24 novembre 2012

Diario di lettura di Patrizia: Possessione. Una storia romantica

Londra 1986. Roland Mitchell, durante una ricerca di routine alla British Library, scopre le bozze di due lettere di Randolph Henry Ash, il poeta vittoriano cui dedica interamente la sua attività di ricerca. Il contenuto di quelle lettere, indirizzate alla poetessa Christabel LaMotte, svela aspetti inediti della vita di Ash che potrebbero gettare nuova luce anche sulle sue opere. Roland dovrebbe, per correttezza, parlare di quella scoperta con il suo capo, il prof. Blackadder, che dal 1951 cura l’edizione delle Opere di Ash, ma decide di rimandare sino a quando non avrà più dettagli sul tipo di relazione intercorsa tra Ash e LaMotte. Decide, quindi, di rivolgersi alla dottoressa Maud Bailey, una delle principali studiose inglesi di Christabel LaMotte e, come Roland scoprirà, discendente lei stessa della poetessa.

I due giovani ricercatori ripercorrono la vita di Randolph e Christabel sia attraverso la lettura congiunta delle loro opere sia visitando i luoghi dove i due poeti hanno vissuto: ne seguiranno molte importanti scoperte fatte mettendo insieme le diverse tessere (lettere, riferimenti letterari, stralci di diari) di un intricato puzzle in cui presente e passato finiscono per confondersi.

Diario di lettura di Patrizia

Qual è l’enigma? Io sono il mio stesso enigma. Oh, Signore, non dovete per gentilezza cercare di migliorare o togliermi la mia solitudine. A noi donne insegnano a temerla - ah, la torre spaventosa, ah, il roveto che la circonda - nessun nido accogliente, un torrione piuttosto. Ma ci hanno mentito, sapete, in questo e in tante altre cose. Il torrione può accigliarsi e minacciare - ma ci tiene ben al sicuro entro i suoi confini noi siamo libere in una misura che voi, con la vostra libertà di correre per il mondo, non potete immaginare. Non vi consiglio di immaginarlo, ma fatemi giustizia, credetemi, non attribuitemi proteste mendaci - la Solitudine è il mio Tesoro, la cosa migliore che ho. Esito a uscire. Se apriste il cancelletto, non saltellerei via - ma sentite come canto nella mia gabbia d'oro.

Un libro molto bello di un’autrice molto brava. Fidatevi. Non basta? Immagino di no, del resto io stessa sono giunta a questa conclusione dopo metà abbondante del libro.

Nel corso delle prime duecento pagine il mio principale desiderio era di lasciar perdere: troppa cultura, troppa erudizione, troppi versi, anzi decisamente troppi versi. Pensavo, stizzita: “Se avessi voluto leggere dei versi avrei comprato un libro di poesie; se avessi voluto approfondire la poetica dell’età vittoriana avrei comprato un manuale di letteratura inglese; se avessi voluto sapere chi inventò il microscopio avrei fatto una ricerca su Wikipedia; se avessi voluto conoscere i significati nascosti della liminalità (?) e delle soglie, dei miti norreni (??) o bretoni avrei seguito un corso di antropologia culturale; se avessi voluto interpretare tutta la produzione letteraria umana in chiave psicoanalitica all’università sarei stata più attenta durante le lezioni di psicologia clinica.

Insomma, avete capito.

Per mia fortuna (e vostra se vi farete convincere dalla mia recensione) non ho abbandonato Possessione, limitandomi a invocare a destra e a manca compassione per la mia triste sorte di lettrice ingannata da una quarta di copertina che prometteva mistero, passione e amore. Non mi stavo rendendo conto che, gradatamente, il romanzo si stava impadronendo di me, sino a quando ormai era ovvio che, come i protagonisti, anche io ero posseduta dalla forza delle parole e delle passioni di Randolph Henry Ash e Chistabel LaMotte e poiché le parole e le passioni erano in realtà opera di Angela Susan Byatt, era a lei che ho mentalmente indirizzato le mie scuse per non aver apprezzato sin dalla prima pagina il suo libro.

Dovete sapere, infatti, che Randolph Ash e Christabel LaMotte sono due personaggi fittizi e che tutte le loro opere riportate in “Possessione” sono frutto della bravura di A. S. Byatt così come lo sono tutti gli stralci del diario di Ellen (la moglie di Ash), di Blanche Glover (la compagna di C. la Motte), di Sabine de Kercoz (lontana cugina di C. la Motte) e di Hella Lees (una medium che si difende dalla accuse che le lancia Ash nel suo poema “Mummy Possest”).

