19 maggio 2015

Speciale Grande Guerra: La via del ritorno - Erich M. Remarque

Erich Maria Remarque naque a Osnabrück, in Germania, il 22 giugno 1898, con il nome di Erich Paul Remark.
Appartenente a una famiglia della classe operaia trascorse un'infanzia e una giovinezza tranquilla fino al compimento dei diciotto anni, quando fu arruolato come soldato semplice durante la Prima Guerra Mondiale. Nel 1917 fu mandato con il suo reggimento sul fronte occidentale, ove rimase fino a luglio, quando fu ferito da una scheggia e spedito in un ospedale militare dove rimase per gli ultimi mesi del conflitto.
Terminata la guerra riesce a completare gli studi superiori e ottiene un posto da insegnante grazie alle agevolazioni governative, occupazione che manterrà fino al 1920, quando chiederà una licenza dall'insegnamento che diventerà poi definitiva. Le esperienze di questi tre anni, sia in tempo di guerra che di pace, influenzeranno in modo imprescindibile sia il Remarque uomo che il Remarque scrittore, condizionandone l'intera produzione ed in particolare il suo romanzo più celebre, Niente di nuovo sul fronte occidentale, e il suo seguito ideale La via del ritorno.
Remarque aveva in effetti iniziato a cimentarsi con la letteratura fin da giovanissimo, scrivendo saggi,poesie e racconti ma è solo nel 1920 che riesce a far pubblicare il suo primo romanzo, Die Traumbude, edito usando ancora il cognome originale Remark. L'opera ha poco seguito e si dovrà aspettare sette anni prima che lo scrittore torni nuovamente alle stampe con Station am Horizont, pubblicato a puntate sul giornale sportivo per il quale lavorava allora, una delle mille occupazioni tentate dopo l'abbandono dell'insegnamento. Il 1927 è un anno fertile: in pochi mesi infatti Remarque compone anche il suo capolavoro Niente di nuovo sul fronte occidentale (Im Westen nichts Neues),
che però non trovò un editore fino a due anni dopo quando finalmente lo scrittore lo pubblica con il" nuovo" cognome Remarque, che era poi quello orginale della famiglia, cambiato in Remark il secolo precedente dal bisnonno. Si pensa che la scelta fosse dovuta alla volontà di prendere le distanze dalla prima sfortunata opera, Die Traumbaude. Ad esso farà seguito nel 1931 La via del ritorno (Der Weg zurück), ultimo romanzo scritto prima del trasferimento in Svizzera, a Porto Ronco con l'ex-moglie Ilse Jutta Zambona , sposata nel 1925 e da cui divorziò cinque anni più tardi mettendo fine a un matrimonio piuttosto turbolento. I due si risposeranno poi nel 1938 per evitare il rimpatrio della donna in Germania.
Il trasferimento in Svizzera fu originato dalle tensioni con il regime nazista, che riteneva le opere dello scrittore portatrici di uno spirito pacifista e disfattista in contrasto con gli ideali della nuova Germania. Nel 1933 su ordine del ministero della propaganda guidato da Joseph Goebbels bandì e bruciò pubblicamente le opere di Remarque, condannando incoltra la scelta dell'autore di abbandonare il suo cognome tedesco per una versione francesizzata. L'ira del regime verso l'autore non si placò mai e trovò un ulteriore feroce sfogo nel 1943 quando la sorella Elfriede Scholz fu arrestata con l'accusa di minare la morale collettiva e per questo giustiziata.
Remarque nel frattempo continua la sua produzione artistica tra la Svizzera e gli Stati Uniti (sarà naturalizzato cittadino statunitense nel 1947) producendo una serie di opere di vasto successo tra le quali ricordiamo Tre camerati(Drei Kameraden, 1936), Ama il prossimo tuo (Liebe deinen Nächsten,1939) e Arco di Trionfo(Arc de Triomphe, 1945) e Tempo di vivere, tempo di morire (Zeit zu leben und Zeit zu sterben, 1954).
Separatosi definitivamente da Ilse nel 1945 lo scrittore portò avanti diverse relazioni con dive del cinema quali Hedy Lamarr e Marlene Dietrich fino a che, nel 1958, sposa l'attrice francese Paulette Goddard, alla quale rimarrà legato fino alla morte, avvenuta a Locarno nel 1970.


