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2 dicembre 2017

Chi muore giace - Marina Bertamoni

Chi è Amélie McFiennes, la scrittrice di romanzi rosa a sfondo erotico che vende milioni di copie in tutta Europa? Nessuno lo sa. L’autrice senza volto tutela la propria privacy in maniera ossessiva, ma in realtà dietro quel nome si nasconde Angelo Di Dio, un giovane uomo dal talento originale che ha dovuto scegliere uno pseudonimo per pubblicare i propri romanzi dopo un brutale fatto di sangue in cui è rimasto coinvolto. Un provvidenziale test del DNA ha restituito la libertà ad Angelo, ma non la fiducia negli esseri umani. Per questo si rifugia in una cascina nelle campagne tra Lodi e Crema, isolato da tutto e da tutti, dedicandosi alla sola attività che gli dia soddisfazione: la scrittura. Grazie a quello stesso test, però, l’ispettrice Luce Frambelli riesce a smuovere le acque di un caso di omicidio che la tiene impegnata da settimane: il profilo genetico di una donna strangolata, non identificata, risulta compatibile con quello di Angelo. I due sono inequivocabilmente fratelli. Ma c’è un piccolo particolare: Angelo Di Dio è figlio unico, o almeno così ha creduto fino a quel momento. Frambelli indagherà per scoprire l’identità del feroce assassino, aiutata dai colleghi della Questura di Lodi, cercando di mantenere il giusto equilibrio tra il sospetto e un’attrazione per Angelo che diviene lentamente un’ossessione. Anche lo scrittore condurrà la propria ricerca personale, muovendosi tra Lodi, Milano e la Spagna, consapevole del rischio che la sua vita ne possa uscire sconvolta.

Recensione

Chi muore giace ha come protagonista Angelo, un trentacinquenne alto, palestrato e affascinante che non solo scrive romanzi di successo a sfondo erotico, ma


in virtù di lunghe sedute di yoga e meditazione è riuscito ad instaurare con il sesso un rapporto puramente cerebrale, che gli consente di scriverne senza subire l’effetto deleterio del desiderio. 

Non c’è da meravigliarsi se la coprotagonista del romanzo, l’ispettrice di polizia che indaga sulla morte di una donna per strangolamento, si senta sciogliere appena lo incontra, tanto più che lei è in rotta con il proprio partner con cui, sottolinea l’autrice con costernata ironia, non fa sesso da oltre quattro mesi, una cosa presumibilmente inimmaginabile dato che non sono sposati. Ma le sorprese non finiscono qui, perché Marina Bertamoni ci trasporta anche in terra spagnola a visitare splendidi borghi dell’Aragona come Huesca, Roda de Isabena (cfr. foto) e Ainsa alla ricerca dei parenti ancora in vita di Angelo, che siano in grado di svelargli il mistero che circonda la sua nascita e la sua famiglia.

Quelle che potrebbero ritenersi piuttosto forzate sono le motivazioni irrazionali che inducono l'assassino all'omicidio. Se un omicidio non è dettato da una logica, per quanto questa possa essere perversa ed amorale, al lettore si toglie il piacere di arrivare autonomamente all’identificazione del colpevole, non avendo a disposizione gli elementi razionali per farlo. Inoltre la conclusione del romanzo avrebbe potuto essere gestita in maniera più accorta, perché il colpevole sembra essere stato scoperto solo per caso.
Potrebbe considerarsi discutibile anche questa considerazione del protagonista:


Il desiderio ti fa perdere il controllo, ti rende schiavo di istinti primordiali, esponendoti a pericoli inimmaginabili. 

