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8 ottobre 2018

Il Rapporto Pelican - John Grisham

Due giudici, un veterano della Corte suprema e l'ultimo eletto nel gotha della giustizia americana, vengono assassinati nella stessa notte. L'FBI non ha alcun indizio. Ma una giovane studentessa in legge sta compiendo una lunga ricerca relativa ai casi ancora pendenti presso le corti che la metterà sulle tracce del duplice assassino. Ne verrà fuori un rapporto dettagliato su un insospettabile strettamente legato ai vertici dello Stato.

Recensione

Se con L’uomo della pioggia, John Grisham, mi aveva colpito per la sua chiarezza di linguaggio e per la sua capacità di ridurre ai minimi termini la complessa nomenclatura giuridica, con Il Rapporto Pelican mi ha invece destabilizzato.

Un libro sicuramente avvincente e con una trama molto fitta, costruita nei minimi dettagli ed intrecciata in maniera egregia ma lo stesso non si può dire per l’andamento della narrazione: arrivata alla metà del romanzo mi sono ritrovata a perdere il filo del discorso, chi è chi e chi fa cosa? Troppi personaggi presentati in maniera discontinua all’interno dei capitoli e soprattutto troppe figure che, nonostante si susseguano, passano dal nome proprio al soprannome – forse la presenza di un glossario avrebbe aiutato a tenere il passo.

Superata la mia prima incertezza sui personaggi, veniamo alla struttura della storia in sé: la ragazza da salvare, il manoscritto da preservare ad ogni costo in nome della verità, i cattivi che incombono, la corruzione dilagante tra le malefatte del governo ed un sicario che si sporca le mani per chi non può; il tutto sommato alla presenza della Cia e della Stampa che ossessionata dalla verità cerca di guadagnarsi la notizia in prima pagina. Elementi, questi, che tra loro funzionano ma a non avermi convinto è il modo in cui il famigerato Rapporto Pelican entra in scena – una studentessa di legge appassionata di questioni insolute che scrive un rapporto su quanto accaduto a due giudici della Corte Suprema, assassinati misteriosamente a distanza di poco tempo in circostanze insolite – vada per la ragazza che dà sfogo alla sua bravura ma come è possibile che tale documento dall’essere UN semplice rapporto diventi improvvisamente IL Rapporto? Bravura, conoscenze ed agganci giusti, tutto giustissimo ma è la credibilità che il Rapporto indossa con una facilità disarmante a lasciarmi spiazzata – in fin dei conti Darby Shaw, questo il nome della studentessa di legge, non è nota alla Casabianca, nessuno la conosce al di fuori del microuniverso della facoltà di Legge.
Eppure il suo lavoro tocca le scrivanie giuste ed arriva rapidamente a destinazione.
Un fulmine a ciel sereno e tutto viene messo in discussione: dalla sua il romanzo ha sicuramente l’intenzione di rivalutare l’importanza e soprattutto la forza della parola, tramite il Rapporto, tramite la Stampa, la parola diventa sinonimo di veridicità ed ecco che una penna, una macchina da scrivere o un pc diventano più letali di una pistola. La parola diventa un’arma ed è capace di uccidere, di distruggere e di avviare una rivoluzione sociale e politica.

Il Rapporto Pelican è perciò il vero protagonista del romanzo, non Darby, non Gray Grantham – il giornalista del Washigton Post – non il Presidente degli Stati Uniti, non i politici corrotti. Innegabile però il ruolo fondamentale di tutti i personaggi che colorano la trama e vi aggiungono quel poco che basta a completare un disegno perfettamente costruito - nel quale però avrei gradito una maggiore fluidità in quella parte centrale dove ad un certo punto sembra presentarsi quasi una stasi; leggiamo delle peregrinazioni di Darby che sembra andare ovunque ed in nessun luogo, il che va bene ma non per un numero troppo elevato di pagine che altrimenti finisce per arrestare il passo veloce della lettura.

