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18 dicembre 2017

L'autunno di Montebuio - Micol Des Gouges e Danilo Arona

Montebuio è un piccolo paese a novecento metri di altitudine sull’Appennino Ligure. Trentadue abitanti che si conoscono da sempre. E, per qualche motivo incomprensibile, trentadue da sempre. Una minuscola comunità, all’apparenza tranquilla. Dopo una stranissima estate, quella del 1962, che lascia ancora dietro sé misteri non spiegati, i tre bambini protagonisti – la voce narrante Lisetta, l’irritabile Ettore e il pauroso Santino – ricominciano la vita di sempre: scuola, giochi in piazza, missioni esplorative nei dintorni di Montebuio. Ma quello che vivono non è un autunno come tutti gli altri. Perché, a partire da sabato 20 ottobre, le giornate dei ragazzini iniziano a essere scandite da terribili telegiornali, da gravi notizie provenienti dall’altra parte del pianeta, dal silenzio tetro degli adulti e da false rassicurazioni. Il trio sente parlare di missili, di ordigni, di America, Russia e Cuba, di capitalisti e comunisti. Notizie di distruzione e di morte, minacce dello scoppio imminente di un conflitto mondiale. Ma non è solo questo clima di paura che devono affrontare i tre amici. Cose ben più strane e terrificanti accadranno nel paese. Perché la paura, al suo picco, è in grado di materializzare i terrori del mondo. Quello esterno e quello interno. E i missili voleranno in direzione di Montebuio. E con loro altre cose che nessuno mai dovrebbe vedere.

Recensione

Raccontato dagli occhi vispi della giovane protagonista, il romanzo ci espone in modo diretto e senza troppi fronzoli direttamente dagli anni sessanta lo spaccato di un piccolo paese ligure con appena 32 abitanti, che per tanti, storicamente parlando, ricorda la ripresa economica dell’Italia.
Ma Montebuio, come la stessa Lisi ci riporta, non è un paese come gli altri: ha una su ambientazione peculiare, correlata a un mondo impalpabile di cui le mura e gli adulti sussurrano per sentito dire, quasi volessero tutti quanti fingere che in realtà, certe storie, non sono mai avvenute.
Eppure Lisi e i suoi amici non riescono a farne a meno di rendersene conto, di fare caso ai dettagli che, dai genitori al prete, tutti sembrano voler nascondere, negando l’evidenza di determinate esperienze extra sensoriali che, come una macchia d’olio, si diffondono piano piano tra le pagine.
E alla fine lei e soltanto lei assurge al ruolo scomodo di colei a cui deve essere rivelata la verità, mentre il tempo inesorabile rintocca lasciando a tutti quanti l’oscuro presagio che manca poco a un tardi a cui nessuno potrebbe mettere rimedio.
La storia, scritta in prima persona singolare, con qualche raro flashback atto a spiegare i più oscuri avvenimenti del passato, presenta al lettore la voce della protagonista ben incastrata tra l’esigenza di dover crescere e capire in fretta e il suo sviluppo che resta comunque ancorato all’inspiegato dell’infanzia.
Ed è proprio tale aspetto che si incentra nell’opera: si ridimensiona, al di là degli oscuri misteri, in un romanzo di formazione attinente Lisi e i suoi amici, con la perdita graduale della loro innocenza pur di dare una spiegazione di fondo ad avvenimenti mondiali di cui faticano a capire la portata per il semplice motivo che dalla conoscenza ne vengono esclusi.
Sullo sfondo infatti rimane il rischio di un conflitto bellico, di uno Stato piccolo e lontano come Cuba che desta la preoccupazione delle grandi potenze mondiali, Stati Uniti e Russia in testa i quali sono contrapposti in piena Guerra Fredda per rivendicare il proprio primato. Come tutti i bambini Lisi assorbe le preoccupazioni e le tensioni che intorno a lei provano quelli più grandi, e cerca in modo disperato di dare una spiegazione a tutto questo.
Accanto a tale tema delicato, e sempre attuale, trovano la diade religiosità/paganesimo, che si esprime nei contrasti tra gli eventi soprannaturali vissuti e la spiegazione che invece il prete Don Guido cerca di inculcare nei suoi fedeli: tutto quanto risulta non spiegabile in modo umano, diventa di origine demoniaco, incarna il male.
Ritroviamo tra le righe esorcismi, paure ancestrali, strani fenomeni che si incastrano non solo a Montebuio, ma nella psiche dell’intera comunità.
Lo stile vivido e ritmato condiscono la storia in modo abbastanza appropriato da destare una giusta tensione nel lettore, anche nei momenti in cui l’ordito non appare chiaro: alcune spiegazioni emergono solamente nella parte finale, dando un senso a tutto l’impianto. Non si evidenziano particolari errori o refusi, la sintassi è curata in ogni sua parte, denotando una certa cura nell’espressione e nella resa della storia.
L’autunno di Montebuio è certamente un libro particolare, adatto a quei palati che amano il connubio horror ma che non si accontentano di un’atmosfera cupa, desiderando un’esperienza di lettura che non si limita ai fatti ma ci racconta la psiche e il dramma personale di ogni giovane vita che ha una paura soltanto: crescere, e farsi strada nel mondo.