viene infatti da chiedersi se davvero i pericoli di lasciarsi andare agli istinti primordiali siano inimmaginabili.
Un ultimo appunto lo farei sul titolo. È pur vero che esso riprende la prima parte del noto proverbio "chi muore giace e chi vive si da pace" che viene pronunciato verso la fine del romanzo, tuttavia la frase presa da sola risulta banalmente lapalissiana.
In ogni caso le critiche fatte vertono su peccati che possono considerarsi veniali, quando non motivo di maggiore divertimento. Per il resto il noir è scorrevole, accattivante, con un buon ritmo e una scrittura asciutta come si confà al genere. Anche le descrizioni dei luoghi visitati risultano stimolanti senza essere mai noiose e buona anche la caratterizzazione dei personaggi.
In pratica un romanzo giallo che non solo si può leggere la sera prima di dormire senza temere di avere degli incubi notturni ma, anzi, oserei definirlo rilassante per la piacevole  ironia dell’autrice che, mi risulta, abbia vinto con pieno merito diversi premi per altri romanzi in concorsi letterari dello stesso genere.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Chi muore giace
  • Autore:Marina Bertamoni
  • Editore:Fratelli Frilli
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana:I tascabili
  • ISBN-13:9788869432279
  • Pagine:189
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,90

30 ottobre 2017

Morte ad Asti - Fabrizio Borgio

È un Giorgio Martinengo sconvolto quello che, una nebbiosa domenica di febbraio, rinviene il cadavere della bella Vittoria Squassino, suo grande amore di gioventù e competente manager della succursale milanese di una banca tedesca. Poco tempo prima il nostro investigatore privato era stato ingaggiato dai vertici della banca proprio per indagare su di lei a causa di sospetti sul suo operato palesatisi quando le era stata attribuita una relazione con Valerio Cortese, affascinante imprenditore nel campo delle SPA a tema enologico. Martinengo conosce anche lui. L’indagine su Vittoria assume così i contorni di un viaggio a ritroso nel tempo, dove sullo sfondo di una Asti benestante e gaudente, come lo erano gli anni ’90, si delineano i difetti di una nazione, il disincanto della gioventù e le basi per una tragedia che metterà a dura prova le capacità dell’investigatore delle Langhe. 

Recensione

Il protagonista di Morte ad Asti, Giorgio Martinengo, è un investigatore che si è fatto le ossa in polizia che ha poi lasciato per svolgere la professione di detective privato.
Gli investigatori privati sono stati personaggi di grande successo nei romanzi gialli americani degli anni ’60 e ‘70. Uomini, in genere, che si muovevano spesso sul filo della legalità, pronti a usare le pistole e a menare le mani più che il raziocinio, Nero Wolf a parte. Ma talvolta erano anche impersonati dal gentil sesso, specie nelle commedie gialle, basti pensare a Bertha Cool, investigatrice sessantenne extra large nata dalla penna di Erle Stanley Gardner.
In Italia il personaggio dell’investigatore privato non ha mai goduto di grande successo e stima. Veniva visto nel migliore dei casi -e probabilmente lo è ancora- come ex maresciallo dei carabinieri che arrotondava la pensione cercando le prove di adulterio di coniugi fedifraghi. In realtà oggi la categoria, per svolgere adeguatamente la professione, ha bisogno di specialisti delle intercettazioni e dei sistemi informatici.
Giorgio Martinengo è dipinto dall’autore come un uomo colto, laureato, ligio alla legge, di età compresa fra i quaranta e i cinquanta anni, che da giovane ha preferito lasciare l’azienda vinicola di famiglia alla conduzione della sorella, soprattutto per contrasti con il padre, e prepararsi al concorso per diventare vice ispettore in polizia.
Martinengo, in qualità di investigatore privato, viene assunto da una banca d’affari, la MidaGest, per investigare sul comportamento di una loro dipendente, Vittoria Squassino. La donna, che era stata vent’anni prima un grande amore mai dimenticato di Martinengo,  ha avuto il torto di essere andata troppo in profondità negli affari della banca e di aver subodorato attività illegali da parte dell’istituto di credito. Non essendo corruttibile, i dirigenti della MidaGest cercano una scusa per licenziarla e vogliono, quindi, che Martinengo scopra qualche scheletro nell’armadio della Squassino per minarne la credibilità, certi che la donna sia troppo bella e spregiudicata nei rapporti con gli uomini per non averne.
La storia prende spunto dal ritrovamento del cadavere della Squassino per poi tornare indietro al momento in cui il protagonista l’aveva conosciuta e se ne era innamorato. Si alternano quindi i capitoli inerenti alle investigazioni sulla morte della donna con quelli in cui Martinengo racconta i primi incontri con Vittoria e l’evoluzione della loro relazione.
I personaggi del romanzo, abitanti in una cittadina di provincia, risultano ben caratterizzati. Il protagonista appare con l’animo adeguatamente dilaniato dalla morte della donna che non ha mai dimenticato e, tornato nella cittadina d’origine, risulta altresì turbato nel rinnovare il rapporto che aveva con gli amici di un tempo e che, a differenza di lui, sembra che non abbiamo mai raggiunto la maturità.
Un romanzo volutamente drammatico sul piano emozionale dove, tuttavia, serpeggia talvolta una certa ironia dell’autore come in questa descrizione:

