18 marzo 2016

Montecristo - Martin Suter

Jonas Brand è un videoreporter con aspirazioni da regista, e sogna di girare un film che chiama Montecristo, una storia di tradimenti, inganni e vendette. Un giorno, mentre viaggia sull’Intercity per Basilea, il treno si blocca in una galleria. Un passeggero è caduto dal convoglio ed è morto sui binari. Brand scende dal vagone, afferra la telecamera e si mette al lavoro. Registra gli eventi, riprende i dettagli, intervista i possibili testimoni, forse quel materiale un giorno gli sarà utile. Anche se i suicidi sulle linee ferroviarie, piuttosto frequenti, non fanno notizia.
Trascorre qualche mese, e quell’evento sembra un lontano ricordo. Brand ha incontrato Marina Ruiz, una affascinante svizzera dai tratti asiatici che lavora per un’agenzia organizzatrice di eventi, e la loro relazione è sul punto di diventare una storia d’amore. Una strana coincidenza acuisce la curiosità di Jonas: due banconote da cento franchi svizzeri hanno lo stesso numero di serie. Nonostante sia tecnicamente impossibile, per la banca sono entrambe autentiche. L’ambiguità delle circostanze inquieta il videoreporter, che decide di investigare e coinvolgere l’amico Max, giornalista economico in declino. È questa la porta d’ingresso in un mondo nuovo, quello dell’oligarchia delle banche svizzere, del sistema finanziario internazionale, pronto a tutto, pur di preservare i propri privilegi.
Come ha scritto Alain Claude Sulzer, «Suter ha creato un teatro dell’intrigo ricco di personaggi e di grande autenticità». La drammatica e coinvolgente vicenda di Jonas Brand, raccontata con un tono imperturbabile, da thriller distaccato e pieno di humour nero, tra alta finanza e banche globali, produttori cinematografici e televisioni, inchieste e minacce, dà forma a un romanzo che scruta nell’ambizione e nel desiderio senza limiti e indaga con competenza il mistero del grande capitale, delle immense ricchezze, del potere che mette a nudo la debolezza e la responsabilità di ognuno di noi. 

Recensione

Montecristo è un thriller finanziario con risvolti fantapolitici ambientato in Svizzera. È un romanzo piacevolmente scorrevole e intrigante, con un ritmo sempre molto sostenuto che induce il lettore ad arrivare velocemente alla conclusione.
Protagonista è un videoreporter di nome Jonas Brand, autore della sceneggiatura di un film che ricalca la trama de Il conte di Montecristo in chiave moderna: è infatti la storia di un turista che a Bangkok, accusato ingiustamente di possesso di droga, viene condannato a scontare un lungo periodo in carcere, riuscendo poi a evadere e a vendicarsi di coloro che l’hanno fatto condannare con false prove. In un primo momento la sceneggiatura non viene presa in considerazione da coloro a cui è stata sottoposta. È solo molto tempo dopo, quando ormai Jonas Brand aveva perso le speranze di vedere realizzato il suo sogno, che la proposta viene accolta, a condizione che venga dato subito inizio alla lavorazione del film. Cosa è avvenuto nel frattempo per far cambiare idea ai produttori? A Jonas Brand è capitato di ricevere due banconote con lo stesso numero di serie.
Una volta accettato il presupposto che possano venire stampate banconote perfettamente uguali, l’intreccio si dipana accattivante, realistico e con un leggero umorismo nero che non guasta.

Il romanzo è ben scritto e la trama piuttosto originale. A mio avviso ci sono solo due forzature che non sono peraltro sostanziali: una è la sostituzione di una delle due banconote con un’altra falsa, avente però lo stesso numero di serie, da una cassetta di sicurezza; l’altra è che l’impiegato di banca, cui viene sottoposto il biglietto contraffatto, lo restituisca al cliente tout court. Nelle banche italiane – ma non credo che in quelle straniere e in particolare svizzere ci si comporti diversamente - l’impiegato di banca che si trovi di fronte una banconota falsa deve trattenerla e consegnarla alla questura dopo aver verbalizzato il fatto con la segnalazione dell’identità del presentatore la banconota stessa.
In secondo luogo non può essere sottratto un bene da una cassetta di sicurezza se non forzando la serratura, perché non è previsto che la banca possa avere un duplicato delle chiavi consegnate al cliente.
L’autore, a mio avviso, era conscio di queste incongruenze e ha cercato di minimizzare gli inconvenienti accennati, facendo anche apparire le forze di polizia più ottuse di quanto si spera siano nella realtà.

Al di là di queste incongruenze, Montecristo si conferma un romanzo con un intreccio accattivante, pieno di colpi di scena e con anche una storia d'amore per addolcire l'insieme. Il protagonista, per poter salvare la propria vita, dovrà avere una buona dose di fortuna.
C'è tuttavia un pessimismo di fondo nella vicenda narrata che sembra implicare che, a dispetto dei numerosi controlli automatici e non, la finanza - e quindi la sopravvivenza - di una nazione sia soggetta ai capricci di chi ne detiene le leve. In altre parole, la visione proposta da Suter è che il sistema finanziario potrebbe essere troppo fragile sotto i colpi degli speculatori e se il terrorismo riuscisse a penetrare nel sistema economico di uno stato, potrebbe riuscire a creare quel caos che gli attentati armati non sono in grado di provocare.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Montecristo
  • Titolo originale: Montecristo
  • Autore: Martin Suter
  • Traduttore: Marina Pugliano
  • Editore: Sellerio
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: Il contesto
  • ISBN-13: 9788838933783
  • Pagine: 293
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,00

1 Commenti:

  • 18 marzo 2016 18:00
    Mery says:

    La Sellerio pubblica sempre degli autori molto interessanti anche se, personalmente, di questo autore non ho mai letto nulla.
    La fragilità del sistema finanziario non è poi così distante dal vero se si considera la crisi economica degli ultimi anni, ahimè!
    Credo che lo leggerò...

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