17 gennaio 2011

L'uomo che amava dipingere - Vincenzo Borriello

Yassir, un giovane pittore iraniano, è arrestato per aver dipinto un quadro raffigurante una donna nuda. L’accusa è di aver prodotto materiale pornografico, reato per cui in Iran è prevista la pena di morte. In prigione Yassir conoscerà Omar, detenuto perché omosessuale, fra i due nascerà un'amicizia molto forte che porterà a dei risvolti inaspettati.




Recensione di Valetta

L'uomo che amava dipingere mi è sembrato un racconto ambizioso che però non mantiene tutte le sue promesse. Attraverso la storia del giovane Yassir, arrestato e brutalmente picchiato per aver osato dipingere una donna nuda, l'autore ci offre una panoramica della vita nell'Iran di oggi, stretto fra un forte desiderio di rinnovamento, condiviso soprattutto dalle generazioni più giovani,e un regime autoritario e oppressivo che, in nome della religione, tenta di controllare ogni aspetto della vita del cittadino.
Il carcere per Yassir è una tortura fisica e mentale, il non poter dipingere è per lui una straziante agonia, per questo, quando il suo compagno di cella riesce misteriosamente a procurargli tele e pennelli, per Yassir è un po' come tornare a vivere. Già questo primo passaggio, per quanto molto sentito, suscita qualche perplessità. Molte parole vengono spese per esaltare la sensibilità della personalità di Yassir, inteso come rappresentazione dell'Artista, colui che più di ogni altro è in grado di percepire le mille sfumature della realtà e più di tutti avverte le sofferenze del mondo. A parte che in queste considerazioni si colgono dei luoghi comuni un po' stucchevoli, lasciar intendere che un pittore soffra di più il carcere rispetto ad un "comune" detenuto mi sembra un pensiero abbastanza superficiale, faccio fatica a pensare che un geometra si troverebbe molto meglio rinchiuso fra quattro mura, nonostante la sua mente "inquadrata".

Il corpo del racconto, tuttavia, si sviluppa verso un altro filone: grazie all'aiuto del compagno di cella Yassir ricomincia così a dipingere ed è come se i suoi quadri prendessero vita. Il nostro pittore, seppur per brevi momenti, riesce ad evadere l'intollerabile giogo carcerario, ritrovandosi immerso in realtà profondamente diverse ma altrettanto crude e sconvolgenti, realtà fatte di guerra,terrorismo e ribellione.

E' questa la parte centrale del racconto e se da un lato l'idea di inserire altre storie nella storia, attraverso la pittura di Yassir, è efficace e originale, dall'altro la sensazione è che venga messa troppa carne al fuoco per poter essere gestita in un racconto così piccolo. Il risultato è che la parte centrale del libro diventa a volte una sorta di pamphlet politico in cui si denunciano gli orrori generati dal fanatismo religioso e dall'ingerenza della religione nella vita politica di un paese, ma si trova anche spazio per difendere la causa palestinese, criticare ogni forma di censura, invitare alla convivenza civile... Insomma troppe, troppe cose che, per quanto condivisibili, non si amalgamano affatto con il resto del racconto ma sembrano galleggiare sulla superficie della vicenda e, a volte, non riescono ad andare oltre alla semplice "frase fatta", spiattellata in un paio di righe e decisamente non in linea con l'atmosfera appassionata ed a tratti onirica del racconto. Un'occasione mancata che forse poteva essere sfruttata meglio se non si fosse condensata la vicenda in poche pagine ma si avesse optato per un'opera di più ampio respiro, lasciando alle parole e alle azioni dei personaggi il compito di far emergere pian piano i messaggi che l'autore vuole chiaramente trasmettere, senza che egli si trovasse costretto a inserire piccoli comizi improvvisati. Tanto si può dire sulla complessa realtà dell'Iran odierno, sulla difficile convivenza tra culture diverse e sull'importanza di uno stato laico e che qui viene solo genericamente accennato senza offrire qualcosa di veramente originale rispetto a quanto si può leggere su un quotidiano.

Anche lo stile utilizzato desta qualche perplessità, sia per lo sfruttamento un po' eccessivo della tecnica di cominciare ogni nuova frase ripetendo l'ultima parola della frase precedente, sia per alcuni evidenti errori a cui si poteva facilmente rimediare e che danno l'idea che il libro non sia stato riletto prima di essere mandato in stampa.Un peccato perché il racconto, soprattutto nell'evoluzione degli ultimi capitoli, non manca di fascino e, a suo modo, di poesia.