 Il tocco delle labbra di Vittoria era velluto spietato. 

 Con il solo termine “spietato”, più significativo di tante parole di spiegazione, Borgio fa capire al lettore come Martinengo sapesse che il suo sarebbe stato un amore senza speranza.
L’autore risulta invece poco convincente quando tratta degli intrallazzi finanziari della MidaGest. Non viene ad esempio chiarito come possa la banca trasferire denaro nell'Isola di Man, che non faceva parte della Unione Europea anche prima della Brexit (non appartenendo al Regno Unito né al Commonwealth), senza che le autorità valutarie abbiano a ridirne. Approfondire l'argomento sarebbe peraltro piuttosto complesso e, probabilmente, una adeguata spiegazione finirebbe con l’annoiare il lettore.
Un romanzo scorrevole, ben articolato sia dal punto di vista delle indagini che da che quello dell’introspezione e che riesce ad essere coinvolgente.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Morte ad Asti
  • Autore:Fabrizio Borgio
  • Editore:Fratelli Frilli
  • Data di Pubblicazione:2017
  • Collana:I tascabili
  • ISBN-13:9788869432156
  • Pagine:250
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 12,90

18 febbraio 2017

Morte a San Siro - Alessandro Bastasi

«In zona San Siro a Milano una macabra scoperta ha funestato questa mattina il lavoro di Khalid Buhar, macchinista dell’impresa edile Milano Costruzioni, mentre si accingeva a spianare il terreno a ridosso di una vecchia villa, abbattuta per far posto a un nuovo ipermercato di proprietà del magnate svizzero Karl Heimer. Stava operando con la scavatrice quando, dalle macerie, sono improvvisamente venuti alla luce alcuni resti umani». Guido Barbieri, professore di storia in pensione, non ha dubbi: si tratta di Angela Pozzi, scomparsa a 17 anni nel lontano 1965. Una ragazza della quale lui, diciottenne, era follemente innamorato. Ma sembra che la morte di Angela Pozzi interessi solo a lui e di riflesso alla figlia Laura, giornalista di un’emittente televisiva. La magistratura ha infatti gatte da pelare molto più urgenti e pressanti. Sarà però un nuovo inaspettato delitto a richiedere l’intervento deciso di Daniele Ferrazza, un commissario di polizia giudiziaria che nutre per Laura un interesse non soltanto professionale. Il commissario si troverà ad affrontare un caso oscillante tra passato e presente, all’apparenza indecifrabile. Tanto indecifrabile da sfuggire ai canoni classici dei fatti di sangue. La vera protagonista del romanzo è come sempre Milano, con la trasformazione che ha subito, dagli anni Sessanta ad oggi, da città industriale a città di servizi multietnica, dove sono scomparse le latterie, i trani, il fumo delle ciminiere e lo smog delle caldaie a carbone, lasciando il posto ad asettici uffici, al proliferare dei media, al trionfo del digitale. Una mutazione nella quale si specchia il rapporto non facile tra un padre cresciuto sull’onda ideologica di un Novecento che non c’è più e una figlia pragmatica e interamente dedita alla carriera professionale, e nella quale la presenza ingombrante dei media nei casi giudiziari diventa la normalità. “Oggi i processi si fanno in televisione”, commenta uno dei personaggi. Una realtà del nostro tempo che qui trova l’ennesima conferma.

