7 marzo 2011

La casa degli incontri - Martin Amis

Il protagonista di questa bruciante confessione non può proprio definirsi un eroe: è un uomo istintivo e violento, che durante la Seconda Guerra Mondiale "si è fatto strada in quella che sarebbe stata chiamata Germania Est a suon di stupri", ma allo stesso tempo è un individuo capace di grandi slanci emotivi e dotato di una sensibilità che può solo definirsi "tipicamente russa".
Ormai è vecchio e l'antica autoindulgenza ha lasciato il posto al rimorso e all'amarezza: decide di tornare in patria - da cui era fuggito vent'anni prima - e intraprendere un ultimo disperato viaggio attraverso la Siberia, nei luoghi che lo videro internato in un gulag da dopo la guerra fino al mutamento del clima politico successivo alla morte di Stalin.
Le giornate al suo interno sono scandite da un implacabile calendario di violenze: nel campo la vita nuda si rivela in tutta la sua crudeltà e quell'esperimento chiamato Unione Sovietica viene a reclamare il suo costo in vite umane.
A Norlag, un inferno artico "poco sopra il sessantanovesimo parallelo", è rinchiuso anche il fratellastro del narratore, Lev. A dividerli non sono solo le inclinazioni - Lev è un poeta e un pacifista - ma anche l'amore di Zoya, una giovane ragazza ebrea, bellissima e sensuale, che con la sua scelta decide il destino dei due uomini.

Recensione

La casa degli incontri è il nome che i detenuti del gulag di Norlag hanno affibbiato a una baracca poco più confortevole delle normali camerate, destinata a ospitare gli incontri tra i prigionieri e le loro mogli o compagne. A quegli incontri è riservato un trattamento di lusso rispetto alle normali condizioni di vita del gulag: cibo caldo, alcune comodità e un po' di riservatezza.

Nel caso di Lev e Zoya, per i quali quell'incontro coincide con la luna di miele, la casa degli incontri però ha un terzo protagonista: il fratello di Lev, che è la voce narrante del romanzo, il 'protagonista nell'ombra', anche lui innamorato di Zoya e della sua vitalità, del suo vitino da vespa e della sua spregiudicatezza.
Figli di un'insegnante ma di padri diversi, i due fratelli sono cresciuti nella fede per l'ortodossia sovietica ma entrambi, in momenti diversi, diventano vittime delle purghe staliniste e finiscono per ritrovarsi, diversi come sono per carattere e aspetto, nello stesso gulag con la prospettiva di una detenzione senza fine e, più realisticamente, di una morte in seguito alle disumane condizioni di vita nel gelo siberiano.

Le loro vicende diventano un esempio paradigmatico dello stile di vita dei gulag: le divisioni in gruppi finiscono per ricalcare una struttura sociale ispirata in tutto e per tutto al mondo esterno; ci sono i secondini, ci sono i delatori, gli omosessuali, i picchiatori e via dicendo, con una gerarchia rigidamente strutturata. La sopravvivenza è legata all'appartenenza a uno di questi gruppi e mentre il fratello maggiore con atteggiamento pragmatico trova subito una sua posizione, Lev resta ancorato ai suoi idealismi e alla speranza di riuscire a tornare da Zoya.

Parrebbe destinato a non durare a lungo, Lev, gracile e poco realista; il fratello quasi se lo augura, nella speranza di subentrargli nel matrimonio con Zoya. Invece a dispetto delle previsioni Lev supera tutte le difficoltà, dai turni di lavoro massacranti al gelo, fino alla rivolta che segue la notizia della morte di Stalin.

L'apertura dei gulag, naturale conseguenza del revisionismo di Krusciov sulle purghe staliniste, più che una liberazione di poveri oppressi assomiglia però più alla libera uscita per una teoria di maniaci, violenti e criminali.
Lo stesso narratore s'è macchiato dei peggiori crimini, il minore lo stupro, come soldato dell'Armata Rossa nella Germania nazista. In lui ogni forma di umanità sembra essere morta in guerra, rimane solo la fiamma del desiderio che arde per Zoya, ma è una scintilla colpevole, perché per essere consumata presuppone la morte del fratello.

Il racconto prende la forma di una confessione che il protagonista, tornato, anziano, a morire nella sua madrepatria, dopo esserne fuggito agli inizi degli anni '80, rende attraverso alcune lettere a Venus, la figlia avuta da una compagna dopo la fuga oltre la Cortina di Ferro. In questo percorso autobiografico, pervaso di tristezza e scontento, il fratello maggiore cerca insieme di spiegare alla figlia cresciuta nella cultura occidentale lo spirito del popolo russo e le sue scelte, la sua incapacità di superare realmente i propri blocchi emotivi, che lo portano a vedere nelle donne dei meri oggetti.

Vicino alla morte torna nel gulag, un viaggio di addio alle immensità degli spazi siberiani, e passeggiando tra le rovine del campo di detenzione riesce a trovare anche i resti della 'casa degli incontri'. Rimane poco più di qualche gradino di mattoni sepolti dall'erba della taiga, ma è tutto quel che resta della sua vita: un briciolo di coscienza, sventrata dalla guerra prima e stuprata dopo da una vita senz'anima, anche se confortata dal benessere economico.

Il protagonista fa un parallelo tra la sua vicenda, quella della URSS staliniana e della Russia post-comunista: mentre scrive le sue ultime lettere-testimonianza alla figlia Venus la notizia di cronaca è l'assalto di terroristi ceceni a una scuola nell'Ossezia del Nord. Lui prevede l'esito dell'attacco in un bagno di sangue innocente, sostenendo che la mancanza di coscienza fa parte dell'anima dello spirito russo come una tara genetica, e che questo sta portando alla morte lenta della nazione, ma in realtà queste parole si adattano anche alla sua storia. E il suo viaggio alla ricerca di una spiegazione, una ragione nella tundra di Norlag sembra suggerire che un briciolo di consapevolezza tuttavia c'è anche in lui, non solo nell'animo poetico di Lev o nel coraggio dell'ebrea Zoya, ad acuire la sua sofferenza.

La forza narrativa di Amis è tutta diretta a esplorare il vuoto siberiano all'interno del protagonista, come indica la scelta della prima persona; questo però da un lato non approfondisce tutto il contesto circostante, che risulta una sorta di scenario grigiastro e indistinto, adatto in questo al mood emotivo del protagonista; dall'altro il ritratto dello stesso si concentra sulla sua inespressività/incapacità di avere sentimenti - peraltro parzialmente smentita dalla vergogna con cui scrive alla figlia e dal bisogno di annegare i ricordi nella vodka - e lascia nell'ombra sia il passato, mai rinnegato, delle violenze durante la guerra, sia la fase posteriore con la scalata economica da mercante d'armi, prima in Russia poi negli USA.
Tanto che il protagonista da un lato non assurge a figura esemplare di cattivo, dall'altro non è rappresentativo come vittima dello stalinismo. E non riesce fino in fondo, per quanto il tratto narrativo sia abile e letterariamente cesellato, a toccare da vicino il lettore.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La casa degli incontri
  • Titolo originale: The House of meetings
  • Autore: Martin Amis
  • Traduttore: Giovanna Granato
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione:2008
  • Collana: Supercoralli
  • ISBN-13: 9788806190545
  • Pagine: 214
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,00

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