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23 agosto 2017

Le parole dello Sciamano - Mayu Tuntìak

Lo Sciamano Francesco Tsunki de Giorgio, rispondendo alle domande postegli da uno dei suoi allievi - Mayu Tuntíak - descrive la natura nascosta della realtà, proponendo immagini ricche di senso, espressioni evocative e miti. Gli Spiriti, il Potere, il Grande Sogno, l'Altra Realtà non sono concetti spiegabili così come siamo abituati a intendere, ma la forza evocativa del linguaggio utilizzato dallo Sciamano permette di liberare la mente dalle tante barriere costruite e aprirsi ad accogliere il senso più profondo dell'esistenza

Recensione

Le parole dello Sciamano più che un romanzo-intervista è un ottimo vademecum per approcciare al mondo dello sciamanesimo che, premetto, non è di immediata e semplice comprensione ma che, una volta trovato un punto di accesso, diventa un universo straordinario e pieno di ricchezza. Mi sono imbattuta in questo libro nel corso di una ricerca di testi per la bibliografia della mia tesi di laurea magistrale dove un capitolo è interamente dedicato allo sciamanesimo, al mondo zen e allo spiritualismo ed ho iniziato perciò la lettura con una adeguata preparazione di base – che credo fondamentale per poter abbracciare al meglio il profondo significato di questo romanzo.

Generalmente l’opinione comune etichetta lo sciamanesimo come una delle tante religioni orientali che, peccando di sincretismo, si omogenea ad un credo occidentale new age: in realtà lo sciamanesimo – così come lo zen – è uno stile di vita, un insieme di credenze, usi e costumi che si tramandano e che vengono condivise da una comunità.

Un forte imperativo morale è alla base della disciplina sciamana che non ammette mezze misure né tantomeno compromessi, professando una regressione feconda nella Natura attraverso la quale l’uomo, può ritrovare un’armonia fisica e spirituale. Ovviamente la vita secondo la visione sciamana è costellata dall’interazione con Spiriti che auspicano o meno la buona sorte e la buona riuscita di qualsiasi attività, mostrando il cammino che sarebbe meglio prendere se intenzionati a raggiungere il successo o la soddisfazione delle aspirazioni: questo non implica obblighi o alcuna forma di predestinazione, anzi l’estremismo è nemico dello sciamano e di chi come lui abbraccia questo stile di vita.

Lo sciamano Francesco Tsunki De Giorgio risponde alle domande del suo allievo Mayu Tuntiak per rispondere ai dubbi e agli interrogativi più comuni che caratterizzano il mondo dello sciamanesimo. Attraverso le risposte il lettore, si costruisce lentamente un quadro della visione sciamana, la quale sostiene che la nostra realtà è solo una proiezione materiale di superficie; esiste infatti un’ Altra Realtà che ha la consistenza dei sogni o delle visioni sciamaniche in cui ogni cosa è vera ed è chiara: qui si trova l’onniscienza preclusa a noi esseri umani perché sprovvisti della pan-visione che consentirebbe la comprensione totale. Il dibattito tra ritualità dei curanderi – ossia dei guaritori – e la scienza trova qui una spiegazione molto semplice ma suggestiva: la scienza ha ormai occupato un posto di rilievo nel campo della cura delle malattie e dunque gode di grande concentrazione di Potere, più ci sono possibilità in cui riporre speranze più il Potere si frantuma e perde di efficacia ma la scienza appartiene alla realtà-fittizia materiale mentre l’arte del curandero è tipica dell’Altra Realtà. L’assunto di base è che non si cura il corpo se è necessario curare lo spirito prima. Quindi sciamanesimo e scienza appartengono a due realtà differenti: la scienza opera nella realtà materiale mentre lo sciamanesimo nell’ Altra Realtà. Tutto l’Universo si basa sulla circolazione e sul flusso continuo di Potere che nulla ha a che vedere con l’Energia: entrambe sono risorse che si consumano ma mentre l’Energia ha una natura potenziale, il Potere è la trasformazione di essa in atto passando attraverso i giusti canali. Una porta si può aprire sia con Potere - utilizzando una chiave – sia con l’Energia – sfondandola a spallate.

Francesco Tsunki De Giorgio parla attraverso l’evocazione di immagini e attraverso esempi che esplicano benissimo i concetti, sicuramente di difficile comprensione se prima non ci distacchiamo da uno scetticismo consolidato. La sua risolutezza e la sua apparente rigidità sono espressione di una ferma disciplina che appartiene tipicamente alla figura dello Sciamano di una comunità.

Il romanzo è un viaggio attraverso un punto di vista diverso da quello convenzionalmente occidentale cui siamo soliti rispecchiarci e offre importanti spunti di riflessione sull’importanza della Natura e sul rispetto che per essa l’Uomo sembra aver dimenticato.

La compensazione e lo scambio reciproco di energie – sfatando il credo del karma – ci fanno capire come la nostra vita sia tutta una questione di equilibrio, anche se si è scettici a riguardo, bisogna ammettere che forse questo modo di vedere le cose non è poi così sbagliato, anzi.

Ho apprezzato molto il lavoro di Mayu Tuntiak e ci tengo a sottolineare che il mondo che il suo libro racconta è una ricchezza che andrebbe preservata perché ci consente di posare il nostro sguardo oltre il solito confine e ci permette di navigare in acque sì sconosciute e forse anche un po’ insolite, ma se ci fermiamo a considerare la Natura come un luogo in cui sprofondare nei momenti di collasso ed insicurezza non ci sembrerà poi tutto così strano.

Se pensiamo ai testi di Worringer, Lacan e Freud che ci dicono tanto di questo ritorno alla Natura tipico dell’Uomo e sono autori autori che per molti aspetti sono sulla stessa lunghezza d’onda dello Sciamano, tutto questo non ci sembrerà un mero castello campato in aria né tantomeno lo Sciamano apparirà come “un santone delirante ambientalista” – come la maggior parte della gente potrebbe etichettarlo.

