16 ottobre 2010

Intervista a Giusy de Nicolo, autrice di Porcaccia, un vampiro!

L'autrice

Giusy de Nicolo, classe '73, è nata e vive in Puglia. Nel 2003 ha vinto il concorso Giallo Wave con il racconto "Nel covo dei rapitori", soggetto e cosceneggiatura del corto "Daccapo" in concorso al RIFF 2007. Nel 2009 ha pubblicato il romanzo a puntate "SweetDreams" sulla rivista "Voce del Pololo".





Il libro

"Allora Andrea Magli" iniziò, "ho due possibilità, ti uccido o ti lascio andare. Tu che consigli?" "Io... per favore... non..." "Lo immaginavo" sorrise.
Pasta al burro a fine mese. Una città hard rock come Bari. La faida dello zerbino con la famiglia del secondo piano. Andrea "Cespuglio" Magli è uno studente con la sindrome del criceto. Ludovico, dark e fascinoso, sembrerebbe l'ideale per toglierlo dalla gabbia, se non fosse un vampiro pericolosamente bisex e per giunta nel mirino del racket.



L'intervista



Quest'oggi vi presentiamo quattro chiacchiere con Giusy de Nicolo. L'intervista, noterete subito, ha un tenore diverso da quelle solitamente pubblicate su questo blog: per una volta, visto il tono del romanzo di Giusy, sono stati abbandonati i toni professionali e abbiamo preferito una chiacchierata senza peli sulla lingua, che a volte sfiora il triviale, ma che non abbandona mai l'ambito della letteratura. Sperando che l'amore per il sarcasmo di intervistata e intervistatrice non urti nessuno, vi lascio all'intervista.
1. Di solito le interviste iniziano coi complimenti. Questa inizia con un GRAZIE (tutto maiuscolo) per non averci rifilato l'ennesimo vampiro harmony-bimbominkia. Visto che siamo in tema -e visto che da un po' avevo voglia di parlarne qui sul blog-: puoi dirci cosa pensi del filone? Su quali classici vampireschi ti sei formata e cosa ne pensi del modo in cui si è evoluto il genere?

Ma PREGO! Per onestà, devo comunque ammettere che non avrei potuto scriverne uno neanche volendo, visto che ho il coefficiente romantico di un cinghiale calabrese. Al gothic romance preferisco Stoker, o i vampireschi contemporanei di Martin e Lindqvist. Quanto all'evoluzione del vampiro, se da un lato condivido la sua reinterpretazione in chiave moderna, altrimenti mi darei la proverbiale zappa sugli alluci, dall'altro mi domando, perché trasformarlo da killer spietato in fatina al luminol?


2. Tanto lo so che hai omesso di dire che veneri la Hamilton perché ti vergogni. A proposito, sei una fan di Anita Blake e non hai infilato nel romanzo nemmeno una ragazzetta cazzuta? Come mai questa marginalità di figure femminili?

Io non venero la Hamilton: le sue storie di emo-porno-vampiri sono il mio piccolo sporco segreto. È diverso! Comunque, sappi che nella prima stesura di Porcaccia il protagonista era una ragazza. Arrivai al penultimo capitolo, rilessi e gettai tutto. Secondo me faceva un effetto terribile, le dinamiche erano molto più scontate, i personaggi e la loro evoluzione poco interessanti. Insomma, un disastro.


3. Un disastro non saprei dire, però sono d’accordo, l’effetto non sarebbe stato lo stesso: Porcaccia scardina i cliché anche perché finalmente viene a cadere la figura della fanciullina assediata o assediante. Proprio per questo penso che piacerà a chi ne ha piene le scatole di vampiri fighetti e donnine ansimanti; in compenso, credo, avrà qualche difficoltà a essere recepito dalle fruitrici di goth-romance. Sei d’accordo? A tal proposito, sono d’obbligo i complimenti alla casa editrice per il rischio: ho visto che la collana in cui sei inserita solitamente contiene proprio goth-romance.

