7 febbraio 2017

Frammenti lirici greci - a cura di Emiliano Randazzo

Dal «lieve rogo» d’amore di Saffo alle «soavi melodie» di Stesicoro, dal «sorriso di miele» di cui Alceo sop­porta il peso, all’«amore di fanciullo» descritto da Teocrito: una scelta antologica dei frammenti lirici greci condotta interamente sul tema della “musicalità” del verso poetico, come illustra il traduttore e curatore, il Maestro Emiliano Randazzo, nella sua introduzione. Il lettore potrà godere della piena lettura dei versi grazie alla voce recitante dell’attrice Donatella Allegro.


Recensione

Si può dire che una nuova edizione di classici per eccellenza come i lirici greci non è mai un'occasione sprecata. Soprattutto se si cerca di illuminare alcuni aspetti, non da specialisti, di una poesia il cui suono ci giunge da molto lontano, confuso, quasi attraverso un'eco, come la lirica greca. Nell'introduzione Emiliano Randazzo sottolinea il ruolo della componente musicale per una poesia che nasce proprio per uno strumento, la lira, sacra ad Apollo, e che è in realtà musica nella sua più intima essenza linguistica, tra articolazione delle parole e della metrica; ed è altrettanto apprezzabile la possibilità di usufruire di una versione online, una sorta di audiolibro, che restituisce almeno una parte del valore aurale di una serie di frammenti che di solito, anche a scuola, sono condannati a essere letti ma mai ascoltati, come invece erano stati concepiti.

Detto questo, tenendo conto che - almeno per intuizione - il curatore prova a dare l'occasione di sentire il valore delle opere al di fuori di ogni tentativo di interpretazione e di spiegazione, il che non è poco né scontato, destano tuttavia dei dubbi diversi aspetti del risultato finale. In linea generale, anche se si rispetta la volontà di rendere disponibile i testi lirici al di fuori di ogni mediazione, emerge una discreta difficoltà nel comprendere le scelte sugli autori inseriti nel canone lirico e anche nella scelta dei testi. Perché alcuni e non altri? Sarebbe interessante conoscere le ragioni per cui a Saffo, giustamente, in quanto più nota, sono riservati ampi spazi, mentre per altri autori altrettanto importanti gli spazi sono più ridotti, come nel caso di Alceo, o molti altri sono del tutto assenti, come Solone, Pindaro o Bacchilide.

Non è questa una critica alla scelta, semmai una curiosità naturale sulle ragioni della stessa. La traduzione, che in mancanza di altre indicazioni si suppone opera del curatore, presenta diversi punti controversi, ma, visto che ogni traduzione, e a maggior ragione nel caso di un testo poetico così complesso come il frammento lirico, costituisce un'opera a se stante - per tutti l'esempio delle traduzioni dei lirici del premio Nobel Salvatore Quasimodo -, più che criticarli sarebbe interessante comprendere le ragioni e i significati delle scelte. In questo senso sarebbero utili delle introduzioni, delle annotazioni o delle sintesi che aiutino il lettore a capire il tipo di relazione che è stato individuato come ponte tra testo di partenza in greco antico, ricco di complesse forme dialettali, e testo d'arrivo in italiano. Ancora la scelta di inserire delle note in coda a tutti i testi ma senza segnalarle all'interno dei singoli frammenti rende meno immediata la funzione esplicativa delle stesse; risulta infine difficile da comprendere anche una certa disomogeneità nella scelta dei criteri di trascrizione del testo greco.

Di fronte a un compito arduo come quello di rendere accessibile un patrimonio incommensurabile della cultura umana, i lirici greci, che da una parte vengono spesso banalizzati in mille modi - dalla scritta su t-shirt al biglietto nel cioccolatino - e dall'altra rimangono indigesti alla lettura, sia per la natura frammentaria sia per demeriti scolastici, la raccolta che qui viene recensita ha senza dubbio la virtù dell'immediatezza. Sarebbe più apprezzabile se avesse aggiunto il pregio di indicazioni almeno di massima utili a orientarsi fra le scelte tematiche e lessicali, i contenuti e le tipologie testuali più importanti.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Frammenti lirici greci
  • Autore: a cura di Emiliano Randazzo
  • Editore: Bordeaux
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9788897236726
  • Pagine: 194
  • Formato - Prezzo: paperback - Euro 12,00

