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25 gennaio 2016

Legion of the new world. Act one - Costantino Federici

Futuro.
Il pianeta terra ha percorso una lunga esistenza nel silenzio dell'oblio dopo esser stato ostaggio di cause ed eventi indefiniti.
Dopo secoli senza identità e, totalmente ignara del proprio passato, una società multietnica spaccata ed inconsapevole è in parte tornata a vivere grazie a numerose e stupefacenti tecnologie. Un indomabile uomo dai tasselli di vita oscuri si avvia a percorrere un grande enigma: in seguito ad un'esistenza travagliata dovuta a non precisati "avvenimenti", individui striscianti tramano alle spalle della società corrente. In questo complesso scenario, le vicende di un antieroe dalle facoltà occulte e di diversi personaggi misteriosi, sparsi in questo mondo frammentato ed ignoto, guideranno il lettore alla ricerca della verità e all'inizio di un cammino che porterà le sorti dell'umanità ad uno sconosciuto epilogo.
L'inizio di una nuova ed incredibile saga.

Recensione

Primo corposo capitolo di una annunciata saga, questo libro presenta subito un'originale mescolanza di temi fantastici e fantascientifici: ambientazione post-apocalittica, con scenari desertici e altri visionari e ipertecnologici, personaggi sovraumani con poteri misteriosi, e ancora complottismo, cospirazioni, e quant'altro.

La trama non è facile da anticipare, perché costellata di singole vicende sparse per l'immenso mondo narrativo, talvolta debolmente collegate tra loro. La sensazione di una dispersione delle vicende è rafforzata da una particolare scelta narrativa; si riscontra, infatti, l'adesione al modello tipico del thriller americano, con la frammentazione dei capitoli in brevi, brevissimi sottocapitoli o paragrafi, accompagnati sempre dalla definizione delle coordinate spazio-temporali, e, di conseguenza, frequenti e improvvisi cambi di scena. Questo particolare impianto narrativo ha i suoi pregi, ma anche i suoi limiti. Inizialmente fornisce al lettore l'ampiezza (veramente sterminata) del mondo narrativo creato dall'autore, con brevi incursioni nei luoghi più sperduti del globo e visite agli svariati personaggi che affollano il romanzo. Ben presto, però, il modello narrativo perde i suoi effetti e risulta stancante, contribuendo, insieme ad altre scelte narrative, a rendere più difficile la lettura; ho seriamente faticato a riconoscere luoghi e personaggi per moltissime pagine, mi sono perso più volte nei continui cambi di scena e di punti di vista.
Forse un altro modello narrativo sarebbe stato più azzeccato; in ogni caso, una certa ingenuità narrativa avrebbe comunque fatto la sua comparsa, insieme ai diversi punti deboli del romanzo. A fronte di un mondo narrativo così vasto e ricco di dettagli, vicende e personaggi, la resa si rivela insufficiente, e il lettore riesce ad afferrare ben poco di quanto resta, invece, nella mente dell'autore. Si tratta di una mancanza comune alle prime opere, legate a una inevitabile e talvolta perdonabile inesperienza. In questo caso però devo confessare l'amarezza per un universo narrativo evidentemente ben pensato e immaginato, ma la cui resa in forma scritta non gli rende giustizia. L'autore stesso ha rivelato una lunga gestazione di questo primo romanzo, e se ne vedono chiaramente gli effetti.

Il risultato, dunque, è che, terminato l'effetto piacevolmente straniante dell'esordio, con i suoi bruschi passaggi da un posto all'altro del pianeta, ci si perde del tutto. Ci si aspetta che la storia ingrani, come si suol dire... e non ingrana. Passano cento, poi duecento pagine dall'inizio, e ancora non ingrana, sembra ancora di leggere una introduzione: tutto rimane fermo, cristallizzato, non c'è alcuno sviluppo dall'inizio del romanzo, è una continua carrellata di situazioni personaggi e vicende.
E' vero che il romanzo è pensato come primo episodio di una lunga saga, ma questo non giustifica l'incapacità a strutturare adeguatamente una trama. L'immaturità della scrittura si rivela anche nella gestione dell'effetto sorpresa, della suspense: nel dispiegamento della trama ci sono troppo rinvii, e l'effetto è di continuare a gestire, anche a duecento pagine dall'inizio, personaggi chiamati ancora "l'individuo misterioso", "il tizio", e via dicendo. Sembra di leggere il peggiore dei manga giapponesi, con questa abbondanza di discorsi nebulosi e frasi lasciate in sospeso, tra "quell'uomo" e "quella cosa lì", etc.

Oltre a questa debolezza strutturale, fino a un certo punto perdonabile (anche se, ripeto, è un peccato), ce ne sono altre affatto perdonabili. La scrittura è mediocre, piatta, caratterizzata da una certa povertà lessicale, che si traduce in descrizioni scarse e molte, troppe ripetizioni. L'impressione iniziale viene confermata: la grande capacità immaginativa dell'autore non trova adeguata espressione nella scrittura. Il risultato è una descrizione minima e opaca, nonché ripetitiva, dei diversi luoghi visionari del mondo narrativo; una caratterizzazione dei personaggi abbozzata, con due-tre vezzi fisici e niente di più; la ripetizione ossessiva, talvolta fin troppo ingenua, oserei dire persino infantile, di alcuni termini. Un esempio? L'incapacità a descrivere adeguatamente gli scenari fantascientifici si traduce nella ripetizione continua del termine "tecnologico": città che il lettore tende, un po' per l'aspettativa, un po' per un proprio bagaglio immaginativo, a raffigurarsi come immense, scintillanti, dalle architetture più bizzarre, affollate di auto volanti, ologrammi, e chi più ne ha più ne metta, risultano invece definite come "tecnologiche", ricche di "auto tecnologiche", "palazzi tecnologici", e così via. E' un continuo parlare di indefiniti "oggetti di fattura tecnologica", a volte con risibili effetti tautologici (l'esistenza di "telecamere tecnologiche" lascia intendere quella di telecamere altrimenti "analogiche"?!).

Come spesso accade, in sostanza, le buone intenzioni dell'autore non trovano adeguata concretizzazione. La mente sarà anche affollata di idee ricche e originali (ed è questo che salva l'autore), ma la mano è inesperta, ingenua, produce una scrittura fortemente amatoriale. L'editing professionale non è, del resto, qualcosa di superfluo, e una bella pulizia editoriale sarebbe opportuna, fosse solo per snellire il romanzo eliminando svariate scene assolutamente superflue e per ripulirlo dalle peggiori ingenuità commesse.

Giudizio:

+2stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Legion of the new world. Act one.
  • Autore: Costantino Federici
  • Editore: Autopubblicato
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • ISBN-13: 9781326001506
  • Pagine: 563
  • Formato - Prezzo: Ebook - 7,58 Euro

17 settembre 2013

UR - Stephen King

Since his first novel was published in 1974, Stephen King has stretched the boundaries of the storyteller as a writer who constantly redefines his readers' experience by working in various genres and formats . Whether in an epic horror novel, like THE STAND, a serial-novel like THE GREEN MILE, or a novella like SHAWSHANK REDEMPTION, King is able to deliver a reading experience like no one else can. As quickly as a spider spins its web, King reminds us why he's the master of the novella - a format which, up until now that is, one might have thought is fast disappearing.

Recensione

Nel 2000 Stephen King aveva già sperimentato la pubblicazione in e-book con Passaggio per il nulla (Riding the bullet), scaricato circa 400.000 volte nelle sole prime ventiquattr'ore di distribuzione. Poco dopo l'uscita americana dell'Amazon Kindle 2, nel febbraio 2009, il sito Stephenking.com annunciò l'imminente uscita di una novella del popolare autore americano, disponibile esclusivamente per la piattaforma di Amazon. Poiché Stephen King non difetta certo d'ironia, dovendo scrivere un racconto per il Kindle decise di scriverlo sul Kindle.

Wesley Smith, giovane insegnante di un mediocre college del Kentucky, decide di acquistare un Kindle per dispetto nei confronti di Ellen, coach della squadra femminile di pallacanestro e sua ex-fidanzata. Ellen, mascolina, aggressiva, e maniaca dei prodotti tecnologici all'ultimo grido, è quanto di più lontano possa esistere dal mansueto professorino di letteratura inglese appassionato di libri quale è Wesley, e infatti la loro storia finisce nel momento in cui Ellen, esasperata, strappa di mano a Wesley la prima edizione di Dove porta il fiume di James Dickey per poi scagliarla attraverso la stanza, blasfemia cui lui risponde dandole della stronza illetterata.
Il Kindle che arriva a Wesley è a dir poco atipico, e non solo perché è rosa laddove tutti gli altri Kindle in commercio sono bianchi. Ha infatti misteriose funzioni denominate Ur decisamente troppo avanzate persino per la moderna tecnologia: dopo aver selezionato un numero a caso - la sua data di nascita - Wesley scopre che può acquistare romanzi di Hemingway che però Hemingway non ha mai scritto, almeno in questo universo. E non a caso il logo di avvio del misterioso Kindle è una Torre Nera.
Wesley, in definitiva, scopre di avere in mano un apparecchio non destinato a lui - e forse destinato al Wesley di un altro universo - che gli permette di accedere agli archivi Amazon di circa un milione e quattrocentomila universi paralleli, da cui può acquistare non solo libri, ma anche quotidiani. E non solo del passato.

