9 gennaio 2013

Le correzioni - Jonathan Franzen

Enid e Alfred Lambert, in una città del Midwest americano, trascinano le giornate accumulando oggetti, ricordi, delusioni e frustrazioni del loro matrimonio: l'uno in preda ai sintomi di un Parkinson che preferisce ignorare, l'altra con il desiderio, ormai diventato scopo di vita, di radunare per un«ultimo» Natale i tre figli allevati secondo le regole e i valori dell'America del dopoguerra, attenti a «correggere» ogni deviazione dal «giusto». Ma i figli se ne sono andati sulla costa: Gary, dirigente di banca, vittima di una depressione strisciante e di una moglie infantile; Chip che ha perso il posto all'università per «comportamento sessuale scorretto»; infine Denise, chef di successo che conduce una vita privata discutibile secondo i Lambert.

Recensione

Che dilemma dare un'opinione su questo libro! Il problema non è tanto dire se si tratti o meno di un buon libro, il valore dell'opera è abbastanza evidente, ciò che proprio faccio fatica a definire è se Le correzioni mi sia davvero piaciuto.

Cerchiamo di andare con ordine ed esaminiamo il romanzo nel modo più obbiettivo possibile. L'opera di Franzen è un affresco ambizioso della società americana contemporanea, ritratta attraverso la vita di una tipica famiglia middle-class, i Lambert, genitori anziani e tre figli adulti, che si barcamenano nella vita cercando di adeguarsi a ideali di comportamento tanto profondamente radicati quanto fragili.

Le correzioni del titolo hanno un significato ambivalente: a un livello più immediato, come spiegato dallo stesso autore nell'ultimo capitolo del libro, esse alludono alle "correzioni" verificatesi sul mercato finanziario a fine anni '90 quando il boom economico del decennio precedente inizia a dare segnali di crisi, influendo in qualche modo sulle aspirazioni coltivate da alcuni dei protagonisti. Ad esso si lega un significato più profondo ma chiaramente delineato nel corso dell'intero racconto sotto forma degli "aggiustamenti" che ognuno dei Lambert impone a se stesso e ai suoi familiari per aderire il più possibile ai valori tradizionali e conservatori che hanno costituito il fulcro della società americana del dopo-guerra.

Il romanzo dietro una struttura semplice e lineare nasconde una complessità di tematiche e vedute che richiederebbero più di una lettura per essere apprezzate appieno. L'opera è infatti suddivisa in cinque capitoli, uno per ogni membro della famiglia Lambert, più un capitolo finale dedicato al confronto definitivo tra i protagonisti ed un epilogo. In ogni sezione Franzen compie il gioco dei sette veli su ciascuno dei suoi personaggi, presentando per ognuno di essi una situazione ideale e apparentemente sotto controllo che va via via sgretolandosi man mano che l'autore rimuove un velo dalla lente attraverso la quale stiamo guardando i Lambert, mostrandoci sempre più in dettaglio la miseria nella quale è sprofondata la loro vita. Per ognuno dei protagonisti è una corsa verso il baratro a freno a mano tirato, impegnati come sono come tanti struzzi ad ignorare i palesi segni del progressivo crollo della vita "regolare" che credevano di vivere.

Maestra di quest'arte dell'illusione è la madre Enid, che da cinquant'anni vive accanto ad un uomo che si ostina a immaginare diverso da quello che è, portando avanti silenziose ma caparbie lotte quotidiane per piegare marito e figli a quell'ideale di famiglia felice e di successo che nella borghese e sonnolenta St. Jude tutti sembrano aver ottenuto tranne lei. Decisa a ignorare l'evidente crollo di salute fisica e psichica di Alfred e i fallimenti lavorativi e sentimentali dei figli, ella porta avanti con quell'aggressività tipica delle personalità passivo-aggressive le piccole manipolazioni necessarie per realizzare la sua ossessione definitiva, quella di vedere riunita tutta la famiglia attorno al focolare domestico per un ultimo Natale da trascorrere tutti insieme.