In realtà, non credo che Porcaccia sia così ostico per chi apprezza il gothic romance. È come dire che chi legge romance ama solo il romance, cosa di cui non sono convinta. Immagino dipenda dall'aspettativa: se pensi di avere in mano una storia ultraromantica rimarrai irrimediabilmente deluso da qualunque libro non lo sia. Considera poi che io stessa ho grosse difficoltà ad etichettare il mio romanzo, tutt'ora non sono sicura se sia urban fantasy, noir o qualche altra cosa. E a proposito, tu che dici? Il critico sei tu.
Ma comunque, quando l'ho scritto non mi sono affatto posta il problema del genere o dell'antigenere. Avevo questo film in testa ed ho cercato di renderlo al meglio.
Quanto alla casa editrice, sì, sono stati decisamente coraggiosi. Lasciami dire che sono stati fantastici: si sono innamorati della mia storia e nel giro di poche settimane hanno deciso di rischiare, mentre io ero ancora lì a rosicchiarmi le unghie presagendo lettere di rifiuto sdegnato con un calcio nel sedere in allegato. Hanno compiuto una scelta che obiettivamente può spiazzare il loro pubblico abituale. Anzi, meglio se non ci penso, altrimenti mi risale l'ansia.


4. No, niente ansia, per carità! Se il tuo romanzo amplia gli orizzonti dei lettori e della casa editrice, tanto di guadagnato, no? Sai che ho avuto sempre problemi a classificare i romanzi che leggo? Hai ragione, Porcaccia sfugge alle etichette. ‘Urban fantasy’ metterebbe a tacere il fatto che, alla fine, il vampiro è un pretesto o una metafora. ‘Noir’ invece potrebbe far pensare a un crimine che non c’è. Forse calza meglio la definizione di gotico nel senso originario del termine: non solo per definizione comprendeva il filone vampiresco, ma era un bacino in cui trovavano posto le istanze represse. Ed è il caso dei personaggi di questo romanzo, no?

Gotico forse rimanda a un approccio “serioso” alla scrittura da cui ho cercato di tenermi alla larga. Però certo, i due protagonisti hanno cose di cui non parlano, cose con cui si sforzano di convivere, in un modo o nell'altro. Entrambi, con gli ovvi distinguo, applicano delle strategie per tenere al guinzaglio i propri demoni. Andrea, tra l'altro, usa l'ironia per difendersi, e per non andare fuori di testa quando si ritrova infilato in una situazione da incubo. In generale, non gli importa di essere giudicato più scemo di quanto non sia, o superficiale.


5. Hai parlato di Andrea, quindi è il momento adatto per andare al cuore dell'intervista: dicci dove hai pescato Ludovico. Con indirizzo e numero di telefono, per favore.

Giammai!!!! Vabbè, ricomponiamoci. Ma sono contenta ti sia piaciuto. È grazioso, nevvero? Forse un po' complicato da gestire, decisamente ad alto mantenimento. Però ha l'indubbia virtù di non piazzartisi davanti sussurrando: “Sono bello, dannato e tenebroso. Amami baaaby!” Anzi, ha anche lui il suo personale, e talvolta discutibilissimo, senso dell'umorismo.
Facendo finta di essere seri, posso dirti che è il figlio di una serie di suggestioni diverse, che vanno da un saggio di antropologia sociale sul kharisiri, il vampiro, chipaya, a un anonimo ritratto datato XVII Secolo, esposto al Museo di Storia dell'arte di Arezzo. Il resto è frutto della mia mente malata.