Giudizio:

+3stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: L'autunno di Montebuio
  • Autore: Micol Des Gouges e Danilo Arona
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • Collana: collana
  • ISBN-13: 9788890725968
  • Pagine: 250
  • Formato - Prezzo: Brossura € 15,00

26 maggio 2017

Sleepwalker - Michael Laimo

Richard Sparke soffre di sonnambulismo da tre anni, da quando ha aggredito la sua ex-moglie nel sonno. La terapia con il dottor Delaney non sembra sortire effetto e la vita di Richard si fa, giorno dopo giorno, più difficile. Le visioni di sua madre e di sua figlia morte, che lo chiamano attraverso un’inquietante luce blu, la minaccia di un misterioso uomo in nero che sembra volergli fare del male trasformando i suoi sogni in incubi, il ricordo di eventi che è convinto di non aver mai vissuto e il continuo sovrapporsi tra reale e irreale conducono Richard sull’orlo della follia. Fino a quando Pamela, la donna che frequenta, non irrompe in casa sua tentando di ucciderlo, senza apparente motivo. Ma è accaduto realmente o, anche questo, è solo un sogno? La visita degli agenti Moldofsky e Hughes, il giorno dopo, e il ritrovamento di una pozza di sangue in cucina, danno inizio alle indagini della polizia. Per Richard, invece, comincia una lenta discesa nell’incubo.

Recensione

Specie prima di dormire, lo spauracchio dei bambini è sempre stato notoriamente il cosiddetto uomo nero da cui, peraltro, i piccoli possono difendersi nascondendosi sotto le coperte. Senza difese, invece, risulta il protagonista di Sleepwalker, l’adulto Richard Sparke, cui accade non solo di vedere dormendo un uomo nero, ma che questi si materializzi e lo assalga, cosicché le sue notti si trasformano in incubi non solo virtuali.
Naturalmente Richard Sparke è in terapia dal dottor Delaney che ritiene che il suo paziente soffra "di una gravissima forma di parasonnambulismo mai riscontrata prima. Crede che le sue illusioni siano reali, poiché interferiscono regolarmente con il suo sonno, creando situazioni altamente perturbanti."

Gli incubi di Richard sono sorti dopo la morte della figlia e hanno comportato il divorzio dalla moglie Samantha che lo ha anche accusato di aver tentato di ucciderla nel sonno, salvo poi ritrattare le accuse.
Richard Sparke, dopo tre anni da single, incontra la bellissima Pamela. Afferma anche lei di soffrire di disturbi del sonno ed è amore a prima vista. Richard preferisce non dormire insieme a lei, nel timore che inconsapevolmente, durante il suo sonnambulismo, possa farle male come è accaduto per la sua ex moglie, anche se non sa come questo sia potuto accadere non avendone il ricordo.
Tuttavia la notte in cui sorprendentemente si ritrova in casa Pamela, si accorge che non è più la donna dolce che pensava di conoscere ma una furia da cui deve difendersi.
Interviene la polizia, chiamata dai vicini di casa che hanno sentito le urla, rumori di colluttazione e visto la donna uscire di casa correndo, presumibilmente ferita. Gli agenti incaricati rimangono disorientati alla vista del sangue sul pavimento, ma non trovano ferite sul corpo della donna una volta che riescono a  rintracciarla. Diverranno ancor più diffidenti verso Richard dopo la morte dello psicanalista da cui lui si reca per la usuale terapia.
A questo punto Richard dovrà guardarsi dall’uomo nero e anche dalle forze dell'ordine che lo accuseranno della morte del terapeuta, mentre stanno per verificarsi altri eventi delittuosi dovunque lui cerchi di trovare rifugio.

Per quanto descritto inizialmente come una persona poco pratica, incapace perfino di guidare, Richard si accorge, in caso di necessità, di riuscire a rinvenire dentro di sé insospettate risorse e conoscenze.
Per dare una spiegazione razionale all'evoluzione delle capacità del protagonista, nonché all’apparizione dell’uomo nero e altri incubi, l'autore trasforma gradualmente il romanzo dal genere horror psicologico a quello fantascientifico ed è opportuno non aggiungere altro per non annullare la sorpresa al lettore.

Indubbiamente un thriller adrenalinico in cui il protagonista è costretto a difendersi da entità conosciute e sconosciute di vario genere. La storia si dipana ad un ritmo sempre più veloce con continui colpi di scena che garantiscono una buona dose di suspense. La scrittura è sciolta e il racconto accattivante.
Il difetto del romanzo sta, a mio avviso però, proprio nelle spiegazioni fantascientifiche che l’autore cerca di dare agli avvenimenti e che, oltre a compromettere l’atmosfera misteriosa che era riuscito inizialmente a creare con le apparizioni dell'uomo nero, giustificano solo in parte l’evolversi degli eventi.
Va da sé che il romanzo è destinato agli estimatori del romanzo d’azione, coloro cioè che si lasciano trascinare dalla girandola di colpi di scena e che non stiano troppo a sottilizzare sulla logica degli eventi.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Sleepwalker
  • Titolo originale: Sleepwalker
  • Autore: Michael Laimo
  • Traduttore: Marco Battaglia
  • Editore: Nero Press Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: Innesti
  • ISBN-13: 9788898739981
  • Pagine: 318
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 15,00

31 ottobre 2015

Più nessuno è incolpevole - Andrea Franco

Roma, gennaio 1949. È un’Italia diversa da quella che conosciamo oggi, l’Italia in cui Alfonso Tiribocchi viene trovato morto, soffocato dal proprio vomito, in una vecchia insula romana. Un’Italia piena di contraddizioni, che deve lasciarsi alle spalle gli orrori della guerra e del fascismo. I dissimulatori sono ovunque, nessuno sembra quello che dice di essere. Vecchi ricordi inaspriscono le indagini, ricordi di un passato recente: il Regime, le riviste politiche, l’odio razziale. Il passato filtra tra il tessuto rigido della nuova Italia che sta nascendo, portandosi dietro rancori e incertezze. E un delitto da risolvere.

