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27 novembre 2011

Intervista a Paola Sironi, autrice di "Nevica Ancora"

L'autrice

Paola Sironi è nata nel 1966 a Milano. Vive con il marito e la figlia in un paese dell’hinterland milanese. Ha lavorato come consulente informatico per diverse aziende e attualmente è capo progetto presso una società di credito. Ha pubblicato con Todaro Editore “Bevo grappa” nel 2010 e “Nevica ancora” a settembre 2011.





Il libro

Nevica il giorno in cui Flaminia riceve l’inattesa visita di Arnel Villaluna, storico vicino di casa filippino. Poco è cambiato nella vita dei fratelli Malesani: Flaminia è sempre affaccendata nella sua frenetica quotidianità, Massimo continua a essere un detective più dedito all’adescamento di femmine facoltose che all’attività d’investigatore. Eppure, è a lui che, dopo mesi di esitazioni, Arnel ha deciso di chiedere aiuto per ritrovare la moglie Evelyn, scappata di casa senza spiegarne le ragioni



L'intervista



1) Ciao Paola, complimenti per il tuo ultimo libro Nevica ancora. Con grande piacere ritroviamo Flaminia Malesani che affianca, suo malgrado, il fratello Massimo nelle sue investigazioni che ci portano ai confini di una realtà quotidiana apparentemente tranquilla, verso l’oscurità che spesso si cela dietro esistenze genericamente definite “normali”. Come nasce questo libro?

L’idea è partita innanzitutto dalla voglia di proseguire a raccontare la storia dei protagonisti di “Bevo grappa”, i fratelli Malesani. Quando ho terminato di scrivere il primo libro, ho continuato automaticamente a immaginare come potesse svilupparsi la loro vita ed è venuto spontaneo renderne partecipi i lettori. Di base, però, tutto l’intreccio narrativo si è sviluppato intorno al delitto. Non inizio mai a scrivere un libro senza aver prima elaborato la dinamica dell’omicidio e lo scenario che gli ruota intorno. In “Nevica ancora” ho costruito attentamente tutta l’evoluzione originaria che ha portato all’attimo in cui il crimine si manifesta, partendo da un passato piuttosto remoto. Anche se il prodotto finale potrebbe indurre a supporre il contrario, in realtà, attraendo l’attenzione su avvenimenti collaterali, si forniscono contemporaneamente tutti gli elementi necessari alla soluzione del caso, seppure in maniera dispersiva e cronologicamente disordinata. Alla fine, il lettore può, come Flaminia, rimettere insieme i pezzi e accorgersi che ciascuno ha avuto la sua parte. Anche quelli all’apparenza meno rilevanti.
Penso che questo sia molto simile a ciò che accade nella vita reale, chiedendoci uno sforzo continuo di rielaborazione.


2) Massimo Malesani è un giovane uomo affascinante, manipolatore, dotato di una forte dose di sangue freddo e di arroganza. Leggendo ‘Nevica ancora’ mi sono trovata a pensare che la sua personalità ha, in un certo senso, accentuato i suoi lati oscuri rispetto al tuo primo libro ‘Bevo Grappa’. E’ come se gli anni lo avessero reso più cinico e più duro. Parlaci di lui e del suo modo di rapportarsi alle donne.

In effetti, questo romanzo è particolarmente incentrato sulla figura di Massimo, così come il primo lo era su quella di Flaminia. Risaltano di conseguenza quelli che tu definisci i suoi lati oscuri. Di fatto è quello che di solito succede quando si conosce meglio una persona.
Nel corso della storia Massimo, come altri personaggi, si trova casualmente ad affrontare il suo passato sentimentale. L’esito è disastroso, non riuscendo egoisticamente a gestire la propria sfera affettiva, alterna cinismo a reazioni aggressive e impulsi atavici, piuttosto inquietanti. Contemporaneamente persevera nel coltivare con diverse donne rapporti puramente opportunistici, favorito dalla sua camaleontica capacità di compiacerle, pur mantenendo il ruolo dominatore di cui non può fare a meno.


