1 dicembre 2010

La vetrina degli incipit - Novembre 2010

L'incipit in un libro è tutto. In pochi capoversi l'autore cattura l'attenzione del lettore e lo risucchia nel vortice della storia. Oppure con poche banali parole lo perde per sempre...
Quanti libri, magari meritevoli, giacciono abbandonati dopo poche righe sui comodini di ogni lettore? E quanti altri invece sono stati divorati in poche ore perché già dalle prime righe non siamo più riusciti a staccare gli occhi dalle pagine? Anche questo mese vogliamo condividere con voi gli incipit dei libri che stiamo leggendo, perché alcuni di voi possano trarre ispirazione per le loro future letture e perché altri possano di nuovo perdersi nel ricordo di personaggi e atmosfere che già una volta li avevano rapiti...






***

«Il cielo sopra il porto aveva il colore della televisione sintonizzata su un canale morto.
– Non è com'ero abituato. – Case lo senti dire da qualcuno, mentre si faceva largo tra la calca, a gomitate, per infilarsi nella porta dello Chat. – È come se all'improvviso il mio corpo fosse affamato di droga, affamato da morire. – Era la voce d'uno di quei disperati che pullulavano abitualmente in quei quartieri multiformi e caotici chiamati in gergo «Sprawl». Il Chatsubo era un bar per espatriati professionisti: potevate berci per un'intera settimana senza mai sentire due sole parole in giapponese.
»
Neuromante, di William Gibson - Sakura

«Non è impresa né gradevole né facile privare un popolo dell’uomo che esso celebra come il più grande dei suoi figli: tanto più quando si appartiene a questo popolo. Ma nessuna considerazione deve indurre a subordinare la verità a presunti interessi nazionali, quando dal chiarimento di un problema obiettivo possiamo attenderci un progresso delle nostre conoscenze.
L'uomo Mosè, che fu liberatore, legislatore e fondatore religioso del popolo ebraico, appartiene a tempi remoti, sicché non è lecito aggirare la questione preliminare: personalità storica o creazione della leggenda? Se visse realmente, ciò fu nel tredicesimo, o forse nel quattordicesimo secolo prima dell'era da cui siamo soliti computare il tempo; di lui non abbiamo altre notizie se non quelle provenienti dai libri sacri e dalle tradizioni scritte degli Ebrei.
»
L'uomo Mosè e la religione monoteistica, di Sigmund Freud - Daniele

«Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 6 dicembre 1973. Negli anni Settanta, le fotografie delle ragazzine scomparse pubblicate sui giornali mi somigliavano quasi tutte: razza bianca, capelli castano topo. Questo era prima che le foto di bambini e adolescenti di ogni razza, maschi e femmine, apparissero stampate sui cartoni del latte o infilate nelle cassette della posta. Era quando ancora la gente non pensava che cose simili potessero accadere.»
Amabili resti, di Alice Sebold - Pythia

«Fuori dall'Europa, 1555

Sulla prima pagina è scritto: Nell'affresco sono una delle figure di sfondo.
La grafia meticolosa, senza sbavature, minuta. Nomi, luoghi, date, riflessioni. Il taccuino degli ultimi giorni convulsi.
Le lettere ingiallite e decrepite, polvere di decenni trascorsi.
La moneta del regno dei folli dondola sul petto a ricordarmi l'eterna oscillazione delle fortune umane.
Il libro, forse l'unica copia scampata, non è più stato aperto.
I nomi sono nomi di morti. I miei, e quelli di coloro che hanno percorso i tortuosi sentieri.
Gli anni che abbiamo vissuto hanno seppellito per sempre l'innocenza del mondo.
Vi ho promesso di non dimenticare.
Vi ho portati in salvo nella memoria.
Voglio tenere tutto stretto, fin dal principio, i dettagli, il caso, il fluire degli eventi. Prima che la distanza offuschi lo sguardo che si volge indietro, attutendo il frastuono delle voci, delle armi, degli eserciti, il riso, le grida. Eppure solo la distanza consente di risalire a un probabile inizio.