Recensione

Le forze dell’ordine vengono chiamate a risolvere un omicidio, compiuto con particolare efferatezza, apparentemente maturato in ambito politico, nella contrapposizione rancorosa che insiste fra i partiti al governo (siamo nel nell’immediato dopoguerra) e nostalgici del regime fascista.
Politicamente si scontrano anche i due investigatori incaricati del caso: il maresciallo Ciminelli, simpatizzante di destra, e il brigadiere Guzzo, tendenzialmente di sinistra. Il primo nega la matrice politica dell’omicidio e sembrerebbe avere ragione, perché i pochi indizi rinvenuti sembrano portare a quella conclusione. Ma non si vuole togliere al lettore la sorpresa finale insistendo sul movente e poi rimane sempre la validità del detto che, per arrivare a scoprire il colpevole, è necessario conoscere la vittima.
Il giallo è psicologico: tre sono gli indiziati e nessuno di loro ha un alibi valido per la sera dell’omicidio. Arduo quindi scoprire il colpevole, dato il fatto che non c'è alcun testimone e, apparentemente, neanche un movente valido.
Il racconto, oltre che nella ricerca del colpevole, gioca sul contrasto politico-culturale fra i due graduati delle forze dell’ordine incaricati delle investigazioni.
C’è però una terza persona di dichiarata ideologia comunista, amica del brigadiere Guzzo, che interviene ad indirizzare le indagini su un percorso non previsto. Questa nuova figura, che non ha una rilevanza ufficiale nelle indagini, svolge solo la funzione di spalla e di consulente del brigadiere Guzzo e fa venire in mente lo studente Rosas, il vero risolutore dei casi affidati a Sarti Antonio, sergente di polizia, nato dalla penna di Loriano Macchiavelli.
Piacevole e con un ritmo sciolto, il romanzo si legge velocemente, dato anche il fatto che consta di sole trentacinque pagine.
 Il titolo, Più nessuno è incolpevole, riprende un verso di La primavera Hitleriana e una nota di cultura, quando è coerente con il contesto, è sempre interessante e tanto più meritevole se si tiene conto che le opere di un poeta ermetico come Montale non sono certo fra le più conosciute.

Giudizio:

+4 stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Più nessuno è incolpevole
  • Autore: Andrea Franco
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Intrighi
  • ISBN-13: 9788898739516
  • Pagine: 35
  • Formato - Prezzo: eBook - Euro 0,99

22 luglio 2015

Roma Caput Zombie - Marco Roncaccia

Per Aldo la vita è dura ma anche la morte non scherza.
La sua compagna l’ha lasciato, la cooperativa per cui lavora non lo paga ed è sotto sfratto. Scambia con un tossico la sua auto, per un posto in una stanza in una palazzina popolare fatiscente di un quartiere degradato di Roma.
Viene morso da un piccione che gli arriva in casa dalla finestra. Da quel momento nulla sarà più come prima.
Si sorprenderà a divorare il cane di un pastore sardo, i furetti allevati da un homeless che vive nel parco, fino a scoprire il raccapricciante piacere di un pasto di carne umana.
Un’avventura tra orrore e degrado, in una periferia romana tristemente in rovina.

Recensione

Originale, moderno e innovativo: tre aggettivi che racchiudono, nella loro semplicità, le caratteristiche predominanti di Roma Caput Zombie, un romanzo horror con punte splatter che fanno capolino tra una pagina e l’altra.

Come leggiamo nell’incipit, la storia racconta di un uomo distrutto e senza speranze, Aldo, che a 40 anni si ritrova con un pugno di mosche in mano, e di come un giorno la sua esistenza si sia trasformata in una convivenza con un nuovo status, una nuova natura, per colpa di uno strambo volatile intontito.

Marco Roncaccia, l’autore dell’opera, è riuscito a realizzare un lavoro esemplare sfruttando la fama e la popolarità del mondo dei vaganti, nata nei cinema dalla mente del grande regista George Romero e diffusasi ulteriormente negli ultimi anni grazie ai nuovi media e alla tv (non possiamo non citare infatti The Walking Dead, il celebre telefilm ideato dal fumetto di Robert Kirkman e adattato allo schermo da Frank Darabont). Tutto ciò ha fatto sì che la caccia allo zombie si trasformasse in una moda a tutti gli effetti, cosa assai semplice perché l’occulto, si sa, stimola da sempre la curiosità di ognuno.

Una scelta dunque estremamente coraggiosa quella di Roncaccia di approdare in un campo su cui tanti hanno fantasticato e costruito diversi universi narrativi ma proprio qui sta la sua originalità: lo scrittore è riuscito a raccontare di un tema molto conosciuto attraverso una storia e uno stile estremamente nuovi.
Quelli che ci troviamo davanti in questo romanzo sono infatti Zombie-per-caso: vittime di un buffo incidente (come avviene per il protagonista, Aldo) o di chissà quale allucinazione cocainomane (come per Sara, co-protagonista), gli zombie di Roma Caput Zombie sono speciali, si nutrono sì sempre di carne umana o animali per soddisfare il dio virus (come più volte Aldo sottolinea nel racconto) ma si trovano a vivere in un pre-stadio che anticipa poi la classica natura dello zombie che ben conosciamo. In altre parole, finchè riescono a mantenere un equilibrio del proprio status, saziando la fame ogni qualvolta il virus si risveglia, preservano una natura pseudo-umana; è come se lo zombie fosse un alter ego (similmente a quanto accade in Dottor Jekyll e Mister Hide ).
I sentimenti e la pietà, il dolore, l’intelletto e il raziocinio fanno parte di Aldo anche dopo il suo mutamento improvviso di natura, è una lotta interiore che imperversa senza sosta nella mente e nell’animo del protagonista, uno scontro con se stesso e con il suo nuovo modo di essere. Io non esisto, ripete più volte nel mezzo nel romanzo ma si sbaglia, esiste più di prima, che il virus sia una salvezza per lui?

