6 febbraio 2012

Intervista a Marilù Oliva, autrice di "Fuego"

L'autrice

Marilù Oliva vive a Bologna. Insegna lettere alle superiori e scrive. Fuego (Elliot, 2011) è il suo terzo romanzo, dopo ¡Tú la pagarás! (Elliot, 2010), in cui è comparsa per la prima volta la conturbante e dannata Elisa Guerra, detta La Guerrera, e dopo Repetita (Perdisa Pop, 2009). ¡Tú la pagarás! si è classificato in finale nel prestigioso Premio Scerbanenco, Repetita ha vinto il Premio Azzeccagarbugli Sezione Opere Prime ed è arrivato secondo al Festival Camaiore Letteratura Gialla. Entrambi i libri sono giunti in finale al Bloody Mary Award. Ha pubblicato racconti per il web e testi di saggistica, l’ultimo è uno studio sulle correlazioni tra la vita e le opere del Nobel colombiano Gabriel García Márquez: Cent’anni di Márquez. Cent’anni di mondo (CLUEB, 2010). Collabora con diverse riviste letterarie, tra cui Carmilla, Thriller Magazine, Sugarpulp. Il suo sito è www.mariluoliva.net



Il libro

Una torrida estate bolognese, un piromane che gioca col fuoco e una morte strana, molto strana, legata a culti sciamanici. L’autopsia conduce ai locali notturni latino-americani della provincia, il regno della Guerrera, al secolo Elisa Guerra. Capoerista nonché pubblicista e studentessa di criminologia, lei è concentrata in una lotta per la sopravvivenza: gli ostacoli sono il disinganno della vita, la precarietà e un’occupazione di cui si vergogna. Quando l’ispettore Basilica la coinvolge nelle indagini, lei ci si tuffa nel suo modo incosciente, senza riserve, così come balla e beve rum. Un nuovo viaggio nei controsensi delle notti di salsa e dei personaggi che le animano, molti ammantati di nomi pittoreschi: Princesa, El Tigrón, El ChupaChupa. Smanie di potere, ripicche, desideri muovono i loro passi in caldissimi, sensuali balli e qualcuno forse, nell’ombra, sta macchinando un nuovo delitto. La Guerrera osserva e fotografa: se inciampa, è per l’incapacità di riconoscere gli imprevisti mascherati. Poco conta che si presentino sotto forma di sconosciuti, di serpenti esotici, di sogni chimici o di una bellissima voce nera d’oltreoceano giunta dall’oltreoceano. Lei cadrà ma subito dopo si rialzerà, ecco spiegata l’essenza profonda del suo soprannome. Non è del tutto sola, questa lottatrice di capoeira che conosce segreti e perversioni di ballerini e insegnanti di danza: l’amica Catalina, con la sua dolcezza azzurra e i suoi studi di alchimista, l’aiuterà nell’interpretazione esoterica del fuoco e Dante le coprirà le spalle con la saggezza dei suoi versi indelebili.



L'intervista


1. Ciao Marilù, benvenuta e complimenti vivissimi per il tuo libro ‘Fuego’. La tua protagonista, Elisa Guerra, detta la Guerrera, è una donna che incarna volitività, intelligenza e determinazione. Sembra essere indistruttibile e possedere una fonte segreta di energia. Qual è il suo segreto?

Credo che il suo segreto risieda nella sua dannazione. La Guerrera, è una giovane donna che la vita ha sbalzato in un mondo non facile. Non ha filtri, non ha protezioni se non il suo guscio di pessimismo e forza combattiva. Ho scelto di chiamarla così perché sia il cognome che il soprannome recano in sè l’idea delle battaglie che quotidianamente deve affrontare. Poche volte vince, spesso viene sconfitta, ma non soccombe mai. Ha dei sogni in un cassetto che resta sempre chiuso e questo contribuisce a peggiorare la sua accidia. Non crede nell’amore, non crede nemmeno nell’uomo, il suo è un materialismo puro che non concede spazio a nulla di spirituale. La salsa è l’unico lenitivo, insieme all’amicizia e ad altri effimeri piaceri della vita, come il rum e le patatine fritte.


