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16 maggio 2012

La fantasia dello scarafaggio - Edward Punch

Londra. Morti inspiegabili sconvolgono il Regno Unito e l’Europa. Bambine angelo vestite di bianco si schiantano al suolo dall’alto dei ponti e dei palazzi. Incubo dei genitori conservatori britannici, l’assistente sociale Nor Temple, bellissima e istrionica, è decisa a risolvere l’enigma e a stanare “lo scarafaggio”. La responsabile Temple, trascinata da un intuito senza briglie, solca le fantasie livide dell'infanzia inglese, vittoriane e inquietanti, affiancata in questo e trattenuta dal vice ispettore capo, John Carver. Esperto in omicidi seriali, l'acutissimo detective è sorretto da logica spietata e parole affilate come stiletti. Insofferente all’ordine e alla gerarchia, marine in tacco dodici, Temple si trova di fronte a una doppia sfida: sopportare e fare squadra con l’ispettore Carver, arrogante e misogino, e fermare la lunga teoria di giovani vittime.

Recensione

Lo scarafaggio si nasconde negli angoli bui di luoghi familiari, approfitta delle cose dimenticate, delle briciole. Gira nei luoghi sporchi della casa.

Non si facciano ingannare i lettori dal nome britannico dell'autore, perché siamo di fronte a un romanzo italianissimo e per di più scritto da mano femminile. E che mano!

La trama ricorda molto le atmosfere cupe e morbose di Elizabeth George, con retroscena crudi e lo "scarafaggio" di turno che è l'incarnazione di ciò che è più sordido e malvagio - anche perché ad essere vittima di questo oscuro dolore sono delle ragazzine dal volto angelico.

A calcare la mano sul nero che si respira ad ogni pagina, il contrasto Natale/morte, purezza/peccato. Com'è possibile che delle ragazze appena adolescenti decidano di togliersi la vita in modi così simili da escludere la coincidenza ma anche l'emulazione della notorietà? È questo che inquieta l'assistente sociale Nor Temple, testarda al punto da pestare i piedi alla polizia pur di scoprire la verità. La tensione con il vice ispettore capo John Carver si fa da subito evidente, con conseguenze anche inaspettate.

Non mi inoltro ulteriormente nei dettagli per non rovinare la lettura: solo avviso gli animi delicati a tenersi alla larga da quello che può rivelarsi un romanzo sotto certi aspetti molto crudo, e non per il sangue versato.
L'inquietudine filtra da ogni pagina, salendo in un climax che non libera del tutto nemmeno nel tanto agognato finale - agognato perché difficilmente si riuscirà a staccarsi dalla lettura, non vedendo l'ora di conoscere l'epilogo.
Non mancano anche momenti divertenti e più rilassati, che alleggeriscono la tensione senza strappi.
I protagonisti sono ben caratterizzati e coerenti, forse un po' carenti di profondità lo sono i comprimari e in particolare lo "scarafaggio", che con la sua storia personale giustifica appena le motivazioni al male: certo, quando il male è quello raccontato da Punch, non c'è spiegazione che tenga.

Nel complesso è un'ottima prova, che ho letto e che consiglio con entusiasmo: non vedo l'ora di un seguito!

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La fantasia dello scarafaggio
  • Autore: Edward Punch
  • Editore: Mamma Editori
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Criminal Tango
  • ISBN-13: 9788887303575
  • Pagine: 300
  • Formato - Prezzo: Paperback - 9.00 Euro

8 marzo 2012

Apocalypse Kebab - J. Tangerine (Giusy de Nicolo)

"È solo grazie a fortuna e buoni riflessi che Alexandra Zahradnik non finisce dentro la buca. La voragine è enorme, perfettamente rotonda, al centro di Praga. Insomma, da restarci secchi. Ma non lei che, anche se consegna kebab a domicilio, sorveglia il continuum spaziotemporale dell'Europa dell'est. Alexandra si china sull'asfalto e poi solleva il naso ad annusare il cielo di Praga. Esterni. E tra questi uno potente come non se ne erano mai visti, neppure al tempo dei golem. È davvero un brutto guaio. Sotto lo sguardo dei gargoyle che vegliano dall'alto sulla città impazzita, il destino correrà sulle ruote dello scooter di Alexandra, al ritmo del piccolo cuore che ha rinunciato a sperare. L'amore nascerà, lì dove il male ha il passo leggero e gli eroi sono il peggior branco di spostati..."

Recensione

Alexandra Zahradni ha ventitré anni. E’ bassa e appartiene al genere “scusi, dove sono le mie tette?” (cit.), ha le mèches viola, beve troppo, è tremendamente sboccata e anche un’ex-tossica. Alexandra vive al margine, tra spogliarelliste, rom e quartieri degradati di Praga, sostentandosi consegnando kebab a domicilio sul suo catorcio che si ostina a definire generosamente ‘scooter’.

Eppure, è grazie ad Alexandra e a quelli come lei se i cittadini di Praga sono al sicuro dagli Esterni: è infatti una Column, un essere umano con particolari capacità sensoriali che le permettono di rintracciare le creature non-umane penetrate attraverso la sottilità nel continuum spaziotemporale che ha come centro proprio Praga. Ma gli Esterni affrontati fino a quel momento non avrebbero mai potuto preparare i Column alla nuova, terribile minaccia: dotati di un’energia psichica come non ne si vedeva da centinaia di anni, gli Inferenti sono il preludio all’ennesima catastrofe di proporzioni mondiali. Tocca ad Alexandra e ai suoi compagni, naturalmente, scoprire chi in realtà siano i sei Inferenti guidati dal potentissimo Arconte Tamel, quali siano i loro scopi e – soprattutto – come fermarli. Peccato che Tamel sia uno splendido biondino dal fisico niente male, la cui eliminazione sarebbe un vero spreco, secondo il modesto parere di Alexandra.


