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30 luglio 2017

Vite sotto vetro - Greta Cerretti

Cosa succede a una nevrotica insicura quando la vita le concede una seconda opportunità? Ma è ovvio: commette gli stessi errori della prima volta! Viviana è in bilico tra i sentimenti ambigui che prova per il proprio ex, Luca, e l'infatuazione per Giulio, il nuovo capo. Sarà la spregiudicata amica Antonella, con l'ignara collaborazione di Jerry il pesce rosso, a sbloccarla: Viviana getterà il cuore oltre l'ostacolo, verso l'amore. Viviana è una sportellista insoddisfatta, che guarda la propria vita attraverso il vetro del CUP. In una sola mattinata il suo precario equilibrio viene messo a dura prova: incontra dopo dieci anni Luca, il proprio ex, e le viene proposto un cambio di mansione a stretto contatto con un fascinoso superiore, Giulio. L'immaturità relazionale di Viviana riemerge con prepotenza, insieme a tutti i nodi non risolti. È incapace di riconoscere l'attrazione per Giulio, e anche di ammettere che prova ancora qualcosa per Luca. La competizione con le altre donne non fa per lei, che si ritira prima ancora di combattere. Ma l'amica Antonella è una voce fuori dal coro, e un grillo parlante privo di coscienza. I suoi modi poco ortodossi, spesso brutali, e la morte del pesce rosso, daranno a Viviana la scossa necessaria per riprendere finalmente in mano la propria vita.

Recensione

Un percorso di rinascita, o meglio ancora di ripresa, è quello che ci viene proposto nelle pagine dell’opera di Greta Cerretti.
La protagonista è Viviana, una ragazza laureata ma che, gioco forza, è finita a fare la sportellista del CUP, tra ritiro di urine, impegnative e consegna di analisi.
Viviana vive la sua vita in solitudine, fondamentalmente auto – imposta, contando sull’amicizia della collega Antonella, che la mette sempre in guardia e, soprattutto, alle strette dinanzi alle scelte della sua vita.
Le carte della sua esistenza iniziano a rimestarsi quando al suo ambulatorio arriva Luca: un vero e proprio fantasma del passato, l’ex con il quale ha avuto una relazione complessa, per la quale ha perso anni prima la migliore amica Chiara, il cui spettro sembra aleggiare ancora attorno dopo tutti quegli anni.
Viviana inoltre coglie l’occasione, perché Nobbi, un manager dell’Azienda dal quale si sente attratta le propone una nuova mansione che la sposterà dalla polla di vetro, identificata come la sua postazione del CUP, per consentirle di vedere tutte le sfaccettature oltre il luogo sicuro dove si è rifugiata negli anni e nel contempo per affrontare quelli che rimangono ancora i sospesi col suo passato.
Pertanto risulta un po’ difficile liquidare il romanzo come un semplice romance: il sentimento è sì presente, e molto calibrato sull’umore della protagonista, ma nell’ambito del narrato si riesce a cogliere soprattutto l’aspetto dell’introspezione di Viviana, il suo percorso di crescita. L’avere il coraggio di uscire fuori e camminare, vedere, scoprire che le sue convinzioni, forse, non sono del tutto esatte.
Che qualche tassello, in verità, mancava.
Tanti gli argomenti condensati in poche pagine: l’autrice in primo luogo affronta il tema dell’interruzione personale, non tanto derivato dal trauma quanto dal cambiamento di vita e dal rinchiudersi in se stessi per timore di essere delusi di nuovo: un meccanismo che è molto più comune di quanto si creda, anche se nel caso di Viviana viene estremizzato: lei preferisce isolarsi, a parte Antonella, sembra che nessuno riesca a scalfire la sua corazza. Vive per suo conto, ha rotto i ponti col passato, quasi come se ne temesse l’esistenza.
Un po’ la sua storia ricorda l’allegoria della crisalide, qualcuno che si rinchiude dentro un’armatura, o sotto a un vetro, tanto per riprendere la metafora stessa del titolo, in attesa del tempo di stendere le ali e prendere il volo. Quello che, credo, tutti si meritino nella propria vita prima o poi.
I personaggi sono tutti filtrati dalla personale visione della protagonista, acquisiscono pertanto una dimensione strettamente correlata al suo vissuto, per quanto alcune motivazioni reali di atteggiamenti e di filtro della realtà non sempre siano chiare al lettore.
L’ambientazione romana della storia influisce poco sulle vicende: la trama si sbilancia sul pensiero e sull’emozione più che sull’interazione, donando quasi un senso claustrofobico che ancora di più rende l’idea del tipo di esistenza e di psiche della protagonista: ci interfacciamo con postazioni, piccoli uffici, interni delle case e parcheggi più che con la monumentalità della location.
Lo stile è scorrevole, ben reso sulla carta, con il tipico intercalare della riflessione e del giudizio all’interno delle singole scene, la realtà viene riportata al lettore direttamente dalla protagonista in prima persona.
L’unico neo della storia, a mio avviso, risiede nella brevità della narrazione, che forse avrebbe meritato un po’ più di azione e di puntualizzazione della storia, soprattutto riferito al passato di Viviana.
Il tutto si condensa in 122 pagine che raccontano la sua variazione interiore, il suo iter personale, senza dare modo di esplicare al meglio però il contorno: il lettore infatti vorrebbe sapere di più su Chiara magari, sul rapporto che legava le due amiche, sul modo con cui si sono lasciate. Ma al di là delle scelte narrative, Vite sotto vetro rimane comunque una storia che desta interesse, in grado di dimensionare una vita apparentemente normale, portando chi ci si imbatte a riflettere sulle proprie scelte e su come, a volte, i ricordi vengano fraintesi per difendersi e sopravvivere. Ed è così che rimane questa storia, una lettura delicata ma intensa, da dedicare a chi ha bisogno di fare il punto sulla sua vita per poter proseguire. Andare avanti e forse avere il coraggio e spiegare le ali per uscire dal vetro e andare sul serio fuori.