Consiglio il testo a chiunque voglia fare un viaggio in un mondo diverso ma non tanto lontano dal nostro e a chi voglia misurarsi con un punto di vista illuminante. Ringrazio l’autore per la scelta coraggiosa di pubblicare un testo su tematiche lontane dal target comune e soprattutto ringrazio lo Sciamano per le preziose informazioni e spiegazioni date su questa nuova realtà a metà tra il sacro ed il profano.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le parole dello Sciamano
  • Autore: Mayu Tuntìak
  • Editore: Youcanprint
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Youcanprint Self-Publishing
  • ISBN-13: 9788892632141
  • Pagine: 266
  • Formato - Prezzo: Brossura -17,90 Euro

11 aprile 2016

Cabala City - Marco Pedullà

Cabala City è il primo volume di una trilogia figlia di un futuro distopico. La trama ripercuote le gesta di Betty Braun e delle incredibili peripezie dei suoi amici. Un libro che farà piangere, ridere, divertire e che tratterà con sarcasmo e irriverenza alcuni dei temi più sentiti nel sociale al fine di portare una riflessione bonaria sul paradiso-mondo in cui viviamo. Per addentrarsi in questo scenario basta solo leggerlo. Una scrittura avvincente e semplice vi farà compagnia.


Recensione

Cabala City si presenta come un romanzo distopico: in un lontanissimo futuro, seguiamo le gesta della protagonista, Betty, in una fantasmagorica città a metà tra utopia e distopia, Cabala City, appunto. Lo smascheramento della vita condotta da Betty, annoiata, opaca, densa di inganni, si associa allo smascheramento di una società apparentemente perfetta.
Queste le linee generali. Il libro però va ben presto in direzioni strampalate, disperdendo il disegno originario in un delirio continuo senza capo né coda.

Partendo dall'evento che dà origine all'intreccio, la misteriosa morte del marito di Betty, il lettore si ritrova, insieme alla protagonista, a vivere situazioni paradossali, dal sapore fantascientifico.  L'autore sembra gettare a caso le più disparate idee in questo gran calderone narrativo, che ben  presto diventa indigesto. Clonazione, androidi, alieni, cospirazioni mondiali, reincarnazione, universi paralleli si intrecciano a considerazioni che pretendono di essere serie sui problemi più vivi della nostra contemporaneità: essere e apparire, i limiti della democrazia, dello sviluppo e del progresso tecnologico, il divino e l'umano. Il tutto condito, peraltro, da un tono ironico e surreale che ha l'effetto collaterale di ridicolizzare e banalizzare non solo la trama, ma anche quella  stessa pretesa di lanciare spunti di riflessione al lettore.

C'è da dire, poi, che ho faticato a capire cosa volesse intendere l'autore. Perché nella  sovrabbondanza di riflessioni, il messaggio non è chiaro. Cabala City è una città-stato isolata,  fondata nel Lazio da due miliardari statunitensi gay che hanno deciso di dare vita a una loro città che rispecchiasse i loro valori e interessi. Si presenta come una città utopica, in cui la diarchia dei due uomini  assicura benessere, progresso e felicità. Poi però viene svelato l'eccesso di progresso che ha di  fatto disumanizzato la società cabalina: manipolazione del dna, clonazione, c'è persino un grande  utero artificiale cittadino che porta a termine tutte le gravidanze indesiderate, chiamato  "Vaginopoli" (sic). Col progredire della trama, lo smascheramento assume connotazioni sempre più  moralistiche, e l'associazione coppia gay-vaginopoli-altre diavolerie fantascientifiche, assume  dimensioni inquietanti. Mi è sembrato, cioè, di veder rappresentate le peggiori fantasticherie  dell'italiano medio. Quel genere di immaginario collettivo nazionalpopolare che produce perle come  "se approviamo la fecondazione assistita in Italia i gay potranno impiantarsi l'utero e partorire, e  Dio non vuole!". Ecco. Ora, l'intento dell'autore mi è sembrato questo, rappresentare esattamente  questo immaginario distorto. Con quale scopo, e per veicolare quale messaggio, onestamente, non mi è  chiaro.

Ad ogni modo. La trama procede. Da Cabala City usciamo e riscopriamo, insieme a Betty, l'Italia.  Com'è l'Italia del Tremila? All'opposto di Cabala City, oppure uguale. Prima viene presentata in un  modo, poi in un altro. Alla fine non c'è più tanta differenza tra i due ambienti. Anche perché questo  futuro così lontano, sembra in realtà vicinissimo: nonostante il delirio fantascientifico (alieni,  alta tecnologia, etc), questa Cabala/Italia del Tremila sembra quella del Duemila, parla allo stesso modo,  veste gli stessi abiti firmati, spettegola delle stesse star del cinema, ascolta la stessa musica. I  rimandi alla nostra cultura sono continui e spesso immotivati. L'effetto è un po' quello della  celebre serie animata "Futurama", in cui il fantascientifico Tremila non è altro che una copia  distorta, fortemente umoristica, del nostro Duemila. In questo contesto, però, l'operazione finisce  col cozzare con tutto l'impianto del romanzo. Gli anacronismi, dunque, non si ricoprono di valore  metaforico. Sono anacronismi e basta.
Proseguendo ci troviamo ancora tra alieni, cospirazioni, realtà parallele e via discorrendo, finché  non irrompe anche una narrazione cosmologica cristiana, con depositi di anime, apparizioni di Madonne  varie e così via. La narrazione, suppongo nelle intenzioni dell'autore, doveva essere rapida,  assicurare la lettura in tempi brevi. Con me ha scatenato l'effetto opposto, costringendomi a periodi  di pause quando ritenevo di averne sentite ormai troppe e di non poter andare oltre.

Riepilogando. L'ambientazione, per quanto originale, devo ammetterlo, è densa di contraddizioni. La  trama è delirante, ricca di subplot lasciati in sospeso, dimenticati. Il tono è schizofrenico, a  tratti serio e convinto, a tratti surreale e umoristico. Anche sotto il profilo linguistico e  stilistico emergono criticità, soprattutto uno stile fortemente sciatto, lessico povero, dialoghi  scritti malissimo; si avverte con urgenza la necessità di provvedere a una ripulitura editoriale, a  fondo. Inutile aggiungere che, essendo il primo episodio di una trilogia, il finale è monco,  improvviso, non conclude nulla ma non promette nulla.
Non so fino a che punto ci sia qualcosa da salvare in questo romanzo. Riconosco solo l'originalità e  la creatività dell'autore. Il resto è tutto un delirio immotivato.


Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cabala City
  • Autore: Marco Pedullà
  • Editore: Youcanprint Self-publishing
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: 
  • ISBN-13: 9788893061803
  • Pagine: 405
  • Formato - Prezzo: Epub - 3.99 Euro

20 gennaio 2016

Obscuram. Il Presagio - Diego De Vita e Alfredo Drago

Una terra senza stagioni, dove il tempo sembra scorrere senza mai mutare il suo corso. Una maestosa e lugubre città, capitale di un regno oscuro che, in silenzio come un predatore, attende di poter balzare sulla sua prossima preda. Una spedizione archeologica che porterà alla luce qualcosa di antico e potente. Razze diverse che vivono in simbiosi con creature misteriose e insidiose. Quando tutto questo dovrà cambiare, il destino da che parte sarà?


Recensione

Obscuram - Il Presagio è un romanzo fantasy dalle tinte dark, scritto dai brillanti Alfredo Drago e Diego De Vita. Partiamo col dire che la scelta di scrivere a quattro mani rende l'opera particolarmente affascinante l’opera: mettere d’accordo le idee e le intenzioni di due autori è tutt’altro che semplice, basti pensare alla sfera di intimità e la singolarità che abbraccia genericamente il mondo della scrittura. In questo caso si tratta di una condivisione ed una fusione eccellente che hanno prodotto un romanzo a 5 stelle, senza dubbio.

L’idea degli autori è geniale, riprendere i classici elementi del mondo fantasy amalgamandoli in modo totalmente nuovo e diverso dal tipico stereotipo: un presagio malevolo aleggia su tutta le terra di Obscuram, popolata dalle razze di Elfi, Nani, Nhara e Umani dell’Impero, mentre forze avverse lavorano nell'ombra con fini distinti. Tra di esse l’oscuro Ordine dell’Alba Scarlatta, fondato dal Decano Camdaran animato da desiderio di potere, la Loggia dei Maghi (i buoni della situazione, potremmo dire) comandata dal Sommo Venerabile, fondatore dell’Antica Scuola di Magia, essenza elementare che assume di volta in volta forme diverse, dalla chiaroveggenza alla magia shamanica, dalla magia telecinetica alla magia sacra curativa, un gruppo di spionaggio di Nani e Nhara, la Mano di Pietra, fondato per scoprire gli orribili misteri del Decano e dell’Impero, munito anche di un esercito estremista di Nhara, i Guerrieri Fantasma; a chiudere il giro sono i Dannati, con i quattro Antichi e il misterioso Popolo dei Lupi.
A completare il quadro la scoperta di un materiale misterioso, in seno alle zone abitate da un antico popolo ormai creduto estinto: viene fuori così l’intreccio senza tempo di Obscuram.

Al di là della storia e del tratteggio dei personaggi di altissimo livello, è lo stile narrativo e la gestione spazio temporale che devo necessariamente elogiare: uno stile camaleontico che cambia di carattere in carattere uniformandosi a pennello sulle tinte emotive dei personaggi, dal frenetico scrivere dello studioso di rovine antich Arion Burby, all’etereo interloquire del Venerabile mentre il deciso e combattivo agire dei Nhara è accompagnato da una prosa incisiva e diretto, così come la curiosità ingegnosa di personaggi come il messo apprendista Pentaldrin,risalta grazie alla scelta di termini accurati e da un andamento stilistico lineare ma attento ai particolari. E' come se lo stile di scrittura, servendosi di un’aderenza ai protagonisti stupefacente, nonostante l’onniscienza del narratore, diventasse specchio emotivo dei personaggi, così da raccontare il loro modo di essere e corrispettivamente il loro modo di agire e pensare.

La struttura nella gestione degli spazi e del tempo è sorprendente, accurata e soprattutto permette di alternare continuamente da uno scenario ad un altro, come se potessimo seguire quasi contemporaneamente tutti i protagonisti senza perderli mai di vista; in più la scelta di narrare uno stesso evento sfruttando un multi focus narrativo permette al lettore di ricostruire un quadro finale d’insieme, come la composizione di un mosaico aggiungendo un tassello per volta, senza perdere mai il filo della narrazione (il che non è facile pensando al gran numero di vicende e di personaggi coinvolti).
L’indice finale funge da memo-legenda, ed è utilissimo a ricordare l’identità dei numerosi protagonisti che calcano le scene di Obscuram.

Quello che più mi piace in un romanzo è, da sempre, la possibilità di vedere una crescita, una maturazione nei personaggi osservandoli cambiare in base alle varie vicissitudini, la personalità e il carisma dei loro caratteri: tutti elementi che appartengono all’alto temperamento di Obscuram.

La singolarità del romanzo sta anche nelle bellissime illustrazioni realizzate da Diego De Vita che danno un volto ai nostri protagonisti, una finezza che arricchisce l’opera di un qualcosa in più.

Obscuram è in conclusione, un romanzo che sembra parlare per immagini, ed è questa la cosa più bella che lo rende degno di lode, mi auguro seriamente che gli autori abbiano intenzione di scriverne il seguito, sarebbe veramente un peccato lasciare un romanzo così ben fatto come lavoro isolato!
Assegno dunque il massimo ad un 'opera che si legge con piacere e che merita di occupare un posto tra gli scaffali dei più bei libri fantasy degli ultimi tempi.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Obscuram - Il Presagio
  • Autore: Alfredo Drago - Diego De Vita
  • Editore: Youcanprint Self-Publishing
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 978-8891198204
  • Pagine: 478 pagine
  • Formato - Prezzo: Brossura - 19, 90 Euro

9 luglio 2014

Anche le cose hanno un'anima - Claudia Volpe

Gli oggetti “parlano” ai bambini e così li vedrete giocare e colloquiare, oltre che con i giocattoli, anche con le pentole della mamma, con le mollette, con la frutta … Anche noi lo abbiamo fatto dando un’anima alle cose e ci abbiamo creduto, sostenuti dalla purezza e dall’ingenuità proprie dell’infanzia. Poi, da adulti, svanisce quasi sempre l’incanto e lo stupore nei confronti di ciò che ci circonda e la natura e le cose smettono di parlarci e non riusciamo più a cogliere la loro intima poesia. Certo, ogni epoca ha dei personaggi particolarmente cari ai bambini e, nel terzo millennio, tra mille sofisticati giochi elettronici e libri che narrano di invincibili eroi spaziali e terrestri e di mostri più o meno spaventosi, io credo che ci sia ancora un po’ di spazio per le storie semplici che narrano di buoni sentimenti; passano gli anni, ma il cuore dei nostri bambini rimane sempre lo stesso, in qualsiasi tempo si viva, perché l’essenza più vera dell’infanzia è costituita principalmente di fantasia e teneri affetti. “ Anche le cose hanno un’anima” è una raccolta di storie che, avvalendosi di un linguaggio semplice e accessibile a tutti, invita i fanciulli alla riflessione, all’interiorità, ad osservare le cose comuni con occhi diversi per scoprire la vita anche dove apparentemente non c’è. E, se ci fate caso, nei loro giochi improvvisati, non sono proprio i bambini che riescono a compiere il “miracolo” di animare ogni cosa, dando voce a tutto ciò che li circonda? Essi ci riescono con estrema naturalezza perché non ancora contaminati dal nostro frenetico, inquieto e pragmatico vivere.