5 febbraio 2017

Una nuova alba - Cristina Lattaro

L'amore è un’onda di rugiada che travolge tutte le barriere Sabina insegna fisica in un istituto superiore. È sola, dopo la fine della convivenza con Giancarlo. Per lei non è stato facile chiudere un rapporto che durava da tempo, dimenticare e ricominciare. Così quando il preside, uomo molto severo, inizia a corteggiarla, lei va in crisi, dibattuta fra il ricordo di un amore passato e la proposta di una nuova avventura amorosa. Forse fin troppo ardita, dato che il preside è impegnato con una ragazza più giovane di Sabina e non ne fa mistero. Eppure per arrivare alla luce bisogna passare nel buio della notte. E tra le tempeste del cuore. Lo sa Marco, un ragazzo che Sabina incontra quando entra nella chiesa di Santa Lucia per ripararsi da un acquazzone. Un incontro casuale, o forse no? Un romanzo ricco di emozioni e sentimenti, profondo ed estremamente sensuale, che vi coinvolgerà fino alla fine.

Recensione

Al centro della storia di questo romanzo, dalle chiare tinte rosa ma anche introspettive, ritroviamo Sabina, una bella trentenne dal corpo longilineo e sensuale, ma anche dai tratti dell’animo sensibili, talmente tanto da farla apparire spesso ingenua e insicura.
Sabina si barcamena nella sua nuova esistenza solitaria, dopo che il suo partner storico, Giancarlo, l’ha lasciata perché, a suo dire, non l’amava più né ritrovava nella loro storia il rifugio di cui aveva bisogno.
In realtà la nostra protagonista, sin dalle prime pagine, ci confida di essere arrabbiata con lui e riconosce consciamente di non aver mai superato il trauma della loro separazione. Eppure in questa fase, in cui cerca di costruirsi una nuova realtà di vita, si ritrova proiettata in situazioni dal sapore sensuale, in nuovi stimoli che le faranno compiere gesti e scelte che mai avrebbe immaginato di fare.
Non solo perché prova un’attrazione fisica molto forte per Mario Lumi, il giovane e aitante preside della scuola dove insegna, anche se quest’ultimo è fidanzato con Monica, ma anche per l’incontro inaspettato col misterioso Marco, che in qualche modo tira le corde della sua passione.
Ma il percorso tra le pagine è ricco di colpi di scena, tanto da stupire continuamente il lettore, sino alla sua conclusione.

Dal profilo meramente analitico, la storia descritta appare definita con un buon ritmo ma soprattutto con un buon equilibrio tra scena e riflessione: le azioni si svolgono sciolte, suffragate dall’emotività della protagonista che pian piano ragiona su quanto le appare intorno.
All’interno della trama, forse agevolato dalla prima persona, la personalità di Sabina fuoriesce non schiettezza ed estrema presenza, mentre altri personaggi permangono ancorati alla sua visione del reale, man mano che viene proposta al lettore: Giancarlo, che compare a più riprese, segue una evidenza sempre più pressante, sebbene l’ingenua protagonista non lo colga; la sua amica del cuore Rita funge un po’ da raccordo con la sua coscienza, nel loro poliedrico rapporto fatto prevalentemente di telefonate; il preside invece non emerge quasi per nulla se non nella sua sensualità, anche se nelle parti più intime sembra quasi che rimanga comunque sullo sfondo, permanendo bi-dimensionale rispetto alle vicende, e forse questo rimane un po’ una debolezza delle parti a lui dedicate.
Di certo il personaggio più curioso rimane Monica, la donna di Mario Lumi, più giovane e trasgressiva di Sabina, che anche con poche ma decise pennellate esce fuori dalle pagine in modo aggressivo e conturbante, risultando sicuramente il personaggio più controverso e apprezzabile dell’intero impianto, oltre a Sabina naturalmente.
Una buona dose di mistero aleggia su Marco, che ci riserva la sorpresa finale, dal potere di portare finalmente la protagonista coi piedi per terra, pronta ad accettare il destino che le rimaneva intriso addosso sin dall’inizio, ma che lei non voleva vedere.

