11 aprile 2016

Cabala City - Marco Pedullà

Cabala City è il primo volume di una trilogia figlia di un futuro distopico. La trama ripercuote le gesta di Betty Braun e delle incredibili peripezie dei suoi amici. Un libro che farà piangere, ridere, divertire e che tratterà con sarcasmo e irriverenza alcuni dei temi più sentiti nel sociale al fine di portare una riflessione bonaria sul paradiso-mondo in cui viviamo. Per addentrarsi in questo scenario basta solo leggerlo. Una scrittura avvincente e semplice vi farà compagnia.


Recensione

Cabala City si presenta come un romanzo distopico: in un lontanissimo futuro, seguiamo le gesta della protagonista, Betty, in una fantasmagorica città a metà tra utopia e distopia, Cabala City, appunto. Lo smascheramento della vita condotta da Betty, annoiata, opaca, densa di inganni, si associa allo smascheramento di una società apparentemente perfetta.
Queste le linee generali. Il libro però va ben presto in direzioni strampalate, disperdendo il disegno originario in un delirio continuo senza capo né coda.

Partendo dall'evento che dà origine all'intreccio, la misteriosa morte del marito di Betty, il lettore si ritrova, insieme alla protagonista, a vivere situazioni paradossali, dal sapore fantascientifico.  L'autore sembra gettare a caso le più disparate idee in questo gran calderone narrativo, che ben  presto diventa indigesto. Clonazione, androidi, alieni, cospirazioni mondiali, reincarnazione, universi paralleli si intrecciano a considerazioni che pretendono di essere serie sui problemi più vivi della nostra contemporaneità: essere e apparire, i limiti della democrazia, dello sviluppo e del progresso tecnologico, il divino e l'umano. Il tutto condito, peraltro, da un tono ironico e surreale che ha l'effetto collaterale di ridicolizzare e banalizzare non solo la trama, ma anche quella  stessa pretesa di lanciare spunti di riflessione al lettore.

C'è da dire, poi, che ho faticato a capire cosa volesse intendere l'autore. Perché nella  sovrabbondanza di riflessioni, il messaggio non è chiaro. Cabala City è una città-stato isolata,  fondata nel Lazio da due miliardari statunitensi gay che hanno deciso di dare vita a una loro città che rispecchiasse i loro valori e interessi. Si presenta come una città utopica, in cui la diarchia dei due uomini  assicura benessere, progresso e felicità. Poi però viene svelato l'eccesso di progresso che ha di  fatto disumanizzato la società cabalina: manipolazione del dna, clonazione, c'è persino un grande  utero artificiale cittadino che porta a termine tutte le gravidanze indesiderate, chiamato  "Vaginopoli" (sic). Col progredire della trama, lo smascheramento assume connotazioni sempre più  moralistiche, e l'associazione coppia gay-vaginopoli-altre diavolerie fantascientifiche, assume  dimensioni inquietanti. Mi è sembrato, cioè, di veder rappresentate le peggiori fantasticherie  dell'italiano medio. Quel genere di immaginario collettivo nazionalpopolare che produce perle come  "se approviamo la fecondazione assistita in Italia i gay potranno impiantarsi l'utero e partorire, e  Dio non vuole!". Ecco. Ora, l'intento dell'autore mi è sembrato questo, rappresentare esattamente  questo immaginario distorto. Con quale scopo, e per veicolare quale messaggio, onestamente, non mi è  chiaro.