Recensione

Anche le cose hanno un'anima è una raccolta di dieci racconti, dedicati ai bambini sopra i tre anni, che hanno per protagonisti soprattutto oggetti di uso comune: mollette per il bucato, gratelle per il barbecue, vecchi giocattoli prendono vita tra le pagine del libro. L'intento sarebbe chiaro anche se non fosse scritto nella presentazione, ovvero far riflettere i bambini sul mondo che li circonda, animando gli oggetti di sentimenti e suscitando il rispetto anche in ciò che può sembrare senza valore.

Elemento comune nelle dieci storie è una sorta di emarginazione del protagonista, vuoi perché diverso, rotto, vecchio; spesso viene deriso da chi è considerato "normale" e altrettanto spesso avviene una sorta di rivalsa, che riveste di nuova dignità ciò che era stato disprezzato. Come nel caso dei giocattoli risposti in soffitta perché i bambini che li usavano sono ormai cresciuti, lasciandoli dimenticati finché altri bambini non li riceveranno in regalo e daranno loro una seconda occasione, una nuova vita.

In questo ho notato una sorta di affettazione, un voler calcare la mano sul povero piccolo oggetto trattato male da tutti che invece nasconde un valore che solo pochi riescono a vedere. È facile provocare compassione per il diverso, l'emarginato - chi meglio dei bambini può farlo? Come anche chi peggio dei bambini riesce ad essere cattivo e crudele, soprattutto con i diversi? Ecco quindi la morale che tutte le cose hanno un'anima e che pertanto vanno rispettate anche quando hanno assolto il loro compito.

In molti dei racconti compare anche la morte, intesa non come una fine ma come una trasformazione - evviva la raccolta differenziata e il riciclo! Uno in particolare mi ha colpita: un cocomero non voleva finire al mercato e per paura del contadino si nascondeva nell'orto, finché non sopraggiunse l'inverno e la neve lo ricoprì preannunciandogli un sonno senza risveglio. Certo, un finale molto meno splatter rispetto a una tavola estiva, un paio di coltelli affilati e un gruppo di umani che se lo mangiano di gusto. Ciò non toglie che io l'abbia trovato di una tristezza eccessiva, senza esser riuscita a scorgervi un qualche significato. Forse vorrebbe essere un incoraggiamento a vivere la propria vita pienamente, senza paure? Mah. Come questo racconto, anche gli altri mi hanno lasciata perplessa, molto: evidentemente da adulta ho perso "l’incanto e lo stupore nei confronti di ciò che ci circonda e la natura e le cose [hanno smesso] di parlar[m]i e non [riesco] più a cogliere la loro intima poesia". (cit. dalla prefazione)

L'intento dell'autrice è sicuramente lodevole, l'amore per i bambini che si riflette nelle sue storie è innegabile; resta il fatto che mi sono chiesta, durante la lettura, e me lo chiedo ancora, se leggerei mai questi racconti a mio figlio: nella mia grande perplessità, la risposta tende decisamente verso il no.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Anche le cose hanno un'anima
  • Autore: Claudia Volpe
  • Editore: Youcanprint
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ASIN: B00HGV8EG8
  • Pagine: 43
  • Formato - Prezzo: ebook - 2,98 Euro

10 dicembre 2013

Dire sì è una cosa semplice - Deborah Ameri

Emma lo giura solennemente: non mi sposerò mai. Eppure si ritrova alla vigilia del suo matrimonio, quasi incredula di compiere quel passo. Per arrivare all’altare è servito un amore così grande da sconfiggere le sue diffidenze. Quelle di una bambina cresciuta in un paesino soffocante della provincia italiana e traumatizzata dal divorzio dei genitori. E quelle di un’adulta che ha disimparato ad amare. Attraverso un percorso segnato da ribellione, sofferenze, pregiudizi e dal complicato rapporto con la madre, Emma è protagonista di un moderno romanzo di formazione in cui gli amori folli e impossibili e l’emancipazione dall’ambiente chiuso in cui è nata si incrociano con il suo sogno di diventare giornalista. E proprio quando è convinta di avere preso in mano il suo destino, una devastante tragedia la colpisce. Seguita da una rivelazione che la lascia piena di rimpianti. Solo lui riuscirà a farle ritrovare il suo posto nel mondo. Ma chi è? Chi c’è accanto a lei sull’altare? Il lettore non lo scopre fino all’ultima, appassionante, pagina.

