30 gennaio 2010

Un uomo solo - Christopher Isherwood

Già negli anni Trenta, quando scrisse Addio a Berlino, Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il suo occhio di romanziere nell'obiettivo di una macchina fotografica. Ma per lungo tempo - attraverso libri molto diversi fra loro, e spesso segnati dai personaggi fittizi o reali che raccontavano - l'intenzione rimase una di quelle fantasticherie stilistiche che spesso gli scrittori inseguono per tutta la vita senza realizzarle mai. E invece nel suo ultimo romanzo - questo - Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, un professore inglese non più giovane che vive in California, in un'asciutta, e proprio per questo struggente, sequenza di scatti. Non è una giornata particolare per George: solo altre ventiquattr'ore senza Jim, il suo compagno morto in un incidente. Ventiquattr'ore fra il sospetto dei vicini, la consolante vicinanza di Charlotte, la rabbia contro i libri letti per una vita ma ormai inutili, e il desiderio di un corpo giovane appena intravisto ma che forse è già troppo tardi per toccare. Quanto basta per comporre un ritratto che non si può dimenticare, e che alla sua uscita sorprese tutti, suonando troppo vero per non essere scandaloso.

Recensione

***Attenzione: spoiler***

And the winners is… Il libro!
Certo, il film di Tom Ford resta un gran bel film, ma i punti di forza si rivelano altrettanti limiti. Formalmente perfetto (luci e colori, inquadratura, vestiti bellissimi – of course – e una colonna sonora splendida), ma nel complesso, nonostante l’ottima recitazione di Colin Firth, troppo patinato. Freddo. Più una sfilata che una storia.

Non credo che Ford sia riuscito a cogliere del tutto lo spirito del libro. Parte bene, con la cerimonia della vestizione, o meglio del travestimento di George nel professore che tutti – vicini sospettosi, colleghi, studenti - sono disposti a riconoscere socialmente. Ma George non è il depresso che ci mostra Tom Ford, non pensa al suicidio. È un vecchio sporcaccione, come lui stesso si definisce nelle ultime pagine; e infatti poco prima della fine lo vediamo intento a masturbarsi, mentre fantastica su un amplesso tra due bellissimi tennisti che ha visto durante la giornata. Soffre ancora terribilmente per la perdita lancinante di Jim, compagno di una vita, e ogni azione quotidiana nella casa che hanno condiviso, in cui i ricordi si sono ammassati in ogni angolo, gli ricorda l’uomo che ha amato. Ma Isherwood, a differenza di Ford, preferisce focalizzarsi sul suo egoismo (un egoismo salvifico), sulle vendette fantasticate contro i benpensanti dell’epoca (anni Sessanta, qualcosa per fortuna è cambiato). Il libro non nasconde le meschinerie e il senso di superiorità di George, soprattutto nei confronti dell’amica Charlotte. Quest’ultima, poi, è molto diversa dal personaggio del film: Tom Ford ne fa una donna tanto bella ed elegante quanto sofferente; nel libro è sì depressa e beona, ma anche stupida. Non capisce George, e questa mancanza di comprensione è per lui un toccasana. “Cara vecchia Charley, pensa George preparando gli aperitivi nella cucina ingombra e non troppo pulita, come ce l’avrei fatta in questi ultimi anni senza la tua meravigliosa incomprensione?”

Nel libro non è dato molto spazio al flashback dell’incontro tra George e Jim (riassunto anzi in poche righe verso la fine). E non c’è un bellissimo modello spagnolo con cui far flirtare George, per fare apparire, per contrasto, sempre più nera la sua depressione. No, decisamente Tom Ford, pur nella sua perfezione formale, non coglie la profondità e la poesia del romanzo di Isherwood (una scena su tutte: il bagno notturno nell’oceano, visto come un rito di purificazione; una pagina bellissima). Costante, sia nel film sia nel libro, è il pensiero della morte. Ma mentre il film, nella sua fighetteria, ci mostra una morte del tutto astratta, il libro ce la fa vedere da molto vicino, e persino dall’interno del corpo: sia a metà del libro, quando George va in ospedale da un’amica malata terminale (gialla, appassita, oscenamente deformata dalla malattia), sia – soprattutto- nel finale, in cui troviamo l’apice dell’apparente oggettività di Isherwood. Ioni di calcio che si depositano nell’arteria coronaria: in quale altro romanzo avete letto un infarto così preciso, così scientifico?

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Un uomo solo
  • Titolo originale: A single man
  • Autore: Christopher Isherwood
  • Traduttore: Dario Villa
  • Editore: Adelphi
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Fabula
  • ISBN-13: 9788845924682
  • Pagine: 148
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,00

2 Commenti a “Un uomo solo - Christopher Isherwood”

  • 1 febbraio 2010 09:31

    ...traigo
    sangre
    de
    la
    tarde
    herida
    en
    la
    mano
    y
    una
    vela
    de
    mi
    corazón
    para
    invitarte
    y
    darte
    este
    alma
    que
    viene
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    tu
    bello
    blog
    con
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    ramillete
    de
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    dentro...


    desde mis
    HORAS ROTAS
    Y AULA DE PAZ


    TE SIGO TU BLOG




    CON saludos de la luna al
    reflejarse en el mar de la
    poesía...


    AFECTUOSAMENTE:
    NOI DEL GHETTO DEI LECTORE


    DESEANDOOS UNAS FIESTAS ENTRAÑABLES OS DESEO FELIZ AÑO NUEVO 2010 Y ESPERO OS AGRADE EL POST POETIZADO DE LA CONQUISTA DE AMERICA CRISOL Y EL DE CREPUSCULO.

    José
    ramón...

  • 1 febbraio 2010 11:19
    sakura87 says:

    Hola, Ramón :) agradecimos mucho, vendrè a visitar tu blog! Gracias por haber pasado!

    Una sonrisa por Sakura87

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