Una parola va spesa poi proprio per il personaggio di Darby che si fa protagonista di un percorso introspettivo – di cui però noi non attraversiamo tutte le fasi, considerando il fatto che non ci troviamo davanti ad una narrazione onnisciente – una metamorfosi che è comunque possibile cogliere di paragrafo in paragrafo imparando a leggere tra le righe. Tutto quello che non viene detto apertamente è raccontato velatamente negli spazi bianchi tra le pagine. Dobbiamo diventare lettori attenti alle sfumature per apprezzare tutti i colori dei Rapporto Pelican di Grisham. Un testo controverso ma deciso, una storia forte che dà tanto al lettore e che nella parte finale accelera nuovamente la narrazione smorzando quella stasi-itinerante (intesa come loop narrativo) in cui cadiamo per pochi capitoli.
Nonostante le perplessità però, il libro merita almeno 4 stelle e il genere legal thriller continua ad attirare la mia attenzione. Il romanzo si conclude dando al lettore tutte le risposte alle domande che si diramano tra le pagine del libro, così da farlo sentire soddisfatto della lettura.
La costruzione psicologica dei protagonisti in alcuni punti eccelle per merito ma in altri punti viene sacrificata per dare spazio alla “vicenda dei pellicani”.
Difficile raccontare un libro di questo calibro senza svelare troppo della trama. Un testo controverso ma sicuramente una grande prova di Grisham.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Il Rapporto Pelican
  • Autore: John Grisham
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: ultima edizione 2016
  • Collana: Oscar bestsellers
  • ISBN-13: 978-8804667643
  • Pagine: 392
  • Formato - Prezzo: Brossura - 10,60 Euro

19 gennaio 2018

L'uomo della pioggia - John Grisham

Nel gergo degli studi legali, "l'uomo della pioggia" è l'avvocato che genera i profitti più alti, il socio che porta i clienti più ricchi e le cause più remunerative. E un 'uomo della pioggia' è quello che sogna di diventare, Rudy Bailor, uno studente di legge che si trova contrapposto a una delle più potenti e corrotte compagnie di assicurazioni d'America. Negli ultimi mesi di law school, Rudy viene incaricato di fornire assistenza legale gratuita a un gruppo di anziani. È qui che incontra i suoi primi clienti e si imbatte inaspettatamente in quello che sembra essere uno dei più clamorosi casi di frode assicurativa mai visti - un caso che, se concluso vittoriosamente, farebbe la fortuna di qualsiasi studio legale. Senza un soldo, senza avere un reale lavoro, senza essere ancora neppure abilitato professionalmente, Rudy si ritrova al centro di un implacabile scontro con uno dei più abili avvocati d'America e con gli interessi di una delle sue più potenti compagnie.

Recensione

Quando mi trovo davanti a un libro come questo, mi capita di avere difficoltà nello scrivere una recensione che possa raccontarlo e valutarlo al meglio; questo perché L’uomo della pioggia non è solo un libro fatto di carta e parole ma è la concretizzazione di una ideologia – la determinazione e l’ostinazione di far trionfare la verità - e di storie di vita reali e possibili.

Al di là del filone narrativo che racconta di un avvocato esordiente – Rudy Baylor – fresco di laurea a di iscrizione all’albo che si trova ad intentare una causa da milioni di dollari contro una delle multinazionali sanitarie assicurative più importanti d’America, esistono parallelamente altre storie che si trasformano in casi esemplari, incarnazioni di luoghi comuni.
Pensiamo al personaggio della signora Birdie, l’anziana e ricca ereditiera che cerca disperatamente le attenzioni di quei figli che sembrano averla dimenticata oppure a Booker, il compagno di corso più fidato di Rudy che nonostante il suo colore di pelle è riuscito ad abbattere le barriere del pensiero americano e ad affermarsi come avvocato, primo del suo corso presso un’università statale; pensiamo ancora a Deck, uno dei collaboratori di Rudy presso il suo primo studio legale che impersonifica il classico impiegato destinato a vivere all’ombra degli altri, l’eterno parassita che però cerca sempre di dire e fare la cosa giusta per apparire al meglio agli occhi del suo capo – l’avvocato Bruiser, esemplare avvocato di malaffare della città.
La bella e ingenua Kelly che nella sua gioventù ha il compito di raccontare una vita difficile fatta di scelte sbagliate, per poi arrivare alla famiglia Black: Dot, una mamma battagliera pronta a tutto pur di difendere il diritto alla vita del figlio Donny Ray, affetto da una leucemia acuta a cui la grande compagnia assicurativa ha negato assistenza e copertura medica ed infine papà Buddy, reduce di guerra ridotto ad un mero involucro segnato da cicatrici irrimarginabili.

