Visualizzazione post con etichetta Curiosando Editore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Curiosando Editore. Mostra tutti i post

31 dicembre 2013

Bilancio del 2013 - Speciale nuovo anno

Oggi è l'ultimo giorno del 2013 ed è tempo di bilanci: ma come si può istituire il bilancio di un anno di letture di più di dieci persone? Per rendere l'idea, un po' di numeri: quest'anno abbiamo recensito 263 libri, pubblicato 110 articoli di varia natura, e intervistato 4 autori. Abbiamo pubblicato diversi approfondimenti e articoli d'opinione, infittito le news, e inaugurato - oltre alla rubrica settimanale Listopia - uno speciale tematico a cadenza mensile che finora si è occupato dei vincitori del Premio Hugo, di quelli del Premio Nobel, e dei romanzi a tema natalizio (domani conoscerete il nuovo Speciale che ci terrà compagnia per gennaio).
In più volevamo mettervi al corrente di una nuova notizia: a partire da gennaio vorremmo creare una newsletter mensile a cui potrete iscrivervi e che vi informerà con un'unica mail dei nostri migliori contenuti pubblicati durante il mese trascorso. Nei prossimi giorni vi daremo tutte le informazioni del caso.
Infine, come facciamo ormai da anni, abbiamo stilato una lista rappresentativa di libri che ci sono piaciuti particolarmente o che particolarmente non abbiamo apprezzato: ecco a voi una selezione di quindici recensioni pubblicate quest'anno, secondo i criteri che seguono:



+5stelle+ Cinque dei libri più belli recensiti quest'anno +5stelle+

La festa del caprone di Mario Vargas Llosa - Einaudi
Scrive Patrizia:

Il romanzo si snoda attraverso tre linee narrative. La prima, quella che apre il romanzo, ha la voce di Urania Cabral, affermata professionista che ha lasciato Santo Domingo all’età di quattordici anni e vi torna dopo 34 senza un motivo specifico. Forse, dopo tanti anni, è pronta a fare i conti con il proprio passato e i suoi passi, durante l’abituale corsa mattutina, la portano sulla soglia della vecchia casa di famiglia, dove vive ancora il padre Agustin Cabral, ex Presidente del Senato ai tempi di Trujillo, immobilizzato a causa di un ictus e con il quale aveva interrotto tutti i contatti dal giorno della partenza per gli Stati Uniti. Urania, nel corso della sua lunga giornata, si ritrova anche a parlare con nostalgici anziani e con giovani che hanno mitizzato il periodo della dittatura ricordando con nostalgia che tutti lavoravano e non c’era microcriminalità; l’orrore è diventato mito, si trova a pensare una stupefatta Urania che ricorda bene la mancanza di libertà, anche nella propria vita personale, imposta dal regime di Trujillo.

Il mio nome è rosso di Orhan Pamuk - Einaudi
Scrive Valeria Pinna:

Il mio nome è rosso è un libro molto complesso: per arrivare all'ultima pagina e comprenderlo a fondo sono richieste molta pazienza e dedizione. Ma vi assicuro che il risultato è un'esperienza senza dubbio appagante. L'amore, il sesso, la morte, l'omicidio, la bellezza, l'arte, la miniatura, la religione, i conflitti interiori dell'animo umano sono tutti protagonisti di questo grande affresco di una Istanbul di fine Cinquecento ritratta in un'atmosfera realistica e magica allo stesso tempo.

Padiglione Cancro di Aleksandr Solgenitsin - Newton Compton
Scrive Antonio:

Nello spirito primitivo del premio Nobel, i libri di Solgenitsin sono pregni di idealismo. Ciò che Solgenitsin condanna è la corruzione, la superficialità, il qualunquismo che mal si adattano alla sua visione di una scelta di vita ascetica ma piena di disponibilità verso il prossimo. L’eroe di Solgenitsin è quello che, per quanto colpito dalle sventure e dalla perfidia del prossimo, riesce a rimanere ancorato ai propri principi di solidarietà ed abnegazione.