Il tutto porta la dimensione di un racconto che porta con sé diversi vissuti e punti di vista, che non sempre riescono a esplicarsi al meglio, condensati in poco spazio, forse per dare un'ulteriore spinta a talune situazioni.

L’ambientazione, puramente italiana, non prevale all’interno della storia, intesa come socialità e significato culturale.
L’autrice semmai si è maggiormente soffermata sull’ambientazione fisica, manipolandola con delicatezza nelle descrizioni ambientali che accompagnano non solo l’azione, ma soprattutto l’emozione, mantenendo spesso queste ultime fortemente incatenate alle chiese, i bar o anche le vie innevate e bagnate che Sabina percorre.

Una nuova alba, scritto in modo intenso e schietto, è di sicuro un romanzo che si ascrive al genere romance moderno: ha in sé caratteristiche sensuali, sentimentali e una buona dose di emotività interna che sa diventare universale con l’immedesimazione.
Una lettura che di certo può essere apprezzata dagli estimatori del genere ma che ci ricorda, se ancora ce ne fosse bisogno, che a volte i sentimenti sanno costruire percorsi inaspettati, tanto da portarci lontano fino a condurci esattamente al punto di partenza. Un romanzo dedicato al calore delle piccole cose che vanno sempre valutate prima di credere di essersene davvero affrancati.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Una nuova alba
  • Autore: Cristina Lattaro
  • Editore: Rizzoli
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: YouFeel
  • ISBN-13: 9788858685488
  • Pagine: 94
  • Formato - Prezzo: € 2,99

3 febbraio 2017

Sick City - Tony O'Neill

Jeffrey e Randal vivono in una Los Angeles dove il mondo della rispettabilità si incrocia sempre e pericolosamente con quello del crimine e dove il potere del denaro regna indiscusso, quasi limpido nella sua assenza di contrappesi. Jeffrey è un ex ragazzo di strada nordirlandese, fuggito nella città californiana. Randal è un rampollo del più importante magnate cinematografico hollywoodiano. Si conoscono per caso in una clinica di disintossicazione gestita da un ambiguo dottore, che è anche un divo della televisione grazie a un reality dal titolo "Disintossicare l'America", nel quale alcune micro-celebrità si sottopongono, o fingono di sottoporsi, al trattamento terapeutico. Jeffrey ha deciso di disintossicarsi subito dopo la morte improvvisa del suo compagno, un ex poliziotto molto più grande di lui, dedito ad attività e frequentazioni non sempre legali. Sa di dover essere pienamente in sé per poter affrontare un affare che potrebbe cambiargli per sempre la vita. L'affare riguarda una vecchia pellicola amatoriale pornografica in cui sono protagoniste alcune delle star più famose di Hollywood, ma in particolare Sharon Tate, l'ex moglie di Roman Polanski.

Recensione

Le vite di Randall e Jeffrey non potrebbero essere più diverse, per età, estrazione sociale e condizioni di vita: il primo è il rampollo di una nota famiglia del cinema e istituzione di Hollywood, l’altro è un giovane irlandese scappato da casa che tra marchette e spirali di droga è finito anch’egli a Los Angeles senza trovare un suo destino preciso. Il minimo comune denominatore di entrambi, e del resto dei personaggi che in questa storia si presentano, agiscono e svaniscono sulla base delle necessità, è la dipendenza da stupefacenti. I due solidarizzano nel centro di recupero del famoso Dottor Mike, e decidono di portare avanti un progetto comune che consenta a entrambi di poter cambiare vita, perlomeno nelle loro illusioni iniziali, dando vita a una serie di rocambolesche situazioni in cui, in un modo o nell’altro, entrambi si districano sino alla fine.

