4 luglio 2013

Young Adult: letteratura o spazzatura?

Oggi parliamo di Young Adult. Ecco, già vedo molti di voi saltellare entusiasti di fronte allo schermo mentre altri tenteranno di strangolarsi con il cavo del mouse. Eh sì, perché l'invasione endemica in tutt'Italia di titoli e collane con questa etichetta ha toccato livelli così estremi che le reazioni di fan e oppositori del genere hanno oramai raggiunto livelli piuttosto violenti.
Diciamo le cose apertamente: per il lettore mediamente esperto dire Young Adult (da qui in poi YA, per brevità) equivale a parlare di cazzate, complici soprattutto le orde di ragazzine urlanti pronte a sacrificare la propria virtù all'altare di un vampiro sberluccicante e le case editrici piccole e grandi determinate a spremere la Twilight Mania fino allo stremo, inondando il mercato di libri-fotocopia dalle copertine accattivanti e dalle trame insulse.
Diciamo altrettanto apertamente che dietro questi giudizi negativi c'è anche un po' di spocchia da parte di chi fa di tutta l'erba un fascio e ci tiene a sottolineare lui/lei a quindici anni leggeva Guerra e Pace in lingua originale e non certe idiozie da adolescenti ormonalmente instabili.
Lasciando da parte il fatto che i ragazzini sono appunto ragazzini e che se in gruppo si lasciano andare a fenomeni di isteria collettiva per uno pseudo-vampiro, un po' perché ci credono e un po' perché fa figo, ciò non li rende necessariamente cerebrolesi destinati a diventare tronisti o olgettine, è importante osservare che i romanzi identificabili come YA includono un'area molto vasta di letteratura tra cui si annoverano porcherie mostruose e lavori di ottima qualità.

Partiamo col dire che lo YA più che un genere è una categoria di mercato

o comunque un macro-genere, in quanto comprende opere che spaziano dal fantasy al romanzo sentimentale, dal giallo al romanzo distopico, e che si riferisce a quelle opere scritte e pubblicate rivolgendosi ad un pubblico di adolescenti e pre-adolescenti (grossolanamente la fascia d'età compresa tra i 12 e il 18 anni). Altra precisazione è che, sorpresa sorpresa, non si tratta di una categoria inventata dai pubblicitari ma di una realtà letteraria di cui si parla apertamente da più di due secoli, ovvero da quando gli scrittori iniziano a riconoscere la diversità fra lettori bambini e ragazzi e concepiscono così opere che possano intrattenere un pubblico di quell'età. Nascono così classici immortali come Oliver Twist, Grandi Speranze, Alice nel paese delle Meraviglie, Le avventure di Tom Sawyer, L'isola del tesoro e Lo Hobbit.
La caratteristica principale che distingue questi primi esempi dal concetto di YA moderno è il fatto che i libri citati furono scritti da adulti con lo scopo di intrattenere i ragazzini. Si riconosceva agli adolescenti gusti più complessi di quelli di un bambino ma non ancora così sofisticati come quelli di un adulto e si mirava a divertirli e appassionarli con racconti avventurosi che ancora includessero una certa dose di fantasia ma avessero allo stesso tempo una trama in qualche modo elaborata.

Il grande cambiamento arriva a metà del 1900 ed esplode appieno a partire dagli anni '60.

Gli adulti prendono coscienza del "lato oscuro" dell'adolescenza: l'instabilità dell'età della crescita porta i ragazzini ad annaspare in una società in evoluzione in cui realtà come il divorzio, la maggior libertà sessuale ma anche la droga e la violenza si diffondono all'improvviso. Ecco che allora gli scrittori decidono di affrontare a viso aperto i drammi e le difficoltà dei giovani adulti, dapprima semplicemente raccontando come narratori esterni e poi rivolgendosi direttamente al proprio pubblico tentando di immedesimarsi nelle storie raccontate.
Comincia così l'epoca di romanzi "scandalo" (che ai nostri occhi smaliziati in alcuni casi fanno un po' sorridere) come Il giovane Holden e Il signore delle mosche, in cui ribellione esplicita all'autorità, depressione e violenza entrano dirompenti nella letteratura per adolescenti.
Il vero spartiacque è però considerato l'uscita de I ragazzi della 56° strada di S.E. Hinton, fondamentale perché è per la prima volta un giovane adulto a raccontare i suoi coetanei, e la prospettiva che offre non è certo di quelle zucchero e miele diffuse fino ad allora.

