2 novembre 2009

La Bibbia - Péter Nàdas

Budapest, primi anni Cinquanta. Una villa in collina, con le sue stanze grandi e un austero giardino d’inverno, è il regno ovattato in cui il piccolo Gyuri, figlio di alti funzionari di partito, trascorre giornate apatiche, con la sola compagnia dei nonni. L’ingresso di due ragazze nella routine familiare sconvolge bruscamente la falsa quiete della casa, portando a galla pulsioni, ipocrisie e crudeltà con cui il giovane non si è ancora misurato.
La Bibbia è l’intenso racconto di formazione che apre una raccolta incentrata su temi cari a Péter Nádas: l’adolescenza, il desiderio e il ricordo. Al centro di tre racconti stilisticamente perfetti, altrettanti adolescenti lottano con un senso di misteriosa estraneità che li trattiene sulla soglia del mondo dei grandi, divisi tra repulsa e attrazione. La narrazione magistrale e potente di Nádas smaschera senza appello una società e un’intera epoca storica.

Recensione

Può bastare un solo libro, peraltro una "semplice" raccolta di tre racconti, per poter capire quanto vale un autore pubblicato nella nostra lingua per la prima volta? Certo, Nadas non è proprio uno sconosciuto: il suo nome figura da tempo nella lista dei papabili per il Nobel della letteratura e, inoltre, la sua fama nei paesi dove è già conosciuto (la Germania più di altri) è forte e consolidata. Invece, fino a poche settimane fa, l'autore ungherese era pressoché sconosciuto al pubblico dei lettori italiani. A distanza di pochi giorni sono uscite due sue traduzioni (l'altra, per Baldini Castoldi, è Fine di un romanzo familiare), per il resto le pochissime recensioni che ho avuto modo di leggere si limitano a qualche sparuto cenno biografico e a poco altro: in una addirittura l'intero articolo poggiava praticamente sulle quarte di copertina dei due libri appena usciti. Insomma, visto dalla stampa, niente da segnalare. Sembrerebbe.

Perché invece, entrando dentro le pagine di questa raccolta, ci si trova dentro l'universo autentico dell'esistenza adolescenziale (coi turbamenti che si porta dietro, dalla scoperta dell'erotismo a quella della perdita) per come ognuno di noi, ragazzini o ragazzine, può averla vissuta e riconoscerla tale. Inoltre, la scansione dei racconti crea una sorta di climax rovesciato verso una rarefazione del tono: si comincia con un realismo assoluto e quasi tangibile nel brano che dà il titolo alla raccolta (in realtà quasi un romanzo breve, con la sua suddivisione in sedici veloci capitoli) per poi passare, parlando di morte della madre, ad una prosa già leggermente più rarefatta, quasi per tratti, e si finisce con una sorta di monologo interiore fatto di veri sprazzi, pennellate del sé che si narra senza sosta. Soffermandoci con ordine sui tre episodi, il primo (La Bibbia, appunto) sviluppa per più di metà dell'intero libro l'idea che un volume rilegato delle Sacre Scritture possa incrinare l'interno borghese di una famiglia e Gyuri, il ragazzino protagonista, misurerà su questo crepaccio familiare il suo transito verso il mondo adulto. I primi turbamenti sessuali, disegnati attorno ai corpi candidi della ragazzina del giardino accanto e della nuova governante-bambina di casa, saranno per Gyuri una scoperta che va ben oltre quello che sembra rappresentare: scoprirà l'ipocrisia degli adulti. Ne Il giardiniere è l'ombrosa figura di un padre (che non si rassegna alla morte della moglie) a proiettare tutte le sue angosce, il suo dolore insensato e sordo, le sue cattiverie sul figlio che ancora una volta diventa specchio di una condizione ancora non comprensibile, in un mondo fatto di adulti chiusi nei loro silenzi e in decisioni repentine che non sono dettate da una qualche necessità di equilibrio o di vita felice ma soltanto per soffocare il dolore della perdita. Che resta, e cova sotto la brace. Infine Oggi, racconto ispirato dalla repressione della primavera di Praga, è un flusso di coscienza in forma di ghirigoro nel quale il protagonista, ancora una volta un ragazzo, si abbandona ad una rassegnata disperazione nel descrivere ciò che vede attorno a sé (e ciò che sente dentro), la fine di un sogno dal volto umano, quale poteva essere la svolta che Dubcek avrebbe voluto dare al socialismo ceco, e il fallimento che si infrange, metafora moderna, contro l'altolà di un semaforo rosso a un incrocio. Il ragazzino rimane bloccato lì.

In definitiva, se questo volumetto è la prima opportunità che viene data a noi lettori di lingua italiana di confrontarci con la prosa di un autore che viene considerato un grande vecchio della letteratura continentale, il risultato soddisfa appieno: soddisfa per lo stile, soddisfa per i temi e la narrazione che li presenta e li sviluppa, soddisfa per il tono. Una lingua capace di farci rivivere da dentro emozioni, sensazioni, turbamenti, rabbie che fanno parte della nostra formazione di esseri umani. Aspettando la prova e la lettura del romanzo citato in apertura, ma intanto: se tutti noi siamo arrivati fin qui lo dobbiamo non soltanto alla Storia che abbiamo (e che ci ha) attraversato ma anche a parole scritte in questo modo.

Dettagli del libro

  • Titolo: La Bibbia
  • Titolo originale: A Biblia, A kertész, Ma
  • Autore: Péter Nadas
  • Traduttore: Rényi A.
  • Editore: BUR
  • Data di Pubblicazione: 2009
  • Collana: Scrittori Contemporanei
  • ISBN-13: 9788817035729
  • Pagine: 173
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 9.80

2 Commenti a “La Bibbia - Péter Nàdas”

  • 3 novembre 2009 alle ore 20:30
    Anonimo says:

    innanzi tutto è stupendo il titolo del tuo blog ed è stupendo quando scrivi che leggi per il diritto di difesa! Concordo e lo penso con fervore ed intensità!
    leggo le tue recensioni con interesse

  • 4 novembre 2009 alle ore 14:02
    desian says:

    @occhi: forse mi confondi con kelanth, il fondatore del blog... :-)
    Spero che la recensione ti sia piaciuta comunque: diritto di difesa, diritto di conoscere il mondo con le parole, diritto di aprire cuore, mente e coscienza!
    ciao

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