3 dicembre 2015

Aspettando il Natale, un libro al giorno: 3 dicembre

Cosa vuol dire Natale per un soldato? In un periodo come il nostro ricco di conflitti è interessante recuperare una raccolta come questa fa riferimento a un evento storico unico e fondamentale: la Tregue di Natale del 1914 quando, senza che nulla sia stato concordato, i soldati degli opposti schieramenti cessano il fuoco. Perché anche nei momenti più buoi l'uomo è capace di grandi gesti.

La tregua di Natale: Lettere dal fronte

«Mentre osservavo il campo ancora sognante, i miei occhi hanno colto un bagliore nell’oscurità. A quell’ora della notte una luce nella trincea nemica è una cosa così rara che ho passato la voce. Non avevo ancora finito che lungo tutta la linea tedesca è sbocciata una luce dopo l’altra. Subito dopo, vicino alle nostre buche, così vicino da farmi stringere forte il fucile, ho sentito una voce. Non si poteva confondere quell’accento, con il suo timbro roco. Ho teso le orecchie, rimanendo in ascolto, ed ecco arrivare lungo tutta la nostra linea un saluto mai sentito in questa guerra: “Soldato inglese, soldato inglese, buon Natale! Buon Natale!”.» Fronte occidentale, vigilia di Natale 1914: senza che nulla sia stato concordato, i soldati degli opposti schieramenti cessano il fuoco. Si accendono candele, si cantano inni di Natale. Comincia un botta e risposta di auguri gridati da parte a parte, fino a che qualcuno si spinge fuori dalla propria trincea per incontrare il nemico e stringergli la mano.
La «tregua di Natale» fu un atto straordinario e coraggioso che partì da semplici soldati mossi da sentimenti di profonda umanità e fratellanza.
Rileggere oggi, a distanza di cento anni, le lettere spedite dal fronte che raccontano quel gesto di spontanea e generosa insubordinazione ci commuove e ci interroga: è davvero impossibile costruire un mondo pacifico e solidale?
  • Autore: AA. VV.
  • Traduttore: Alberto Del Bono
  • Editore: Lindau
  • Data di Pubblicazione: 2014
  • Collana: I leoni
  • ISBN-13: 978-8867083060
  • Pagine: 186
  • Formato - Prezzo: Copertina flessibile - Euro 14

2 dicembre 2015

Quasi una commedia - Beatrice Da Vela

Roma, Primavera 1972. Il cinico professore Tommaso, con la complicità dell’inseparabile amica Lucia, scappa da una noiosa festa di battesimo verso quella che sembra l’usuale notte di libertà e dell’amore che “non osa pronunciare il suo nome”. Ma quello che inizia è un viaggio metaforico in una città infernale, dove l’unica salvezza è un giovane biondo, che potrebbe portare Tommaso fuori dal primo regno, verso la nebbia del Purgatorio e la luce del Paradiso.


Recensione

La prima sensazione che colpisce di questa storia, non appena se ne conclude la lettura, è il dilemma di un’intera generazione politica che, forte delle lotte passate, deve fare i conti con la modernità sociale che irrompe nella scena e si diffonde a macchia d’olio nella vita delle persone che circondano i protagonisti della storia, provocando anche un senso di smarrimento.
Al di là delle caratteristiche peculiari di ciascuno, Tommaso l’intellettuale protagonista e la sua amica di sempre Lucia, si confrontano coi temi scottanti del post ’68, con la critica che quell’era di cambiamento ha portato nella concezione stessa di politica in Italia. Siamo negli anni settanta, esistono ancora le lotte intestine di partito, i confronti di leadership e la stessa politica entra conflitto con se stessa e con ciò che la circonda, attestando il passaggio a un nuovo modo di fare politica che, in qualche modo, si discosta dagli ideali per arrivare alla carriera, trasformando il senso stesso della comunanza che fino a quel momento significava rappresentare gli altri.