Recensione

Tanto di cappello a un romanzo autopubblicato che non ha niente da invidiare nemmeno a quelli curati da importanti case editrici: finalmente una persona che sa scrivere correttamente e bene (tranne un bis di "ceca" al posto di "cieca", altrimenti sarebbe stato troppo bello per essere vero), e a cui auguro di cuore di continuare su questa strada, ad meliora.
Fin dalle prime pagine il romanzo si presenta come il classico chick-lit, con una giovane donna che si lascia alle spalle il lavoro/la famiglia/gli amici per cambiare città e quindi vita: chi conosce il genere si aspetterebbe di leggere le avventure di una giovane nata e cresciuta in un piccolo paesino alle prese con la grande metropoli, nientemeno che Londra - e senza sapere una parola di inglese. E invece cominciano le sorprese: perché Emma trova il modo di farci fare un tuffo nel suo passato, cominciando dalle elementari via via fino al giorno d'oggi. La piccola Emma fa tenerezza alle prese con le amichette del cuore, le prime cotte e le gelosie; fa ancora più tenerezza immaginarla crescere in fretta per una situazione familiare difficile, papà operaio e mamma che si sente prigioniera di una vita sì scelta da lei ma troppo presto.
Ed ecco il primo bacio, il primo amore, le prime sofferenze e le prime incomprensioni con l'amica di una vita. Ecco l'università a Milano, il primo lavoro, le sbandate e i colpi di testa. Fino a ritrovarla dove l'abbiamo conosciuta, sull'altare in procinto di pronunciare il fatidico sì.
Emma non ha avuto una vita facile, ma nonostante le difficoltà non scende a compromessi, prende quello che la vita le offre e cerca di lottare per ottenere ciò che vuole. In poco più di duecento pagine è difficile condensare tutto il suo vissuto e talvolta avrei voluto che l'autrice approfondisse maggiormente i temi trattati, visto che non sono così leggeri da poter essere affrontati in una manciata di paragrafi. Il padre operaio in una fabbrica siderurgica, con i turni pesanti e lo stipendio che non basta mai. La madre sposa troppo giovane, con ancora tutta una vita da vivere e le ali tarpate. I nonni, sempre presenti ma mai troppo distinti nelle loro peculiarità. Il fratello Daniel, fin troppo evanescente, che se ne va su una nave da crociera e tanti saluti. E tutti gli uomini che incrociano le loro vite con quella di Emma. Il divorzio dei genitori che pesa come un macigno incombente e pronto a crollare in ogni momento.
Certo l'aver semplicemente abbozzato questi temi rende il romanzo più leggero e godibile, il che non è necessariamente un difetto: meglio così che un mattonazzo di formazione pronto a strappare lacrime ad ogni pagina. Ho comunque apprezzato quello che forse rende così particolare il romanzo e lo differenzia dagli altri sul genere, ovvero la quasi totale assenza di dettagli sullo sposo - cosa che immagino non a tutti possa piacere: la storia d'amore della protagonista è descritta con grande delicatezza e semplicità, diventando una sorta di svolta naturale degli eventi, come se tutto quello che Emma ha vissuto fino a quel momento trovasse significato e completezza in quel preciso momento, con quella precisa persona.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Dire sì è una cosa semplice
  • Autore: Deborah Ameri
  • Editore: Youcanprint
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788891119612
  • Pagine: 186
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,00 Euro/ Ebook - 2,68 euro

2 luglio 2013

AAA Principe azzurro cercasi - Viviana Bardella

Il principe azzurro esiste davvero? E se sì, si cela forse sotto mentite spoglie? Olivia, sempre in lotta con la bilancia, e con un'amica/nemica top model, non ha mai interrotto la sua ricerca. Solo quando si troverà a vivere una storia passionale, comprenderà che la realtà è assai meglio della fantasia... Sarà allora in grado, di scegliere che strada percorrere?




Recensione

Olivia è una ragazza come tante: il suo lavoro consiste nel compilare statistiche e la sua vita da single si svolge in un appartamentino dove vive sola. La sua quotidianità è fatta di un dirimpettaio bellissimo ma giudicato in prima istanza decisamente cretino, una migliore amica, una grande nemica, il suo tanto desiderato dentista e qualche chilo di troppo che la affligge. Nel corso del racconto, Olivia realizzerà che il solo sentirsi più bella adottando qualche piccolo accorgimento la condurrà verso il sentiero dell'autostima e della consapevolezza, spingendola a tirare fuori tutta la sua sensualità. Decisa ad ottenere ciò che desidera, pianificherà un piano diabolico per conquistare il suo trofeo personale: il dentista dal quale si reca ormai da diverso tempo. Aiutata dal bel vicino di casa (che si scoprirà non essere un vero e proprio cretino), ostacolata però dalla sua acerrima nemica Antonella, conosciuta quando ancora andava alle scuole dell'obbligo, Olivia arriverà dritta dritta alla meta e ci regalerà attimi di ironia e di sesso selvaggio. Tra imprevisti, tradimenti, momenti di tensione e qualche insulto velato o svelato, arriveremo alla fine del libro che si concluderà nel più romantico dei modi.

La narrazione in prima persona stimola continuamente il lettore, facendogli avvertire la sensazione di essere il diretto confidente della protagonista. Nonostante la storia ricalchi modelli di vita e di letteratura molto conosciuti è, almeno fino a un certo punto, interessante e stimolante.
Viviana Bardella è stata davvero abile a ironizzare sia sulla protagonista che sui fatti che si susseguono attorno a lei. Purtroppo, però, se fino a metà libro il mio entusiasmo era abbastanza alto, verso la fine è andato scemando. La storia faceva presagire una novella Bridjet Jones di colore, e invece ci ritroviamo alla fine con una semplice e romantica ragazza che vede avverarsi il suo sogno di bambina, con l'aggravante che Olivia non sembrava affatto il tipo di donna che puntasse a quello. Per come viene caratterizzata, nonostante nelle prime pagine Olivia esprima il suo desiderio di trovare il principe azzurro, si intuisce che le sue insicurezze la portano a non frequentare molti uomini e a credere che un giorno arriverà il suo salvatore, poiché lei è la "bruttina" che va salvata da una vita di solitudine; accade invece che cambiando un po' il suo aspetto e riuscendo a perdere peso, diventerà più sicura di se stessa e scoprirà di poter avere più porte da aprire a disposizione. Dalla protagonista ci si aspetterebbe (e desidererebbe) altro, e invece ci si ritrova a leggere una storia che sembra non vedere l'ora di arrivare alla fine; la narrazione aumenta il ritmo, le situazioni vengono estremizzate e narrate sommariamente. Peccato, perché il libro era partito molto bene, e con qualche piccola rivisitazione la storia acquisterebbe in spessore.
Inoltre, come spesso capita nei libri autopubblicati, ho notato la presenza di refusi.

Giudizio:

+1stella+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Principe azzurro cercasi
  • Autore: Viviana Bardella
  • Editore: Youcanprint
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 9788867513666
  • Pagine: 184
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,00; Ebook - 0,99 €

25 ottobre 2012

Forze ancestrali - Andrea Zanotti

I popoli credono di aver raggiunto il giusto equilibro. I Regni consolidano i propri confini, vivono in armonia, senza più bramosia di espansione. Le Città Stato prosperano grazie ai loro commerci e alle loro leggi. Eppure, il Reietto, il saggio sciamano dei Corvi della Sabbia, sa che è sufficiente una scintilla per attizzare il fuoco sopito del desiderio di conquista e sopraffazione. Se tale innesco scaturisce da una profezia riguardante il figlio Divino del Dio del Fuoco Asul, allora l'incendio che ne deriverà sarà di proporzioni tali, e la sua furia sarà così indomita, da rischiare di rendere la terra stessa una pira immane, le cui lingue di fuoco non risparmieranno alcunché, neppure le ingiallite pagine dei Libri delle Cronache.