Da questo momento in poi gli autori, siano essi adulti o adolescenti loro stessi, si mettono al livello dei protagonisti dei loro racconti sia nelle trame delle loro opere che diventano sempre più realistiche ed attuali, sia nel linguaggio che tende a rispecchiare il più possibile quello dei giovani. E' l'evoluzione moderna del vecchissimo romanzo di formazione (avete presente Pinocchio?): quelle coming of age novels che piacciono tanto agli americani e che hanno per protagonisti adolescenti alle prese con i problemi e i drammi tipici della crescita. Lo scopo è quello sia di raccontare ad un pubblico in costante crescita storie con cui possa facilmente identificarsi e relazionarsi, sia quello educativo di guidare e offrire ai ragazzi una voce amica. E' così che argomenti come il divorzio dei genitori, le prime esperienze sessuali, i primi amori, l'omosessualità, la droga, e l'alcolismo fanno il loro ingresso in massa nella letteratura in opere oramai diventate di culto come Noi siamo infinito. Ragazzo da parete di Stephen Chbosky, uno dei romanzi di riferimento per i ragazzini degli anni Novanta, entrato di diritto nella pop culture della civiltà occidentale.
Il realismo e la qualità di queste opere hanno fatto sì che avessero un enorme successo non solo nel giovane pubblico a cui si rivolgevano, ma anche tra lettori più adulti.


Il giovane Holden di J.D.Salinger

"Non ho nessuna voglia di mettermi a raccontare tutta la mia dannata autobiografia e compagnia bella. Vi racconterò soltanto le cose da matti che mi sono capitate verso Natale, prima di ridurmi così a terra da dovermene venire qui a grattarmi la pancia. Niente di più di quel che ho raccontato a D.B., con tutto che lui è mio fratello e quel che segue. Sta a Hollywood, lui. Non è poi tanto lontano da questo lurido buco, e viene qui a trovarmi praticamente ogni fine settimana. Mi accompagnerà a casa in macchina quando ci andrò il mese prossimo, chi sa. Ha appena preso una Jaguar. Uno di quei gingilli inglesi che arrivano sui trecento all'ora. Gli è costata uno scherzetto come quattromila sacchi o giù di lì. E' pieno di soldi, adesso. Mica come prima. Era soltanto uno scrittore in piena regola, quando stava a casa".


I ragazzi della 56° strada di J.D.Salinger

di S.E. Hinton

Ponyboy ha quattordici anni, ma sa da tempo quanto è difficile la vita: per lui, per i suoi fratelli e per tutti gli amici della banda di Greaser, colpevoli di vivere "nel lato sbagliato della metropoli".
Ambientato nell'America degli anni Sessanta, il romanzo è percorso dai segni della solitudine, del disadattamento, della violenza; ma anche dal bisogno di affetto, di giustizia, di amicizia.
Se alla fine prevale la catarsi sulla tragedia, è perché, come nel grande modello dei Ragazzi della Via Pal, il cuore dei giovani è sempre più grande della società che li ospita.
In appendice le schede illustrative propongono: documenti e testimonianze dirette sulla realtà americana che fa da scenario al romanzo; un dossier attualissimo sull'origine e le caratteristiche dei gruppi giovanili in Italia (dai punks ai paninari); parametri storici e sociali per aiutare i giovani lettori a interpretare criticamente gli inquietanti episodi di violenza che la cronaca ci propone ogni giorno. Da questo libro Francis Coppola ha tratto il film omonimo.


