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18 maggio 2011

Rewind - Vito Francesco De Giuseppe

In un'epoca in cui i fenomeni ESP come la telepatia, le esperienze extracorporee, la visione a distanza, non sono più fenomeni misteriosi, ma l'effetto concreto delle leggi della meccanica quantistica, John Mills, il migliore Esper della Divisione Theta, deve ritrovare gli uomini dispersi in una missione partita per spiegare un misterioso fenomeno verificatosi in un lontano villaggio africano.
Tra viaggi nel tempo, fisica quantistica, universi paralleli e fenomeni ESP, dovrà affrontare inside e ostacoli che lo porteranno a viaggiare tra i meandri della mente umana e nelle pieghe del tempo e dello spazio.

Recensione di Tancredi

E' sempre un piacere leggere nuovi voci nel campo della fantascienza italiana. Quando ci si ritrova davanti un libro come Rewind è sempre difficile riuscire a mantenere un approccio obiettivo. Tenere delle basse aspettative, vista la scarsità quantitativa di prodotti italiani del genere? O aumentare esponenzialmente le aspettative, nella speranza di ritrovarsi tra le mani un prodotto qualitativamente superiore, e per questo ancora più raro? A ben vedere, Rewind è un romanzo che chiede e deve ottenere mezze misure: niente affatto mediocre, non è tuttavia nemmeno un romanzo eccellente; ha dalla sua una grande visionarietà ed una ventata di fresca originalità, ma porta con sé delle ingenuità di troppo e soprattutto rimane soffocato in una struttura narrativa stereotipata.

Cominciamo con gli innegabili pregi di questo romanzo: visionarietà e originalità. E soprattutto, una convincente e coraggiosa commistione di generi e topos narrativi: fenomeni ESP, viaggi nel tempo, universi paralleli, fisica quantistica e pure alieni. Questi i tantissimi ingredienti di un romanzo sorprendentemente ricco ed affascinante, sempre coinvolgente. E', certo, una sfida difficile, ma l'autore riesce a giostrare tutti questi elementi con una notevole capacità, architettando un grande romanzo nel quale ogni elemento ha il suo giusto posto. La colonna portante è, ovviamente, il connubio fenomeni ESP - fisica quantistica (con tutto quello che comporta). Dal punto di vista scientifico, la cura è ineccepibile: i reali fenomeni della fisica quantistica sono spiegati con chiarezza ed efficacia, e quelli immaginati dall'autore paiono plausibili e perfettamente integrati in un modello di universo ricco e realistico. In questo ambito c'è davvero poco da obiettare: mai, nemmeno una singola volta, l'autore cede a qualche forzatura ed ingenuità, tiene la presa anche nei passaggi più visionari ed ambigui, con l'illustrazione dello Spazio delle Fasi, la comparsa del misterioso essere pandimensionale Grishel e della misteriosa Black Box. Leggere di aura, corpo astrale, telepatia, e, dall'altra parte, di viaggi nel tempo, particelle elementari e buchi neri nello stesso romanzo è una prova ardita, e a mio avviso l'autore la supera pienamente.

Se questi sono gli ingredienti, il contenitore, per così dire, risulta essere lo schema piuttosto rigido di un romanzo thriller all'americana, più che di un romanzo sci-fi vero e proprio. Con ciò l'autore riesce a mantenere sempre un ritmo frenetico, incollando il lettore alla pagina grazie all'utilizzo di capitoli brevissimi e di continui cambi di punto di vista, ma a lungo andare lo schema narrativo risulta troppo rigido e meccanico. L'ambientazione è discreta, in particolare per quanto riguarda l'ottica americocentrica e i riferimenti alla rivalità tra gli Stati Uniti e la Russia, ormai anacronistica. Lo stesso vale per i personaggi: curato, ovviamente, il profilo del protagonista, accennati i secondari, che rimangono ancorati ai loro ruoli narrativi; nondimeno, l'autore dimostra una certa abilità di regia nel dirigere una gran quantità di personaggi differenti.

