi fossero fatti solo di parole, Rumore bianco sarebbe un capolavoro. Disgraziatamente c'è ancora chi desidererebbe trovarci anche un po' di trama.

Giudizio:

n/a

Dettagli del libro

  • Titolo: Rumore bianco
  • Titolo originale: White Noise
  • Autore: Don DeLillo
  • Traduttore: Mario Biondi
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • Collana: Einaudi Tascabili
  • ISBN-13: 9788806173913
  • Pagine: 394
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,00 Euro

27 novembre 2014

La classifica dei libri più venduti dal 17 al 23 novembre


Una situazione abbastanza statica quella di questa settimana, con poche novità in evidenza.
Gianrico Carofglio mantiene la prima posizione conquistata la settimana scorsa con il suo nuovo romanzo La regola dell'equilibrio, quinto libro della serie di Guido Guerrieri.
In seconda posizione invece abbiamo una nuova uscita, dedicata ai lettori più giovani (e anche a qualcuno più grandicello): Mondadori pubblica infatti in Italia il quarto volume della fortunatissima saga Percy Jackson e gli Eroi dell'Olimpo, spin-off dei cinque acclamatissimi libri dedicati a Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo. Si tratta di La casa di Ade, nel quale Riordan riprende le avventure di Percy e Annabeth esattamente dove le aveva lasciate (un po' in sospeso) al termine de Il sigillo di Atena, nel quale i due protagonisti erano finiti in pozzo buio e profondo che portava dritto agli Inferi. Se eravate rimasti con il fiato sospeso ora saprete finalmente che fine hanno fatto i nostri eroi.
La seconda novità la troviamo appena sotto il podio dove si piazza il libro scritto a quattro mani dal giornalista de La Stampa Massimo Gramellini e la scrittrice Chiara Gamberale Avrò cura di te, romanzo che indaga sull'illusione dell'amore perfetto e sulla possibilità di essere felici. Per quanto apprezzi il Gramellini giornalista, l'ho sempre trovato uno scrittore eccessivamente melenso e buonista e i suoi libri li lascio volentieri sugli scaffali delle librerie ma è indubbio che oramai abbia un pubblico di lettori affezionati che apprezzano il suo sentimentalismo per cui mi aspetto che anche questo romanzo, come i precedenti, rimanga nelle fasce alte della classifica per diverse settimane.
Nuova avventura anche per l'investigatore Harry Bosch, uscito dalla penna dell'autore di thriller statunitense Michael Connelly. E' appena uscito infatti per Piemme La caduta, in cui Bosch e il suo partner hanno a che fare con due casi: il primo riguarda il mistero di un maniaco sessuale di 29 anni il cui DNA è trovato sul corpo di una donna uccisa vent’anni prima, mentre il secondo ha a che fare con la morte, tutta da decifrare, del figlio di un famoso uomo politico. Due vicende lontane nello spazio e nel tempo, che si riveleranno collegate in maniera agghiacciante.
Infine ultima novità della settimana è il ritorno il libreria della giornalista Lilli Gruber con Tempesta, una storia molto personale in cui la Gruber ripercorre quanto accaduto alla sua famiglia durante la Seconda Guerra Mondiale. Un racconto sofferto che la giornalista ha definito "un attacco all'intolleranza, appello a trovare il coraggio di ammettere che in ogni tragedia collettiva esiste una responsabilità individuale".



Il libro più venduto:

È una primavera strana, indecisa, come l'umore di Guido Guerrieri. Messo all'angolo da una vicenda personale che lo spinge a riflettere sulla propria esistenza, Guido pare chiudersi in sé stesso. Come interlocutore preferito ha il sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno. A smuovere la situazione arriva un cliente fuori del comune: un giudice nel pieno di una folgorante carriera, suo ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Si rivolge a lui perché lo difenda dall'accusa di corruzione, la peggiore che possa ricadere su un magistrato. Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, lacerato dalla tensione fra regole formali e coscienza individuale. In un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, ad aiutarlo saranno l'amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare: se non altro perché è donna, è bella, è ambigua, e gira con una mazza da baseball.

  • Titolo: La regola dell'equilibrio
  • Autore: Gianrico Carofiglio
  • Editore: Einaudi
  • ISBN-13: 9788806218126
  • Pagine: 282
  • Prezzo: 19,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:  

    2. La casa di Ade. Eroi dell'Olimpo - Rick Riordan (Mondadori - euro 17,00)
    3. Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano - Andrea Camilleri (Sellerio - euro 14,00)
    4. Avrò cura di te - Massimo Gramellini, Chiara Gamberale (Longanesi - euro 16,00)
    5. Il dio del deserto - Wilbur Smith (Longanesi - euro 21,00)
    6. Diario di una schiappa. Sfortuna nera - Jeff Kinney (Il Castoro - euro 12,00)
    7. La caduta - Michael Connelly (Piemme - euro 19,90)
    8. Smith & Wesson - Alessandro Baricco (Feltrinelli - 10,00)
    9. Tempesta - Lilli Gruber (Rizzoli - euro 19,00)
    10. Ciò che inferno non è - Alessandro D'Avenia (Mondadori - euro 19,00)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    26 novembre 2014

    Le mie due vite - Jo Walton

    Patricia ha dei ricordi molto confusi del suo passato. Le immagini dell’adolescenza sono nitide e intatte, ma dopo cosa è successo?
    Ha sposato Mark ed è stata moglie e madre come le sue coetanee, oppure ha scelto di amare liberamente la sua compagna Bee sfidando tutti i pregiudizi? Davvero le sue scelte hanno influenzato il destino del mondo al punto di farlo diventare contemporaneamen­te un posto meraviglioso in cui vivere e il palcoscenico di atti terribili?
    Patricia non lo sa. Non sa come sia possibile ricordare di essere stata sia Trish sia Pat. Le sfugge qualcosa, è “molto confusa” come annotano i medici sulla sua cartella clinica. E tuttavia deve tentare di rimettere insieme i frammenti per capire chi è stata in realtà…
    Due incredibili versioni della storia del XX secolo diverse dalla nostra, due possibilità di vita vissute dalla medesima donna, in cui, come nell’effetto farfalla, le conquiste personali hanno il potere di cambiare i destini di molti altri allo stesso modo in cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo

    Recensione

    Sliding Doors o The Butterfly Effect? Uno sguardo superficiale a questo romanzo potrebbe portarci a riassumerlo brutalmente come una combinazione di questi due famosi film; si tratterebbe però di una considerazione sommaria che non rende per nulla giustizia alla grazia e alla perspicacia dello stile di Jo Walton.
    Se vi è già capitato in passato di leggere Un altro mondo, romanzo con cui questa autrice ha ottenuto l'ambito Premio Hugo, saprete che l'approccio della Walton al fantasy è sempre discreto e appena accennato, molto più propenso a instillare dubbi nel lettore che a fornire risposte. Non vi sarà nemmeno sfuggita l'abilita della scrittrice inglese nel trasformare la descrizione della quotidianità dei suoi personaggi in qualcosa di significativo e avvincente.