Naturalmente un incredibile accumularsi di cosmiche congiunzioni sembra cospirare contro di lei, prima fra tutte l'inarrestabile progressione del morbo di Parkinson che affligge Alfred e che egli, in modo simile alla moglie, tenta di ignorare aggrappandosi alle granitiche certezze di indefesso lavoratore e severo capofamiglia che per decenni hanno tenuto insieme la sua vita. Ma la malattia colpisce Alfred nel modo più infimo, privandolo progressivamente di ogni punto di riferimento, facendo saltare il coperchio del vaso di Pandora nel quale l'uomo aveva da sempre represso ogni minimo vizio e debolezza che ora si riversano su di lui sotto forma di paranoiche allucinazioni. Il declino della vecchiaia e soprattutto la vergogna legata alla perdita della dignità che inevitabilmente si accompagnano al dramma della demenza senile è uno degli aspetti migliori del libro, sviluppato dall'autore con grande perspicacia e rappresentato con scene surreali indimenticabili sebbene già viste in altri autori contemporanei.

E' il crollo dell'ideale del maschio dominatore capace di realizzarsi solo attraverso la passività della sua compagna e, al tempo stesso è il crollo di un mondo oramai antiquato che ha dato vita a strutture sociali semplici, chiare e sicure, rappresentate da Alfred e dal suo solido lavoro di ingegnere ferroviario, gradualmente soppiantate da nuove realtà liquide e indefinite create dall'economia moderna nata dal prosperare incontrollato del mercato azionario.

Al pari del padre anche i due figli maschi, Chip e Gary, vivono questa contraddizione tra il desiderio di rappresentare un ideale di uomo forte, incontestabile capofamiglia o irresistibile seduttore, e la realtà dei fatti che li vede in balia di donne molto più forti, decise e scaltre di loro. Gary, il figlio maggiore, è anche quello che sembra aver maggiormente interiorizzato fin dall'infanzia i valori conservatori suggeriti dai genitori, riuscendo in apparenza a realizzare l'ideale di famiglia tanto adorato dalla madre, con una bella moglie e tre figli maschi, svegli e brillanti. Naturalmente la realtà è ben lontana dal paradiso domestico che le apparenze sembrano suggerire: moglie e figli, una più infantile e volitiva degli altri, si ostinano a sfuggire al controllo che Gary vorrebbe imporre portando inesorabilmente l'uomo sulla soglia della depressione. Paradossalmente gli sforzi di Gary per adeguarsi alle aspettative genitoriali lo rendono il figlio meno amato, quello solido ed affidabile a cui rivolgersi in caso di necessità ma anche quello che più viene dato per scontato e meno viene capito. Ne risulta un naturale risentimento del figlio verso i sue fratelli più giovani, al quale egli saprà reagire solo rifugiandosi in un materialistico egoismo, abbandonando di fatto ogni tentativo di empatia verso le necessità degli anziani genitori.

Il sentimento di invidia di Gary traspare in particolar modo nei confronti di Chip, il figlio di mezzo, l'ideale del figliol prodigo nato brillante e talentuoso ma fondamentalmente marcio dentro, inequivocabilmente lontano dal rigido moralismo di Alfred ed Enid eppure oggetto dell'incondizionato amore di entrambi, soprattutto di Alfred che nella sua repressione sentimentale lotta per tutta la vita per comunicare al figlio l'affetto che prova per lui.Chip sembra per certi aspetti percorre un cammino inverso rispetto a Gary, dalla ribellione all'assestamento anche se,esattamente come il figliol prodigo della parabola, deve toccare il fondo e prendere coscienza del proprio fallimento come uomo e come maschio prima di risalire la china.