Lo scenario di Roma permette di dare quel tocco innovativo alla trama e alla storia facendola sentire ancora più nostra, più italiana e questo aggiunge un punto in più a favore dell’atmosfera horror in stile potrebbe succedere anche a noi.
Il realismo della narrazione poi è stupefacente così come la lucidità della logica del modo di pensare zombie. Non mancano i riferimenti al mondo della cultura moderna sotto forma di richiami a noti telefilm (come Dexter) o le citazioni musicali che raccontano in note e parole cosa sconvolge gli animi dei personaggi mettendo a nudo le loro debolezze ed esaltando le loro fragilità.
Un po’ troppe parolacce forse, ma ci sta nel gergo tipico dei giovani, nonostante questo posso dire che a me il libro è veramente piaciuto e che l’autore mi ha convinto al 100 %.

Ci tengo però a precisare che questo tipo di lettura non è adatto né a chi è debole di cuore né a chi non ha la minima intenzione di andare al di là dello stereotipo dello zombie tipico propinatoci dai media.
Ottima la scelta dei capitoli brevi che invogliano ancora di più a divorare le pagine del libro (ci sentiamo un po’ zombie anche noi lettori! ) e sicuramente un ottimo lavoro. Chi cerca una storia superficiale sui morti viventi, ha sbagliato libro: gli zombie di Marco Roncaccia sono molto più umani di quello che sembrano.
Riporto una citazione che per me racchiude tutto il senso del libro:

Il virus, quel parassita che ti porti dentro, ha ucciso il vivente morto che eri e ti ha trasformato nel morto vivente che sei e nel cambio, a conti fatti, ci hai guadagnato.

Una nuova prospettiva da cui osservare in modo nuovo quelle creature che da sempre sono solo descritte come dei mostri ma forse è solo la loro esistenza ad essere mostruosa.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Roma Caput Zombie
  • Autore: Marco Roncaccia
  • Editore: Nero Press Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 04/2015
  • Collana: INSONNIA
  • ISBN-13:978-88-98739-36-3
  • Pagine: 208 pagine
  • Formato - Prezzo: Brossura con alette - 13,00 Euro

14 marzo 2015

In memoria - Tina Caramanico

Annamaria è una ragazza che ha subito un trauma quand'era bambina, di cui non ricorda nulla. Ma la memoria è uno strumento indecifrabile e pian piano quei ricordi riemergono attraverso i suoi quadri, mettendo in moto un meccanismo che porterà a galla inconfessati segreti di cui la sua famiglia è silenziosa custode. Una bambina morta e una mente malata sono gli altri componenti di questa storia, un coro di voci che condurranno il lettore fino alla drammatica verità.


Recensione

Questo racconto lungo, si tratta di circa quaranta pagine, parte da un'idea di base forse non originalissima - del resto raramente c'è qualcosa di nuovo sotto il sole, e i meccanismi narrativi del genere thriller sono più o meno sempre i soliti - ma che funziona: dei ricordi da un passato rimosso riemergono gradualmente attraverso la materia onirica, secondo il più classico dei meccanismi psicanalitici. Una parte dell'io cerca di recuperare la memoria di un fatto doloroso, la parte antagonista attua un depistaggio per nascondere alla dimensione cosciente qualcosa che è sentito come un pericolo per l'integrità dell'io stesso.

Il teatro d'elezione per queste è il nucleo affettivo più profondo di ogni individuo: la famiglia, in questo caso una famiglia elettiva, perché Annamaria, la protagonista, è stata adottata dai suoi zii. Senza arrivare allo spoileraggio si può anticipare che abbastanza presto risulta ben chiaro dove si sta andando a parare, anche perché inevitabilmente, visto che si tratta di un racconto, i personaggi sono ridotti di numero e dunque il finale diventa facilmente intuibile. Però va riconosciuto all'autrice il guizzo d'ingegno che salva In memoria, cioè un finale che introduce un elemento inaspettato, nella sua cruda ferocia.

A parte qualche durezza nella caratterizzazione appena abbozzata degli ambienti e dei personaggi e un sapore stereotipato in alcune situazioni - la vittima del trauma che trasferisce inconsapevolmente il suo abisso interiore in attività d'arte, per esempio - c'è di base una buona capacità descrittiva degli ambienti e in fin dei conti l'idea è buona, forse avrebbe meritato uno sviluppo più ampio, che permettesse alla vicenda di delinearsi con lentezza, caratterizzando in modo più incisivo la personalità della protagonista e creando una suspence di maggior spessore.