Giudizio:

+3stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Vite sotto vetro
  • Autore: Greta Cerretti
  • Editore: Mondoscrittura
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788897960096
  • Pagine: 128
  • Formato - Prezzo: brossura € 10,00

22 giugno 2016

Scrittura Dispregiativa - Greta Cerretti

Sofia ha tutto quello che le serve per essere felice, tranne la capacità di comprenderlo. Ma dopo l’incontro con un insegnante sadico e voyeur, e lo scontro con un compagno di corso alcolista e manipolatorio, la normalità assumerà tutto un altro sapore.

Recensione

Riuscire a coniugare la disamina della situazione editoriale dal profilo di una scrittrice alle prime armi e nel contempo raccontare in modo vivido ciò che sta dietro ai suoi silenzi e al suo passato non è semplice, ed è ciò che Greta Cerretti realizza con questo romanzo.

La protagonista centrale della storia è Sofia, una donna di 35 anni che decide di iscriversi in un corso di scrittura creativa patrocinato dall’Università della terza età perché nel suo cassetto c’è rinchiuso un sogno che, in qualche modo, ha il potere di farla uscire dal grigiore della sua esistenza. Ma nulla va incontro alla realizzazione sue aspettative: Sofia lotta, si illude e poi quasi cede, per arrivare a comprendere che di fatto il suo grigiore va affrontato in modo oggettivo, comprese le mancanze del suo passato che la rendono, in un certo modo, malinconica.
Il libro si snoda su un tenore ironico, nonostante alcuni temi siano piuttosto forti: andando al di là della delusione personale e addentrandoci in Sofia, riusciamo a condividere temi come la maternità mancata e desiderata, la stabilità di coppia e la genitorialità, soprattutto quanto questa viene a mancare troppo presto. Deduciamo il suo dolore e lo interiorizziamo, cercando di toccare con le dita l’insoddisfazione che sembra caratterizzare la sua esistenza.
Intorno a lei si snodano altri personaggi, che hanno un peso importante nelle vicende nonostante siano spesso appena tratteggiati con delle pennellate sottili, ma piuttosto marcate.
Forse l’unico problema del testo risiede nella sua estrema brevità rispetto alla girandola di caratteri che si muovono sulla scena: pur filtrando tutto secondo la visione di Sofia, per alcuni personaggi, come Gabriele o anche lo stesso Marco il compagno della donna, sarebbe stato necessario qualche guizzo maggiore per far apprendere al lettore le dinamiche e gli intenti in modo più netto. Anche Giordano, il cattivo della situazione, ha dei comportamenti contorti che, in qualche modo, potevano dare adito a maggiori sviluppi. Ma nel complesso la storia di Sofia riesce nel suo intento: regalare speranza.
Centrali in questo senso di certo sono le figure della madre Mariella e della giovane Patrizia, che riescono in qualche modo a strappare più di un sorriso positivo, generando dentro calore.
Nell’iter delle vicende, come anticipavo all’inizio, non si può non notare il percorso letterario di consapevolezza che la protagonista offre al lettore: per scrivere non serve solo avere un sogno,ma è necessario il continuo confronto con l’esterno per comprendersi e migliorarsi. Così come l’idea che solo destrutturando il proprio talento ed esercitandolo, si può riuscire realmente a concretizzare qualcosa. Ma non sfugge nemmeno l’apprezzabile imperativo a non svendere i propri lavori, perseguendo una letteratura chiara, un’editoria onesta, che porta a evitare in primo luogo l’editoria a pagamento, con tutte le conseguenze nefaste sia per gli autori che, soprattutto per i lettori.
La forma è corretta e sciolta, dal ritmo ben costruito, che conduce per mano in poco tempo sino alle ultime pagine, non ci sono sbavature: le incursioni ironiche sono ben dosate e incasellate con i drammi e i momenti di tensione della protagonista con il mondo al di fuori della sua intimità.

