22 febbraio 2011

Brando Street: la scomparsa di una comparsa - Marisa Cecchetti

Una giornalista sulle tracce della più grande comparsa cinematografica degli anni Settanta. Una serie di interviste esclusive con il divo inavvicinabile e con tutti coloro che hanno avuto l'enorme fortuna di conoscerlo. Brando Street, da Orvieto a Los Angeles, ci svela i segreti della sua vita, dall'infanzia ai dietro le quinte di pellicole che hanno fatto la storia del cinema. Chi non ricorda "Il diplomato", "Carota manuale" o "Primo valzer a Caracas"? Tutti film a cui Brando ha generosamente prestato il suo originale e indiscutibile talento. "Brando Street: la scomparsa di una comparsa" è la prima e unica biografia autorizzata di un artista, prematuramente scomparso nel 1980, ma più probabilmente... mai esistito.

Recensione di Sakura

L'autrice, simpaticamente e con una modalità che a tratti ricorda quella di Pennac, ricostruisce una vicenda improbabile incentrata sulla figura fittizia di Brando Street, nota comparsa plurinominata agli Oscar di cui la voce narrante, una sedicente giornalista, desidera scrivere la biografia.

L’intreccio è interessante, ma occorre scendere a compromessi con il patto narrativo e accettare le incongruenze che il tono del libro richiede: la narratrice senza volto né nome, infatti, priva di un qualsivoglia pass o documento, riesce a spacciarsi per giornalista e a intervistare l’acclamato Brando Street sul suo yatch privato in occasione della Mostra del Cinema di Venezia del 1976. Dopo poche pagine di cornice si entra nel vivo della storia: da Orvieto a Los Angeles, passando per Ginevra e Parigi, la protagonista rimette insieme i tasselli dell’esistenza della riservata comparsa, registrando un’intervista con lui e in seguito recandosi lei stessa nei luoghi che hanno lasciato un segno nella sua vita. Nato a Orvieto da un’incurante ceramista e da uno strampalato aviatore, Brando Strada si è fatto faticosamente da sé, e la sua incredibile allergia per il cioccolato ha fatto sì che il grande regista Serge Tiger lo scritturasse per il suo primo film e desse avvio alla sua carriera di comparsa. Da Il diplomato all’incompiuto Il momento delle angurie, la narratrice rimette insieme tutti i tasselli per compilare una biografia che la farà diventare ricca, ma che potrà divulgare solo nel momento della morte di Brando.
Al libro si accompagnano foto fittizie, articoli di giornale e persino un sito internet.

Un libro con buone premesse e originali potenzialità vanificate da una scrittura acerba, una punteggiatura infelice e una stringatezza che costringe gli eventi alla superficialità. La prosa è troppo semplice, con periodi brevissimi e descrizioni pressoché assenti, i dialoghi spesso banali e la punteggiatura scarsa (forse vorrebbe imitare il parlato e la fittezza dell'intervista, ma risulta sgradevole alla lettura).

Adesso perdonatemi un’osservazione estemporanea: noto troppo spesso, in autori di ogni età e formazione culturale, enormi difficoltà nell’uso della punteggiatura che implicano per forza di cose lacune anche negli editor che le lasciano andare in stampa. Due punti e punto e virgola sembrano essere specie in via d’estinzione (e, cosa ancora più spaventosa, un autore una volta mi raccontò che era stato l’editor a ridurre l’uso di questi due segni d’interpunzione nel suo romanzo con la spiegazione che ormai il pubblico non li comprende e non li usa più: la qual cosa io non leggo come un adattamento a una lingua che si evolve, ma come un incoraggiamento ad assecondare l’ignoranza), e le povere virgole deambulano senza segnaletica. L’esclamazione “Buongiorno Serenella”, o l’invito “Ascolta Franceschino”, o ancora “Adesso Bernarda parlami un po’ di te” prevedono le virgole indipendentemente dal fatto che nel parlato queste frasi vengano pronunciate d’un fiato. Sono consapevole del fatto che nel postmodernismo non esista più una vera e propria regolamentazione nell’uso della virgola (la stessa Accademia della Crusca ha polverizzato la regola del ‘niente virgola prima di una congiunzione’ sostenendo che la scelta di utilizzarla o meno dipende dallo stile comunicativo dell’autore) ma occorre ricordare che l’atto orale è ben diverso da quello scritto e adattare la punteggiatura all’imitazione della parlata fitta non significa creare uno stile fresco e informale, tutt’altro, nella maggior parte dei casi comunica una sensazione di superficialità.