Limonov di Emmanuel Carrère - Adelphi
Scrive Polyfilo:

Carrère, con l'abilità di uno sceneggiatore professionale, raccoglie in prima persona e racconta le esperienze del suo protagonista in maniera esemplare, unendo momenti lirici e aneddoti sordidi, mettendo in mostra tutti gli angoli nascosti della sua policroma personalità ed evidenziandone contraddizioni e lati oscuri. Ma quel che è più importante è che riesce a cucire in modo perfetto, senza eccessi e senza sbavature, il ritratto di un dissidente e artista con il ritratto di una nazione. Si rimane nell'ambito del romanzo di formazione e nello stesso tempo, come in un saggio di geopolitica, la storia, quella recente degli ultimi due decenni del crollo dell'URSS, dell'era di Eltsin e degli oligarchi e infine della democrazia di Putin dalle forti venature di cesarismo, irrompe con tutta la sua forza nella narrazione.

Prima che sia notte di Reinaldo Arenas - Guanda
Scrive Tancredi:

Nella sua autobiografia, che ripercorre una vita umile eppure pulsante, energica, instancabile, che non si piega mai, Arenas intreccia gli affetti e le passioni e i tormenti: gli uomini che l'Isola ha offerto al suo desiderio insaziabile (più di cinquemila, proclama); la passione della scrittura, soffocata dal regime, tradita dagli amici scrittori ipocriti, mai ripagata dagli editori stranieri; i regimi, prima quello di Batista, poi quello di Castro, e quella brevissima, di una illusoria felicità, parentesi rivoluzionaria cui aveva pure aderito, salvo indovinare ben presto il colore dell'operazione condotta dal lider maximo. L'amore (omosessuale), la scrittura, la politica sono le tre passioni di Arenas, ma anche i tre volti di Cuba, che l'autore demolisce e ricostruisce in un infinito gioco di specchi: Cuba è l'isola di sole e mare, di spiagge popolate di bei ragazzi, di amori urlati con vitalità e fierezza; Cuba è anche l'immenso salotto letterario che Arenas e i suoi popolavano, un salotto umile, alla buona, più una taverna che un circolo di intellettuali; Cuba è, ed è diventata soprattutto, l'isola del mare negato, delle spiagge popolate di militari, delle prigioni e dei campi di lavoro forzato.

+1stella+ Cinque dei libri recensiti cui è stato assegnato il voto minimo +1stella+

Sul lato sbagliato della strada di Amanda Mazzi - Erasmo
Scrive Pythia:

Questo romanzo non avrebbe dovuto essere pubblicato così com'è. È una questione di rispetto per i lettori, che spendono denaro e tempo per un prodotto non conforme, e anche per l'autrice, che nonostante la cura, la passione e la dedizione sicuramente impiegate viene penalizzata da un lavoro a metà. Manca decisamente una revisione degna di questo nome, per forma e contenuti: il buono c'è, ma si perde in una marea di imperfezioni.

Il buon Gesù e il cattivo Cristo di Philip Pullman - Tea
Scrive Sakura:

Definito "apocalittico" dal Guardian, questo romanzetto non merita certo tanto scalpore (e in effetti il libro in Italia è passato pressoché inosservato): sebbene l'esistenza di Cristo, passata sotto silenzio, incarni ancora una volta l'aspra critica di oscurantismo rivolta dall'autore alla chiesa cattolica, nonché i travisamenti di cui i testi sacri sono sempre stati oggetto, Pullman rinuncia alla sua vena polemica, o non riesce a esprimerla appieno. La narrazione è pacata, fin troppo politically correct nell'evitare di approfondire episodi particolarmente controversi che avrebbero potuto essere spunto di critica, come il rapporto tra Maria Maddalena e Gesù o l'incontro di quest'ultimo con la donna di Canaan.

Tutto ciò che sappiamo dell'amore di Colleen Hoover - Rizzoli
Scrive Valetta:

Come sempre evito ogni spoiler, ma non posso fare a meno di inveire contro la stupidità del finale in cui tutti gli ostacoli che separavano i nostri innamorati svaniscono nell'aria come per magia e Will finalmente comprende che la sua aspirante fidanzata è molto più importante del benessere del suo fratellino di nove anni che non ha nessuno al mondo. Splendido messaggio. Molto maturo. A dirvela tutta ci sarebbero mille altre cose che ho odiato a proposito di questo libro, ma mi sembra inutile e tedioso lamentarmi per pagine e pagine, perciò concluderò dicendo che l'ho trovato prevedibile, superficiale, noioso e, a dispetto delle infinite tragedie che l'autrice si è ostinata a infilarci, assolutamente poco toccante.