J. Tangerine, o Giusy de Nicolo che dir si voglia, anche stavolta non delude, creando un appassionante universo fittizio discretamente articolato e approfondito. Apocalypse Kebab ricorda per molti versi la trilogia dei Guardiani di Luk’janenko: come il protagonista dell’autore russo, Alexandra è stata reclutata per il suo potenziale da una fazione, la Dispensa, che formalmente agisce per il bene del mondo, ma che di fatto non ha nulla più di un ente governativo – non a caso si appoggia ai reparti antiterroristici – influenzato da annosi giochi di potere. Bene e male, come sempre, si affrontano in una guerra senza esclusione di colpi, ma quando la monetina ruota troppo in fretta diventa difficile distinguerne le facce…

La De Nicolo è brava a restituire una caotica e goticissima Praga sede della guerra secolare (e clandestina) tra protettori e minacce sovrannaturali provenienti da un tempo incerto. Inizialmente risulta un po’ arduo star dietro al gergo della protagonista relativo alle sue missioni, e occorrerà del tempo perché tutti i termini coniati dall’autrice vengano chiarificati al lettore. Resta un po’ approssimativa fino alla fine, invece, la natura degli Inferenti e dell’Arconte e il modo in cui agiscano i loro poteri; a tal proposito, risulta difficile comprendere quali siano i reali rapporti di forza tra le potenze in gioco: gli Inferenti (e ancor più Tamel) vengono presentati quali esseri dotati di poteri pressoché invincibili e in grado di viaggiare nel tempo, tanto da aver causato in epoche precedenti a quella moderna catastrofi quali la peste del Trecento. Eppure, le loro capacità fisiche – seppur sviluppate – sembrano umane, se persino una donna (sia pure addestrata) come Alexandra può mettere in difficoltà il più potente di loro. Nel corso della storia verrà svelato che solo una volta gli Inferenti sono stati sconfitti, grazie a un rito in grado di animare i Gargoyle di pietra delle cattedrali gotiche, ma risulta poco chiaro il motivo per cui questo sembra essere l’unico modo per fermarli.

Per tirare le somme, si nota la maturazione dell’autrice nel saper creare un universo complesso, ma c’è ancora del lavoro da fare, anche perché la scena madre del romanzo, lo scontro tra le due fazioni, è talmente frenetica da risultare un po’ confusionaria.

Notevole invece la caratterizzazione dei personaggi, anche quelli minori, ma naturalmente è Alexandra a bucare il foglio: cinica e (auto)ironica, blasfema e irriverente, è una protagonista irresistibile, ed è suggestivo il rapporto di attrazione/repulsione tra lei e il bellissimo Tamel. E naturalmente, ancora una volta, lo stile –che stavolta mescola l’epico e l’umoristico – risulta vincente:

L’Arconte sollevò il viso e lasciò che la pioggia gli lavasse via il sangue. Poi riabbassò la testa con una calma che le fece paura. “Sei una guerriera valorosa e vorrei conservare il tuo nome”.
“Conservati questo!”, rispose, alzandogli il dito medio.

Insomma, un libro con alcune lacune, ma fresco, spassoso e avvincente. Una bella lettura caotica e frenetica, proprio come una corsa su uno scooter scassato.

Qui potrete leggere un estratto dal romanzo.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Apocalypse Kebab
  • Autore: J. Tangerine (Giusy de Nicolo)
  • Editore: Mamma Editori
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: A cena col vampiro
  • ISBN-13: 9788887303544
  • Pagine: 320
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,80 Euro

10 febbraio 2011

Porcaccia, un vampiro! - Giusy de Nicolo

"Allora Andrea Magli" iniziò, "ho due possibilità, ti uccido o ti lascio andare. Tu che consigli?" "Io... per favore... non..." "Lo immaginavo" sorrise. Pasta al burro a fine mese. Una città hard rock come Bari. La faida dello zerbino con la famiglia del secondo piano. Andrea "Cespuglio" Magli è uno studente con la sindrome del criceto. Ludovico, dark e fascinoso, sembrerebbe l'ideale per toglierlo dalla gabbia, se non fosse un vampiro pericolosamente bisex e per giunta nel mirino del racket.


Recensione di Sakura

Il tempo, visto dalla nostra prospettiva rasoterra, non è una retta, è una matassa ai cui nodi ci sono gli accadimenti importanti.

Andrea ha ventiquattro anni, studia alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bari, e condivide un appartamento con altri studenti fuorisede. Il classico bravo ragazzo (figlio modello, amico impeccabile, bravo studente, cavalleresco col gentil sesso) dall’apparenza un po’ sfigata, di quelli che ogni tanto si concedono un bicchierino di troppo e anche qualche canna. Andrea comprende di aver commesso un errore fatale quando si ritrova in un sottopassaggio alle quattro del mattino –un po’ ubriaco- nel preciso momento in cui un suo coetaneo sta dissanguando a morsi due malviventi dall’aspetto molto poco raccomandabile.
Ludovico, che si fa chiamare Stepa Lichodeev, è affascinante, un po’ bisex, coinvolto nei traffici di libri antichi della malavita italo-albanese, tossico, e pure vampiro; insomma, non proprio una conoscenza dabbene che si inviterebbe orgogliosamente a casa dalla mamma. In un inaspettato slancio di generosità decide di risparmiare la vita del malcapitato Andrea, purché –banalmente- non si lasci sfuggire nulla di ciò che ha visto.
Andrea non può far altro che accettare. D’altronde, Andrea nel tenere la bocca chiusa è un esperto.