Per quanto questa considerazione si possa considerare azzardata, è complementare al fascino indubbio che il protagonista esercita in tutti quei lettori che si ritrovano a interagire con lui, sbirciando nella sua vita. Tommaso è un uomo fondamentalmente solo, che non ritiene di poter dedicare la sua esistenza a una situazione sentimentale stabile: ha una posizione lavorativa da tutelare e, soprattutto, è omosessuale.
Si concede delle libertà a pagamento che lo porteranno a scontrarsi purtroppo con la violenza e con l’odio che all’epoca si respirava per chi, come lui, aveva un’affettività non convenzionale, tema tra l’altro alla ribalta ancora oggi delle cronache nostrane.
Ma proprio i postumi dell’aggressione gli consentono di poter rimettere a fuoco la sua vita e fare i conti coi suoi stessi orientamenti, facilitato in questo dall’incontro con Brunetto, un giovane omosessuale che dimostra al professore, nonostante il suo retroterra culturale e la sua ingenuità profonda, la possibilità di poter amare ed essere corrisposti, anche quando nessuno sarebbe pronto a scommetterci su. Infatti la loro diversità personale nella coppia costituisce la loro forza più grande: Tommaso ammette Brunetto nella sua vita, nonostante la strenua lotta interiore, e il giovane inizia ad accettare chi è e aiuta il professore a farsi amare senza condizionamenti. Anche nel loro caso i due uomini simboleggiano un passaggio caro alle associazioni che rivendicano i diritti civili, lanciando un messaggio che oggi per i più è scontato (ma non sempre accettato da chi fomenta l’odio): si può amare anche si sono due uomini a farlo.

Un altro aspetto molto interessante è proprio l’ambientazione italiana, che gravita intorno alla capitale ma nel contempo ci porta in diverse location del circondario, mostrando in modo puntuale e accorato la situazione e la diversità soprattutto tra il mondo rurale e campagnolo e invece l’aria cittadina, sofisticata e altezzosa nei vari percorsi che vengono raccontati.
Lo stile è pulito, sobrio e scorrevole con alcuni accenni di eleganza che arricchiscono l’esposizione della trama, i dialoghi mettono in evidenza le diversità di fondo dei vari personaggi che si avvicendano nella scena e tutto sommato anche la parlata romana che viene riportata fedelmente nelle varie scene a opera magari di Brunetto o di altri personaggi che mostrano poca dimestichezza con l’italiano, rendono questo romanzo godibile, senza appesantirlo.

Pur trattandosi di un libro breve, Quasi una commedia si dimostra un bel racconto ricco di storia e di emozioni sottili che trascinano il lettore, raccontando su più livelli narrativi la storia del nostro paese in un’epoca poco studiata e conosciuta da chi l’ha vissuta personalmente, dalla quale abbiamo comunque ereditato il nostro vivere moderno. Ci racconta l’Italia, gli ideali di una volta e la politica, ma anche i sentimenti, le paure e i dilemmi dell’animo umano che, a qualsiasi età, sono ancora capaci di stupirsi e, soprattutto, di stupire.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Quasi una commedia
  • Autore: Beatrice Da Vela
  • Editore: Leucotea
  • Data di Pubblicazione: 2015
  • Collana: projet
  • ISBN-13: 978889906726 7
  • Pagine: 164
  • Formato - Prezzo: cartaceo €13,90 e-book € 5,99

Aspettando il Natale, un libro al giorno: 2 dicembre

Quest'oggi viriamo un po' sul classico con un'opera poco conosciuta in italia, recentemente ristampata da Bompiani, che sicuramente ingolosirà tutti gli amanti del fanrtasy.




Le lettere di Babbo Natale


Il 25 dicembre 1920 J.R.R. Tolkien cominciò ad inviare ai propri figli lettere firmate Babbo Natale. Infilate in buste bianche di neve, ornate di disegni, affrancate con francobolli delle Poste Polari e contenenti narrazioni illustrate e poesie, esse continuarono ad arrivare a casa Tolkien per oltre trent'anni, portate dal postino o da altri misteriosi ambasciatori. Una scelta di questi messaggi annuali, trascritti a volte in forma di colorati logogrifi, formano questa fiaba intitolata "Le lettere di Natale", scritta a puntate da un Tolkien non tanto in vena di paterna e didattica allegria, quanto in groppa all'ippogrifo della sua fantasia filologica e ironica.

Dettagli del libro

  • Titolo originale: The Father Christmas Letters
  • Autore: John R.R. Tolkien
  • Traduttore: M. Respinti
  • Editore: Bompiani
  • Data di Pubblicazione: 27 ottobre 2004
  • Collana: I libri di Tolkien
  • ISBN-13: 978-8845232954
  • Pagine: 111
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - Euro 18.00

1 dicembre 2015

La vetrina degli Incipit - Novembre 2015

L'incipit in un libro è tutto. In pochi capoversi l'autore cattura l'attenzione del lettore e lo risucchia nel vortice della storia. Oppure con poche banali parole lo perde per sempre...
Quanti libri, magari meritevoli, giacciono abbandonati dopo poche righe sui comodini di ogni lettore? E quanti altri invece sono stati divorati in poche ore perché già dalle prime righe non siamo più riusciti a staccare gli occhi dalle pagine? Anche questo mese vogliamo condividere con voi gli incipit dei libri che stiamo leggendo, perché alcuni di voi possano trarre ispirazione per le loro future letture e perché altri possano di nuovo perdersi nel ricordo di personaggi e atmosfere che già una volta li avevano rapiti...