3) Che cosa cercano le donne in un uomo come Massimo Malesani? Nel momento stesso in cui gli si avvicinano sanno già a che cosa andranno incontro eppure non riescono a stare lontano da lui.

Fondamentalmente sono ingannate, il fascino di Massimo va al di là dell’attrazione fisica che esercita sulle donne. Come ho già detto si avvale di una tecnica di manipolazione psicologica, che sa anche offrire momenti di gratificazione, calibrati sulla personalità di ognuna di esse. Purtroppo, è questo quello che le donne cercano in lui. Faticano ad accorgersi che con Massimo pagano un prezzo molto più alto, rispetto a quello che ricevono e la maggior parte di loro non riesce ad allontanarsene.


4) Isabella, Evelyn e Flaminia sono tre donne dalle personalità profondamente differenti. Eppure, benché con modalità diverse, tutte e tre dimostrano forza, determinazione nel tenere fede alle proprie decisioni, passione e un modo assolutamente unico di gestire le proprie debolezze e paure nascoste…

Isabella, Evelyn e Flaminia rappresentano una parte, a mio parere consistente, del mondo femminile: quello che si muove sempre in buona fede. Anche quando sbaglia. E nella loro buona fede sono tutte e tre capaci di una forte determinazione, più razionale in Flaminia, più istintiva in Evelyn, più passionale in Isabella. Nel corso della storia, nessuna si salva dal commettere errori, a volte per paura o per debolezza, in una lotta continua con le difficoltà reali e quelle più intime, a cui non si sottraggono mai.


5) Il tuo libro tratta una vicenda carica di lati oscuri che mi ha spesso spinto ad ipotizzare chi poteva essere il colpevole e, ogni volta che mi pareva di avere una risposta, un colpo di scena rimescolava le carte. Come anticipato prima, i lati più bui della storia sono strettamente legati all’apparente anonimato della vita quotidiana. Che cosa anima sia le vittime che i colpevoli?

Questo è un caso che si sviluppa nell’anonimato sociale, in una realtà così priva di visibilità che anche chi ne fa parte ne ha spesso una percezione distorta. Vittime e persecutori sono impegnati unicamente nel loro quotidiano e nella difesa del loro piccolo microcosmo. E’ uno scenario opprimente, dove però la positività e la negatività delle emozioni individuali hanno un’influenza fondamentale, complicandone l’ intreccio .


6) L’evolversi del libro ci porta ad una realtà durissima, una realtà che non si vorrebbe mai affrontare, una realtà che annienta e annichilisce e che purtroppo, oggi come oggi, viene talvolta portata alla luce dalle notizie di cronaca. Senza svelare troppo della trama, che cos’è per te il male? Qual è la differenza tra la malvagità e l’assenza di coscienza, o di consapevolezza, che si cela spesso dietro atti efferati?

Premetto che seguo poco la cronaca nera, perché ho una certa repulsione per la superficialità e l’incompetenza con cui è trattata mediaticamente. Ma ritengo anch’io che questo caso, nello svelare una verità umana così insostenibile, sia assimilabile ad alcuni delitti reali che, proprio per la loro intima durezza, meriterebbero un maggiore pudore. Forse, lo stesso che, pur nell’insieme dei loro difetti, riescono ad avere Massimo e Flaminia.
Per rispondere alle tue domande, che colgono un aspetto rilevante del libro, partirei proprio dalla trama di “Nevica ancora”, per poi arrivare a un concetto più universale. Prometto di non svelare niente d’essenziale.
In questa storia s’indaga su un delitto che interessa vicende private, dove il confine tra bene e male è sempre molto labile, a volte persino soggettivo. Nessuno dei personaggi rappresenta assoluti di positività e negatività, nessuno è immune da piccole meschinità, ma nessuno ha neppure connotazioni di malvagità incondizionata. E’ importante sottolineare però che, alla fine, chi uccide ha dentro di sé un vuoto di coscienza che sgomenta e dovrebbe far riflettere. Ogni attore manifesta un livello più o meno alto di responsabilità verso ciò che gli è esterno, ma l’atto estremo, irrimediabile, è commesso da chi ne è privo, eppure non così facilmente individuabile.
Ovviamente, penso che ci sia un’interdipendenza categorica tra male e senso di responsabilità. Ma credo anche che sulla formazione del senso di responsabilità individuale possano giocare diversi fattori. Se in questo specifico crimine ha un ruolo basilare un’assenza di contenuti ai limiti dell’inconsapevolezza, sulla cui origine c’è comunque da interrogarsi, in altri sono certa che anche la volontà abbia la sua parte.