La Byatt riesce, con grande bravura, a inserire nel romanzo prosa, poesia, raccolta epistolare, biografia, autobiografia, saggio critico, tradizione orale, leggende e miti. Gli appassionati riconosceranno nelle poesie (e nelle personalità dei due poeti) echi di Milton, Browning, Tennyson, Coleridge ed Emily Dickinson cui la stessa Byatt ha esplicitamente dichiarato di essersi ispirata (e del resto il nome stesso di "Christabel" deriva dall’omonimo poema incompiuto di Coleridge).

Qual è il ruolo dell’uomo nel mondo? “Conoscere e andare oltre i confini conosciuti” sembra rispondere A. S. Byatt attraverso le voci di Randolph Ash e Christabel LaMotte. Gli strumenti di questa conoscenza in entrambi i protagonisti si manifestano attraverso la poesia e la narrazione ma le modalità con cui tali strumenti si possono utilizzare sono diversi per il poeta e per la poetessa sia per ragioni di sensibilità differente sia, soprattutto, perché diverse sono le condizioni sociali in cui uomo e donna possono procedere alla conoscenza secondo i dettami della cultura vittoriana.

L’uomo è proiettato verso l’esterno: viaggia ed esplora le moderne conquiste della scienza che iniziano a mostrare l’origine della vita da un tutto indifferenziato, senza alcuna genesi privilegiata che salvaguarda la pretesa origine divina della specie umana. La donna può dedicare tutta se stessa alla poesia soltanto se si isola dal consesso sociale: in tal modo le viene concesso di derogare alle attese del ruolo perché, nel suo caso, madre, moglie, amante, amore, passione, sono categorie sociali che, in lei,  non possono albergare con pari dignità con quelle di poesia, ricerca, produzione letteraria, concezione personale del mondo. Da qui la decisione di Christabel di allontanarsi dalla società, insieme alla sua compagna Blanche Glover (anche lei artista) per poter esplorare l’interiorità (dominio indiscusso del genere femminile) il significato nascosto dei miti femminili (la fata Melusina, il mito della Città di Is) e il mondo dell’oltretomba (sono gli anni delle prime sedute spiritiche).

Muovendosi abilmente tra passato e presente, in un gioco di rimandi tra le vicende ottocentesche di Christabel LaMotte, Blanche Glover, Ellen Ash e quelle a noi più vicine di Maud Bailey, Beatrice Nest (una ricercatrice che da più di vent’anni sta curando l’edizione critica del diario di Ellen) e Leonora Stern (una studiosa, di idee femministe molto radicali, dell’opera di Christabel LaMotte) mostra abilmente che per le donne la situazione non è molto cambiata: per potersi dedicare alla ricerca devono sottomettersi ai diktat degli studiosi maschi (Beatrice) oppure rinunciare alla passione e al desiderio di essere amata (Maud) o ancora immergersi completamente nel mondo femminile che diventa l’unica chiave di lettura per tutto lo scibile umano (Leonora). Alla fine del romanzo ci sarà un riscatto, un tentativo di superamento delle posizioni contrapposte e di sintesi con il pensiero maschile, rappresentato dal prof. Blackadder (lo studioso attento al metodo che non riesce a farsi entusiasmare da ciò che studia), da Mortimer Cropper (studioso statunitense ossessionato dagli oggetti appartenuti ad Ash, che cerca con tutti mezzi di inserire nella sua monumentale collezione), Fergus Wolff (narcisista e manipolatore, interessato a Maud nella misura in cui lei rappresenta un trofeo da esporre), Ronald Mitchell (il personaggio più “femminile” che, proprio per questo, riesce a stabilire un proficuo rapporto di collaborazione con Maude).

L’incontro tra i due universi o meglio, fuor di metafora, tra Randolph e Christabel destabilizza le basi su cui si fondano entrambi mostrando, da un lato, quanto è fragile il mondo declinato tutto al femminile di Christabel (mondo che non potrà sopravvivere al superamento dei confini che ella stessa si era imposta facendo proprie le richieste della società vittoriana), dall’altro, la fecondità insita in quell’incontro. Le opere di entrambi i poeti cambieranno stile e contenuti, arricchendosi, per l’influenza reciproca. Purtroppo solo le opere di Ash riescono a conquistare la visibilità sociale, mentre quelle di C. LaMotte dovranno aspettare le rivendicazioni femministe per riuscire ad avere voce, ma una voce che rimane comunque flebile e che sarà ascoltata con tutta la sua forza solo dopo che il legame con il “grande” Ash viene portato alla luce.