2. Nei tuoi libri ricorrono spesso rituali e mitologia. La simbologia del fuoco, attorno a cui si svolge ‘Fuego’, abbraccia simboli esoterici, misteriosi, nascosti… Catalina, l’amica piú fidata della Guerrera, sembra conoscere i segreti delle forze misteriose che interagiscono tra la natura e l’uomo. La lettura delle carte sembra servirle come mezzo per porsi ad un livello più alto, quasi puramente istintivo, come se si creasse un ponte tra la realtà e le forze occulte che scorrono parallele. Da dove viene la sua conoscenza?

Da anni di studi esoterici, da un apprendistato alchimistico e da una propensione naturale alla magia. L’elemento occulto si è incarnato in Catalina - cartomante, astrologa e molto altro – perché lei mi consente di portare avanti il dualismo tra la magia e la concretezza, speculare nella coppia Catalina-La Guerrera. Le due sono un esempio di integrazione positiva: Catalina poggia i piedi su credenze cosmiche, La Guerrera è atea e materialista, ma entrambe convivono pacificamente, stimandosi, e nessuna delle due pretende di far cambiare idea all’altra.


3. Il commissario Basilica è un uomo di cui ci si innamora alla prima lettura. Ci si appassiona soprattutto per le sue debolezze, per il suo non essere un ‘super-uomo’, per i suoi dilemmi e le sue rinunce. Come si sta evolvendo il rapporto tra Elisa e Basilica?

La tensione tra di loro aumenta. Ognuno deve fare i conti col suo fardello di problemi, ricordi, sensi di colpa. Ognuno è messo con le spalle al muro dalle proprie debolezze. Ma siamo vicini alla quemadura. Alla bruciatura.


4. Il tuo libro trasuda fuoco, passione, sensualità. Quale musica ti ha ispirata mentre scrivevi ‘Fuego’. Qual è la canzone che Elisa ama di più?

La complessità della salsa e l’amore “totalitario” di Elisa verso questo genere le impediscono di scegliere una sola canzone. Ti dico però che ama le salse dure e movimentate. La Excelencia è uno dei suoi gruppi preferiti, ma non solo.


5. Elisa conosce perfettamente la Divina Commedia che è divenuta, per lei, una fonte di conoscenza dell’animo umano che applica continuamente e che le serve per comprendere le azioni e le debolezze di chi la circonda e, dove è possibile, di prevederne le intenzioni…

La Guerrera è rimasta presto senza genitori ed è stata cresciuta da una prozia (tema, questo, che approfondirò nel prossimo romanzo) che ha un concetto distorto di cultura e l’ha obbligata a ricordare a memoria la Divina Commedia. Ma ha imparato con il cuore quei versi e li riesuma all’occorrenza: Dante è diventato un amico prezioso, un anello di congiunzione tra alta poesia e vita quotidiana. Per lei non è un insigne rappresentante della letteratura italiana: per lei è un amico che la rassicura con la sua pacca sulla spalla.


6. Che cosa desidera di più Elisa Guerra dal lavoro, dal futuro e da se stessa?

In Fuego lei ha smesso di desiderare. Forse ricomincerà, nel prossimo romanzo.


7. Tutti i tuoi personaggi sono unici, li ritroveremo in una nuova avventura della Guerrera?

I protagonisti e i comprimari torneranno. Tra i personaggi secondari, alcuni spariranno, altri no. Ci sono personaggi come il peruviano El Pony, il dj tozzo rancoroso e iroso, che va in giro con una pedanina e che detesta La Guerrera, che non posso abbandonare, ci sono troppo affezionata! Oppure anche Princesa, la mulata meravigliosa dalla pelle color nocciola, di cui si racconta in giro qualche segreto lascivo...


8. Quali sono i tuoi progetti futuri?

Sto sceneggiando una graphic novel sulla Guerrera, i disegni sono del bravissimo Niccolò Pizzorno.


