12 agosto 2009

Retrospettiva Autori: Oscar Wilde


Un po' di storia


Oscar Fingal O'Flahertie Willis Wilde nasce a Dublino il 16 Ottobre 1854, figlio di un chirurgo e di una nota poetessa e nazionalista, Jane Francesca Elgee. Dopo i primi anni di studio a casa, si iscrive al Trinity College di Dublino e, successivamente, al Magdalen College di Oxford, dove incontrerà e subirà l'influenza dello scrittore e critico Walter Pater, con cui fondò il movimento estetico.
Al termine degli studi, nei quali Wilde eccelle, vincendo anche numerosi premi e riconoscimenti, lo scrittore si trasferisce a Londra, dove continua la sua attività di intellettuale. Nel 1881 viene pubblicata la sua prima raccolta di poesie, Poems. Dopo un tour di letture negli Stati Uniti, si trasferisce a Parigi dove nel 1884 sposa Constance Lloyd, da cui avrà due figli. Rientrato a Londra con la famiglia, collabora con diverse riviste e, nel 1891, incontra il poeta inglese Alfred Douglas, detto Bosie. Inizia così una tormentata relazione sentimentale che porterà Wilde alla rovina, a causa dell'intervento del padre di Alfred, Lord John Douglas, che disapprovando la vita del figlio si propone di esporre e umiliare Wilde pubblicamente. Ne risulterà una causa penale che porterà alla condanna di Wilde a due anni di lavori forzati, che Wilde sconta principalmente al carcere di Reading, fuori Londra. Anche in carcere continua a scrivere saggi, poesie lettere, tra la quali ricordiamo la lunga lettera a Bosie, pubblicata col titolo di De Profundis. Uscito di prigione nel 1897, rovinato sia economicamente che nella salute Wilde si trasferisce a Parigi, dove morirà di meningite il 30 Novembre del 1900.



Le opere


"And alien tears will fill for him,
Pity's long-broken urn,
For his mourners will be outcast men,
And outcasts always mourn."