Giudizio:

+3stelle+

Recensione di Tancredi

L'uomo che amava dipingere si presenta come un racconto corposo ed intenso sull'Iran odierno. All'oscurantismo culturale della religione islamica, nella sua versione più integralista possibile, viene contrapposta l'Arte, come valore capace di esaltare e liberare l'animo umano, qui personificato nel protagonista, che, costretto in cella per la sua stessa attività di pittore, troppo eversiva per il regime, non può far a meno di continuare a dipingere, trovando nella tela l'unico modo per fuggire all'orrore della prigione e della sua imminente condanna. Su questo piano, viene strutturato il rapporto di Yassir con il padre scomparso, rievocato, episodio dopo episodio, attraverso la pittura e il dialogo con il compagno di cella. Il tutto si inquadra in un percorso di progressiva presa di coscienza che conduce ad un finale a doppia sorpresa, e qui mi fermo.

L'autore di questo racconto è indubbiamente mosso da nobili sentimenti, e anche da una buona dose di ambizione. Scrivere dell'Iran odierno, degli orrori delle prigioni, del valore dell'arte, dell'amore libero e anche omosessuale, nonché del complesso rapporto padre-figlio, non può che risultare un'ardua impresa.

Mantenere le promesse è difficile, difficile è mantenere tutti questi elementi in equilibrio, mentre è facilissimo sbagliare, esagerare, cadere nella trappola della retorica e del pietismo. Le promesse sono ottime, purtroppo non si riesce a mantenerle. Troppa carne viene messa a cuocere. Risulta inadatta la forma del racconto, inadeguato lo stile, la scrittura talvolta diventa pesante, ridondante, scadendo nella facile retorica. Per non parlare di errori e refusi sparsi: sintomo inequivocabile di una mancata (e sempre imprescindibile!) revisione.

In definitiva, permane il giudizio secondo il quale le intenzioni sono decisamente ottime e nobili, ma l'autore non possiede gli strumenti narrativi adatti.

Giudizio:

+3stelle+

Recensione di Daniele

Lodevoli le intenzioni, risultato mediocre.

La vicenda narra di Yassir, giovane pittore arrestato per aver dipinto una donna nuda e infrangendo la severa legge iraniana sulla produzione di materiale pornografico. In carcere il protagonista incontra Omar, arrestato per omosessualità, con il quale instaura fin da subito un'amicizia profonda. Vedendo che Yassir non riesce a reggere la dura pressione del carcere, Omar cerca di alleviare la sua sofferenza portandogli di nascosto tele, pennelli e colori per alleviare le sue sofferenze. Nuovamente con i pennelli in mano, Yassir sembra rinascere, e comincia a dipingere soggetti e scene che rappresentano il medio oriente odierno. Yassir quindi si ritrova a contatto con Bambini kamikaze e depressi soldati americani, fino a trovarsi in mezzo alla vicenda di Neda, simbolo delle proteste iraniane contro il regime degli Ayatollah.

Le cose migliori de "L'uomo che amava dipingere" sono sicuramente l'approfondita conoscenza dell'autore sull'argomento e lo sguardo acritico con cui vengono rappresentate situazioni che all'uomo occidentale vengono date in pasto condite con chili di retorica nazionalista. Purtroppo non si può parlare bene della prosa, piena di ripetizioni, pesante come un macigno e tutt'altro che scorrevole. In più i dialoghi non sembrano affatto realistici, rovinando ancor di più la lettura. Infine, rimane un libro poco coinvolgente, nonostante la storia abbia un paio di spunti interessanti.

In conclusione dispiace parlare di una buona idea sprecata, ma il libro non riesce proprio ad emergere dalla mediocrità.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'uomo che amava dipingere
  • Autore: Vincenzo Borriello
  • Editore: Casa Editrice Aurea
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Narrativa
  • ISBN-13: 9788896686027
  • Pagine: 64
  • Formato - Prezzo: Brossura - 11,00 Euro

1 Commenti:

  • 19 gennaio 2011 21:47

    Beh, leggendo le tre recensioni le 3 stelle e mezzo mi sembrano generose.
    Lo eviterò.

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