Scrittura dispregiativa è un romanzo breve ma composito: racconta la voglia della rivalsa e soprattutto, in un’atmosfera tutta italiana, presenta al lettore una storia intensa, dai tratti introspettivi, che si muove in modo sagace tra il giallo, l’ironico della commedia e gli aspetti di formazione del sé.
Una lettura accattivante, dedicata a tutti colori che hanno bisogno di riscoprire i propri sogni e, soprattutto, di affrontare le proprie difficoltà interne per andare avanti.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Scrittura dispregiativa
  • Autore: Greta Cerretti
  • Editore: Mondoscrittura
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788897960126
  • Pagine: 150
  • Formato - Prezzo: Euro 10,00

3 aprile 2016

Come pomodori nella macedonia - Alain Voudì

C'è un aforisma famoso, seppur di incerta attribuzione, secondo il quale "conoscenza" è sapere che il pomodoro è un frutto, "saggezza" è non metterlo nella macedonia. Avete sorriso? Provate per un attimo a mettervi nei panni del pomodoro, perché ci sono giorni in cui è proprio così che mi sento: come un pomodoro nella macedonia, straniera tra i miei stessi simili, incolpevole ma elemento di disturbo. Messa così non sembra più tanto divertente, vero? Infatti non lo è.

Recensione

Immaginate di sentirvi da sempre dissimili dalla moltitudine che vi circonda. Non servono situazioni eclatanti, basta rimanere al livello delle sensazioni: ritrovarsi proiettati in mezzo alla società e avere la netta percezione di essere, in quanto se stessi, differenti. Da questo presupposto parte la consapevolezza della giovane protagonista di questa storia, che gioca con la metafora delle verdure e dei frutti, e tra insalate e portate varie si descrive e si percepisce proprio come un pomodoro nella macedonia, anche se nemmeno lei è ancora in grado di comprenderne le motivazioni.
Ma le basterà incontrare Clara per fare luce su se stessa e le sue pulsioni e accettarsi in modo naturale, così com’è, andando incontro a tutte le conseguenze possibili della sua omosessualità.

Per quanto la metafora proposta sia forte e possa dare adito anche all’accentuazione del senso di diversità, la nostra eroina comunque riesce invece a stemperare la forza dell’idea proprio con il racconto della sua avventura di vita, della convivenza con Clara e del modo in cui, barcamenandosi nelle consapevolezze, lei cresce e si fortifica in una società italiana che ancora oggi mostra le contraddizioni primigenie quando si imbatte nelle relazioni sentimentali pubblicamente ammissibili.
Alla luce di questo percorso, infatti, la prima caratteristica di questo romanzo è il saper percorrere trasversalmente l’emotività del sentimento, non limitandosi a descrivere una storia d’amore ma accompagnandoci durante la lettura nella profondità della voce narrante. Infatti potrebbe benissimo posizionarsi non solo nel genere romantico moderno, ma sull’introspettivo, caratteristica imprescindibile per potersi inquadrare nella letteratura a tematica LGBT dei tempi moderni.