Microcosmo di topoi cari a Stephen King, Ur è una buona novella di dignitosa estensione (circa 61 pagine) che terrà piacevolmente compagnia per un paio d'ore al Fedele Lettore che deciderà di chiudere gli occhi sulle ammiccanti lodi alla tecnologia Kindle e sul continuo sciorinarne le caratteristiche e le modalità di funzionamento con la precisione di un libretto d'istruzioni. In Ur confluiscono la teoria degli universi paralleli che è cardine della saga della Torre Nera e di tutte le opere correlate - la Torre è espressamente citata e fanno capolino gli uomini bassi in soprabito giallo - e l'interesse di King verso un determinato evento cardine della storia americana, l'assassinio di JFK, che troverà sviluppo nella successiva opera di maggior respiro 22/11/'63.

Particolarmente evidente e garbata l'ironia con cui King bersaglia i bibliofili feticisti del profumo della carta stampata e del fruscio delle pagine, che spesso sembrano dimenticare che il libro cartaceo è un supporto e non il contenuto.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: UR
  • Autore: Stephen King
  • Editore: Storyville, LLC venduto da Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ASIN: B001RF3U9K
  • Pagine: 61 
  • Formato - Prezzo: E-book - 2,26 Euro

27 agosto 2013

La bambinaia - Marco Tiano

Quando Giorgia e Simone, giovane coppia di avvocati romani, arrivano in provincia di Siracusa insieme al figlioletto Mattia per un’opportunità di lavoro, è la fine dell’estate. Le giornate sono ancora lunghe e calde e la casa che hanno comprato – una villa in stile ottocentesco – è un gioiello isolato nelle campagne assolate del siracusano, tra i campi di grano dorati e gli agrumeti. Ma tra gli anziani dei paesi vicini girano strane voci, vecchie storie – storie di sangue di un passato sepolto – a proposito di quella casa, e Giorgia e Simone non tarderanno a scoprire sulla loro pelle che Villa Teresa non è un luogo come tutti gli altri…

Recensione

Sarebbe una buona idea, quella della Fazi Editore, di pubblicare in formato e-book brevi romanzi di autori esordienti. Lo sarebbe davvero, in un'Italia in cui gli autori esordienti devono sgomitare per farsi notare, se questi brevi romanzi meritassero realmente la pubblicazione sotto il marchio di un editore così noto. La bambinaia, duole dirlo, non ha molto più (e semmai ha molto meno) di tanti racconti autopubblicati o leggibili gratuitamente sulle maggiori piattaforme di fanfiction italiane.

Il tema è già, di per sé, logoro: una famiglia si trasferisce in una villa nel siracusano ritenuta infestata da un fantasma che ha già causato diverse morti registrate come accidentali: nella nursery di Villa Teresa, infatti, più di cent'anni prima la piccola Sara, di sette anni, è stata uccisa dalla bambinaia, e sembra che il suo spirito aleggi ancora senza pace attorno alla casa, con il proposito di vendicarsi di ogni madre che vi si trasferisca con i figli.

Non è tuttavia il tema della casa stregata, che a trecento anni dagli albori del romanzo gotico riesce ancora a riservare qualche sorpresa, il difetto principale dell'opera di esordio di Marco Tiano. Già dall’incipit, infatti, La bambinaia si presenta come un racconto decisamente amatoriale: laddove uno scrittore competente si limiterebbe a qualche dettaglio rivelatore per lasciare ai suoi lettori il compito di intuire i rapporti tra i coniugi e a qualche dialogo per spiegare cosa fanno in un’auto, dove stanno andando e da dove vengono, l’autore riassume vita, morte e miracoli degli occupanti dell’Opel. Oltre a questo continuo raccontare invece di mostrare (lo show, don't tell è ridotto ai minimi termini), sono presenti tutti i tipici difetti della scrittura degli esordienti italiani: abbondano le proposizioni esclamative nella voce narrante (Amava già quella villa!), le frasi sono brevissime e dal costrutto estremamente semplice, manca qualsiasi segno di interpunzione diverso dal punto e dalla virgola.

Di thrilling e di horror, in questo romanzo, non c'è proprio nulla. La trama, linearissima, va dal punto A al punto B senza la minima sorpresa, e gli avvenimenti sovrannaturali che si susseguono nella villa infestata sono così abusati e usurati che strappano uno sbadiglio dopo l'altro. I personaggi sono che più scontati non si può: andiamo dalla madre a tempo pieno, Giorgia, da poco ripresasi da un esaurimento nervoso e quindi inizialmente ritenuta inattendibile dal marito Simone, avvocato, innamoratissimo della sua famiglia, al figlio Mattia, che dovrebbe avere sette anni ma che ha un ipod e un iphone, è iscritto a Facebook, esce da solo in bicicletta, parla come un tredicenne. C'è qualche comprimario, tutti sbiaditi o, al contrario, caricati fino al grottesco: padre Antonio, lo scialbo prete del paese; zia Lucia, la valchirica proprietaria del market della zona; Sara, che sembra la parodia di una bambina fantasma.

C'è la sensazione non solo che l'autore conosca molto poco la scrittura, ma anche che non si premuri di assicurarsi del realismo o della veridicità di ciò che inserisce nella trama: un bambino di sette anni non parla né agisce come Mattia; due genitori in tensione per le voci che circolano attorno alla casa appena acquistata non lascerebbero mai scorrazzare il figlio di sette anni per tutta la giornata con un compagno di giochi che non si premurano nemmeno di conoscere; una donna incinta di due o tre mesi non può sentire scalciare il feto e dunque accorgersi di aver perso il bambino perché non riesce più ad avvertirne i movimenti.

C'è ancora, per l'autore, parecchio lavoro da fare per raggiungere anche solo la sufficienza.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: La bambinaia
  • Autore: Marco Tiano
  • Editore: Fazi Editore venduto da Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788876253133
  • Pagine: 103
  • Formato - Prezzo: Ebook - 1.99 Euro

22 agosto 2013

La Regina Nulla - Andrea Zanotti

Grazie al colpo di stato assestato dal Generale Marcos, l'immobilismo della Lega di Hoilos è giunto al punto di rottura. Nuove schiere si vanno formando con l'intento di soccorrere i popoli delle Terre del Vento, per proprio tornaconto personale. Nel mentre, CorvoRosso tenta di ottenere l'aiuto dell'imprevedibile Regina Nulla, pronto a sacrificarle se stesso, fratelli ed amici, per un bene superiore.
Da oriente, nuove forze vengono risvegliate dai pericolosi Ranovoi, decisi a dare una lezione ai barbari del deserto che hanno osato sfidarli, invadendo il loro Impero.
Le Forze Ancestrali che governano i Mondi sono infine schierate, su tutte però vigilano presenze ancora sconosciute, tenutesi in disparte fino ad ora. Dall'alto delle loro Torri saranno queste a forgiare il destino degli uomini a dispetto delle macchinazioni degli Antichi.
La Regina Nulla (Mondo 1.2) è il seguito di Forze Ancestrali (Mondo 1.1 in download gratuito)

Recensione

La Regina Nulla è il seguito di Forze Ancestrali, e naturalmente occorre aver letto quest’ultimo per avere una comprensione totale dell’universo fantasy creato dall’autore Andrea Zanotti.

Inizio subito dicendo che La Regina Nulla è un libro maggiormente curato rispetto al suo predecessore, ma che risente ancora di numerosi refusi e di continue informazioni che spezzano la trama e non aggiungono nulla (le cosiddette infodump).

La storia narra le vicende dei protagonisti sopravvissuti nel primo libro e della loro lotta contro il figlio del dio del fuoco Asul e i suoi seguaci. Le battaglie si fanno cruente fin dalla prima pagina e numerosi colpi di scena lasceranno spesso il lettore a bocca aperta. Rimane quindi la grande capacità creativa dell’autore che con descrizioni particolareggiate ci fa immergere in un mondo violento e affascinante nel quale gli dei e le creature mitologiche camminano tra gli esseri umani.

I personaggi principali se la cavano bene e si muovono con discreta credibilità attraverso le continue prove cui vengono sottoposti. Ci sono ancora delle carenze nella caratterizzazione e si fa una certa fatica a distinguerli tra loro, ma anche in questo caso si può notare un miglioramento.