7) ‘Nevica Ancora’ si apre con una descrizione, esilarante e molto reale, di una di quelle tipiche giornate che si vorrebbe dimenticare all’istante, in cui tutto sembra andare storto. Ci saranno nuove avventure che vedranno ancora come protagonista Flaminia?

Rispondo brevemente: è sicuramente nelle mie intenzioni. Amo molto quel contrasto tra comico e tragico che facilmente caratterizza la nostra quotidianità e trovo che una buona miscela di noir e commedia umana sia il modo migliore per rappresentarlo. Al momento, fatico a immaginare un personaggio migliore di Flaminia per farne da protagonista.


8) Parlaci dei tuoi progetti futuri.

Ho iniziato da poco a lavorare sul prossimo libro, sono ancora nella fase di studio e di ricerca che precede la stesura. Sto pensando di orientarmi su un tema sociale preciso, che preferisco non rivelare. E’ ancora presto per aggiungere altro, sicuramente spero che avrò occasione di parlare con te anche del mio prossimo romanzo.


Grazie, Paola, e ancora complimenti per il tuo romanzo.

Grazie a voi per avermi ospitata sul vostro sito.

28 settembre 2010

Intervista a Paola Sironi, autrice di Bevo Grappa

L'autrice

Paola Sironi è nata nel 1966 a Milano. Vive con il marito e la figlia in un paese dell’hinterland milanese. Ha lavorato come consulente informatico per diverse aziende e attualmente è capo progetto presso una società di credito. Scrive nel tempo libero per passione e “Bevo grappa” è il suo primo romanzo.






Il libro:

Flaminia Malesani abita nel benestante nord Italia e ogni giorno si mescola alla folla dei pendolari brianzoli che si riversano nella produttiva città, si confonde come numero anonimo tra gli impiegati del terziario avanzato, si muove consona ai frenetici ritmi milanesi. E’ una ragazza dalla vita comune, disincanta come i suoi coetanei, specchio di una generazione schiacciata in prospettive limitate. Eppure, Flaminia Malesani, nella sua vivace tensione emotiva, ci racconta una società molto più articolata e meno banale delle comuni semplificazioni, sviscerandone peculiarità e contraddizioni. E’ lei la voce narrante di “Bevo Grappa” e ogni vicenda del romanzo ci arriva solo attraverso il suo sguardo.
Orfana di entrambi i genitori, Flaminia abita con i tre fratelli in una casa popolare. Alterna una vita sociale e familiare, intensa e scombinata, alla regolarità dei ritmi lavorativi e alla stabilità della relazione sentimentale con il fidanzato Milo. Ama la letteratura, il cinema, la musica, frequenta centri sociali, termina ogni cena con uno o più bicchieri di grappa. Si concede svaghi intellettuali e più frivoli vizi. Emancipata e combattiva, sa adattarsi con consapevole ironia ai compromessi del quotidiano e dell’impegnativa convivenza con i tre fratelli, dalle personalità divergenti.
A lei si contrappone la figura Massimo, il più estroso e impudente dei quattro fratelli Malesani: presunto detective, con tanto di agenzia investigativa di facciata, è in realtà adescatore di ricche mogli tradite. Ed è solo una casualità a portare nella sua attività di seduttore e mantenuto un incarico da vero detective.
Massimo inizia a seguire il caso con impegno. Indaga sui retroscena che possono nascondersi dietro la morte violenta di Mirco e Arianna, i due giovani apparentemente trucidati per fatalità nel corso di una rapina. Ma agli occhi di Flaminia, riluttante ad offrirgli aiuto nell’indagine, il fratello è spinto da un capriccio narcisista e solo quando l’avvicendarsi di personaggi e sviluppi entra di prepotenza nella sfera personale di Flaminia, i due fratelli si ritrovano complici nella ricerca della verità. Il rapporto conflittuale tra Flaminia e Massimo diventa filo conduttore della narrazione, contrapponendo all’egocentrismo dominante di Massimo lo spirito pratico e razionale di Flaminia. Ma niente è troppo scontato: le caratteristiche di ciascun personaggio si delineano nel corso della storia, rivelando difetti e virtù meno evidenti, fino alla soluzione finale.



