7 febbraio 2012

Valetta presenta: Charles Dickens, l'uomo che inventò il Natale

Nel giorno del suo duecentesimo compleanno vogliamo dedicare allo zio Charles una bella retrospettiva, sperando di fare cosa gradita ai suoi fan e di incuriosire un po' coloro che ancora non lo conoscono.



La vita


Il più grande romanziere inglese di epoca Vittoriana ed uno dei più grandi di sempre, Charles Dickens nasce a Landport (Portsea) il 7 febbraio 1812. I primi anni di vita trascorrono in una cornice quasi idilliaca, grazie all'impiego del padre presso l'ufficio paghe della Marina che gli consentono di garantire al figlio alcuni anni di educazione privata presso la William Gile's School. Ben presto però le fortuna della famiglia subiscono un'inversione di rotta: John Dickens perde il lavoro ed è costretto a trasferirsi con la famiglia a Camden Town (Londra); i debiti però continuano ad aumentare e nel 1824 John viene imprigionato nel carcere di Marshalsea dove, secondo l'usanza dell'epoca, andrà a vivere anche il resto della famiglia. Solo il giovane Charles non alloggia in modo fisso nel carcere ma viene ospitato da alcuni parenti. Tuttavia, per pagarsi vitto e alloggio è costretto a lasciare la scuola e a cercare lavoro presso una fabbrica di lucido da scarpe. Le condizione inumane a cui venivano sottoposti i bambini-lavoratori, così come l'esperienza delle sue visite a Marshalsea, lo segneranno profondamente e influenzeranno in modo significativo sia le trame che i temi trattati nelle sue opere. Successivamente Dickens fu in grado di riprendere la sua educazione, grazie alla quale si procurò un primo lavoro come copista, seguito poi da quello di giornalista freeleance prima addetto alle cronache giudiziarie e poi quelle politiche. Nel frattempo inizia la stesura dei primi racconti, tutti pubblicati a puntate su giornali: Sketches by Boz e il primo vero romanzo Il circolo Pickwick. E' il 1836 e da quel momento il successo di Dickens come romanziere non si ferma più tanto da arrivare in pochi anni anche oltreoceano. Lo scrittore si recherà infatti in America una prima volta nel 1842 e una seconda volta nel 1867. Entrambe le visite riscossero enorme successo nonostante lo scrittore manifestasse con convinzione il suo appoggio all'abolizione della schiavitù. Mai dimentico delle proprie origini Dickens, infatti, fu sempre attento alle esigenze dei più deboli e si dedicò con costanza ad opere di filantropia, la più significativa delle quali è sicuramente la fondazione di una casa di redenzione per donne cadute in disgrazia che si proponeva di fornire una cultura e i mezzi per reinserirsi nella società a donne che, secondo i puritani standard vittoriani, avevano compromesso la propria reputazione.
Particolarmente significativo fu però il secondo viaggio negli Stati Uniti, durante il quale Dickens si esibì in un tour  trionfale per il paese leggendo brani delle proprie opere. Fin dal 1858, in effetti, Dickens aveva iniziato a girare l'Inghilterra offendo letture pubbliche dei suoi romanzi; grazie alle sue capacità istrioniche e alla popolarità delle sue opere gli eventi incontrarono sempre il favore del pubblico, tanto che l'autore stesso continuò a dedicarvisi con impegno indefesso anche quando la sua salute iniziò a declinare e fu colpito da un primo infarto. Un secondo infarto lo colpì l'8 giugno del 1870, dopo aver trascorso una giornata a lavorare al suo ultimo romanzo, rimasto incompiuto, Il mistero di Edwin Drood. Morirà il giorno dopo e verrà seppellito, contro la sua volontà nell'Angolo dei Poeti, nell'abbazia di Westmister.