Recensione

Il protagonista di questa storia è un vedovo settantenne di nome Guido Barbieri, professore di storia in pensione, che si improvvisa detective per cercare l’assassino di Angela Pozzi, una ragazza diciassettenne che lui aveva incontrato da studente mezzo secolo prima. L’aveva conosciuta nel 1965 mentre facevano entrambi la fila per acquistare i biglietti per un concerto dei Beatles e per lui si era trattato quasi di amore a prima vista.
I resti della ragazza, che tutti dicevano fuggita di casa per andare a Roma a fare l’attrice, vengono trovati durante la demolizione di una villa già appartenuta ai genitori della vittima. Angela Pozzi era innamorata di un ragazzo di origine meridionale e per questo non ben visto dalla sua famiglia, ma ciò non le impediva di frequentare Guido Barbieri con cui si confrontava sui reciproci gusti musicali e interessi culturali. Cinque anni più tardi, nel 1970, Lucio Battisti avrebbe cantato Mi ritorni in mente bella come sei, forse ancor di più… parole che ben si adattano allo stato d’animo del professore in pensione, a meno che non si preferiscano i versi tratti dalla poesia Cocotte di Gozzano:

Il mio sogno è nutrito d'abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono state...
Dato che la polizia appare poco interessata a impiegare uomini e mezzi per la risoluzione di un caso di cinquanta anni prima, Guido Barbieri prende la scusa con se stesso di aiutare la figlia trentacinquenne, giornalista di una rete TV privata, a fare uno scoop sulla morte di Angela Pozzi, e inizia a svolgere le indagini su coloro che erano al tempo a contatto con la vittima.
Guido Barbieri, già autore di un libro su Filippo Buonarroti, sta ora scrivendo un saggio sull’evoluzione di Milano dal dopoguerra ai giorni nostri e, con la scusa di approfondire la sua ricerca, riesce ad ottenere un intervista con l’erede della famiglia Pozzi, Pierluigi, fratello della vittima e affermato architetto, nonché a prendere contatto con l'impresa che aveva svolto i lavori di costruzione della villa dov’era stato rinvenuto il corpo di Angela Pozzi.
Sarà solo quando si verificherà un altro omicidio, ritenuto collegato a quello di Angela Pozzi, che le forze dell’ordine si interesseranno fattivamente ai due delitti.

L’autore, Alessandro Bastasi, in una nota a fine romanzo, dice di aver trovato lo spunto per Morte a San Siro nella vicenda della sedicenne Elisa Claps, il cui corpo fu ritrovato a Potenza nel sottotetto della chiesa della Santissima Trinità diciassette anni dopo il suo omicidio. Pur presentando qualche analogia, l’intreccio ideato da Bastasi si discosta notevolmente da quella vicenda, ma non si vuole approfondire ulteriormente il paragone per non anticipare fatti significativi per il lettore.

Oltre alla buona caratterizzazione del protagonista, ben delineate risultano anche le figure degli altri personaggi, quali tessere del mosaico psicologico che il professor Barbieri deve comporre per trovare l’assassino di Angela Pozzi. La soluzione avviene quasi inaspettata ed è volta a sorprendere il lettore.

Morte a San Siro è un ottimo romanzo giallo, scorrevole e con un buon intreccio, scritto con linguaggio asciutto che ben si confà al genere, nonché con l’inserimento di qualche citazione culturale che conferisce al testo una nota intellettuale.
Non mi pare, peraltro, che la protagonista di questa storia possa essere considerata la città di Milano, che rimane solo sullo sfondo come palcoscenico degli eventi. I veri protagonisti sono a mio avviso il professor Barbieri e il suo rimpianto per la vita spezzata di una ragazza bella e intelligente. È questo rimpianto a infondere al romanzo la caratteristica atmosfera malinconica per le cose che potevano essere e che il destino non ha permesso si realizzassero.