Passando alla prosa, questa è pomposa e a volte macchinosa, tanto che capita di leggere delle lunghe perifrasi che avrebbero potuto essere tranquillamente accorciate in poche parole. Personalmente credo che questo stile si attagli bene al genere fantasy, ma nel caso de La Regina Nulla un maggiore equilibrio nell’uso delle parole sarebbe stato d’obbligo. Anche l’aggettivazione avrebbe avuto bisogno di una maggiore attenzione nella scelta, giusto per alleggerire la prosa satura. Capita poi di imbattersi continuamente in errori ortografici o in ripetizioni del tipo “appaiati a due a due” che con un po’ più d’accortezza avrebbero potuto essere evitati. Questi difetti rovinano la lettura e, nonostante ci sia stato un leggero miglioramento rispetto al primo romanzo, la strada per arrivare a un prodotto finale curato è ancora lunga.

In conclusione, La Regina Nulla è un passo in avanti rispetto a Forze Ancestrali, però il bersaglio non viene centrato appieno. L’influenza di G.R.R. Martin si è fatta più marcata (ad esempio i continui cambi di scena in stile POV o l’elenco dei personaggi alla fine della storia) e i colpi di scena sconvolgono il lettore quanto basta per tenerlo incollato alle pagine, ma l’opera non raggiunge ancora la maturità necessaria per farla diventare un must read nel panorama del fantasy italiano. Comunque sia, il prezzo esiguo a cui si può trovare è un convincente incentivo.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La Regina Nulla
  • Autore: Andrea Zanotti
  • Editore: Narcissus.me venduto da Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ASIN: B00AGODKAC
  • Pagine: 388
  • Formato - Prezzo: E-book Kindle - 1.99 Euro

10 luglio 2013

The Casual Vacancy (Il seggio vacante) - J.K.Rowling

Quando Barry Fairbrother muore dopo aver da poco varcato la quarantina, la città di Pagford è sotto shock. Pagford è, in apparenza, un idillio Inglese, con la sua piazzetta del mercato lastricata e la sua antica abbazia, ma ciò che giace sotto l'avvenente facciata è una città in guerra. Ricchi in guerra coi poveri, teenagers in guerra con i genitori, mogli in guerra con i mariti, insegnanti in guerra contro i loro studenti... Pagford non è ciò che sembra.
E il posto vuoto lasciato al consiglio comunale presto diventa l'elemento catalizzatore per la più grande guerra che la città abbia mai visto. Chi trionferà in un'elezione carica di passione, inganno e rivelazioni inaspettate? Un grande romanzo su una piccola città, The Casual Vacancy è il primo racconto di J.K.Rowling per un pubblico adulto. E' il lavoro di una narratrice unica.

La Recensione di Valetta

Vorrei aver letto The Casual Vacancy senza sapere chi ne fosse l'autore. Perché non importa quante volte sia stato ribadito che il romanzo non avrebbe avuto niente a che fare con Harry Potter, non importa che avessi perfettamente chiaro che si sarebbe trattato di un libro per adulti, a malapena era arrivato tra le mie mani che già mi ero lanciata tra le sue pagine alla ricerca della mia adorata J.K.Rowling, della sua ironia, di almeno un briciolo di quella magia che ha reso Harry Potter una delle saghe più belle che abbia mai letto.

Ovviamente, con queste premesse, la delusione non poteva che essere dietro l'angolo, alimentata dall'(insensata) ricerca di un qualcosa di indefinibile che riportasse quanto stavo leggendo sui binari di una narrazione nota, definita e familiare. Per questo motivo la stesura di questa recensione ha richiesto un'attenta riflessione, vorrei proporvi un giudizio del libro che sia il meno possibile influenzato da qualsivoglia aspettative e al tempo stesso mettere in guardia tutti coloro che si precipiteranno a leggere il romanzo "perché l'ha scritto l'autrice di Harry Potter" (e diciamocelo, sarà la quasi totalità di voi) perché si liberino il più possibile da ricordi e preconcetti prima di imbarcarsi nella lettura.

Il "posto vacante" del titolo è quello che affligge il Consiglio Comunale di Pagford, immaginario paesello della campagna inglese, in seguito alla morte improvvisa del consigliere Barry Fairbrother.
Gioviale, generoso, combattivo, Barry lascia un vuoto non solo nella sua famiglia ma anche nella vita di tutti coloro che avevano imparato a guardare a lui come un punto di riferimento; la sua morte inaspettata tuttavia ha anche l'effetto di destabilizzare definitivamente il sistema di relazioni sociali della piccola cittadina, che da decenni si regge su di un precario cumulo di ipocrisie, bugie e risentimento.

Pagford ricorda un po' quei villaggetti inglesi che si vedono nelle puntate dell'ispettore Barnaby (telefilm che probabilmente in Italia guardiamo io e un paio di novantenni dimenticati addormentati davanti alla tv da parenti scriteriati), idilliaci nell'aspetto ma i cui abitanti conducono silenziose ma determinate battaglie quotidiane l'uno contro l'altro per ottenere la supremazia in faccende spesso meschine e futili. I ricchi vorrebbero vedere sparire i poveri, figli e genitori si torturano nel disprezzo e nell'incomprensione reciproca, gli adulti superano i ragazzi in gare di bullismo mentre drammi sociali si consumano sotto i loro occhi nell'indifferenza generale.

A sentire i servizi passati in televisione in occasione dell'uscita del romanzo, The Casual Vacancy sembrava essere una riedizione de I peccatori di Peyton Place, complici le voci secondo cui la Rowling si sarebbe ispirata nella descrizione di Pagford alla citttadina in cui risiede e i compiaciuti commenti dei giornalisti che con insistenza ricordavano che il romanzo è destinato ad un pubblico adulto in quanto "pieno di sesso e volgarità". Voglio rassicurare (o deludere?) tutti voi: sì, di sesso si parla e alcuni personaggi utlizzano un linguaggio volgare, nella stessa misura in cui si parla di sesso e si dicono volgarità in ogni romanzo che affronta tematiche reali della quotidianità. Ma: no, J.K.Rowling non si è data al porno. A meno che, sia chiaro, il vostro unico metro di paragone non sia Harry Potter. Diversamente quest'opera può ricordare Carnage, nel modo in cui una serie di situazioni all'apparenza civili iniziano a mostrare sempre più crepe e incrinature fino a frantumarsi sotto il peso di una carica incontrollabile di rabbia e frustrazione. Altro paragone che mi è venuto in mente a lettura terminata è il film Magnolia in cui un altro evento drammatico e imprevedibile si riversa sull'intera città con un effetto catartico per alcuni e distruttivo per altri, indifferente ai meriti e demeriti di ciascuno.

L'autrice infatti, per quanto non nasconda la sua disapprovazione verso alcuni dei suoi protagonisti, non riserva a nessuno un trattamento di favore ed evita di ergersi a giudice prodigando lieti fine ai buoni e severe punizioni ai cattivi. Nonostante alcuni dei personaggi risultino decisamente stereotipati, (e in effetti l'intera Pagford non è altro che lo stereotipo della cittadina di provincia culla di un nido di serpi), la maggior parte di loro mostra un carattere a tutto tondo, in cui torti e ragioni sono integrati a tal punto che è molto difficile per il lettore non provare una qualche forma di empatia per ognuno di essi ad un certo punto del romanzo. La Rowling si dimostra ancora una volta una brava narratrice; sebbene il racconto stenti a decollare nella parte iniziale in cui molto tempo viene speso a presentare i diversi protagonisti senza capire bene dove si voglia andare a parare, il clima di tensione crescente lentamente avviluppa il lettore e rende veramente difficile abbandonare la lettura. L'autrice conserva quello stile semplice ma efficace a cui siamo abituati, che le permette di svelare l'animo dei suoi personaggi con naturalezza e realismo e che ho trovato particolarmente calzante nel descrivere le complesse relazioni genitori/figli che sono uno dei punti cardine del racconto, sebbene personalmente abbia sentito la mancanza di quell'ironia che nelle sue opere precedenti sapeva spargere anche nelle situazioni più drammatiche (se vogliamo trascurare quel gusto un po' perverso che la nostra J.K. sembra avere sempre avuto per "l'ironia del destino").

Per questo alla fine si becca una stelletta in meno ed un'altra ancora ne perde perché, per quanto abbia trovato il romanzo coinvolgente e interessante, non posso ignorare la sensazione che si tratti di una storia già sentita. Provaci ancora, Jo!