Se dovessi scegliere un protagonista per questo legal thriller, la mia scelta non ricadrebbe su un personaggio in carne ed ossa, sarebbe troppo scontato dire Rudy o Donny Ray oppure Dot, in realtà essi non sono altro che un tramite, un mezzo volto ad esaltare il vero protagonista della storia che è il coraggio: il coraggio di combattere un colosso farmaceutico, il coraggio di lottare contro una malattia incurabile, il coraggio di opporsi ad un sistema corrotto, il coraggio di denunciare e di opporsi a tutto ciò che è il male, il coraggio di battersi per la propria causa, il coraggio di osare e di ricominciare.

John Grisham riesce a raccontare nel modo più chiaro possibile l’intera vicenda e, con abilità di scrittura senza pari rende comprensibile anche a chi, come me, non ha mai aperto un libro di Legge, tutte le questioni e le procedure legali attraverso un linguaggio semplice ed accessibile. Mi ero da sempre immaginata i suoi libri come un qualcosa di pedante o di eccessivamente tortuoso dal punto di vista linguistico ma mi sono dovuta ricredere, quando ho iniziato a leggere L’uomo della Pioggia ho subito compreso quanto i miei preconcetti fossero sbagliati.
Grishamè stato per me una rivelazione, esattamente come il titolo del romanzo – riferito a Rudy, il fantastico avvocato che può far avvenire un miracolo legale – Grisham è il mio “uomo della pioggia”: colui che rompe gli schemi e contro ogni aspettativa fa accadere l’impossibile, ciò per cui non avrei mai scommesso.

Non consiglio questo libro a tutti, perché non è un libro semplice, bisogna essere predisposti ad una lettura che va oltre le righe per poterlo apprezzare e comprendere a pieno. Un romanzo che insegna e che offre un punto di vista diverso sul mondo ed una chance alla Giustizia, come un barlume di speranza in questa nostra realtà corrotta e destinata all’oscurità.


Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'uomo della pioggia
  • Autore: John Grisham
  • Editore: Mondadori
  • Data di Pubblicazione: 2 riedizione 2016
  • Collana: Oscar bestsellers
  • EAN: 9788804667636
  • Pagine: 546
  • Formato - Prezzo: Brossura - 11,00 Euro

12 gennaio 2018

La testimonianza - Scott Turow

A cinquant'anni, Bill ten Boom si è lasciato alle spalle tutto ciò che credeva essere importante: il suo lavoro di magistrato, il suo matrimonio, persino il suo paese. Eppure, quando viene invitato alla Corte penale internazionale dell'Aia a partecipare al processo per un crimine di guerra commesso undici anni prima in ex Jugoslavia, Boom si rende conto di trovarsi di fronte al caso più scivoloso della sua carriera. Nel 2004, centinaia di rom che vivevano in un campo per rifugiati in Bosnia sono scomparsi nel nulla. Voci di corridoio parlano di un massacro per mano di mercenari al soldo dei serbi o addirittura del governo americano, ma non esiste alcuna prova in merito a questo genocidio. Solo un testimone: Ferko Rinci, l'unico sopravvissuto che dice di aver visto tutto. Ma è affidabile? E il suo avvocato, Esma Czarni, una splendida donna dall'atteggiamento seduttivo, dice la verità? Boom deve interrogarsi sull'integrità di questi e altri personaggi ambigui legati alla vicenda, ciascuno dei quali non si fa scrupoli nel condurre le indagini a proprio vantaggio... Dal tribunale dell'Aia ai villaggi e alle città della Serbia, agli incontri segreti a Washington, Boom deve districarsi tra sospetti, organizzazioni criminali, alleanze e tradimenti di tutti coloro che sono coinvolti in questo caso dai contorni sconcertanti.