Le opere


Quando si parla di Charles Dickens non so mai da che parte iniziare; in fin dei conti stiamo parlando dell'uomo che ha reinventato il Natale, che per primo ha sbattuto in faccia ai sudditi del trionfale impero britannico la povertà in cui versava una parte "dimenticata" della popolazione, che ha donato al cinema un'inesauribile miniera da cui trarre ispirazione, e che, incidentalmente, è il mio scrittore preferito.
Dickens riversa tutto se stesso nelle sue opere, questo vale sia per la  scelta delle trame e delle ambientazioni, per la quale le sue esperienze personali si sono rivelate una fonte inesauribile di ispirazione, sia per le tematiche affrontate Le difficoltà economiche della famiglia, l'arresto del padre a causa dei debiti e soprattutto la traumatica esperienza del lavoro minorile hanno prodotto un costante interesse per le condizioni di vita dei più poveri; anche dopo essere diventato uno scrittore di successo Dickens non ha mai perso la naturale empatia verso le classi sociali disagiate mentre la sua genialità come narratore gli ha permesso di tradurre questo suo interesse in racconti così memorabili e descrizioni così efficaci da essere in grado di contribuire concretamente a portare il problema della disuguaglianza sociale all'attenzione dell'opinione pubblica e del dibattito politico, favorendo in questo modo le riforme che negli anni successivi verranno approvate.