Giudizio:

+3stelle+

La Recensione di Antonio

Nella saga di Harry Potter si contrapponeva il mondo della magia a quello tanto più prosaico della realtà. In questo romanzo invece si confrontano due cittadine confinanti: Pagford e Yarvil. La prima, piccola e provinciale, è ordinata, pulita e prevalentemente residenziale, mentre la seconda è industriale, in continua espansione, sporca e piena di persone appartenenti alle classi meno abbienti. Le due città sono rimaste sempre divise, ancorché molti degli abitanti di Pagford vadano a lavorare a Yarvil. A tenerle separate anche visivamente è posta tra loro una collina su cui si erge la bella cattedrale di St. Thomas. Quando la casata nobile che viveva a Pagford e che deteneva un’ampia proprietà ai confini con Yarvil si è estinta, i nuovi proprietari avevano venduto alcuni campi inutilizzati su cui sono state edificate case popolari. Il nuovo quartiere, denominato “Fields”, è composto da gente di levatura sociale molto bassa proveniente da Yarvil e che sopravvive in gran parte grazie ai sussidi statali.

Questi nuovi abitanti hanno peraltro diritto di frequentare le scuole ed i servizi di Pagford e creano scompiglio e fastidio nella cittadina. Si formano quindi due fazioni nel consiglio comunale di Pagford: quella che definirei dei “conservatori” che vorrebbero eliminare il Centro di Tossicodipendenza e i “Fields” dalla loro zona di competenza affibbiandola a Yarvil e quella dei ”democratici” che cercano invece un’integrazione fra le due comunità.

A capo di questi ultimi è Barry Fairbrother. Egli è nato nei “Fields” ma ha saputo elevarsi dalle origini umili e cerca adesso di aiutare le persone in difficoltà. Barry è piccolo di statura e non particolarmente bello ma ha dalla sua una forte personalità, notevole carisma, è dotato di un inossidabile buon umore e di una incredibile disponibilità verso il prossimo. A capo della fazione conservatrice e presidente del Consiglio Comunale c’è invece Howard Mollison, il macellaio della cittadina, enorme per stazza e adipe. Barry muore improvvisamente (nel primo capitolo) lasciando nella costernazione i suoi sostenitori. Molti di questi, sia uomini che donne, trovavano in lui un sostegno. Il venir meno di questo importante punto di riferimento crea loro un trauma cui cercano di reagire con difficoltà. Si acuiscono anche i contrasti generazionali perché Barry era un sostegno anche per alcuni adolescenti disturbati. Fra questi spicca in particolare Kristal, una ragazza che vive con la madre tossicodipendente ed il fratellino. Fino a quando era in vita Barry, lei si sentiva in qualche modo compresa e aiutata. Dal momento in cui muore si spengono anche le illusioni di Kristal di potersi riscattare e decide di farsi mettere incinta da un compagno di scuola di famiglia benestante per poter sperare in una vita migliore.

La Rowling è una bravissima scrittrice nonché una valida intrattenitrice, come dimostra anche questo romanzo. Buona come sempre la caratterizzazione dei personaggi ancorché tendente talvolta al caricaturale. Le vicende dei protagonisti risultano molto coinvolgenti pur se le tematiche, mutatis mutandis, siano per la maggior parte le stesse che troviamo nella saga di Harry Potter:

  • in quest’ultima al mondo fantastico si contrapponeva quello prosaico della realtà; ne “Il posto vacante” alla piccola, ordinata e pulita cittadina di Pagford –dove si svolgono le vicende dei protagonisti del romanzo- si contrappone la cittadina industriale caotica e sporca di Yarvil.
  • al conflitto fra insegnanti per il raggiungimento del potere nel castello magico di Harry Potter si contrappone ne “Il posto vacante” quella fra i componenti del consiglio comunale della cittadina di Pagford. nella saga del maghetto le arti magiche erano spesso il mezzo che veniva utilizzato per raggiungere lo scopo prefissato. Nella cittadina di Pagford è il sesso che influenza e condiziona la vita dei protagonisti.

In entrambe le storie c’è un conflitto fra adolescenti, ma ne “Il posto vacante” si assiste anche a divergenze fra coppie e contrasti generazionali. I personaggi del romanzo sono molti –per poterli descrivere la storia non entra veramente nel vivo fino a circa metà del libro- e dalla personalità complessa. Non deve essere stato facile per l’autrice destreggiarsi per far interagire tanti protagonisti, ma è la dimostrazione, se ce ne fosse ancora bisogno, delle maggiori capacità nella donna di gestire più cose contemporaneamente, avendo più sinapsi nel proprio cervello di quanto non abbia l’uomo. Punto debole a mio avviso del romanzo è il lieto fine che ha voluto imporre la Rowling. Da un dramma che si verifica nella cittadina nasce una nuova consapevolezza da parte dei protagonisti e improvvisamente troviamo figli che si riappacificano con i genitori e coppie sull’orlo della separazione che si ricompongono, ma le conversioni, a parte quella di San Paolo folgorato sulla via di Damasco, non sono notoriamente mai repentine. Il sesso è sostanzialmente quello che indirizza agli adulti questo romanzo che, peraltro, presenta situazioni nel complesso meno violente di quelle che assistiamo nella saga di Harry Potter. E’ piacevole l’ironia che la Rowling usa per imbastire i suoi personaggi ma, soprattutto, si apprezza che non cada mai nel patetico per descrivere le situazioni più drammatiche come quella della famiglia della giovane protagonista Kristal. Questo è un altro motivo per cui ritengo che, nonostante non ci sia “niente di nuovo sotto il sole”, il romanzo della Rowling sia altamente apprezzabile e godibile.

Giudizio:

+4stelle+

La Recensione di Valeria Pinna

L'ultimo romanzo di J. K. Rowling non ha niente a che vedere con il genere fantasy o con la saga del maghetto Harry Potter a cui quasi tutti siamo affezionati, si tratta tuttavia di un testo con aspetti interessanti.

La trama è un po' intricata perché non c'è un vero protagonista: si tratta di una storia corale. Al centro della vicenda vi sono infatti le reazioni che si scatenano tra gli abitanti di un paesino inglese, Pagford, alla morte improvvisa di un personaggio importante del Consiglio locale, Barry Fairbrother. Esponente della corrente progressista, impeccabile marito e padre di famiglia, all'apparenza benvoluto da tutti, Barry lottava per una questione centrale di politica interna: valorizzare i Fields, quartiere periferico degradato che ospita famiglie in difficoltà e Bellchapel il centro di disintossicazione per aiutare i drogati e assegnarli all'amministrazione di Pagford. Quando il suo seggio rimane vacante, i fragili equilibri che si erano stabiliti per dare un'apparenza di pacifica tranquillità e convivenza si rompono.

Tutti al suo funerale sembrano allo stesso modo disperati, ma c'è invece chi sorride di nascosto. Molti si propongono per ricoprire il suo posto, soprattutto Miles Mollison, esponente della fazione contraria e portatore di una politica conservatrice che vuole invece che i Fields vengano assegnati a Yarvil – altro centro vicino – e che Pagford rimanga “pulita” da certi elementi che possono screditarne la reputazione di paesino perfetto. A sostegno di Barry invece rimangono principalmente Parminder Jawanda, dottoressa di Pagford, e Kay Bawden, assistente sociale che si occupa delle famiglie dei Fields. A mettere in crisi molte delle personalità di Pagford e le loro famiglie contribuiscono in modo significativo dei commenti anonimi che cominciano a comparire sul sito del Consiglio sotto il nome di “Il fantasma di Barry Fairbrother” e che svelano importanti verità su tradimenti, amori segreti, attività illecite, che avrebbero dovuto rimanere nascoste per sempre. Accanto a queste vicende politiche si affiancano quelle personali dei vari personaggi, adulti e adolescenti.
È particolarmente significativa la storia di Krystal, sedicenne che abita ai Fields in una casa piccola e sporca con il fratello di 3 anni e mezzo che rischia sempre di essere affidato ad un'altra famiglia perché la loro madre, drogata da molti anni e lasciata sola dagli altri membri della famiglia, non riesce mai a uscirne totalmente e non è in grado di prendersi cura dei figli. Alla morte di Barry, che era molto affezionato a lei e l'aveva aiutata a trovare la propria strada grazie alla partecipazione alla squadra di canottaggio della scuola – sport nel quale la ragazza si era scoperta molto dotata – Krystal vede crollare le sue certezze e i suoi unici momenti di gioia e soddisfazione: le trasferte, i complimenti di Barry, la vittoria nelle gare, e per lei comincerà un cammino molto difficile che si concluderà in modo drammatico. Un romanzo che coniuga vicende familiari, sentimentali, sociali e politiche, che attraverso la vicenda di un piccolo paesino inglese si presenta come una critica al mondo politico in generale, all'ipocrisia e alla brama di potere che spesso dominano sulla necessità di risolvere importanti problemi sociali e di tutelare le fasce più deboli della società.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro (Edizione inglese)

  • Titolo: The casual vacancy
  • Autore: J.K.Rowling
  • Editore: Hachette Digital per Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ASIN: B007TK77QE
  • Pagine: 506
  • Formato - Prezzo: Kindle ebook - 15,00 Euro

Dettagli del libro (Edizione italiana)

  • Titolo: Il seggio vacante
  • Autore: J.K.Rowling
  • Traduttore: Piraccini S.
  • Editore: Salani
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ISBN-13: 9788867150960
  • Pagine: 553
  • Formato - Prezzo: Rilegato, sovraccoperta - 22,00 Euro 

26 giugno 2013

...1,2,3... Omicidi al liceo - Teresa Angelico

Elisabetta torna come insegnante al liceo dove ha studiato da ragazza. È felice di immergersi nell'atmosfera che ha accompagnato i suoi anni felici. Eppure, anche se i professori sono gli stessi, qualcosa è irrimediabilmente cambiato. L'arrivo di una nuova, giovane e bellissima insegnante, sconvolge i fragili equilibri e scatena una spirale di violenza.