E veniamo ora a ciò che a mio avviso macchia irrimediabilmente quello che poteva essere un ottimo romanzo. Come annunciato, ci sono troppe ingenuità narrative che perdurano fino alla fine. Da imputare, soprattutto, ad una scarsa, se non assente, revisione editoriale. Lungi dal fare lezione, inopportuna in questa sede, ci sono precise regole editoriali da rispettare, dai rientri dei paragrafi alla stesura dei dialoghi. Non manca qualche refuso isolato, sicuramente dovuto ad una svista, perché l'autore ha già mostrato, sotto altri profili, la sua capacità di scrivere un romanzo, ma questa è una negligenza piuttosto amara. Al di là di questi dettagli tecnici, si può migliorare in generale la scrittura, che risulta un po' troppo semplice e povera, con frasi molto brevi ed un periodare ristretto; lo stesso vale per il linguaggio dei personaggi, un po' piatto ed uguale per tutti, mentre ci sono i presupposti per credere che alcuni di loro possano utilizzare un vocabolario decisamente diverso e peculiare. Ma l'autore può migliorare, ne sono sicuro, innanzitutto perché ha già dato prova di grande immaginazione, e perché in qualche passo isolato sembra brillare il germe di una narrazione più colorata e suggestiva: così, ad esempio, quando descrive i lembi delle tende che somigliano a canne di bambù, piegate dal vento e "senza possibilità di fuga", o nelle varie occasioni in cui l'autore dipinge l'aura delle persone, per non parlare della finale e inaspettata citazione dantesca!

In definitiva, Rewind è un buon romanzo di fantascienza, che brilla per la sua azzeccata commistione di elementi solitamente distanti reciprocamente, da consigliare a tutti gli amanti del genere, affascinante nelle sue visioni e coinvolgente nella sua trama costruita freneticamente avanti e indietro nel tempo, e che non chiede molto al lettore. Ma si può fare di più, molto di più: basta affinare un po' le tecniche narrative, eliminare gli errori più ingenui, e si potrà finalmente passare da un romanzo di genere ad un romanzo di qualità.

Giudizio:

+3stelle+

Recensione di Polyfilo

Leggere un libro italiano che pare scritto da un americano è alquanto bizzarro.
Quello che c'è di piacevole è che lo stile è molto coerente e omogeneo, non ci sono crepe o incertezze: la storia di una rottura del continuum spazio temporale - ambientata in un futuro prossimo in cui la fusione tra altissima tecnologia e scienze paranormali o ESP (tra fisica e metafisica in sostanza) è una realtà pratica - si sviluppa in una corsa contro il tempo, nel senso più concreto del termine, per impedire che il loop creatosi nel flusso temporale produca danni irreparabili e per salvare un amore che rischiava di perdersi nel limbo.

La costruzione del 'multiverso' ideato dalla fisica e dalla meccanica quantistica è completa nella trama di 'Rewind'. I protagonisti, due esper che lavorano per dei centri di ricerca statunitensi, uno gestito dall'U.S. Army e uno indipendente, Al Jones e John Mills si trovano a fronteggiare con i loro poteri di 'esper', la telecinesi e la traslocazione, aiutati dalla tecnologia più avanzata disponibile, un evento noto fino ad allora solo a livello ipotetico: una 'black box', sorta di sconosciuto buco nero, che irrompe nel mezzo dell'Africa Equatoriale, in un villaggio sul lago Ciad, dove due squadre, una russa e una americana, effettuano un intervento congiunto per indagare sul fenomeno.

Durante la missione i due esper migliori, l'americano Jones e il russo Ierkov, decidono, contro gli ordini impartiti dal comando militare, di creare una sorta di rottura nello spazio delle fasi, cioè i diversi livelli dimensionali del multiverso, per evitare che la black box produca effetti imprevedibili sui vari piani dell'esistenza.