I contenuti del libro, partendo dalla descrizione degli stadi d’animo della protagonista, ci svelano pian piano le difficoltà del vivere moderno, dove il lato economico e la precarietà lavorativa hanno un’incidenza peculiare sullo stile di vita, soprattutto quando ci si ritrova, pur non volendo, soli nel dover affrontare le difficoltà di sopravvivenza. La giovane donna che dà voce alla storia, infatti, non appena i suoi genitori scoprono il suo orientamento sessuale, è obbligata ad andare via di casa appena diciassettenne, per iniziare la convivenza con la donna che in qualche modo l’ha obbligata a rivelarsi la sua affettività.
Per Clara lei prova un amore viscerale, senza tregue, a tratti morboso e indelicato, ma che comunque fa acquisire una dimensione elevata alle scene e alla loro strana (eppure così usuale) vita di coppia. Addentrandoci nell’ambito prettamente omosessuale degli argomenti, Alain Voudì ci racconta cosa vuol dire essere omosessuale ancora oggi: una famiglia che potrebbe tradirti e disconoscerti, incapace di affrontare l’anima delle persone, in un modo quasi agghiacciante, non perché sia una situazione limite ma proprio per il fatto che la crisi delle famiglie di oggi mette in evidenza tutte le fragilità della società moderna: due genitori incapaci di capire cosa provi e di farsene una ragione, in fondo, dimostrano soltanto la loro inadeguatezza, anche se poi a farne le spese sono proprio i figli.
Altro tema che potrebbe indurre al cliché, per quanto sia attuale, diventa poi il tradimento, il desiderio di innovazione nella propria quotidianità di coppia, per quanto comunque i lettori attenti siano in grado di discernerne l’universalità. E ancora, senza mettere in ballo le polemiche attuali che purtroppo oggi caratterizzano la politica nostrana, scopriamo la semplicità dell’omogenitorialità, laddove la stessa giovane ci dimostra il desiderio di essere madre, senza far ricorso all’egoismo personale di cui tanto si dice (e poco davvero si conosce) quando trattiamo l’argomento per le coppie dello stesso sesso. Diventa quasi una vocazione, che dovrebbe stare alla base di qualsiasi famiglia reale e di fatto.

E in sintesi credo che sia proprio questo il merito maggiore di Alain Voudì e della sua storia: la voce della protagonista e la sua storia consentono al lettore di intravedere dentro la diversità e comprendere che in realtà non cambia proprio nulla. Che lei potrebbe essere un lui e amare Clara, o che al posto di Clara ci possa essere magari Rocco, e i sentimenti, le difficoltà e l’esistenza permarrebbero comunque le stesse, con la sola aggiunta di quella peculiare paura che ci portiamo addosso nel rivelarci e nel temere le altrui reazioni, nel momento stesso in cui osiamo pensarci in “quelli come noi” e “gli altri”.
La scrittura è fluida e nel contempo fervida, trascende nell’ironia che mantiene alto il livello di attenzione su una protagonista che essa stessa sa di poter non essere simpatica, per il suo modo rabbioso di interagire come difesa contro il prossimo.
L’immedesimazione di scrittura è piuttosto buona, non ci sono sbavature tali da rovinare il percorso descritto.
La lettura scorre veloce, non si inceppa, lasciando dentro una continua curiosità su cosa succederà poi. Come i pomodori nella macedonia pertanto è sicuramente un’esperienza da leggere, che può essere soddisfacente anche per i palati più esigenti.
E, lasciatemelo dire, in casi del genere anche un pomodoro ci starebbe benissimo in mezzo a una bella coppetta di frutta fresca e succosa.
Provare per credere.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Come pomodori nella macedonia
  • Autore: Alain Voudì
  • Editore: Mondoscrittura
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788897960164
  • Pagine: 168
  • Formato - Prezzo: € 10,00

24 febbraio 2014

Cinque anni di blog - Giveaway #5: L'erba del diavolo di Fabrizio Fondi

Nuovo giorno, nuovo giveaway: oggi vi proponiamo L'erba del diavolo di Fabrizio Fondi, autore che ci aveva già impressionati con L'ombra dello scirocco e che conferma il suo talento con quesa storia cupa ed avvincente.