Drood di Dan Simmons - Elliot
Scrive Valetta:

Questo è il terzo romanzo che leggo collegato o ispirato dall'opera incompiuta di Dickens, includendo Il ladro di libri incompiuti di Matthew Pearl e Il mistero di Edwin Drood riveduto e completato da Leon Garfield, ed è sicuramente anche il più deludente, il che è tutto dire se si considera che il libro di Pearl era stato un potentissimo sonnifero. Dickens era sicuramente un romanziere pieni di difetti ma ha creato personaggi e storie straordinarie, come sia possibile che coloro che decidono di ispirarsi a lui producano solo schifezze proprio non si spiega. Sarà il desiderio di emulazione senza averne il talento, sarà l'idea che i lettori sono una manica di ignoranti che non possono leggere un romanzo ambientato nell'800 senza subire una conferenza scritta sull'epoca vittoriana, fatto sta che sto seriamente considerando di abbandonare tutte le speranze e curare la mia astinenza da Dickens rileggendo le sue opere per l'ennesima volta.

Confessioni di un barman di Paolo Marini e Mirco Cavalli - Curiosando Editore
Scrive Polyfilo:

Il problema di base dell'esperimento di Marini è che pare essere mancato un serio intervento di editing che riuscisse trasformare - ammesso che fosse possibile - del materiale grezzo da diario privato in un prodotto editoriale potabile. La classica zucca in carrozza, insomma. Se anche l'idea in sé potrebbe essere intrigante e offrire buoni spunti di sviluppo - e lo insegna Tom Cruise in Cocktail -, nel percorso intimo di Cuper Bennati, barman con base fiorentina ma cosmopolita e vagabondo nell'anima oltre che nel cuore, manca una trama vera e propria.

+5stelle+ Piccoli e medi editori a cinque stelle +5stelle+

La nemica di Iréne Nèmirovsky - Elliot
Scrive Polyfilo:

Da un lato l'analisi spietata dell'ipocrisia imperante in certi strati sociali e all'interno dei meccanismi famigliari, in particolare nel rapporto fortemente autobiografico tra madre e figlia, prelude a temi che saranno caratterizzanti in romanzi successivi, in particolare in Jezabel, dall'altro lo stile, per quanto non privo di ingenuità sentimentali, manifesta una notevolissima capacità descrittiva, un tratto abile nel cesellare con poche pennellate situazioni e personaggi, forse senza scendere in profondità come avverrà nei romanzi più tardi, ma perfettamente in grado di mostrare i tormenti dell'animo nella complessità di accenti e sfumature che contraddistingue la scrittura di grande valore.

Il portiere e lo straniero di Emanuele Santi - L'asino d'oro
Scrive Daniele:

Emanuele Santi affascina con toni enfatici ed evocativi, tanto che sembra quasi di essere con Camus mentre vola da un palo all’altro prima di vedere la propria carriera sportiva stroncata dalla tubercolosi. Così, attraverso l’ardore indipendentista che infiammava gli animi degli algerini che, non potendosi riversare in altri contesti a causa delle repressive leggi coloniali francesi, si concentrava tutto nelle partite di calcio, il lettore vede quanto Camus fosse influenzato dalla propria patria e fosse sensibile ai soprusi che subiva dalla Francia. L’autore ha effettuato una ricerca molto approfondita riguardo quel periodo e, unendola alla propria capacità di raccontare storie di sport, ha creato un credibile e affascinante punto di vista su quanto vissuto - sportivo e non - l’autore de “Lo straniero” abbia messo nelle sue opere. Quindi, fin dal titolo, “Il portiere e lo straniero”, mostra al lettore il nodo principale dell’argomento. Dalla prima pagina all’ultima ci si trova davanti a un’opera che non mostra mai cali nell’intensità della narrazione, sempre precisa nel dimostrare la tesi alla propria base e avvolgente quasi fosse un romanzo.