Recensione

La testimonianza è un romanzo chesi distingue sia per originalità che per riuscire ad avvincere il lettore, pur essendo incentrato sul diritto internazionale che è una delle branche del diritto più noiosa e ostica per la complessità delle procedure nei rapporti fra stati. E' un ulteriore conferma, ammesso che ce ne fosse il bisogno, che Scott Turow,  è uno dei migliori scrittori di legal thriller per la sua competenza nelle questioni giuridiche e per la capacità di saper chiarire, con scrittura sempre scorrevole, concetti di per sé spesso contorti.

Il protagonista, Bill ten Boom, avvocato americano di origine olandese, in crisi di mezza età, divorziato dalla moglie con cui, peraltro, rimane in ottimi rapporti, e annoiato dal lavoro legale per quanto estremamente remunerativo, abbandona la professione e coglie l'opportunità per accettare un posto presso la Corte internazionale dell’Aia. Il suo primo incarico consiste nello stabilire se effettivamente si sia verificata nel 2004, undici anni prima dell'inizio di questa storia, una strage di quattrocento zingari in Bosnia. Ferko Rinci è l'unico testimone  ed è anche l'unico sopravvissuto alla strage, insieme al figlio minore. Viene assistito dall’avvocato Esma Czarni, anch’essa di origine rom, che definisce la propria etnia con queste parole:


Diversamente da qualsiasi altro gruppo sulla Terra, il nostro senso di identità non è nato dalle molteplici ferite del passato. Noi non narriamo storie dei secoli trascorsi in schiavitù come gli afroamericani o gli ebrei. Gli zingari, per eccellere, vogliono invece dimenticare. … Noi viviamo nel presente. Agli occhi degli occidentali siamo diversi quanto i marziani.

Nel romanzo talvolta si alterna e qualche altra si mescola la narrazione di fatti personali del protagonista con quella relativa alle indagini sulla strage. Viene pertanto raccontato il rapporto prettamente sessuale che nasce fra Bill ten Boom e l’avvocato Esma Czarni che è, a mio avviso, l’aspetto meno riuscito del romanzo.
Turow ha voluto cimentarsi nel raccontare una relazione erotica ma, per narrare di sesso, occorre una certa predisposizione e non è sufficiente limitarsi a descrivere qualche scena boccaccesca che, anziché comica e sensuale, può risultare come in questo caso piuttosto grossolana.

Il protagonista intreccia successivamente una relazione più seria con un’altra donna e, a questo proposito, riporto come curiosità una affermazione della donna in questione, che riferisce su un sentito dire da parte di una sua amica:


tutti gli uomini sono innamorati un’ora prima e un’ora dopo l’orgasmo. 
>

Sta al lettore giudicare se tale affermazione possa avere un fondamento di verità.

La parte più avvincente del romanzo verte sui viaggi che il protagonista, a rischio della vita, è indotto a fare in Bosnia per avere riscontri certi sulle affermazioni del testimone della strage degli zingari. In queste trasferte nei paesi dell'ex Jugoslavia gli capiteranno incontri pieni di tensione con le forze dell'ordine locali e frange di popolazione serbe decisamente poco amichevoli.

Molto interessanti risultano anche i viaggi negli Stati Uniti per colloqui con i rappresentanti delle forze armate americane. Questi incontri risultano importanti al fine di verificare se possano essere stati proprio i militari americani a macchiarsi dei crimini di guerra contro gli zingari, dato che la base USA al tempo della presunta strage era poco distante dal luogo in cui risiedeva la comunità rom. Effettivamente fra i due stanziamenti potevano sussistere motivi di attrito, perché i rom tendevano a rubare armi e mezzi di trasporto americani per passarli poi, unitamente alle informazioni sui movimenti delle forze militari americane, al serbo Kajevic ricercato per crimini di guerra.

Il protagonista incontra notevoli difficoltà nel riuscire a farsi consegnare dalle autorità statunitensi la documentazione richiesta per verificare l'attività della base USA nel periodo della strage, date le limitazioni poste alla diffusione di incartamenti militari riservati e l’iter burocratico che ne consegue. Anche quando le richieste venivano accolte, la documentazione arrivava dopo molto tempo ed era spesso incompleta. Alle recriminazioni del richiedente, gli interlocutori rispondevano con una affermazione che la dice lunga sulla considerazione in cui il nostro paese è tenuto all’estero:


l’America somiglia sempre più all’Italia.