Marisa Cecchetti mi ha offerto lo spunto per quest’osservazione, che tuttavia a lei non si può imputare del tutto perché il suo non è propriamente un testo di narrativa (è costituito in gran parte da interviste riportate) e le pagine discorsive sono molto ridotte; è in queste che l’autrice avrebbe dovuto a mio parere investire maggiormente: curare più adeguatamente le descrizioni di ambienti e personaggi, perché utilizzare al meglio la tecnica del dettaglio caricaturale -su cui fa leva questo libro- è veramente difficile e in questo caso l’effetto ottenuto è ancora una volta di superficialità. I personaggi sono così rozzamente tratteggiati (persino Brando Street è impossibile da inquadrare) che si confondono tra loro, così come è assente la minima specificità dei luoghi visitati dall'io narrante: Parigi è identica a Orvieto, Los Angeles potrebbe essere Ginevra.

C’è comunque un margine di miglioramento: l’originalità all’autrice non manca, è evidente, ma purtroppo i suoi attuali mezzi stilistici non le rendono giustizia.

Giudizio:

+2stelle+

Recensione di Polyfilo

Un breve racconto basato sullo stile dell'assurdo ripercorre le vicende di una celeberrima comparsa.
Tutta la narrazione è dominata da uno schema paradossale e sembra da leggere in chiave come una sorta di critica, piuttosto criptica, al mondo dello show business e alla spettacolarizzazione della vita delle star, trasformate in modelli e guru esistenziali.

Così un'improbabile intervistatrice racconta la storia di Brando Street, attore specializzato in ruoli di comparsa, ma nel senso più 'insulso' del termine, di vero e proprio figurante.

Il paradosso pervade tutta l'esistenza di Brando, dalla nascita e dall'infanzia sprofondate nell'oscura provincia italiana, all'ascesa grazie alla folgorazione del regista Serge Tiger, chiaro riferimento al cineasta degli 'spaghetti western Sergio Leone, alla vita da star in una villa hollywoodiana con tanto di squinternate amanti e domestiche.

Ciò detto è anche vero che a parte questa trama a tema, di per sé interessante, lo stile del racconto appare un po' sciatto e superficiale, forse un po' stiracchiato per un romanzo vero e proprio, più adatto al format del racconto breve: 'la scomparsa di una comparsa' concepita come biografia d'artista soffre della scomparsa anche di un intreccio narrativo vero e proprio, oltre che della presenza nebulosa e troppo defilata di un editing del tutto incerto.

Una vera chicca da segnalare sono invece le finte citazioni di capolavori della cinematografia disseminate nel romanzo: risalire da 'Il momento delle angurie' al film di Bergman 'Il posto delle fragole' non è affatto scontato e lascia un segno di elegante ironia!

Giudizio:

+2stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: Brando Street: La scomparsa di una comparsa
  • Autore: Marisa Cecchetti
  • Editore: Discanti Editore
  • Data di Pubblicazione: 2010
  • Collana: Ita(g)liani
  • ISBN-13: 9788895432106
  • Pagine: 84
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9.00 Euro

4 Commenti a “Brando Street: la scomparsa di una comparsa - Marisa Cecchetti”

  • 21 gennaio 2011 10:15
    Anonimo says:

    Non leggetelo! E' un libro scandaloso!

  • 21 gennaio 2011 10:16
    sakura87 says:

    Caro anonimo, grazie per il tuo parere, solo l'avremmo preferito un po' più articolato.

  • 23 gennaio 2011 09:10
    Anonimo says:

    sarebbe da bandire nelle biblioteche assieme al libro di saviano troppa punteggiatura troppi congiuntivi e poi da bruciare nelle piazze pubbliche è come un francobollo difettoso emesso dalle poste da ritirare subito
    NAS

  • 23 gennaio 2011 12:36
    sakura87 says:

    I roghi di libri preferirei lasciarli nelle pagine di storia riguardanti il periodo dell'Inquisizione.

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