E qui non è ben chiaro se l'intento dell'autore sia quello in qualche modo di ridicolizzare la rappresentazione stantia e sciovinista del maschio alfa o se essa in realtà non nasconda un rigurgito di misoginia, tanto le donne da lui rappresentare sono manipolatrici, arriviste e infantili. Fa forse eccezione la piccola di casa Denise, unico personaggio femminile verso il quale si riesce a provare una certa simpatia, la quale, manco a dirlo, affianca una passione e una dedizione per il lavoro ereditate direttamente da Alfred ad una totale incapacità di relazionarsi a livello personale col prossimo, complice la sua difficoltà nel venire a patti con la propria identità sessuale. Quasi una via di mezzo fra il pragmatismo un po' ottuso di Gary e la ribellione fine a se stessa di Chip, Denise funge in qualche modo da collante in questa famiglia disfunzionale dimostrando per certi versi una capacità empatica che sfugge ai due fratelli, curiosamente in contrasto con la freddezza che caratterizza i suoi rapporti interpersonali.

In conclusione abbiamo a che fare con cinque protagonisti dalle personalità variegate e complesse, verso i quali è facile alternare sentimenti di comprensione ad altri di fastidio e disgusto. Per rappresentarli Franzen utilizza un linguaggio semplice e diretto, fatta eccezione per alcune ispirate metafore, ma anche estremamente prolisso, portato a frequenti digressioni e cambi di soggetto. La scelta è quella di mostrare l'animo dei persnoaggi attraverso la minuziosa descrizione del quotidiano, focalizzandosi su eventi in apparenza insignificanti ma che contribuiscono a creare una visione d'insieme sebbene non sempre il risultato non sia sempre all'altezza dell'intento e alcuni passaggi risultino decisamente noiosetti. Infine, nonostante l'autore si affanni a smarcarsi dalla cultura americana "mainstream", incorre anche lui in alcune grossolanerie tipiche dell'americano medio che non ha mai messo il naso fuori dalla porta di casa; sorvolando sulla solita rappresentazione degli stati dell'est europeo come dittature da operetta, ho trovato risibile che una "chef" americana, rappresentante di una cucina che ha come piatto forte la bistecca in tutte le sue forme, potesse dichiararsi insoddisfatta della cucina europea e ancora più risibile l'insinuazione che medici europei spaccino come caramelle potenti e pericolosi psicofarmaci che nella "santa" America (dove gli psicofarmaci se li mangiano a colazione) non sono invece permessi.

Al di là di questi "nei", comunque il valore dell'opera è abbastanza indiscutibile, ciò che mi ha impedito di amarla fino in fondo è stata più che altro la sensazione di avere fra le mani l'ennesima opera dell'Autore Americano Indipendente che svolge il suo compitino sulla dissacrazione dei valori della società borghese e della famiglia tradizionale. Quanti, quanti romanzi (e film) abbiamo già letto sull'ipocrisia del perbenismo, sulla fallacità delle relazioni famigliari, sui tormenti del matrimonio, sul fallimento del sogno americano, eccetera, eccetera eccetera? Certo Franzen stesso ha dichiarato di aver desiderato portare con questo romanzo i temi di un Pynchon o un DeLillo a un pubblico più vasto attraverso uno stile meno ermetico (curioso quanto questa affermazione cozzi con lo sdegno espresso dall'autore quando il suo libro fu selezionato per il Book Club di Oprah, causando la famosa lite con la potente presentatrice), ma a parte che si potrebbe osservare che il valore di autori come Pynchon e DeLillo risiede appunto nel loro stile innovativo, viene da chiedersi se Franzen aggiunga davvero qualcosa di nuovo sulla tematica affrontata. Ecco, a mio parere di nuovo sotto il sole non c'è molto e a dirla tutta sono un pochino stanca di leggere romanzi che ci ricordano che l'uomo fa schifo, la famiglia fa schifo, la società fa schifo e ancora di più sono stanca di leggere critici pronti ad affermare che ognuno non può fare a meno di riconoscersi nei Lambert. Parlino per loro, gentilmente.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Le correzioni
  • Titolo originale: The corrections
  • Autore: Jonathan Franzen
  • Traduttore: Silvia Pareschi
  • Editore: Einaudi
  • Collana: SuperET
  • Data di Pubblicazione: 2005
  • ISBN: 9788806174491
  • Pagine: 599
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,00 Euro 