1514, Alberto di Hohenzollern diventa arcivescovo di Magdeburgo. A ventitrè anni. Altro oro nelle casse del Papa: compra anche il vescovado di Halbertstadt.
1517, Magonza. Il piú vasto principato ecclesiastico di Germania attende la nomina di un nuovo vescovo. Se ottiene la nomina, Alberto mette le mani su un terzo dell'intero territorio tedesco.
Fa la sua offerta: 14000 ducati per l'arcivescovado, più 10000 per la dispensa papale che gli permetta di tenere tutte le cariche.
L'affare viene trattato attraverso la banca Fugger di Augusta, che anticipa la somma. A operazione conclusa Alberto deve ai Fugger 30000 ducati.
Sono i banchieri a indicare le modalità di pagamento. Alberto deve promuovere nelle sue terre la predicazione delle indulgenze di Papa Leone X. I fedeli verseranno un contributo per la costruzione della basilica di San Pietro, in cambio otterranno un certificato: il Papa li assolve dai peccati.
Solo metà dell'incasso finanzierà i cantieri di Roma. Alberto userà il resto per pagare i Fugger.
L'incarico è affidato a Johann Tetzel, il piú esperto predicatore sulla piazza.
Tetzel batte i villaggi per tutta l'estate del '17. Si ferma al confine con la Turingia, che appartiene a Federico il Savio, duca di Sassonia. Non può mettervi piede. Federico riscuote in proprio le indulgenze, attraverso la vendita delle reliquie. Non tollera concorrenti nei suoi territori. Ma Tetzel è un figlio di puttana: sa che i sudditi di Federico faranno volentieri poche miglia oltre frontiera. Un nulla osta per il paradiso vale il tragitto.
L'andirivieni di anime in cerca di rassicurazione indigna a morte un giovane frate agostiniano, dottore all'università di Wittenberg. Non può tollerare l'osceno mercato messo in piedi da Tetzel, con stemma e bolla papale in bella vista.
31 ottobre 1517, il frate affigge alla porta settentrionale della chiesa di Wittenberg novantacinque tesi contro il traffico delle indulgenze, scritte di suo pugno.
Si chiama Martin Lutero. Con quel gesto ha inizio la Riforma.

Un punto d'origine. Memorie che ricompongono i frammenti di un'epoca. La mia. E quella del mio nemico: Q.
»
Q., di Luther Blisset - Morwen

«I colori: le innumerevoli gradazioni di verde e la lucentezza metallica di una Beretta per signore.
I numeri: il tre, il fortunato sette e i sessantamila dollari che abbiamo preso per il lavoretto a Sun City.
I luoghi: Peshawar, la malinconica Lourenço Marques, Brooklin, New York.
Gli oggetti: le chiavi della Mercedes blu (una SL, non la vecchia Roadster), una scatola di sigari foderata di feltro verde e, al suo interno, le munizioni sparpagliate come monetine. Un gilet di Brioni... un detonatore con innesco elettrico... un reggiseno di rayon dalle grandi coppe di un colore bianco argentato.
Con queste e molte altre circostanze ancora mi appresto a raccontare la mia storia, a cominciare dal fascicolo 3741 presentato alla corte dell'Eastern District di Brooklin. Si chiama in giudizio Firoze Peer per essersi spacciato per un funzionario federale. Sono inoltre stato accusato di aver venduto passaporti a quei famigerati dirottatori e di aver violato la sicurezza degli stati uniti. Ma è tutta colpa di quello scervellato di mio fratello Ashraf. Io e lui non abbiamo nulla in comune, eccetto questo bagliore sulfureo negli occhi verdi.
»
I ladri dagli occhi verdi, di Imraan Coovadia - Livia Medullina

«Si parla della natura, pur nell’ignoranza,
Come si può parlare della navigazione?
Guerra, commerci e pirateria sono un’unica cosa.
Goethe, Faust