Noi siamo infinito. Ragazzo da parete di Stephen Chbosky

Fra un tema su Kerouac e uno sul "Giovane Holden", tra una citazione da "L'attimo fuggente" e una canzone degli Smiths, scorrono i giorni di un adolescente per niente ordinario. L'ingresso nelle scuole superiori lo lancia in un vortice di prime volte: la prima festa, la prima rissa, il primo amore - per la bellissima ragazza con gli occhi verdi che quando lo guarda fa tremare il mondo. Il primo bacio, e lei gli dice: per te sono troppo grande, però possiamo essere amici. Per compensare, Charlie trova una che non gli piace e parla troppo: a sedici anni fa il primo sesso, e non sa neanche perché. Allora lui, più portato alla riflessione che all'azione, affida emozioni, trasgressioni e turbamenti a una lunga serie di lettere indirizzate a un amico, al quale racconta ciò che vive, che sente, che ha intorno. Dotato di un'innata gentilezza d'animo e di un dono speciale per la poesia, il ragazzo è il confidente perfetto di tutti, quello che non dimentica mai un compleanno, quello che non tradisce mai e poi mai un segreto. Peccato che quello più grande, fosco e lontano, sia nascosto proprio dentro di lui.


Quella a cui abbiamo assistito nell'ultima decina d'anni è per certi aspetti un'involuzione di questa tradizione letteraria: i ragazzini sono diventati soprattutto una categoria di mercato da irretire e sfruttare selvaggiamente. Per questo motivo, molte delle problematiche affrontate nel decennio precedente sono state messe da parte per far posto ad un unico tema centrale, il primo amore. Abilmente camuffati dietro l'accattivante aura del fantasy (che da Harry Potter in poi è diventato un genere mainstream) i nuovi YA sono di fatto dei romanzetti d'amore in cui il brutto anatroccolo si scopre cigno e conquista il cuore del più figo della scuola che, incidentalmente, è bellissimo, ricchissimo e solitamente un vampiro. Niente di male nelle storie d'amore se non fossero costruite su personaggi piatti e privi di personalità che popolano racconti banali, prevedibili e senza spina dorsale, adatti più a un gruppo di educande che a fan del fantasy e dell'horror i quali, giustamente, fuggono scandalizzati da questo tipo di opere.

Vampiri vegetariani che brillano al sole, battaglie combattute senza spargimenti di sangue ma solo a colpi di blande discussioni, buoni che vincono contro ogni probabilità e cattivi insulsi destinati inevitabilmente alla sconfitta sono solo alcune delle caratteristiche che rendono libri come Twilight, Marked, Il diario del vampiroSwitched e compagnia cantante, lavori di qualità medio-bassa che davvero spiace veder associati alla saga del maghetto. Nemmeno i libri di J.K.Rowling sono opera di un genio ma hanno da subito dimostrato di possedere intrecci e misteri in grado di sfidare l'intelligenza anche di un adulto e presentano personaggi ambigui e imperfetti, a partire dal protagonista; ma soprattutto la Rowling ha dato prova di fregarsene del tenero cuore dei suoi lettori eliminando personaggi preferiti a destra e a manca senza alcuna pietà. Non stiamo nemmeno a soffermarci sullo stile: queste autrici tendenzialmente conoscono quattro aggettivi e li utilizzano a rotazione nei loro romanzi, ignorano totalmente il concetto di ironia e tre quarti delle loro conversazioni sono del tutto insignificanti.