Recensione

Omicidi al liceo è il nuovo giallo della scrittrice emergente Teresa Angelico e mostra quella combinazione di buona volontà e inesperienza caratteristica di molte opere di esordienti.
Soprassediamo sulla scelta della copertina che fa tanto Young Adult ed è sicuramente molto ammiccante per un certo tipo di pubblico, ma non rende assolutamente giustizia né alla natura né allo stile del racconto, che è invece un mystery adulto che si ispira nientemeno che a un'opera di Agatha Christie, C'era una volta. Di fatto l'autrice ha ripreso la trama del giallo della Christie e ne ha modificato l'ambientazione dalla Tebe del 200 a.C. all'Italia contemporanea, prendendo in parola ciò che aveva dichiarato la stessa grande giallista a proposito di C'era una volta, ovvero che l'ambientazione non era assolutamente rilevante ai fini di quella particolare storia, ma che quanto narrato poteva adattarsi benissimo nell'epoca moderna.
Teresa Angelico dimostra quant'è vera questa affermazione adattando perfettamente la storia di una comunità ristretta lacerata da invidie e gelosie alla realtà di un moderno liceo classico del centro Italia, dove la protagonista Elisabetta torna a insegnare dopo anni di lontananza per scoprire che l'oasi idilliaca che ricordava è diventata un covo di vipere sull'orlo del collasso. Il risultato è un'opera con un buon ritmo e la giusta dose di suspence che va in crescendo man mano che ci si avvicina all'epilogo, molto ben sostenuta dalla frustrazione della protagonista nello scoprire che il rassicurante paradiso dei suoi ricordi di ragazza non combacia assolutamente con la brutalità della realtà che i suoi occhi di adulta non possono più ignorare.
Ciò che lascia a desiderare, ma a dir la verità questo era già un difetto dell'opera della Christie, è la scarsa coerenza nella gestione di alcuni aspetti della trama e la superficialità di alcune scelte narrative, a partire dalla figura del colpevole, le cui motivazioni per la catena di omicidi commessa sinceramente appaiono poco convincenti e potevano essere chiarite un po' meglio. Ugualmente, il modo in cui uno dei personaggi intuisce che i diversi omicidi sono collegati fra loro è un po' risibile e non molto significativo (ma c'era poi bisogno di questa folgorante intuizione per capire che tre insegnanti morti nel giro di pochi mesi non sono frutto del caso?).
Inoltre l'autrice ha la brutta abitudine di dimenticarsi i personaggi per strada dopo averli tenuti al centro della narrazione per diversi capitoli. L'esempio più eclatante è quello di Arianna, l'elemento di rottura dei precari equilibri della scuola, che finisce nel dimenticatoio non appena esigenze di trama la fanno uscire di scena. Visto il suo ruolo fondamentale nell'avvio della catena di omicidi, col procedere delle indagini si poteva svelare qualcosa di più sul suo passato e sul perché del suo comportamento meschino. Altra cosa assolutamente inspiegabile è il personaggio di André, lontano parente del preside che appare e scompare senza alcun motivo. Tra l'altro non è chiaro perché lui, che è un medico, passi le giornate a girovagare liberamente nella sala professori di un liceo. A proposito del liceo, in effetti, mi pare che l'autrice si prenda qualche "licenza poetica" perché mi risultava che i professori venissero assunti tramite concorsi e graduatorie e non su libera scelta del preside, il quale fra l'altro va e viene senza limiti di giorni e orari, come se a scuola non ci lavorasse ma fosse lì in villeggiatura. Anche la figura di Elisabetta presenta diverse lacune: la donna è sposata e ha una figlia ma nella descrizione delle attività quotidiane della protagonista il marito è inesistente e la figlia compare all'improvviso per un paio di pagine infilata dentro a forza affinché possa rivelare, con una coincidenza piuttosto improbabile, un dettaglio fondamentale relativo al mistero in esame. Che poi, è possibile che con un omicida che gironzola per la scuola, Elisabetta si angusti per se stessa e non per la figlia che frequenta lo stesso liceo, e quando ha bisogno di conforto si butti fra le braccia di un collega e non senta il bisogno di avere il parere del marito? Suggerirei un buon consulente matrimoniale se non un avvocato divorzista.
Ultimo appunto lo farei al linguaggio che è curato e corretto ma un po' piatto e forzato, sia nei dialoghi che nelle descrizioni. A parte la scelta di alcuni termini (non ho mai sentito nessuno chiamare un pc "personal" o i lettori DVD "riproduttori di DVD", se non in documenti scritti in burocratese), l'autrice sembra più impegnata a scrivere un buon tema per ottenere l'approvazione dell'insegnante di italiano che un romanzo con conversazioni reali. I personaggi si parlano in modo poco spontaneo, come se fossero coscienti di "esser letti" e si preoccupassero di spiegare cose al lettore e non come se stessero veramente conversando fra loro. Tra l'altro se si riporta in modo esteso uno scambio di mail, con tanto di mittente e destinatario, è inutile ripetere prima di ogni mail "lui rispose", "lei rispose".
In conclusione non ho avuto un'impressione del tutto negativa, anzi mi è molto piaciuta l'attenzione data dall'autrice alla creazione del giusto grado di suspense e disperazione e la trama gialla è comunque accattivante e convincente: il racconto però patisce sicuramente l'inesperienza della scrittrice che rimane troppo legata al modello a cui si è ispirata e non sviluppa in modo adeguato tutti gli aspetti dell'opera.

Giudizio:

+2stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: ...1,2,3... Omicidi al liceo
  • Autore: Teresa Angelico
  • Editore: Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ASIN: B009JVYMBY
  • Pagine: 272
  • Formato - Prezzo: Kindle ebook - Euro 0,89

22 giugno 2013

Il Ritornante - Lorenzo Manara

"La speranza di vita di un uomo, da queste parti, è circa cinquant'anni. La mia è di tredici giorni esatti. Il marchio con cui sono stato maledetto si dissolve rapidamente e la sua scomparsa significa morte. C'è un solo modo per mantenerlo integro e riavviare il conto alla rovescia: uccidere. Potrei andare avanti così per l'eternità... Immortale? No, sono solo un ritornante."




Recensione

Il prologo di questa storia ha inizio ai primi del '600 con Giovanni dalle Bande Nere e il suo mentore, Jacopo Salviati, che, durante una battuta di caccia al cinghiale, vengono gravemente feriti. Sarebbero sicuramente morti se, raggiunto un convento, non fossero stati sanati dal potere sovrannaturale che si sprigiona da uno strano cubo. Si trasformano così in "ritornanti".
A distanza di secoli -così si presume in mancanza di una spiegazione da parte dell'autore-, possiamo immaginare che gli avvenimenti che seguono l'antefatto si svolgano in una Toscana di un mondo parallelo, e precisamente in una città industriale simile alla Londra del diciottesimo secolo, ma tecnicamente più avanzata (ci sono mitragliatrici Gatling, macchine fotografiche ed automobili). Oltre ad essere coperta da una densa cappa di smog dovuta alle ciminiere dell'industria siderurgica in funzione, la città è caratterizzata da quartieri degradati, miseria e operai sfruttati. In questo contesto si fronteggiano bande di criminali senza alcun controllo da parte delle autorità con cui sono spesso conniventi.
Protagonista di questa storia è Nero de' Medici, sedicente giornalista, che si trova immischiato in una guerra fra bande. Preso prigioniero, è costretto a percorrere i vecchi sotterranei del convento distrutto in cui il suo avo Giovanni era stato risuscitato in grazia dei "cubi". Nei sotterranei vivono esseri mostruosi che si nutrono di carne umana. Durante uno scontro fra questi mostri e tre bande in conflitto fra loro, Nero viene ferito a morte ma, a contatto con un "cubo", risuscita diventando un "ritornante". Accanto al protagonista si muovono personaggi minori quali il suo migliore amico, Ettore Dandy, che -come si evince dal cognome- è sempre particolarmente elegante; Arianna, la ragazza innamorata di Nero, e un folto gruppo di "cattivi". Avventure rocambolesche e colpi di scena si susseguono senza soluzione di continuità, ma questo libro, primo di una serie, si arresta quando il nostro protagonista torna nei sotterranei per trovare il modo di ridiventare una persona normale e coronare il sogno d'amore con Arianna. Forse è per la repentina fine di questo primo libro che permangono alcune perplessità, specialmente in relazione ai mostri. La& loro comparsa è da collegare ai "ritornanti", ma non sono chiare le modalità ed i tempi di formazione. In un caso essi emergono dal vomito di un uomo il cui braccio, tranciato poco prima, si riforma a contatto con il "cubo", ma quando Nero de' Medici diventa ritornante, le creature mostruose non si formano.