Recensione

“Forze ancestrali” è un fantasy autopubblicato italiano ed è la prima parte di una trilogia. Per chi ha continuato a leggere nonostante queste premesse poco invitanti dico che nonostante evidenti difetti il libro si fa leggere più che volentieri e l’autore Andrea Zanotti ha talento, anche se ancora acerbo.

Ma andiamo con ordine: nel romanzo si narra di un immaginario mondo in cui gli dèi esistono e leggenda e storia si fondono. La storia si dipana attraverso le gesta di vari protagonisti, un po’ come succede ne “Le cronache del ghiaccio e del fuoco” di G.R.R. Martin. Samael, il figlio del dio Asul, adorato dai popoli nomadi e barbari che vagano nelle terre oltre i confini della civiltà, sta tornando per portare scompiglio e rompere i già fragili equilibri tra i popoli. Toccherà ad uno sparuto gruppo di guerrieri, guidati da uno sciamano chiamato il Reietto e dal capo CorvoRosso, portare la terribile notizia attraverso le genti e tentare di organizzare una difesa.

In maniera molto stringata, questo è quello che succede in “Forze ancestrali”. Come detto, la narrazione è piena di difetti, alcuni anche abbastanza grossolani. La prosa è zoppicante nonostante sia piena di termini aulici. Il continuo uso di aggettivi ridondanti all’inizio mi ha ricordato Robert E. Howard, del quale l’autore è un fan a giudicare dalle citazioni iniziali, ma poi mi sono sembrate solamente eccessive e, in alcuni casi, anche fuori luogo. Alcune descrizioni sono scialbe e altre sono caricate al parossismo, mentre altre ancora sembrano delle infodump belle e buone.

La punteggiatura, poi, sembra essere messa a caso, con i vocativi completamente ignorati. Considerato che si sta parlando di una prosa che punta molto su questo caso di declinazione dei nomi nei discorsi diretti, personalmente mi è sembrata una mancanza grave. Non tutto però è da buttare, come detto all’inizio. I personaggi, nonostante non siano nulla di originale e non abbiano particolari approfondimenti psicologici, sono appassionanti. Mancano quella scaltrezza e quella imparzialità nella costruzione che hanno fatto grandi i fantasy di Martin, tanto per fare un esempio, ma durante la lettura non si farà fatica a immedesimarsi nelle loro gesta. La storia, anche se non innovativa, ha la giusta dose di originalità, soprattutto in un genere che di nuove idee ha bisogno come il pane e un mercato come quello italiano che sembra snobbare il fantasy, tanto che di autori buoni ce ne sono veramente pochi nel bel paese. Infine, il mondo creato dall’autore è suggestivo e vario, sia le città che gli spazi aperti.

In conclusione, “Forze ancestrali”, nonostante titolo e copertina poco accattivanti e numerosi difetti anche grossolani, vale una lettura, anche solo per le descrizioni delle battaglie, molto accurate e coinvolgenti. Il giudizio riguarda l’edizione che ho letto. Con la mano di un editor paziente il voto potrebbe salire di una stella.

Giudizio:

+2stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Forze ancestrali
  • Autore: Andrea Zanotti
  • Editore: Youcanprint (brossura), Narcissus Self Publishing (ebook)
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 9788866186236
  • Pagine: 428
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,50 Euro; Ebook - 0,99 Euro

9 febbraio 2012

Nuotando verso la luna - Luisa Colombo

La coinvolgente vicenda di una giornalista di Milano, reduce da un matrimonio fallito, sola e temporaneamente allontanata dalla redazione del giornale, che si trasferisce in un incantevole borgo portoghese, al fine di riprendere in mano le redini della sua esistenza. La storia di una donna tenace che, nonostante le avversità e gli eventi drammatici che il destino si ostina a porre sul suo cammino, non esita ad affrontare l'ignoto, per riavvicinarsi all'uomo che ama e ritrovare se stessa. Samanta ci insegna che nella vita e' necessario trovare il coraggio di chiudere il sipario, quando le scene della nostra esistenza hanno esaurito la loro carica vitale, perché quando una porta si chiude, gettandoci nello sconforto più profondo, altre si dischiudono verso nuovi orizzonti. La protagonista, dopo momenti di amarezza e delusione, troverà il coraggio di lasciarsi tutto alle spalle e di seguire la scia luminosa che la condurrà verso una nuova esistenza, con il conforto di non essere più sola, perchè una nuova vita sta sbocciando nel suo grembo. Un romanzo avvincente, dallo stile agile e fluido, che trascinerà il lettore con colpi di scena fino alla fine, ambientato nella cornice della magica Lisbona, con i suoi squarci mozzafiato, i languori del fado e gli assolati paesaggi dell'oceano portoghese.

Recensione

Samanta ha 45 anni ed è reduce da un divorzio doloroso per riprendersi dal quale si concede, su insistenza del giornale per cui lavora, tre mesi di vacanza in Portogallo, terra a cui è particolarmente legata. Durante il soggiorno conosce e si innamora dell'affascinante pittore Alex, anch'egli alle prese con una problematica separazione e con una figlia piccola a cui badare. Per entrambi questo nuovo amore sarà l'occasione inaspettata per ricominciare una nuova vita.

Quella di Samanta e Alex è una storia abbastanza comune ai giorni nostri e proprio qui sta il nocciolo della questione. Spesso si sente dire che le storie semplici sono anche le più belle, questo libro però ci dimostra che le storie più semplici rischiano di diventare le più banali se non sono raccontate adeguatamente. Non fraintendetemi: l'amore è il più profondo dei sentimenti e rifarsi una vita dopo che il tuo mondo ti è appena crollato addosso è un'esperienza faticosissima, ma in Nuotando sotto la luna poco traspare di queste emozioni perché tutto è soffocato dalla sterile cronaca degli eventi quotidiani che portano dalla simpatia all'amore (il primo incontro, la prima uscita, l'invito a cena...).