9. Qual è il tuo messaggio per i tuoi lettori?

Ne ho sparsi alcuni, qua e là. Senza pretese, solo per chi ha voglia di riconoscerli.


10. In questi giorni è scoppiata una – in realtà vecchia – polemica sulle marchette letterarie. Tu che ne pensi?

Sono contraria alle marchette in ogni senso e proprio per questo mi stupisco. Perché quasi sempre mi capita una cosa curiosa: in generale, quelli che sbraitano contro le pagliuzze negli occhi degli altri, ignorano completamente le travi che offuscano i propri, di occhi. Ci sono marchette di vario tipo: conosco un’infinità di gente che ha pubblicato un libro o che ricopre un ruolo di rilievo solo perché ha ricevuto favori dalle conoscenze giuste.


11. Tu scrivi per diverse testate, da Carmilla a Thriller Magazine. Secondo quali criteri fai le tue recensioni?

Innanzitutto questioni di tempo mi impongono una dura selezione dei libri, non riesco a recensirne più di cinque al mese, quando va bene. Scelgo quelli che mi piacciono di più, anche se mi capita di non aver tempo per commentare romanzi che ritengo molto belli. Mi piace conoscere autori nuovi, italiani ma anche stranieri, quindi è difficile che recensisca per tre anni di seguito lo stesso scrittore, a meno che non sia uno dei miei preferiti (e sono pochissimi).


12. Esiste una recensione oggettiva al 100%?

Ad oggi no. Ogni recensione è filtrata dai gusti personali, dalla disposizione d’animo, dal background del critico. In qualsiasi libro, se mi ci metto, posso trovare più di un difetto. Ci sono commentatori che – avendo scelto a priori di parlare male di quel libro e di quell’autore (per le marchette letterarie di cui parlavamo sopra, ad esempio, o per proprie antipatie personali) cercano quello che secondo loro è un difetto e ci si concentrano sopra, magari mettendo in secondo quello che davvero conta.


13. Cioè, cosa davvero conta?

Be’, innanzitutto la scrittura (è una scrittura interessante/originale/scorre via bene o è omologata, ripetitiva, noiosa?). Poi la tenuta della storia, la potenza dei personaggi, l’originalità.


14. Perché dici “Ad oggi no”? In futuro potrebbe cambiare la situazione?

Se si individuassero dei criteri onesti per recensire, sì. Delle linee guida collegate ai punti di cui parlavamo sopra. Ma credo che ora non sia fattibile, siamo troppo conservatori per adattarci a quello che è poi accaduto, ad esempio, coi criteri docimologici della scuola: prima gli insegnanti davano un voto al tema di italiano secondo il loro personale giudizio globale, adesso devono - giustamente - attenersi a una griglia di valutazione.


15. Cosa pensi della critica che dilaga sul web e di realtà come anobii?

L’ho sempre sostenuto: il web è un’opportunità di democrazia. Tutti possono accedervi, tutti possono esprimersi. Anobii è un esempio in piccolo di questa democrazia. È molto bello che esista una tale comunità di bibliofili e io presto attenzione a quello che i lettori dicono. Se una persona ti legge, significa non solo che ha speso dei soldi per acquistare il tuo libro o si è preso la briga di andare a sceglierlo in biblioteca, ma significa soprattutto che ti ha dedicato del tempo, delle energie, delle emozioni, e questa è la cosa più preziosa. C’è infine da distinguere un’esigua fascia di persone che utilizzano questi contenitori come valvola di sfogo alla loro frustrazione.


16. Come ci si difende?

Basta ignorarli. Nel momento in cui ti metti in gioco con una pubblicazione, sai che ti aspetta anche questo. Ma sono episodi limitati, per fortuna. Nel web si conosce anche tanta gente interessante!


Grazie, Marilù, e ancora tanti complimenti per il tuo libro Fuego.

Grazie a te per l’ospitalità e un abrazo muy fuerte!

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