Giudizio:

+2stelle+ e 1/2

Dettagli del libro

  • Titolo: In memoria
  • Autore: Tina Caramanico
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: Innesti
  • ISBN-13: 9788898739301
  • Pagine: 43
  • Formato - Prezzo: ebook - Euro 0,99

3 ottobre 2014

Il sussurro dell'uomo nero - Emanuele Corsi

Lisa è una ragazzina dalla fervida immaginazione, le piace raccontare storie e nella sua stanza ci sono moltissimi giocattoli. Una notte, la sua bambola preferita, Corinna, viene avvicinata dall’Uomo Nero, che le sussurra all’orecchio qualcosa di misterioso. Da quel momento, la vita di Lisa diviene un Inferno. Corinna, la delicata damina di porcellana, inizia a plagiare gli altri giocattoli contro la padroncina e riesce persino a rivoltarle contro le persone a lei più care! L’unico che le resterà fedele è un vecchio pupazzo, così brutto da non avere neanche un nome. O meglio, Lisa l’ha sempre chiamato solo “Coso” e con lui fuggirà in soffitta, attraverso un teatrino polveroso, ritrovandosi in un altro mondo, dove i ruoli sono invertiti: i giocattoli sono vivi mentre lei diventa una bambola.
La soffitta urlò, o qualcosa del genere. Per un attimo Lisa vide tutto ciò che aveva davanti tendersi all’infinito verso il teatrino, e “oltre” il teatrino: poi fu lei stessa ad allungarsi a dismisura, risucchiata nella finestra insieme al suo pupazzo. E, infine, tutto si fece scuro. L’avventura di Lisa e Coso è appena cominciata e non sarà facile per loro riuscire a sventare il piano ordito da Corinna, che farebbe di tutto pur di vendicarsi della sua piccola padrona, che non l’ha mai fatta giocare come lei avrebbe voluto…
La narrazione, ampiamente alla portata anche dei lettori più grandi, vi trascinerà nel bizzarro e variopinto Mondo in Soffitta insieme a Lisa, Coso e agli amici Bart e Cristina, in quello che potremmo definire un moderno Wonderland tutto italiano.

Recensione

Toy story, il famoso cartone della Disney, ci ha mostrato con chiarezza che i giocattoli possono provare emozioni molto intense, a volte anche in contrasto con le virtù attribuite al personaggio che rappresentano o al loro aspetto tenero e delicato. Accade così che lo sceriffo Woody, icona della giustizia e della lealtà, cerca di far sparire il ranger spaziale Buzz Lightyear, suo rivale nelle attenzioni del piccolo Andy o, ancora, che Lotso, un enorme orso di peluche rosa che odora di fragola, sia un crudele tiranno. In nessun caso però la crudeltà e la cattiveria sono rivolte verso gli esseri umani: i giocattoli non attaccano mai i bambini, neanche nei casi in cui questi sono i responsabili diretti delle loro disavventure, al massimo possono rianimarsi quel tanto che basta per spaventarli e indurli a smettere con le loro crudeltà.

Emanuele Corsi, invece, crea uno scenario, dove i giocattoli possono mettere in atto sentimenti di vendetta contro i loro piccoli proprietari e operare un sovvertimento della realtà in seguito al quale bambini e giocattoli si scambiano i ruoli. Gli artefici di questa situazione sono proprio loro, i bambini che spesso non prestano attenzione alle necessità dei loro giocattoli: li coinvolgono in avventure pericolose rompendoli oppure li lasciano immobili per così tanto tempo da generare in essi un odio profondo verso i loro padroncini. I giocattoli rotti, abbandonati o semplicemente infelici della loro condizione trovano rifugio nel Mondo in Soffitta, cioè il posto dove vanno a finire tutte le cose che non servono più: una dimensione parallela in cui i giocattoli si trasformano in terribili mostri animati da rabbia e aggressività, scaturite dalla noia e dalla frustrazione. Questi mostri (pagliacci in scatole a sorpresa, granchi giocattolo, cavalli a dondolo mannari) attaccano tutto quello che incontrano e Lisa, Coso, Bart e Cristina, protagonisti de Il sussurro dell’uomo nero, devono riuscire ad evitarli se vogliono sperare di tornare tutti interi nel loro mondo, dove ad aggredire i bambini sono solo gli adulti e i bulli.

Il sussurro dell’uomo nero è un romanzo horror in piena regola con luoghi bui popolati da mostri-giocattoli ed esseri soprannaturali che scaturiscono da paure ancestrali (l’uomo nero) rivolto ai bambini (dai 9/10 anni) che lo possono leggere abbastanza tranquillamente perché la tensione non arriva mai a creare un’attesa ansiogena circa la sorte dei personaggi e gli sviluppi che li attendono. Il lieto fine, inevitabile in un libro per bambini, dice al piccolo lettore che dentro di sé racchiude tutte le potenzialità per costruire la propria storia confrontandosi con le paure che lo assillano, nonostante le difficoltà che può incontrare. Un tema più generale, trasversale a tutto il romanzo, è l’invito ad andare oltre le apparenze, ingannevoli per definizione: la bambola elegante e delicata è in realtà un mostro crudele, mentre il pupazzo sdrucito e bruttino è un eroe coraggioso e leale, anche se non conosce le buone maniere.

Dal punto di vista del lettore adulto, la pecca principale del romanzo è la mancanza di suspence, soprattutto per il continuo ricorso a dei ex-machina che salvano la protagonista (detto per inciso, una bambina abbastanza antipatica che non ascolta mai i consigli di nessuno: ma questo, ovviamente, è l’opinione un’adulta). Inoltre, alcune domande rimangono insoddisfatte. Perché alcuni giocattoli si trasformano in mostri e altri, pur trovandosi nelle stesse condizioni di abbandono, no? Perché Coso a volte è un giocattolo e a volte, nonostante la necessità del suo intervento, rimane un pupazzo inanimato? Queste mancate risposte lasciano insoddisfatto il lettore più disincantato mentre, forse, non interferiscono con il piacere della lettura nel caso di un bambino.