Ne scrive Pythia:


«Thriller comunque ben congegnato e godibilissimo, con ritmo incalzante e qualche pausa ad hoc, giusto per riprendere fiato. Di Grosseto c'è poco, almeno per chi non c'è mai stato, ma la torrida aria estiva c'è tutta: atmosfere cupe fin dall'inizio, alla conclusione si arriva alle tenebre, e non c'è Speranza che le rischiari.»

Potete trovare la recensione completa a questo link. Daniele ha anche intervistato l'autore qui


Volete avere l'occasione di vincerlo? Compilate il form rispondendo alla semplice domanda, e uno tra voi potrebbe essere il fortunato lettore che lo riceverà a casa. Avete tempo fino alla mezzanotte del 3 marzo.
Cogliamo l'occasione per ringraziare l'autore per aver messo una copia del romanzo a nostra disposizione.


La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo.


Fabrizio Fondi è nato a Orbetello (GR) nel 1967. Scrive principalmente racconti e romanzi di genere giallo e noir e, più sporadicamente, di genere horror e fantascienza. Nel 2003 il racconto "Quattro caffè per favore" è stato pubblicato nella raccolta "Racconti sul caffè" che ha selezionato i migliori racconti al concorso "Caffè letterario di Ragusa". e nello stesso anno il racconto "Un'intuizione geniale" si è classificato secondo al premio letterario "Legri 2003". Nel 2004 ho pubblicato tre racconti nella raccolta "Dipinto di noir", data alle stampe dalla casa editrice Effequ. Nel 2007 viene pubblicato da Effequ il su primo romanzo, "La ballata dello straniero" mentre nel 2008 Mondadori pubblica il racconto "La Corriera n° 32" nel Giallo Mondadori "Carabinieri in Giallo", concorso letterario nel quale il racconto si è classificato secondo.

L'erba del diavolo di Fabrizio Fondi
Mondoscrittura, collana Magia Nera , 2013
Brossura, 12.00 Euro

13 settembre 2013

L'erba del Diavolo - Fabrizio Fondi

La sonnolenta estate di Grosseto viene macchiata da una scia di sangue senza fine: messe nere, sequestri, vendette ed esecuzioni si susseguono lasciandosi dietro solo terrore. Il ritorno alle origini di Matteo Rovere, ispettore reduce da 15 anni di servizio a Milano, si snoda tra le strade, le campagne e i boschi della provincia maremmana, alla ricerca di chi è arrivato in quei luoghi a seminare la morte. O di chi, forse, da quei luoghi non se n’è mai andato. Con uno stile incalzante e travolgente Fabrizio Fondi ci guida tra dannazioni terrene e promesse infernali, alla scoperta dell’inquietante Messo di Lucifero e del seducente Mago Edson. Perché Rovere è convinto che l’ambizione, la fame di successo, la sete di potere possano essere molto più pericolose del diavolo.

Recensione

Può un romanzo piacere troppo? Se così fosse, sarebbe il caso di "I giorni dello scirocco", che mi ha catturata, sorpresa, inquietata fino al midollo. Ero quindi titubante ad affrontare quest'altra opera di Fabrizio Fondi, sia nel timore che non reggesse il paragone con la prima, sia per la sincera preoccupazione che le atmosfere fossero ancora più cupe, come il titolo farebbe presagire, e quindi per me troppo impressionanti (lo confesso, ho il terrore del soprannaturale). Lo dico subito e chiaramente, "L'erba del Diavolo" non mi è entrato nelle ossa come il suo predecessore e se anche il giudizio complessivo è alla pari, non lo ricorderò con grande calore. Certo, il genere è decisamente diverso, qui il Male è più tangibile e violento e l'azione si concentra in pochi giorni anziché nell'arco di decenni: per questo non vado oltre con il confronto e mi limito al romanzo in oggetto, com'è giusto che sia.

