10 febbraio 2011

Porcaccia, un vampiro! - Giusy de Nicolo

"Allora Andrea Magli" iniziò, "ho due possibilità, ti uccido o ti lascio andare. Tu che consigli?" "Io... per favore... non..." "Lo immaginavo" sorrise. Pasta al burro a fine mese. Una città hard rock come Bari. La faida dello zerbino con la famiglia del secondo piano. Andrea "Cespuglio" Magli è uno studente con la sindrome del criceto. Ludovico, dark e fascinoso, sembrerebbe l'ideale per toglierlo dalla gabbia, se non fosse un vampiro pericolosamente bisex e per giunta nel mirino del racket.


Recensione di Sakura

Il tempo, visto dalla nostra prospettiva rasoterra, non è una retta, è una matassa ai cui nodi ci sono gli accadimenti importanti.

Andrea ha ventiquattro anni, studia alla facoltà di Lettere e Filosofia di Bari, e condivide un appartamento con altri studenti fuorisede. Il classico bravo ragazzo (figlio modello, amico impeccabile, bravo studente, cavalleresco col gentil sesso) dall’apparenza un po’ sfigata, di quelli che ogni tanto si concedono un bicchierino di troppo e anche qualche canna. Andrea comprende di aver commesso un errore fatale quando si ritrova in un sottopassaggio alle quattro del mattino –un po’ ubriaco- nel preciso momento in cui un suo coetaneo sta dissanguando a morsi due malviventi dall’aspetto molto poco raccomandabile.
Ludovico, che si fa chiamare Stepa Lichodeev, è affascinante, un po’ bisex, coinvolto nei traffici di libri antichi della malavita italo-albanese, tossico, e pure vampiro; insomma, non proprio una conoscenza dabbene che si inviterebbe orgogliosamente a casa dalla mamma. In un inaspettato slancio di generosità decide di risparmiare la vita del malcapitato Andrea, purché –banalmente- non si lasci sfuggire nulla di ciò che ha visto.
Andrea non può far altro che accettare. D’altronde, Andrea nel tenere la bocca chiusa è un esperto.

Un legame fatale, quello che si delinea tra i due: i loro passi si incontrano ancora e ancora, malgrado Andrea tema –con ottime ragioni- Ludovico, e Ludovico cerchi di toglierselo di torno con le buone e con le cattive.
Ludovico, pur connotato dalle caratteristiche del genere che rappresenta (forza, agilità, sete di sangue, debolezza alla luce del sole) potrebbe essere me, te o chiunque altro. E’ un ragazzo abbandonato a se stesso, dannato dalla solitudine più che dal dubbio di aver perso l’anima; non certo un santo, ma nemmeno un essere diabolico che meriti il marchio della Bestia che gli è stato inflitto. I fantasmi che lo inseguono riecheggiano quelli di Andrea, che sotto la scorza del bravo ragazzo li ha sepolti in un angolo dell’animo non del tutto sigillato. Impossibile dare un nome al vincolo che lo lega a Ludovico, una profonda e pura complicità che nasce dal pantano torbido in cui entrambi sono invischiati, una sensazione di ineluttabile connivenza che poco ha a che fare con il fascino dark e pericoloso esercitato dal vampiro: il romanzo non si basa banalmente sul richiamo del pericolo irresistibile agli occhi di chi conduce un’esistenza scontata.

Ho preferito iniziare dal senso più profondo del romanzo, ma le atmosfere meste prevarranno durante la seconda metà: ciò che colpisce chi si appresta alla lettura di Porcaccia, un vampiro! è, come già ben esplicitato dal titolo, il registro sarcastico e parodico che a volte richiama Benni, o forse Pennac. Il romanzo è narrato in prima persona da Andrea, la cui espressione è caratterizzata da divertenti e continue facezie e un linguaggio gergale tipico del pugliese, che non mancheranno di rallegrare principalmente i lettori immersi fino al collo nell’ambiente universitario:

“Ragazzi” rincarai, “vi siete accorti che ci hanno di nuovo fregato lo zerbino?”
La faida con la famiglia del secondo piano durava da un anno. Non ricordo chi avesse iniziato con i dispetti cretini, ma oramai la guerra da fredda s’era fatta rovente.
“E noi glielo rifreghiamo. Esproprio proletario” rispose serafico Domenico, pulendosi con la felpa le lenti degli occhialini alla Bismark.

