28 febbraio 2011

Dal libro al film: Orgoglio e Pregiudizio - Parte II

Locandina de Il diario di Bridget Jones

Per coloro che sono sopravvissuti alla prima logorroica carrellata di trasposizioni su piccolo e grande schermo del capolavoro di Jane Austen, rieccomi a voi per completare l'opera.

Ci eravamo lasciati nel 1995 con l'impareggiabile mini-serie della BBC che ha regalato fama e fortuna all'allora trentacinquenne Colin Firth. Il serial fu seguito da quasi 11 milioni di spettatori, tra i quali spiccava la scrittice Helen Fielding che in quest'occasione fu ispirata a scrivere il suo best seller Il Diario di Bridget Jones. Le affinità con il libro della Austen in questo caso sono legate soprattutto al personaggio di Darcy, replicato tale e quale (nome compreso): orgoglioso ai limiti della spocchia, vittima di facili (beh facilissimi, Bridget Jones non è proprio immune da difetti) pregiudizi ma onesto, sincero e capace di inaspettata tenerezza. La somiglianza col personaggio austeniano è tale che quando il libro della Fielding fu a sua volta portato sul grande schermo proprio non si riuscì a pensare ad un altro attore adatto al ruolo che a Colin Firth che, sostanzialmente, replica le performance resa in Orgoglio e Pregiudizio. Hugh Grant invece fa la parte di un Wickham ancora più falso e bastardo (bisogna dire che gli viene bene), mentre la Bridget di Renee Zellwegger con la sua incontinenza verbale ha ben poco a che fare con la sagace ma misurata Elizabeth Bennet.

Nel 2004 si fa un primo tentativo di riportare la Austen al cinema con un adattamento decisamente particolare: si tratta del kolossal "bollywoodiano" Bride and Prejudice, un musical con la superstar del cinema indiano Aishwarya Rai. Qui vengono ripresi solo gli elementi salienti del romanzo e alcuni nomi vengono modificati per adattarli alla nuova ambientazione. Il risultato è abbastanza simpatico anche se decisamente trash in alcuni punti, ma la visione del film è caldamente sconsigliata ai "puristi" della Austen che potrebbero essere vittime di una sincope già dopo i primi minuti.

L'anno successivo viene finalmente realizzato un nuovo Orgoglio e Pregiudizio per il grande schermo, a 65 anni di distanza dall'illustre predecessore hollywoodiano. La palla torna in mano ad un regista inglese, il Joe Wright di Espiazione, e inglesi sono anche i protagonisti principali, la star Keira Knightely e il mite Matthew Macfayden, già visto in Funeral Party. Ce n'era davvero bisogno? si sono chiesti molti critici soprattutto nostrani, poco affezionati ai film in costume (fatti salvo interminabili polpettoni televisivi che tutti si affannano a criticare bene per non sembrare snob). La risposta è sì, ce n'era bisogno visto e considerato che il film del 1940 era oramai finito nel dimenticatoio e anche volendo riesumarlo mostrava decisamente il tempo trascorso.
Questa nuova versione dimostra una decisa volontà di modernizzare e romanticizzare il racconto per venire incontro ad un pubblico più giovane pur mantenendo inalterata la collocazione temporale e la trama. In questo senso si spiega la profusione di tramonti dalle luci calde e soffuse, l'intensa musica di sottofondo, lo stravolgimento dell'ambientazione di alcune scene come quella della prima dichiarazione di Darcy a Elizabeth, spostata sotto una pioggia scrosciante che enfatizza le tormentate emozioni dei protagonisti. In sostanza questo nuovo Orgoglio e Pregiudizio è un film romantico in piena regola, adattandosi al luogo comune che annovera anche il romanzo in questa categoria, destino abbastanza ironico per l'assai poco romantica Jane Austen che aveva impregnato le sue opere del razionalismo illuminista offrendo uno sguardo ironico e disincantato della società inglese dell'epoca.
Ad ogni modo nel complesso si tratta di un buon film, tanto che il Daily Mirror paragonando le maggiori trasposizioni del romanzo dal 1940 ad oggi assegnò 9 punti su 10 solo a questa versione e al serial del 1995. Personalmente preferisco il serial della BBC, oltre che per l'ovvia considerazione che una miniserie di sei puntate riesce ad esplorare meglio le mille sfaccettature del romanzo, anche per la realizzazione dei personaggi principali. Il Darcy di Macfayden, per quanto non malvagio, sbiadisce decisamente rispetto all'intensità delle mille emozioni represse di Colin Firth, tanto da risultare un po' un bietolone. Per quanto riguarda la Knightely, ricompensata con una nomination all'Oscar per questo ruolo, possiede senza dubbio più freschezza e vivacità della Ehle tanto da risultare più adatta alla parte ma nella sua interpretazione va decisamente "un po' lunga" rendendo la sua Elizabeth una specie di maschiaccio impertinente più simile ad una Jo March e esibendo un così alto numero di smorfiette birichine da risvegliare i più truculenti istinti assassini.
Menzione speciale qui la merita la sempre perfetta Judi Dench nella parte di Lady Catherine de Bourgh. Per quanto Dame Dench sembri oramai abbonata alle parti da anziana arcigna e scorbutica è sempre un piacere vederla.
Desta qualche perplessità la scelta dei costumi e alcune ambientazioni; probabilmente con l'intento di rimarcare la differenza di ricchezza tra i Bingley e i Darcy da un lato e la famiglia Bennett dall'altro, i Bennett vengono rappresentati come poco più che ricchi contadini, con addirittura i maiali che passeggiano per la casa. Anche gli abiti delle ragazze sembrano fatti della stessa stoffa dei grembiuli della cuoca, ed Elizabeth sembra avere per tutto il film un disperato bisogno di lavarsi e pettinarsi i capelli. Scelte di questo tipo fanno pensare che regista e produttori abbiano poca fiducia nelle capacità del pubblico moderno di comprendere e entrare in sintonia con la società inglese di fine '700 e si sentano quindi in obbligo di offrire qualche spiegazione.
Infine un'ultima considerazione, valida un po' per tutti gli adattamenti: perché mai per il povero Bingley viene scelto sempre un attore con la faccia da idiota? Nel libro è un giovane bello e dal carattere mite e comprensivo, questo lo rende automaticamente un imbecille?

Mi fermo qui, sorvolando sugli adattamenti teatrali e i musical che non ho avuto il piacere di vedere e segnalando la mini-serie Lost in Austen che sto ancora cercando di procurarmi e di cui mi hanno parlato un gran bene. Si tratta di un'opera di fantasia in cui una donna dei giorni nostri si ritrova a vivere la vita di Elizabeth Bennett.



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