Fiumi di inchiostro (virtuale) sono stati spesi per stabilire se questi libri hanno comunque una loro utilità nell'avvicinare i più giovani alla lettura o se sono invece estremamente dannosi per il tipo di valori che veicolano. A dirvela tutta non condivido alcune visioni catastrofiste: ci sta che le ragazzine fantastichino a occhi aperti sull'amore eterno come ci sta che parlino del Twilight del momento come di un capolavoro assoluto. Cresceranno e faranno esperienze, imparando che ci sono altre ambizioni oltre a sposarsi a diciassette anni col primo amore, che si è a malapena baciato. Mi preoccupa di più quando vedo lettrici che l'adolescenza l'hanno sorpassata da un po' e ancora definiscono libri di questo genere bellissime ed esemplari storie d'amore, oppure li esaltano come gioielli della letteratura mondiale. Così come mi preoccupa pensare che molte autrici di YA sono donne adulte che da come si esprimono e da ciò che raccontano sembrano più inesperte di un gruppo di scolarette.
Soprattutto se si considera che molto spesso questi romanzi veicolano un'immagine della donna totalmente dipendente e dominata da figure maschili prevaricatrici, pronta a rinunciare ai propri desideri e alle proprie ambizioni in nome di un fantomatico amore eterno che sa tanto di desiderio di possesso da parte dell'uomo. Oltretutto, spesso si suggerisce una criminalizzazione del sesso, per cui più un uomo è innamorato e meno desidera andare a letto con la sua amata e io mi chiedo come sia possibile che una donna adulta non si renda conto dell'assurdità di certe affermazioni o di quanto sia povero e insulso lo stile di ciò che sta leggendo. L'ho ribadito più volte: non c'è niente di male nell'amare le romanticherie né nel concedersi un po' di trash ogni tanto, l'importante è rendersi conto del valore di ciò che si ha tra le mani. E allora concediamoci qualche guilty pleasure ogni tanto, ma cerchiamo anche di recuperare un po' di senso critico e capire che Romeo e Giulietta o Cime Tempestose stanno al Twilight di turno come Johnny Depp sta a Danny DeVito.

Sul nostro blog abbiamo già osservato più volte però che non tutti i nuovi YA sono spazzatura. Tra chi si cimenta nel genere ci sono ancora scrittori degni di questo nome che sanno imbastire una trama articolata e complessa, anche se non sempre originalissima, che sappia puntare su qualcosa di più che il solito dramma del triangolo amoroso e che abbia abbastanza rispetto per i suoi lettori da racconti che stimolino un minimo di riflessione al di là del puro intrattenimento. Abbiamo ad esempio citato le saghe di Hunger Games e di Matched come esempi di romanzi distopici per i più giovani che, pur coi loro difetti, meritano sicuramente una lettura. Val la pena anche di segnalare autrici come Elleen Hopkins che in romanzi come Crank e Tricks affronta con linguaggio esplicito e crudo realtà scioccanti come la tossicodipendeza e la prostituzione minorile, o ancora John Green autore di bestsellers quali Città di carta, Will Grayson, Will Grayson e l'osannato The Fault in Our Stars.
Certo è inevitabile osservare, con un po' di sconforto, come tra gli YA quelli che sono semplicemente "Harmony travestiti" sono quelli che vanno per la maggiore vendendo quantità di copie imbarazzanti; questo dà particolarmente da pensare se si osserva che il 55% dei lettori di questo tipo di opere in realtà non è più tanto young ma è arrivato all'età adulta oramai da un pezzo.
Possiamo strapparci i capelli gridando allo scandalo fino alla morte oppure accettare che ci sono argomenti che arrivano alla pancia del lettore più facilmente e che uno stile più semplice e immediato è di maggior impatto per un pubblico più vasto. Poi ci sono le mode, il passaparola e l'infinito potere del marketing che fanno sì che ciclicamente dobbiamo subire un qualche nuovo fenomeno editoriale di dubbio valore e grande successo. Il che non significa che dobbiamo adeguarci alla maggioranza, se un libro fa schifo diciamolo pure ad alta voce e cerchiamo di promuovere romanzi che ci sembrano più meritevoli, ma evitiamo di vedere nel successo del Twilight di turno un segno del crollo della civiltà occidentale e di salire sul pulpito del predicatore che condanna senza appello alla lobotomia le vittime del vampiro.