Ad ogni modo. La trama procede. Da Cabala City usciamo e riscopriamo, insieme a Betty, l'Italia.  Com'è l'Italia del Tremila? All'opposto di Cabala City, oppure uguale. Prima viene presentata in un  modo, poi in un altro. Alla fine non c'è più tanta differenza tra i due ambienti. Anche perché questo  futuro così lontano, sembra in realtà vicinissimo: nonostante il delirio fantascientifico (alieni,  alta tecnologia, etc), questa Cabala/Italia del Tremila sembra quella del Duemila, parla allo stesso modo,  veste gli stessi abiti firmati, spettegola delle stesse star del cinema, ascolta la stessa musica. I  rimandi alla nostra cultura sono continui e spesso immotivati. L'effetto è un po' quello della  celebre serie animata "Futurama", in cui il fantascientifico Tremila non è altro che una copia  distorta, fortemente umoristica, del nostro Duemila. In questo contesto, però, l'operazione finisce  col cozzare con tutto l'impianto del romanzo. Gli anacronismi, dunque, non si ricoprono di valore  metaforico. Sono anacronismi e basta.
Proseguendo ci troviamo ancora tra alieni, cospirazioni, realtà parallele e via discorrendo, finché  non irrompe anche una narrazione cosmologica cristiana, con depositi di anime, apparizioni di Madonne  varie e così via. La narrazione, suppongo nelle intenzioni dell'autore, doveva essere rapida,  assicurare la lettura in tempi brevi. Con me ha scatenato l'effetto opposto, costringendomi a periodi  di pause quando ritenevo di averne sentite ormai troppe e di non poter andare oltre.

Riepilogando. L'ambientazione, per quanto originale, devo ammetterlo, è densa di contraddizioni. La  trama è delirante, ricca di subplot lasciati in sospeso, dimenticati. Il tono è schizofrenico, a  tratti serio e convinto, a tratti surreale e umoristico. Anche sotto il profilo linguistico e  stilistico emergono criticità, soprattutto uno stile fortemente sciatto, lessico povero, dialoghi  scritti malissimo; si avverte con urgenza la necessità di provvedere a una ripulitura editoriale, a  fondo. Inutile aggiungere che, essendo il primo episodio di una trilogia, il finale è monco,  improvviso, non conclude nulla ma non promette nulla.
Non so fino a che punto ci sia qualcosa da salvare in questo romanzo. Riconosco solo l'originalità e  la creatività dell'autore. Il resto è tutto un delirio immotivato.


Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Cabala City
  • Autore: Marco Pedullà
  • Editore: Youcanprint Self-publishing
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: 
  • ISBN-13: 9788893061803
  • Pagine: 405
  • Formato - Prezzo: Epub - 3.99 Euro

14 Commenti a “Cabala City - Marco Pedullà”

  • 12 aprile 2016 12:13

    L'autore non può non rispondere a questo commento che si presenta come uno scempio della divina professione per il mondo delle recensioni di cui io faccio parte, avendo curato anche una rubrica sotto la mia responsabilità. Innanzitutto mi preme puntualizzare che il libro è stato scritto nel 2013 quando non si discuteva in Italia di Utero in Affitto. L'errore più grave è accoppiare la vicenda della gravidanza di Betty con quello che succede oggi in Italia. Betty (nessuna coppia gay) ricorre a Vaginopoli per non partorire direttamente, ma l'ovulo è suo non di una altra donna e si spiegano le ragioni. Probabilmente il fatto che il recensore abbia letto a spruzzi il testo significa che si è perso ogni cosa e ha voluto scrivere qua e là quello che più ricordava della vicenda. L'aggravante è che è un modo di recensire sbagliato, più vicino a un blogger che a una recensione. Il libro può non piacere e si può scrivere una stroncatura, ma questa recensione non è sul libro, ma su Marco Pedullà come scrittore per tutto quello che è stato scritto. La creatività è un dono. Lo stile spicciolo senza creare troppi virtuosismi lessicali risponde a una esigenza non solo commerciale, ma quello che adesso tutti usano, (si chiama commedia all’americana il recensore non lo sa) e soprattutto per arrivare al lettore medio italiano che non ha una conoscenza ottimale di uno stile letterario aulico che ormai è superato, basta leggere qualche libro di Camilleri, ad esempio, campione d'incassi che italianizza il siciliano. Quindi entro nel personale e sostengo che chi ha scritto ciò potrebbe essere una persona pessimistica e capace di trovare inesistenti peli in tutte le uova che divora e non mangia. Per il resto puntualizzo che i commenti sono positivi sia da parte dei lettori, sia da parte dei recensori professionisti, (ricordo Leggeretutti e il Quotidiano della Calabria, Girolamo Terracini, Patrizia Canino). Qui non si contempla l'autore della bocciatura del mio romanzo che continua a vendere e soprattutto di più di tutti i miei libri, anche sopra a quello piaciuto a Giorgio Albertazzi. Di conseguenza...chi sceglie il mio libro lo facesse non per questa recensione che esprime il parere del singolo individuo e non di una collettività. Quando qualcosa non piace basterebbe scrivere non mi piace perché, non far sentire un libro sbagliato. Quindi, la persona che scrive ciò potrebbe soffrire del limite di pensare che quello che vede è a suo modo sia quello corretto. Un po’ come i vegetariani e i carnivori ognuno pensa che sbagli l’altro. Buon lavoro stamberga dei lettori e grazie mille del pensiero, ma avreste potuto risparmiavi la fatica di leggere 405 di cui non avete capito un accidenti di nulla.