    Questo è ciò che accade anche in Le mie due vite, ove la Walton di fatto riassume in trecento pagine la vita di due donne che sono in realtà un'unica persona, Patricia, alla quale l'autrice assegna due destini opposti in base alla scelta della protagonista di sposare o meno in giovane età il fidanzato del college.
    Da quel fatidico momento la vita di Patricia si divide in due flussi che scorrono paralleli, toccando alcuni traguardi comuni (i figli, le malattie) in mezzo a molte importanti differenze (da una parte l'aspettano un marito opprimente e una vita di rinunce, dall'altra una compagna disposta a donare amore e rispetto oltre che la realizzazione professionale) sulla scia di quanto ci capita di vedere in alcuni sceneggiati tv, popolati da nascite, amori, matrimoni e disgrazie varie. Ciò che colpisce maggiormente è che la felicità della protagonista sembra seguire un cammino opposto a quello del resto dell'umanità: l'esistenza in cui Patricia è più felice infatti è anche quella in cui il mondo sembra andare a rotoli, precipitato in un abisso di egoismo e violenza, mentre la dimensione in cui la donna deve sacrificare sé stessa è anche quella in cui prevale uno spirito pacifista e umanitario che vede la graduale scomparsa di ogni forma di discriminazione. Davvero la scelta di vita di una donna qualunque può condizionare il destino dell'intera umanità? Può il battito d'ali di una farfalla qui e ora causare un uragano dall'altra parte del mondo?
    L'autrice abbastanza prevedibilmente non dà risposte chiare e in modo un po' deludente decide di non far mai incrociare le due vite della protagonista, lasciandola nelle ultime pagine alle prese con una nuova, fondamentale scelta.

    Le due storie scorrono fluide dando al lettore la possibilità di affezionarsi ai personaggi nonostante la Walton offra qui un approfondimento psicologico molto limitato, presa com'è dal suo sforzo biografico (riassumere ben due vite in 300 pagine non è cosa da poco), e nonostante l'atteggiamento un po' passivo di Patricia, la quale tende a farsi trascinare dagli eventi, un po' come la Gwineth Paltrow di Sliding Doors (ma per fortuna senza le sue irritanti smorfiette).
    Il punto debole del racconto è, a mio parere, il fatto che le due vite alternative siano praticamente tagliate con l'accetta: la repressione castrante del matrimonio contrapposta alla libertà di una vita anticonvenzionale, un socialismo altruista contrapposto a un conservatorismo oppressivo, un mondo pacifico contrapposto al disastro nucleare. Sebbene condivida la maggior parte dei valori che la Walton indica come positivi, non ho potuto non trovare questa caratterizzazione in bianco e nero, del tutto priva di chiaroscuri un po' irritante e facilona così come alcuni nodi essenziali della vita dei protagonisti sono stati trattati un'incredibile superficialità in nome di una necessaria brevità. Al di là del fatto che trovo un po' antiquato e immaturo il pensiero che una donna possa veramente realizzarsi solo in assenza dei maschi, l'autrice esibisce qui lo stesso atteggiamento un po' freddo e distaccato rispetto a eventi che la maggior parte di noi troverebbe drammatici o comunque destabilizzanti. Così se uno stupro viene liquidato con una scrollata di spalle, la scoperta che la propria figlia diciassettenne è incinta viene accolta con un pratico "prosegui pure con la tua vita, ti aiuterò io ad allevare tuo figlio" e quando uno dei personaggi principali subisce una gravissima mutilazione, il dolore è quasi subito accantonato in favore della pianificazione dell'installazione di un montascale in casa.

    In occasione di Un altro mondo avevo avuto modo di intervistare Jo Walton in merito ad un episodio di pedofilia e incesto narrato nel suo romanzo e anche in quell'occasione la scrittrice aveva confermato il suo pensiero secondo cui non tutte le donne reagiscono a questo tipo di evento con la stessa drammaticità. È sicuramente vero e non posso che apprezzare la predisposizione espressa dai suoi personaggi a non lasciarsi affossare dalle disgrazie di cui sono vittime trovando sempre la forza di andare avanti con la propria vita, tuttavia questo atteggiamento estremamente pragmatico rimane a volte spiazzante e, in alcune occasioni, addirittura un po' ridicolo.

    Per questi motivi, nonostante abbia divorato Le mie due vite in pochi giorni, non posso che assegnare un voto leggermente inferiore rispetto al romanzo precedente, che mi aveva totalmente conquistata, sebbene anche qui si respiri quello spirito anticonvenzionale che è il marchio di fabbrica del fantasy di questa autrice e che lo rende comunque un libro imperdibile per i suoi fan.

    Giudizio:

    +3stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Le mie due vite
    • Titolo originale: My Real Children
    • Autore: Jo Walton
    • Traduttore: D. Di Falco
    • Editore: Gargoyle
    • Data di Pubblicazione: Ottobre 2014
    • Collana: Extra
    • ISBN-13: 9788898172474
    • Pagine: 320
    • Formato - Prezzo: Brossura - 18,00 Euro

    25 novembre 2014

    La ballata di Adam Henry - Ian McEwan

    Fiona Maye, giudice dell'alta corte di Londra specializzata in diritto di famiglia, alla soglia dei sessant'anni vede il proprio matrimonio sgretolarsi. Abituata alla razionalità e alla compostezza, Fiona cerca di soffocare la paura e il dolore tuffandosi a capofitto nel lavoro. In tribunale la attende un nuovo caso complicato: i genitori di Adam Henry, un ragazzo di diciassette anni e nove mesi malato di leucemia, rifiutano le trasfusioni per non contravvenire al volere divino, come stabilito dalle convinzioni dei testimoni di Geova. L'ospedale ha chiesto con urgenza l'intervento della corte: il ragazzo rischia di morire. Ascoltate le parti in aula, Fiona decide di andare a fargli visita. Sarà un momento decisivo, l'incontro tra due solitudini che lascerà una traccia indelebile nell'esistenza di entrambi. Grazie alla sentenza di Fiona, Adam sopravviverà, ma il suo mondo verrà irrimediabilmente sconvolto. La gioia dei genitori di fronte alla decisione che lo ha salvato senza che nessuno di loro fosse costretto a scivolare nel peccato - lo allontanerà dalla fede e dalla comunità, mettendolo di fronte a una libertà forse troppo grande, a una fame di vita del tutto sconosciuta. Gli esiti saranno catastrofici e travolgeranno anche Fiona, ponendo l'integerrima interprete della legge di fronte all'irrimediabilità dei suoi abbagli.

    Recensione

    Fiona Maye, giudice dell’Alta Corte di Giustizia, non può credere alle sue orecchie quando il marito Jack le annuncia che vorrebbe intraprendere una relazione extraconiugale con una donna molto più giovane di loro. Mentre il suo matrimonio si disfa d’incanto come un maglione lavorato maldestramente cui è stato tirato il filo sbagliato, Fiona viene chiamata a presiedere a un delicato processo: il diciassettenne Adam, testimone di Geova, rischia di morire perché i suoi genitori si rifiutano di acconsentire alle trasfusioni previste dalla terapia contro la leucemia. La grave diatriba tra l’ospedale in cui è ricoverato, che non può accettare di veder morire il ragazzo per una superstizione, e la famiglia del ragazzo, che non può sottrarsi alle tradizioni religiose cui è così legata, è complicata dal fatto che ad Adam mancano solo tre mesi per compiere diciott’anni, età in cui può legalmente esercitare il diritto di accettare o rifiutare un trattamento medico, e che condivide del tutto la decisione dei genitori.
    A Fiona l’arduo compito di schierarsi a favore della ragione o della religione nel bene del ragazzo, in un momento della sua vita in cui la ragione sembra essere andata a farsi benedire.