Un'eredità di avorio e ambra di Edmund de Waal - Bollati Boringhieri
Scrive Mara:

La tristezza e il rimpianto per lo splendore perduto in modo irrimediabile, che investono Edmund de Waal e chi legge dapprima davanti al Palazzo parigino, ora sede di un istituto di previdenza privato; indi a quello viennese, contemporaneo del primo, dove ora è la società che riunisce i casinò austriaci. Pure il percorso illustrato si fa via via più intimo e drammatico allorché si giunge sulla Ringstraße. L’Autore si sofferma sulla figura del trisavolo Ignace, del quale ci mostra un perspicuo ritratto. Nella nostra storia incontriamo ben tre Ignace: divertente e facile ritrovarli. Questo trisavolo, neri i folti capelli e la barba, così come ce lo presenta una fotografia del 1871, era uomo d’affari spregiudicato e passionale, con numerose amanti, padre di tre figli, che vediamo poco dopo, ragazzini: il minore è Viktor, il futuro padre di Elisabeth, nonna amatissima da Edmund e figura chiave nel racconto. Ignace, in quell’anno, si fece costruire il palazzo scintillante sulla Ringstraße e volle che, proprio nella grande sala da ballo, ben visibili da tutti, la serie di dipinti alle pareti raffigurasse episodi biblici tratti dal libro di Ester: Ester incoronata regina di Israele, in ginocchio al cospetto del gran sacerdote vestito con gli abiti rabbinici… E poi gli Ebrei che annientano i figli di Aman, il nemico di Israele.

Berlino segreta di Franz Hessel - Elliot
Scrive Mara:

Lo stile è scorrevole, quasi musicale, in grado di adattarsi al registro itinerante del racconto. I toni ci sono tutti, con preferenza verso l'umoristico e l'ironico, come il contrasto tra i "sogni di gloria" di Wendelin e la modesta realtà della pensioncina in cui egli vive , "al quarto piano sopra negozi ed uffici, tra Friedrichstrasse e Unter den Linden". Protagonista assoluto è il paesaggio cittadino, che emerge discreto, il supporto imprescindibile, il sipario sul quale s'intrecciano le vite degli stravaganti personaggi, tutti ritratti con cura dal vivo. I cognomi adottati sono espressione del personaggio stesso, ma in una sorta di rovesciamento sarcastico: ad esempio, un tale Schilfkrot (Ranocchia, in tedesco) è un applaudito cantante, ispirato ad una celebrità dell'epoca, realmente esistita e famosa a Berlino in quel periodo. Donne fatali, alla Marlene Dietrich (alla quale Hessel dedicò un suggestivo libretto, nel 1931), come Margot, che ama indossare camicie maschili e passeggiare a cavallo nel Tiergarten, in compagnia di baldi giovani, Wendelin in testa, va da sé. O come l'inquietante, sessualmente ambigua, Fancy Freo, la cui specialità consiste nell'eseguire "le più audaci canzonette berlinesi con il massimo di raffinatezza e il minimo di sguaiataggine".

Il candelabro sepolto di Stefan Zweig - Skira
Scrive Mara:

Anno 455 e.v.: Roma è conquistata e saccheggiata dai Vandali di Genserico. L’imperatore Petronio Massimo fugge abbandonando la città, ma viene ben presto ucciso dalla folla esasperata. E’ il papa Leone Magno, poi diventato santo, a fermare i Vandali chiedendo loro di non distruggere Roma e di non massacrare la popolazione. In pochi giorni la Città è spogliata delle sue ricchezze: l’operazione viene effettuata in modo rigoroso, sistematico… teutonico, senza incontrare alcuna resistenza da parte degli abitanti atterriti. Nella pacifica Comunità Ebraica locale si diffonde il terrore: tutti sono consapevoli che la sventura occorsa al popolo ospitante si tradurrà in dolore e nuove persecuzioni per gli Ebrei.

Ringraziandovi ancora una volta - calorosamente - di averci seguito per tutto il 2013, ci auguriamo che continuerete a farlo anche quest'anno. I nostri buoni propositi? Continuare a offrirvi il meglio che possiamo, come sempre.


Lo staff della Stamberga


2 aprile 2013

Confessioni di un barman - Paolo Marini e Mirco Cavalli

E' la storia di Cuper Bennati, un barman, un sognatore, un amante del bello, e come chi è sempre in stretto contatto con la gente, un abile psicologo, soprattutto del mondo femminile.
Le donne - filo conduttore del suo "viaggio" - lo accompagnano attraverso un on the road per il mondo in un saliscendi di emozioni accompagnate da un sottofondo romantico, talvolta surreale, comico e pulp.