  • 12 aprile 2016 21:13
    Tancredi says:

    Precisazioni, in ordine sparso:
    - il recensore non ha letto a "spruzzi" (forse volevi dire "a sprazzi"?) il libro, ma con pause. Non si è perso niente e non ha saltato niente.
    - il recensore E' un blogger, ovvero un lettore amatoriale che recensisce su un blog amatoriale libri talvolta amatoriali - il caso del romanzo in questione, autoprodotto e autopubblicato.
    - il recensore non ha recensito l'autore del romanzo, di cui conosce giusto il nome perché l'ha letto stampato sul libro. Non che avesse poi questo interesse.
    - il recensore potrebbe anche non aver capito niente del romanzo, ma se un lettore non ne capisce niente, l'autore dovrebbe farsi qualche domanda.
    - al di là della trama, il recensore resta convinto che il libro sia scritto male, con una padronanza della lingua italiana da scuola media. Parlare un linguaggio "spicciolo" non significa commettere errori grammaticali e ortografici.
    - L'autore del libro ha riscritto questo infervorato commento quattro volte. Il che non depone a favore di un giudizio positivo nelle sue abilità di scrittura.
    - "Di conseguenza... chi sceglie il mio libro lo FACESSE non per (...)". La forma verbale corretta è: "lo faccia".
    Saluti.

  • 14 aprile 2016 13:53

    A spruzzi perché tutto ciò che scrivo richiama la comicità che mi appartiene. Guarda stai esagerando e scrivendo cose molto gravi. Forse non conosci tu la grammatica e il mondo della narrativa, ma soprattutto la libertà creativa di un autore. La dittatura non esiste nello scrivere. Appunto hai risposto che sei un blogger perché non ti sei accorto che c'è un limite legale nel poter scrivere delle recensioni che tu hai ampiamente superato.

  • 14 aprile 2016 13:58

    Ho 50 lettori su wattpad che mi scrivono per farmi i complimenti su come è scritto. Invito i lettori di questo blog ad andare a leggere i primi 20 capitoli pubblicati gratis su wattpad. Questo blogger potrebbe soffrire del fatto di aver letto molto poco nella sua vita.

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    14 aprile 2016 14:20

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

  • 14 aprile 2016 15:03
    lb25 says:

    Il libro mi è piaciuto molto per la sua originalità narrativa e le varie sfaccettature caratteriali che emergono dei personaggi, sopratutto quelle di Betty. Forse non sarebbe poi tanto impossibile ritrovarsi a vivere fra qualche decennio in una realtà quotidiana in una città come Cabala City.

  • 14 aprile 2016 15:45
    sakura87 says:

    http://www.lastambergadeilettori.com/2012/02/comunicato-lettori-e-autori.html

  • 14 aprile 2016 16:03

    Ahhh. Come vedi ancora una volta sbagli a supporre come avrei dovuto scrivere. Appunto impara l'arte è mettila da parte. Forse non sai che il dialetto romano si può italianizzare come il siciliano di Camilleri a proprio uso e costume perché il libro lo scrivo io, SCELGO dove è ambientato, e come rapportarmi con il pubblico a cui mi rivolgo ecc. Chi sceglie il mio libro LO FACESSE e non lo faccia perché l'intenzionalità della azione che voglio dare è facesse, una scelta compiuta in un tempo episodico di una possibilità che non si deve compiere, ma si è già compiuta e in un modo di dire che suona bene e piace. Qualcuno facesse un brindisi e non faccia un brindisi (grammaticalmente corretta non usata nel parlato), frase ampiamente dialogata sulle bocche di tutti specie a Roma dove è ambientato il mio libro per cui è stato aperto questo commento inappropriato. Siamo su una chat, più che in un blog questa è l'importanza che gli do io e pertanto scrivo come fossi in una bettola a raccontare le mie storie con tarallucci e vino che solo il blogger non gradisce. La narrativa è la trasposizione della realtà per come la penna dell'autore decide di fare ed esiste una LICENZA insindacabile assoluta che prevale sul giudizio negativo personale e viziato del blogger. La poesia è dare effetto alle frasi. La grammatica bacchettona si usa nella saggistica nei temi alle superiori, nelle recensioni giornalistiche, appunto il blogger potrebbe essere incatenato dalla sua visione scolastica delle cose e potrebbe non riuscire a fare il salto di qualità che i GRANDI AUTORI me compreso FANNO, GESTISCONO e DIFENDONO....grazie al sostegno del pubblico sovrano come sempre. Il mio titolo è in disponibilità immediata sul sito Mondadoristore non è da tutti e lo è per il cartaceo. Beh come lo spieghiamo questo al blogger, vorrebbe dire che i lettori italiani sono mediocri? O forse sono liberi come il mondo della narrativa, che non ha schemi e regole che il blogger inserisce a suo modo stando davanti a un libro di grammatica della terza media. PS inoltre ci tengo a precisare che il testo in stampa è stato revisionato dal sottoscritto accettando i consigli di un editor professionista di un importante casa editrice. STOP. Con questo la chiudo qua, perché mi è venuto il disgusto.

  • 14 aprile 2016 16:32

    Sono romana de Roma e condivido la posizione dello scrittore. Ho letto Cabala city dopo aver apprezzato le pagine pubblicate su wattpad e intervengo nella discussione su segnalazione dell’autore.
    Non ho trovato errori grammaticali in Cabala city, eppure sono una lettrice accanita laureata in Lingue. Ritengo che qualora un libro abbia delle sviste, non dovrebbero essere messe in risalto perché tutti possono sbagliare e pretestuoso giudicare male le cose anziché apprezzare il buono delle stesse.
    Ho letto molti libri pieni di “strafalcioni”. Ad esempio i libri di Dan Brown li avete mai letti? Sono colmi di imprecisioni eppure considerati dei capolavori. Sinceramente non ho trovato “disturbi” della lingua italiana in Cabala city. E’ un libro bellissimo e scritto molto bene, una commedia romantica che fa ridere e rilassa e non tutti riescono a scrivere come fa l’autore che non conosco personalmente, ma che ho conosciuto dal social.
    Sono d’accordo con lui, si può scrivere una recensione negativa, ma ci sono dei limiti. Un lavoro anche se non piace di 408 pagine è un impegno che ha comportato anche un anno o di più suppongo per scriverlo.
    Non è corretto denigrare un libro in questo modo. Inoltre spruzzi o sprazzi a parte, credo che il blogger non abbia capito perfettamente la trama.
    La coppia gay ha una figlia dovuta alla violenza sessuale che commette uno dei due (non ricordo se Tom o Jerry perdonatemi) con una suora. Quindi il blogger ha creato di sua iniziativa un’altra verità, che il libro fosse un osanna agli uteri in affitto. Non ha seguito bene.
    Sdrammatizziamo un po’. Il blogger ha esagerato ed è uscito dalle righe nell’esprimere giudizi troppo personali, avrebbe potuto dosare le parole e non essere così feroce.
    L’autore giustamente difende il suo lavoro, che a me è piaciuto tanto. Di conseguenza fate pace e basta.

  • 14 aprile 2016 18:57
    Tancredi says:

    Nonostante la mia intenzione di lasciar cadere polemiche da tredicenne innamorate di Justin Bieber, per usare uno stereotipo largamente abusato, devo intervenire per smentire colossali affermazioni che mi sono state messe in bocca.