In seguito a questo incidente pilotato vengono coinvolti nel caso anche altri esper, come Mills, che aveva abbandonato l'esercito in rotta con le gerarchie e il loro modo di gestire lo studio delle neuroscienze, in un turbinio di prima e dopo che porterà alla conclusione della vicenda e alla chiusura di un cerchio.

Il ripristino del normale continuum temporale accompagna anche la chiusura di una falla rimasta aperta nell'anima di Mills da quando la sua compagna Pam era rimasta intrappolata nel 'limbo', lo spazio interfasico di sospensione delle energie che scorrono dando vita al multiverso, una sorta di nulla, un non-luogo senza tempo né spazio.

Alla storia di De Giuseppe non manca nulla: l'esistenza di centri di studio sulle intersezioni tra neuroscienze e tecnologie, organizzazioni segrete che seguono gli sviluppi del settore - un po' in stile base di Altrove, per chi è appassionato di Martin Mystère -, la concezione del tempo come una realtà che è possibile in termini quantistici percorrere avanti e indietro, l'incrocio tra saperi tradizionali come nel caso dell'esper pellerossa Jimmy Redcrow e altissimi livelli della fisica teorica creano un mondo futuribile complesso e a tratti affascinante.

Solo a tratti, però, perché orientarsi nello spazio letterario di Rewind è difficile: manca una lunghezza che permetta alla trama di distendersi spiegando diffusamente il contesto scientifico di cui si parla. E non si ha a che fare con nozioni delle quali si potrebbe presupporre un dominio comune... se invece di positroni e tachioni De Giuseppe avesse parlato di 'alabarda spaziale' e 'raggio missile' non ci sarebbe stata troppa differenza per la comprensione del lettore, che alla fine rinuncia al tentativo e tira dritto alla conclusione.

A queste confusioni e affastellamenti di nozioni e idee, magari anche singolarmente ben strutturate, si aggiunge anche la mancanza di un editing professionale, che avrebbe magari potuto dare una scansione più fluida al continuo saltare della narrazione, oltre a evitare qualche svarione (un bel 'centrano' per 'c'entrano') e alcune incertezze di stampa tra la prima e la terza persona del passato remoto (già si fa fatica a seguire i continui spostamenti di piani dimensionali e di io narrante, questi refusi contribuiscono a smarrire il lettore).

Tutto considerato, un esperimento perfettibile e interessante.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Autore: Vito Francesco De Giuseppe
  • Editore: Boopen
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • ISBN-13: 978-88-6581-166-5
  • Pagine: 331
  • Formato - Prezzo: Brossura, 13,50 Euro

24 settembre 2010

Intervista a Marco Valenti, autore di "Cometa e Bugie"

L'autore

Marco Valenti, architetto, è nato nel 1960 a Roma, dove vive e lavora. Vive di altro ma ha scritto e scrive diverse cose. Passioni semplici: la lettura, la buona cucina (se la cava bene), il buon bere e la buona musica, gli amici selezionati, la Vespa, qualche viaggio, lo sport. Piccole manie le sue collezioni di tartarughe e di tazze formato mug. Gestisce un Blog che vale la pena visitare del nome esemplificativo “LeCoseSonoComeSono” (www.lecosesonocomesono-mv.blogspot.com) in cui parla di argomenti diversi con tono sereno dando prova anche lì di saper raccontare storie. “Un senso alle cose”, il suo primo romanzo, è stato scritto a quattro mani, e due teste, con Paolo Scatarzi che è uno dei suoi amici più cari; “Cinque canti di separazione” è una breve raccolta di racconti; entrambi i libri sono stati pubblicati da Boopen (www.boopen.it). A giugno è uscito “Cometa e bugie”.