    La ballata di Adam Henry (The Children Act) è l'ultimo lavoro del brillante autore britannico Ian McEwan, freschissimo di stampa in Italia ma uscito solo pochi mesi fa anche in patria. Il titolo originale, sostituito in italiano da un riferimento abbastanza calzante, rimanda direttamente al cuore del romanzo, alludendo a un complesso atto parlamentare inglese del 1989 per la tutela dei minori.
    McEwan oscilla continuamente tra il romanzo introspettivo, dedicando ampio spazio alla costruzione del personaggio di Fiona e alla sua consacrazione al lavoro a scapito della vita matrimoniale, e il thriller giudiziario, analizzando minuziosamente un caso plausibile in cui il diritto all'autoespressione religiosa si trasforma in suicidio assistito imposto a un minore.
    Chiamata a dirimere una controversia delicatissima che in pochi giorni potrebbe condurre alla morte del diciassettenne Adam, Fiona, donna in carriera emozionalmente arida, si trova davanti un ragazzo intelligente e vivace, dalla fervida immaginazione e dai molteplici interessi artistici: un giovane uomo che risveglia in lei sopiti istinti materni. Quest'improvvisa rinascita emotiva, unita alla convinzione che il ragazzo, pur essendo dotato di una maturità atta a decidere della sua vita, si sia calato in un ruolo da eroe romantico votato al sacrificio, la spinge a decidere perché Adam sia sottoposto contro la volontà sua e dei genitori alle cure che gli salveranno la vita. Tale verdetto influirà sulla vita del ragazzo in modi che entrambi non si sarebbero mai immaginati.

    Pur essendo un'esperienza di lettura profonda e appassionante, La ballata di Adam Henry si rivela un po' inconcludente, come talvolta lo sono i libri di Ian McEwan: il romanzo, che sembrerebbe voler mostrare l'impatto dell'incontro tra le due solitudini di Fiona e Adam, nella sua esilità finisce per concentrarsi troppo su Fiona, senza approfondire affatto il cambiamento sopravvenuto in Adam che in definitiva viene "raccontato" attraverso monologhi e lettere. L'autore inferisce peraltro la sua stoccata finale troppo in ritardo per riuscire a mostrarne gli effetti sui personaggi.
    Un peccato, davvero.

    Giudizio:

    +3stelle+ (e mezzo)

    Dettagli del libro

    • Titolo: La ballata di Adam Henry
    • Titolo originale: The Children Act
    • Autore: Ian McEwan
    • Traduttore: S. Basso
    • Editore: Einaudi
    • Data di Pubblicazione: 25 novembre 2014
    • Collana: Supercoralli
    • ISBN-13: 9788806223830
    • Pagine: 216
    • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 20.00 Euro

    24 novembre 2014

    Tutti i difetti che amo di te - Anna Premoli

    Dopo centinaia di migliaia di copie vendute con i suoi primi romanzi, torna Anna Premoli, il caso editoriale degli ultimi anni, con un romanzo divertente, romantico e ricco di colpi di scena. Mettere i bastoni tra le ruote alla propria famiglia è una vera arte per Ethan Phelps, perfezionata con cura nel corso degli anni. Quando suo padre muore, senza lasciare alcun testamento, il ragazzo eredita le quote della sua multinazionale. Ma è evidente a tutti che Ethan non ha il pallino per gli affari.
    Passa le serate tra bar e locali offrendo da bere a chiunque e pagando conti salatissimi, riarreda il suo lussuoso loft senza badare a spese e spreca il tempo in compagnia di individui inutili. Quando però, un bel giorno, fa irruzione completamente ubriaco in una riunione di azionisti, i familiari si convincono che è il momento di prendere drastici provvedimenti, primo fra tutti, nominare un amministratore che tuteli il suo patrimonio. Dopo diversi tentativi falliti viene nominata un’affascinante avvocato specializzato in brevetti aziendali, Sara Di Giovanni. Sara ha il grande vantaggio di essere determinata e di non lasciarsi imbambolare dai modi di Ethan. Tra loro è da subito scontro aperto: lui non vuole ridimensionare il suo stile di vita e lei non ha nessuna intenzione di farsi mettere i piedi in testa da un presuntuoso rampollo. E così, poco alla volta, la tensione arriva alle stelle. Anche se il loro rapporto, a suon di dispetti, è destinato a evolversi in qualcosa di ben più complicato ed eccitante…

    Recensione

    Dopo il grande successo avuto con Ti prego, lasciati odiare, Anna Premoli non si è più fermata e oggi è, a tuttotondo, la regina del rosa italiano con all’attivo ben quattro successi editoriali. Tutti i difetti che amo di te è uscito a ottobre e come le altre pubblicazioni ha uno stile inconfondibile, un talento innato oserei dire. L’autrice ama tenere il lettore sulle spine, i protagonisti si punzecchiano per tutto il corso della vicenda regalandoci un’emozione dopo l’altra.
    La nota stonata è che alcuni elementi di questa storia mi hanno un po’ delusa, non tanto per la trama, che ho trovato davvero ingegnosa e divertente, ma per le caratteristiche riservate al personaggio maschile, Ethan Phelps, il quale ci viene presentato come un narcisista, egocentrico e viziato rampollo dell’alta società - e fin qui tutto nella norma - ma la lunga chioma appositamente decolorata per le occasioni mondane e la dose di codardia della quale viene investito mi hanno un po’ destabilizzata.
    Forse l’autrice voleva dare una rinfrescatina al classico prototipo del bellone virile, presente nel 90% delle pubblicazioni femminili di genere? Non saprei dirlo, ma so per certo che inserire una scena con un grosso ragno peloso e far saltare l’uomo presente, il nostro protagonista maschile per l’appunto, sul divano, per la paura, non mi ispira fiducia; ho temuto, e per un bel po’ di pagine, che uscisse fuori una vagina dai pantaloni del nostro Ethan.
    Apprezzo il fatto che per una volta ci venga presentato un personaggio maschile diverso dal solito, un uomo con le sue fragilità, i suoi dilemmi interiori, il suo esteriorizzare le emozioni, caratteristica che sappiamo essere principalmente femminile, ma poteva essere fatto in maniera meno “dolorosa” e meno avvilente per la mentalità da cenerentola delle donne che leggono un certo genere di libro, perché onestamente compriamo e leggiamo un certo tipo di storie aspettandoci certe caratteristiche ben definite e quando queste non si trovano la delusione è inevitabile.
    Mi chiedo se questo azzardo porterà Anna Premoli verso un’ulteriore crescita personale e le farà venire voglia di cimentarsi in qualcosa di maggiormente introspettivo o sarà il campanello d'allarme per fare un piccolo passo indietro. Non sta a me deciderlo, piuttosto alle critiche.
    Personalmente apprezzo molto l’autrice e mi cimenterò nella lettura delle successive opere proprio perché amo questo suo modo di raccontare un tipo di realtà, uomini platinati a parte.
    Sara Di Giovanni, invece, è la nostra avvocatessa del cuore e rappresenta tutte noi, battagliere e un po’ fifone quando si tratta di aprire il cuore, tanto intelligenti, sagaci e determinate, quanto impaurite dall’eventualità del grande amore. Anche Sara si presenta come un personaggio femminile diverso dal solito, preponderante e ben delineato il suo carattere, mostra una donna diversa da quelle a cui siamo abituate. Una serie di sorprese insomma, anche se qualcuna non mi ha convinto del tutto ma, si sa, non tutte le ciambelle escono col buco.