Un aspetto che colpisce di questo testo permane certamente l’atmosfera di assoluta decadenza di Los Angeles, fatta di anfratti puzzolenti e vicoli, di comunità di disintossicazione e appartamenti incasinati che sono ben lontani dall’immagine edulcorata che traspare mediaticamente della città. Parliamo di personaggi che vivono una vita ai margini, che lottano per prevalere e, molto spesso, ciò significa semplicemente sopravvivere.
Le immagini rese, per quanto possano colpire e a volte turbare, risultano comunque abbastanza vivide e soprattutto coerenti con le situazioni che vengono esposte. I vissuti sono verosimili e anche le reazioni che di volta in volta si sviluppano all’interno della storia.
Una caratteristica pregnante, se affrontiamo il dipanarsi della trama, è la circolarità delle vicende di ciascuno dei protagonisti e degli altri personaggi (o perlomeno di chi all’interno della storia sopravvive): tutti partono da un punto predefinito, vivono una serie di situazioni che in qualche modo portano dei cambiamenti ma di fatto, a conclusione, i protagonisti si ritrovano esattamente al punto di partenza, con sole le speranze, sempre le stesse, che permangono intatte.
Un aspetto curioso che non guarda in faccia nessuno: né chi ha la possibilità economica né chi alla vita precaria ci è abituato.
Un altro tema, che accompagna quello della dipendenza, diventa quindi proprio la falsità del mondo delle stelle hollywoodiane, che nascondono dietro la loro ostentazione i vizi e gli eccessi che per quieto vivere devono rimanere segreti. Ma non sempre il punto va a segno, proprio come nel caso del Dottor Mike, la cui sicurezza di essere il guru che televisivamente salva le vite dalla dipendenza lo porterà alla sua rovina, ma anche nel suo caso la circolarità si attiva, ripresentandoci comunque un finale dove di fatto, nulla è mutato per nessuno. Trina rimane sola, Randall e Jeffrey senza soldi e con uno scopo nuovo per guadagnarne e Mike con un nuovo show da condurre dopo lo scandalo di cui è stato artefice e contestualmente vittima.

Un aspetto peculiare è la presenza di una serie di personaggi di contorno che un po’ assurgono al ruolo del deus ex machina, laddove agiscono proprio al momento giusto, e poi scompaiono lasciando il lettore a chiedersi perché e che fine abbiano fatto. Non sappiamo se per economia di trama o per scelta precisa, ma su qualche personaggio forse ci si poteva esprimere maggiormente.

In linea generale la storia ha una sua attrattiva, che un po’ abbiamo imparato a conoscere grazie ai vari Welsh, Breaston Ellis e Cooper, ma va al di là del genere da essi portato avanti per addentrarsi in modo originale e ancora nuovo al problema del mondo della droga, che ci sembra sempre lontano fino a quando, in un modo o nell’altro, non ci colpisce direttamente.

La struttura del testo che permane comunque solida, la sintassi inappuntabile e un buon ritmo espressivo portano il lettore sino alla fine.

Di sicuro Sick City rimane un romanzo che tratta di temi e di società decadenti, che non è adatto a tutti i palati, ma che comunque colpisce e porta di nuovo un auge un argomento, quello dei margini di chi soffre da dipendenza di sostanze, che non andrebbe mai sottovalutato.
Una lettura intensa, comica e drammatica contemporaneamente, che fa piacere condurre una volta superata le riserve sul mondo che descrive.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Sick City
  • Titolo originale: Sick City
  • Autore: Tony O'Neill
  • Traduttore: Gaja Cenciarelli
  • Editore: Playground
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 978-8889113615
  • Pagine: 330
  • Formato - Prezzo: € 18,00

2 febbraio 2017

L'angelo di neve - Ragnar Jónasson

Siglufjörður, cittadina di pescatori nel punto più a nord dell’Islanda, accessibile dal resto del paese solo attraverso un vecchio tunnel, è soffocata dalla morsa dell’inverno. La temperatura è ben al di sotto dello zero, il vento scuote le tegole, e la neve che cade incessante da giorni la fa sembrare un luogo incantato dove tutto può succedere. Finché qualcosa di inaspettato succede davvero. Una giovane donna viene ritrovata in un giardino priva di sensi, in una pozza di sangue. Un vecchio scrittore muore nel teatro locale in seguito a una caduta. Ari Þór, ex studente di teologia diventato poliziotto quasi per caso, si immerge nell’indagine malvolentieri, stretto tra la nostalgia della fidanzata rimasta a Reykjavík e la diffidenza di una comunità che fa fatica ad accoglierlo. In un clima di tensione claustrofobico, dovrà imparare a farsi largo tra l’attenzione morbosa della stampa e i segreti dei residenti, a convivere con le bufere sferzanti e a trovare la strada della verità in un buio senza fine.