Questi versi tratti da La ballata del carcere di Reading completano l'epitaffio sulla tomba di Oscar Wilde a Parigi, e testimoniano la malinconia e la desolazione che hanno caratterizzato gli ultimi anni di vita del grande scrittore irlandese, così in contrasto con quella ricerca dell'edonismo della leggerezza che, almeno in apparenza, sono stati il filo conduttore dei suoi anni giovanili. Wilde esce dai due anni trascorsi ai lavori forzati nel carcere di Reading fortemente scosso, nel corpo e nello spirito: esule in Francia, non abbandonerà la scrittura, parte integrante della sua umanità, ma non scriverà più le frizzanti commedie che l'avevano reso celebre al pubblico londinese; al contrario, la sua ultima opera è un poema contro la pena di morte, che contiene amare riflessioni sulle condizioni di vita, spesso alienanti e aberranti, dei detenuti. La vicenda narrata nella ballata è ispirata a Charles Wooldridge, detenuto anch'egli nel carcere di Reading per aver assssinato la moglie, e giustiziato durante il periodo di detenzione del poeta. Wilde guarda con orrore all'ingiustizia della pena di morte ed in generale alla mancanza di pietà e di capacità di perdono che sembra caratterizzare la società civile; l'abbandono e lo scherno riservati a questo condannato non fanno che intensificare il suo calvario; prigioniero del senso di colpa che nulla può lavar via, l'ergastolano attende la morte come fonte di liberazione.
In sostanza Wilde, in questo poema, conclude il percorso di analisi della natura della vita umana, della sua essenza e del suo ruolo, che aveva iniziato fin dai suoi esordi di scrittore, piegando al più cupo pessimismo le teorie edoniste da lui sostenute nel corso della sua carriera. Art for art's sake è il motto al quale Wilde aderisce fin dagli anni universitari, quando subisce l'influenza dello scrittore e critico Walter Pater con cui fonderà il Movimento Estetico. Art for art's sake è uno dei pamphlet della corrente Decadentista che dilaga nell'Europa di fine '800 in reazione all'eccessivo materialismo dell'era vittoriana. La ricerca del bello fine a se stesso, la volontà di rendere la propria vita un'opera d'arte in contrapposizione con la soffocante ricerca dell'utile e del necessario, sono i canoni che caratterizzano questa corrente in realtà piuttosto variegata nelle sue realizzazioni. La vita di Wilde rappresenta per alcuni aspetti il tentativo di realizzare in pratica ciò che teorizzava nei suoi saggi e nei suoi articoli: i suoi abiti stravaganti, la cura per i dettagli, le sue pose, a volte studiate, che gli regalarono la celebrità ma anche la derisione dei suoi contemporanei, rappresentano l'apoteosi dell'esteta dedito all'esaltazione della forma, alla realizzazione di sè stessi e delle proprie passioni. Naturalmente questo comporta un'abbandono della moralità che era un'altra delle caratteristiche dell'epoca vittoriana: l'aperta critica di Wilde verso la scala di valori dei suoi contemporanei, critica esspressa sia dalle sue opere che dai suoi atteggiamenti pubblici, ha reso lo scrittore irlandese uno dei campioni dell'anticonformismo di ogni epoca. Ma il rapporto tra lo scrittore e l'epoca in cui viveva era più complesso di quanto certe semplificazioni postume possano lasciare intendere, come dimostra il suo unico romanzo (e forse la sua opera più celebre) Il ritratto di Dorian Gray, il cui protagonista incarna appieno questa esasperata ricerca del bello arrivando a stringere un patto col diavolo per preservare intatta nel tempo la propria perfezione esteriore, a scapito del proprio degrado interiore che Dorian si illude di poter ignorare solo perché il suo fisico non perde la bellezza l'innocenza giovanile, lasciando che al proprio ritratto l'onere di mostrare ciò che sta oltre la facciata. Wilde confeziona un'opera che sa di tragedia, tanto da far dire ad alcuni critici che anch'egli non è immune dal senso del melodrammatico tipico della letteratura vittoriana, ma soprattutto dimostra, lui cinico, spietato e dissacratorio, di possedere un senso della morale ben più profondo di quello sbandierato dai suoi contemporanei. Questo è ancor più vero leggendo la sua raccolta di favole, dal Principe Felice al Gigante Egoista, scritte per i suoi figli, ai quali regala una serie di racconti malinconici e delicati, in cui lo spirito caustico dell'autore è stemperato da una sensibilità e da una capacità di comunicare all'infanzia raggiunta da pochi altri.
Meglio si adattano alla fama di sagace battutista le sue commedie, capolavori di dissacrante ironia, letture ancora oggi incredibilmente fresche e brillanti capaci con poche battute di dimostrare la vacuità e l'ipocrisia che permea ogni convenzione sociale. Impossibile citarle tutte, ricordiamo le più famose, come L'importanza di chiamarsi Ernesto, Un marito ideale, Il ventaglio di Lady Windermere, tutte giocate sull'equivoco delle forme e sull'evidente predominanza dell'apparenza sulla sostanza. Emblematico è il caso dell'Ernesto, già equivoco nel titolo intraducibile in modo corretto in quanto l'originale inglese, The Importance of Being Earnest, gioca genialmente sull'omofonia tra l'aggettivo earnest (onesto, sincero) e il nome proprio Ernest.
Sono queste commedie la fonte principale per le raccolte di Aforismi, che imperversano nelle librerie e che rappresentano appunto un compendio di osservazioni, spesso geniali, sull'arte, i costumi e la società che Wilde ha disseminato nel corso della sua vita nelle sue commedie, nelle sue lettere e nei suoi discorsi pubblici. Anche chi non ha mai letto le opere di Wilde si ritrova a citare prima o poi qualche sua arguta freddura riportata su siti, portali e romanzi, non sempre a proposito. Certo questo contribuisce a mantenere viva la fama di questo geniale e poliedrico scrittore, ma a volte ne semplifica anche l'essenza, dimostrando che ancora oggi possediamo i difetti dell'Inghilterra dell'800, dove Wilde era adorato e vezzeggiato come una simpatica mascotte fino a che ci si poteva illudere che il suo fosse soltanto dello spirito, ma dove furono tutti pronti a rinnegarlo quando si accorsero che diceva sul serio.

3 Commenti a “Retrospettiva Autori: Oscar Wilde”

  • 13 agosto 2009 13:28
    Elisa says:

    Stupenda questa retrospettiva su Wilde!!
    Ilpovero Oscar era troppo moderno per l'epoca in cui è vissuto;ma se fosse nato oggi probabilmente non sarebbe diventato l'Oscar Wilde che amiamo.

  • 13 agosto 2009 15:00
    safracasi says:

    Complimenti per il tuo blog.
    grazie per esserti unita al mio.
    posso segnalarti anche:
    seguocampionato.blogspot.com?
    Mi farebbe piacere che lo seguissi.
    Grazie.

  • 13 agosto 2009 22:05
    Pulci says:

    Buon Ferragosto!

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