24 dicembre 2014

L'altra luce del buio - Cristina Lattaro

Lorna Assi scompare lasciando la fattoria dei Nappa nei dintorni di Rieti dove lavora come collaboratrice domestica. Suo fratello Fabrizio torna dalla Russia per investigare. Il suo passato, gli incarichi che assolve da anni per un boss mafioso dell'ex Unione Sovietica e la realtà di Lorna si incastrano in un puzzle intricato che Rinaldi, un commissario della mobile, sta cercando a sua volta di risolvere. Un thriller dove l'esplorazione dei labirinti mentali si incrocia con l'azione fino all'epilogo illuminato dall'altra luce del buio.

Recensione

Un romanzo accattivante che può essere definito indifferentemente thriller, noir o giallo. L’autrice racconta avvenimenti che si svolgono nel presente alternandoli ad altri avvenuti in tempi passati e intreccia un’indagine per un omicidio in Italia con una mafia-story russa, riuscendo a creare una trama complessa e piena di suspense. Anche il ritmo è molto sostenuto e sprona il lettore ad arrivare velocemente alla fine del libro per vedere come si concluda la vicenda.

Il protagonista è Fabrizio, un killer di origine italiana al servizio della mafia russa, che torna in patria per tentare di scoprire il motivo della scomparsa della sorella. Viene descritto come un individuo laconico, freddo, sicuro di sé e razionale, come deve essere un uomo che svolge la sua professione. Non stupisce il fatto che sia anche un tipo palestrato, alto un metro e novantacinque per novantadue chili di peso, e quindi piuttosto appariscente, dopo aver visto tanti film in cui i protagonisti "con licenza di uccidere" sono sempre rappresentati da attori prestanti e di bell'aspetto, anziché anonimi come dovrebbe essere un killer nella realtà. Fabrizio cade in contraddizione con se stesso però quando, infatuatosi della donna presso cui la sorella lavorava, sembra regredire alla fase adolescenziale turbata dal primo amore. Il tentativo di rendere il personaggio più complesso e umano risulta poco coerente con il ruolo di killer che Cristina Lattaro gli ha assegnato. Tanto più che Fabrizio non conosce in pratica neppure la donna oggetto dei suoi desideri da cui si sente attratto in virtù del più arcaico fra i sensi, l'olfatto. Se volesse conformarsi al suo ruolo, non dovrebbe pensare di rifarsi una vita con una semisconosciuta ma limitarsi tuttalpiù ad un tentativo di seduzione senza coinvolgimento emozionale. A niente valgono, a mio avviso, le elucubrazioni mentali di Fabrizio per giustificare la sua nuova personalità, se l'autrice avesse voluto che il protagonista fosse una persona emotiva, istintiva e fondamentalmente etica avrebbe dovuto cucirgli addosso un altro tipo di professione.
Ma, al di là delle considerazioni sopra espresse di carattere prevalentemente soggettivo, perplessità oggettivamente maggiori riguardano il linguaggio usato. Alcuni termini di norma poco utilizzati, come ad esempio “mutria” e “arronzare”, appaiono fuori luogo in un romanzo di questo genere che richiederebbe un vocabolario di uso più comune.
Alcuni periodi, poi, avrebbero avuto bisogno di un editing più approfondito. Di seguito vengono evidenziate alcune frasi che sarebbero state a mio avviso da modificare, in quanto oscure e/o tortuose, anche se riconosco che non è troppo corretto enuclearle dal contesto in cui sono inserite:

Un secondo sparo gli fornì i dati che ancora gli mancavano per stendere un quadro di massima. Il progetto del complesso senza molte pretese si delineò nitido nella sua mente in uno sfondo speciale e compatto che esplorò con calma. Gli elementi rimasti impressi nelle sue retine a ogni scansione, passaggio dopo passaggio, nei giorni precedenti ed in quella sera, trovarono una collocazione sistematica. Il contesto tattico divenne cristallino.
Un uomo che non apparteneva a quel posto come a quell’ora ormai vi apparteneva chiunque altro.
Andrej trafficava, ingurgitava e parlava di sé in modo astratto, perché difettava di materia prima.
Il tempo che era il tempo di ieri sarebbe tornato presto e l’ansia era fuori luogo o forse no perché le prospettive sarebbero cambiate se intanto avesse compreso cosa fosse successo a sua sorella. Banalmente, anche se fosse morta.