    Giudizio:

    +3stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Tutti i difetti che amo di te
    • Autore: Anna Premoli
    • Editore: Newton&Compton
    • Data di Pubblicazione: 2014
    • Collana: Anagramma
    • ISBN-13: 978-88-541-6891-6
    • Pagine: 288
    • Formato - Prezzo: Brossura - 9,90 Euro

    23 novembre 2014

    National Book Award 2014: i vincitori


    Il National Book Award è un premio letterario statunitense, assegnato annualmente dal 1950, volto a riconoscere e promuovere la letteratura americana di qualità. Concorrono al premio opere scritte da cittadini statunitensi e pubblicate negli Stati Uniti tra l'1 dicembre e il 30 novembre dell'anno corrente, distinte in quattro categorie: narrativa (fiction), saggistica (nonfiction), poesia (poetry) e letteratura per ragazzi (young people's literature). Dal 1988 è stata anche istituita una medaglia alla carriera (Medal for Distinguished Contribution), riconoscimento assegnato a "coloro che hanno arricchito l'eredità letteraria americana con una vita di servizio, o un corpus di opere".
    Il 19 novembre sono stati annunciati i vincitori del'edizione 2014:

  • Narrativa: Redeployment di Phil Klay (The Penguin Press/ Penguin Group)
  • Saggistica: Age of Ambition: Chasing Fortune, Truth, and Faith in the New China di Evan Osnos (Farrar, Straus and Giroux)
  • Poesia: Faithful and Virtuous Night di Louise Glück (Farrar, Straus and Giroux)
  • Letteratura per ragazzi: Brown Girl Dreaming di Jacqueline Woodson (Nancy Paulsen Books/ Penguin Group)
  • Medaglia alla carriera: Ursula LeGuin, per lo "straordinario impatto su diverse generazioni di lettori e, in particolare, di scrittori, degli Stati Uniti e di tutto il mondo. Ha mostrato come una scrittura eccellente possa annullare l'antiquata - e mai realmente valida - linea tra arte popolare e letteraria. Si sentirà la sua influenza per decenni a venire".

  • Vediamo insieme il vincitore e i finalisti per le categorie narrativa:


    Redeployment di Phil Klay (The Penguin Press/ Penguin Group)

    Redeployment conduce il lettore nella prima linea delle guerre in Iraq e in Afghanistan, chiedendoci di capire cos'è accaduto, lì e ai soldati che sono tornati. Intrecciati tra temi quali brutalità e fede, colpa e paura, impotenza e sopravvivenza, i personaggi di queste storie tentano di trovare un significato nel caos.
    In Redeployment, un soldato che ha dovuto sparare ai cani perché si nutrivano di cadaveri umani deve imparare cosa vuol dire tornare alla vita domestica dei sobborghi, circondato da persone "che non hanno la minima idea di dove sia Fallujah, dove sono morti tre membri del tuo plotone." In After Action Report, un caporale cerca di espiare un assassinio che non ha commesso, per scagionare il suo migliore amico. Un marine degli Affari Mortuari ci racconta la sua esperienza nel recupero di cadaveri di soldati americani e iracheni. Un cappellano vede la sua fede nel Christianesimo, e la sua abilità nel portare sollievo attraverso la religione, messa alla prova dalle azioni di un feroce colonnello. E in Money as a Weapon System, densa d'humour nero, a un giovane ufficiale dei Servizi Stranieri viene affidato l'assurdo incarico di aiutare gli iracheni a migliorare le loro vite insegnando il gioco del baseball. Queste storie rivelano la complicata combinazione di monotonia, burocrazia, cameratismo, rimorso e disperazione che può accompagnare il ritorno in patria di un soldato.

    Phil Klay, classe 1983, è un veterano della Marina americana e ha servito nella provincia irachena di Anbar come Ufficiale degli Affari Pubblici. I suoi lavori sono stati pubblicati su Granta, sul New York Times, sul New York Daily News e su altre testate.


    La traduttrice di Rabih Alameddine (Bompiani)

    Dopo il successo di Il cantore di storie, con questo nuovo romanzo Rabih Alameddine ci trasporta in Libano, a Beirut, e, all’inizio, in un vecchio appartamento della città. È qui che incontriamo Aaliya, una donna di settantadue anni, i capelli tinti di blu, una traduzione da iniziare, forse, e una storia da raccontare. Aaliya ci parla della sua vita: anni e anni dedicati a leggere i capolavori della letteratura mondiale per poi tradurli, in silenzio, per puro amore, senza che alcuna traduzione veda mai la luce della pubblicazione; mentre per le vie della città cadevano bombe e si udivano gli echi di una guerra capace di trasformare giovani pacifici in spie e assassini. Una guerra che ha costretto una donna sola come lei, di professione libraia, appassionata di libri, a dormire con un fucile accanto al letto per difendersi da attacchi improvvisi. Una guerra che ha costretto Aaliya a rimandare l’appuntamento con l’amore. Siamo ciò che leggiamo, disse un saggio, e Aaliya è questo: una creatura meravigliosa, fatta di carta, eppure viva, piena di umorismo, che si nasconde da tutto e tutti dentro una vecchia giacca di lana e dietro la letteratura, cercando nei libri l’amore che la sua famiglia non è stata in grado di darle. Entrare nella casa di Aaliya, sedere accanto a lei, condividere la sua paura e il suo coraggio, ascoltare la sua storia straordinaria e assoluta è un’esperienza intensa che conferma il talento affabulatore di Rabih Alameddine.

    Rabih Alameddine (1959), scrittore e pittore americano di origine libanese, è autore di Hakawati: Il cantore di storie (Bompiani); I, the Divine; Koolaids: The Art of War; The Perv: Stories.


    Tutta la luce che non vediamo di Anthony Doerr (Rizzoli)

    È il 1934, a Parigi, quando a Marie-Laure, una bambina di sei anni con i capelli rossi e il viso pieno di lentiggini, viene diagnosticata una malattia degenerativa: sarà cieca per il resto della vita. Ne ha dodici quando i nazisti occupano la città, costringendo lei e il padre a trovare rifugio tra le mura di Saint-Malo, nella casa vicino al mare del prozio. Attraverso le imposte azzurre sempre chiuse, perché così impone la guerra, le arriva fragorosa l’eco delle onde che sbattono contro i bastioni. Qui, Marie-Laure dovrà imparare a sopravvivere a un nuovo tipo di buio. In quello stesso anno, in un orfanotrofio della Germania nazista vive Werner, un ragazzino con i capelli candidi come la neve e una curiosità esuberante per il mondo. Quando per caso mette le mani su una vecchia radio, scopre di avere un talento naturale per costruire e riparare questi strumenti di fondamentale importanza per le tattiche di guerra, un dono che si trasformerà nel suo lasciapassare per accedere all’accademia della Gioventù hitleriana, e poi partire in missione per localizzare i partigiani.
    Sempre più conscio del costo in vite umane del suo operato, Werner si addentra nel cuore del conflitto. Due mesi dopo il D-Day che ha liberato la Francia, ma non ancora la cittadina fortificata di Saint-Malo, i destini opposti di Werner e Marie-Laure convergono e si sfiorano in una limpida bolla di luce.
    Lirico, potente, malinconico, squarciato da improvvise speranze, il romanzo di Doerr è un ponte gettato oltre lo smarrimento che accomuna tutti, una delicata partitura che ci sussurra come, contro ogni avversità, viviamo alla ricerca di un gesto luminoso che ci avvicini agli altri.