Un legame fatale, quello che si delinea tra i due: i loro passi si incontrano ancora e ancora, malgrado Andrea tema –con ottime ragioni- Ludovico, e Ludovico cerchi di toglierselo di torno con le buone e con le cattive.
Ludovico, pur connotato dalle caratteristiche del genere che rappresenta (forza, agilità, sete di sangue, debolezza alla luce del sole) potrebbe essere me, te o chiunque altro. E’ un ragazzo abbandonato a se stesso, dannato dalla solitudine più che dal dubbio di aver perso l’anima; non certo un santo, ma nemmeno un essere diabolico che meriti il marchio della Bestia che gli è stato inflitto. I fantasmi che lo inseguono riecheggiano quelli di Andrea, che sotto la scorza del bravo ragazzo li ha sepolti in un angolo dell’animo non del tutto sigillato. Impossibile dare un nome al vincolo che lo lega a Ludovico, una profonda e pura complicità che nasce dal pantano torbido in cui entrambi sono invischiati, una sensazione di ineluttabile connivenza che poco ha a che fare con il fascino dark e pericoloso esercitato dal vampiro: il romanzo non si basa banalmente sul richiamo del pericolo irresistibile agli occhi di chi conduce un’esistenza scontata.

Ho preferito iniziare dal senso più profondo del romanzo, ma le atmosfere meste prevarranno durante la seconda metà: ciò che colpisce chi si appresta alla lettura di Porcaccia, un vampiro! è, come già ben esplicitato dal titolo, il registro sarcastico e parodico che a volte richiama Benni, o forse Pennac. Il romanzo è narrato in prima persona da Andrea, la cui espressione è caratterizzata da divertenti e continue facezie e un linguaggio gergale tipico del pugliese, che non mancheranno di rallegrare principalmente i lettori immersi fino al collo nell’ambiente universitario:

“Ragazzi” rincarai, “vi siete accorti che ci hanno di nuovo fregato lo zerbino?”
La faida con la famiglia del secondo piano durava da un anno. Non ricordo chi avesse iniziato con i dispetti cretini, ma oramai la guerra da fredda s’era fatta rovente.
“E noi glielo rifreghiamo. Esproprio proletario” rispose serafico Domenico, pulendosi con la felpa le lenti degli occhialini alla Bismark.

Lo stile fresco e irriverente si mantiene perfettamente per tutto il romanzo, persino nei capitoli più cupi. Anche se si tratta di un’opera prima, risente poco delle tipiche immaturità stilistiche degli esordienti e non perde un colpo durante tutto l’arco della breve storia. Ho notato appena l’uso un po’ scarso delle virgole, a volte teso a imitare la parlata fitta, senza pause, qualche nota di troppo ed errori di stampa random, ma non troppi. Nel complesso, un’ottima opera prima, direi, il cui unico grave difetto è quello d’essere troppo breve.

Giudizio:

+4stelle+

Recensione di Pythia

Finalmente un romanzo in salsa vampiresca diverso dal solito! Niente svenvolezze adolescenziali, niente poteri magici, niente esseri soprannaturali assetati di sesso. Acquistato un giovedì e iniziato a leggere la sera stessa, il lunedì successivo l'avevo già riletto: devo ancora capire quale elemento crei cotanta dipendenza, anche se parte del merito va al fascinoso Ludovico e ai riccioli di Andrea. Se potessi, li adotterei entrambi.

Sakura ha già scritto tutto il bene possibile di questo romanzo divertente e allo stesso tempo profondo e finirei per essere ripetitiva: mi assumo quindi la responsabilità di trovare il pelo nell'uovo.

Non è la prima volta che mi capita di leggere un romanzo ben scritto, piacevole e avvincente, ma che ha il grande difetto di essere troppo frettoloso. Tra Andrea e Ludovico ci si potrebbe scrivere un poema senza mai cadere nel banale. Entrambi hanno un passato degno di essere raccontato e i cenni che sono concessi al lettore sono dei miseri assaggi che lasciano, alla fin fine, a bocca asciutta.

Banalmente si potrebbe pensare alle infinite avventure di Ludovico, che con i suoi quattrocento anni da vampiro ne avrebbe da raccontare. Basterebbero anche quei tre episodi, purtroppo appena accennati nel romanzo, e in particolare quello legato a un passato più recente, che spiegherebbe il clou della vicenda narrata

Andrea ha certamente meno anni di vita sul groppone, eppure anche lui meriterebbe davvero più spazio. Per non parlare degli altri personaggi che compaiono, qualcuno più delineato degli altri, ma comunque in modo un po' superficiale.

Forse c'è la paura di essere ridondanti o noiosi, di perdere l'attenzione del lettore: ma quando si scrive come Giusy lo credo poco probabile.

Altro neo, le note: purtroppo non tutti hanno visto Frankenstein Junior, e non sanno cosa si perdono, quindi una spiegazione è d'obbligo. Come anche per i riferimenti storici: a mio avviso, però, l'autrice si lascia prendere un po' la mano da un tono leggero, ottenendo il risultato di essere poco chiara. Qualche parola in più non avrebbe fatto male, in aggiunta a un font migliore per l'asterisco all'interno del testo, che non si nota abbastanza e per questo costringe a un passo indietro nella lettura una volta che ci si accorge della presenza del piè di pagina.

Da ultimo, il finale aperto: di per sé non sarebbe un difetto, perché non immagino una conclusione migliore alla storia. Se fosse conclusa, se tutti i cerchi fossero stati chiusi: ma così non è, come già detto, e quindi ci si trova a combattere con il desiderio di un seguito, che preoccupa perché non tutti i bis sono all'altezza del primo saggio.

Mi auguro sinceramente di leggere ancora Giusy, che si è guadagnata un posto d'onore sul mio scaffale "Vampiri&Affini".

