30 ottobre 2017

Morte ad Asti - Fabrizio Borgio

È un Giorgio Martinengo sconvolto quello che, una nebbiosa domenica di febbraio, rinviene il cadavere della bella Vittoria Squassino, suo grande amore di gioventù e competente manager della succursale milanese di una banca tedesca. Poco tempo prima il nostro investigatore privato era stato ingaggiato dai vertici della banca proprio per indagare su di lei a causa di sospetti sul suo operato palesatisi quando le era stata attribuita una relazione con Valerio Cortese, affascinante imprenditore nel campo delle SPA a tema enologico. Martinengo conosce anche lui. L’indagine su Vittoria assume così i contorni di un viaggio a ritroso nel tempo, dove sullo sfondo di una Asti benestante e gaudente, come lo erano gli anni ’90, si delineano i difetti di una nazione, il disincanto della gioventù e le basi per una tragedia che metterà a dura prova le capacità dell’investigatore delle Langhe. 

Recensione

Il protagonista di Morte ad Asti, Giorgio Martinengo, è un investigatore che si è fatto le ossa in polizia che ha poi lasciato per svolgere la professione di detective privato.
Gli investigatori privati sono stati personaggi di grande successo nei romanzi gialli americani degli anni ’60 e ‘70. Uomini, in genere, che si muovevano spesso sul filo della legalità, pronti a usare le pistole e a menare le mani più che il raziocinio, Nero Wolf a parte. Ma talvolta erano anche impersonati dal gentil sesso, specie nelle commedie gialle, basti pensare a Bertha Cool, investigatrice sessantenne extra large nata dalla penna di Erle Stanley Gardner.
In Italia il personaggio dell’investigatore privato non ha mai goduto di grande successo e stima. Veniva visto nel migliore dei casi -e probabilmente lo è ancora- come ex maresciallo dei carabinieri che arrotondava la pensione cercando le prove di adulterio di coniugi fedifraghi. In realtà oggi la categoria, per svolgere adeguatamente la professione, ha bisogno di specialisti delle intercettazioni e dei sistemi informatici.
Giorgio Martinengo è dipinto dall’autore come un uomo colto, laureato, ligio alla legge, di età compresa fra i quaranta e i cinquanta anni, che da giovane ha preferito lasciare l’azienda vinicola di famiglia alla conduzione della sorella, soprattutto per contrasti con il padre, e prepararsi al concorso per diventare vice ispettore in polizia.
Martinengo, in qualità di investigatore privato, viene assunto da una banca d’affari, la MidaGest, per investigare sul comportamento di una loro dipendente, Vittoria Squassino. La donna, che era stata vent’anni prima un grande amore mai dimenticato di Martinengo,  ha avuto il torto di essere andata troppo in profondità negli affari della banca e di aver subodorato attività illegali da parte dell’istituto di credito. Non essendo corruttibile, i dirigenti della MidaGest cercano una scusa per licenziarla e vogliono, quindi, che Martinengo scopra qualche scheletro nell’armadio della Squassino per minarne la credibilità, certi che la donna sia troppo bella e spregiudicata nei rapporti con gli uomini per non averne.
La storia prende spunto dal ritrovamento del cadavere della Squassino per poi tornare indietro al momento in cui il protagonista l’aveva conosciuta e se ne era innamorato. Si alternano quindi i capitoli inerenti alle investigazioni sulla morte della donna con quelli in cui Martinengo racconta i primi incontri con Vittoria e l’evoluzione della loro relazione.
I personaggi del romanzo, abitanti in una cittadina di provincia, risultano ben caratterizzati. Il protagonista appare con l’animo adeguatamente dilaniato dalla morte della donna che non ha mai dimenticato e, tornato nella cittadina d’origine, risulta altresì turbato nel rinnovare il rapporto che aveva con gli amici di un tempo e che, a differenza di lui, sembra che non abbiamo mai raggiunto la maturità.
Un romanzo volutamente drammatico sul piano emozionale dove, tuttavia, serpeggia talvolta una certa ironia dell’autore come in questa descrizione:

 Il tocco delle labbra di Vittoria era velluto spietato. 

 Con il solo termine “spietato”, più significativo di tante parole di spiegazione, Borgio fa capire al lettore come Martinengo sapesse che il suo sarebbe stato un amore senza speranza.
L’autore risulta invece poco convincente quando tratta degli intrallazzi finanziari della MidaGest. Non viene ad esempio chiarito come possa la banca trasferire denaro nell'Isola di Man, che non faceva parte della Unione Europea anche prima della Brexit (non appartenendo al Regno Unito né al Commonwealth), senza che le autorità valutarie abbiano a ridirne. Approfondire l'argomento sarebbe peraltro piuttosto complesso e, probabilmente, una adeguata spiegazione finirebbe con l’annoiare il lettore.
Un romanzo scorrevole, ben articolato sia dal punto di vista delle indagini che da che quello dell’introspezione e che riesce ad essere coinvolgente.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Morte ad Asti
  • Autore:Fabrizio Borgio
  • Editore:Fratelli Frilli
  • Data di Pubblicazione:2017
  • Collana:I tascabili
  • ISBN-13:9788869432156
  • Pagine:250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,90

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