8 marzo 2011

Dal libro al (tele)film: True Blood

Sookie Stackhouse: carina, bionda, decisamente non troppo prestante e certamente non troppo intelligente, lavora come cameriera al Merlotte's, l'unico locale di ritrovo di Bontemps -una cittadina di poche anime situata in Louisiana. L'unica caratteristica che la rende diversa dalla norma  è che è dotata di un potere telepatico che le consente di ascoltare i pensieri di tutti. Almeno così crede, finché Bill Compton non si presenta al Merlotte's chiedendo un bicchiere di True Blood: sangue sintetico.
Sookie si rende conto con stupore che non può ascoltare i suoi pensieri, perché Bill è un vampiro, il primo che le capiti d'incontrare; sa della loro esistenza,  naturalmente, perché se ne discute molto in tv: dibattiti, soprattutto, su quali possano essere i loro diritti trattandosi di esseri giuridicamente morti. Ombroso e riservato, Bill suscita un enorme fascino in Sookie, perché con lui può permettersi di abbassare le barriere mentali che è costretta a erigere per non dover ascoltare i pensieri altrui. E, paradossalmente, sarà proprio Sookie a salvargli la vita, poco dopo.
Ma la relazione tra i due è solo un ingrediente di questa serie tv sex&blood: a Bon Temps, infatti, iniziano ad avvenire spaventosi omicidi, e tutti sembrano portare ai vampiri. Un thriller lungo dodici episodi, dunque, o anche un urban fantasy, se volete, ma non chiamatelo romance, perché vi sbagliate di grosso.

Inutile girarci intorno: questa serie -la prima stagione soprattutto- è favolosamente trash. Nel senso che c'è troppo di tutto: troppo sangue, troppo sesso, troppo nudo, troppa teatralità. Ma ha una marcia in più che la pone a un livello differente rispetto ai mediocri romanzi da cui è tratta (il ciclo di Sookie Stackhouse della scrittrice americana di mezza età Charlaine Harris). Per il momento, avendo io letto solo il primo, Finché non cala il buio, farò riferimento alla prima stagione del telefilm.

Inizierò dalla caratteristica principale, l'ambientazione: libro e film hanno entrambi luogo in Louisiana; le atmosfere dell'arretrata regione americana sono rese superbamente nella serie tv -fotografia stupenda, musiche adeguate, costumi e scenografie perfetti-, decisamente male nel libro che non sviluppa adeguatamente questo elemento; la Louisiana presenta un'alta percentuale di uomini e donne di colore, e sono tuttora diffuse le pratiche culturali delle antiche etnie, primo tra tutti il voodoo: nella serie tv, la migliore amica di Sookie è la ragazza di colore Tara, assente nel libro, e figlia di un'alcolizzata che si affida agli esorcismi di una maga -o sedicente tale- che opera per l'appunto il voodoo. L'alterità razziale di Tara, che non è del tutto esente dall'essere vittima di pregiudizi razziali, riflette il divario tra umani e vampiri, ma, soprattutto, il movimento vampirico si fa allegoria del movimento per i diritti LGBT [in una scena della sigla iniziale, per esempio, si può scorgere la scritta su un manifesto God hates fangs, che può tradursi come Dio odia le zanne ma che è un chiaro riferimento alla frase God hates fags, Dio odia le checche], elementi, anche questi, che nel libro sono appena accennati nonostante avrebbero potuto esserne il principale punto di forza.

Già che ho citato uno dei personaggi, passerò al cast: oltre alla scorbutica Tara (Rutina Wesley), i personaggi protagonisti sono molto meglio approfonditi; Sookie (Anna Paquin) è divertente nella sua imbranataggine, e si prende molto meno sul serio della sua controparte cartacea, soprattutto perché il telefilm non è completamente incentrato su di lei. Personalmente, la Paquin mi piace molto, anche se avrebbero potuto fare un favore alle mie orecchie e darle una voce italiana diversa da quella dell'antipaticissima Federica de Bortoli, doppiatrice che a qualsiasi personaggio sa conferire un tono da bambina idiota e viziata. Bill Compton (Stephen Moyer -se siete amanti del gossip sappiate che lui e Anna Paquin si sono da poco sposati) è anche lui molto meglio gestito che nel libro, più combattuto, se vogliamo; forse -ma anche qui sono gusti personali- avrebbero potuto scegliere un attore con un'aria più dark e meno da cane bastonato con i capelli perennemente unti. A Sam Merlotte (Sam Trammel), il gestore del locale presso cui Sookie lavora, da sempre innamorato di lei, nel libro veniva dato misero spazio, mentre nella serie tv ha molta più personalità (si fa per dire: il personaggio è contraddistinto da una notevole debolezza di carattere). Pollice in su anche per Jason Stackhouse (Ryan Kwanten), il fratello dongiovanni di Sookie, il cui volto televisivo possiede il perfetto connubio tra il dolce fascino di un ragazzino birbante e l'erotismo uno sciupafemmine. Enorme menzione va data a Lafayette (Nelsan Ellis), cuoco gayo (molto gayo) del Merlotte's che nel romanzo viene a stento nominato ma che nel telefilm ha il ruolo di spalla comica, certamente il comprimario migliore. E adesso andiamo, letteralmente, al dulcis in fundo, con due personaggi cui nel primo libro del ciclo viene dato ben poco spazio, ma che rappresentano la coppia cardine -secondo parere mio e di molti altri telespettatori- della serie: parlo, naturalmente, di Eric Northman (Alexander Skarsgaard) e di Pam de Beaufort (Kristin Bauer), vampiri senza scrupoli che tentano di sfruttare ai propri scopi i poteri telepatici di Sookie. Eric è il proprietario del Fangtasia, locale piuttosto ambiguo in cui gli umani possono incontrare vampiri con cui intrattenere rapporti sessuali, e in cui avviene lo spaccio del sangue di vampiro (il V), potente droga e potenziatore sessuale la cui vendita è proibita sia dalle autorità umane che da quelle vampiriche. Dalle antiche origini vichinghe, Eric, il cui attore è effettivamente svedese, è un personaggio geniale per bellezza, fascino, sarcasmo, e degna compagna gli è Pam, 'figlia' vampira bisex. Vi accenno appena gli altri volti: un'aggiunta importante, che però avrà il suo peso nelle stagioni successive alla prima, è quella della bellissima Jessica Hambry (Deborah Ann Woll), giovane ragazza di famiglia cattolica conservatrice, rapita e vampirizzata; Hoyt Fortenberry (Jim Parrack), collega di Jason vessato da una madre apprensiva, che nelle stagioni successive si allontanerà parecchio dalla sua aria da teddy bear con cui viene presentato nel libro; Arlene (Carrie Preston), collega del Merlotte con matrimoni naufragati alle spalle; Rene Lenier (Michael Raymond-James), l'attuale compagno di Arlene; Andy Bellefleur (Chris Bauer), lo sfortunato e imbranato poliziotto. Tutti più approfonditi, pronti alla battuta divertente, lontani dal patetismo delle loro controparti cartacee.