Giudizio:

+4stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Morte a San Siro. Milano, il mistero di villa Pozzi
  • Autore: Alessandro Bastasi
  • Editore: Fratelli Frilli 
  • Data di Pubblicazione: 2017
  • Collana: I tascabili
  • ISBN-13: 9788869431722
  • Pagine: 283
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 12,90

22 ottobre 2016

La legge del baccalà - Nicoletta Retteghieri

Il quieto settembre loanese viene spezzato da un evento drammatico e teatrale: il cadavere della proprietaria di un negozio per animali viene ritrovato su un balcone di Palazzo Doria, sede del Comune. Il maresciallo Marmotta non ha un compito facile: deve scoprire, oltre al movente, anche come la vittima possa essere finita in un posto apparentemente così inaccessibile. Per sua (s)fortuna, collaboreranno alle indagini la cocciuta settantenne Berta Riccardi, il suo fascinoso ma sfigato figlio Davide Traverso e l’amico giornalista e palloniforme Marco Castello. Attorno a loro, una variegata umanità che parte da una ex fiamma olandese di Davide, passando da un cugino scroccone ed anticonvenzionale, per approdare ad un mondo caleidoscopico di metallari di provincia. E – sullo sfondo – il gerbillino Roddy li osserva tutti, sorridendone con la sua bonaria arguzia da roditore. La Loano post-vacanziera, archiviata la leggerezza del periodo balneare, si trova alle prese con inspiegabili delitti cui volge la propria attenzione, mai dimenticando la semplicità dei gesti, la familiarità dei luoghi e la genuinità dei piatti della tradizione, siano essi più elaborati oppure cibo da strada, come i cartocci pieni di deliziose frittelle di baccalà.

Recensione

La protagonista de La legge del baccalà, che definirei un “giallo culinario”, è Berta Riccardi, ultrasettantenne con lo spirito di una ragazza, che abita a Loano, in Liguria. Con lei il figlio Davide, quarantenne non ancora cresciuto, e una piccola ma curiosa serie di personaggi simpatici che vivono nella cittadina di provincia, messa in allarme da un omicidio piuttosto plateale. Sulle tracce dell’assassino si metteranno, oltre alla protagonista, anche l’amico giornalista Marco e il maresciallo Marmotta.
La trama si sviluppa agevolmente in un intreccio di storie parallele, tra Britte, l’olandesina in stato interessante, che arriva a sconvolgere il tranquillo tran tran di Davide e della Berta, le incursioni del maresciallo Marmotta, del brigadiere Lo Prete e del collega altoatesino, le surreali conversazioni con Gennaro Cruocolo detto “U Genna” e l’adorabile gerbillo Roderico detto Roddy.

La scrittura è impastata di termini liguri (dei quali l’autrice, bontà sua, mette in nota il significato) nonché ricca di piatti come il minestrone con le croste di parmigiano e i frisseu di baccalà: insomma, una narrazione gradevole e ben costruita nel contesto.
La lettura scorre via quindi in scioltezza, seguendo i passi della Berta, che ho trovato un personaggio davvero ben riuscito. Alcune scene in particolare, che la vedono protagonista di situazioni alquanto improbabili per una signora anziana, mi sono sembrate davvero spassose.

Il meccanismo del giallo, al contrario, non risulta particolarmente avvincente e a lettura conclusa mi sono resa conto di aver apprezzato molto di più l’ambientazione e i personaggi.
Mi fermo, quindi, a definire questo libro una gradevole lettura, di tutto relax. Manca un ritmo narrativo avvincente, o meglio, adatto a quello che sembra essere - prima di tutto - un mystery con tanto di assassino e cadavere. Anzi, cadaveri, poiché poi la vendetta, alla base della furia omicida, provoca più di una morte.