Hunger Games di Suzanne Collins

Quando Katniss urla "Mi offro volontaria, mi offro volontaria come tributo!" sa di aver appena firmato la sua condanna a morte. È il giorno dell'estrazione dei partecipanti agli Hunger Games, un reality show organizzato ogni anno da Capitol City con una sola regola: uccidi o muori. Ognuno dei Distretti deve sorteggiare un ragazzo e una ragazza tra i 12 e i 18 anni che verrà gettato nell'Arena a combattere fino alla morte. Ne sopravvive uno solo, il più bravo, il più forte, ma anche quello che si conquista il pubblico, gli sponsor, l'audience. Katniss appartiene al Distretto 12, quello dei minatori, quello che gli Hunger Games li ha vinti solo due volte in 73 edizioni, e sa di aver poche possibilità di farcela. Ma si è offerta al posto di sua sorella minore e farà di tutto per tornare da lei. Da quando è nata ha lottato per vivere e lo farà anche questa volta. Nella sua squadra c'è anche Peeta, un ragazzo gentile che però non ha la stoffa per farcela. Lui è determinato a mantenere integri i propri sentimenti e dichiara davanti alle telecamere di essere innamorato di Katniss. Ma negli Hunger Games non esistono gli amici, non esistono gli affetti, non c'è spazio per l'amore. Bisogna saper scegliere e, soprattutto, per vincere bisogna saper perdere, rinunciare a tutto ciò che ti rende Uomo.


Crank di Elleen Hopkins

Kristina Georgia Snow è la figlia perfetta: una studentessa modello, seria e tranquilla. Quando si trasferisce a casa del padre la sua vita cambia: la ragazza giudiziosa scompare e una nuova personalità sembra emergere, quella di Bree. L'incontro con il mostro, Crank, avverrà per opera di Adam, il ragazzo dei suoi sogni, tutto muscoli scolpiti e sorrisi smaglianti, di cui lei si innamorerà, senza realizzare che quell'amore ne farà a pezzi la vitalità, la giovinezza, l'entusiasmo. Quella che inizialmente sembrava una montagna russa di emozioni e di svaghi ben presto si trasformerà nell'inferno della dipendenza e di una totale perdita di controllo.
Bree tenterà di trovare una via di scampo, tra mille difficoltà, e la sua sarà una battaglia per recuperare la sua anima e la sua mente: in altri termini, la sua vita.


Città di carta di John Green

Quentin è innamorato di Margo Roth Spiegelman da sempre. Tra loro c'è un legame speciale da quando, all'età di nove anni, hanno ritrovato insieme in un parco il corpo di un ragazzo morto suicida. Dopo anni di amicizie ed esperienze diverse, poco prima del diploma Margo riappare alla finestra di Quentin e lo trascina in piena notte in un'avventura indimenticabile. Sembra l'inizio di una nuova fase insieme. E invece no. La mattina dopo Margo scompare misteriosamente, come ha già fatto altre volte. Solo che questa è diversa. Questa fuga da Orlando, la sua città di carta, dopo che tutti i fili dentro di lei si sono spezzati, potrebbe essere l'ultima.


Sappiate però che il fenomeno, dopo quasi un decennio di gloria sta un po' andando in crisi: le lettrici di YA stanno crescendo e cercano qualcosa di nuovo. Ma non disperate, le case editrici si sono già messe all'opera e si sono inventate un nuovo genere di sana pianta: il New Adult, per quei giovani che non son più adolescenti ma nemmeno del tutto adulti. Qui bisogna dire che le prospettive sono molto peggiori rispetto a quanto detto per gli YA e dietro al nome accattivante sembra nascondersi il nulla più totale. Ma questa è un'altra storia che vi racconteremo nel prossimo articolo!


Nota: immagini liberamente reperite su Google. Le sinossi dei libri a sinistra delle copertine sono tratte da Goodreads. Per maggiori informazioni: le nostre recensioni a Alice nel paese delle meraviglie, Il signore delle mosche, Noi siamo infinito, Twilight, Marked, La saga di Harry Potter, Switched, Hunger Games, Matched, Città di carta, Cime tempestose.

7 Commenti a “Young Adult: letteratura o spazzatura?”

  • 4 luglio 2013 11:46
    Lizy says:

    bellissimo articolo :)

  • 4 luglio 2013 11:50
    Valetta says:

    Grazie!

