29 gennaio 2018

Non conquistammo che sabbia - Domenico Aliperto

Il romanzo, ambientato nel 1909, ci rivela con sfacciata astuzia un viaggio avventuroso che somiglia a una carambola –da Napoli allo sterminato deserto del Fezzan – e ci racconta un triangolo amoroso che tenderà a espandersi in poligoni irregolari, eccitanti e multiformi. I compagni di viaggio sono un’armata Brancaleone: Roger Delacroix, un gesuita francese dal fascino magnetico ed equivoco; Archibald McFenzie, bonario ma pedante ambasciatore di sua Maestà la Regina d'Inghilterra; Madame De Cecco, conturbante e capricciosa nobildonna partenopea. Ennio Branca indolente esule romano, costretto a vivere a Tripoli. Siamo in piena epoca coloniale e i rapporti diplomatici sono tessuti con delicati fili in procinto di spezzarsi. Su questa delicata trama i nostri saranno interpreti di una missione che, se portata a termine, porterà l'Italia a impadronirsi della Libia. Un piano bizzarro che i libri di Storia non racconteranno. Perché quasi sempre i libri sono scritti dai vincitori. Non questo. Questo celebra straordinari perdenti realmente esistiti: William Eaton, Franceschiello, Turghut Reis e Filippo Tommaso Marinetti, a cui la memoria forse non ha concesso il giusto tributo. Le loro vicende brillano in mezzo al continuo fuggi-fuggi dei protagonisti. 

Recensione

Gli avvenimenti narrati in Non conquistammo che sabbia si svolgono nel 1909 e per poterli comprendere ed apprezzare adeguatamente occorre inquadrarli nella particolare situazione politica del tempo. Meno di quaranta anni prima delle vicende raccontate nel romanzo, infatti, era stato aperto il canale di Suez e questa circostanza, unitamente alla crisi che stava attraversando l’impero ottomano a seguito della cosiddetta rivoluzione dei Giovani Turchi, stava creando un notevole fermento nell’area mediterranea. Il canale di Suez aveva nuovamente reso importante il Mediterraneo, rendendo possibile il commercio marittimo con in paesi asiatici senza necessità di circumnavigare l’Africa. Occorreva, naturalmente, che le genti dei paesi che si affacciavano sul Mediterraneo non costituissero impedimenti alla navigazione e, anche per questo fine, le potenze europee si preoccupavano di occupare le zone costiere dei territori nord africani già appartenenti per la gran parte all’impero ottomano in via di disfacimento. Anche l'Italia voleva un fetta d'Africa e per accaparrarsi la Libia, anch'essa appartenente all’impero ottomano, poteva contare sull’appoggio di Inghilterra e Francia. Le due nazioni si attivavano per agevolare le mire espansionistiche italiane attraverso interventi diplomatici e l'attività dei loro servizi segreti, ma i motivi del loro intervento non era disinteressato. Entrambe desideravano che una nazione così ben protesa nel Mediterraneo come l'Italia potesse rendere più sicura la navigazione delle marine mercantile dei loro paesi dai pirati libici. L’Inghilterra, inoltre, vedeva di buon occhio che fra l’Egitto, di fatto sotto il suo protettorato, e la Tunisia, occupata dalla Francia, si formasse uno stato cuscinetto italiano in Libia. La Francia, poi, in cambio del suo aiuto, contava di tacitare le pretese della Italia sulla Tunisia, strappatale con un colpo di mano, nonostante vi constasse una considerevole presenza di italiani.
È in questo contesto storico che la contessa De Cecco, donna viziata e capricciosa, annoiata dalla vita vissuta quasi da reclusa nel palazzo di Mondragone e pertanto avida di esperienze anche solo per interposta persona, aveva organizzato un ricevimento a cui aveva invitato due noti diplomatici stranieri, il francese monsignor Roger Delacroix e l’inglese sir Archibald McFenzie, per ascoltare i loro resoconti su popoli e terre stranieri. Inaspettatamente, però, terminato il ricevimento, erano irrotti nella casa di Madame De Cecco dei sicari turchi sparando all'impazzata. La donna, in quel momento da sola con Delacroix, era stata costretta a scappare insieme al francese per salvare la vita.
Il viaggio che dovrà intraprendere, unitamente a McFenzie e Delacroix nell’intento di sfuggire ai loro persecutori, la condurrà verso Sabha, in Libia, alla ricerca dei discendenti del pascià Ahmad Karamanli. Questi aveva di fatto governato autonomamente la Tripolitania pur se questa terra era nominalmente sotto l’impero ottomano. Il console italiano a Tripoli aveva pertanto ingaggiato Delacroix e McFenzie per trovare gli eredi del pascià Karamanli, con l'intento di creare un governo fantoccio, non inviso alla popolazione libica, sotto l’egida dell’Italia. Naturalmente le intenzioni italiane erano osteggiate dalla Turchia che aveva sguinzagliato i sicari dei propri servizi segreti per impedire la modifica dello status quo.
Il racconto delle disavventure di madame De Cecco si snoda piacevole e divertente per le oltre 700 pagine di cui consta il romanzo. La contessa, partita in tutta fretta su una motocicletta, aveva come unica arma la propria avvenenza per riuscire a destreggiarsi in un mondo di uomini. Pertanto veniva a crearsi una certa tensione fra le persone di sesso maschile che ruotavano intorno a lei. Non si chiedeva alle donne del tempo di farsi una cultura  e lei dovrà imparare a superare i propri pregiudizi e le difficoltà pratiche di un lungo viaggio nel deserto per poter sopravvivere.
Domenico Aliperto con la sua scrittura scorrevole avvince il lettore con un romanzo dai risvolti umoristici in cui si mescolano avventura e spionaggio. Non mancano riferimenti alla politica italiana  e agli uomini più famosi del tempo come D’Annunzio e Marinetti, presi un po’ in giro per i loro proclami altisonanti. Interessante la considerazione dell’autore per bocca di uno dei suoi tanti personaggi nel segnalare la presenza in Libia di una comunità di italiani.