Recensione

Il problema di base dell'esperimento di Marini è che pare essere mancato un serio intervento di editing che riuscisse trasformare - ammesso che fosse possibile - del materiale grezzo da diario privato in un prodotto editoriale potabile. La classica zucca in carrozza, insomma.

Se anche l'idea in sé potrebbe essere intrigante e offrire buoni spunti di sviluppo - e lo insegna Tom Cruise in Cocktail -, nel percorso intimo di Cuper Bennati, barman con base fiorentina ma cosmopolita e vagabondo nell'anima oltre che nel cuore, manca una trama vera e propria.

Il racconto segue la via dei ricordi e saltabecca qua e là avanti e indietro, senza avere una scansione cronologica coerente, sull'onda di emozioni e ricordi, e vorrebbe proporsi come testimonianza di un uomo alla perpetua ricerca di sé attraverso le esperienze di vita, lavoro e amore

Per sostenere il peso di una trama priva di eventi decisivi servirebbero almeno uno stile robusto, una voce molto personale e definita e una notevole abilità narrativa, che però in questo caso mancano.

Il punto critico di fondo è che chi legge ha l'impressione che l'autore - o gli autori? - faccia di tutto per meravigliarlo apposta, cercando di raggiungere il risultato con sfoggio di vocaboli aulici, a volte anche a sproposito, ma senza ottenere la minima naturalezza.

Per esempio, di un personaggio di poche parole l'autore dice che la sua quantità oratoria non è molta. Passi la litote, ma la quantificazione oratoria come perifrasi è decisamente troppo! Ancora, le figlie di papà americane - tutto il mondo è paese, chiosa Cuper per non lasciarsi sfuggire anche questo luogo comune - sono convenzionate e non 'sovvenzionate' dai loro genitori e si lasciano andare, a differenza delle pudiche ragazze greche, al sesso... estemporaneo. Di alcune parole - 'estemporaneo' in cima alla lista - sembra che all'autore piaccia tanto il suono da indurlo a infilarle ovunque, come il prezzemolo, senza troppo badare al senso.

La prosa è tutto un fiorire di attributi iperbolici che dovrebbero sottolineare l'unicità delle esperienze, dei viaggi e degli incontri fatti dal barman di mondo, ma l'effetto raggiunto sembra più da depliant di un'agenzia di viaggi che da diario introspettivo. Che senso ha definire New York e una sistemazione a Manhattan 'fantastica!', la vita della metropoli 'scintillante' e chiosare definendola 'the city that never sleeps', in inglese e in traduzione italiana, quando questi riferimenti sono talmente universali da risultare ridondanti?

In effetti la sovrabbondanza nelle sottolineature crea un senso di asfissia nella lettura, le proposizioni si affastellano nell'affanno di mettere in risalto aspetti talora contraddittori di situazioni e personaggi e si prolungano in un susseguirsi di gerundi, fino a far mancare il fiato agli occhi, gli aggettivi si accumulano in un'ansia di connotare tutto che toglie al lettore il gusto di immaginare.
Innumerevoli incisi costellano la prosa ma con l'effetto di dare al racconto un sapore didascalico che sarebbe anche fastidioso, se non fosse così esasperato da risultare a tratti - involontariamente, forse, - quasi comico. Che bisogno c'è di dire che un film di Muccino è 'interpretato magistralmente da Will Smith' o di elencare tutti i piatti e i vini di un pranzo a Roma con lo zio d'America - manca solo il prezzo -, o di inserire considerazioni estemporanee (veramente!) sulla clonazione e la bioetica in un corteggiamento e citazioni letterarie e filosofiche che sembrano più esibite che contestualizzate?

Capitolo a parte ma fondamentale sono poi i personaggi femminili. Tutte rigorosamente belle e solari ma con un animo tormentato o comunque profondo, con risvolti segreti, le donne che si avvicinano al bancone di Cuper Bennati non sfuggono allo sguardo indagatore del barman consumato ed esperto e non potranno fare a meno di rivelare le loro angustie e di trovare conforto nella sua comprensione.

L'impressione è quella di un tratteggio artificioso e standardizzato dei caratteri, quantomeno poco naturale, come se ogni donna corrispondesse a una categoria, da quella caraibica passionale e sentimentale a quella orientale disinibita e lussuriosa ma anche colta e raffinata, all'anglosassone timida ma in realtà molto partecipe e coinvolta, alla greca mediterranea e pudica.