In conclusione si può affermare che ad un intreccio accattivante e un ritmo galoppante non fa seguito una scrittura adeguata. Sarebbe stato necessario un editing più approfondito la cui carenza non può non condizionare il giudizio sul romanzo. Cristina Lattaro dimostra senza alcun dubbio di essere dotata di talento, specie nel descrivere situazioni piene di suspense, ma necessita di affinare la propria scrittura e, probabilmente, maggior tempo a disposizione per rileggere criticamente la propria opera, senza dare per scontato che lo faccia al suo posto una piccola casa editrice.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L'altra luce del buio
  • Autore: Cristina Lattaro
  • Editore: Runa Editrice
  • Data di Pubblicazione: dicembre 2014
  • ISBN-13: 9788897674429
  • Pagine: 214
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 14,00

3 Commenti a “L'altra luce del buio - Cristina Lattaro”

  • 27 dicembre 2014 13:52

    Gentile emerson, come ogni scribacchino ho letto con attenzione la recensione e ho ponderato tutti gli aspetti (negativi e positivi) in essa contenuti. Vorrei tuttavia precisare che il protagonista non è un killer anche se durante lo svolgimento della storia è costretto a uccidere. Come riportato nel testo è una guardia del corpo e l'unico assassinio che commette su richiesta gli viene ordinato dal capo una tantum. Essere imponente e palestrato dovrebbe quindi essere consono al personaggio che non è certamente uno stinco di santo ma che pure non preme il grilletto spinto dalle motivazioni di un pistolero prezzolato alla cui etica non credo pertanto che possa essere assimilato al 100%. Vorrei inoltre richiamare l'attenzione su alcune inesattezze riportate nelle frasi citate nella recensione, terrei in particolare che venga eliminata la d eufonica non presente nel testo originale ma introdotta nel primo stralcio, che venga ripristinato un termine omesso nel terzo stralcio e corretto un termine nel quarto. Buone letture, Cristina

  • 27 dicembre 2014 18:34
    emerson says:

    Il capo cosparso di cenere rettifico gli stralci riportati:

    - Un secondo sparo gli fornì i dati che ancora gli mancavano per stendere un quadro di massima. Il progetto del complesso senza molte pretese si delineò nitido nella sua mente in uno sfondo speciale e compatto che esplorò con calma. Gli elementi rimasti impressi nelle sue retine a ogni scansione, passaggio dopo passaggio, nei giorni precedenti e in quella sera, trovarono una collocazione sistematica. Il contesto tattico divenne cristallino.

    - Andrej trafficava, ingurgitava e parlava di sé sebbene in modo astratto, perché difettava di materia prima.

    - Il tempo che era il tempo di ieri sarebbe tornato presto e l’ansia era fuori luogo o forse no perché le prospettive sarebbero cambiate se intanto avesse compreso cosa fosse successo a sua sorella. Banalmente, anche se fosse morto.

    Per quanto riguarda il termine "killer", quanti delitti su commissione bisogna commettere per aver diritto ad usarlo? In ogni caso, mi pareva di essere stato chiaro, non è quello il punto. Piuttosto, se il capo di Fabrizio ci teneva veramente a far uccidere un concorrente non avrebbe dovuto mandare la sua guardia del corpo, anche se aveva dimostrato di non aver remore ad uccidere nell'esercizio delle sue funzioni primarie stando: "Immobile il cuore, immobili i polmoni, immobile il sangue nelle vene. Solo le pupille, agganciate alle spalle del fuochista, si muovevano a scatti coincisi finché aveva osservato il lento ma inarrestabile movimento della mano sfiorata dallo strofinaccio, l'affondare in una tasca senza alcun motivo plausibile."
    Buone scritture (aspetto il prossimo), Emerson.

  • 27 dicembre 2014 19:07

    Grazie per gli stralci postati di nuovo!
    Mi piacerebbe discutere su quanto Fabrizio sia "un killer", per ogni scribacchino dilungarsi su un proprio testo significa andare a nozze... tuttavia raccolgo piuttosto l'invito a inviare il prossimo, Cristina.

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