“Qui essere napoletani, o piemontesi, siciliani o veneziani, o ancora romani oppure fiorentini non fa nessuna differenza. Sa cosa disse subito dopo l’unificazione del regno d’Italia un patriota torinese, Massimo D’Azeglio? Disse: Abbiamo fatto l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani. Ebbene, gli italiani li ha fatti la Libia, li ha fatti l’Eritrea, li hanno fatti le Americhe. Li hanno fatti tutti quei paesi dove siamo dovuti andare per trovare uno straccio di lavoro. O per fuggire al nostro destino. Al destino non manca il senso dell’ironia.” 

Buona la caratterizzazione dei personaggi fra cui emerge la figura della contessa De Cecco che potremmo definire la maggiore protagonista suo malgrado delle vicende narrate. La donna era avida di esperienze, sia amorose che avventurose, ma solo nelle prime si sentiva a proprio agio, conscia della propria avvenenza e delle proprie arti seduttive, essendo impreparata ad affrontare le altre, data anche il tipo di educazione ricevuta. Ciò nonostante, e malgrado la propria ingenuità, saprà cavarsela egregiamente, riuscendo a sopravvivere al meglio fra turbamenti e spaventi in una girandola di sorprese.
Un romanzo storico d’azione, intessuto di acute considerazioni e spunti umoristici, in cui viene analizzato  il comportamento delle varie popolazioni con cui la contessa viene in contatto. Nonostante la sua lunghezza, il romanzo, piacevolmente ironico, si legge velocemente.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo:Non conquistammo che sabbia
  • Autore:Domenico Aliperto
  • Editore:BiancaeVolta Edizioni
  • Data di Pubblicazione:2017
  • ISBN: 9788896400371
  • Pagine:718
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 17,00

2 Commenti a “Non conquistammo che sabbia - Domenico Aliperto”

  • 3 febbraio 2018 11:32
    Tengen Toppa says:

    grazie per aver letto e recensito!

    segnalo l'articolo sul mio sito: www.librimprobabili.com

    Domenico

  • 3 febbraio 2018 14:54
    emerson says:

    E' stato un piacere.
    Emerson

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