«Era in prigione da tre anni, Shadow. E siccome era abbastanza grande e grosso e aveva sufficientemente l’aria di uno da cui è meglio stare alla larga, il suo problema era più che altro come ammazzare il tempo. Perciò faceva ginnastica per tenersi in forma, imparava i giochi di prestigio con le monete e pensava un sacco a sua moglie e a quanto la amava.
L’aspetto più positivo del fatto di essere in prigione, secondo lui – forse l’unico aspetto positivo – era una certa sensazione di sollievo. Sollievo all’idea di aver toccato il fondo. Non si doveva più preoccupare di essere preso, perché era già stato preso. Non aveva più paura di ciò che avrebbe potuto riservargli il futuro, perché il passato ci aveva già provveduto. .
»
American Gods, di Neil Gaiman - Valetta

«L’uomo uscì dal bosco lasciando alle spalle l’ultimo brandello di natura, pochi appezzamenti di terra nera, oleosa, un manto lunare coperto da alberi che avevano resistito ad anni ormai privi di stagioni. Arrivò al centro di una pianura aperta, spazzata dal vento, occupata da chiazze di neve piena di cenere. Tutto attorno, quel che restava, rare costruzioni, case dai muri crepati, reticoli di strade sventrate, piazze ’asfalto divelto, era andato bruciato dalla pioggia acida, dall’aria di ghiaccio, dall’abbandono. Nemmeno le sterpaglie e i rovi avevano avuto la forza di riprendersi in quei luoghi. Il grigio e il freddo formavano un inverno senza fine. L’inverno dell’umanità, lo chiamavano. Giorno dopo giorno, camminava dalle prime luci dell’alba del mattino all’avvento della notte profonda, senza sosta, trascinando il corpo stanco, un passo dopo l’altro, piegato nonostante la giovane età. Unicamente col buio poteva fermarsi, sotto il cielo senza alcuna stella, nascosto ai bordi delle strade, come un animale che respira lentamente sopravvissuto alla mattanza.»
Metropoli, di Massimiliano Santarossa - Cattivissimaprof

«Diario di m.lle Cecile Dubois (Estratti)

2/12/72
Da quando la mia povera mamma paralizzata ha reso, il giorno d’Ognissanti, l’anima a Dio il nostro appartamentino è molto quieto e tranquillo. Potrei annotare ogni giorno un comunicato militare: N.d.S.: Niente da Segnalare. Neanche Gustave mi guarda più, mi parla più, mi presta più la minima attenzione. Per la maggior parte del tempo dorme, mangia, medita intorpidito. Ma trascorre lunghi momenti a osservare dalla finestra la circolazione delle macchine in fondo alla rue Sant-Jacques; e allora, d’un tratto, si irrita, miagola con voce roca, lo sguardo vitreo. Evidentemente non gli basto più!
La monotonia di queste grigie giornate invernali, la singolare solitudine di questo quartierino sotto i tetti, la brulicante solitudine del mio lavoro alla Bibliothèque Nationale sono indubbiamente rotte soltanto il sabato, dalle 10 alle 11, dalle lezioni di Labattut-Largaud alla Sorbona.
Dieci anni fa avevo già avuto Labattut-Largaud come professore di tedesco al liceo della porte de Passy; e oggi lo ritrovo all’università, docente di Letteratura Comparata.
Al lieco di Passy, LL, che chiamavamo Loulou, era un insegnante di lingua quanto mai originale. Quando passava l’ispettore – tre quarti d’ora l’anno! – aveva il buon senso di attenersi alla lettera alle istruzioni ufficiali e ci insegnava a parlare tedesco moderno con i metodi cosiddetti «attivi», il che era noiosissimo. Ma per il resto dell’anno sacrificava alla sua vocazione personale, che è di far rivivere il passato.
.
»
Morire a Francoforte , di Hubert Monteilhet - Antonio