Il romanzo, indubbiamente originale (l'autore è anche al lavoro su una trasposizione a fumetti), è indirizzato a un pubblico adolescenziale senza troppe pretese linguistiche e logiche, ma desideroso di immergersi in un avvincente libro di avventure.
Prima dell'autopubblicazione l'autore avrebbe dovuto provvedere a fare un buon editing. Diverse frasi sono involute ancorché comprensibili (come ad esempio: "ondeggiava i glutei consapevole dello sguardo che attraeva a sé con il corpo"), altre ermetiche ("il sangue pompava così fortemente nelle vene da costringere ad afferrarsi il collo per evitare che quel potente flusso ematico implodesse da un momento all'altro"), altre frasi sono concettualmente errate ("fino a che la vecchiaia non lo avesse colto nel sonno", il che dimostra, se ce ne fosse bisogno, che l'autore è molto giovane e non si è ancora accorto che la vecchiaia non coglie nessuno nel sonno, ma è graduale come la calvizie). Si notano poi diversi errori grammaticali (piccole stradine, piccoli passettini, eccetera) e tempi verbali errati, avendo l'autore una vera idiosincrasia verso i trapassati prossimi cui antepone i passati remoti.
Dialoghi e frasi altisonanti sono più confacenti al fumetto che a una narrazione e, come ogni fumettista che si rispetti, l'autore è bravo nelle descrizioni, dimostrando una capacità rara in un giovane esordiente. Molti dei paragoni espressi sarebbe stato meglio tralasciarli perché, oltre ad essere talvolta discutibili, appesantiscono il racconto. Molto buona l'idea di trasformare in "ritornante" proprio Giovanni dalle Bande Nere, vista l'aggressività sempre dimostrata in vita dal giovane condottiero della famiglia de' Medici, macchiatosi di diversi omicidi e osannato da Machiavelli. Ancorare la saga a fatti storici documentati rende inoltre il racconto meno astratto.
Gli errori linguistici influiscono notevolmente sul giudizio del romanzo, ma auguro all'autore la stessa fortuna del suo quasi omonimo Milo Manara nel campo del fumetto.

Giudizio:

+1stella+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Ritornante
  • Autore: Lorenzo Manara
  • Editore: Amazon
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ASIN: B00D1AEW5A
  • Pagine: 379
  • Formato - Prezzo: Ebook Kindle -  0.99 €

24 dicembre 2012

Intervista a Fabio Venuti, autore di "La valigia sotto il letto"

L'autore

Fabio Venuti è nato a Bolzano. Si è laureato in scienze dell'informazione ed ha lavorato in centri di ricerca in Italia, Stati Uniti e Regno Unito in ambiti che spaziano dalla neurologia all'oceanografia. Vive a Reading dove lavora al centro europeo di previsioni meteorologiche. L'interesse per il mondo della ricerca e delle persone che lo popolano è all'origine del suo primo romanzo "La valigia sotto il letto", che vuole essere anche un omaggio agli Italiani che si ritrovano, più o meno per scelta, all'estero.



Il libro

La valigia sotto il letto è quella tenuta per anni da Sabina nel suo appartamento londinese, che non riesce a chiamare casa senza sentirsi vagamente bugiarda. È il simbolo della non appartenenza, della perenne condizione di provvisorietà dell’emigrante al tempo delle linee aeree low-cost. La stessa provvisorietà ed irrequietezza che provano Dante ed Augusto, amici di vecchia data, che si rincontrano a Londra. Dante studia il comportamento riproduttivo del piccione comune e si incancrenisce tra l’ammuffito dipartimento di zoologia dell’università e la brughiera del Devon dove conduce le sue inconcludenti osservazioni naturalistiche. Augusto lo raggiunge nella speranza di affermarsi come creativo e tuffandosi immediatamente nella Londra eccessiva, anarchica ed insostenibilmente multietnica in cui poi trascina anche il recalcitrante Dante. I due conoscono Sabina, che lavora in un centro per il recupero degli alcolisti senzatetto e che subito allarga le crepe nel rapporto già conflittuale tra i due amici. La valigia sotto il letto è una commedia dolce-amara che racconta con sguardo bonario ed assai permissivo gli aneliti, i tentativi ed i fallimenti di una generazione fatta di alcuni cervelli e molte frattaglie in fuga dall’Italia.



L'intervista


Buongiorno Fabio,
Comincio con il ringraziarti per averci concesso quest'intervista e per averci permesso di leggere il tuo romanzo "La valigia sotto il letto", che mi è davvero piaciuto molto.

Grazie a te che hai avuto la pazienza di leggerlo!


1. Ho letto nella tua biografia che vivi e lavori in Inghilterra nell’ambito della ricerca, proprio come Dante, il protagonista di "La valigia sotto il letto". E’ immediato quindi chiederti quanto di autobiografico ci sia nella storia che racconti. Le difficoltà incontrate da Dante nel trovare una propria strada sono state anche le tue?

È una storia fondamentalmente autobiografica, nello spirito almeno. Non sono ricercatore, ma ho sempre lavorato nello sviluppo di sistemi informatici di supporto alla ricerca. Non essendo legato a nessuna particolare branca, ho potuto lavorare in ambiti molto diversi: scienze dell’informazione, biofisica, neurologia, oceanografia ed ora meteorologia. Forse questo è già sufficiente a testimoniare un percorso piuttosto tortuoso. Secondo me i percorsi tortuosi però sono molto formativi, sono quelli che ti definiscono.


2. Il tuo romanzo vuole essere un omaggio agli Italiani che si ritrovano all’estero. Cosa ti ha spinto ad abbandonare l'Italia per l’Inghilterra e quali difficoltà hai incontrato in questo passaggio? Ti senti integrato nel nuovo paese in cui vivi oppure esiste una comunità italiana chiusa e in qualche modo “autosufficiente”? E gli inglesi come vedono questi italiani che “invadono” il loro paese?

Sono partito per motivazioni irrazionali, difficili da riassumere senza apparire vagamente imbecille. Cercherò di minimizzare i danni. Direi che c’era molta irrequietezza, un po’ d’illusione infantile che da qualche parte si nasconda un luogo fatto apposta per te e poi c’era il fascino magnetico che Londra ha esercitato sulla mia generazione. Anche se strambe, queste motivazioni hanno funzionato bene, almeno all’inizio.
Io lo faccio dire a Dante, in maniera ironica, quello che mi stava stretto dell’Italia: è un Paese in balia dei vecchi, non si trova sidro sudafricano, si fa poco l’amore e non mi va di sapere cosa pensa il Papa. Il sidro sta a significare che in Italia tutto arriva in ritardo, che siamo alla periferia dell’impero occidentale. Il resto si spiega da sé.
Allora sono partito. Ma un po' migliore è un posto quando cominci, per forza, perché ci vuole sempre un po' di tempo perché la gente arrivi a conoscerti e si dia da fare e trovi il sistema di fregarti. Così diceva Céline. E anche quando lo trova, aggiungo io, ci vuole del tempo a te per rendertene conto. Questo è vero credo particolarmente in Inghilterra, dove finché non impari le sottigliezze di aggettivi apparentemente innocenti accompagnati da appena percettibili variazioni di tono di voce, non potrai sapere cosa gli altri pensano davvero di te. Io ancora non lo so. Tra l’altro, questa è la ragione per cui nella mia storia uso il discorso diretto solo nei dialoghi tra italiani. Trovo che usare il discorso diretto, metti, tra un italiano ed un inglese, trasmetta un falso senso di immediatezza e comprensione reciproca. La verità è che, da emigrante, passi metà della tua vita interpretando quello che ti chiedono meccanici, idraulici, cassieri, barbieri, camerieri... Quante volte ho risposto sì o no a caso.
È chiaro allora che gli stranieri, che si ritrovano un po’ tutti nella stessa nebbia, si stringano tra loro. Nella mia esperienza, in Inghilterra si formano spesso sodalizi tra italiani, spagnoli e greci. In realtà però gli inglesi sono tra gli esseri più tolleranti ed inclusivi che abbia mai incontrato e non è difficile farseli amici, a patto di rispettare la sacralità della privacy, di non ammorbarli con litanie sulla mancanza del bidet e di non scandalizzarsi per un cappuccino ordinato dopo pranzo. Purtroppo è vero che anche in Inghilterra, e soprattutto in provincia, negli ultimi anni è salita la marea xenofoba, alimentata da una certa stampa da quattro soldi, ma il razzismo tamarro è fortunatamente ancora molto circoscritto.