Lo stile fresco e irriverente si mantiene perfettamente per tutto il romanzo, persino nei capitoli più cupi. Anche se si tratta di un’opera prima, risente poco delle tipiche immaturità stilistiche degli esordienti e non perde un colpo durante tutto l’arco della breve storia. Ho notato appena l’uso un po’ scarso delle virgole, a volte teso a imitare la parlata fitta, senza pause, qualche nota di troppo ed errori di stampa random, ma non troppi. Nel complesso, un’ottima opera prima, direi, il cui unico grave difetto è quello d’essere troppo breve.

Giudizio:

+4stelle+

Recensione di Pythia

Finalmente un romanzo in salsa vampiresca diverso dal solito! Niente svenvolezze adolescenziali, niente poteri magici, niente esseri soprannaturali assetati di sesso. Acquistato un giovedì e iniziato a leggere la sera stessa, il lunedì successivo l'avevo già riletto: devo ancora capire quale elemento crei cotanta dipendenza, anche se parte del merito va al fascinoso Ludovico e ai riccioli di Andrea. Se potessi, li adotterei entrambi.

Sakura ha già scritto tutto il bene possibile di questo romanzo divertente e allo stesso tempo profondo e finirei per essere ripetitiva: mi assumo quindi la responsabilità di trovare il pelo nell'uovo.

Non è la prima volta che mi capita di leggere un romanzo ben scritto, piacevole e avvincente, ma che ha il grande difetto di essere troppo frettoloso. Tra Andrea e Ludovico ci si potrebbe scrivere un poema senza mai cadere nel banale. Entrambi hanno un passato degno di essere raccontato e i cenni che sono concessi al lettore sono dei miseri assaggi che lasciano, alla fin fine, a bocca asciutta.

Banalmente si potrebbe pensare alle infinite avventure di Ludovico, che con i suoi quattrocento anni da vampiro ne avrebbe da raccontare. Basterebbero anche quei tre episodi, purtroppo appena accennati nel romanzo, e in particolare quello legato a un passato più recente, che spiegherebbe il clou della vicenda narrata

Andrea ha certamente meno anni di vita sul groppone, eppure anche lui meriterebbe davvero più spazio. Per non parlare degli altri personaggi che compaiono, qualcuno più delineato degli altri, ma comunque in modo un po' superficiale.

Forse c'è la paura di essere ridondanti o noiosi, di perdere l'attenzione del lettore: ma quando si scrive come Giusy lo credo poco probabile.

Altro neo, le note: purtroppo non tutti hanno visto Frankenstein Junior, e non sanno cosa si perdono, quindi una spiegazione è d'obbligo. Come anche per i riferimenti storici: a mio avviso, però, l'autrice si lascia prendere un po' la mano da un tono leggero, ottenendo il risultato di essere poco chiara. Qualche parola in più non avrebbe fatto male, in aggiunta a un font migliore per l'asterisco all'interno del testo, che non si nota abbastanza e per questo costringe a un passo indietro nella lettura una volta che ci si accorge della presenza del piè di pagina.

Da ultimo, il finale aperto: di per sé non sarebbe un difetto, perché non immagino una conclusione migliore alla storia. Se fosse conclusa, se tutti i cerchi fossero stati chiusi: ma così non è, come già detto, e quindi ci si trova a combattere con il desiderio di un seguito, che preoccupa perché non tutti i bis sono all'altezza del primo saggio.

Mi auguro sinceramente di leggere ancora Giusy, che si è guadagnata un posto d'onore sul mio scaffale "Vampiri&Affini".

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Porcaccia, un vampiro!
  • Autore: Giusy de Nicolo
  • Editore: Mamma Editori
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: A cena col vampiro
  • ISBN-13: 9788887303469
  • Pagine: 154
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 9,80

2 Commenti a “Porcaccia, un vampiro! - Giusy de Nicolo”

  • 11 febbraio 2011 16:07
    Anonimo says:

    La qualità di Giusy de Nicolo si esprime con tale facilità di scrittura, con una disinvoltura non accademica che può addirittura urtare certi conformismi. Solo così si spiega l'inerzia del mondo letterario verso questo Porcaccia, un vampiro. Più che mai è da chi lavora con onestà intellettuale come accade nel Ghetto che può salire la forza per porla all'attenzione della critica.

  • 11 febbraio 2011 17:37
    Pythia says:

    Io per certi romanzi sarei disposta anche a fare la ragazza pon-pon :-P

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