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Porcaccia, un vampiro!
  • Autore: Giusy de Nicolo
  • Editore: Mamma Editori
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: A cena col vampiro
  • ISBN-13: 9788887303469
  • Pagine: 154
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 9,80

3 febbraio 2011

Intervista a Mamma Editori

Cari lettori,
dopo La Penna Blu Edizioni vi propongo nuovamente un'intervista al responsabile di una casa editrice, la Mamma Editori (di cui abbiamo in passato recensito e intervistato una delle autrici, Giusy de Nicolo col suo Porcaccia, un vampiro!), che pubblica senza chiedere alcun contributo agli autori. In un mondo editoriale in cui l’EAP (Editoria A Pagamento) si sta espandendo senza sosta, nutrendosi del numero sempre crescente di autori che desiderano pubblicare a ogni costo, noi del Ghetto dei Lettori abbiamo deciso di lanciare un piccolo messaggio: aspiranti e inesperti scrittori che frequentano queste pagine, ricordate che le case editrici che pubblicano senza chiedervi un contributo esistono, che quasi sempre vi troverete uno staff serio e interessato al vostro lavoro, e pronto a fornirvi editing, assistenza, stampa, copertina, impaginazione. E che rischiano di scomparire pressate dalle grandi case editrici da un lato e dal proliferare di editori che chiedono all’autore di staccare assegni a tre cifre dall’altro.

Oggi abbiamo virtualmente invitato sul Ghetto dei Lettori Monica Montanari, portavoce di Mamma Editori. Lascio che sia lei a presentarvi la casa editrice.


1. Come prima cosa, naturalmente, ti ringrazio per essere qui oggi e per aver accettato di rispondere alle mie domande. Potresti presentare brevemente ai lettori la Mamma Editori? Quando è nata e come? Con quali obiettivi? Perché questo nome?

Nasciamo nel 1997, per occuparci di immaginario religioso in qualsiasi forma, dal saggio storico, al manoscritto del trecento, alla storia dell'esoterismo, alle teorie visionarie della fisica moderna. La casa editrice è nata dalla ricerca in quel settore, con l'obiettivo di recuperare l'immaginario religioso di area occidentale in un momento di fascinazione popolare per le visioni orientali e amerinde. Il nome "mamma" mi è parso il più assoluto, come ha detto Bersani replicando a Berlusconi che voleva chiamare un nuovo partito "Italia": "Perché non chiamarlo "mamma", allora!". Poi, strada facendo, ho scoperto le componenti inconsce che ci avevano portato a scegliere quel nome. La spietatezza, insieme razionale e irrazionale, delle donne che come madri devono difendere il cucciolo ma anche insegnagli a vivere; la natura; la koiné mediterranea, l'idea che l'immaginario religioso vada ripreso e raccontato come le favole che le mamme raccontano ai figli prima che vadano a dormire.


2. Perché questo passaggio dalla letteratura religiosa alla narrativa più di consumo?

Perché il nostro testo più prestigioso e ricercato, Il Miroir des simples ames (Il manoscritto del Libero Spirito), ha venduto 700 copie in 12 anni mentre un vampirico ne vende 700 in un anno e mezzo. Di qui la necessità di fare l'uno e l'altro, testi alti e "bassi", in ogni caso di immaginario religioso. Che cosa sono i vampiri se non immaginario religioso?


3. Che servizi fornisce Mamma Editori agli scrittori? Che tipo di distribuzione opera?

Servizi? Noi non offriamo servizi agli scrittori! Noi coviamo l'opera sotto tutti gli aspetti con una mole di lavoro che può immaginare solo chi ha pubblicato con noi. Poi magari per problemi di organico siamo meno brillanti nell'evitare il refuso, o ancora: se riceviamo recensioni spontanee sui media, bene, ma non ci mettiamo denaro, non ci sono i margini. Facciamo promozione sul Web perché non richiede soldi, quello sì. La distribuzione si avvale di sei agenzie regionali a coprire un territorio che dal Nord arriva in Abruzzo e Lazio. Avendo l'intermediazione della distribuzione noi percepiamo il 45% del prezzo di copertina e tuttavia riusciamo a tenere sotto i 10 euro libri di quattrocento pagine in brossura incollata con copertina a colori plastificata. Non tutte le regioni rispondono ugualmente bene. La Liguria curiosamente è più chiusa a noi di altre regioni. Nel Sud abbiamo rapporti con singole librerie che si attivano sulla base della notorietà del titolo in rete.


4. Di quali generi vi occupate? Potresti descriverci in breve le vostre collane?

Abbiamo una collana vera e propria che si chiama "A cena col vampiro" e ci mettiamo dentro il fantasy contemporaneo. Niente fantasy classico. Sto vanamente mettendo a punto un genere giallo spurio... ma ancora siamo in alto mare. Il resto più che da "collane" è costituito da tavolini ognuno illuminato da una sua abat-jour di stile diverso. Sono angoli della nostra biblioteca immaginaria dove si trovano saggi di argomenti anche molto diversi e per i quali rimandiamo al nostro sito.


5. Il genere gothic-romance ultimamente ha avuto un'enorme diffusione presso un pubblico femminile giovane e meno giovane. Purtroppo i dati di vendita hanno anche incoraggiato gli editori a puntare maggiormente sulla quantità che non sulla qualità, producendo una vera e propria cascata di titoli che ben poco si differenziano gli uni dagli altri. Qual è la tua opinione a riguardo? Perché il genere ha avuto un simile riscontro e figure inquietanti presenti da secoli nell'immaginario collettivo (come il vampiro, il demone o il lupo mannaro) sono state spogliate delle loro caratteristiche principali, sono state insomma 'addomesticate' per essere sottoposte a trame romantiche?

Il vampiro sarà presto sostituito da qualche altro amante impossibile, ed è qui appunto il suo segreto. Lo si è reso desiderabile. Edward è quanto mai diverso dal vampiro di Coppola che non affascinerebbe proprio nessuno. È apollineo, così lo definisce la Meyer e purtuttavia, poferbacco, essendo un vampiro non può fare quel mestiere lì altrimenti rischia di scappargli un morso e prosciugare la nostra eroina. Che cosa di più erotico? Il supplizio di Tantalo: ecco in breve il segreto del romanzo rosa nelle sue infinite varianti fino all'attuale rosa/nero. Il romanzo sentimentale ti mette davanti una bella Sacher Torte con su scritto "non toccare". Ed eccoci così a sbavare come come bulldog davanti alla pappa ancora troppo calda.