Quattro anni trascorsi in trincea, in un inferno di orrori, in un lembo di terra tutta buchi e distruzione, tra brandelli di divise, lampi d’artiglieria e missili che solcano il cielo come fiori colorati e argentei… e poi in un giorno del 1918 ecco, improvvisa, la pace. Niente più mitragliatrici, niente più spari, nessun sibilo di granate. Comincia la ritirata e il ritorno in Germania per Ernst e la sua compagnia. Trentadue uomini, su più di cinquecento fanti partiti all’inizio della Grande guerra. Attraversano la Francia camminando lentamente, con le loro divise stinte e sudicie, i volti irsuti sotto gli elmetti d’acciaio. Magri e scavati dalla fame, dalla miseria, dagli stenti. Anziani con la barba e compagni smilzi non ancora ventenni, coi lineamenti che segnano l’orrore, il coraggio e la fine, con occhi che ancora non riescono a capire: sfuggiti al regno della morte, ritornano davvero alla vita? Lungo la strada incontrano i nemici, gli americani. Indossano divise e mantelli nuovi, scarpe impermeabili e della misura giusta. Hanno armi nuove e tasche piene di munizioni. Sono tutti in ordine. Al loro confronto Ernst e i suoi hanno l’aspetto di una vera banda di predoni. Eppure, una sola parola sgarbata e si lancerebbero all’assalto, selvaggi e sfiatati, pazzi e perduti. Arrivano in Germania di sera, in un grosso villaggio. Qualche festone appassito pende sopra la strada. Dei manifesti stinti dalla pioggia danno Il benvenuto. Ma nessuno li accoglie. Nessuna ragazza li saluta lungo la via, soltanto qualche bambino affamato corre loro accanto. Tutti sembrano tornati a occuparsi di se stessi, la vita continua come se loro fossero degli accessori. È quella davvero la patria, quella la casa? Oppure il fronte, quell’inferno di orrore e distruzione è penetrato così a fondo nei loro cuori che il lembo di terra della trincea è diventato la loro vera patria, terribile e straziante? Pubblicato per la prima volta a puntate sulla Vossische Zeitung e poi in volume nel 1931, La via del ritorno, riproposto qui in una nuova traduzione, fa parte, insieme con Niente di nuovo sul fronte occidentale e Tre camerati, della trilogia di Erich Maria Remarque dedicata alla Grande guerra. È uno dei libri più riusciti dello scrittore messo al bando dai nazisti, un’opera in cui la potenza delle immagini e delle parole si coniuga perfettamente con la storia narrata di un giovane reduce della Grande guerra. La prosa lieve e malinconica di Remarque raggiunge in queste pagine la sua più compiuta espressione, indugiando con maestria sui desolati paesaggi del terribile conflitto e restituendo al lettore l’anima di un personaggio che è il simbolo di un’intera generazione: una generazione che ha creduto di tornare a casa e dimenticare l’inferno delle trincee, e che invece ne è rimasta sopraffatta.

Recensione

Quando ho visitato San Francisco sono rimasta colpita, tra le tante bellezze, dall'elevato numero di senzatetto e dall'altissima percentuale di ex-militari fra di loro. Siamo nel ventunesimo secolo, la guerra, soprattutto per i paesi occidentali, è diventata un mestiere, moderno, tecnologico, estremamente organizzato eppure ancora si fatica a trovare un modo efficace per aiutare coloro che hanno combattuto a reinserirsi nella società civile. Cosa avrà significato allora per un gruppo di adolescenti strappati dai banchi di scuola e buttati nelle trincee del primo conflitto su scala mondiale che il mondo abbia conosciuto tentare di adattarsi nuovamente ad una realtà dove la morte non è la tua compagna quotidiana?
Remarque ce ne fornisce un convincente assaggio in questo suo secondo romanzo dedicato alla Grande Guerra che narra le vicissitudini di un gruppo di soldati rientrati dal fronte occidentale in patria al termine del conflitto e può quindi essere considerato l'ideale seguito del famosissimo Niente di nuovo sul fronte occidentale , sebbene i personaggi principali del precedente romanzo siano qui solo accennati, con l'esclusione di Tjaden.