Parallelamente la Byatt ci conduce lungo il tortuoso e infido terreno della critica letteraria. E’ corretto analizzare gli scritti di Ash e LaMotte secondo categorie interpretative moderne? E’ rispettoso verso la loro opera introdurre categorie psicoanalitiche o marxiste (che, in fondo, sono anch’esse figlie di uno specifico momento culturale, valide quindi oggi e, forse, svalutate nel futuro prossimo)? Probabilmente non c’è altra scelta: gli studiosi non possono che ricorrere alle categorie proprie del contesto socioculturale in cui vivono, fosse solo per confutarle. L’importante, sembra suggerire la Byatt, è di ricordarsi che tali categorie interpretative sono legate a uno specifico momento storico: non possiamo chiedere loro di mostrarci la verità dei fatti ma solo di aiutarci a illuminarli da un particolare punto di vista, quello di chi guarda senza pretese di universalità nello spazio e nel tempo.

Quali altri temi trattati nel libro? Tanti e ciascuno di essi può essere una delle (parziali) chiavi di lettura dell’intero romanzo: la Byatt dimostra di (avere una cultura enorme che spazia dalla storia della letteratura ai metodi della critica letteraria, dalla teoria freudiana a quella lacaniana, dalla sociologia alla filosofia.

Possessione, in sintesi, è un romanzo colto e ben scritto molto bello non solo per lo stile e le tematiche che la Byatt riesce a inserire ma anche per l’intreccio (c’è il mistero e c’è l’Amore), per la caratterizzazione dei personaggi che finiscono per possedere il lettore, ricompensandolo dell’impegno, della concentrazione e degli approfondimenti personali necessari ad apprezzare il libro.

Devo dirvi -fin in da quel primo incontro, seppi che eravate il mio destino, sebbene di tanto in tanto abbia celato quella consapevolezza a me stesso. Ogni notte ho sognato il vostro viso e ho percorso le strade della vita di ogni giorno al ritmo della vostra scrittura che cantava nella mia mente silenziosa. Vi ho chiamata mia Musa, e tale siete, o potete essere, messaggera di qualche incalzante luogo dello spirito dove l'essenza della poesia canta e canta. Potrei chiamarvi, con sincerità ancora più grande - mio Amore - ecco, è detto -perché senza dubbio io vi amo e in tutti i modi di cui un uomo è capace e con grandissimo ardore. E' un amore per il quale non c'è posto in questo mondo - un amore che la mia diminuita ragione mi dice non potrà portare all'uno e all'altra di noi nulla di buono, un amore al quale ho cercato di nascondermi con l'astuzia, dal quale ho cercato di proteggervi con tutta l'ingegnosità che sta in me.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Possessione. Una storia romantica
  • Titolo originale: Possession. A Romance
  • Autore: Susan Angela Byatt
  • Traduttori: Anna Nadotti, Fausto Galuzzi
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 1990
  • Collana: Einaudi tascabili. Scrittori
  • ISBN-13: 9788806136154
  • Pagine: 509
  • Formato - Prezzo: Brossura - € 15,00

5 Commenti a “Diario di lettura di Patrizia: Possessione. Una storia romantica”

  • 24 novembre 2012 20:01
    Margherita says:

    ho visto anni fa il film con Gwyneth Paltrow, non lo ricordo perfettamente ma l'oscillazione temporale e l'intreccio tra personaggi del passato e del presente me li ricordo bene e mi avevano sedotto parecchio. Tra l'altro è un libro che ho nella libreria di casa e adesso mi hai messo voglia di leggerlo :D

  • 24 novembre 2012 20:03

    quanti ricordi, questo libro!

  • 25 novembre 2012 11:21

    bellissimo libro, ma davvero impegnativo. AS Byatt è da elogiare per lo straordinario e minuzioso lavoro svolto sulla produzione letteraria fittizia di Randolph e Chrystabel, ma confesso che tutte quelle disgressioni hanno davvero messo alla prova la mia tenacia e su alcune parti sono stata costretta a saltare qualcosa pena l'abbandono...alla fine però averlo finito è stata una soddisfazione :)

  • 26 novembre 2012 11:57
    Pythia says:

    È vero, può essere pesante, ma io l'ho adorato. Il film è carino ma come quasi tutti gli adattamenti perde qualcosa.
    Anch'io dico "Fidatevi!" :-)

  • 27 novembre 2012 10:27
    patrizia o. says:

    Il film l'ho visto molti anni fa e me ne sono ricordata (con rammarico perchè pensavo che non avrei apprezzato il libro) dopo le prime pagine; invece non è accaduto proprio perchè il valore del libro, secondo me, è dato soprattutto dallo stile e dall'abilità con cui la Byatt intreccia le varie questioni più filosofiche. Il film , come scrive Pythia, riprende solo l'intreccio del libro: ne risulta un prodotto carino ma niente di più.

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