    Anthony Doerr (1973) è autore delle raccolte di racconti Memory Wall e The Shell Collector, del romanzo About Grace, del memoir Four Seasons in Rome.


    Station Eleven di Emily St. John Mandel (Alfred A. Knopf/ Random House)

    In una notte nevosa un famoso attore di Hollywood cade e muore in scena durante una rappresentazione di Re Lear. Ore dopo, il mondo come lo conosciamo inizia a dissolversi. Muovendosi avanti e indietro nel tempo - dai primi giorni da star dell'attore a quindici anni nel futuro, quando una troupe teatrale conosciuta come i The Traveling Symphony vaga nella desolazione di ciò che rimane - questo romanzo emozionante ed elegiaco traccia le strane svolte del fato che connettono cinque persone: l'attore, l'uomo che ha cercato di salvarlo, la prima moglie dell'attore, il suo più vecchio amico, e una giovane attrice della Traveling Symphony, presi nel reticolo di puntamento di un pericoloso sedicente profeta. Talvolta terrificante, talvolta tenero, Station Eleven racconta una storia sulle relazioni che ci sostengono, sull'effimera natura della notorietà, e sulla bellezza del mondo così come lo conosciamo.

    Emily St. John Mandel, canadese anglofona di classe '79, è autrice di La musica delle parole (Leggereditore), The Singer's Gun, The Lola Quartet.


    Lila di Marilynne Robinson (Farrar, Straus and Giroux)

    Terzo dei tre romanzi della Robinson ambientati nella fittizia città di Gilead, Iowa, Lila narra la storia di una giovane ragazza, sola e senza casa dopo anni di vagabondaggi per le campagne, che entra nella chiesa di una piccola città e dà vita a una storia d'amore e a un dibattito che riplasmeranno la sua vita. Diventa la moglie di un ministro del culto, John Ames, e inizia una nuova esistenza cercando di dare un senso alla vita che ha preceduto la sua recente sicurezza.
    Abbandonata da bambina, Lila fu salvata da Doll, una giovane e astuta vagabonda, e da lei cresciuta in un'infanzia di povertà. Insieme trascorsero una vita in fuga, vivendo alla giornata con nient'altro che il loro legame di sorellanza e una lama seghettata a proteggerle. Nonostante gli attacchi di violenza meschina e i momenti di disperazione, la loro vita insieme fu anche intrisa di momenti di gioia e d'affetto. Quando Lila arriva a Gilead, inizia a lottare per riconciliare la vita della sua famiglia acquisita e i loro giorni duri con la dolce visione del mondo cristiana di suo marito.

    Marilynne Robinson (1943), già premio Pulitzer per Gilead, è scrittrice e saggista. Oltre a Padrona di casa (Serra e Riva), la Robinson è autrice di un trittico ambientato nella fittizia cittadina di Gilead: Gilead (Einaudi), Casa (Einaudi), Lila. Insegna scrittura creativa in Iowa.



    [Sinossi dei romanzi inediti in Italia tratte dal sito del National Book Award, traduzione a cura di Sakura]

    22 novembre 2014

    Il triangolo di Rembrandt - Giacinta Caruso

    Amsterdam, 1639. Il pittore Rembrandt van Rijn, all’apice della sua fama, trasloca nel quartiere più elegante della città. È il pittore del momento: la nobiltà lo osanna, i ricchi borghesi fanno la fila alla sua porta per farsi ritrarre. Tutto sembra andare per il meglio, ma la morte di tre figli appena nati sconvolge la vita dell’artista e della moglie Saskia. Per il dolore la moglie si ammala e trascorre quasi tutto il tempo a letto, assistita dall’infermiera Agneta Budde. Rimasta di nuovo incinta, Saskia mette al mondo Titus, che sfuggirà alla maledizione che grava sulla famiglia van Rijn. Ma la catena di lutti non è finita perché la donna, minata dalla tubercolosi, si spegne a soli trent’anni. Su consiglio di Agneta, il pittore prende una balia per Titus, la giovane vedova Geertje. Fra i due si accende una passione, destinata a durare poco perché Rembrandt s’invaghisce di Hendrickje, una governante appena assunta. Per qualche tempo l’artista e le sue amanti daranno vita a un insolito ménage a trois. Agneta intanto continua a seguire da lontano le vicende di casa van Rijn e a nascondere un inquietante segreto che finirà per influire sulla vita del pittore e delle sue donne.

    Recensione

    I pittori più famosi hanno spesso vissuto una vita sregolata. Quella di Rembrandt non è stata particolarmente trasgressiva, e la cattiva fama che l'accompagna dipende probabilmente dalla mentalità puritana degli olandesi del tempo. Si può dire che la vita del pittore fosse tutta casa e bottega, ma, dopo la morte della moglie, dovette ricorrere a due balie per accudire l’unico figlio sopravvissuto, ed erano entrambe abbastanza giovani da risvegliare la sua libido. Non è che fossero delle grandi bellezze, come si evince dai dipinti in cui sono state raffigurate, ma si trovavano al posto giusto al momento sbagliato e, si sa, la carne è debole.
    Rembrandt amava dipingere le persone che gli stavano vicino e quindi abbiamo vari dipinti delle donne di casa ad iniziare dalla moglie. Tuttavia, a chi dovesse venire in mente il ritornello di una canzoncina dei nostri nonni quale:

    …che me ne importa a me se non son bella, io c’ho l’amore mio che fa il pittore e mi dipingerà come una stella, che me ne importa a me se non son bella…
    sappia che non era il caso di Rembrandt, il quale dipingeva la realtà senza particolari abbellimenti se non nell'impostazione delle ombre in cui era maestro.

    Se leggiamo le cronache scandalistiche relative agli uomini più in vista, si può rilevare che non sono pochi quelli che hanno avuto relazioni con le babysitter dei propri figli. Gli attori sono spesso belli, ricchi, e soprattutto, famosi, pertanto è facile che le donne cadano ai loro piedi. Rembrandt non era bello ma, almeno nel suo periodo migliore, era ricco e famoso, non c’è quindi da meravigliarsi che due donne, provenienti da famiglie piuttosto povere ed in cerca di una sistemazione, lo concupissero.
    Si potrebbe affermare che le amanti del pittore fiammingo si concedessero più per convenienza che per desiderio ed è forse per questo che nel romanzo appaiono piuttosto anonime e l'autrice non si sofferma più di tanto a scavare nel loro personalità. Anche Rembrandt, che è il perno intorno a cui ruotano tutti gli altri, è poco caratterizzato se raffrontato alle maggiori protagoniste del romanzo: Siska e Agneta, rispettivamente la moglie e la sua infermiera. Rembrandt appare come un uomo piuttosto cupo e introverso, dal carattere collerico, spendaccione e avido, tanto testardo da mettersi in conflitto con i clienti che, talvolta, si rifiutavano addirittura di pagare i dipinti, come nel caso in cui il pittore aveva voluto inserire nell'opera l’immagine della propria scimmietta suscitando le ire del committente che si era rifiutato di ritirare il quadro.

    Scopo di Giacinta Caruso non era probabilmente intrattenere il lettore sul genio pittorico di Rembrandt, né spiegare il motivo della sua crisi finanziaria, quanto di descrivere il suo menage a trois, e in questo ha centrato l'obiettivo - per quanto, pur senza arrivare al romanzo erotico, avrebbe potuto mostrare meno pudore nel raccontare queste relazioni così scandalose per il tempo ed il luogo in cui si svolgevano.
    Dal punto di vista storico, l'autrice non ha raccontato molto di più di quanto non si apprenda leggendo una qualsiasi biografia di Rembrandt, senza soffermarsi troppo ad analizzare la psicologia degli amanti.