6. Mi permetto di dissentire per quanto riguarda il vampiro di Coppola, ma forse sono io ad avere gusti un po' bizzarri. Quindi secondo te ci aspetta una controtendenza (torniamo ai vichinghi e agli scozzesi in kilt) oppure è in arrivo la romanticizzazione di un'altra creatura ancora ignara?

Se, per questo ritorno ai kilt e ai nordici, pensi all'Highlander di Christopher Lambert ti dico che quella era una grande idea. Se invece pensi al Jamie della Gabaldon, gli spezzerei le rotule. La Gabaldon è quanto di più becero abbia letto ultimamente. Mette una bella tecnica di scrittura al servizio di trame pessime e contenuti peggiori. Jamie picchia e stupra la poveretta in cui dovremmo identificarci noi lettrici. Una cretina che perdona perché lui le dice, udite udite: "Non lo farò più". Io mi chiedo come le lettrici di romance possano tollerare una cosa del genere. Poi mi criticano Twilight, ma la Meyer è Shakespeare! Per il futuro, annuso un'evoluzione "mentale". Nel senso che vedo eroi con grande potenza mentale, eroi cui si illumina lo sguardo in modo strano e che innescano la tensione erotica con la capacità di intromissione cerebrale. Eroi che quando sono al punto critico tirano fuori attributi sessuali straordinari. Non saprei dirti se saranno reduci del popolo perduto di Shamballa o di Thule. Bisognerà interrogarsi sul superomismo latente in questo immaginario, perché, non sia mai, potrebbe essere indice di latenze che possono serpeggiare ben oltre i confini dell'immaginario femminile romantico. Una cosa è certa: è passata l'epoca del bel guerrigliero dalla pelle bruna, c'è aria di eroi algidi, alti e biondi. Figure mortifere, fredde e spietate ma sopratutto potenti e ricche, capaci cioè di proteggere e coprire le spalle a una donna sempre più provata dal carico lavorativo e familiare. Non so cosa leggeranno, e se avranno tempo di farlo, le lavoratrici di Mirafiori, ma con dieci ore al giorno nella NewCo, un paio d'ore di viaggio casa lavoro, figli-marito-calzini-stoviglie non ci si può meravigliare se poi sognano uno straricco, uno straforte... uno insomma che se le incolli in spalla e se le porti a vivere in panciolle.


7. Più che altro mi riferivo a romance del genere. Ma tornando all'editoria: che quella medio-piccola sia in crisi ormai non è un mistero. Quali sono i vostri punti di forza per sopravvivere in questo campo minato?

Noi stavamo molto più in crisi prima, secondo me l'editoria è anticiclica. Se ci sono pochi soldi per andare in giro, con dieci euro ti compri un romanzo e hai svoltato. Certo manovre come quelle di togliere le agevolazioni all'editoria, come ha fatto il Governo l'anno scorso, hanno rappresentato un problema. Noi spedivamo direttamente ai lettori guadagnandoci molto di più del 45% che ci dà il distributore, eppure non chiedevamo al lettore di pagare spese di spedizione. Poi il Governo, togliendo le agevolazioni, ha portato nel giro di un giorno le spese di spedizione da 2,5 a 5 euro circa. Non è più stato possibile inviare un libro da 10 euro senza far pagare spese di spedizione e dunque abbiamo perso quel canale diretto.


8. Condividi l'opinione comune che in Italia, ultimamente, tutti scrivono, pochi leggono, e si pubblica troppo? E chi detiene l'eventuale responsabilità? Il lettore diseducato  alla lettura, l'autore che vuole pubblicare a ogni costo, l'editore che punta al marketing e non alla qualità?

No. Ben venga l'accesso alla scrittura. Che ci siano tanti libri in giro è segno di buona salute. Che pochi leggano è vero, ma le perversioni della storia sono tali che internet sta rialfabetizzando la società dell'era della televisione. Nel lungo periodo, ciò significherà più lettori. Il marketing del libro, quello sfrenato, mira a far acquistare il libro al pubblico dei non lettori. Sono gli obbiettivi da centinaia di migliaia di copie, cose iperuraniche viste dalla prospettiva della piccola editoria. Ma che non ti tolgono nulla. Faccio un esempio, il libro di Vespa venduto a tonnellate alla chiunque a me non toglie un lettore. Idem dicasi del pregevole lacerto di cultura popolare promosso dall'Arcuri, poi da Lele Mora e prossimamente, sembra, dalla nipote di Moubarak.



9. Cara Monica, non sai cosa stai dicendo, ma non è colpa tua: sei immobilizzata come tutti noi dallo strateggismo sentimentale. E' una pissicosi comune. Tornando ancora una volta all'editoria, cosa pensi di quella a pagamento?

L'editoria a pagamento può essere una fregatura per il lettore, per lo meno lo sarebbe perché ormai il lettore che il libro è una ciofeca ha abbastanza imparato ad annusarlo "da fuori". Sì, può essere una fregatura per il lettore. Nel senso: editore e autore fanno un contratto di servizio e se va bene a loro va bene a tutti. Per esempio: io realizzo a pagamento la rassegna dei formaggi trentini, e ho un cliente che mi fornisce le fotografie pregandomi di scrivere i testi, di fare la copertina etc, stamparlo... io gli consegno chiavi in mano l'opera compresa di servizi distributivi ma è lui che ha corso il rischio d'impresa e che percepirà gli utili di impresa. Diciamo che è il libro "conto terzi". E questo è un tipo di contratto in cui se il prodotto finale è bello fa contenti tutti, anche i lettori. Sui libri "senza figure" il discorso è più delicato, perché il lettore ha meno strumenti per giudicare il prodotto dall'esterno e dunque il marchio editoriale è un elemento costitutivo del suo affidamento.
A volte tuttavia l'editoria a pagamento può essere una fregatura anche per l'autore. Abbiamo aziende che alimentano le illusioni degli autori tenendosi sul filo della truffa, che raccontano loro che accederanno all'empireo della koiné culturale, che saranno promossi, lanciati quando invece non li leggeranno neppure, non li metteranno neppure in un impaginatore! Organizzeranno i loro testi in Word semplicemente! E chiedono tanti soldi, del tutto ingiustificati oggi con l'editoria digitale che ti consente di tirare poche copie. I nomi di queste aziende sono noti, eppure continuano a comparire come sponsor in molti siti che si occupano di scrittura e letteratura. I nostri scrittori percepiscono royalties e non sborsano un soldo ma siccome la fantasia perversa dell'editore non ha limiti, abbiamo trovato un modo particolarmente subdolo per sfruttarli facendoci aiutare a correggere e visionare i lavori degli altri.