«Dopo aver ottenuto il regno con duplice delitto, Cleopatra si abbandonò ai piaceri e divenne, per così, dire, la prostituta dei re d'Oriente: avida d'oro e di gioielli, non solo con le proprie arti spogliò i suoi amanti di tali ricchezze, ma anche i templi e i luoghi sacri". Così la descrive Boccaccio [De mulieribus claris, LXXXVIII, trad. Zaccaria, 1970, p. 349], dopo che già Properzio le aveva dato della "Regina meretrix" [Elegie, III, v. 39]; Dante perpetua la tradizione piazzando "Cleopatràs lussuriosa" fra i gironi infernali [Inferno, V, v.63]. Ai posteri, cioè a noi, resta da capire se si tratti di una fama meritata, o se sia invece il risultato della damnatio memoriae a cui venivano condannati i nemici di Roma.»
Spregiudicate, di Adriana Schepis - Daniele

«Landolfo: (a Bertoldo come seguitando una spiegazione) E questa è la sala del trono!
Arialdo: A Goslar!
Ordulfo: O anche, se vuoi, nel Castello dell'Hartz!
Arialdo: O a Worms.
Landolfo: Secondo la vicenda che rappresentiamo, balza con noi, ora qua, ora là.
Ordulfo: In Sassonia!
Arialdo: In Lombardia!
Landolfo: Sul Reno!
Uno dei valletti (senza scomporsi, movendo appena le labbra): Ps! Ps!
Arialdo: (voltandosi al richiamo) Che cos'è?
Primo valletto: (sempre come una statua, sottovoce) Entra o non entra?
Allude a Enrico IV»
Enrico IV, di Luigi Pirandello - Tancredi

«Non smetteva di piovere. Il raccolto marciva nei campi, le pareti di legno delle case si coprivano di muffa, i ponti delle navi erano viscidi come alghe. Per mesi Laurentius aveva mangiato pane rancido e vissuto in case putride, e da una settimana scivolava sul ponte di coperta. Una bile nera gli si era raccolta dentro come la schiuma sporca che si forma attorno a un pezzo di legno gettato nel fiume. Ora che da una barca traballante scendeva finalmente su una banchina, mettendo piede sulle assi viscide , inchiodate ai pali conficcati nel fondale limaccioso, si guardò intorno esitante. Dal cielo basso le raffiche di vento gli soffiavano in faccia spruzzi d'acqua, mentre cercava di capire che posto fosse quella terra in cui aveva liberamente deciso di venire.
La striscia di costa piatta con la spiaggia bianca e i ciuffi dei canneti gli ricordavano da vicino il porto dove si era imbarcato. L'albero della nave postale aveva lo stesso aspetto sullo sfondo del cielo plumbeo, e le vele issate apparivano grigie e insulse proprio come quando era partito. Accanto al molo si allungava nell'acqua torbida un pontile che terminava con una vecchia guardiola accucciata sul mare. Era evidente che da tempo nessuno la utilizzava più. Edifici in rovina se ne trovano in ogni porto e quell'immagine, pur desolante, riuscì per qualche strana ragione a infondere in Laurentius un certo conforto.
»
Le api di, Meelis Friedenthal- Polyfilo

«Luce. Il candore nitido del cielo gli feriva gli occhi. Cominciò a sentire sotto i polpastrelli gelati una superficie dura troppo regolare per essere di origine naturale. Quello doveva essere lo spigolo di qualcosa, assolutamente. Per tutta la giornata precedente era caduta una nevicata insistente e nervosa, che aveva lasciato parecchi cumuli di biancore stantio su quella landa brulla e e senza dei. Il freddo gli era penetrato nelle ossa e lo mordeva, affamato, ma la voce dentro la sua testa gli ripeteva che finalmente aveva scovato quello che per forza doveva trovarsi lì sotto. Alzò per un attimo il capo e si guardo intorno Tra le mani aveva probabilmente la scoperta della vita, e la scena davanti a lui parve congelarsi come in un cristallo di ghiaccio: sbuffi di fumo bianco, denso come latte, uscivano quasi a fatica dalle narici dei cavalli; le guardie imperiali perlustravano intirizzite la zona degli scavi, più preoccupate di combattere il freddo atroce che di difendere la spedizione; gli altri soldati, quelli con la tunica rosso sangue, scandagliavano la radura con sguardo incattivito, mentre i suoi pochi collaboratori lavoravano, come se nulla fosse. Erano gli unici ad essere soddisfatti di trovarsi laggiù nel Mourn Labyrinth. »
Obscuram, il Presagio, di Alfredo Drago, Diego De Vita - Chiara A.