I personaggi di Davide, Marco, Britte e gli altri risultano un po’ stereotipati: tratteggiati più come dei tipi che come dei personaggi veri e propri, sembrano fare più che altro da contorno alla Berta. Manca un vero colpo di scena, una scrittura che tenga il lettore inchiodato alla narrazione e con l’urgenza di procedere. Se l’obiettivo dell’autrice era di divertire, come dichiara lei stessa in apertura, lo considero, tutto sommato, riuscito. Ne consiglio la lettura a chi è alla ricerca di un libro leggero e divertente.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: La legge del baccalà
  • Autore: Nicoletta Retteghieri
  • Editore: Fratelli Frilli Editori
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • ISBN-13: 9788869430688
  • Pagine: 248
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 11,90

27 agosto 2016

Omicidio in piazza Sant'Elena - Alessio Piras

Rientrato a Genova dopo aver trascorso quindici anni lavorando come ricercatore e professore tra Londra e Barcellona, Lorenzo viene coinvolto nell’inchiesta che dovrebbe risolvere il caso della morte del figlio della sua nuova vicina di casa, Alba, avvenuta nei pressi del mercatino di Shangay. La prima diagnosi del medico legale parla di overdose, ma il commissario Pagani, intervenuto sul posto poco dopo il ritrovamento, non la pensa nello stesso modo e inizia a indagare. Le indagini rischiano di portare a galla i vizi e lo squallore di uno degli uomini più in vista della città e per questo vengono ostacolate dal PM, che ha fretta di chiudere il caso senza troppo clamore. Ma Pagani non si dà per vinto e, grazie all’apporto di Lorenzo, trova la soluzione del caso tra le pagine di un classico del romanzo poliziesco. La trama noir s’intreccia con quella del ritorno del protagonista nella sua città, in cui rivive con nostalgia alcuni momenti della sua infanzia e riprende contatto con i luoghi che l’hanno visto diventare adulto. In compagnia del fantasma di un vecchio filosofo e della sua nuova compagna, Lorenzo Marino inizia a ricostruire l’intricato puzzle della sua vita.

Recensione

Romanzo breve e che si legge velocemente grazie alla capacità dell'autore di scrivere in modo molto scorrevole.

Lorenzo, tornato a Genova dalla Spagna dove faceva il ricercatore, prende il posto di un suo ex professore che, lasciando la cattedra universitaria in filosofia, lo aveva proposto come suo successore.
Va ad abitare in un appartamento in affitto e si trova come vicina di casa una prostituta il cui figlio viene trovato morto per overdose. Lorenzo ed il commissario di polizia incaricato del caso lo ritengono un omicidio. Partendo dallo spacciatore che ha fornito la droga, i due investigatori, uniti in una improbabile intesa, si metteranno alla ricerca del colpevole.

Il romanzo presenta aspetti positivi e negativi. Fra questi ultimi c'è il prologo, nel quale Lorenzo racconta la storia narrata in questo libro ad un marinaio appena conosciuto in un bar e che mi è sembrato improbabile oltreché superfluo; l'unica funzione che vi ho ravvisato è quella di rendere un po' più varia una storia di per sé semplice, ancorché i frequenti spostamenti di luoghi e tempi delle azioni la rendano più articolata.
Anche l'originalità dell'intreccio è discutibile, ma riesce difficile ormai immaginare una trama originale, specie quando constatiamo tutti i giorni che la realtà supera la fantasia.