    Nello specifico, @Giulia Canino, forse l'esser romana e laureata in lingue ti ha messo nelle condizioni migliori per apprezzare il romanzo (altrimenti non capisco perché premettere tali informazioni strettamente personali e - ti sorprenderà - non richieste e superflue!), ma forse ti ha fatto leggere nel modo sbagliato la mia recensione.
    Dove ho scritto che il romanzo è a favore dell'utero in affitto? A parte che la prima persona a menzionare l'espressione "utero in affitto" è stato l'autore del libro in uno dei commenti, mi sembra di aver affermato nella recensione esattamente l'opposto!
    Se dovete contestare la recensione, fatelo almeno per delle cose che ho scritto.

  • 14 aprile 2016 19:19
    Rowizyx says:

    Tom e Jerry? Seriamente?
    Dovrebbe far ridere?

  • 14 aprile 2016 19:27
    Rowizyx says:

    Io dovendo dire, da persona che passa sul blog, non mi avvicinerei mai al tuo libro. Ma non per la recensione, per l'atteggiamento che stai tenendo: se lo aggiungo su Goodreads, lo leggo, non mi piace e ci scrivo una recensione negativa (o la pubblico sul mio blog), arrivi con questo tono a intimidirmi perché la rimuova o per screditarmi? Passo, mi risparmio il mal di fegato.
    Poi guarda, personalmente io non trovo mai una buona idea per un autore esordiente paragonarsi a uno degli autori viventi più venduti in Italia. Non è l'autore a doversi dire che è grande, dovrebbero essere gli altri a riconoscere il suo valore.
    E al tuo posto io mi chiederei: "uh, non è arrivato NULLA di quello che volevo dire, forse non è così chiaro come pensavo?" Così, almeno un secondo, prima di gridare allo scandalo e all'incompetenza del recensore.

  • 20 aprile 2016 15:08

    Rowizyx ti do del tu. Io non avrei problemi a inviarti una copia dell'ebook sulla tua mail qualora volessi leggerlo. Non sono una persona arrogante, ma difendo un mio lavoro. Se tu scrivessi un libro con amore e dedizione lotteresti per lo stesso, è come fosse un figlio per me. Se a una mamma dicessero tuo figlio è sbagliato, non lo sai educare e non l'hai saputo educare, lei sarebbe disposta a tirare le unghie per difenderlo. Per me è la stessa cosa. Il recensore non si è basato a scrivere un giudizio negativo, ma ha riportato in modo personale situazioni e fatti nel libro rapportandoli alla realtà per come non sono. Non ho detto di aver scritto un capolavoro, ma ci sono dei libri che non valgono nulla che vendono tantissimo e sono in classifica per settimane, poi li leggi e non ti lasciano nulla. Il romanzo che ho scritto è autobiografico, perché attraverso le vicende fantascientifiche narro delle vicende che io ho vissuto, sperimentato e soprattutto che rispettano la realtà. Il tono è scherzoso, molto semplice e comprensibile per tutti. Il libro è stato costruito per essere così, se poi volete leggere qualcosa di filosofico e con un modo di scrivere più costruito basta leggere un altro mio testo Dio in un reading. Non si può piacere a tutti, ma ci sono dei limiti verso cui nessuno dovrebbe spingersi. Io non ho l'obiettivo di far cambiare idea al recensore, non ho interesse a questo, ma non posso lasciar passare qualcosa per come non è. Ad ogni modo si va avanti. Evidentemente alcune persone per leggere un libro così semplice devono anche essere emotive per poter comprendere appieno le situazioni. Se una persona banale senza sentimenti legge il mio Cabala city ovviamente non troverà interesse, ma chi sperimenta l'amore e chi lo ha sperimentato e chi vive non può non amare il mio libro, come del resto il 99% delle persone che lo hanno letto su wattpad. Polemica a parte, ritengo che il mio romanzo sia terapeutico sia per chi si trovi in una situazione di depressione, o di disagio fisico, perché aiuta a non pensare a sorridere e a stare dietro le vicende senza fare sforzi mentali. Il mio obiettivo è stato rispettato in questo. Auguro al recensore ogni bene, e soprattutto essendo una persona che crede nel karma sono molto sereno e sono sicuro che il libro continuerà a spopolare nonostante il danno che questa recensione possa avermi arrecato nei motori di ricerca.

  • Questo commento è stato eliminato dall'autore.
    21 aprile 2016 13:07

    Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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