Il libro

C'è chi sostiene che eventi eccezionali come il passaggio di una cometa scombussolino equilibri emotivi già labili, senza bisogno di ulteriori spinte. A maggior ragione, se a scorrere in cielo è l'enigmatica Hale Bopp, con la sua coda bifida. È solamente una tesi, ed è priva di riscontri oggettivi scientifici. Il passaggio di Hale Bopp, nella primavera dell'anno millenovecentonovantasette, fu comunque un evento di fine millennio. Ci fu chi mentì sapendo di mentire e chi pensò di dire la verità. Chi iniziò e chi finì. Ci fu chi restò e chi andò via... Tre bugie.
...Per colpa della cometa del marzo millenovecentonovantasette. Le cose con cui fare i conti sono quelle importanti. Le cose importanti non sono mai urgenti. Ed è vero, come è vero, quel che è vero. Quando ci arrivi e ci fai i conti, fino in fondo, ci può anche stare che ti fai male.



L'intervista



Ciao Marco, complimenti per il tuo romanzo Cometa e Bugie.

Grazie Vittoria. È una scommessa che spero di vincere. È un libro autoprodotto con ilmiolibro.it, del Gruppo Repubblica/L’Espresso, e ha solo il passaparola. Può essere ordinato presso tutti i punti vendita Feltrinelli oppure acquistato on line, su Lafeltrinelli.it al link che riporto:
http://www.lafeltrinelli.it/products/2120004496499/cometa_e_bugie/Marco_Valenti.html?aut=927044&cat1=1
Si compone di un romanzo e tre racconti in appendice.


1. Come è nata l’ispirazione che ti ha portato a scrivere Cometa e Bugie?

Volevo rappresentare varie incongruenze del cuore: raccontare storie di faticosa presa di coscienza che, come recita il mio blog, le cose sono come sono. Spesso le persone, magari in buona fede, si raccontano bugie, si rappresentano come non sono e, così facendo, giocano con i sentimenti e con il cuore. Credo che serva prendere le cose per un oggettivo verso e rappresentarsi con coraggio la realtà dei propri sentimenti. L’idea della Cometa è un pretesto ed è chiaro fin da subito. Anzi: l’unico episodio vero è quello dei suicidi di rancho Santa Fe. L’unica cosa di cronaca nel libro. Veramente ci fu un suicidio collettivo commesso dagli adepti di una setta in nome della cometa Hale Bopp. Assolutamente incredibile!


2. Nel tuo romanzo si intrecciano vite, passioni, illusioni, delusioni e desideri narrati con sapienza, delicatezza ma anche molta sincerità. Chi sono per te questi personaggi?

Sono stereotipi di atteggiamenti che, troppo spesso, si vedono in giro.


3. Mi domandavo, leggendo il romanzo, se ognuno di loro rappresenta un lato di te. Come avviene per te l’identificazione.

È una domanda un po’ complessa. Non è un romanzo autobiografico, sia chiaro, ma cerco di respirare con loro, di sentire quel che sentono, di immedesimarmi e, se posso, perdonare i loro grossolani errori: chi non ne commette? Ho provato anche a scrivere in modo diverso quando “in scena” c’era un personaggio piuttosto che un altro, tenendo un tono più lieve quando parlavo di Paola e Pietro.


4. In Cometa e Bugie si parla di amore nel senso più ampio, più vero e anche più brutale. Perché, secondo te, si tende a fuggire, che cosa ci spaventa di più?

Potrei dire, in una parola, che si sfugge dall’impegno. Ci si accontenta, magari, di un piano B. Resta un senso diffuso di inadeguatezza e sentimenti ed emozioni vengono sacrificate alla convenienza.


5. La cometa passa lasciando una scia di emozioni. Qual è, per te, la forma più vera e duratura dell’amore?

Ti ringrazio per la complessità immensa della tua domanda che giro a chiunque abbia la gentilezza di leggerci. L’amore è. Non conosce declinazioni né suggestioni. Non fa prigionieri. Se non è totale non è amore ma altro. Magari calcolo e convenienza, forse pulsione, ma non amore.


6. Luisa e Guido, Agnese e Mario. Che cos’è per te il coraggio e che cosa, a volte, lo fa venire meno nell’animo delle persone?