L'intervista



1. Ciao Paola, innanzittutto grazie per la tua disponibilità.

Ciao e grazie a voi per l’ospitalità.


2. Inizio facendoti i complimenti per Bevo Grappa, un noir che ci porta a Milano e nella Brianza. Come è nata l’ispirazione?

Innanzitutto dall’osservazione del contesto sociale in cui vivo, tra la Brianza e Milano appunto. Io abito nell’hinterland nord, una terra di mezzo tra la provincia e la città, con una discreta esperienza di entrambe le realtà. E sono una pendolare, come Flaminia, la protagonista di Bevo Grappa. Ma l’intenzione non è mai stata autobiografica, più un desiderio di cogliere qualche personalità in mezzo alla massa che si muove all’inizio del libro verso la città e di far risaltare una volta tanto le soggettività meno uniformate e mediaticamente meno visibili. Mi ha sempre attratto la dissonanza di alcuni soggetti reali con i soggetti statistici che ci vengono proposti, per non dire imposti. Elementi discordanti, a volte un po’ grotteschi, eppure ingranaggi essenziali. Ne conosco tanti e credo che meritino attenzione.
In secondo luogo, mi piaceva l’idea di un caso poliziesco affrontato da dilettanti nelle difficoltà del quotidiano. Oltre a tutti gli spunti umoristici che offre, è anche più facile che il lettore instauri un rapporto identificativo con i personaggi. Lo dico da lettrice.
Da ultimo mi interessava far emergere la convivenza tra una realtà produttiva frenetica, anche alienante, ma integra e una realtà più sottaciuta, che si muove al di fuori delle regole. Perché, anche se se ne parla poco, il nord Italia non ne è esente.


3. Flaminia e i suoi fratelli sono una famiglia inusuale, vitale, allegra. Leggendo il tuo libro mi sono trovata a desiderare una famiglia cosí. Qual è l’origine di questi personaggi?

Di base l’origine è la fantasia. Io sono cresciuta in una famiglia borghese assolutamente regolare, molto diversa dalla famiglia Malesani. Né posso dire di aver mai conosciuto famiglie così particolari. E’ ovvio però che l’immaginazione attinge anche al proprio vissuto, prima di trasformarlo a suo piacimento. Qualunque riferimento specifico sarebbe riduttivo, le esperienze personali che hanno contribuito a caratterizzare i quattro fratelli Malesani sono veramente tante, ma penso che la mia infanzia, trascorsa in buona parte in compagnia di fratelli, cugini, amici di famiglia rigorosamente tutti maschi, abbia avuto una discreta influenza. Era decisamente un contesto vivace e scanzonato.


4. Flaminia è forte, curiosa, determinata ma, nel contempo, desidera stabilità affettiva e professionale. Qual è la fascinazione che la spinge a continuare a contribuire alle indagini sull’omicidio di Arianna e Mirco?

Come in ogni buon giallo, Flaminia vuole la verità. E’ spinta inizialmente dall’empatia con Blanka, ma non concede ai propri coinvolgimenti emotivi la distorsione dei fatti: è abituata a sforzarsi di guardare oltre le manipolazioni e si ostina ad associare giustizia e verità in maniera indissolubile. Con tutta la rigidità che le è caratteristica.


5. Massimo è un giovane uomo bello, intelligente, egoista e sicuro di poter ottenere tutto grazie al proprio fascino. Che cosa lo spinge ad interessarsi a una donna come Blanka?