Il destino comune di queste donne è però quello di lasciarsi andare con il protagonista e ricevere, in cambio di spunti per un percorso di crescita interiore, emozioni e attenzioni dipinte con i toni pastello di una cartolina.

L'idea e il tema, in fin dei conti, potrebbero anche avere uno sviluppo interessante. Ma il tutto andrebbe rivoltato come un calzino per assumere una forma e una trama almeno accettabili.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: Confessioni di un barman
  • Autore: Paolo Marini, Mirco Cavalli
  • Editore: Curiosando Editore
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: Narrativa
  • ISBN-13: 9788890499050
  • Pagine: 134
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,00

27 febbraio 2013

Quattro anni di blog - Giveaway #3: Due di briscola e Io Nichi Moretti di Franco Legni

Cari lettori,
oggi il giveaway riguarda due libri, che andranno indivisibilmente a un unico lettore: Due di briscola e Io Nichi Moretti, due romanzi noir di Franco Legni.

Di Io Nichi Moretti Daniele scrive:


«“Io Nichi Moretti” si fa leggere che è una meraviglia. I personaggi sono tutti ben approfonditi, anche quelli minori, grazie ad un eccellente uso delle lingue e dei dialetti. I dialoghi così risultano assolutamente credibili nel contesto costruito dall’autore.»


Potete trovare la recensione completa a questo link.

Volete avere l'occasione di vincerli? Compilate il form rispondendo alla semplice domanda, e uno tra voi potrebbe essere il fortunato lettore che lo riceverà a casa. Cogliamo l'occasione per ringraziare la Curiosando Editore di averci messo a disposizione le copie per i nostri lettori.


Qui di seguito le schede del libro:


Un giovane avvocato dedito alle droghe e alla masturbazione, una spogliarellista nana, un veggente livornese, una matricida, un trafficante di colore, uno zingaro psicopatico, una prostituta russa, un palazzinaro pistoiese, un trio di spacciatori, un rapitore, una passeggiatrice di Barcellona, un barbiere del Bangladesh, un barista ceco, una hostess di Bergamo.
C’è tutto in questo romanzo divertente e irriverente, fatto di personaggi che poco contano nella partita della vita e che si intrecciano e si impiastricciano l’uno con l’altro fra i bordelli di Praga, le carceri italiane e il Barrio Chino di Barcellona. Perdenti, diseredati, “due di briscola” appunto, la carta che fra quelle buone vale di meno.
Eppure talvolta col due di briscola si prende l’asso, si conquista il piatto, si vincono le partite. Nichi Moretti, il vero protagonista di questa storia, è l’antieroe per eccellenza che nulla combina per piacere a chi lo circonda. Eppure è impossibile non volergli bene fin da subito.


La violenza, la tombola, la psicoanalisi, Luke Tahiti, il nazismo, il trekking,  i cinesi, Disco Inferno, l'orgasmo, le rapine, il rombo del motore, i giornalacci sconci, gli psicofarmaci, le tartarughe, la rivoluzione, il fallimento, l'esame, il sangue, le urla, la musica, le tette.
C´è un solo infallibile sistema per affrontare i grandi problemi della vita: fuggire il più lontano possibile.
Nichi Moretti è solo, disperato, allo sbando e nel momento più difficile della sua vita la sua donna lo molla lasciandolo scivolare in un inferno fatto di onanismo e psicofarmaci.
I suoi amici però gli sono vicino... e questo è veramente il peggio che gli potesse capitare.


Franco Legni: È nato a Prato dove svolge la professione di avvocato.
Ha collaborato con il quotidiano «Il Tirreno» di Livorno. Cura una rubrica dedicata al diritto su vari settimanali distribuiti dal gruppo CMO.
Cofondatore del Saraceno Cine Club, ha partecipato a numerosi progetti nell’ambito del cinema d’autore.
Da tempo collabora al progetto musicale trash dei Mashed Tomatoes. Negli anni della sua formazione universitaria è stato membro del Podvs e del Chiavaccio di Prato. Consigliere del Dopolavoro Goliardico Fiorentino Alvaro Vannini, collabora alla stesura dell’annuale operetta.