Quello che ho provato a raccontare è, più che il coraggio, la presa di coscienza. I personaggi sono tutti verosimili. Potrebbero essere i nostri vicini di casa.


7. Pietro e Paola. Le aspettative e il bisogno di condivisione. Forse Pietro cercava una congiunzione mentre Paola una vita da controllare. L’incomunicabilità li ha divisi. Qual è la tua esperienza con l’introspezione e la condivisione?

La vita lascia motivi adeguati per essere introspettivi. Credo di esserlo. Ho imparato sulla mia pelle ad essere introspettivo e a ragionare: a volte ci riesco. Ho un carattere per cui sento molto forte il bisogno di condividere le mie cose, i miei stati d’animo e i miei pensieri. Tornando ai personaggi che hai richiamato, Pietro decide, senza saperlo fino in fondo, che è tempo di mettere su famiglia; Paola va a coronare col matrimonio un suo disegno, forse anche inconscio. Entrambi prendono un abbaglio. Va da sé che la passione abbia un’altra grammatica. Quello che tu dici è vero, e ti ringrazio, ma in realtà non sono tanto diversi: entrambi si raccontano una storia e, almeno all’inizio, ci credono con convinzione. Che lei sia maniaca dell’ordine mentre lui è un “farfallone amoroso” non è poi così importante: non credi?


8. Nel tuo libro si incontrano alcuni personaggi che non riescono a reagire a ciò che accade nelle loro vite. Rimangono soggiogati dal peso degli eventi. Altri invece trovano il coraggio di risollevarsi. Che cos’è, secondo te, la più forte pulsione esistenziale?

Un giorno, ormai parecchio tempo fa, un amico mi ha detto: “Ciascuno ha il dovere di perseguire la propria felicità”. Ecco. Credo che la molla sia provare a realizzare i propri obbiettivi di crescita e di gioia.


9. I tuoi personaggi sono talmente reali e dotati di una sfera psicologica completa da rendere possible un’immedesimazione nelle loro vicissitudini. Qual è il tuo messaggio per i tuoi lettori?

Sono persone che fanno i conti con l’amore, con la passione, con la vita nel bene e nel male: credo che questo aiuti i lettori a voler loro bene. Dalla quarta di copertina: Le cose con cui fare i conti sono quelle importanti. Le cose importanti non sono mai urgenti. Ed è vero, come è vero, quel che è vero.


10. Quali sono i tuoi progetti letterari per il futuro?

Sto per terminare una raccolta di racconti sul tema della parola, del parlare, del comunicare e del negarlo. Molto appagante. Sto anche lavorando ad un evento di presentazione di Cometa e bugie a Roma e credo sia una cosa interessante che superi l’immagine, paludata, della presentazione letteraria (non prendete impegni per l’11 dicembre e tenetevi in contatto, se potete). Spero, anzi, che mi darai una mano a diffondere l’appuntamento. Oltre ci sono un paio di romanzi nuovi, e faticosi, che prenderanno forma. Ce ne è.