3. Che differenze vedi tra la realtà universitaria italiana e quella inglese? Ad un giovane ricercatore insoddisfatto dei limiti imposti alla ricerca in Italia consiglieresti di rivolgersi all’estero per realizzare i propri sogni?

Non saprei. Come ho detto, io non me ne sono andato per realizzare sogni di carriera, ma credo che all’estero mi si siano presentate più opportunità, o forse sono stato più pronto a coglierle. A me l’Inghilterra ha dato molto, in molti sensi. Non credo avrei potuto fare le esperienze che ho fatto rimanendo in Italia. Però, se si sceglie di partire, bisogna decidere molto presto se è un’esperienza a termine o no. Più presto di quanto si creda. Altrimenti è la vita a decidere per te.


4. Nel romanzo, attraverso le parole di Dante, esprimi a volte giudizi piuttosto duri sul mondo della ricerca universitaria, sulla sua efficacia e utilità. Questo rispecchia il tuo pensiero?

Dante è duro con l’umanità. Il suo giudizio potrebbe riassumersi con un: Dio, la gente... L’ambiente della ricerca direi che non è speciale. Il fatto è che l’università è un grande business, c’è stata un’enorme proliferazione di università negli ultimi trent’anni e si studia di tutto. La qualità della ricerca è di conseguenza molto variabile. Purtroppo non è facile per i giovani districarsi in questo mondo complesso e fare le scelte giuste ed è invece facilissimo rimanere intrappolati in strade senza uscita, finire in università mediocri a barcamenarsi tra progetti inconcludenti, con uno stipendio inferiore a quello di un autista di autobus. Con tutto il rispetto per gli autisti di autobus, che anzi hanno la responsabilità della sicurezza della gente che portano qua e là e quindi è sacrosanto che vengano pagati bene, mentre molti ricercatori fanno studi che non portano proprio da nessuna parte. Come si può anche solo pensare che con queste premesse l’università attragga le menti migliori? Infatti, non le attrae. In Inghilterra a me sembra che resti nella ricerca chi non ha di meglio da fare (tolte ovviamente le dovute eccezioni). Ma vallo a dire in giro...


5. Senza voler rivelare il finale ai lettori, il libro si conclude con un piccolo colpo di scena che lascia aperte varie possibilità. Perché questa conclusione un po’ in sospeso? Credi che Dante possa farcela a trovare la sua strada nella vita?

Ne dubito. Quanto al finale, qualcuno me l’ha criticato, ma non è gratuito. Nella storia, Dante ed Augusto sono personaggi che vivono vite diverse e fanno scelte diverse, ma sono complementari. Al punto che, in un certo senso, rappresentano veramente un unico personaggio. Vedi, quando vivi all’estero per un certo tempo, finisce che ti senti un po’ sdoppiato. Non sai più se la tua vita vera è quella in Italia e quella che vivi ora all’estero è solo una parentesi, un sogno, oppure se la tua vita vera è questa qui ed è quell’altra, quella rimasta in Italia, ad essere un sogno. Chi sogna chi?


6. La valigia sotto il letto è il tuo primo romanzo. Cosa ti ha spinto a cimentarti con la parola scritta? Come ti sei trovato nelle vesti di scrittore? Prevedi di ripetere l’esperienza?

Penso che uno scriva per incapacità ad esprimersi altrimenti. Se fossi più bravo nelle relazioni sociali, probabilmente non scriverei. Per altri magari la scrittura è una cosa che viene facile. Io riesco a scrivere solo a tarda notte ed è un affare laborioso e faticoso. E solitario. Preferirei di gran lunga suonare in un gruppo, se sapessi suonare qualcosa e fossi capace di stare in un gruppo. Quindi capirai che l’idea di ripetere l’esperienza sia piuttosto spaventosa. Tuttavia, un’altra storia da raccontare ce l’avrei. Non so però se ho abbastanza notti insonni per scriverla.


7. Hai auto-pubblicato il tuo romanzo su Amazon, una scelta operata da molti autori di recente. Cosa ti ha spinto a percorrere questa strada? La mancanza di una vera e propria casa editrice alle spalle immagino ti abbia costretto a trovare altri modi per promuovere il tuo libro, come hai risolto la cosa?

È una strada su cui ti ritrovi senza neanche pensarci tanto, dopo aver ricevuto vari rifiuti o non aver ricevuto proprio niente. Hai passato tanto tempo a scrivere una storia e vuoi che qualcuno la legga, tutto qui. Amazon ti fornisce gratuitamente gli strumenti che ti servono e ti mette su una vetrina raggiungibile da tutto il mondo. Certo, è una vetrina che si perde un po’ tra milioni di altre vetrine...
Il problema della promozione, appunto, non l’ho risolto. Tutti consigliano di usare i social network. Io, come avrai ormai intuito, non ho diecimila amici su facebook. Infatti, non ci sono neanche su facebook (i miei quattro amici non riescono a farsene una ragione). I blog di libri, però, come il vostro della Stamberga, sono un’ottima cosa. Mi sembrano spesso gestiti e frequentati da lettori entusiasti, voraci e preparati. Continuerò ad esplorare l’universo dei blog.


8. Infine una domanda un po’ provocatoria. L'avvento del digitale sta in qualche modo cambiando il mondo dell'editoria, alcuni autori hanno clamorosamente raggiunto il successo tramite romanzi auto pubblicati, grazie semplicemente al tam-tam della rete. Le case editrici stanno diventando inutili? Credi che questo nuovo modo di pubblicare un romanzo sia più un vantaggio per il pubblico, che ha la possibilità di scoprire talenti ignorati dalle case editrici oppure serve solo ad inondare il mercato di prodotti di bassa qualità tra cui è difficile districarsi?

La rivoluzione del libro digitale è appena cominciata. Io penso sia inarrestabile e di enorme portata. Sento molti obiettare che però la gente preferirà sempre il libro stampato. Io credo invece che le preferenze individuali diventeranno rapidamente ininfluenti. Il costo della produzione, distribuzione e vendita di un libro in forma digitale è assolutamente trascurabile e questo è tutto ciò che conta. Nel mondo del libro stampato tutto è costoso: la produzione della carta (e le cartiere sono tra le fabbriche più inquinanti), la stampa, l’immagazzinamento, il trasporto, la vendita. Le librerie, per esempio, hanno bisogno di grandi spazi nei centri urbani, dove gli affitti sono carissimi. Tutti questi costi, mano a mano che il digitale prenderà piede, diventeranno sempre più onerosi. Chiuderanno librerie e case editrici tradizionali e questo provocherà un effetto a spirale, perché meno libri stampati si produrranno, più costoso sarà produrli, maggiore sarà la differenza di prezzo con gli equivalenti digitali e quindi sempre meno se ne venderanno. Immagino che questo sia uno scenario da incubo per molti amanti del libro, ma io sono ottimista. Sopravviverà chi sarà capace di cambiare. Come dici giustamente tu, ci sarà ancora bisogno di chi ci aiuti a navigare in un mare di prodotti di qualità diversissima. Nasceranno più case editrici esclusivamente “digitali”, snelle ed efficienti, che potranno concentrarsi sull’editing, la recensione e promozione di libri. Chissà, magari questo potrebbe essere il futuro della Stamberga dei Lettori...
E le librerie si dovranno reinventare, diventando luoghi di incontro e proponendo eventi culturali cui assistere davanti ad una tazza di caffè o magari un bicchiere di vino. Ho letto recentemente un’intervista all’amministratore delegato della catena Waterstones che prevede di aprire caffè in tutte le sue librerie. I libri attireranno la gente, ma sarà coi panini e le torte al limone che Waterstones camperà. Io non ci trovo niente di male, anzi, adoro i caffè nelle librerie.


Salutaci lasciando un consiglio di lettura per i lettori della Stamberga!

Mah, visto che abbiamo parlato di irrequietezza, del problema di partire e tornare, mi viene in mente Bruce Chatwin ed il suo Anatomia dell’irrequietezza. Non che sia tra i miei libri preferiti, anzi per molti versi e ragioni ovvie (è una raccolta di scritti pubblicata postuma) è un po’ raffazzonato. Però ho trovato molto interessante il progetto, rimasto incompiuto, di spiegare l’irrequietezza dell’uomo attraverso le sue radici: l’umanità nasce nomade ed il nomadismo è scritto nel nostro codice genetico. L’uomo perciò non può essere felice rimanendo sempre nello stesso luogo, ma ugualmente non può essere felice andandosene per sempre. La natura nomade ci spinge a partire, poi a tornare, poi a ripartire, ciclicamente. Ciao!