Nient’altro che un calcolo vantaggioso. Con una capacità, quasi fastidiosa, di sapere cogliere le debolezze delle donne che usa e accontentarne i desideri, al solo scopo di manovrarle a suo comodo.


6. Blanka, a modo suo, è una delle vittime di questa vicenda. Anche lei giovane e bella, tenta di sopravvivere come può. Verso di lei si prova un affetto particolare. Qual è il messaggio di questo personaggio contemporaneamente coraggioso e fragile?

Blanka è uno dei personaggi a cui anch’io sono maggiormente affezionata. Blanka ha tutto il coraggio della sopravvivenza femminile. Non è abbastanza forte e sentimentalmente emancipata da riuscire a sottrarsi al ruolo di vittima predestinata. Eppure non affonda, credo sia questo il messaggio.


7. Stefania è una donna oscura. Vuoi parlarci di lei?

Stefania e suo marito Cesare fanno parte di quella realtà produttiva al confine tra legalità e illegalità, cui accennavo prima. Sono arroganti, sprezzanti delle regole, interessati solo al loro benessere edonistico, prepotenti nel loro delirio di piccolo potere economico. Vuoti. Però Stefania è anche una donna molto pragmatica ed è decisamente molto più adulta della maggior parte dei personaggi della storia.


8. Cesare è innamorato oppure insegue un’illusione che sconfina nel narcisismo?

La seconda che hai detto, dal mio punto di vista. Il confine però è labile. Ogni lettore si può fare la sua idea. Del resto nessun personaggio è delineato in maniera assoluta, ciascuno ha la sua complessità psicologica e una buone dose di contraddizioni.


9. Nel tuo romanzo viene descritta la vita in una casa dell’edilizia comunale, con il suo microcosmo, le sue leggi, le sue contraddizioni. Non si legge spesso di come si svolge la vita in questo tipo di abitazioni eppure, chiunque vi abbia abitato, ne prova una certa fascinazione. Come è nata l’idea di ambientarvi parte del romanzo?

Prima sono nati i personaggi e poi il contesto dove farli vivere. Mi sembrava appropriato. Nel mio amore per i contrasti, la socialità, a volte anche obbligata, della vita dei quattro fratelli si contrappone volutamente a una certa tendenza a chiudersi nel proprio infimo universo, abbastanza tipica della Brianza. Nel bene e nel male, ne emerge un’esistenza più piena e anche più attraente. Almeno per me e dalla tua domanda deduco di non essere la sola. Non tutti la pensano così.


10. Leggere il tuo romanzo spinge ad amare Milano e la sua provincia. Com’è il tuo rapporto con la città?

Domanda difficile. Milano è la città dove ho studiato, dove ho sempre lavorato e dove si è svolta la quasi totalità della mia vita sociale giovanile. Mi ha offerto molto, sia a livello formativo, sia come opportunità di svago e professionali. Ma parliamo di circa trent’anni di vita in cui io sono cambiata molto e la città ha conosciuto diversi momenti storici, trasformandosi di conseguenza. Non sempre siamo state in sintonia. Come molti quarantenni ho una certa nostalgia della vivacità culturale e ideologica che le ho visto in altri tempi. Quando ideologia ancora non era una parolaccia. Ne soffro la persistente insufficienza strutturale, pur essendo oggettivamente ben integrata nel suo affanno quotidiano. Però Milano continua a essere la miglior visuale sulle evoluzioni sociali, politiche ed economiche del Paese. Non ci rinuncerei facilmente.


11. Flaminia e Blanka sanno arrivare al cuore del lettore. Che cosa le rende così comunicative?

Sono entrambe donne schiette e dirette. Dicono e fanno quello che pensano. Qualità piuttosto rara e non solo nelle donne, come da luogo comune.


12. Flaminia ama la buona cucina e la grappa. Sei anche tu una buongustaia?

Di più. Sono anche vorace e refrattaria alle rinunce del palato. Non sono una salutista e, giusto per rendermi un po’ antipatica, approfitto senza scrupoli del mio metabolismo annientatore che mi consente di mantenere pressoché inalterati i miei cinquantadue chili.