Recensione

L'angelo di neve è il primo della serie di romanzi gialli Dark Iceland che ha per protagonista il giovane poliziotto Ari Þór.
Esiste in realtà un precedente romanzo della serie, Fölsk nóta, che però non è mai stato tradotto dal Finlandese e questo spiega perché il capitolo iniziale de L'angelo di neve ha un sapore prettamente introduttivo e vede il protagonista fare una breve presentazione di sé e dei propri trascorsi.

Ari Þór è un ex-studente di teologia, afflitto da patologica insicurezza esistenziale che lo porta a iscriversi all'accademia di polizia più per soddisfare il proprio desiderio di trovare un posto preciso nel mondo che per reale vocazione.
Una scelta istintiva e repentina lo porterà a lasciare l'ordinata vita di Reykjavík e a trasferirsi a Siglufjörður, isolato paesino di pescatori nell'estremo nord dell'Islanda, dove le nevicate invernali possono generare una condizione di isolamento difficilmente immaginabile per chi come noi non sa nulla della vita in questi luoghi remoti.

Quanto vi affezionerete ad Ari Þór dipende un po' dal vostro istinto materno, che di solita porta a guardare con divertita comprensione i giovanotti benintenzionati ma con le idee poco chiare, una certa tendenza all'autocommiserazione e una discreta mancanza di tatto. Io vi confesso che inizialmente un po' di pazienza l'ho persa di fronte alle continue lamentele verso la "crudele" fidanzata che ha avuto l'ardire di non apprezzare la decisione improvvisa - e presa senza averla minimamente consultata - di trasferirsi dalla parte opposta del paese.
Col proseguire della storia, tuttavia, il ragazzo dimostra intuito, testardaggine e coraggio che, unite alla sua intrinseca ingenuità, lo rendono una figura maschile realistica e credibile, per il quale ci si ritrova facilmente a parteggiare.

Il giallo si sviluppa senza fretta, in un crescendo di tensione, alimentata dall'atmosfera claustrofobica di Siglufjörður, tagliato fuori dal mondo dopo una tempesta di neve. Uno scenario classico ma dei più gustosi, quello della "camera chiusa", in questo caso un piccolo villaggio di cui impariamo presto a conoscere gli abitanti principali, ognuno con un passato ricco di mistero.
L'impianto tradizionale è ravvivato dalla scelta dell'autore di muoversi su tre piani temporali distinti: la premessa, in cui facciamo conoscenza del misterioso "angelo della neve", il presente che segue giorno per giorno la vita di Ari Þór e i flashback narrati dal punto di vista di una delle vittime; quale vittima, lo scopriremo solo nelle ultime pagine di questo giallo emozionante che con estrema abilità confonde il lettore pur non nascondendogli nulla.

Ragnar Jónasson si dimostra narratore esperto e raffinato, superiore, a mio parere, ad altri colleghi nord europei di fama ben più consolidata.
Se siete patiti di questo genere di letteratura avrete forse imparato a abituarvi allo stile pragmatico e scarno che caratterizza questi narratori, testimonianza di una mentalità lontana dalle nostre fioriture barocche e quindi spesso difficile da digerire. Jónasson, pur inserendosi in questo filone, dimostra maggiore sensibilità poetica e raffinatezza, un'apprezzabile cura dell'approfondimento psicologico e un'ottima capacità descrittiva che valorizza un'ambientazione ricca di fascino e mistero.
Questa saga Dark Iceland mi ha decisamente acchiappata, non vedo l'ora di buttarmi sui prossimi romanzi.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'angelo di neve
  • Titolo originale: Snjóblinda
  • Autore: Ragnar Jónasson
  • Traduttore: Roberta Scarabelli
  • Editore: Marsilio
  • Data di Pubblicazione: gennaio 2016
  • Collana: Farfalle
  • ISBN-13: 9788831726177
  • Pagine: 286
  • Formato - Prezzo: brossura - Euro 18.00

1 febbraio 2017

La vetrina degli Incipit - Gennaio 2017

L'incipit in un libro è tutto. In pochi capoversi l'autore cattura l'attenzione del lettore e lo risucchia nel vortice della storia. Oppure con poche banali parole lo perde per sempre...
Quanti libri, magari meritevoli, giacciono abbandonati dopo poche righe sui comodini di ogni lettore? E quanti altri invece sono stati divorati in poche ore perché già dalle prime righe non siamo più riusciti a staccare gli occhi dalle pagine?
Anche questo mese vogliamo condividere con voi gli incipit dei libri che stiamo leggendo, perché alcuni di voi possano trarre ispirazione per le loro future letture e perché altri possano di nuovo perdersi nel ricordo di personaggi e atmosfere che già una volta li avevano rapiti...