10 novembre 2012

La valigia sotto il letto - Fabio Venuti

La valigia sotto il letto è quella tenuta per anni da Sabina nel suo appartamento londinese, che non riesce a chiamare casa senza sentirsi vagamente bugiarda. È il simbolo della non appartenenza, della perenne condizione di provvisorietà dell’emigrante al tempo delle linee aeree low-cost. La stessa provvisorietà ed irrequietezza che provano Dante ed Augusto, amici di vecchia data, che si rincontrano a Londra. Dante studia il comportamento riproduttivo del piccione comune e si incancrenisce tra l’ammuffito dipartimento di zoologia dell’università e la brughiera del Devon dove conduce le sue inconcludenti osservazioni naturalistiche. Augusto lo raggiunge nella speranza di affermarsi come creativo e tuffandosi immediatamente nella Londra eccessiva, anarchica ed insostenibilmente multietnica in cui poi trascina anche il recalcitrante Dante. I due conoscono Sabina, che lavora in un centro per il recupero degli alcolisti senzatetto e che subito allarga le crepe nel rapporto già conflittuale tra i due amici. La valigia sotto il letto è una commedia dolce-amara che racconta con sguardo bonario ed assai permissivo gli aneliti, i tentativi ed i fallimenti di una generazione fatta di alcuni cervelli e molte frattaglie in fuga dall’Italia.

Recensione

Piacevolissima sorpresa questo La valigia sotto il letto. Devo confessare un certo pregiudizio verso i romanzi autopubblicati, pregiudizio dovuto anche ad una serie di spiacevoli esperienze con questo tipo di opere, che spesso brillano per la totale assenza di trama e scelte lessicali che farebbero sembrare Moccia un novello Charles Dickens. Al contrario, il racconto di Fabio Venuti si distingue per la vivacità dell'intreccio, il linguaggio brioso ed articolato e l'ironia un po' accondiscendente con la quale l'autore tratta i suoi personaggi.

Il romanzo segue le vicissitudini di Dante, Augusto e Sabina, tre giovani italiani emigrati a Londra per motivi diversi ma che possiamo tranquillamente riassumere con il tradizionale "realizzare i propri sogni". E' facile relazionarsi con i tre ragazzi, l'idea di sottrarsi alla limitata e soffocante realtà italiana unita al bisogno tipicamente giovanile di sfuggire al conformismo in cui vediamo adagiata la vita dei nostri genitori è sentimento piuttosto condiviso in quest'Italia in cui le prospettive lavorative o di studio sembrano sempre più ristrette. L'estero, ed in particolare Londra, così viva e multi-etnica, acquista sempre più l'aurea terra promessa, trampolino per il successo, e coloro che hanno effettivamente il coraggio di fare le valigie e lasciarsi tutto alle spalle diventano figure invidiate, esempi da imitare.

Il libro di Fabio Venuti smonta, almeno parzialmente, questo mito, mostrandoci l'altra faccia della medaglia, quella massa di cervelli che partiti in cerca di fortuna si ritrovano impantanati in un limbo fatto di decisioni sbagliate e occasioni perdute. Perché alla fin fine il giardino dell'Eden è veramente tale solo se noi davvero vogliamo che lo sia, altrimenti è solo l'ennesima scusa per i nostri fallimenti. E' ciò che accade a Dante, la cui ricerca sul comportamento del piccioni non è altro che l'ennesimo tentativo di procrastinare ancora una volta l'ingresso nella vita vera. Il suo personaggio sembra fatto apposta per confermare le opinioni di quelle menti elette che spesso si sentono blaterare sull'inutilità dell'istruzione universitaria e sul desiderio di chi la sceglie di "cazzeggiare" per qualche altro anno prima di assumersi responsabilità. Per questo a volte l'empatia nei suoi confronti lascia spazio all'irritazione, nonostante l'autore ci narri le sue peripezie con ironia mista ad un'indulgenza forse un po' eccessiva. Il punto è che Dante, con la sua tendenza a buttarsi in piani sempre più improbabili che dovrebbero elevarlo sopra la massa e che invece lo trascinano sempre più in basso, un po' solletica i nostri sensi di colpa perché in un modo o nell'altro ci ricorda la nostra tendenza a tergiversare di fronte a prove piccole o grandi; pochi sono coloro che possono sinceramente dire di non aver paura dell'ignoto, e alcuni preferiscono mille volte annegare in un mare di incertezze piuttosto che diventare grandi.

Probabilmente l'argomento trattato non si distingue per originalità ma ha comunque il pregio di essere sempre attuale e guadagna vigore dallo stile frizzante dell'autore, che riesce ad utilizzare un linguaggio colloquiale e moderno pur mantenendosi raffinato e corretto. Una lezione che dovrebbero imparare molti celebrati autori che hanno la fortuna di essere pubblicati da grandi case editrici che sono riuscite a far passare la loro totale avversione per la grammatica per autenticità. Ecco, se volete l'autenticità rivolgetevi a piuttosto a questo breve romanzo senza eccessive pretese ma che comunque lascia il segno.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La valigia sotto il letto
  • Autore: Fabio Venuti
  • Editore: Fabio Venuti
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ASIN: B0075OJ14K
  • Pagine: 162
  • Formato - Prezzo: Kindle ebook - 0,89 Euro 

20 settembre 2012

I giorni dello scirocco - Fabrizio Fondi

L’Isola della Corona è una terra a due facce: silenziosa e triste in inverno, affollata e solare in estate. La pesca è ormai poco più di un ricordo, rimpiazzata da un turismo di massa che adesso ne condiziona pesantemente la vita.
Ma qualcosa sconvolge periodicamente la sua tranquillità. Qualcosa di inspiegabile e misterioso che, ormai, un solo abitante sull’isola conosce e intende combattere. È un evento che si produce più o meno ogni sessanta anni e provoca la morte di decine di persone per mano di qualche abitante che viene rapito da una follia inarrestabile.
Nel 2004 Franco Bernardi, detto Barbanera, è ormai l’unico a conoscere la storia occulta e sotterranea dell’isola, le sue sofferenze e le reali cause delle sanguinose vicende del suo passato. E adesso è sicuro che quel passato stia per tornare e che l’evento stia per ripetersi ancora una volta.

Recensione

Il romanzo ripercorre le tappe più dolorose dell'Isola della Corona, al largo della Toscana, lungo l'ultimo secolo. Eventi drammatici quanto inspiegabili si portano via decine di vite e nessuno è mai riuscito a collegarle a una coincidenza inquietante che si verifica ogni volta, prima della strage. Nessuno tranne pochi "strambi", bambini sensibili che "sentono" che qualcosa non va, percepiscono l'imminenza della tragedia ma in quanto bambini, o in quanto strambi, sanno che nessuno sarà disposto ad ascoltarli. Ne capita uno ogni generazione, non sempre parenti tra loro - non è una tara di famiglia. Questi bambini dovranno crescere con la tragedia nel cuore, prima non capendo cosa succede, poi provando il rimorso per non aver potuto fare niente per evitarla, e ancora con il senso di impotenza per la propria condizione e il peso di una responsabilità che non hanno chiesto. È con i loro occhi che vediamo la genesi e il tragico epilogo dei misteriosi fatti di sangue che sconvolgono l'isola. Occhi innocenti, che fino al giorno prima pensavano solo al gioco e alle vacanze, al mare e alla pesca, che credevano che diventare grandi fosse ancora lontano.

Respiriamo aria calda di scirocco, salata di mare e di sabbia, che porta con sé un'inquietudine che non lascia scampo. Ogni episodio di morte è contrassegnato da una data, ma quasi non ce ne sarebbe bisogno tanto il racconto viene caratterizzato con precisione.Percepiamo la curiosità per un Italia finalmente unita eppure ancora in bilico, la paura per una dittatura che si fa sentire anche in un'isola piccola e insignificante, la velocità e la frenesia dei giorni nostri.

Il "cattivo" è un'entità inafferrabile, che ricorda un po' l'It di Stephen King, assetato di sangue e cattiveria. Anch'esso si nasconde sottoterra, anch'esso annebbia le menti per provocare morte e distruzione.

È un romanzo tutto al maschile, in cui le donne sono solo comparse senza gran carattere - ma i protagonisti sono così intensi che volentieri cediamo loro l'onere di portare avanti la storia e sopportare il peso della coscienza. In fondo è grazie a loro che l'isola prospera, prima con il lavoro in miniera, poi con quello nello stabilimento elettrico, infine con la pesca.

Forse il movente del "mostro", come anche il "mostro" stesso, possono sembrare fragili, ma tutto il resto è così ben congegnato e coerente che gli si può anche dare poco peso. Nel complesso è un romanzo avvincente e ben scritto, che mostra una buona dose di maturità e coerenza: vale ben più dei 99 centesimi che si fa pagare.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: I giorni dello scirocco
  • Autore: Fabrizio Fondi
  • Editore: Amazon Media EU
  • Data di Pubblicazione: 2012
  • ASIN: B007JMDHWA
  • Formato - Prezzo: ebook - 0,99 Euro
 

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