10. Potresti dare qualche consiglio agli aspiranti autori che desiderano esordire nel mondo dell'editoria? Quali parametri tenete in considerazione voi della Mamma Editori nella scelta di un manoscritto da pubblicare?
E a proposito della tua precedente risposta, conosco il forum in cui accogliete a braccia aperte aspiranti scrittrici che vogliono presentarvi le loro opere: puoi parlarcene?

Allora, per il capitolo saggi rimando al sito. Come letteratura, facciamo solo narrativa di genere, artigianato letterario. Niente mainstream, la poesia poi è l'anticristo.
Il parametro è la scrittura standardizzata internazionale; sui contenuti essendo io cattocomunista, buonista etc.. sono una granspaccamaroni. Nei romance si ciula, ma non si tradisce il partner e non si viene traditi. Le figure genitoriali non sono mai criminalizzate, le donne non vengono stuprate, picchiate etc... Ovviamente nel thriller o nel noir questo discorso non vale (se mai riusciremo a farne, poi, perché sto disperando: non riesco a scollarmi dal romance fantasy). Va bene, in ogni caso tutte queste belle cose sono esposte nei Docks, il sito della Bloody Roses Secret Society: un gruppo che lavora sulla scrittura e che ha raggiunto i settanta membri. Ah, dimenticavo: la trama. L'intreccio del romanzo deve essere ben studiato. Inutile presentare romanzi benissimo scritti con trame deboli.
Purtroppo ho pericolosi cedimenti ogni tanto. Come con Porcaccia, un vampiro! di Giusy De Nicolo. Un meraviglioso gioco sul tema del vampiro per raccontare di una Bari vera, di una storia umana credibilissima. Insomma, mainstream che ho ficcato a pedate nella collana "A cena col vampiro" perché ogni tanto davanti alla qualità vera ho, ripeto, un cedimento.


11. Ultima domanda: a quali eventi sarete presenti prossimamente per incontrare i vostri lettori?

Ho sempre fatto fiere e manifestazioni varie. Poi, dopo l'esperienza a Belgioioso di quest'anno, ho sospeso tutto. Non è il momento giusto: alle fiere non va più nessuno. C'è il web e la forza dei nostri lavori. Ho questo L'alba della chimera in cui credo molto. Prima o poi esploderà, deve raggiungere la massa critica e poi parte. È troppo ben scritto, efficace ed erotizzante. Un vero gothic romance di soddisfazione.


Grazie per il tuo tempo, Monica, sei stata gentilissima. Buona fortuna a voi della Mamma Editori, mi auguro che ci saranno nuove occasioni di conversare, in futuro.

Grazie a te, "Sakura ossignur*"!

[*ossignur era la mia consueta esclamazione ai tempi delle ferventi battaglie ideologiche su Twilight che mi hanno permesso di conoscere Monica]

16 ottobre 2010

Intervista a Giusy de Nicolo, autrice di Porcaccia, un vampiro!

L'autrice

Giusy de Nicolo, classe '73, è nata e vive in Puglia. Nel 2003 ha vinto il concorso Giallo Wave con il racconto "Nel covo dei rapitori", soggetto e cosceneggiatura del corto "Daccapo" in concorso al RIFF 2007. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo a puntate "SweetDreams" sulla rivista "Voce del Pololo".





Il libro

"Allora Andrea Magli" iniziò, "ho due possibilità, ti uccido o ti lascio andare. Tu che consigli?" "Io... per favore... non..." "Lo immaginavo" sorrise.
Pasta al burro a fine mese. Una città hard rock come Bari. La faida dello zerbino con la famiglia del secondo piano. Andrea "Cespuglio" Magli è uno studente con la sindrome del criceto. Ludovico, dark e fascinoso, sembrerebbe l'ideale per toglierlo dalla gabbia, se non fosse un vampiro pericolosamente bisex e per giunta nel mirino del racket.



L'intervista



Quest'oggi vi presentiamo quattro chiacchiere con Giusy de Nicolo. L'intervista, noterete subito, ha un tenore diverso da quelle solitamente pubblicate su questo blog: per una volta, visto il tono del romanzo di Giusy, sono stati abbandonati i toni professionali e abbiamo preferito una chiacchierata senza peli sulla lingua, che a volte sfiora il triviale, ma che non abbandona mai l'ambito della letteratura. Sperando che l'amore per il sarcasmo di intervistata e intervistatrice non urti nessuno, vi lascio all'intervista.
1. Di solito le interviste iniziano coi complimenti. Questa inizia con un GRAZIE (tutto maiuscolo) per non averci rifilato l'ennesimo vampiro harmony-bimbominkia. Visto che siamo in tema -e visto che da un po' avevo voglia di parlarne qui sul blog-: puoi dirci cosa pensi del filone? Su quali classici vampireschi ti sei formata e cosa ne pensi del modo in cui si è evoluto il genere?

Ma PREGO! Per onestà, devo comunque ammettere che non avrei potuto scriverne uno neanche volendo, visto che ho il coefficiente romantico di un cinghiale calabrese. Al gothic romance preferisco Stoker, o i vampireschi contemporanei di Martin e Lindqvist. Quanto all'evoluzione del vampiro, se da un lato condivido la sua reinterpretazione in chiave moderna, altrimenti mi darei la proverbiale zappa sugli alluci, dall'altro mi domando, perché trasformarlo da killer spietato in fatina al luminol?