«Chiudo gli occhi per vivere. Per uccidere, anche. In questo sono il più forte: lui chiude gli occhi soltanto per dormire e nemmeno il sonno gli dà conforto. Le sue tenebre pullulano di morti, di crudeltà che lo ossessionano. Io so che a lui non piace il riposo, come non piace a tutti i grandi della terra. Il riposo lo lascia solo con la sua coscienza e i suoi rimorsi, col rimpianto di avere agito sempre da potente, da uomo terrorizzato dal proprio potere. Una volta, cinque anni or sono, lo incontrai al tempio, di mattina, appena sveglio. Aveva gli occhi rossi, gonfi di stanchezza e non aveva il coraggio di guardarci, per paura che si potessero decifrare nel suo sguardo il nome o i tratti di coloro che lo avevano tormentato durante la notte. È adorato come un dio, ma nessuno lo ama. Infatti, è l’autore della Pace universale e ha creato il più grande impero di tutti i tempi, ma è anche l’autore della Paura, la paura degli altri e la sua.
La tempesta di neve scuote il tetto. Il mare geme in lontananza e, nella notte, le sue onde si trasformano in lunghi fantasmi di ghiaccio. Domani la gente potrà camminare sopra i pesci e qualche vicino, più robusto di me, dovrà aprire un passaggio fino alla mia porta, attraverso lo spessore della neve, perché io possa uscire. Non ho mai sentito un urlo come questo, accompagnato dallo scricchiolio della neve ghiacciata all’esterno dei muri. Oltre questo acuto grido che si abbatte su di me come un’onda, il gemito del mare sembra il suono stesso della notte, come se il tempo avesse una voce e la facesse udire in un punto solo della terra: qui. La mia casa è quasi addossata ai bastioni della città, e quando il vento si calma sento l’ululare dei lupi fuori dalle mura. Hanno fame. Ne è stato ucciso uno in strada, oggi pomeriggio. Sconvolta dalla fame, la bestia si era lanciata verso la città, gettandosi sulla prima persona incontrata, una vecchia di ritorno dal mercato, e sbranandola in un batter d’occhio. Sono corso anch’io alle grida della gente e ho avuto il tempo di vedere il lupo, trafitto da una lancia, giacere sopra la sua vittima sulla neve insanguinata. Ho pensato subito a lei. Non ho potuto fare a meno di augurarle la stessa sorte, che, sfortunatamente, è impossibile: i lupi non arrivano mai a Roma. Ma una notte un lupo potrebbe sfuggire ai bestiari, penetrare nel giardino del palazzo imperiale e fare quel che fino ad oggi nessun uomo ha avuto il coraggio di fare…
Chiudo gli occhi e uccido. Queste scene sono presenti, più vive e più chiare del ricordo di oggi! Chiudo gli occhi e vedo. Sono poeta. Lui è solo imperatore.
»
Dio è nato in esilio, di Vintilă Horia - Patrizia O.

Aspettando il Natale, un libro al giorno: 1 dicembre

Cari Lettori,
quest'anno vogliamo cambiare un po' formula per le festività natalizie, perciò abbiamo deciso di creare un "calendario dell'Avvento" un po' speciale e tutto nostro.
Da oggi fino a Natale vi accompagneremo ogni giorno consigliando un nuovo libro, ovviamente a tema natalizio, che speriamo vi aiuti a entrare nell'atmosfera e magari vi sia anche utile per qualche idea-regalo.
Come sapete siamo spiriti liberi e abbiamo sempre dato spazio sia ai classici che alle produzioni più alternative, quindi anche i nostri consigli spazieranno un po' per tutti i generi, sia per venire in contro ai gusti di tutti sia perché ci piace l'idea di farvi scoprire qualcosa di nuovo e apprezzare diverse prospettive. La nostro proposta di oggi pensiamo dimostri appieno questa filosofia. Buona lettura!

Natali neri e altre storie di guerra

Viviamo tempi di guerre. Anche quando non ce ne accorgiamo o pensiamo siano lontane. Dall'inizio del mondo fino a oggi. Guerre ufficiali, come la I o la II Guerra Mondiale, o battaglie culturali (San Francesco incontrò il Grande Saladino, non stava solo a predicare gli uccelli). La Guerra e il corpo delle donne, si intitola una delle graphic novel di questo volume, che raccontano la guerra e la lotta anche nel quotidiano, nelle zone di confine, magari la notte di Natale, o sulla barca di un pescatore per diporto. I racconti qui pubblicati, cui si aggiunge un inedito che dà il titolo al libro, sono usciti sulla rivista "Animais".
  • Autore: Fabio Visintin
  • Editore: Comicout
  • Data di Pubblicazione: Ottobre
  • ISBN-13: 9788897926115
  • Pagine: 112
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 19.50
 

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