13. Qual è il tuo rapporto con la scrittura?

Grafomane. Tendo a scrivere tutto. Sul lavoro mi aggiro sempre con un blocco e una matita in mano, sono l’unico tecnico informatico a cui nessuno chiede di documentare quello che ha fatto, perchè è scontato che io lo abbia documentato, in genere ancora prima di farlo. Quando posso, documento anche i lavori degli altri. La scrittura è la forma di comunicazione che prediligo perché consente la riflessione e la revisione. Appaga il mio perfezionismo e compensa la mia smemoratezza.


14. Quali libri e autori ti hanno ispirata di più?

Questa è un’altra domanda a cui fatico sempre a rispondere. Non c’è un genere preciso o un libro o un autore a cui mi sento di far riferimento. Tanti libri, tanti autori, tanti generi e anche tanti film e una buona musica di sottofondo. Provo a citarne qualcuno. Parto dal cinema: “Rosetta” dei fratelli Dardenne, con particolare riferimento alla tecnica della telecamera che scruta dentro la protagonista, ha avuto un’influenza importante sullo stile.
Libri e autori, limitandomi al contemporaneo: “Ti prendo e ti porto” di Niccolò Ammaniti, tutti i Montalbano di Andrea Camilleri, “La famiglia Winshaw” di Jonathan Coe, tutti i Malaussène di Daniel Pennac, Georges Simenon, Massimo Carlotto, Santo Piazzese e via dicendo. Sono molto diversi tra di loro, come puoi vedere e non hanno una relazione immediata con il mio libro.
Da non dimenticare: il punk-rock a tutto volume quando scrivo, mi fa muovere le dita più veloci sulla tastiera.


15. Quali sono i tuo progetti letterari per il futuro?

Sto lavorando al secondo romanzo, stessi protagonisti, cauto silenzio sul resto.


Grazie Paola. Ancora tanti complimenti per Bevo Grappa e in bocca al lupo per i tuoi futuri lavori!

1 settembre 2010

Bevo Grappa - Paola Sironi

Flaminia, la protagonista di Bevo Grappa, vive con i suoi fratelli in una casa del comune in Brianza, alle porte di Milano. Flaminia lavora in un'azienda che si occupa d'informatica, ha un fidanzato con cui progetta di sposarsi e alla sera ama frequentare i centri sociali, ama la musica, il cibo e la compagnia. Ha inoltre un debole per la grappa. Massimo, uno dei suoi fratelli, è il titolare di "un'agenzia investigativa" privata che lo mette in contatto con facoltose clienti non indifferenti al suo fascino. Un giorno, per caso, Massimo viene coinvolto in un caso di duplice omicidio. Le vittime, due ragazzi, inizialmente sembrano essere stati freddati durante una rapina. Ulteriori indagini della polizia sembrano rivelare invece un piano, ordito dai due, per fuggire con del denaro sottratto all'azienda per cui lavorava la ragazza. Eppure qualche cosa non quadra e Flaminia, nel tentativo di aiutare il fratello perennemente vittima del proprio egoismo e narcisismo, avvalendosi del supporto di Blanka, la giovane amante di uno dei personaggi maggiormente coinvolti, rivelerà uno scenario inizialmente insospettabile.

Recensione

Bevo Grappa è un libro unico nel suo genere. Ci porta infatti a Milano e nella sua periferia apparentemente più ricca, la Brianza. La storia è narrata con spontaneità, tanto che sembra di sentirla raccontare da Flaminia in persona. La trama è originale e i personaggi hanno spessore e personalità ben definite. Inoltre, chiunque abbia abitato in una casa del comune, riconoscerà sicuramente certe situazioni e certi individui assolutamente unici che sembrano popolare tutti gli edifici dell'edilizia popolare. E questo è un valore aggiunto in quanto porta alla luce situazioni di cui non si parla spesso.