2. Tanto lo so che hai omesso di dire che veneri la Hamilton perché ti vergogni. A proposito, sei una fan di Anita Blake e non hai infilato nel romanzo nemmeno una ragazzetta cazzuta? Come mai questa marginalità di figure femminili?

Io non venero la Hamilton: le sue storie di emo-porno-vampiri sono il mio piccolo sporco segreto. È diverso! Comunque, sappi che nella prima stesura di Porcaccia il protagonista era una ragazza. Arrivai al penultimo capitolo, rilessi e gettai tutto. Secondo me faceva un effetto terribile, le dinamiche erano molto più scontate, i personaggi e la loro evoluzione poco interessanti. Insomma, un disastro.


3. Un disastro non saprei dire, però sono d’accordo, l’effetto non sarebbe stato lo stesso: Porcaccia scardina i cliché anche perché finalmente viene a cadere la figura della fanciullina assediata o assediante. Proprio per questo penso che piacerà a chi ne ha piene le scatole di vampiri fighetti e donnine ansimanti; in compenso, credo, avrà qualche difficoltà a essere recepito dalle fruitrici di goth-romance. Sei d’accordo? A tal proposito, sono d’obbligo i complimenti alla casa editrice per il rischio: ho visto che la collana in cui sei inserita solitamente contiene proprio goth-romance.

In realtà, non credo che Porcaccia sia così ostico per chi apprezza il gothic romance. È come dire che chi legge romance ama solo il romance, cosa di cui non sono convinta. Immagino dipenda dall'aspettativa: se pensi di avere in mano una storia ultraromantica rimarrai irrimediabilmente deluso da qualunque libro non lo sia. Considera poi che io stessa ho grosse difficoltà ad etichettare il mio romanzo, tutt'ora non sono sicura se sia urban fantasy, noir o qualche altra cosa. E a proposito, tu che dici? Il critico sei tu.
Ma comunque, quando l'ho scritto non mi sono affatto posta il problema del genere o dell'antigenere. Avevo questo film in testa ed ho cercato di renderlo al meglio.
Quanto alla casa editrice, sì, sono stati decisamente coraggiosi. Lasciami dire che sono stati fantastici: si sono innamorati della mia storia e nel giro di poche settimane hanno deciso di rischiare, mentre io ero ancora lì a rosicchiarmi le unghie presagendo lettere di rifiuto sdegnato con un calcio nel sedere in allegato. Hanno compiuto una scelta che obiettivamente può spiazzare il loro pubblico abituale. Anzi, meglio se non ci penso, altrimenti mi risale l'ansia.


4. No, niente ansia, per carità! Se il tuo romanzo amplia gli orizzonti dei lettori e della casa editrice, tanto di guadagnato, no? Sai che ho avuto sempre problemi a classificare i romanzi che leggo? Hai ragione, Porcaccia sfugge alle etichette. ‘Urban fantasy’ metterebbe a tacere il fatto che, alla fine, il vampiro è un pretesto o una metafora. ‘Noir’ invece potrebbe far pensare a un crimine che non c’è. Forse calza meglio la definizione di gotico nel senso originario del termine: non solo per definizione comprendeva il filone vampiresco, ma era un bacino in cui trovavano posto le istanze represse. Ed è il caso dei personaggi di questo romanzo, no?

Gotico forse rimanda a un approccio “serioso” alla scrittura da cui ho cercato di tenermi alla larga. Però certo, i due protagonisti hanno cose di cui non parlano, cose con cui si sforzano di convivere, in un modo o nell'altro. Entrambi, con gli ovvi distinguo, applicano delle strategie per tenere al guinzaglio i propri demoni. Andrea, tra l'altro, usa l'ironia per difendersi, e per non andare fuori di testa quando si ritrova infilato in una situazione da incubo. In generale, non gli importa di essere giudicato più scemo di quanto non sia, o superficiale.


5. Hai parlato di Andrea, quindi è il momento adatto per andare al cuore dell'intervista: dicci dove hai pescato Ludovico. Con indirizzo e numero di telefono, per favore.

Giammai!!!! Vabbè, ricomponiamoci. Ma sono contenta ti sia piaciuto. È grazioso, nevvero? Forse un po' complicato da gestire, decisamente ad alto mantenimento. Però ha l'indubbia virtù di non piazzartisi davanti sussurrando: “Sono bello, dannato e tenebroso. Amami baaaby!” Anzi, ha anche lui il suo personale, e talvolta discutibilissimo, senso dell'umorismo.
Facendo finta di essere seri, posso dirti che è il figlio di una serie di suggestioni diverse, che vanno da un saggio di antropologia sociale sul kharisiri, il vampiro, chipaya, a un anonimo ritratto datato XVII Secolo, esposto al Museo di Storia dell'arte di Arezzo. Il resto è frutto della mia mente malata.


6. Torno un attimo seria, o almeno ci provo, prima che i lettori pensino che il tuo libro appartenga al genere Le barzellette di Totti. Il tuo romanzo è finito nelle case italiane in un periodo tristemente adatto, oltre che per i recenti avvenimenti di cronaca nera avvenuti proprio in Puglia, per il clima universitario torrido quasi quanto lo era negli anni ’60-‘70. Non è strettamente attinente a Porcaccia, ma visto che l’ambiente universitario è fondamentale per buona parte della storia, ti andrebbe di parlarcene? Qualche esperienza vissuta in prima persona all’interno dell’ateneo di Bari, qualche parola sul clima universitario durante i tuoi anni di frequenza (per il tuo romanzo si è parlato di vendolismo, no?), la tua opinione su come si sta evolvendo l’università oggi?