Dickens attorniato dai suoi personaggi nel quadro
"Dickens' dream" di R. Buss
Le sue vivide descrizioni non sono solo servite a dipingere con realismo le difficoltà delle classi lavoratrici ma gli  hanno anche permesso di dotare i suoi romanzi di personaggi unici e indimenticabili, che prendono letteralmente vita e acquistano una ragion d'essere al di là delle pagine del romanzo, fino a superare, in alcuni casi, il loro stesso creatore in quanto a celebrità. L'Ebeneezer Scrooge di Canto di Natale è diventato l'eponimo dell'avaro così come ogni orfanello viene oggi etichettato cone un novello Oliver Twist; Sam Weller, l'irriverente servitore de Il Circolo Pickwick godette per molti anni di una fama superiore a quella del suo autore e ancora oggi nel vocabolario inglese il termine wellerism indica un paradosso, una battuta in grado di ridicolizzare i cliché prestabiliti. Il punto di forza di questo autore è proprio quello di sapere cogliere l'uomo qualunque e riversarne pregi e difetti in figure emblematiche, dotate spesso di un'intensa fisicità che ne esalta ogni aspetto del carattere. Un personaggio è "dickensiano" a partire dal suo stesso nome, spesso bizzarro perché l'autore si diverte a giocare con le parole inventando nomi "onomatopeici", il cui suono già da solo disegna un'idea precisa nella mente del lettore, quando addirittura non suggerisce esplicitamente la natura di una certa figura; pensiamo ad esempio a Smallweed, l'avaro maligno di Casa Desolata ("weed" in inglese è l'erbaccia) oppure al crudele Mr Murdstone in David Copperfield, il cui nome nasce dall'unione di "murder" (omicidio) e "stone "(pietra). Per quanto egli sia famoso anche per le lunghe e intense sequenze dedicate alla rappresentazione dei quartieri più poveri e gli angoli meno conosciuti di Londra, quando si trattava dei suoi personaggi non gli è necessario dilungarsi in dettagliate descrizioni del loro aspetto e carattere: è sufficiente una fulminante metafora, per dire tutto. Capace di gustosi voli di fantasia egli poteva parlare in modo convincente di orfani come "azioni e profitti", paragonare le persone alle barche da riporto o i commensali a elementi dell'arredamento.
Zio Paperone nei panni di
Ebenezer Scrooge
La sua eredità da questo punto di vista è ancora viva oggi e spazia dal mondo del fumetto (il nome originale di Zio Paperone è appunto "Uncle Scrooge") a  quello della musica rock (il gruppo inglese Uriah Heep prende il nome dall'omonimo personaggio di David Copperfield).
Tutte le sue opere sono caratterizzate da trame complesse ed intricate, ricche di colpi di scena e stravoLgimenti del destino; queste caratteristiche derivano anche dal fatto che quasi tutti i romanzi furono pubblicati per la prima volta a puntate su riviste e periodici, da qui la necessità di mantenere sempre viva l'attenzione del pubblico nel corso delle settimane. Dickens seguiva con particolare attenzione l'umore dei suoi lettori ed era di solito pronto a dare loro ciò che volevano; i suoi romanzi erano di fatto dei work in progress nel senso che venivano completati man mano che le varie puntate erano pubblicate e questo non sempre si ripercuoteva sulle sue trame in modo sempre. A volte infatti l'autore si lasciava andare ad inversioni di rotta e colpi di scena non proprio convincenti, chiaro segno di tentativi di aggiustamento a metà percorso. Inoltre, sempre nel tentativo di assecondare il suo pubblico, egli indulgeva talvolta in un sentimentalismo tipicamente vittoriano, piuttosto stucchevole alle orecchie del lettore di oggi. Tipicamente vittoriana era anche la sua visione della figura femminile che si concretizza nella sua penna nell'ideale dell'angelo del focolare: mite, fedele e comprensiva, una compagna amorevole e fidata (rare ma significative eccezioni sono la fenomenale Betsey Trotwwod di "David Copperfield", la volubile Bella Wilfer de "Il nostro comune amico", la disincaNtata Louisa Gradgrind di "Tempi difficili"). Sotto questo aspetto non si può negare che egli sia stato sorpassato da altri scrittori suoi contemporanei, ad esempio Trollope o Thackeray, che si sono dimostrati in grado di oltrepassare la limitata prospettiva vittoriana proponendo modelli femminili ben più indipendenti e anticonvenzionali. E' per questi due fattori, più che per ogni altro, che le opere dickensiane accusano a volte il passaggio del tempo ma in tutta sincerità mi pare che essi siano pienamente compensati dal gusto dello scrittore per la commedia, dalla sua ironia sorniona, spesso espressa tramite incisi folgoranti, dalla sua abilità satirica.
Samuel Pickwick tiene un discorso
ai membri del suo circolo