    Tra i tanti personaggi reali del romanzo, l'autrice ne inserisce uno fittizio: Agneta, l’infermiera della moglie di Rembrandt. Questa donna enigmatica ha la funzione di collegare fra loro i vari personaggi e di dare al romanzo un’impronta più avvincente, un intrigante elemento di mistero. Dato che con Agneta il romanzo entra nel noir, non mi dilungo sul personaggio per non svelare anzitempo il segreto che custodiva, ma non si può non rilevare che le motivazioni che sottendono alle sue azioni risultano a volte piuttosto contraddittorie.

    La sensazione che si prova leggendo Il triangolo di Rembrandt, in ogni caso scritto con proprietà e scioltezza, è che l’autrice si sia concentrata molto sulla caratterizzazione della moglie di Rembrandt, Saskia, tralasciando gli altri personaggi, i quali rimangono figure piuttosto anonime, Rembradt compreso. Qualche forzatura nella trama relativamente alla parte "gialla" del romanzo condiziona infine il mio giudizio.

    Giudizio:

    +3stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Il Triangolo di Rembrandt
    • Autore: Giacinta Caruso
    • Editore: Kymaera
    • Data di Pubblicazione: Novembre 2014
    • Collana: Syn
    • ISBN-13: 9788899056056
    • Pagine: 159
    • Formato - Prezzo: eBook - Euro 3,99

    21 novembre 2014

    Sex and Reading: i risultati dell'inchiesta di Goodreads

    Qualche giorno fa il sito di book social Goodreads ha pubblicato i risultati di una ricerca "di genere" fatta fra i suoi utenti: il sito ha esaminato le abitudini di lettura nel 2014 di 40.000 utenti divisi esattamente a metà fra maschi e femmine e ha usato i risultati per definire cosa accomuna e cosa differenzia i due generi in fatto di letteratura.
    Alcuni risultati sembrano confermare quanto già diamo per scontato riguardo al mondo dell'editoria: le autrici hanno un pubblico costituito per il 95% da donne mentre scrittori uomini attirano l'attenzione di entrambi i sessi in modo uguale. Le donne, insomma, hanno una mentalità più aperta, mentre gli uomini sembrano più propensi a farsi guidare dai pregiudizi di genere (colpa forse anche del marketing che tende ad assegnare ai libri di autrici donne copertine dalle tonalità rosine e immagini sognanti con cui un uomo non si farebbe vedere in giro nemmeno sotto tortura).
    Le donne inoltre appaiono più recettive verso le novità avendo letto finora il doppio dei romanzi pubblicati quest'anno rispetto agli uomini. Anche loro vittime del marketing, attirate dalle ammiccanti copertine delle novità presenti sugli scaffali, o semplicemente più al passo coi tempi e sempre in cerca di qualcosa di nuovo? Oppure si tratta di un'ulteriore conferma della loro mentalità più aperta che le porta a dare maggiore fiducia ad autori o romanzi sconosciuti? Difficile dare una risposta, anche perché Goodreads non ha fornito informazioni aggiuntive sul campione di utenti analizzato: non sappiamo nulla della loro età, del loro grado di istruzione, di quali fonti utilizzando per scegliere i libri che leggono. Resta però un fatto certo che le donne (almeno quando si parla di libri) amano rischiare e vengono premiate, almeno a giudicare dalla media voti assegnata a queste nuove uscite dalle lettrici, che si aggira attorno alle 4 stelline.
    Tutto come previsto quindi? Gli uomini leggono solo uomini e viceversa? Forse ma un piccolo dato incoraggiante per quanto riguarda la parità di genere il letteratura è che gli uomini leggeranno anche più autori maschi ma al momento del giudizio preferiscono le autrici, assegnando loro punteggi più alti.
    Una piccola curiosità: volete sapere quali sono i libri scritti da donne più letti dagli uomini (sempre secondo Goodreads, ovviamente)? Eccoli qui:
    Osservando i titoli possiamo ipotizzare una fascia d'età abbastanza giovane, il che fa un po' ingenuamente ben sperare per il futuro delle nuove generazioni, augurandosi che crescendo non cadano come pere cotte nei soliti cliché.

    20 novembre 2014

    La classifica dei libri più venduti dal 10 al 16 novembre


    E' passata solo una settimana ma abbiamo già un cambio al vertice della classifica: Wilbur Smith scivola in terza posizione con Il dio del deserto, quinto romanzo del suo ciclo egizio, e lascia spazio alla nuova opera dello scrittore-magistrato Gianrico Carofglio: La regola dell'equilibrio. Si tratta del quinto libro incentrato sulla figura dell'avvocato Guido Guerrieri, qui alle prese con un giudice accusato di corruzione e con turbamenti morali e sentimentali tutti personali che però sono un mezzo per discutere degli smottamenti etici del nostro paese. Un libro sull'Italia che si autogiustifica, l'ha definito infatti lo scrittore al momento della presentazione.
    Al secondo posto, quasi superfluo dirlo, rimane nonno Camilleri con Morte in mare aperto, raccolta di racconti dedicati al giovane Montalbano, mentre in quarta posizione abbiamo un'altra new entry, di genere però totalmente diverso: si tratta di Jeff Kinney con la decima puntata della sua saga per ragazzini Diario di una schiappa, intitolata questa volta Sfortuna nera.
    Resistono anche gli italiani Baricco e D'Avenia (sebbene quest'ultimo perda un paio di posizioni) mentre compare al settimo posto un altro italiano molto amato dal pubblico, il cantautore Roberto Vecchioni, con Il mercante di luce, suo sesto romanzo nel quale Vecchioni racconta la storia di Stefano Quondam, professore di lettere classiche, costretto a cercare di curare la paura della morte del figlio Marco (affetto da progeria, una rara sindrome che induce un invecchiamento precoce) attraverso le pagine immortali della letteratura greca. Una storia particolare che per lo scrittore è il mezzo per esprimere il proprio amore e il proprio senso di gratitudine verso la letteratura classica, di cui come si sa è stato anche insegnante.
    E' questo l'ultimo nome nuovo nella classifica di questa settimana che nelle ultime tre posizioni ripropone due giallisti scandinavi (Nesbø e Läckberg) e un altro italiano, Recalcati, ritornato sugli scaffali con l'edizione tascabile del suo L'ora di lezione.



    Il libro più venduto:

    È una primavera strana, indecisa, come l'umore di Guido Guerrieri. Messo all'angolo da una vicenda personale che lo spinge a riflettere sulla propria esistenza, Guido pare chiudersi in sé stesso. Come interlocutore preferito ha il sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno. A smuovere la situazione arriva un cliente fuori del comune: un giudice nel pieno di una folgorante carriera, suo ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Si rivolge a lui perché lo difenda dall'accusa di corruzione, la peggiore che possa ricadere su un magistrato. Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, lacerato dalla tensione fra regole formali e coscienza individuale. In un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, ad aiutarlo saranno l'amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare: se non altro perché è donna, è bella, è ambigua, e gira con una mazza da baseball.

