7 febbraio 2015

Il giallo psicologico: una riflessione

Due autori di grande successo commerciale che stanno sfornando romanzi uno dopo l’altro e si stanno creando un pubblico affezionato: Camilla Läckberg e Wulf Dorn. Entrambi hanno deciso di dedicare un romanzo al complesso, multisfaccettato argomento della follia umana: per la Läckberg si tratta de La Sirena (Sjöjungfrun , 2008), mentre per Dorn l'opera in questione è La psichiatra (Trigger, 2009).
Di recente mi sono capitati fra le mani entrambi: gradevoli, scorrevoli, con personaggi ben costruiti, descrizioni a effetto e un meccanismo narrativo che aggancia il lettore e lo seduce, nel suo desiderio di sapere a quale punto di disperazione lo porterà la tragedia costruita, per lui, dall’autore.

Entrambi scelgono due giovani protagonisti, rispettivamente uno scrittore esordiente, al suo primo successo letterario, e una psichiatra, fidanzata con un collega, che lavora in una clinica per la cura delle malattie mentali e quindi a contatto con la follia, quotidianamente.
Per entrambi, la vita viene sconvolta da una presenza minacciosa, inquietante e inafferrabile che si dipana nella scrittura, nello scorrere della storia. La concatenazione degli eventi porta, poi, alla manifestazione di un passato che torna a chiedere il conto e si porta via, drammaticamente, i due protagonisti.

Questi i fatti letterari, in sé. Mi ha fatto molto riflettere questa deriva psicologica, visibile in entrambe le narrazioni, sul tema della psicosi come manifestarsi, nel tempo, di personalità multiple. Il trauma originario, legato all’infanzia, a fatti terribili che segnano l’esistenza della persone; la rimozione di un passato doloroso; il riemergere del dolore, in forme allucinate e incredibili.

Il genere del thriller psicologico sta usando, sempre più spesso, questa particolare forma di disturbo mentale: l’inconscio che emerge e costruisce mostri, ombre terrificanti che solo chi costruisce, può distruggere. O esserne distrutto.
Lo scenario è quasi sempre quello familiare. Genitori devastati da dipendenze, inadeguatezza o dal proprio terribile passato; servizi sociali incapaci di aiutare o comunque evitare il peggio; persone costrette a inventarsi un’identità altra, per sopravvivere al dolore subito. La famiglia è sempre più spesso un luogo di orrore e di sofferenza, come questo filone narrativo di successo lo testimonia; invece che fonte di sicurezza e conforto il nucleo familiare diventa qualcosa da cui scappare ma anche qualcosa con cui, sarà inevitabile, prima o poi, fare i conti.

Capisco che, dal punto di vista dello scrittore, cavalcare le logiche della devianza mentale possa essere assolutamente entusiasmante; uno stimolo creativo unico e, oltretutto, un modo per rappresentare una società sempre più caratterizzata dalla psicosi e dall’incapacità patologica di gestire il dolore, con tutto quello che ne consegue.
Pur tuttavia, devo dire, non apprezzo molto questa nuova tendenza a produrre libri quasi esclusivamente incentrati su queste tematiche, sfruttando la morbosità che certi argomenti inevitabilmente producono. Mi piacerebbe una scrittura più onesta, che guardasse un po’ meno ai guadagni e un po’ più a quella straordinaria, semplice, quasi scomparsa facoltà dello scrittore di inventare una storia, renderla credibile, scriverla nel modo migliore possibile e raccontarcela, senza tirare in ballo improbabili personalità multiple o raptus improvvisi, senza voler, necessariamente, pescare nel torbido di una natura umana che, lo sappiamo, è già torbida di suo. Con un po’ di rispetto per il lettore che, di fronte a certe invenzioni narrative, comprensive di uccisioni inconsapevoli e disgrazie emerse dal nulla, inevitabilmente, si chiede... Possibile?


I libri:


La Sirena di Camilla Läckberg - Marsilio, Le farfalle - 446 pagine

Un mazzo di gigli bianchi e una busta con un biglietto. L'ennesimo. Impegnato nel lancio del suo romanzo d'esordio, Christian Thydell riconosce sul cartoncino bianco che gli viene recapitato prima di una presentazione la stessa calligrafia elaborata che da oltre un anno lo perseguita, e finisce per crollare. A Erica Falck, sua preziosa consulente nella stesura del libro, confessa di ricevere da tempo oscure lettere anonime. Uno sconosciuto lo minaccia di morte, e il pericolo si fa sempre più vicino. Quando dal ghiaccio lungo la costa viene ripescato il corpo di un vecchio amico di Christian misteriosamente scomparso tre mesi prima, l'ispettore Patrik Hedström si convince che tra i due episodi ci sia una relazione e comincia a indagare. Intanto Erica, in faticosa attesa di due gemelli, decide di seguire una pista tutta sua. Chi meglio di lei conosce la psicologia di uno scrittore? Sa bene che, quando si scrive, si finisce sempre per infilare nella trama anche qualcosa della propria vita. Il presente di Fjällbacka torna a intrecciarsi a drammi che hanno la loro origine in tempi lontani, una fumosa e tormentata concatenazione di cause ed effetti che si trascina negli anni, a conferma che i segreti non si lasciano mai seppellire per sempre e che il passato, inesorabilmente, finisce coll'agguantarti.


La Psichiatra di Wulf Dorn - Corbaccio - 398 pagine

Lavorare in un ospedale psichiatrico è difficile. Ogni giorno la dottoressa Ellen Roth si scontra con un'umanità reietta, con la sofferenza più indicibile, con il buio della mente. Tuttavia, a questo caso non era preparata: la stanza numero 7 è satura di terrore, la paziente rannicchiata ai suoi piedi è stata picchiata, seviziata. È chiusa in se stessa, mugola parole senza senso. Dice che l’Uomo Nero la sta cercando. La sua voce è raccapricciante, è la voce di una bambina in un corpo di donna: le sussurra che adesso prenderà anche lei, Ellen, perché nessuno può sfuggire all’Uomo Nero. E quando il giorno dopo la paziente scompare dall’ospedale senza lasciare traccia, per Ellen incomincia l’incubo. Nessuno l’ha vista uscire, nessuno l’aveva vista entrare. Ellen la vuole rintracciare a tutti i costi ma viene coinvolta in un macabro gioco da cui non sa come uscire. Chi è quella donna? Cosa le è successo? E chi è veramente l’Uomo Nero? Ellen non può far altro che tentare di mettere insieme le tessere di un puzzle diabolico, mentre precipita in un abisso di violenza, paranoia e angoscia. Eppure sa che, alla fine, tutti i nodi verranno al pettine…

2 Commenti a “Il giallo psicologico: una riflessione”

  • 8 febbraio 2015 18:21
    emerson says:

    Per scrivere un buon thriller psicologico bisogna conoscere la materia molto bene, cosa tutt'altro che semplice, tenuto conto che la psicologia non è una scienza esatta. Convengo con te che lo scrittore deve rendere una storia credibile I romanzi che trovo prendano in giro il lettore sono quelli in cui il protagonista alla fine riveli candidamente che l'assassino lui stesso, ovvero l'altra sua personalità.

  • 9 febbraio 2015 16:46

    Appunto..

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