5 settembre 2010

Finché non cala il buio - Charlaine Harris

Sookie Stockhouse fa la cameriera in una piccola cittadina della Louisiana. È una persona tranquilla e riservata, che se ne sta per i fatti suoi e non ha amici con cui uscire... non perché non sia graziosa, no, anzi. Il problema è solo che... ecco, Sookie soffre di quella che considera una sorta di 'infermità': è in grado di leggere nella mente della gente, e questo non la rende un soggetto facile con cui avere una relazione. E poi arriva Bill. È alto, bruno, avvenente... inoltre Sookie non riesce a sentire una sola parola di quello che lui sta pensando. Esattamente il genere di uomo che ha aspettato per tutta la vita. Però anche Bill ha un problema: è un vampiro che gode di una cattiva reputazione e frequenta tipi strani, perfino sospettati di efferati delitti. E quando uno dei colleghi di lavoro di Sookie viene ucciso, lei comincia a temere di poter essere la prossima vittima...

Recensione di Valetta

In fatto di letteratura sui vampiri i miei precedenti finora si riducono alla saga di Twilight (che a detta di molti è un po' un insulto al genere) e al film Intervista col vampiro, mi è quindi difficile valutare l'originalità di questo libro, primo della serie Sookie Stackhouse, o il suo valore nel panorama del genere horror; pertanto spero di non offendere gli amanti del genere con considerazioni banali.

Innanzitutto si può dire che Finché non cala il buio è decisamente più fedele alla tradizione vampiresca rispetto alla saga della Meyer; in questo libro, infatti, ci sono tutti gli ingredienti fondamentali del caso: zanne puntute, sangue, sete (di sangue, naturalmente), che si sposa e si confonde con il desiderio sessuale. I vampiri, come da manuale, si inceneriscono al sole, dormono nelle bare e temono aglio e argento. E, naturalmente, godono di quel perverso fascino che da sempre nella mitologia suscita il principe delle tenebre, capace al contempo di terrorizzare a ammaliare le sue vittime.

L'elemento di originalità sta nell'idea di una ipotetica realtà in cui vampiri e umani tentano una convivenza pacifica, grazie all'invenzione di sangue sintetico che dovrebbe sopperire alla sete naturale degli zannuti. I vampiri escono quindi allo scoperto e, mentre c'è chi cerca di vivere "mainstream", integrandosi con gli essere umani, altri preferiscono mantenere le vecchie abitudini un po' selvagge. Lo spunto è interessante e potrebbe essere sviluppato in modo originale date le varie problematiche di integrazione che questa realtà comporta, ma la Harris non è certo un premio Pulitzer, o comunque non è questo il suo scopo; al contrario, confeziona una sorta di thriller in salsa vampiresca, con una buona dose di sesso e sangue, ed un'ambientazione classica da profondo Sud degli Stati Uniti dove i vampiri non sono gli unici ad avere scheletri negli armadi.
Un classico piccolo ambiente di provincia apparentemente innocuo viene risvegliato dalla sonnolenza da una catena di delitti che coinvolgono giovani donne sole, dalla vita sessuale piuttosto movimentata e oggetto dei più maligni gossip a cause della loro passione nello scegliersi vampiri come amanti.

La giovane Sookie, cameriera nel pub locale, si trova suo malgrado coinvolta nelle indagini, anche grazie ad una sua abilità particolare, la telepatia, da lei vissuta come forma di infermità a causa delle numerose sofferenze che da sempre le ha causato il fatto di essere spettatrice involontaria dei più intimi pensieri altrui.
A lei si affianca l'affascinante vampiro Bill, il quale possiede una mente inaccessibile alla nostra Sookie, che per questo motivo trova subito l'aitante non-morto estremamente attraente.

Questa tendenza a inventarsi amori eterni su basi pressoché inesistenti è uno dei numerosi elementi che la Harris ha in comune con la Meyer e che mi hanno spinto, appena terminato il libro, ad andare a verificare quale dei due romanzi fosse stato pubblicato per primo. Soprattutto all'inizio di questo libro, infatti, ho avuto una fastidiosa sensazione di deja vu: il racconto è sempre dal punto di vista della protagonista, la quale ha una qualche forma di "disabilità" che la differenzia dalla massa e possiede un fascino irresistibile per qualunque essere di sesso maschile, sia vivo che morto. Inoltre queste eroine, nonostante sbandierate professioni di indipendenza e femminismo, finiscono sempre nelle mani di ometti ben decisi a trattarle da bamboline non autosufficienti. Si ha un po' l'impressione che il sogno erotico di queste casalinghe del sud degli Stati Uniti sia il maschio forte, protettivo fino alla prevaricazione, abituato a dirigere gli eventi a proprio piacimento indipendentemente dai desideri di coloro che dicono di amare. Per dire: è mai possibile che un tizio che si professa tuo amico, si insinua in casa tua con l'inganno, a tua insaputa ti osserva mentre ti fai la doccia e ti cambi, si infila nudo nel tuo letto e quando tu lo scopri invece di prenderlo a calci dove merita rimani commossa dal suo gesto, perché alla fine lui voleva solo proteggerti? Mah..