Certo l'autrice ci dice che Samantha è prima triste, poi eccitata, poi impaurita, poi innamorata, ma questi sono i normali passaggi che ognuno di noi compirebbe in una situazione simile, in un romanzo si cerca qualcosa di più, ci si aspetta che le emozioni vengano scandagliate più nel profondo, che emergano le contraddizioni, che il delicato passaggio dal dolore a un nuovo amore venga affrontato con maggior approfondimento. A mio parere la Colombo fraintende l'andare a fondo con la prolissità, per cui ogni conversazione fra i protagonisti è riportata in ogni dettaglio per quanto superfluo ai fini del racconto, dai convenevoli iniziali, alla scoperta di amare lo stesso tipo di musica o lo stesso genere artistico. I dialoghi sono estremamente lunghi, ridondanti e assolutamente poco spontanei, tanto che sembra siano stati presi da un manuale sull'arte di conversare (cosa dire al primo appuntamento, come esprimere interesse per le passioni altrui, come dare consigli al proprio partner o all'amica del cuore...). Il tono e il vocabolario utilizzati, inoltre, sono sempre troppo formali tanto che perfino le più violente litigate perdono pathos, anche perché l'autrice ribadisce all'infinito perché il tal personaggio è furioso o ferito o arrabbiato. In altri termini, la Colombo insiste a spiegare l'ovvio: al personaggio x accade qualcosa di spiacevole ed ecco che l'autrice si dilunga a ripetere che x è triste a causa di quell'evento spiacevole; il suo sguardo tuttavia lì si ferma ed ecco che la sua spiegazione diventa un'inutile conferma di ciò che il lettore aveva già capito da solo alcune pagine prima.

Questa tendenza si riscontra anche nei passaggi descrittivi, dove spesso la scrittrice imbocca una strada a metà tra una relazione ministeriale e una guida della National Geographic. Intendiamoci: non c'è niente di sbagliato nell'arricchire il racconto con dettagli su luoghi e paesaggi, ma bisogna riuscire ad amalgamare il tutto nella narrazione in modo che umori e atmosfere si riflettano nell'ambientazione e ne risultino esaltate. Al contrario, anche in questo caso la scrittrice è eccessivamente "esplicativa" e sembra voler dare al lettore una lezione di storia e geografia su Lisbona e il Portogallo. Lo stesso accade quando sono gli stessi personaggi a discorrere di usanze italiane e portoghesi, utilizzando toni didascalici del tutto innaturali in delle conversazioni intime.

Questo ovviamente non aiuta a ravvivare un racconto che scivola spesso nella banalità, nonostante i tentativi fatti per dare un po' di corpo alla trama. Infatti ogni evento che potrebbe ostacolare il lieto fine tra Samantha e Alex tende a risolversi a tempo di record in una bolla di sapone; Alex vuole chiedere la separazione ed ecco che la moglie la chiede prima di lui, rinunciando anche alla custodia della figlia, la piccola Melinda è più che pronta ad accettare Samanta come nuova mamma e il buon Alex neppure deve fare la fatica di presentagliela perché le due si sono già conosciute (e subito piaciute) per caso, Samanta scopre in modo fortuito che Alex è rimasto coinvolto anni prima in un caso di traffico di oggetti d'arte rubati ma attraverso accurate indagini che durano almeno un paio di pagine la donna scopre l'innocenza del suo uomo (attraverso un metodo infallibile peraltro: la sua portinaia gli dice che è innocente e lei le crede senza esitazione). Incidentalmente, quest'ultima è una della parti più deboli della trama: Alex è già stato prosciolto dalle accuse anni prima ma Samanta, che appena lo conosce, sente di dover indagare comunque sulla vicenda, supportata dall'investigatore che ai tempi si occupò del caso e che, in modo del tutto incomprensibile, si dichiara convinto dell'innocenza di Alex ma spinge una perfetta sconosciuta senza alcuna esperienza ad approfondire la vicenda (tra parentesi, qual è la ragione del ridicolo sotterfugio che l'ispettore utilizza per parlare con Samantha? Qual è il motivo di tanta segretezza?).

La narrazione è priva di pathos così come i personaggi sono assolutamente poco credibili, a cominciare dalla stessa Samanta, continuamente descritta come una donna indipendente e decisa, che per 20 anni è rimasta fossilizzata nel matromonio con un uomo che la trascurava e che non ha mai amato. Di Alex poco si può dire se non che è piuttosto insulso, la figlia Melinda in compenso ha solo nove anni ma si esprime come una quarantenne e la sua prontezza nell'odiare la madre che per due mesi è sparita senza mai contattarla e a rimpiazzarla prontamente con Samantha è quanto mai opportuna. Per quanto riguarda la povera Matilde, prima moglie di Alex, fa quasi compassione per quanto l'autrice le si accanisce contro dipingendola come la tipica strega cattiva delle fiabe; personalmente ho trovato piuttosto fastidioso il modo in cui viene dapprima suggerito che Matilde è mentalmente disturbata perché priva di senso materno, dopodiché, una volta ufficializzato che la donna soffre di disturbo bipolare, ella diventa l'emblema del male assoluto, qualcosa da eliminare senza esitazione dalla vita dei protagonisti. In definitiva però, il personaggio che ho meno apprezzato è Julia, la madre di Alex, una donna isterica, melodrammatica e impicciona che non fa altro che spacciare le considerazioni più ovvie come "presentimenti" dovuti a chissà quale penetrante sesto senso.

In conclusione mi pare che Nuotando verso la luna vada rivisto sotto molti punti di vista; l'autrice sicuramente possiede cultura e proprietà di linguaggio ma credo dovrebbe trovare il modo di dare cuore alla sua narrazione, magari "sporcandola" un po', privandola di quel rigore formale che la rende tanto fredda ed innaturale.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: Nuotando verso la luna
  • Autore: Luisa Colombo
  • Editore: Youcanprint
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 9788866181774
  • Pagine: 328
  • Formato - Prezzo: Rilegato - Euro 16,00

4 aprile 2011

Intervista a Carolina Mercurio e Valeria Nardilli, autrici di Vita e Svita

Le autrici

Belit (Carolina Mercurio) e Mowgly (Valeria Nardilli).
Il libro è scritto con il preciso intento di dar voce a una testimonianza, quella di una donna (Belit nel romanzo) che dopo essere venuta a conoscenza del proprio male combatte non solo contro la malattia”, ma anche contro quel sistema di speculazione a cui una parte della medicina aderisce.
"Vita e svita", Libellula edizioni (Tricase), 2009.