La sceneggiatura, oltre all'aggiunta di numerosi personaggi, si prende diverse libertà, riuscendo a migliorare notevolmente la mancanza di suspance, le pecche narrative, e le banalità di cui era pieno Finché non cala il buio.

Cosa, in definitiva, ha saputo catturare una detrattrice di vampiri moderni come la sottoscritta? Semplice: la serie tv -e parzialmente il libro- riesce a restituire dignità alla figura del vampiro. Non più liceale emotivamente instabile, il vampiro torna a essere veramente soggetto parimenti erotico e spaventoso: i vampiri della Harris sono belli, certamente, ma di una bellezza che contiene il visibile germe della morte. Avvicinarli è una sfida alla morte, e non perché potrebbero mordere, ma perché hanno perduto i sentimenti, i valori e i codici etici umani: sono vampiri, sono esseri dalle parvenze umane ma abissalmente differenti dagli uomini. Non sono oggetti di fantasie adolescenziali, ma strumenti per pratiche masochiste.
E la protagonista lo scoprirà a sue spese, perché la vita non è rose e fiori quando si tratta di vampiri: persino quello più umano lo è solo in apparenza. Volete mettere con la sublime farsa di Twilight, che mette in scena una ridicola e scontata lovestory tra un vampiro solo di nome e una vergognosa esponente del sesso femminile innanzi a cui cent'anni di lotte d'emancipazione vanno in fumo?

True Blood è diretto da Alan Ball (già creatore di Six Feet Under) e prodotto negli USA dalla HBO (la stessa emittente che, tra poco più di un mese, inizierà a trasmettere Game of Thrones), e la prima messa in onda in patria risale al 2008. In Italia è stato trasmesso su Fox nel 2009 (sono andate in onda tutte e tre le stagioni attualmente disponibili - la quarta è in produzione), mentre in chiaro ne ha acquistato i diritti MTV, che al momento ha trasmesso solo la prima serie.



5 Commenti a “Dal libro al (tele)film: True Blood”

  • 8 marzo 2011 12:40
    Pythia says:

    Ho scoperto prima i romanzi e poi il telefilm: letti i primi tre, mi sono data al piccolo schermo con il risultato che i romanzi mi sono andati in disgrazia proprio per colpa della serie tv.
    Il lato positivo del telefilm è che indubbiamente ha uno spazio molto più ampio rispetto sia a un romanzo che a un film e che quindi è possibile approfondire temi appena toccati e dare vita a personaggi nuovi, anche se opinabili.
    Quello che non mi è piaciuto è l'eccesso di sesso e certe scelte decisamente stucchevoli. La Paquin mi faceva venire la nausea con tutti quegli scuotimenti di testa appena apre bocca: fastidiosa.
    Decisamente positiva la colonna sonora, a partire dalla sigla.

    PS: Sakura, i vampiri grazie a dyo non sono solo quelli della Meyer :-P

  • 8 marzo 2011 18:35
    sakura87 says:

    Py, se avessi letto solo la Meyer i miei sarebbero discorsi campati sul niente =P
    Ho letto Stoker, LeFanu, Rice, Hamilton, Meyer, Harris, King, Martin, Lindqvist, e ho sul comodino Polidori. Lo so, si può fare di meglio in effetti.

  • 8 marzo 2011 21:26
    Pythia says:

    Ce l'ho, ce l'ho, ce l'ho, ce l'ho, ce l'ho, ce l'ho, manca, manca, ce l'ho :D

  • 9 marzo 2011 16:37

    Dite quel che volete, per me dopo Lestat è venuto giù il diluvio U.U
    (comunque True Blood è spassoso, lo ammetto)

  • 9 marzo 2011 17:36
    Pythia says:

    Lestat *_*

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