  • Titolo: La regola dell'equilibrio
  • Autore: Gianrico Carofiglio
  • Editore: Einaudi
  • ISBN-13: 9788806218126
  • Pagine: 282
  • Prezzo: 19,00 Euro

  • Le posizioni dalla 2 alla 10:  

    2. Morte in mare aperto e altre indagini del giovane Montalbano - Andrea Camilleri (Sellerio - euro 14,00)
    3. Il dio del deserto - Wilbur Smith (Longanesi - euro 21,00)
    4. Diario di una schiappa. Sfortuna nera - Jeff Kinney (Il Castoro - euro 12,00)
    5. Smith & Wesson - Alessandro Baricco (Feltrinelli- 10,00)
    6. Ciò che inferno non è - Alessandro D'Avenia (Mondadori - euro 19,00)
    7.Il mercante di luce - Roberto Vecchioni (Einaudi - euro 15,00)
    8. Il confessore - Jo Nesbø (Einaudi - euro 21,00)
    9. L'ora di lezione. Per un'erotica dell'insegnamento - Massimo Recalcati (Einaudi - euro 14,00)
    10. Il guardiano del faro - Camilla Läckberg (Marsilio - euro 18,50)

    N.B. Le classifica è tratta dal sito www.wuz.it ed è elaborata dal Servizio Classifiche di Arianna. Il panel di riferimento è di oltre 1500 librerie aderenti al circuito Arianna. 

    19 novembre 2014

    Passaparola. A Murder Mystery - Simon Lane

    Chiuso nella cella di una prigione di Parigi, Felipe, un domestico filippino, prova a discolparsi dall’accusa di aver ucciso il suo capo, un procuratore generale, che in realtà ha trovato già morto sul tappeto di casa, la mattina che è andato a pulire. Nel tentativo di sbarazzarsi dell’uomo, Felipe ha infatti trascinato il corpo fuori casa per poi infilarlo in un bidone per la differenziata, bidone che ha spinto per mezza Parigi nel giorno più lungo dell’anno, e in piena Festa della Musica. Un viaggio surreale per consegnare il suo capo alle acque della Senna, e che Felipe racconta al suo avvocato grazie a un registratore, per convincerlo della sua innocenza. Perché no, Felipe non ha ucciso monsieur Charles. Ma se non è stato lui, allora chi?

    Recensione

    Passaparola non è un giallo, anche se il sottotitolo recita “A Murder Mystery”. Un omicidio c'è, ma l'intento dell'autore Simon Lane, scomparso nel 2012 a 55 anni, non è quello di narrare la tensione dell'indagine, ma di raccontare dal punto di vista dell'unico indagato – il domestico filippino Felipe – quello che è successo riguardo alla morte del suo datore di lavoro, il procuratore generale monsieur Charles.
    Con la scusa di spiegare dal suo punto di vista la vicenda al suo avvocato, Felipe, in un flusso di coscienza, si sfogherà per tutte le vicissitudini che gli sono capitate sia negli ultimi giorni che in tutta la vita. Pagina dopo pagina veniamo a conoscenza dei personaggi che ruotano intorno a quello che sembra a tutti gli effetti un povero malcapitato che ha sì la colpa di aver cercato di occultare il cadavere, ma che lo ha fatto più per paura di venire espulso dalla Francia in quanto clandestino che per un vero e proprio senso di colpa da omicidio, visto che si ritiene completamente estraneo alla vicenda. In più, Felipe è un protagonista che suscita comprensione mano a mano che la sua versione dei fatti – difficile scrivere qualcosa di più senza rovinare la lettura - si dipana in una Parigi in piena frenesia da “Fête de la musique” - un giorno nel quale tutti possono scendere in strada e suonare un qualsiasi strumento.

    Simon Lane riesce a costruire molto bene le sensazioni e il carattere di Felipe, alternando momenti di filosofia di strada – ad esempio il ricordo del dialogo con il cugino grande appassionato di WC - ad altri in cui la descrizione di piccoli particolari filtrano la sua ansia per la situazione, offrendogli un feticcio su cui sfogare la frustrazione. Buona anche l'ambientazione: una Parigi senza tempo e l'assordante sopracitata “Fête de la musique” regalano al lettore un'immagine vivida e tridimensionale che aggiunge una marcia in più alla storia di Felipe.
    Il contorno dei personaggi è ben costruito e ritrae discretamente l'umanità che popola la capitale francese, dai fotografi alla moda, fino alla vecchia nobiltà, passando per la gente comune, anche se non si esce dallo stereotipo. Per esempio, la decadenza aristocratica è rappresentata dall'anziana signora scorbutica e fuori tempo massimo, il fotografo è un maschio di mezza età ancora piacente, di successo e circondato di modelle e così via.

    In conclusione, Passaparola merita di essere letto. Il protagonista ha la giusta simpatia e la storia si dipana in maniera fluida. L'autore dimostra di saper usare il flusso di coscienza e lo ha applicato felicemente ad una trama da giallo. Non ci sono grandi innovazioni, ma comunque Passaparola resta una lettura molto godibile.

    Giudizio:

    +4stelle+

    Dettagli del libro

    • Titolo: Passaparola - A Murder Mystery
    • Titolo originale: Word of Mouth
    • Autore: Simon Lane
    • Traduttore: Cristina Ingiardi
    • Editore: Ottolibri Edizioni
    • Data di Pubblicazione: 2014
    • ISBN-13: 9788898812134
    • Pagine: 192 pagine
    • Formato - Prezzo: Brossura - 15 Euro/ Epub - 4,99

    18 novembre 2014

    Intervista ad Amabile Giusti, autrice di "Trent'anni e li dimostro"

    L'autrice


    Amabile Giusti è nata in Calabria ed è lì che vive ancor oggi: proprio sulla punta dello stivale, fra il mare e la montagna, vicino a una distesa di verde che, vista dall'alto, sembra la sagoma di un cavalluccio marino. Ha frequentato il liceo classico e si è laureata in Giurisprudenza. Fa l'avvocato ma non si sente avvocato. Scrivere è la sua vita vera. È un tipo che ascolta molto e parla poco, ma quando scrive non si ferma più...
    Amabile ha pubblicato i romanzi Non c'è niente che fa male così (La Tartaruga 2009) e, per Baldini&Castoldi, Cuore Nero (2011) e Odyssea (2013).



    Il libro


    Carlotta ha quasi trent'anni, e si considera una sfigata cronica: raggiunge il metro e sessanta solo con i tacchi a spillo, ha una famiglia decisamente folle e all'orizzonte non vede l'ombra di un fidanzato come si deve. Non solo: è appena stata licenziata a causa della sua irrefrenabile schiettezza... ma ora, per arrivare a fine mese, è costretta ad affittare una stanza del suo appartamento. Luca, il nuovo inquilino, ha molti pro (è bellissimo, fa lo scrittore, è dannatamente simpatico) ma altrettanti contro: è disordinato, fuma troppo e ha il pessimo vizio di portarsi a casa le sue conquiste, una diversa ogni notte. Carlotta non chiude occhio e in più si sente una vera schifezza. Non lo ammetterebbe mai, ma quel maschio predatore che tratta le donne come kleenex e gioca sul fascino tenebroso del romanziere la sta facendo innamorare. In una girandola di eventi sempre più buffi, tra una madre terribile, una sorella bellissima e gelosa, una tribù di parenti fuori controllo, un nuovo lavoro tutto da inventare e molti incontri ravvicinati con Luca e le sue fidanzatine di passaggio, Carlotta imparerà che è lei la prima a dover credere in se stessa... Del resto è stato così anche per l'autrice di questo romanzo, che scrive da sempre e non si è arresa alle difficoltà del mondo editoriale, decidendo di auto-pubblicare il suo libro in rete... il successo è stato talmente grande che presto un'agente ha notato il libro, e ha dato vita a un'asta tra gli editori! Per questa nuova edizione cartacea del romanzo Amabile ha lavorato ancora, insieme alla sua editor, per regalare alle lettrici una storia strepitosa, scritta magnificamente e piena dello humour e dei sapori delle ragazze italiane. La storia di una donna vera, non giovanissima, non bellissima, ma piena di grinta, e capace di trovare il proprio posto nel mondo. Perché nella lingua della felicità l'aggettivo imperfetta vuol dire, semplicemente, unica.