Le ultime righe di questa recensione sono infine per i bei disegni di Ilaria Tuti, autrice e illustratrice, che riescono a comunicare in modo immediato la tensione e il senso di smarrimento dei protagonisti dando al racconto quell’atmosfera cupa che manca alla narrazione.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il sussurro dell'uomo nero
  • Autore: Emanuele Corsi
  • Illustrazioni: Ilaria Tuti
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: 27 maggio 2014
  • Collana: Inizi
  • ISBN-13: 978-88-98739-14-1
  • Pagine: 202
  • Formato - Prezzo: brossura – 15,00 Euro

21 settembre 2014

Segreti della città vecchia - Federica Maccioni

Saveria eredita dalla vecchia zia Luciana una casa nel centro storico di Genova e, insieme all’abitazione, riceverà i segreti di una vita ben diversa da quella che le era parsa nel tempo, quando guardando la zia non vedeva altro che una signora burbera e scontrosa. Scoprirà invece misteri e passioni di un passato a lei sconosciuto e dovrà confrontarsi con personaggi quanto mai diversi e variegati, per i vicoli di una Genova che non è mai stata così intrigante e alchemica.



Recensione

C’è un segreto da scoprire sul conto della zia di Saveria ma, perché possa essere accettato e, possibilmente, giustificato da Saveria stessa, non può esserle rivelato tout court . Così, per disposizione della zia defunta, la nipote dovrà arrivare a conoscere la verità per gradi, attraverso il racconto di diverse persone che hanno conosciuto ed apprezzato la personalità di quella signora giudicata da Saveria tanto scostante. Le persone che lei dovrà incontrare le appaiono piuttosto curiose, per non dire stravaganti, ma hanno in comune un particolare senso della giustizia.
Il racconto si snoda piacevole ed accattivante nel racconto di episodi di vita spesso drammatici della defunta, fino al finale lasciato all’intuizione del lettore.
È un fatto che, quando l'autore sa scrivere, diventa facile per il lettore accettare situazioni ed avvenimenti al limite della credibilità e Federica Maccioni dimostra di essere molto abile, imbastendo un racconto che fluttua fra passato e presente, centellinando scoperte ed intuizioni fino al finale intrigante.
Questo di Federica Maccioni è un racconto che non raggiunge di fatto le trenta pagine, purtuttavia i personaggi sono ben caratterizzati ed il ritmo sostenuto.
Gli avvenimenti presenti e passati si svolgono nella parte vecchia di Genova che, chi la conosce, sa che è una città affascinante, ancorché trascurata, un po’ misteriosa e talvolta pericolosa.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Segreti della città vecchia
  • Autore: Federica Maccioni
  • Editore: Nero Press Edizioni
  • Data di Pubblicazione: luglio 2014
  • Collana: Innesti
  • ISBN-13: 9788898739172
  • Pagine: 30
  • Formato - Prezzo: eBook - 0,99 Euro

28 luglio 2014

Charles "Satana" Manson. Demitizzazione di un'icona satanica - Biancamaria Massaro

Biancamaria Massaro non si limita a raccontarci chi è Charles Manson, ma ci prende per mano e ci porta a conoscere “i favolosi anni ’60″, il fermento della società americana della fine del decennio, i Beatles, la guerra del Vietnam, le comunità hippies, i “figli dei fiori”, tutti gli elementi che hanno creato un contesto unico nel quale l’influenza nefasta di Manson ha potuto manifestarsi, attirando nella sua ragnatela tanti giovani sbandati in cerca di una guida carismatica. Senza la concomitanza di tutti questi fattori, non sarebbe stato possibile trasformare Charles Manson in un mito che resiste ancora oggi.
Ma perché “demitizzazione”?
Come ben evidenziato dall’Autrice, il gruppo fondato da lui aveva le caratteristiche di una setta, ma con il satanismo non aveva assolutamente nulla a che fare.
In breve, questo saggio rappresenta una pietra miliare per chiunque sia interessato alla figura di Manson, a chi fosse realmente, alla verità celata dietro le molteplici interpretazioni date anche da cosiddetti esperti della materia” e, come di ce lo stesso De Luca: La nuda e cruda verità, così come dovrebbe essere in ogni saggio criminologico che si rispetti. 

Recensione

Un saggio, esaustivo, ben articolato e scritto con proprietà che tratta non solo della biografia di Charles Manson, icona del Male, ma anche della rivoluzione culturale della società americana nel medesimo periodo.