6. Torno un attimo seria, o almeno ci provo, prima che i lettori pensino che il tuo libro appartenga al genere Le barzellette di Totti. Il tuo romanzo è finito nelle case italiane in un periodo tristemente adatto, oltre che per i recenti avvenimenti di cronaca nera avvenuti proprio in Puglia, per il clima universitario torrido quasi quanto lo era negli anni ’60-‘70. Non è strettamente attinente a Porcaccia, ma visto che l’ambiente universitario è fondamentale per buona parte della storia, ti andrebbe di parlarcene? Qualche esperienza vissuta in prima persona all’interno dell’ateneo di Bari, qualche parola sul clima universitario durante i tuoi anni di frequenza (per il tuo romanzo si è parlato di vendolismo, no?), la tua opinione su come si sta evolvendo l’università oggi?

Quello universitario, per me, è stato un periodo felice. Nonostante le difficoltà economiche e la disorganizzazione cronica dell'Ateneo barese, mi piaceva il clima che vi si è respirato per tutti gli anni '90, il fervore politico e culturale e la sensazione che stessimo costruendo qualcosa di utile per noi stessi. Il livello di scontro ideologico era alto, ma non paragonabile all'attacco sistematico all'istruzione pubblica cui stiamo assistendo. E guarda caso, il fenomeno “Vendola”, inteso come coagulamento intorno alla sua figura di un movimento che si riconosce in certi valori, è nato proprio in quegli anni.


7. Tornando a parlare più specificatamente del romanzo: sfatato il mito della donna che pubblica offrendo prestazioni sessuali (e che ormai è stato sostituito dal più morigerato mito della donna che pubblica perché il suo compagno ha una casa editrice), com’è arrivato Porcaccia nelle tipografie della Mamma Editori?

Per misteriosi e imperscrutabili disegni del Fato!
Ero alla ricerca di un editore serio per la mia creatura, e per serio leggi “che non attua la turpe pratica della pubblicazione con contributo”, cosa a mio avviso più degradante della cessione di favori sessuali, e mi imbatto in questa collana dal nome allettante, “A cena con il vampiro”. Scrivo all'editore, che nel frattempo si scopre essere una signora gentile, coltissima e abbastanza spostata, e mi ritrovo nel docks.forumcommunity, il sito dove i testi proposti vengono discussi, smontati e sminuzzati dal gruppo di lettura e scrittura, la Bloody Roses Secret Society. Insomma, un approccio ai manoscritti molto diverso, ma a suo modo riposante, perché almeno hai la certezza che il tuo lavoro venga letto davvero. E puoi far tesoro di una serie di consigli sensati per migliorare la tua scrittura, se accetti la critiche con fair play.


8. Attenta, che così accusano entrambe di essere marchettare! Si metta a verbale che la sottoscritta non ha ricevuto alcun compenso per la stesura di questa intervista. Giusy, lo sappiamo che le menti come te non appena pubblicano hanno già per le mani qualcosa di nuovo. A noi puoi dirlo, cos’è?

Se vuoi dire che la mia testa è una inarrestabile betoniera di puttanate, allora sì, è vero. Ammetto di essere in fase ludico-riflessivo, nel senso che mi sto trastullando con un paio di idee. Una potrebbe diventare una storia molto cupa e dissacrante di bambini scomparsi. Per quanto riguarda l'altra, diciamo che Andrea sta rompendo le scatole perché vorrebbe sistemare alcune sue faccende. Ma non so ancora se lo accontenterò.


9. Un seguito di Porcaccia? Ammetto che non mi dispiacerebbe, anche se solitamente temo i sequel proprio quando la storia mi è più piaciuta. Non so, secondo me c’è un tempo per ogni cosa; è pur vero che il tuo romanzo è molto breve, quindi ben si presta a una continuazione. Vado con l’ultima domanda: lasciando da parte le solite fregnacce del ‘Leggetemi perché i miei libri rappresentano il vero mondo dei ggggiovani’, potresti parlare ai lettori del tuo romanzo con parole tue, suggerendo un motivo per cui dovrebbero leggerlo?

Mi piace pensare che sia un libro scritto bene, in cui si ride molto, senza mai dimenticare che i mostri veri, purtroppo, possono camminare alla luce del sole.