L'autore, inoltre, si affretta a raccontare che Lorenzo al primo appuntamento va a letto con la agente immobiliare, donna particolarmente avvenente, a cui si era rivolto per trovare l'appartamento. Più che cadere nel solito clich ;che risponde ad una scontata fantasia maschile, la sensazione è che l'autore non abbia avuto voglia di soffermarsi sui preliminari del corteggiamento e abbia preferito pertanto tagliare quella parte andando subito al sodo. Ma se ciò è comprensibile in una pellicola cinematografica in cui si ha l'esigenza di riassumere la storia in meno di due ore, pur se certe cose nella realtà possono accadere (agli altri), in un romanzo mi sembra una forzatura, specie aggiungendo che la donna in questione risulta essere bellissima e quindi doveva avere molti pretendenti e molte occasioni per fare sesso, e che pertanto, per scegliere Lorenzo fra tutti gli altri, fa ritenere che dovesse avere notevoli qualità di cui, peraltro, nel romanzo non si fa cenno.
Infine la soluzione del caso, che non si vuole rivelare, appare un po’ banale e non credo necessitasse di scomodare Sciascia a cui i protagonisti fanno spesso riferimento. Non questa è l’unica forzatura e si notano anche alcune superficialità.
Ad esempio quando l'autore afferma che Lily si scaglia contro l’uomo che ha messo incinta una delle prostitute cui insegnava il mestiere esclamando:“L’hai messa incinta, maiale, perché non volevi usare il profilattico e sapevi che non poteva usare la pillola.” Forse l’autore per esigenze di intreccio ha voluto sorvolare su altri tipi di anticoncezionali perché, anche se la prostituta non poteva usare la pillola, esistevano altri sistemi (meccanici e chimici) già a quell’epoca (anni ’90) per non rimanere incinta e Lily, che era una vecchia professionista, non poteva non esserne informata. A questo proposito si rileva che la figura della prostituta dal cuore d'oro è uno stereotipo ormai un po' troppo sfruttato e un esordiente dovrebbe ricercare maggiore l'originalità per tentare di distinguersi nella marea di opere letterarie in commercio.
Malgrado poi Piras, al fine di sviare le indagini della polizia dal vero colpevole, abbia cercato di indirizzare gli indizi su personaggi diversi dal vero assassino, soffermandosi a fare parecchie digressioni, la fine del romanzo risulta piuttosto affrettata.

Sono invece altri gli spunti piacevoli del romanzo in cui si percepisce maggior passione da parte dell’autore. Per quanto la caratterizzazione dei personaggi sia apprezzabile, la parte del romanzo che ho trovato più interessante è quella che ha per oggetto la città e gli altri aspetti riguardanti il territorio. La parte vecchia di Genova è infatti la vera protagonista della storia. È un peccato che la conoscenza piuttosto superficiale della città per coloro che non abitano nel capoluogo ligure non consenta di seguire puntualmente gli itinerari percorsi dai personaggi fra strade e carruggi.
Sicuramente è un libro adatto a coloro che amano Genova e a tutti i buongustai che apprezzino le specialità della regione.
In conclusione si può affermare che, anche se il romanzo non brilla per eccessiva originalità, la scrittura è piacevolmente sciolta e interessanti e risultano le divagazioni culinarie e paesaggistiche dell’autore.



Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: Omicidio in piazza Sant'Elena
  • Autore: Alessio Piras
  • Editore: Fratelli Frilli Editori
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: I Tascabili
  • ISBN-13: 9788869430824
  • Pagine: 155
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 10,90

4 febbraio 2010

Ghetto, un'indagine nei caruggi dei travestiti - Paola Pettinotti

La morte non è mai bella, la vita può essere anche peggio. A rendersene conto è Fabio Bozzo, investigatore per tradizione di famiglia, che in un inizio d'estate che sta già diventando torrida, si imbatte nel cadavere, brutalmente seviziato, di un travestito. A partire da questo momento il Ghetto, zona malsana e fatiscente per quanto a due passi dall'Acquario, si trova al centro di attenzioni molteplici: un gruppo di giovani intellettuali inizia uno studio sociologico, un fotografo cerca di realizzare un reportage e una banda sudamericana alquanto sui generis contribuisce ad aumentare il clima di tensione, enfatizzato da una televisione locale che cavalca gli eventi in modo preoccupante. Tutto questo mentre un'immobiliare dai modi un po' troppo intraprendenti dà il via ad una campagna di acquisizioni assai poco ortodossa. In una sarabanda indiavolata di pensionati e badanti, architetti rampanti e attrici ottuagenarie, carabinieri ligi al dovere e poliziotte esauste, al ritmo sempre più convulso di salsa latino-americana e di ray maghrebino, le cose precipitano, e Fabio finisce, suo malgrado, a dover far luce su una ragnatela di sospetti e un crescendo di violenze, cercando di dipanare la trama di un arazzo ordito sui giochi di ombre e luci di una città misteriosa e contraddittoria.