Le imprese criminali di Manson risalgono agli anni ’60 e pertanto i più giovani non lo conoscono o ne hanno sentito parlare superficialmente, più che altro in relazione all’omicidio di Sharon Tate, attrice incinta e moglie del regista Roman Polansky. Nella notte fra l’8 e il 9 agosto 1969, la villa presa in affitto dai coniugi Polansky, al numero 10050 di Cielo Drive a Los Angeles, fu presa d’assalto dalle setta di Manson. Oltre all’attrice vennero uccisi altri quattro ospiti.
Questo non era il primo né sarebbe stato l’ultimo di una serie di omicidi compiuti dai componenti del gruppo di Manson, che tuttavia per lungo tempo non fu preso in considerazione come autore dei crimini. Per capire come ciò sia stato possibile, tenuto conto che era difficile che da una setta composta da tanti adepti –dove le donne erano più numerose degli uomini- non trapelasse qualche indiscrezione, bisogna considerare la situazione sociale dell’epoca. Siamo negli anni Sessanta e gli USA sono coinvolti in Asia nella guerra in Vietnam mentre in patria si assiste ad una contestazione sociale al grido di “fate l’amore e non la guerra”.
Si formano gruppi di "figli dei fiori" che cercano modi di vita alternativi a quelli dei loro genitori, più a contatto con la natura e più indirizzati a una maggiore libertà sia di costumi che di spirito. Pertanto, inizialmente, anche quella di Manson sembrava una delle tante comunità hippie dedicate all’amore promiscuo e all’educazione congiunta dei figli. Fu solo in un secondo tempo che gli investigatori misero in relazione fra loro i vari omicidi e li collegarono, se pur tardivamente, a Manson.
Questi  aveva già avuto dei precedenti penali in quanto ex carcerato, ma occorre considerare che essere stato in carcere, dove erano detenuti molti obiettori di coscienza e pacifisti, non era un fatto che producesse scandalo, ma quasi un titolo di merito fra i contestatori della società.
Nonostante da giovane non avesse studiato, Manson aveva un’intelligenza superiore al normale e, dato il suo carisma, rafforzato dal desiderio di protagonismo, un harem di ragazze pronte a sacrificarsi per lui e fornirgli qualsiasi alibi di cui avesse necessità. I suoi adepti venivano sottratti alla strada e accolti in una comunità dove ricevevano testimonianze di affetto e le attenzioni di cui necessitavano. In pratica, quindi, erano tutti, chi più che meno, degli emarginati con alle spalle problemi familiari e di personalità. Il fatto che ci fosse chi si preoccupava di sottrarli alla strada era apprezzato dalle autorità, ancorché l’amore promiscuo non fosse ben visto dalla società americana.

In una scala dei più grandi serial killer non è stata la setta di Manson, la cosiddetta Family, a macchiarsi del maggior numero di delitti. Tuttavia il processo contro il suo leader fu uno dei più reclamizzati, anche per gli interessi di carriera di Vincent Bugliosi che era il PM rappresentante l'accusa. Sussisteva il rischio che Manson, non avendo partecipato direttamente agli omicidi e difeso strenuamente dalle donne del suo harem, venisse prosciolto. Pertanto veniva volutamente dipinto nel peggior modo possibile e della sua Family veniva ventilato che si trattasse di una setta satanista, pur non avendone le caratteristiche, al fine di condizionare l’opinione pubblica.

Quanto viene accennato è spiegato e documentato molto bene dall’autrice, cui va riconosciuta competenza, logica e visione d’insieme. Nonostante il saggio sia pieno di note e riferimenti tecnici, è scorrevole e di facile lettura.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Charles "Satana" Manson - Demitizzazione di un'icona satanica
  • Autore: Biancamaria Massaro
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: giugno 2014
  • Collana: Indagini
  • ISBN-13: 9788898739134
  • Pagine: 222
  • Formato - Prezzo: Brossura - 13,00 euro

22 marzo 2014

Vite in fumo - Enrica Aragona e Luca Ducceschi

Il commissario Moretti, durante l’indagine su un omicidio, si imbatte in una serie di indizi che porta, inesorabilmente, a persone che fanno parte della sua vita privata. Ma non tutti i pezzi del mosaico sono disposti nel giusto ordine e quella che, a un certo punto, si presenta come una terribile consapevolezza, sarà solo preludio a una più amara e sconvolgente verità.




Recensione

Più che un romanzo è un racconto e, in quanto tale, è stato capace di classificarsi alla sesta posizione del concorso Premio Gran Giallo Città di Cattolica 2013 (com'è noto il concorso in questione è uno dei più ambiti dagli scrittori perché può aprire le porte della Mondadori).

Un poliziotto scopre che la propria amante è implicata in un omicidio e, via via che indaga, gli indizi si allargano a coinvolgere l'intera sua famiglia. Si trova pertanto ad essere sempre più invischiato nel caso. Il timore è quello di compromettere sia il suo matrimonio che la carriera ma, fino all’epilogo, non riesce a comprendere che il rischio potrebbe essere anche maggiore. La consapevolezza arriva in maniera drammatica. E’ un giallo/noir a tinte forti, ben costruito, con l’adeguata dose di aspettativa e dialoghi incalzanti. Il ritmo è sempre sostenuto, le reazioni dei due protagonisti, praticamente gli unici due personaggi del racconto, sono realistiche.
Le storie poliziesche a quattro mani sono in genere ben scritte, perché è utile avere un interlocutore con cui confrontarsi costantemente. Questo racconto non si sottrae alla regola. Naturalmente non è sempre facile arrivare a comporre insieme una storia, specie, come in questo caso, in cui la coppia di autori è mista. In genere si dice che mentre lo scrittore pensa in termini di “quale evento accadrà”, la scrittrice pensa a “come reagiranno i personaggi di fronte ad un evento”. Questo potrebbe creare una dicotomia non sempre conciliabile fra autori di sesso diverso e sarebbe anche il motivo per cui in genere si dice che al pubblico maschile non piacciono i romanzi indirizzati alle donne e al pubblico femminile quelli indirizzati agli uomini, fatte salve le dovute eccezioni. Dato questo assunto, diamo merito alla coppia Aragona e Ducceschi di essere riuscita ad utilizzare al meglio le sinergie e, giallo nel noir, lascio al lettore immaginare quale dei due autori abbia lasciato l’impronta maggiore nel racconto.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Vite in fumo
  • Autore: Enrica Aragona e Luca Ducceschi
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: dicembre 2013
  • Collana: Innesti
  • ISBN-13: 9788898739011
  • Pagine: 28
  • Formato - Prezzo: ebook - 0,99

2 luglio 2013

Per ironia della morte - Claudio Vergnani

Inizio del nuovo millennio. Il protagonista - Vergy - entrato in possesso di una chiavetta Usb dal misterioso contenuto, si accorda per la sua restituzione dietro adeguato compenso. Ma quello che dovrebbe essere un tranquillo soggiorno veneziano in attesa dell'appuntamento, si trasforma in una guerra per la sopravvivenza, una fuga da mostri e nemici che non hanno nulla a che fare con le forze sovrannaturali che il nostro protagonista ha dovuto affrontare nei romanzi "Il 18° vampiro", "Il 36° giusto" e "L'ora più buia".