Il libro

“Vita e Svita” ci mostra cosa può accadere quando la sete di denaro e di fama, in medicina, conquista la prima posizione in campo. Un sistema dove baroni luciferini cancellano il paziente, trasformandolo all’istante, magicamente, in una NON persona, un meccanismo per fabbricare denaro, la gallina dalle uova d’oro. Un luogo dove non c’è pietà e non viene concesso di sperare: il libro ci porta nella casa delle streghe, in una tela di ragno, guai ad entrarci o sei perduto.
Ma “Vita e Svita” non è solo denuncia. È anche un ringraziamento a quell’altra gran parte della Medicina e della Ricerca che studia, combatte assieme a noi le nostre battaglie, ci affianca nel dolore e ci aiuta a non sentirci soli.



L'intervista



Ciao Carolina e Valeria,
mamma e figlia unite nella lotta e fortificate dalla speranza. Una miscela vincente di amore, rabbia e disperazione che deve ricordare a ciascuno che le risorse non bisogna cercarle altrove perché sono in noi e intorno a noi. La famiglia è lo scrigno che le custodisce e tutti abbiamo la chiave per aprirlo. Usiamola.
Vorrei innanzitutto cominciare facendovi i complimenti per Vita e Svita.
1. E' un libro unico che tratta argomenti duri con una grande forza e delicatezza. Quando è nata l’idea di scriverlo?

… era mezzanotte e mi intrattenevo con dei lavori manuali. Mia figlia MOWGLY mi ha raggiunta e mi ha chiesto perché non ero ancora a letto. Le ho risposto che non avevo sonno perché ero preoccupata, anzi ero spaventata! Lei si è avvicinata e mi ha chiesto se essere spaventata vuol dire avere PAURA. Le ho risposto di sì. Mi ha abbracciato e mi ha confessato che lei credeva di essere l’unica ad aver paura e che non aveva mai pensato che io potessi averne. Mi ha raccontato in breve la sua difficoltà a convivere con una realtà così difficile: la malattia e il rischio di perdere la mamma.
Abbiamo così deciso di scrivere … era un “gioco” che doveva aiutare la mia bambina a trasferire su un foglio la sua sofferenza. Mi ha sorpreso lei già lo faceva per suo conto!


2. Conan, Belit e Mowgli, qui rappresentati con nomi fiabeschi, sono portatori di un messaggio di forza, energia e coraggio che si rapporta al mondo reale. Chi sono per voi gli eroi?

Il ruolo di eroe per noi è concentrato nella capacità di vivere “giorno per giorno” la realtà così come si presenta, di godere di ogni dettaglio e soprattutto di non fermarsi dinanzi agli ostacoli ma di combattere e di sperare.


3. Inizialmente la famiglia ha una vita incantata, in cui non manca nulla: c’è una coppia felice e che si sostiene, un’amabile bambina di sette anni, un lavoro che appassiona. Nel momento in cui una diagnosi medica sconvolge fin nelle fondamenta l’equilibrio di questi legami, i protagonisti scoprono di possedere delle energie segrete.

Sì, sono energie custodite segretamente in ognuno di noi, dobbiamo imparare a tirarle fuori e ad usarle. La chiave è l’amore.


4. Il Professor Gargamella identifica una parte del mondo della medicina che segue fama e successo, un universo che dà poco peso al paziente e alle sue emozioni. Quando è arrivato il momento in cui Belit si è ribellata a questo sistema consolidato?

Quando la “sentenza di morte” è diventata realtà e il grido d’amore della mia bambina diventava insopportabile, ho chiesto aiuto a Gargamella che ha ignorato la mia richiesta trattando il problema con sufficienza, anzi “non” trattando il problema. Ha inoltre etichettato, l’opportunità di aderire ad una sperimentazione, folle e disperata. Ho capito che non sopportava che il SUO paziente divenisse all’improvviso autonomo, che il SUO paziente potesse pensare al suo posto!


5. Citando la descrizione del libro: “Belit ha perso la sua spada, ora sa cosa è la paura. Ma si è imbattuta in altri medici, ha incontrato occhi attenti, ascoltato parole come carezze, che hanno saputo spiegare e confortare”. Come è avvenuto questo incontro? Le esperienze precedenti di Belit erano state negative e dolorose.

Come tutte le cose della vita, si è trattato di una serie di “speciali” coincidenze messe in moto dalla speranza di trovare una qualunque soluzione alternativa che mi consentisse almeno di temporeggiare. Volevo che mia figlia crescesse un altro po’.


6. Belit e la sua famiglia hanno quindi scoperto un nuovo modo di vedere e praticare la medicina. Un mondo popolato da persone altruiste, medici capaci di generosità, impegno e passione. Che cosa ci puoi dire di loro?

Loro hanno un CREDO che alimenta non solo il lavoro, ma la loro stessa vita. AIUTARE gli altri diventa il motore propulsore per dedicarsi a tempo pieno ad una professione che rende necessario incontrare l’uomo prima del paziente e prima ancora della malattia. Sono così motivati da resistere a “maltrattamenti” strutturali della categoria che è temuta perché non controllata dalle regole mercenarie dettate soprattutto dalle case farmaceutiche.


7. Il ricavato dalla vendita di “Vita e Svita” andrà devoluto AIRC (Associazione Italiana per la ricerca sul Cancro) con l’obiettivo di contribuire alla ricerca con una borsa di studio annuale. Di cosa si tratta?

L’AIRC indice un concorso a cui partecipano giovani ricercatori italiani. Il vincitore ha garantito lo stipendio di un anno di lavoro, pari a € 20.000,00 da dedicare completamente alla ricerca, quindi a noi e ai nostri problemi. La borsa di studio si chiama Vita e sVita.


Richiamando la descrizione del tuo libro, Belit, Conan e Mowgli ci ricordano che in ognuno di noi può nascondersi un guerriero. E’ una frase carica di forza, il migliore augurio che si possa fare alle persone e la prova ne è che viene da te.

Grazie.


Grazie a voi Carolina e Valeria, un fortissimo abbraccio.

 

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