22 ottobre 2009

Un senso alle cose - Paolo Scatarzi e Marco Valenti

Romanzo epistolare. Roma, 1997-1999. Luca e Marcello. Due amici d'infanzia cresciuti insieme nel quartiere di Monteverde e ora quarantenni, hanno un'improvviso ed incomprensibile litigio. Infatti, dopo una vita passata insieme sostenendosi, comprendendosi e condividendo gioie e dolori, qualche cosa di inspiegabile si è insinuato tra loro, separandoli. Luca, che possiede una forte spiritualità e adora le montagne, è finalmente riuscito ad ottenere un posto come guardia forestale nell'alto Friuli. Questo passo rappresenta il coronamento del suo sogno di allontanamento dai ritmi cittadini e di maggiore comunione con la natura, con la bellezza, con il silenzio delle montagne. Egli ha tutto: il lavoro che desidera, la donna che ama, il trasferimento in un luogo a lui caro. Per lui questo potrebbe essere uno dei momenti più felici della vita, eppure, il misterioso comportamento di Marcello, l'amico di sempre, lo ferisce profondamente impedendogli di gustare pienamente la realizzazione del suo ideale di vita. Intanto, Marcello vive ancora a Roma nel quartiere che li ha visti bambini e continua nella sua ostinata ritrosia: si nega, non risponde alle lettere di Luca e non concede spiegazioni riguardo al suo astio. Le loro vite sono così profondamente diverse: Marcello lavora ancora in città, ha famiglia, conduce un'esistenza dai ritmi talvolta frenetici, ricopre una posizione importante in azienda, si concede infedeltà coniugali. Le scelte imposte dalla sua esistenza sembrano ormai aver preso il sopravvento su di lui. I compromessi richiesti dalla professione, il negarsi continuamente la propria emotività e un grande dolore che lo ha di recente colpito lo stanno conducendo verso i confini della propria coscienza. Non riesce più a dormire e talvolta beve troppo whiskey. Inoltre, ha di recente commesso un errore che gli sta costando forti sensi di colpa e rimorsi. Marcello appare dunque come un uomo assediato dalle proprie scelte e dalle proprie emozioni, che tuttavia si rifiuta di affrontare; e sarà solo attraverso l'amicizia di Luca, che non lo abbandona a dispetto di tutti i suoi segreti, che egli riuscirà a riscattarsi. Lentamente e a fatica, la ragione del suo astio emergerà insieme ad altre verità, profonde e complesse, che illumineranno la vicenda umana di questi due amici. E ciò che inizialmente li aveva divisi li aiuterà a ritrovarsi e, nel contempo, a compiere un viaggio anche attraverso la propria sfera personale ed esistenziale.

Recensione

Un senso alle cose è un libro che ha più di una chiave di lettura. Infatti, oltre al piacevole ed intelligente scambio di lettere tra Luca e Marcello, la forza della storia sta nel trasportare il lettore anche all'interno della propria sfera emotiva. L'amicizia storica che lega i due protagonisti riflette aspetti della vita di tutti: dubbi, desideri, innamoramenti, amore, affetti, dolori, rabbia, paure, rimorsi. Ma è attraverso il cercarsi, l'affrontarsi e il sostenersi di questi due amici che si riesce a seguire il nascere, l'evolversi e lo sfociare delle emozioni.

Luca è un uomo che rappresenta la spiritualità, sapientemente associata alle montagne. Egli cerca la comunione con la natura, con la vita che in essa si svolge e, in ultima analisi, con se stesso. Luca ama il silenzio, la bellezza del creato ed è in grado di donare amore alla sua compagna con totale generosità. Ciò che di più mi è piaciuto di questo personaggio è la sua apertura verso "l'altro", il suo sapersi donare, il suo non arrendersi di fronte all'ostilità di Marcello, in nome della loro amicizia. Marcello emerge invece come un uomo profondamente tormentato, sia dai compromessi che il suo lavoro gli impone che a causa degli errori derivanti da alcune scelte sbagliate. Nei suoi tormenti, nella sua rabbia e nei suoi dilemmi io ho potuto trovare un dolore che prima o poi accade di provare nella vita. Per questo ho amato anche questo personaggio, per il coraggio di affrontare se stesso e i propri sbagli per poi apprendere dal passato e cambiare. Entrambi i personaggi, così diversi tra loro, rappresentano differenti aspetti di ognuno di noi e diverse fasi dell'esistenza.

La bellezza e la forza di questo romanzo stanno nella capacità di condurre il lettore attraverso le vicende di due uomini giunti ad uno snodo fondamentale della propria vita invitando a riflettere e aiutando a comprendere alcuni aspetti importanti anche di noi stessi.

Dettagli del libro

  • Titolo: Un senso alle cose
  • Autore: Paolo Scatarzi e Marco Valenti
  • Editore: Boopen
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • ISBN-13: 9788862231022
  • Pagine: 203
  • Formato - Prezzo: Tascabile - Euro 13,90
 

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