Recensione

Ho scelto di leggere Per ironia della morte principalmente per la sua ambientazione in terracqua veneziana, curiosa di vedere una città che amo particolarmente attraverso occhi estranei: in questo non sono stata delusa, anzi, direi quasi piacevolmente sorpresa di trovarmi alle prese con un autore che Venezia sembra conoscerla talmente bene da permettere al lettore che ne sia pratico di orientarsi nei percorsi descritti.
Altro punto a favore del romanzo sono le metafore particolari e dirette - talvolta anche troppo dirette, e poi mi spiegherò meglio - che fanno riferimento anche a fatti e personaggi italianissimi e che talvolta strappano un sorriso: come quella riguardante l'intero cast di "Non è la Rai", che forse i lettori più giovani potrebbero non cogliere. Da lettrice di - ahimè troppo spesso - autori stranieri tradotti, non posso che apprezzare questa freschezza tipica della nostra lingua.
Passo purtroppo ai "ni", primo tra tutti il protagonista, che già dal nome ho vissuto come un sasso nella scarpa: tale Vergy, ex militare in Africa con serie turbe psichiche e una passione sfrenata per turpiloquio e prese in giro pesanti, nonché facile alle mani (e ai piedi e a tutto il resto che possa arrecare offesa fisica). Personaggio insolito davvero, o lo si ama o lo si odia. Sicuramente si pregherà di non incontrarlo mai, sia per la sua educazione da basso fondo, sia per la sua schiettezza esagerata al negativo, sia per la sua irascibilità imprevedibile. Parla come uno scaricatore di porto eppure è capace di citare Borges o esigere concinnitas, il che rende molto curiosi di leggere il suo curriculum - ma non chiedeteglielo, per carità, o farà correre il vostro derrière a suon di pedate, se va bene. Ho trovato difficile farmelo simpatico per la sua mania a cacciarsi nei guai, infilati uno dietro l'altro come una collana di perle: neanche a metà romanzo già non ne potevo più.
Altrettanto poco convincenti sono Dongo e i suoi tirapiedi: il primo millanta di avere nobili ascendenze e di contare parecchio a Venezia e non solo, borioso e pieno di sé; Anteo e Viola invece sembrano usciti entrambi da un fumetto, caratteristici quanto inconsistenti. Quello che Dongo fa e organizza non ha motivo plausibile, non viene spiegato né a parole né dai fatti, lasciando così dei fili pendenti poco piacevoli.
Già ho accennato al linguaggio non proprio rose e fiori di Vergy, che poi è come dire quello del romanzo intero, dato che per la maggior parte è narrato dal punto di vista del protagonista: il paradiso del turpiloquio, il porto franco delle sconcezze, l'oasi della bestemmia (solo accennata, mai scritta, tengo a precisare). Non mi scandalizzo per poco e certamente non lo sono per questo romanzo, ma un certo fastidio l'ho provato. Buona la prima, interessante la seconda, ma ripeti e ripeti il gioco stanca. De gustibus: un Vergy che parla come un'educanda non sarebbe stato possibile, quindi a questo proposito siamo proprio nella sfera del personale.
E dunque i "no": non mi è piaciuta la trama, ininterrotta sequela di episodi violenti tenuti insieme unicamente dal protagonista e che potrebbero riassumersi in "epopea della sfiga (cercata)". Vergy sembra essere capace solamente di cacciarsi nei guai, non riesce proprio ad evitarlo, e puntualmente coinvolge chi gli sta vicino in una rissa a base di sangue e ossa rotte. Le volte in cui non è lui la causa scatenante della violenza si contano sulle dita di una mano e anche per questo dopo un po' il gioco mi ha stancato. Manca un fulcro che dia ragione agli avvenimenti: una volta c'è una missione da compiere, un'altra una vendetta, un'altra ancora un patto da rispettare, ma nessun episodio dà ragione agli altri di essere. Solo Dongo parrebbe pretendere di fare da polo magnetico, ma anche lui irrompe nella trama per puro caso e la sua presenza prosegue per puro capriccio. Quando finalmente pare essere arrivata la resa dei conti, ci si accorge che mancano ancora venti pagine prima della fine: così è un po' tutto il romanzo, tirato per le lunghe in modo stucchevole e ridondante. A un certo punto mi sono trovata a fare il tifo per gli avversari di Vergy.
Il mio giudizio non è del tutto positivo: il linguaggio scorrevole e diretto che mette ironia in ogni situazione viene appesantito dalla sequela di risse e violenze che tirerebbero a cimento anche la pazienza di Giobbe. Quello che ha le potenzialità di un romanzo di azione vivace e sicuramente non convenzionale diventa un'impresa.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Per ironia della morte
  • Autore: Claudio Vergnani
  • Editore: Nero Press
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Intrighi
  • ISBN-13: 9788890725906
  • Pagine: 362
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 Euro
 

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