La contrapposizione tra la semplicità e l'intelligenza acuta di Flaminia e il narcisismo egoistico e pervasivo di Massimo rende ancora più interessante e piacevole la lettura. Anche la psicologia dei personaggi e le loro reazioni sono realistiche e ben calibrate.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Bevo Grappa
  • Autore: Paola Sironi
  • Editore: Todaro Editore
  • Data di Pubblicazione: Febbraio 2010
  • Collana: Impronte
  • ISBN-13: 9788886981859
  • Pagine: 121
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,50

15 luglio 2010

Lunaris. Licantropi alla Porta - D.F. Lycas

Luce ha la pelle chiara sotto vestiti scuri e l'anima fragile dentro un corpo fortissimo. Oggi compie diciotto anni, è grande ormai. L'età e la forza potrebbero non bastarle per sconfiggere i mostri del passato. Mostri veri, con tanto di zanne e artigli, mostri che le hanno segnato corpo e spirito. Lika, uomo o lupo a seconda della Luna, parte alla ricerca di suoi simili in un pellegrinaggio che lo porterà dapprima in Germania e poi nei Paesi dell'Est. Lì, schierato al fianco di altri lupi mannari, dovrà affrontare una prova crudele e pericolosa. Una prova che gli mostrerà quanto sono terribili le tenebre se percorse senza Luce.

Recensione

In questo secondo capitolo, Lycas sceglie una modalità narrativa diversa rispetto al primo Lunaris: alla prima persona del protagonista affianca un narratore onnisciente e altre prime persone, proiettando il lettore nella realtà dei diversi personaggi.

Le pagine scorrono anche questa volta con ritmo sostenuto, e, nonostante il maggiore spessore, si arriva alla conclusione troppo in fretta, non perché manchino i contenuti, ma per la voracità con cui ci si ritrova a leggere il romanzo.
Nuovi personaggi si aggiungono a quelli già noti, dagli amici di Luce al branco di licantropi tedesco: peccato non aver ritrovato la strega-wiccan del primo episodio, sarebbe stato interessante conoscerla più a fondo e vedere quale altro contributo avrebbe potuto dare alla storia di Lika. In fondo, le prime “lunatiche” sono le donne, legate al ciclo lunare forse da prima dell'avvento dei licantropi.
Il nostro uomo lupo intraprende un viaggio per capire chi o cosa sia diventato, se ci siano altri come lui, come vivano e in che modo si integrino con la società: è possibile ancora considerarsi umano?
Lika conosce Xarra, licantropo scontroso, brusco e dispotico, che lo introdurrà nel clan di Vadim: nel nascondiglio dei licantropi si sta tramando qualcosa, ma, come nelle migliori sette, solo i capi conoscono l'intero piano. La convivenza tra lupi non è semplice, ma pur nel trambusto di questa nuova realtà, il primo pensiero di Lika è sempre Luce: se sapesse cosa le sta succedendo, non ho dubbi che correrebbe da lei, tanto forte è il legame che sente per la ragazza. Quanto a lei, le cicatrici lasciate dal berserk sono più profonde di quanto possa immaginare: non c'è solo il terrore del ricordo, ma una nuova consapevolezza di sé, un forza che, forse, aveva sempre avuto – ha un bel caratterino, Luce - ma che solo ora si manifesta.

Poco meno di 190 pagine faticano a contenere il caleidoscopio di personaggi e storie che si intrecciano tra loro: alcuni tratti sono forse un po' frettolosi, lasciando molto all'immaginazione del lettore. Se per Mr. Lewis si può anche chiudere un occhio - è così fastidioso che già i pochi accenni sono troppi - per altri, come Vincent , si sente che manca qualcosa.

Certo è che anche questo secondo episodio non dà tregua, lasciando col fiato sospeso fino all'ultima pagina in un susseguirsi di azione e in un ritmo che sa vagamente di goth-metal.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Lunaris. Licantropi alla Porta
  • Autore: D.F. Lycas
  • Editore: Todaro
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • ISBN-13: 9788886981880
  • Pagine: 189
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 Euro