5 Commenti a “Le correzioni - Jonathan Franzen”

  • 9 gennaio 2013 14:57
    patrizia o. says:

    Neanche a me il libro di Franzen è piaciuto molto per i motivi che hai indicato nella tua recensione. Soprattutto non mi è piaciuto il personaggio di Chip; il suo cambiamento mi è sembrato troppo repentino: data la quantità di parole dedicata a episodi poco significativi, Franzen avrebbe anche potuto raccontarci cosa cambia in lui e non limitarsi a dirci quello che fa.
    Da madre, comunque, il libro di Franzen mi ha portato a fare più attenzione a tutti i tentativi che i genitori fanno per correggere i figli: il confine tra educazione e correzione non è così netto ed è facile scavalcarlo senza rendersene conto.

  • 9 gennaio 2013 15:06
    Valetta says:

    Vero, anche a me il cambiamento di Chip ha lasciata un po' perplessa, quasi che il motivo scatenate sia stato lo spavento preso al termine della sua avventura lituana. Insomma non mi ha convinta fino in fondo.

  • 9 gennaio 2013 16:05
    polyfilo says:

    aspettavo di leggere la recensione con curiosità perchè il libro mi ha preso molto: l'incipit in particolare ha un effetto atomico!

    secondo me quello che porta Chip al cambiamento improvviso in particolare è la presa di coscienza dello sfaldamento del padre, oltre alle disavventure lituane!

  • 9 gennaio 2013 16:10
    Valetta says:

    Concordo, l'incipit è di grande impatto, forse le sequenze iniziali, prima che Enid e Alfred arrivino a New York sono le migliori. Diciamo che, per quel che mi rigurada, sono partita con grande entusiasmo che però è andato scemando strada facendo, un po' per alcune lungaggini un po' perché, come ho detto, mi è sembrata una storia già sentita.

  • 18 aprile 2016 17:56

    Io invece l'ho trovato un libro bellissimo e potente. Non mi ha mai annoiata! la sua prosa, che si sposta continuamente dall'esterno delle azioni quotidiane alla profondità dei retropensieri, degli accenni di sentimenti che seguono le azioni e vengono cancellati in un attimo dalla mente razionale, mi ha completamente rapita. E poi ci sono personaggi anche al di fuori della famiglia Lambert, che non dimenticherò mai. Io non credo che il messaggio finale sia che gli uomini fanno schifo, la famiglia fa schifo, anzi: attraverso le "correzioni" che ogni adulto impone a se stesso per superare e freudianamente "uccidere" l'autorità dei genitori, emanciparsi dal loro progetto di vita per scoprire la propria identità, in qualche modo ci migliori e sia la nostra grande sfida. L'idea superficiale che si ha all'inizio: la società contemporanea fa schifo, viene inevitabilmente negoziata attraverso la fragilità dei personaggi: la società contemporanea appare allora fragile e sgretolata come loro, ma non schifosa. Al contrario, c'è un nucleo di profonda umanità che riesce a farti amare anche il perbenismo borghese incarnato dai Lambert. Quanto alle accuse di misoginia, non sono per nulla d'accordo: le donne di questo libro non sono più schiave delle loro categorie mentali, non sono più immature e subdole di quanto lo siano gli uomini: lo sono solo in modo diverso.
    Per concludere, ho trovato "le correzioni" un libro che promette profondità, dinamismo, riflessione, pathos, delicatezza... e mantiene le promesse.

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