In definitiva un romanzo molto coinvolgente e molto scorrevole di cui non si vogliono anticipare ulteriori vicende  per non far venir meno la sorpresa al lettore, ma che confermano la bravura di Scott Turow nel comporre un thriller.


Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:La testimonianza
  • Titolo originale: Testimony
  • Autore:Scott Turow
  • Traduttore: Sara Crimi e Laura Tasso
  • Editore:Mondadori
  • Data di Pubblicazione: agosto 2017
  • Collana:Omnibus
  • ISBN-13:9788804677512
  • Pagine: 455
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 22,00

25 novembre 2017

La figlia modello - Karin Slaughter

Sono passati ventotto anni da quando una brutale aggressione ha sconvolto l'adolescenza di Charlotte e Samantha Quinn. Quel giorno la loro madre è stata uccisa, il padre, un noto avvocato difensore, non si è mai ripreso del tutto dalla tragedia e a poco a poco la famiglia si è disintegrata. Charlie ha cercato di andare avanti con la propria vita, ha seguito le orme del padre e da brava figlia modello lavora con lui nel suo studio legale, ma i segreti legati a quella terribile notte nel bosco continuano a tormentarla. Poi un gesto di inspiegabile violenza sconvolge la monotonia di Pikeville, la tranquilla cittadina di provincia in cui vive: una ragazza ha aperto il fuoco nel corridoio della scuola, uccidendo il preside e ferendo una compagna. Per Charlie è come precipitare in un incubo. E non solo perché il primo testimone ad arrivare sulla scena del crimine è lei. Ciò che è accaduto l'ha colpita profondamente, spingendola a convincere il padre a occuparsi del caso. Ma l'ha anche riportata indietro nel tempo, a quel passato cui si illudeva di essere sfuggita. Perché ciò che ha nascosto per quasi trent'anni si rifiuta di rimanere sepolto...

Recensione

La storia che viene raccontata in La figlia modello è incentrata sul dramma della famiglia Quinn.
Al momento della tragedia questa era costituita dal capofamiglia, Rusty, avvocato convinto che tutti coloro che si sono macchiati di un crimine debbano avere nella vita una seconda opportunità e per questo motivo pronto ad assumere la difesa di tanti delinquenti che i colleghi mai avrebbero voluto avere come clienti, creandosi così una cattiva fama nella piccola comunità di Pikeville in cui risiede; la moglie di Rusty, Gamma, un’astrofisica di grande capacità che aveva lasciato la professione per badare alla famiglia; Samantha, la quindicenne figlia maggiore, volitiva e protettiva nei confronti della sorella minore e Charlie di tredici anni.
Il giorno della tragedia, ovvero giovedì sedici marzo 1989, due criminali penetrarono nella casa dei Quinn per uccidere Rusty ma trovarono solo Gamma e le due figlie che avrebbero dovuto essere a scuola. Gamma rimane uccisa mentre Samantha sopravvive all'attacco.

La storia vera e propria inizia ventotto anni dopo questo omicidio, quando nella scuola di Pikeville una studentessa spara al preside e ad una alunna uccidendoli.
Sembra una delle tante stragi compiute nelle aule scolastiche americane da giovani disadattati fanatici delle armi da fuoco ma, per combinazione, a questa sparatoria è presente Charlie Quinn.
È l’occasione per ricordare l’omicidio di Gemma e l’autrice ripercorre più volte la dinamica della violenza subita dalle donne di casa Quinn, facendo gradualmente a conoscere al lettore particolari che inizialmente non erano stati evidenziati.