Nonostante questi tratti comuni, tuttavia, le similitudini tra La via del ritorno e Niente di nuovo si esauriscono presto e il nuovo libro presenta ben presto un carattere molto più riflessivo e analitico, che emergerà poi in tutte le opere successive di Remarque, collocando quindi il romanzo più noto dello scrittore tedesco in una posizione separata rispetto al resto della sua produzione.
Niente di nuovo rimane ancora oggi un bestseller grazie al suo messaggio pacifista e alla prospettiva realistica e originale con cui la guerra viene narrata e questo, in epoca moderna, ha in qualche modo oscurato la popolarità dei romanzi che seguirono e che meriterebbero invece la stessa considerazione, come dimostra questo La via del ritorno, nel quale l'autore, con il suo consueto linguaggio semplice ed emotivo tratteggia con chiarezza difficilmente eguagliabile il percorso di reinserimento di un soldato nella vita civile. Un percorso tormentato e spesso destinato a culminare nel fallimento, quando i soldati si trovano ad avere a che fare con una realtà nuova e incomprensibile, che sembra averli già dimenticati.

Il rassicurante cameratismo delle trincee è andato perduto, l'uguaglianza di classe data dalle divise cancellata dal ricrearsi delle divisioni sociali fra ricchi e poveri, contadini e mercanti, operai e padroni. Coloro che sono scampati all'arruolamento sono ora in posizione di potere, guide di una nuova classe di avvoltoi e approfittatori decisi a non lasciarsi scappare la minima opportunità di arricchirsi, non importa alle spalle di chi. Convinti di essere accolti come eroi, i reduci si scoprono ora prigionieri del ricordo di amici e famigliari che li vorrebbero ritrovare come se non fossero mai partiti, incapaci di comprendere quell'irrequietezza e quel disincanto che ora guida le loro azioni. In tutto questo emerge, incessante, il ricordo degli orrori vissuti, degli amici sepolti, delle notti passate nascosti accanto a cadaveri squartati, della costante paura che ora li rende outsider, alienati, guasti forse per sempre mentre già una nuova generazione si fa avanti per prendere il loro posto, ignara di quanto hanno vissuto.

A conti fatti, La via del ritorno è un pugno nello stomaco ancora più forte del suo predecessore, la totale inutilità della guerra affiancata qui dall'ipocrisia della pace e dalla desolante incapacità degli uomini di imparare dai propri errori, il sacrificio di milioni di giovani vite accantonato senza esitazioni da retoriche smemorate o volutamente ingannatrici.
Seguendo una struttura dapprima scarna, che si fa maggiormente articolata col procedere della storia, riflesso della desolazione che fisica e mentale che i soldati si trovano ad attraversare, il romanzo mette a nudo con semplicità e immediatezza lo smarrimento e l'incertezza che accomuna i reduci, mostrandone i diversi destini con un realismo che solo l'esperienza diretta dello stesso Remarque può spiegare.
Avendo letto diverse opere di questo autore, mi sento di definire La via del ritorno come un romanzo di passaggio, che lega il tema bellico a un approccio maggiormente introspettivo che caratterizzerà capolavori come Tempo di vivere, tempo di morire, quindi forse un po' acerbo sotto certi aspetti ma comunque coinvolgente e d'impatto.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La via del ritorno
  • Titolo originale: Der Weg zurück
  • Autore: Erich M. Remarque
  • Traduttore: Ujka C.
  • Editore: Neri Pozza
  • Data di Pubblicazione: 17 luglio 2014
  • Collana: Biblioteca
  • ISBN-13: 9788854507043
  • Pagine: 288
  • Formato - Prezzo: brossura - Euro 15,00

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