In conclusione comunque il bilancio è decisamente dalla parte della Harris: il libro è simpatico, ha una trama, c'è azione, e, pur coi suoi difetti, Sookie è decisamente una protagonista più grintosa e meno amorfa della povera Bella. Inoltre la Harris ha un vocabolario formato da qualcosa di più dei dieci vocaboli che la Meyer alterna nella sua saga.

Giudizio:

+3stelle+

Recensione di Sakura

Premessa: non è il solito libro di vampiri che leggo per amore del trash. Mi sono imbattuta, infatti, nella serie televisiva True Blood (di cui non sono fan, ma che apprezzo) e dopo una serie e mezzo di risate devo dire che mi sono abbastanza appassionata, grazie anche alla presenza di bravi attori.
Sapendo dell’esistenza di un ciclo di libri e della loro discrepanza con la storyline della serie tv a partire dalla seconda stagione, ho deciso di leggere almeno il primo per potermi fare un’opinione di Charlaine Harris ed eventualmente continuare con la lettura.
Esperimento fallito.

Sookie Stackhouse è una ragazza di ventisei anni che lavora come cameriera in un locale, il Merlotte’s, uno dei pochi luoghi di ritrovo del minuscolo paesino di Bon Temps, Louisiana. Vive con la nonna, e da tutti viene trattata come una ritardata perché in possesso di un dono telepatico che le consente, quando non innalza solide barriere mentali, di leggere nel pensiero di chiunque. Una notte, durante il suo turno, si presenta al locale Bill Compton, un vampiro originario di Bon Temps che, grazie alla morte dell’ultimo Compton, secondo le leggi vigenti è tornato in possesso della residenza di famiglia. Ha dunque deciso di viverci, sforzandosi di integrarsi tra gli esseri umani. Nella società moderna, infatti, l’esistenza dei vampiri è riconosciuta, esistono leggi per tutelarli, e i giapponesi hanno creato un sangue sintetico, il True Blood, per permettere loro di nutrirsi senza mietere vittime.
Sookie scopre che non può leggergli nel pensiero, presumibilmente perché è un vampiro, e che la sua compagnia inevitabilmente la rilassa perché non è costretta a erigere alcuna barriera mentale. Tra i due scatta la scintilla quando Sookie salva Bill da una coppia di delinquenti decisi a dissanguarlo (il sangue di vampiro è infatti una costosa droga con poteri guaritivi, nonché un potenziatore sessuale): la ragazza scopre di essere attratta da lui, e il loro legame si stringe quando Bill la salva a sua volta dalla vendetta dei due coniugi.

La trama principale, tuttavia, non ruota attorno alla storia d’amore tra i due personaggi, si concentra bensì su alcuni misteriosi omicidi che avvengono a Bon Temps: donne vampirofile (masochiste che amano farsi succhiare il sangue dai vampiri durante i rapporti sessuali) ritrovate strangolate da un ignoto assassino. Jason, il fratello di Sookie, ha avuto rapporti sessuali con tutte loro, ma anche Bill è sospettato, così la ragazza si trova a indagare suo malgrado avvalendosi dei propri poteri.

Charlaine Harris non ha il minimo talento nello scrivere. Fin dalle prime pagine ho avuto letteralmente la pelle d’oca per lo stile da teenager, sebbene Sookie abbia ventisei anni e la Harris abbia superato la mezza età:

Dovete capire che io non esco molto, e non perché non sia graziosa, dato che lo sono: ho ventisei anni, sono bionda con gli occhi azzurri, le mie gambe sono forti, il mio seno è abbondante e ho un vitino di vespa. Faccio una splendida figura nell’uniforme estiva da cameriera che Sam ha scelto per noi: short neri, T-shirt bianca, calzini bianchi e Nike nere.