Il romanzo presenta molti aspetti discutibili.
In primis le vicende della storia appaiono talvolta piuttosto forzate e le spiegazioni non convincono troppo.
I due criminali che vanno ad uccidere Rusty, ad esempio, si preoccupano di mettere un passamontagna per non farsi riconoscere, ma non di evitare di recarsi sul luogo del delitto con il proprio furgone, cosa che li avrebbe fatti riconoscere anche senza la testimonianza delle vittime sopravvissute.
Il fatto mi fa venire in mente un episodio piuttosto ridicolo  accaduto in Italia non troppo tempo fa. Un rapinatore era entrato in una banca con il volto coperto da un passamontagna per non farsi riconoscere, ma la polizia l’aveva rintracciato subito perché, oltre ad avere piccoli precedenti penali, era affetto da una grave forma di strabismo ed era quindi facilmente identificabile, non avendo avuto l'accortezza di indossare anche un paio di occhiali scuri.

Altro inconveniente è che l’autrice tende a soffermarsi troppo a lungo e troppo spesso sullo stato d’animo delle sorelle Quinn appesantendo la narrazione.
La caratterizzazione dei personaggi, poi, a parte quella delle protagoniste, risulta piuttosto stereotipata.
I poliziotti sono visti come bruti senza alcuna sensibilità, il cattivo di turno del tutto amorale nonché straordinariamente sadico e gli uomini, anche quelli di cultura, parlano tutti in maniera eccessivamente grossolana il che, più che configurarsi come un linguaggio macho, secondo le presunte intenzioni dell’autrice, risulta più che altro irritante, come lo sono ad esempio queste frasi, pronunciate in presenza di due donne, da parte di un viceprocuratore distrettuale e non quindi da un ragazzino brufoloso che se la tira con gli amici: … mi ha dato un pugno così forte nelle palle che pensavo mi fossero risalite su per il culo.

Da precisare, peraltro, che le descrizioni di violenza sessuale, per quanto esplicite, non scadono mai nella pornografia.
A mio avviso la parte migliore del romanzo avviene quando la scena si sposta in tribunale e la storia vira verso il legal thriller. La cosa non stupirebbe, dato che le figlie di Rusty avevano entrambe abbracciato la professione legale, anche se, dopo tutto quello che avevano patito a motivo dell’attività del padre, la loro sembra una scelta dettata da puro masochismo.
Peccato che la parte che si svolge in tribunale occupi solo una parte molto contenuta del libro.

A leggere la critica, La figlia modello sarebbe il miglior romanzo della Slaughter, in quanto più che nei precedenti avrebbe provveduto a scandagliare la psiche dei protagonisti e inoltre, in questa nuova narrazione si troverebbe perfino dellohumor, assente negli altri romanzi.
Personalmente non discuto sulla prima affermazione ma, riguardo la seconda, l'umorismo, a volerlo chiamare tale, risulta alquanto dozzinale.
I pregi che riconosco all'autrice sono invece quelli di essere brava nelle descrizioni e di aver saputo scrivere un thriller avvincente e scorrevole, che avrebbe potuto essere ancor più accattivante senza forzature e grossolanità verbali.


Giudizio:

+3stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo:La figlia modello
  • Titolo originale: The Good Daughter
  • Autore:Karin Slaughter
  • Traduttore: Anna Ricci
  • Editore:HarperCollins
  • Data di Pubblicazione:novembre 2017
  • ISBN-13: 9788869052651
  • Pagine:573
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 18,90

29 giugno 2016

La ragazza nel parco - Alafair Burke

Quando Olivia Randall, avvocato newyorchese, viene svegliata da una telefonata, non ha idea di chi sia la ragazzina che, dall'altro lato della cornetta, la implora di aiutarla. Ma basta un nome a farle capire. Jack Harris. Il famoso scrittore, padre della ragazzina, accusato di omicidio e ora in cella, in attesa di processo. Jack Harris è un nome che dice troppe cose a Olivia: perché Jack e Olivia hanno un passato. Un vecchio amore finito male vent'anni prima. Un amore di cui lei porta ancora dentro i segni e forse la colpa di aver lasciato che le cose andassero come sono andate. Di fronte alla richiesta della figlia di Jack, Olivia sa che non ha altra scelta. Aiuterà Jack. A costo di lasciare che lui dia sfogo a una vendetta tenuta a bada per tutti questi anni. Jack non ha un alibi, non ha testimoni, e non ha un motivo plausibile per essere dov'era quando qualcuno ha fatto fuoco nel parco, ammazzando tre persone. E ben presto Olivia sarà costretta a chiedersi se Jack sia davvero innocente, e non la stia manipolando...