Due di briscola e Io Nichi Moretti di Franco Legni
Curiosando Editore, 2010/2012
Brossura, 10.00/12.00 Euro



16 gennaio 2013

Io Nichi Moretti - Franco Legni

La violenza, la tombola, la psicoanalisi, Luke Tahiti, il nazismo, il trekking, i cinesi, Disco Inferno, l'orgasmo, le rapine, il rombo del motore, i giornalacci sconci, gli psicofarmaci, le tartarughe, la rivoluzione, il fallimento, l'esame, il sangue, le urla, la musica, le tette.

C´è un solo infallibile sistema per affrontare i grandi problemi della vita: fuggire il più lontano possibile.

Nichi Moretti è solo, disperato, allo sbando e nel momento più difficile della sua vita la sua donna lo molla lasciandolo scivolare in un inferno fatto di onanismo e psicofarmaci.

I suoi amici però gli sono vicino... e questo è veramente il peggio che gli potesse capitare.

Recensione

In Io Nichi Moretti Franco Legni costruisce una storia divertente e amara  senza la pretesa di piacere a tutti i costi o dare morali nel quale il lettore viene triturato da personaggi iperbolici e avvenimenti paradossali senza che ci sia un momento per tirare il fiato.

Nichi Moretti è un laureato in legge che non riesce a superare l’esame di stato. In piena crisi maniaco-depressiva dopo essere stato lasciato dalla fidanzata, viene rapito da tre sexy rivoluzionarie naziste dal passato torbido. Aiutato (o meglio affossato) dall’amico Lorenzo dovrà uscirne fuori, anche se non è che abbia tutta questa volontà di tornare alla sua vita precedente. Parallelamente, il vocalist Disco Inferno passa, insieme al suo compare Limone, un’assurda notte tra mariti gelosi, discoteche frequentate da impasticcati allo stadio terminale, carabinieri ingenuamente in attesa di un’improbabile tombolata e torturatori cinesi.

La breve sinossi riportata qui non basta neanche a illustrare cosa l’autore è riuscito a creare in questo libro. Un pastiche paradossale e iperbolico, dove ogni personaggio spinge al limite se stesso che mi ha ricordato “L’ultimo capodanno dell’umanità” di Niccolò Ammaniti, ovviamente con i dovuti distinguo. Nichi Moretti è, fin dall’esplicito titolo, un alter ego dell’autore, concetto rafforzato sia dalle parole, in una descrizione delle sue gesta in prima persona, a differenza della storia di Disco Inferno che viene narrata in terza persona, che dalle foto, a dire la verità abbastanza superflue, secondo me. Infatti, come scritto nella prefazione al libro, Franco Legni non parla al lettore ma ha la necessità di trasportare in prosa il suo ego. La cosa può far storcere il naso, se non adeguatamente accompagnata da talento. Franco Legni, fortunatamente per me lettore casuale, di talento ne ha da vendere. “Io Nichi Moretti” si fa leggere che è una meraviglia. I personaggi sono tutti ben approfonditi, anche quelli minori, grazie ad un eccellente uso delle lingue e dei dialetti. I dialoghi così risultano assolutamente credibili nel contesto costruito dall’autore. L’unico appunto è sul cinese: forse volontariamente, le note traduttive sono abbastanza sommarie e non riportano in italiano tutto il senso della frase. La storia invece sembra subordinata al bisogno dell’autore di esprimere il bisogno di raccontare alla sua maniera la realtà che lo circonda, con una prosa corretta da dialettismi in toscano-pratese e scurrilità dal sapore tarantiniano non sempre ligia alla grammatica, ma perfettamente adatta alle urgenze letterarie dell’autore. Non mancano scene forti (si arriva a toccare anche il torture porno), ma il senso del grottesco stempera le situazioni facendole scivolare nel ridicolo volontario.

In conclusione, Io Nichi Moretti di Franco Legni merita di essere letto anche dal grande pubblico. A mio avviso bisognerebbe dargli una chance come quella che ebbe il primo Niccolò Ammaniti. Il talento c’è.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Io Nichi Moretti
  • Autore: Franco Legni
  • Editore: Curiosando Editore
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 9788890499067
  • Pagine: 277
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,00
 

La Stamberga dei Lettori Copyright © 2011 | Template design by O Pregador | Powered by Blogger Templates