Sul mare aperto non era possibile vedere qualcosa senza essere visti, pensò il comandante dell’ “Argus”. La campana suonò l’allarme e, con un fremito d’attesa, scorse tre navi corsare algerine che incrociavano all’orizzonte. L’“Argus” aveva superato lo stretto di Gibilterra e, con il suo piccolo gruppo di passeggeri e il suo carico di zucchero, era diretta a Marsiglia. Non c’era nulla da fare, ormai, pensò il capitano, se non alzare tutte le vele. Il vento era abbastanza favorevole, e forse avrebbero raggiunto la costa spagnola e capo Los Palos, tra Almeria e Alicante senza venire catturati.
Le tre navi decisero d’inseguirli. Il capitano gridò l’avvertimento: “Pirati in vista! Tutti gli uomini sul pante!”
Il grido spezzò la calma come una cannonata. I marinai corsero freneticamente ai loro posti, balzarono dalle amche, s’inerpicarono sugli alberi, si ammassarono a prua, srotolarono le funi tra imprecazioni e grida. La paura martellava quegli uomini seminudi più del sole pomeridiano che li investiva quel 29 giugno 1781.
“Santa Madre, di Dio” gridò il capitano de Chaumareys, “per prenderci dovranno raggiungerci!” La fregata con dieci cannoni scricchiolò e cigolò, virando verso il mare aperto, sospinta dalle vele latine che il capitano sperava reggessero nonostante il vento fortissimo che minacciava di spezzare pennoni e albero. De Chaumareys sapeva di dover rischiare il tutto per tutto. Era in gioco la libertà.
»
La sultana bianca, di Barbara Chase-Riboud - Vittoria A.

«Un caldo e tardo pomeriggio da estate indiana dell'ottobre del 1981, mezza piazza della Rotonda si riversò ad affollare la stazione di San Benedetto del Tronto per il saluto all'amico e compagno Aldo Sciamanna che partiva alla volta di Casale Monferrato, determinato a non adempiere agli obblighi di leva impostigli dall'Esercito italiano.»
I giorni della rotonda, di Silvia Ballestra - Desian

«Fu come se tutto venisse estirpato: le sensazioni, la memoria, l'identità, persino l'esperienza dell'esistere su cui poggia la realtà. Sembrò che tutto fosse scomparso, e tale scomparsa fu accompagnata da nulla più che una consapevolezza fugace, la quale subito cessò. Per un attimo infinito e indefinito vi fu soltanto la vaga percezione di un nucleo di vita che non aveva mente, né scopo, né pensiero, tranne l'intuizione del proprio essere.
In seguito iniziò la ricostruzione , con un affiorare attraverso strati di pensiero e di evoluzione, imparando e formandosi, finché qualcosa che era, un essere dotato di individualità e di forma, nonché della capacità di assumere un nome, si destò.
»
Criptosfera, di Iain M. Banks - Tancredi

«LISTEN then, and I'll tell you again of the Battle of the Rock. But none of your usual wriggling, or I'll stop before I've begun.

In those early years after the settlers came,the Trows infested the while valley, from Riversmouth to High Stone. After dark, not a stone, not a byre, not a stable was safe from them...
»
Heroes of the Valley, di Jonathan Stroud - Valetta

«I bastardi figli di Lilith hanno governato a lungo, per troppo tempo hanno fatto i loro porci comodi.
Bisogna ricominciare, servono un nuovo Adam e una nuova Eva.
Bisogna ricrearli.
Non serve. Bastano i primi due che capitano.
Ma sono dei Lilim.
Questo è il bello.
Allora pronti.
Tre. Due. Uno.
Reset.
Start.
End.
»
Coeva, di Maria Pia Carlucci, Fiorella Corbi, Maurizio Verdiani, Stefano Capecchi - Polyfilo

«Immaginiamo di essere seduti, voi e io, in una stanza silenziosa affacciata su un giardino, a parlare del più e del meno e a sorseggiare una tazza di tè verde, e che il discorso cada su un fatto avvenuto tanto tempo prima e he io vi dica:"Il pomeriggio in cui incontrai quell'uomo... fu il più bello della mia vita, e anche il più brutto". Sono convinta che mettereste giù la vostra tazza e replichereste: "Be', com'è possibile? Era il più bello o il più brutto? Una cosa esclude l'altra!" Di solito riderei di me stessa, dichiarandomi d'accordo con voi, ma la verità è che il pomeriggio in cui incontrai il signor Tanaka Ichiro fu al tempo stesso il migliore e il peggiore della mia vita. Mi era sembrato un uomo così affascinante che persino il sentore di pesce che proveniva dalle sue mani aveva un che di profumato. Ma, se non l'avessi conosciuto, sono sicura che non avrei mai fatto la geisha.»
Memorie di una geisha, di Arthur Golden - Heleonor

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