Recensione

Alafair Burke è autrice di diversi bestseller, oltre a essere la figlia del celebre autore di gialli James Lee Burke. Ciò nonostante confesso che questo è il primo libro uscito dalla sua penna che mi capita di leggere, ma dopo questa esperienza più che positiva penso che terrò questa autrice nel mio radar in futuro.

Il titolo italiano La ragazza nel parco ammicca - non so quanto consapevolmente - al bestseller mondiale La ragazza del treno, al quale vengono ormai paragonati un po' tutti i gialli pubblicati nell'ultimo anno per sfruttare il fascino delle storie raccontate da narratori inattendibili e ricche di torbidi segreti.
Per quanto trovi questo titolo molto più adatto dell'originale The Ex, che fa pensare più a un Harmony che a un giallo, devo avvertire i lettori che La ragazza del parco ha molto più in comune con i legal thriller classici della scuola Grisham che con le ambigue atmosfere del giallo della Hawkins o di Gone, girl, altro must della letteratura di genere degli ultimi anni.
Dico questo semplicemente per evitare che i lettori si accostino al romanzo con aspettative che potrebbero essere deluse, non certo come critica, perché il libro della Burke si rivela ricco di suspense e segreti, senza essere il solito libro fotocopia nato per sfruttare il trend del momento.

L'autrice ha un passato da professionista in ambito legale avendo lavorato per diversi anni come pubblico ministero, un'esperienza che si riversa ampiamente in questo giallo che vede protagonista una brillante avvocato quarantenne alle prese con una vecchio fidanzato accusato di triplice omicidio e inchiodato da prove che non lasciano adito a dubbi.
Il ricordo di Jack come il classico bravo ragazzo, unito al senso di colpa per aver terminato la relazione in modo brutale anni prima spinge la protagonista Olivia ad assumersi la difesa dell'ex nella convinzione che qualcuno l'abbia incastrato.
Come in ogni giallo che si rispetti, le indagini necessarie a preparare la difesa porteranno a galla una serie sorprendente di verità piuttosto scomode e metteranno in serio dubbio le convinzioni sia di Olivia che del lettore, il quale, ormai smaliziato da letteratura e telefilm, ha imparato che bisogna sempre dubitare di tutto e tutti.

Il maggior pregio del romanzo è appunto questo: pur essendo piuttosto classico nel suo impianto riesce a essere estremamente coinvolgente e a sorprendere in alcuni punti anche i lettori più esperti che magari avranno intuito la verità prima del capitolo conclusivo. Una volta iniziato scoprirete che è davvero difficile posare il libro, il quale, pur non contenendo sequenze d'azione, mantiene un ritmo incalzante dall'inizio alla fine e si basa su una trama ben congegnata, senza buchi, sostenuta da intelligenti riferimenti a problemi piuttosto attuali come la facilità di accesso alle armi anche ai giovanissimi negli Stati Uniti e la manipolazione dell'opinione pubblica da parte dei media, con ripercussioni difficilmente governabili. Ho inoltre apprezzato la scelta di una donna forte e indipendente come protagonista, un bel cambiamento rispetto ai soliti fascinosi avvocati sciupafemmine o gli ormai scontatissimi detective ubriaconi.
Una nota positiva anche per la traduzione: il linguaggio è quello che ci si aspetta da un legal-thriller, concreto e pragmatico, ma i traduttori italiani spesso ricorrono a traduzioni troppo letterali del gergo americano mettendo in bocca ai personaggi frasi un po' ridicole nella nostra lingua: non è ciò che avviene ne La ragazza del parco che invece gode di una traduzione precisa e perfettamente credibile. Un'ottima esperienza, un romanzo sicuramente consigliato a tutti gli amanti del genere.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La ragazza del parco
  • Titolo originale: The Ex
  • Autore: Alafair Burke
  • Traduttore: Sara Marcolini
  • Editore: Piemme
  • Data di Pubblicazione: 21 giugno 2016
  • ISBN-13: 9788856653939
  • Pagine: 324
  • Formato - Prezzo:Cartonato con sovraccoperta - Euro 18,50
 

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