«La macchia rossa era come un grido nel silenzio. Il terreno innevato era così bianco da avere quasi bandito l’oscurità della notte invernale, primordiale nella sua purezza. Nevicava da quella mattina, grossi fiocchi pesanti che cadevano a terra con grazia. La sera c’era stata una tregua e da allora di neve non ne era più scesa.
In giro c’era poca gente. Molti erano rimasti a casa, felici di godersi il maltempo da dietro le finestre. Era possibile che alcuni avessero deciso di non muoversi dopo il decesso alla filodrammatica. Le notizie viaggiavano veloci e l’atmosfera era carica di sospetti, nonostante l’apparente tranquillità. Un uccello in volo non avrebbe notato nulla di strano, né avrebbe avvertito la tensione nell’aria, l’incertezza e persino la paura, a meno che non fosse passato sopra il giardino sul retro della casa al centro della piccola città.
»
L'angelo di neve, di Ragnar Jónasson - Valetta

«Libanio a Prisco. Antiochia, marzo 380 A.D.
Ieri mattina, mentre stavo per entrare in aula, sono stato fermato da uno studente cristiano che mi ha chieso in modo malizioso:"Hai saputo dell'imperatore Teodosio?"
Mi sono schiarito la gola, apprestandomi a scoprire la ragione di quella domanda, ma lui è stato più veloce di me. "si è fatto battezzare. è cristiano".
Mi sono astenuto dal commentare. Al giorno d'oggi chiunque può essere un agente segreto. Inoltre, non ero particolarmente sorpreso dalla notizia. Quando, l'inverno scorso, Teodosio si è ammalato e i vescovi sono accorsi come avvoltoi a pregare al suo capezzale, ho capito che, se si fosse salvato, loro si sarebbero presi tutto il merito della sua guarigione. Ebbene, si è salvato. E adesso abbiamo un imperatore cristiano d'Oriente, a fare il paio con con Graziano, il nostro imperatore cristiano d'Occidente. Era inevitabile.
Ho fatto per entrare in classe, ma il giovanotto non aveva ancora esaurito il suo piacevole compito. "Teodosio ha anche emesso un editto. L'hanno appena letto davanti al Senato. Io l'ho sentito. E tu?"
"No, ma apprezzo sempre la prosa imperiale", ho risposto con garbo.
"Stavolta forse non l'apprezzerai. L'imperatore ha dichiarato eretici tutti quelli che non seguono il credo di Nicea".
"Temo proprio che la teologia non sia il mio forte. Ed è improbabile che l'editto riguardi chi è rimasto fedele alla filosofia".
"Riguarda tutti i cittadini d'Oriente" , ha detto lui scandendo bene le parole e guardandomi dritto negli occhi. "L'imperatore ha perfino nominato un inquisitore per indagare sulla fede dei suoi sudditi. I tempi della tolleranza sono finiti"
Sono rimasto senza parole; per un istante, il sole mi ha accecato; la vista mi si è annebbiata e ho creduto di essere sul punto di svenire, se non di morire.'
»
Giuliano, di Gore Vidal - Polyfilo

«Venne la notte e la musica ancora riempiva Silverbell Street. Il tradizionale Ballo d’Inverno colmava di luce il salone centrale della Lucretius Grammar School e le finestre della scuola brillavano entro la cornice di pietra della facciata. Mergens sidera coelum, recitava il motto al di sopra del portone. “Il cielo in cui tramontano le stelle”. Lì, in quella notte di dicembre piena di musica e di bagliori, nessuna stella tramontava: erano tutte in cielo, presenti all’appello, che si tenevano strette nelle loro costellazioni illeggibili.
Se una stella curiosa si fosse spinta un po’ più in là e avesse avuto il coraggio di attraversare i vetri delle finestre col suo sguardo, avrebbe visto tante vite giovani che ballavano e si stringevano e poi si lasciavano, volteggiando sul pavimento tirato a lucido del salone centrale. Probabilmente, tutta quella gioia di vivere, tutto quel divertimento, avrebbero reso la Lucretius una sala da ballo piuttosto che una scuola, e in quel momento era proprio questo: pura, luminosa gioia di vivere.
»
Dollhouse, di Bianca Rita Cataldi - Chiara A.