14 luglio 2010

Lunaris. Dal diario di un licantropo - D.F. Lycas

Lika non è soltanto un essere umano. Non lo è più dal giorno in cui, durante un casuale incontro amoroso, ha stretto un inconsapevole patto di fratellanza col mondo dei lupi mannari. Ora Lika è vittima di un morbo dal quale pare impossibile guarire. Si ritrova a dover gestire un altro se stesso, un alter-ego imponente e micidiale che durante le notti di Luna agisce privo di ogni controllo. A nulla vale il tentativo di fuggire in esilio volontario per salvarsi da se stesso. Un destino beffardo muta la posizione di Lika da predatore a preda, mettendo in pericolo non soltanto la sua vita ma anche quella dei suoi strampalati amici. Sullo sfondo di una metropoli grigia e indefinibile, fra rivelazioni assolutamente inedite del mondo dei licantropi e affini, si dipana la storia di un'involontaria creatura notturna obbligata a compiere una definitiva scelta di vita. E di morte.

Recensione

Un anobiiano mi aveva proposto uno scambio, ma il libro offerto l'avevo già: ho spiato tra i suoi scambiabili e sono rimasta colpita da questo Diario di un licantropo: di solito preferisco i vampiri, ma dopo Ragazze lupo di Millar ho allargato le mie frequentazioni.

Quando ho avuto il libro in mano, il mio entusiasmo si è un po' smorzato: non avevo notato che l'autore fosse italiano e la casa editrice non proprio nota. Avevo avuto un paio di pessime esperienze con autori italiani pubblicati da piccoli editori, quindi ho la tendenza ad essere diffidente: avevo trovato luoghi comuni, banalità e allo stesso tempo esagerazioni "ma quanto sono bravo a scrivere", argomenti che pur interessanti venivano trattati in modo epidermico, personaggi che sembravano usciti dal Grande Libro dei Nomi edizione 1920...

Invece Lunaris mi ha sorpresa, e non è facile visto tutti i libri che divoro e la mia passione per mostri e affini. Dopo il disagio iniziale di una scrittura sincopata mi sono ritrovata a pensare "diavolo, sono nella testa di un licantropo!!!". Esperienza unica, strana, che mi ha tenuta col fiato sospeso fino all'ultima pagina. Se dapprima facevo quasi fatica a seguire il ritmo dei pensieri di Lika, un po' alla volta ne sono entrata quasi in sintonia e riuscivo a immaginare la stessa ansia, le stesse paure, sul volto e nei movimenti del protagonista, nervoso, scattoso, teso come una corda di violino.

L'orrore che possiamo provare di fronte a un efferato omicidio non è nulla in confronto al dubbio lacerante di poter esserne il colpevole, senza saperlo: perdere il controllo di sé fino all'amnesia di quei momenti minerebbe la salute mentale di chiunque. Lika non si perde d'animo, affronta di petto una situazione che non capisce e in cui non avrebbe mai voluto trovarsi: cerca di capire cosa gli sta accadendo, desidera poter se non controllare la propria metamorfosi, almeno mantenere una certa coscienza che gli possa permettere di sapere. Sapere se è ancora il solito ragazzo un po' schivo, o se è un assassino.

Catapultato in una nuova dimensione, i rapporti con chi gli sta vicino cambiano in modo radicale: gli esseri umani, da potenziali amici, diventano potenziali prede. E se una di questi è una ragazza dolce e ribelle, che fare? Il dissidio tra il desiderio di conoscerla e il terrore di poterle fare del male che vive Lika contagia il lettore, che come lui si trova lacerato dalla speranza che la parte umana riesca a prendere il sopravvento sulla bestia.

La parte più gustosa del romanzo sono le innumerevoli metafore che Lycas sceglie: immagini concrete e azzeccate, talvolta paradossali o iperboliche, che rendono ancora più vivo questo racconto surreale. Sguardi che bussano alle spalle, gradini masticati con le gambe, frustate di rabbia.

D.F.Lycas narra con passione e convinzione una storia che potrebbe essere la sua, vissuta sulla propria pelle, tanto da mettere in dubbio la certezza che i licantropi siano solo esseri fantastici.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Lunaris. Dal diario di un licantropo
  • Autore: D.F. Lycas
  • Editore: Todaro
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • ISBN-13: 9788886981798
  • Pagine: 160
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,00 Euro
 

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