Constatazione compiaciuta delle proprie grazie, descrizione dell’abbigliamento: la Harris è pronta a tornare in un sito di fanfiction.
Il narratore si mantiene in prima persona per tutto il libro, cosa che, nonostante si possa credere il contrario, è quanto di più difficile da gestire, dovendo restituire non solo in modo completo ed esauriente le emozioni del protagonista e ciò che i suoi occhi vedono, ma anche quelle degli altri personaggi senza però poterne, ovviamente, riportare i pensieri o lo sguardo. Ci vuole una buona penna per creare un romanzo in prima persona che non sfiori il diario scolastico, e la Harris non ce l'ha: Sookie parla un po' troppo del suo abbigliamento e del suo personale e un po' troppo poco dei suoi sentimenti e delle sue emozioni; l'innamoramento verso Bill scatta in maniera quasi automatica e passiva (nonostante poi ci sia dovizia di particolari durante il sesso di cui non si sentiva proprio la mancanza) e le scene più tragiche, quali la sua quasi-morte iniziale per mano dei coniugi Rattray, o il ritrovamento della collega morta e successivamente -addirittura- della nonna scivolano via in una o due righe, senza che di fatto la Harris sfiori anche lontanamente un livello di analisi delle reazioni di Sookie soddisfacente. Il personaggio si limita a constatare la vicinanza della sua morte, o la presenza di un cadavere, poi il discorso si sposta altrove.

Incassai un altro calcio, alla colonna vertebrale, poi i colpi cessarono. Però quell’ultimo calcio mi aveva fatto qualcosa di terribile: udivo il mio respiro stentato e uno strano suono gorgogliante che pareva provenire dai miei polmoni. [breve cambio di scena su elementi difficilmente registrabili da una persona con la schiena spezzata] “Sto morendo”, dissi, affrontando quella che mi appariva come una realtà sempre più tangibile.
Dawn giaceva supina sul letto, tra le coltri in estremo disordine, aveva le gambe allargate, il volto gonfio e scolorito e la lingua che le sporgeva dalla bocca, coperta di mosche.
Sentii Rene sopraggiungere alle mie spalle.
“Chiama la polizia”, gli dissi.
Accesi l’ultima luce. La cucina era…
Cominciai a urlare […].
Nello stesso indecentemente superficiale modo, la Harris affronta altri temi delicati quali, ad esempio, le molestie di Sookie da parte dello zio quando era una bambina. Pathos zero.
Inoltre, nonostante la serie televisiva affrontasse il tema del razzismo, esplicitato non solo nel binomio vampiri/umani ma anche in quello bianchi/neri, il tema nel romanzo è appena accennato, anche perché non vengono restituite le atmosfere della Louisiana così pittoresche nel telefilm.

Purtroppo, a causa del pessimo stile e della superficialità succitati, non si salvano nemmeno i personaggi: Sookie, nonostante sia il narratore interno, è estremamente piatta (anche se, fortunatamente, almeno è una donna del ventunesimo secolo di tutto rispetto, che non si fa mettere i piedi in testa da un fidanzato appartenente al secolo precedente e non è soggetta a lui o alla sua volontà sessuale in tutto o per tutto), così come lo sono, per riflesso, tutti coloro che conosciamo attraverso i suoi occhi: il vampiro Bill, che sta cercando di adeguarsi ai tempi e di convivere con gli esseri umani; il fratello Jason, libertino e attaccabrighe; Arlene, l’amica cameriera con quattro matrimoni naufragati alle spalle; Sam, il datore di lavoro, dalla personalità estremamente debole; il poliziotto Andy; il potente vampiro Eric, che vorrebbe usare i poteri della protagonista per i suoi scopi.

Volendo continuare a sparare sulla Croce Rossa, la narrazione è anche costellata da piccole incongruenze, come Jason che parcheggia a un metro dai piedi di Sookie e poi si avvia a grandi passi verso di lei (è un folletto?).

Il mio consiglio è chiaro: se la trama vi stuzzica, guardate la serie tv. L’inizio è zoppicante e l’enfasi posta sulle scene di sesso è eccessiva, ma è molto meglio gestita rispetto ai romanzi, grazie anche all’inserimento di nuovi personaggi o allo sviluppo maggiore di altri già presenti nel ciclo.


Elenco di romanzi del ciclo Sookie Stackhouse:
  • Finché non cala il buio (Dead Until Dark) (2001)
  • Morti viventi (Living Dead in Dallas) (2002)
  • Il club dei morti (Club Dead) (2003)
  • Morto per il mondo (Dead to the World) (2004)
  • Morto stecchito (Dead as a Doornail) (2005)
  • Decisamente morto (Definitely Dead) (2006)
  • Morti tutti insieme (All Together Dead) (2007)
  • Di morto in peggio (From Dead to Worse) (2008)
  • Morto e spacciato (Dead and Gone) (2009)
  • Dead in the Family (2010)
  • Dead Reckoning (2011)

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Finché non cala il buio
  • Titolo originale: Dead until dark
  • Autore: Charlaine Harris
  • Traduttore: Guarnieri A.
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Lain
  • ISBN-13: 9788876250583
  • Pagine: 343
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12.00 Euro

1 Commenti:

  • 3 settembre 2009 15:01
    Pythia says:

    Recensione interessante, ma un piccolo appunto: la letteratura vampiresca è ben altro dalla Meyer e dalla Harris ;-)

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