A ciascuno di noi sarà capitato, almeno una volta, di imbattersi in un programma di cartomanzia - come non ricordare la nota venditrice italiana e il suo mago brasiliano? - e così è capitato anche all'autore, che ne ha tratto lo spunto per questa storia.
Tre sono le figure attorno alle quali ruota il romanzo: si comincia con il mago Edson, cartomante e occultista che trasmette da una televisione locale di Grosseto una striscia settimanale che riscuote sempre più consensi. Il suo fascino magnetico sembra essere il motivo principale del suo successo, ma in realtà è la sua volontà di ferro e la sua spietatezza che lo portano ovunque voglia andare. Uomo senza scrupoli, non guarda in faccia a nessuno pur di raggiungere i suoi obiettivi.

Il secondo è l'ispettore Matteo Rovere, che ha finalmente ottenuto il trasferimento da Milano nella sua città natale...con 15 anni di ritardo; ormai i motivi che lo avevano spinto a chiederlo non sussistono più, anzi, ne avrebbe fin troppi per voler restare nel capoluogo lombardo. I genitori sono mancati da tempo e gli amici non sono più tali; i colleghi sono degli sconosciuti, anche se non si può dire che lui sia la persona più socievole del mondo. Sarà lui a condurre le indagini sulle tragiche morti che insanguinano la provincia toscana e a trovare il bandolo di una matassa che è più intricata di quanto sembri.

Infine, il Messo, capo di una setta di adoratori di Lucifero dediti a orge e sacrifici umani: ha dalla sua un grande carisma e altrettanto grandi ambizioni. Forse è il meno definito dei tre, quello con i contorni più incerti e una personalità poco chiara, ma è un falso difetto, poiché proprio questo contribuisce a renderlo ancora più inquietante.

Le strade dei tre si incroceranno in modo non troppo ovvio: Rovere, seguendo indizi  e intuito, si metterà sulle tracce del Messo, che a sua volta pianifica di togliersi l'ispettore dai piedi; Edson, tutto preso dai suoi piani verso il successo, si ritroverà a fare i conti con Rovere, che l'ha scelto come informatore speciale.

Rovere si avvicina molto, forse troppo, allo stereotipo del poliziotto, single forzato, scontroso per non dire scorbutico, temuto più per fama che per fatti concreti, impacciato quanto basta in una realtà a lui sconosciuta ma comunque efficiente e determinato nel suo lavoro. Resta comunque un personaggio riuscito che sa riscuotere le simpatie del lettore. Al contrario di Edson, che riesce fin da subito antipatico - ma non meno efficace e credibile.

I personaggi secondari sono un punto debole del romanzo, chiamati per nome più che come presenza concreta, solo un paio riescono a ritagliarsi un po' più di spazio e di originalità; soprattutto Leone, il mio preferito tra questi, manca di uno spessore che si intuisce ma che non viene sfruttato appieno.

Di satanismo e messe nere c'è meno di quanto mi sarei aspettata, il sangue lo si intuisce più che vederlo veramente e la Morte arriva rapida che quasi si fatica a riconoscerla: Fondi è uno scrittore illusionista, che dice cosa vuol mostrarci e ce lo fa immaginare con la sola fantasia. È facile lasciarsi andare allo splatter, meno lo è bilanciare nel modo corretto il vedo/non vedo, ma l'autore ci riesce benissimo.

Ho un solo dubbio: l'ispettore viene roso da un tarlo, che si incontra per la prima volta a pag. 159 come se fosse già stato presentato, cosa che invece avviene a pag. 182. Mi sono persa io o c'è stato un rimaneggiamento dei capitoli che ha provocato questo dissesto temporale?

Thriller comunque ben congegnato e godibilissimo, con ritmo incalzante e qualche pausa ad hoc, giusto per riprendere fiato. Di Grosseto c'è poco, almeno per chi non c'è mai stato, ma la torrida aria estiva c'è tutta: atmosfere cupe fin dall'inizio, alla conclusione si arriva alle tenebre, e non c'è Speranza che le rischiari.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'erba del Diavolo
  • Autore: Fabrizio Fondi
  • Editore: Mondoscrittura
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Magia Nera 
  • ISBN-13: I9788897960027
  • Pagine: 286
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,00; Ebook - Euro 1,99
 

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