Recensione

Lo dirò senza mezzi termini: Ghetto mi è piaciuto moltissimo. Mi ha catturata, messa a disagio, mi ha fatto riflettere. E mi ha strappato sorrisi e, ogni tanto, delle grassissime risate.
Perché mi è piaciuto?
Tanto per cominciare, è scritto meravigliosamente, con uno stile moderno, pieno di humor e ironia e le pagine filano via una dietro l'altra che è un piacere. Ti agguanta alla prima riga e non ti molla più, fino all'ultima. Ci si perde più che volentieri in questo affresco di una Genova inedita, quella dei caruggi, con la sua popolazione multietnica e con tutti i suoi colori, aromi e contraddizioni e difficoltà.

Ghetto è un caleidoscopio di personaggi vivi come possono esserlo solo quelli che uno scrittore molto bravo sa creare, ciascuno superbamente tratteggiato, con pregi, difetti, manie e idiosincrasie. Fabio, detective per eredità e per inerzia, sosia suo malgrado di Fabio Fazio e Clelia, il suo fantasma personale, la fidanzata Donatella, in arte Malù, la vicina Eulalia, ottuagenaria ex stella del teatro con la pensione minima e una predilezione per sostanze illegali di origine vegetale, Maria Sol, ex-avvocatessa, colonna portante della comunità ecuadoregna, Aisha, colf tunisina con il piglio da Sandokan e la colorata tribù dei travestiti di Vicolo Untoria... un caleidoscopio di gente che vortica intorno al protagonista e lo aiuta a dipanare la rete di un mistero nel quale la morte dei travestiti Mery e Luana è solo la punta dell'iceberg, un iceberg fatto di interessi mafiosi, collusioni con lo stato, manipolazioni mediatiche e speculazioni edilizie.

Che dire di più? Fatevi un favore, leggetelo.

Dettagli del libro

  • Titolo: Ghetto
  • Autore: Paola Pettinotti
  • Editore: Fratelli Frilli Editori
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Noir
  • ISBN-13: 9788875632755
  • Pagine: 333
  • Formato - Prezzo: Brossura - 12,00 Euro

10 marzo 2009

Ladro di sogni - Sergio Paoli

In una periferia milanese grigia e senza speranze, il vicecommissario Marini è il protagonista di una storia avvincente. Scopre un Paese semplice dove riemergono antichi razzismi, paure primordiali alimentate dalla propaganda, nuovi fascismi e xenofobie. Sullo sfondo, come sempre, qualcuno pesca nel torbido…



Recensione

In questo romanzo ho ritrovato la crudezza di Lansdale nelle descrizioni degli omicidi e il senso di giustizia di Sciascia nel vicecommissario Marini.

Un noir intrigante e ben scritto. Due omicidi apparentemente separati tra loro si uniranno solo alla fine grazie ad un intreccio di storie, personaggi e vicende che spiazzeranno il lettore, portato dall'autore ad altre soluzioni.

Nel romanzo c'è dentro tutta la paura per gli stranieri, tutta la cattiveria razzista di chi non accetta una società multietnica come quella in cui stiamo iniziando a vivere. Un timore che parte dall'alto e fa reagire il cittadino.
C’è inoltre, seppur celato e, forse, solo accennato, il tema dell’indifferenza oltre che dell’ignoranza. La gente, ormai abituata a sentire di morti e di omicidi, quando ha un cadavere sotto il naso, non si appresta a chiamare la Polizia, ma continua il suo quotidiano anteponendo se stesso all’altro. La paura e l’egoismo inducono a chiudere gli occhi e a tirare avanti.

L’autore riesce, in questo romanzo, a non dare il proprio giudizio lasciando così al lettore una grande libertà di pensiero e una grossa opportunità di riflessione.

Contribuisce l'ambiente descritto, che è la città in periferia di Milano in cui vivo, a farmi sentire il romanzo ancora più vicino.

Dettagli del libro

  • Titolo: Ladro di sogno
  • Autore: Sergio Paoli
  • Editore: Fratelli Frilli Editori
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Noir
  • ISBN-13: 9788875634537
  • Pagine: 227
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9.90 Euro
 

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