    La nostra recensione qui.

    L'intervista


    1. Cara Amabile, vuoi dirci come è nata l’idea di scrivere un romanzo chick-lit?

    Ciao a tutti! Come sa chi mi conosce un pochino, io non ho un genere fisso di appartenenza, ho spaziato dalla narrativa contemporanea al fantasy, inteso sia come urban che come fantasy dai canoni più classici, al romance storico fino, appunto, al chick lit. Mi piace reinventarmi e mettermi alla prova. La “letteratura per pollastrelle” mi ha permesso di divertirmi e divertire e ha fatto emergere il mio lato folle. Quando ho scritto Trent’anni e li dimostro (più di dieci anni fa) avevo bisogno di regalarmi qualche sorriso


    2. Sappiamo che hai già pubblicato due romanzi con l’editore Baldini&Castoldi, vorresti raccontarci la tua esperienza in modo da rendere partecipe il pubblico di aspiranti scrittrici e consigliarlo sulla strada migliore da seguire?

    In verità, i romanzi che ho già pubblicato in passato sono tre: Non c’è niente che fa male così, Cuore Nero e Odyssea. Oltre il varco incantato, adesso fuori catalogo e quindi di difficilissima reperibilità a causa di varie vicende che hanno coinvolto l’editore e che preferisco non approfondire. Diciamo che è un’esperienza che mi ha fatto crescere, anche se non è andata come avrei desiderato e, allo stato attuale, nel bilancio dei pro e dei contro, sono molte di più le delusioni che ne ho ricavato delle soddisfazioni.


    3. La tua pubblicazione è passata prima per il self-publishing, consiglieresti ad altri autori questa esperienza?

    Proprio per colpa delle esperienze negative cui ho fatto cenno poco fa, a un certo punto ho deciso di fare da sola, autopubblicando Trent’anni e li dimostro, che avevo nel cassetto da diverso tempo. È stato facile, divertente, emozionante, mi ha riportata in mezzo alle persone, ai lettori, mi ha fatto sentire l’affetto della gente e mi ha ridato quella fiducia in me stessa che credevo definitivamente persa. Non solo lo consiglio, ma io stessa tornerò a servirmi del self per quei lavori più difficili da piazzare, vedi ad esempio il fantasy che al momento non suscita l’interesse degli editori tradizionali.


    4. I personaggi del tuo libro sono liberamente ispirati a persone della vita reale o sono un’invenzione della tua immaginazione?

    Un po’ e un po’. In gran parte sono frutto della mia scatenata fantasia, ma ci sono aspetti ispirati anche a persone reali, che ho incontrato, conosciuto, osservato, spiato. E a me stessa. In Trent’anni e li dimostro ho dato a Carlotta un po’ del mio sarcasmo e soprattutto quel prendersi in giro da sola che è, fondamentalmente, la sua forza vitale.


    5. Il tuo modo diretto, vero e soprattutto divertente di scrivere, porta il lettore a rilassarsi nella lettura fin dalle prime pagine, pensi sia la tua firma come scrittrice di chick-lit?

    Ho un mio stile, spero riconoscibile per i lettori, un mio modo di raccontare una storia. Scrittura fluida, periodi non troppo lunghi affinché chi mi legge non sia costretto a restare in apnea fino al punto. Ironia talvolta sfociante nella demenzialità ma anche qualche parentesi di riflessione. La mia firma è Amabile Giusti, solo io, una che non ha mai seguito corsi di scrittura, che scrive di pancia, che sbaglia tanto e impara tantissimo, che lascia sempre riposare ciò che scrive, e se non ride e non piange per prima di ciò che dovrebbe far ridere e piangere gli altri, cancella tutto e ricomincia. Una che ascolta i suggerimenti dei critici e desidera migliorarsi.


    6. C’è un genere letterario che metti al di sopra degli altri? Un genere che ti fa perdere in ore e ore di lettura?

    Non c’è un genere. Come autrice sono multiforme, versatile. Ciò che accomuna tutte le mie storie è il raccontare le emozioni della gente. Amore, dolore, tradimento, paura di crescere, paura di morire, invidia e lealtà. Neanche come lettrice ho un genere. Amo ciò che è scritto bene.


    7. Tutte noi siamo state innamorate di “un Luca”, cosa consiglieresti a quelle ragazze che si trovano nella stessa situazione della tua Carlotta?

    Luca è un personaggio da romanzo e va amato come tale. Nella vita reale un tipo così lo avrei preso a sganassoni sonori! I romanzi ci fanno sognare e sperare che il mondo sia un posto migliore e Cenerentola esista, ma la realtà il più delle volte è priva di lieto fine e i Luca di carne, a differenza di quelli di carta, alla fine lasciano solo amarezza. Per cui, ragazze, scappate a gambe levate da uno così perché non sarà mai un vero Luca ma solo una sua pessima imitazione!


    8. Durante la stesura del romanzo è andato tutto liscio o qualche personaggio ti ha dato del filo da torcere?

    Nessun filo da torcere, la scrittura è stata facile e naturale. I personaggi non mi danno mai problemi, devo dire la verità. A volte lo fanno le situazioni, certi intrecci in cui tutto deve combaciare e filare, ma mai i miei piccoli assurdi eroi.


    9. Molte lettrici, ispirate dalla tua penna, vorrebbero intraprendere la strada della scrittura: vuoi spiegare, quali regole, secondo te, sono da seguire durante la stesura di un romanzo rosa?

    Non credo di essere la persona più giusta per dare suggerimenti di questo tipo, perché io stessa non ho regole esatte, non seguo scalette né tappe preordinate. Ho in mente una trama, che si arricchisce di dettagli man mano che scrivo. Ti posso dire ciò che piace a me: un amore imperfetto, ostacolato, difficile per qualche ragione. Un’eroina determinata ma non una guerriera che non ne sbaglia una, e soprattutto non una bellona assoluta. Un eroe forte all’apparenza che rivela un lato fragile e umanissimo. Personaggi di contorno caratteristici. E soprattutto, nei romanzi, la seduzione è più intrigante dell’amore, per quanto mi riguarda. Due che si incontrano, si amano e vissero tutti felici e contenti, mi annoiano a morte. Voglio problemi, fraintendimenti, nodi intrecciati e più ce ne sono più mi diverto. E non voglio sapere cosa succede dopo, non voglio vederli circondati di pargoli a giocare al cavalluccio dinanzi al fuoco, è una cosa che nei romanzi d’amore proprio non sopporto. Mio gusto personale, è ovvio.


    10. C’è qualche succulenta novità in serbo per noi? Qualche nuovo personaggio pronto ad uscire dalla tua penna?

    Sì, sto scrivendo una nuova storia, di cui non posso dire nulla, qualcosa che, ne sono sicura, sorprenderà i miei lettori. Posso solo dire una cosa: per la prima volta il mio protagonista sarà un uomo tutt’altro che bello.

     

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