  • 4 luglio 2013 20:26
    Katerina says:

    Davvero un bellissimo articolo, la parte storica è interessantissima *-*

  • 5 luglio 2013 08:32
    Valetta says:

    Grazie. Sono rimasta molto stupita quando ho iniziato ad interessarmi alla cosa e ho scoperto che, appunto, di "young adulthood" si parlava già nell'800.

  • 12 luglio 2013 18:54
    Chiarar Kygo says:

    Seguo da poco il blog, e questo articolo è il primo che mi sono decisa a commentare. Condivido il fatto che alcuni libri definiti YA siano effettivamente sopravalutati.
    Sono colpevole di aver amato (e amo tuttora) Twilight. Ho sempre letto, fin da piccola, ma mi limitavo a rileggere i libri che mi piacevano di più: primi tra tutti i classici di Jane Austen. La saga della Meyer l'ho scoperta a 20 anni, quindi non proprio giovanissima, ma una storia mi ha appassionato; diciamo che mi ha riavvicinato al mondo della lettura, che mi stava stancando. Da lì ho scoperto Goodreads e molti altri libri che avrebbero potuto appassionarmi.
    Il marketing comanda, quindi il valzer delle copertine nere andrà avanti finché farà guadagnare.
    Complimenti per l'articolo!

  • 27 agosto 2014 14:39

    In pratica, secondo il vostro parere, chi apprezza saghe che voi definite come feccia o è un ragazzino che non capisce nulla o un lobotomizzato. Lodevole, davvero!
    Dite che le ragazzine leggono determinati libri perche', al momento, vanno di moda, ma credo che siano migliori loro, che leggono un libro e si appassionano, piuttosto di gente che legge libri col presupposto di criticarli.
    Trovo ridicolo il commento sopra il mio e immagino che chi l'ha lasciato si lasci influenzare troppo dal giudizio degli altri. Certo, è squallido che qualcuno debba chiedere scusa perche' apprezza un libro, per paura di essere etichettato come Bimbominkia. Io ho letto Twilight, ai tempi, l'ho apprezzato e non me ne vergogno. E ho conosciuto donne adulte che l'hanno apprezzato, che voi disprezzate, come avete scritto nell'articolo.
    Quello che la gente dovrebbe iniziare a capire è che i libri non hanno eta' e si possono leggere quando si vuole (eccetto alcuni generi). Pero' attaccare gli altri per motivi futili deve essere senz'altro allettante...

  • 27 agosto 2014 14:47
    Valetta says:

    @kingdomfanhearts : evidentemente non hai letto attentamente l'articolo. Ho scritto, e ribadisco, che molti YA attuali, da Twilight in poi, sono di bassa e qualità ma ho anche più volte specificato che non condivido le crociate di chi etichetta i lettori come cerebrolesi senza speranza:

    [..]Diciamo altrettanto apertamente che dietro questi giudizi negativi c'è anche un po' di spocchia da parte di chi fa di tutta l'erba un fascio e ci tiene a sottolineare lui/lei a quindici anni leggeva Guerra e Pace in lingua originale e non certe idiozie da adolescenti ormonalmente instabili.
    Lasciando da parte il fatto che i ragazzini sono appunto ragazzini e che se in gruppo si lasciano andare a fenomeni di isteria collettiva per uno pseudo-vampiro, un po' perché ci credono e un po' perché fa figo, ciò non li rende necessariamente cerebrolesi destinati a diventare tronisti o olgettine, [...]

    [...[ A dirvela tutta non condivido alcune visioni catastrofiste: ci sta che le ragazzine fantastichino a occhi aperti sull'amore eterno come ci sta che parlino del Twilight del momento come di un capolavoro assoluto. Cresceranno e faranno esperienze, imparando che ci sono altre ambizioni oltre a sposarsi a diciassette anni col primo amore,[...]

    e infine
    [...]ma evitiamo di vedere nel successo del Twilight di turno un segno del crollo della civiltà occidentale e di salire sul pulpito del predicatore che condanna senza appello alla lobotomia le vittime del vampiro.

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