Per gustarvi il suo talento comico non ancora imbrigliato dai paletti della satira sociale è scontato consigliarvi la lettura de Il Circolo Pickwick (The Posthumous Papers of the Pickwick Club, 1837), primo romanzo dell'autore, opera di un Dickens ancora giovane e avventuroso che si diverte a narrare le bizzarre avventure di Samuel Pickwick ed i suoi sfaccendati amici, in viaggio negli angoli più remoti dell'Inghilterra per eseguire ricerche sui  fenomeni più curiosi della vita umana. Si tratta in sostanza di un divertessement per molti versi fine a se stesso; da subito uno eclatante successo (soprattutto dopo la comparsa, nel decimo capitolo, dell'irriverente servitore Sam Weller) ancora oggi contribuisce a mantenere alta la fama di Dickens in tutto il mondo. Ben presto lo scrittore inizierà ad utilizzare i suoi romanzi come mezzo per portare all'attenzione di un vasto pubblico le precarie condizioni di vita delle classi lavoratrici, tuttavia tutte le opere scritte nella prima parte della sua carriera, fino all'incirca al 1850, beneficiano del clima gioviale caratteristico de "Il Circolo Pickwick". Tra queste non possiamo fare a meno di citare Canto di Natale (A Christmas Carol,1843), primo di una raccolta di racconti natalizi che credo oramai conoscano anche i sassi, se non altro per aver visto una delle decine di adattamenti che il cinema ne ha realizzato (ad oggi se ne contano ventidue). Sappiate però che prima della pubblicazione di questo racconto la festività del Natale aveva smesso da tempo di suscitare entusiasmo fra la gente; Dickens ne rivoluzionò il significato esaltando l'idea che si trattasse di una celebrazione della generosità (il cosiddetto spirito natalizio) al cui centro si colloca la famiglia, piuttosto che una "semplice" ricorrenza religiosa. La popolarità dell'augurio "Merry Christmas" trae la sua origine proprio dalle pagine di A Christmas Carol.
Mr Micawber
Il vero spartiacque tra la produzione giovanile del romanziere e quella più matura è sicuramente David Copperfield (id.). Pubblicato tra il 1849 e il 1850, quest'opera largamente autobriogafica conserva in parte lo spirito spensierato dei precedenti romanzi, soprattutto nella cronaca a tratti esilarante della vita un po' bohemien del giovane David e del suo primo matrimonio con l'ingenua Dora, mentre introduce per la prima volta il dramma del lavoro minorile. Basandosi sulle personali esperienze dell'autore, il libro ritrae con toccante realismo le assurde condizioni di sfruttamento a cui i giovani lavoratori erano costretti a sottostare e nel contempo regala ai posteri alcuni dei personaggi più memorabili della letteratura, dall'energica zitella Betsey Trotwood, al viscido Uriah Heep, fino al candido e spendaccione Mr Micawber, modellato interamente sul padre dell'autore.
Il maggior numero di capolavori lo troviamo però fra le opere che fanno parte del periodo della maturità. Trattarle, anche solo in modo superficiale nelle poche righe che ho a disposizione è un'impresa impossibile, per questo mi limiterò a citare i miei preferiti, quelli che a mio parere non dovreste per nessun motivo farvi scappare. Fra tutti spicca sicuramente Casa Desolata (Bleak House,1853, del quale pubblicheremo a breve una recensione dettagliata), romanzo nel quale Dickens sfrutta la sua esperienza giovanile di cronista giudiziario per costruire una trama mai così intricata allo scopo di ridicolizzare la labirintica burocrazia e la basilare inutilità del sistema giuridico inglese.
Copertina de
Il Nostro Comnue Amico
Una trama complessa è anche quella che caratterizza Il nostro comune amico (Our Mutual Friend, 1865), ultima opera completa dell'autore, (di cui potete leggere la recensione qui) celebre per la perspicacia con la quale Dickens esamina il ruolo centrale del denaro nella vita degli esseri umani e per il ruolo centrale assegnato al fiume Tamigi, personificazione della parabola umana in tutte le sue forme. Come non citare inoltre Le due città (A Tale of Two Cities, 1859), il romanzo più venduto di questo autore e uno dei suoi rari (ma riuscitissimi) esperimenti con il romanzo storico. Le due città è infatti ambientato parzialmente a Londra e parzialmente a Parigi durante la Rivoluzione Francese; la trama è estremamente avventurosa e segue parallelamente le vicissitudini di un aristocratico francese caduto in rovina ed un avvocato inglese dalla vita dissipata che saprà trovare la strada della redenzione. Il tema della rinascita affianca in questo caso quello della critica sociale mentre la drammaticità delle situazioni nelle quali si vengono a trovare i due protagonisti lascia poco spazio al tradizionale humour dell'autore, rendendo "Le due città" una delle sue opere meno comiche. Ancora meno comica e sicuramente più aspra nei toni è l'ultima novella di cui voglio parlarvi: Tempi difficili (Hard Times for These Times, 1854). Originale sotto molti punti di vista, ad esempio è l'unico racconto non ambientato e Londra ed è di lunghezza considerevolmente inferiore a tutte le altre opere di questo autore, Tempi difficili è una spietata critica della mentalità utilitarista prevalente fra le nuove classi imprenditoriali, guidate solo dalla ricerca del profitto ed incapaci di vedere nei loro sottoposti altro che "Hands", forza lavoro da sfruttare in base alle proprie necessità.
Concludo segnalandovi il romanzo, a mio parere, meno meritevole da cui tenervi lontano come dalla peste: La bottega dell'antiquario (The Old Curiosity Shop, 1841). Direi che in questo caso ci troviamo di fronte ad uno dei più stucchevoli esempi di sentimentalismo vittoriano, ed infatti l'opera fu un grande successo al momento della pubblicazione, ma già nei decenni successivi l'eccessivo melodramma che la caratterizza fu ridicolizzato da più parti. Celebre è la battuta di Oscar Wilde che osservò "Dovreste davvero possedere un cuore di pietra per non scoppiare a ridere alla morte della piccola Nell".
Lasciandovi all'elenco completo dei romanzi in ordine cronologico, vi segnalo infine questo splendido articolo che il magazine della BBC dedica allo zio Charles: Charles Dickens: Six things he gave the modern world.

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