«Che comincia presso il Ponte dei Sospiri Correva l’anno milleseicento e un po’, e correva tanto forte che ormai era quasi arrivato al traguardo: era precisamente la vigilia di Natale, e il giovane magro e cencioso malinconicamente accoccolato sotto un balcone di Venezia lo sapeva purtroppo. «Domani è Natale, - pensava Arlecchino, fissando l’acqua del canale, nera come i suoi pensieri, - e io avrò certamente più fame degli altri giorni. Nel mio stomaco ci deve essere un calendario: nei giorni festivi, infatti, esso brontola molto di più che nei giorni feriali». Aveva passato la giornata in piazza San Marco a dar la caccia a un piccione che gli sembrava fatto su misura per l’arrosto natalizio. Ma i piccioni lo conoscevano da quel dì. Quando lo vedevano arrivare in piazza, si passavano la voce: All’armi! C’è quel morto di fame. Lasciamogli il miglio e salviamo le penne. E levandosi in volo andavano a mettersi al sicuro in cima al campanile. Arlecchino si chinava, fingendo di allacciarsi le scarpe, e si riempiva le tasche di miglio e di risina. Allora intervenivano le guardie, per impedirgli d’ingrassare alle spalle della città di Venezia, che spende fior di soldi per mantenere i suoi bei piccioni. »
La gondola fantasma, di Gianni Rodari - Antonio

«IL secondo giorno di dicembre di un anno in cui un coltivatore di noccioline della Georgia era impegnato nei suoi traffici alla Casa Bianca, uno degli alberghi più rinomati del Colorado venne raso al suolo da un incendio. Il disastro dell’Overlook fu totale. In seguito alle indagini, il capo dei vigili del fuoco di Jicarilla County stabilì che la causa era da attribuirsi a una caldaia difettosa. Quando l’incidente si verificò, l’hotel era chiuso per il periodo invernale e dentro c’erano solo quattro persone. Tre riuscirono a salvarsi. Il custode durante i mesi fuori stagione, Jack Torrance, morì nel vano ed eroico tentativo di abbassare la pressione della caldaia, salita a livelli vertiginosi per colpa di una valvola guasta. Due dei superstiti erano la moglie e il figlioletto dell’uomo. Il terzo era il cuoco dell’Overlook, Richard Hallorann, che aveva lasciato l’impiego stagionale in Florida ed era tornato dai Torrance spinto dal «forte presentimento» (per usare le sue stesse parole) che la famiglia si trovasse nei guai. In seguito all’esplosione i due adulti riportarono gravi ferite. Solo il bambino rimase illeso. Almeno fisicamente.»
Doctor Sleep, di Stephen King - Il gatto Zorba

«Mezzanotte. Nera come il cuore di Satana.
Uscirono dall'oscurità in una Chevrolet Impala nera del '66, divorando verso nord la statale 59 come tanta succosa caramella mou grigia. Nella notte fonda l'automobile, tutta sola lì fuori, sembrava una macchina del tempo venuta da un futuro malvagio. I fari erano bisturi d'oro che squarciavano ilo grembo delicato della notte, si spingevano nelle sue viscere ma consentendo loro di rimarginarsi per bene dopo il passaggio della vettura. Il motore, perfettamente a punto e pesantemente truccato, gemeva di piacere sadico.
Appena due ore prima, a una settantina di chilometri da Houston, l?impala aveva assestato un colpo a una Plymouth bianca, come un barracuda che s'avventi sul morbido ventre di un pesce bianco. La Plymouth del '73 andava a novanta all'ora. Si trovava sulla sua corsia e andava incontro alla Chevrolet, facendosi i fatti suoi, quando il demone nero aveva oltrepassato la striscia e il suo clacson aveva gridato nel buio. Non era un suono d'avvertimento, ma un insolente rimbombo d'autorità:" Togliti di mezzo, pesce bianco, la strada è mia!".
»
Il Lato Oscuro dell'Anima, di Joe R. Lansdale - Daniele

 

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