E' tutto, Giusy, grazie per la gentilezza e disponibilità, è stato proprio divertente. Al prossimo romanzo!


8 Commenti a “Intervista a Giusy de Nicolo, autrice di Porcaccia, un vampiro!”

  • 16 ottobre 2010 12:45
    Pythia says:

    Già il romanzo era nella mia lista dei desideri, dopo aver letto questa intervista è schizzato in pole position :D (voglio voglio voglio!!!)

  • 16 ottobre 2010 23:29
    Anonimo says:

    Bella intervista, molto analitica.

  • 18 ottobre 2010 17:42
    Ivanalessia says:

    Bella intervista
    il romanzo è nella mia wishlist

  • 25 ottobre 2010 08:06
    riri says:

    Interessante, me lo farò regalare per il mio compleanno che cade domani, sperando di non cadere io medesima :-) Grazie!!Riri

  • 5 febbraio 2012 19:30
    Anonimo says:

    fa cagare

  • 5 febbraio 2012 20:02
    sakura87 says:

    Commento molto ben ragionato e argomentato, complimenti!
    Aprendo la possibilità di commentare agli anonimi mi aspettavo la stupidità, ma ultimamente stiamo raschiando il fondo del barile.

  • 16 novembre 2012 12:56
    ANDREA FUSCO says:

    ANCORA UNA VOLTA UNA CASALINGA REPRESSA, CHE PER RIEMPIRE IL SUO INUTILE TEMPO LIBERO, IMBRATTA CON CONTENUTI INSIGNIFICANTI CARTA FREGIANDOSI DI UN TITOLO ALTISONANTE CHE IN ITALIA E' STATO ATTRIBUITO A MANZONI FOSCOLO MONTALE E MORAVIA.
    L'ALTO CONTENUTO INTELLETTUALE DI QUESTI LIBRI UNA VOLTA SAREBBE SERVITO SOLO PER RIEMPIRE GLI SPAZI DEL GIORNALINO O DEL CORRIERE DEI PICCOLI A DIFFUSIONE LIMITATA NELLE SCUOLE ELEMENTARI, MA AHIME', CI SONO EDITORI CHE CONSAPEVOLI DELLA DIFFUSA IGNORANZA PUBBLICA QUESTA SPAZZATURA. CHE DIRE COLPA DELLA NOIA O DEL BUSINESS NON IMPORTA FATTO STA CHE LA SPAZZATURA CI INVADE E COME NAPOLI NON CE NE LIBEREREMO
    NEL FRATTEMPO GLI SCRITTORI (QUELLI VERI)SI RIVOLTANO NEI LORO LOCULI. MEDITATE PRIMA DI INTERVISTARE E DARE SPAZIO A CHIUNQUE

  • 16 novembre 2012 16:32
    sakura87 says:

    @Andrea Fusco:
    1. Ti si è incastrato il caps lock. Occhio, perché sul web equivale a urlare, la quale è una cosa molto maleducata.
    2. Illazioni sul mestiere e/o la vita privata e coniugale degli autori qui non se ne fanno. Non che siano fatti tuoi, ma se ti fossi almeno preso la briga guardare la foto, avresti scoperto che l'autrice è piuttosto giovane.
    3. La scelta degli autori cui dare spazio è, se mi permetti, ancora notra. Questo è uno spazio pubblico, quindi non ti dirò 'se non ti piace non leggere' perché hai tutto il diritto di esprimere la tua opinione sul nostro operato, ma, ancora una volta, i toni sarebbe bello moderarli un po'.
    4. Ti rispondo nella speranza che tu abbia letto il libro in questione, altrimenti ho solo sprecato del tempo perché chi critica senza conoscere non è degno di risposta.
    5. Mi auguro che tu non sia uno degli "scrittori veri" di cui parli, altrimenti... be', ho solo sprecato ancor peggio il mio tempo.
    6. A buon rendere.

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