Quello universitario, per me, è stato un periodo felice. Nonostante le difficoltà economiche e la disorganizzazione cronica dell'Ateneo barese, mi piaceva il clima che vi si è respirato per tutti gli anni '90, il fervore politico e culturale e la sensazione che stessimo costruendo qualcosa di utile per noi stessi. Il livello di scontro ideologico era alto, ma non paragonabile all'attacco sistematico all'istruzione pubblica cui stiamo assistendo. E guarda caso, il fenomeno “Vendola”, inteso come coagulamento intorno alla sua figura di un movimento che si riconosce in certi valori, è nato proprio in quegli anni.


7. Tornando a parlare più specificatamente del romanzo: sfatato il mito della donna che pubblica offrendo prestazioni sessuali (e che ormai è stato sostituito dal più morigerato mito della donna che pubblica perché il suo compagno ha una casa editrice), com’è arrivato Porcaccia nelle tipografie della Mamma Editori?

Per misteriosi e imperscrutabili disegni del Fato!
Ero alla ricerca di un editore serio per la mia creatura, e per serio leggi “che non attua la turpe pratica della pubblicazione con contributo”, cosa a mio avviso più degradante della cessione di favori sessuali, e mi imbatto in questa collana dal nome allettante, “A cena con il vampiro”. Scrivo all'editore, che nel frattempo si scopre essere una signora gentile, coltissima e abbastanza spostata, e mi ritrovo nel docks.forumcommunity, il sito dove i testi proposti vengono discussi, smontati e sminuzzati dal gruppo di lettura e scrittura, la Bloody Roses Secret Society. Insomma, un approccio ai manoscritti molto diverso, ma a suo modo riposante, perché almeno hai la certezza che il tuo lavoro venga letto davvero. E puoi far tesoro di una serie di consigli sensati per migliorare la tua scrittura, se accetti la critiche con fair play.


8. Attenta, che così accusano entrambe di essere marchettare! Si metta a verbale che la sottoscritta non ha ricevuto alcun compenso per la stesura di questa intervista. Giusy, lo sappiamo che le menti come te non appena pubblicano hanno già per le mani qualcosa di nuovo. A noi puoi dirlo, cos’è?

Se vuoi dire che la mia testa è una inarrestabile betoniera di puttanate, allora sì, è vero. Ammetto di essere in fase ludico-riflessivo, nel senso che mi sto trastullando con un paio di idee. Una potrebbe diventare una storia molto cupa e dissacrante di bambini scomparsi. Per quanto riguarda l'altra, diciamo che Andrea sta rompendo le scatole perché vorrebbe sistemare alcune sue faccende. Ma non so ancora se lo accontenterò.


9. Un seguito di Porcaccia? Ammetto che non mi dispiacerebbe, anche se solitamente temo i sequel proprio quando la storia mi è più piaciuta. Non so, secondo me c’è un tempo per ogni cosa; è pur vero che il tuo romanzo è molto breve, quindi ben si presta a una continuazione. Vado con l’ultima domanda: lasciando da parte le solite fregnacce del ‘Leggetemi perché i miei libri rappresentano il vero mondo dei ggggiovani’, potresti parlare ai lettori del tuo romanzo con parole tue, suggerendo un motivo per cui dovrebbero leggerlo?

Mi piace pensare che sia un libro scritto bene, in cui si ride molto, senza mai dimenticare che i mostri veri, purtroppo, possono camminare alla luce del sole.


E' tutto, Giusy, grazie per la gentilezza e disponibilità, è stato proprio divertente. Al prossimo romanzo!


7 settembre 2010

Novità in libreria: Porcaccia, un vampiro! di Giusy de Nicolo

Stanchi delle pile di enormi blatte nere spruzzate di rosso e rosa che invadono gli scaffali delle vostre librerie di fiducia?
Ormai siete costretti ad entrare in libreria con le ghirlande d'aglio e armati di croci d'argento?
Il pericoloso e ripugnante fascino di Dracula è ormai solo un triste ricordo ricoperto di puntine swarovski?
Giusy de Nicolo viene in aiuto di chi proprio non ne può più, e fa il suo esordio con un breve romanzo fresco e intenso che decostruisce i cliché solidificatisi da quando il primo, terrificante tomo della Meyer ha fatto la sua comparsa in libreria.
Dimenticate la fanciulla indifesa assediata consenzientemente dal villain dai denti a punta, e siate pronti a fare la conoscenza di Andrea Magli, detto Cespuglio, studente fuorisede all'università di Bari, e del pericoloso Ludovico, misterioso vampiro bisex impastoiato con la mafia russa.
Con una penna moderna e irriverente, Giusy trasferisce le atmosfere gotiche (come non le avete mai viste!) nella tipica vita universitaria di uno squattrinato studente fuorisede.
Porcaccia, un vampiro! (un nome, un programma) esce per i tipi di Mamma Editori, e sarà in tutte le librerie dell'Italia centro-nord a partire da metà settembre, mentre da Roma in giù si potrà trovare nei punti vendita Feltrinelli. O, in alternativa, è già ordinabile su IBS e su Libreria Universitaria.



Scheda libro:
«Lo udii uscire dalla camera ed entrare in cucina.
Aprì il frigo.
Cazzo vuole dal mio frigo?, pensai.
Assassinarmi a colpi di broccoli?
Ammazzarmi a cotolettate?»

Pasta al burro a fine mese. Una città hard rock come Bari. La faida dello zerbino con la famiglia del secondo piano.
Andrea "Cespuglio" Magli è uno studente con la sindrome del criceto. Ludovico, dark e fascinoso, sembrerebbe l'ideale per toglierlo dalla gabbia, se non fosse un vampiro pericolosamente bisex e per giunta nel mirino del racket.

"Allora Andrea Magli" iniziò, "ho due possibilità, ti uccido o ti lascio andare. Tu che consigli?"
"Io... per favore... non..."
"Lo immaginavo" sorrise.»

Porcaccia, un vampiro! di Giusy de Nicolo
Mamma Editori, collana 'A cena col vampiro'
154 pag., brossura, 9,80 €


Booktrailer:

 

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