23 novembre 2011

Warm Bodies - Isaac Marion

R è uno zombie in piena crisi esistenziale. Cammina per un'America distrutta dalla guerra, segnata dal caos e dalla fame dissennata dei morti viventi. R, però, è ancora capace di desiderare, non gli bastano solo cervelli da mangiare e sangue da bere. Non ha ricordi né identità, non gli batte più il cuore e non sente il sapore dei cibi, la sua capacità di comunicare col mondo è ridotta a poche, stentate sillabe, eppure dentro di lui sopravvive un intero universo di emozioni. Un universo pieno di meraviglia e nostalgia. Un giorno, dopo aver divorato il cervello di un ragazzo, R compie una scelta inaspettata: intreccia una strana ma dolce relazione con la ragazza della sua vittima, Julie. Un evento mai accaduto prima, che sovverte le regole e va contro ogni logica. Vuole respirare, vuole vivere di nuovo, e Julie vuole aiutarlo. Il loro mondo però, grigio e in decomposizione, non cambierà senza prima uno scontro durissimo con...

Recensione

Sono morto, ma non è poi così male. Ho imparato a conviverci.

R non ha un nome: ricorda solo la propria iniziale, ed è già tanto. Pensa, ma non riesce a elaborare le proprie meditazioni in più di tre parole consecutive. Ha fame, e si nutre di carne umana. Ha una moglie, ma l'ha scelta casualmente. Ha dei bambini, ma sono adottati. Non ha bisogno di dormire. Presumibilmente è morto di recente, perché ha quasi tutta la carne attaccata alle ossa. Difficile dirlo, perché della sua vita passata non ricorda nulla: R fa parte della sterminata schiera di coloro che sono tornati alla vita.
Dall'altro lato, i Vivi: per R sono cibo da cacciare e da divorare, almeno finché non affonda i denti nel cervello di un ragazzo, e in quel momento i suoi ricordi si riversano in lui. Perry amava Julie, quella deliziosa creatura bionda che strilla e singhiozza, e improvvisamente per R non è più cibo, ma qualcosa da proteggere dalla fame dei suoi simili. Dopo averla condotta nell'aeroporto in cui vive con la sua comunità zombie, R, infestato dai ricordi di Perry, inizia a provare per lei qualcosa che cambierà la sua natura.

E' senza alcuna soddisfazione che mi accingo a recensire questo romanzo che, fino a un centinaio di pagine circa, pur non essendo eccezionale risultava una soddisfacente boccata d'aria fresca nel panorama del suo genere, che mi faceva davvero ben sperare.

L'autore è stato in grado di farmi entrare nella mente di uno zombie pensante, un personaggio positivo e piacevole capace di gettare uno sguardo ironico sulla tragedia di un mondo in caduta libera verso l'apocalisse a causa del ritorno degli affamati morti viventi. I capitoli iniziali, che vedono R rapportarsi ai suoi consimili e commentare le loro bizzarrie post-mortem, filano via che è un piacere, grazie alla sagacia - buffo usare questo termine parlando di uno zombie - della voce narrante in prima persona; una prima persona, peraltro, utilizzata sapientemente dall'autore, in grado di restituire l'esterno in modo convincente e l'interno in modo non morboso. Ma quando arriva Julie, personaggio dalle interessanti sfaccettature che risulterebbe complesso se non accettasse situazioni paradossali con una facilità al limite del disturbo bipolare, tutto cambia, tutto scivola in una banalità che ha dell'imbarazzante. Julie, in una sindrome di Stoccolma da manuale, stringe quasi immediatamente amicizia con lo zombie che l'ha sequestrata, arrivando al punto da condividere, pochi giorni dopo, una bottiglia di birra con lui. Non vorrei apparire razzista, ma anche non volendo considerare R un morto è in ogni caso un infetto, e uno scambio di fluidi con lui non mi sembra precisamente un'idea salutare. Peraltro Julie, cui è appena stato ucciso il fidanzato nonché amico fin dall'infanzia, lo piange ben poco, liquidando con un'alzata di spalle persino la notizia che il suo assassino è lo zombie cui fino a quel momento è stata accanto e di cui si è fidata. Il loro rapporto si evolve senza un perché: Julie ben presto abbraccia R, dorme con lui, si diverte a truccarlo e vestirlo per permettergli di gironzolare senza problemi nello Stadio (la base fortificata in cui vive) che, a proposito, ha la sicurezza di un campo scout piuttosto che di un perimetro militarmente protetto. L'evoluzione del loro rapporto viene giustificata dal fatto che Julie è uno spirito sopra le righe che accoglie ogni novità a cuore aperto, sfinita dall'insensatezza di un sopravvivere senza alcuno scopo, ma di fatto sembra piuttosto che i due stringano amicizia perché sì, perché la trama richiede che la Bella diventi intima della Bestia in barba alle barriere razziali.
Non posso fare a meno di pensare ai diversissimi esiti di un film come La sposa cadavere.

La stessa facilità di accettazione è presente in un personaggio secondario, Nora, migliore amica di Julie: quando quest'ultima conduce in casa R, Nora si comporta come se avesse appena deciso di adottare un cucciolo invece che uno zombie. Si tratta di sviluppi all'insegna del buonismo che, ahimè, l'inizio del romanzo lasciava ben sperare che ci sarebbero stati risparmiati: Marion, infatti, inizialmente indugia in scene crude, e R si configura come un mostro con tutti i crismi che non prova alcun senso di colpa nell'assaltare ragazzini per nutrirsi del loro cervello; perché dovrebbe, se è l'istinto a ordinargli così? Avevo tirato un sospiro soddisfatto, ma l'autore ha deciso di condurre la trama verso una situazione più politically correct: perché, naturalmente, Julie non può amare R se mostro resta. No. R deve umanizzarsi, prospettare una speranza per il mondo annunciando un'evoluzione dell'intera compagine di morti viventi. Il vero amore che vince su tutto, anche sulla morte - letteralmente.

La delusione è tanto più irritante perché il romanzo partiva da premesse molto interessanti, e Marion, se si escludono i dialoghi spesso stiracchiati, scrive discretamente bene (saper gestire la prima persona non è uno scherzo). Il problema, per l'appunto, è lo scivolare della trama in un sentimento che anche se non raggiunge lo svenevole appare artificiosamente buonista. Avrei preferito che il romanzo non poggiasse su un messaggio tanto scontato e banale.


Se volete farvi un'idea, qui potete trovare le prime trenta pagine del romanzo.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Warm Bodies
  • Titolo originale: Warm Bodies
  • Autore: Isaac Marion
  • Traduttore: Lo Porto T.
  • Editore: Fazi
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Lain
  • ISBN-13: 9788876251221
  • Pagine: 269
  • Formato - Prezzo: Brossura - 14,50 Euro

3 Commenti a “Warm Bodies - Isaac Marion”

  • 24 novembre 2011 alle ore 01:33
    Tancredi says:

    Il fatto ci sia il nome della Meyer in copertina dice già molto...

  • 24 novembre 2011 alle ore 09:24
    sakura87 says:

    Sì, be', io ho tenuto in conto il fatto che la Meyer *non legge*, quindi almeno in questo caso è sicuro che si tratta di una marchetta al 100% fondata sul nulla.

  • 24 novembre 2011 alle ore 10:19
    Anonimo says:

    l'ho letto e l'ho trovato orrendo. trama banale e per nulla coinvolgente. finale campato in aria. e anche lo stile di scrittura, con tutti quei flashback, è stato noioso. per me di stelline se ne merita una sola.

    Ale

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