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1 marzo 2015

Sei anni di blog - Giveaway #10: L'estate segreta di Babe Hardy di Fabio Lastrucci

oggi è domenica e ci diamo all'horror: il libro in palio è L'estate segreta di Babe Hardy di Fabio Lastrucci.

Ne scrive Patrizia:


«L’aspetto migliore del libro è la sottile ironia che viene fuori negli ultimi capitoli: nella realtà ci sono più mostri di quelli che può generare la fantasia umana e questi mostri si chiamano: opportunismo, ostracismo, pregiudizio, depressione.»

Potete trovare la recensione completa a questo link.


Volete avere l'occasione di vincerlo? Compilate il form rispondendo alla semplice domanda, e uno tra voi potrebbe essere il fortunato lettore che lo riceverà a casa. Vi segnaliamo che anche il premio messo in palio oggi è in formato ebook. Avete tempo fino alla mezzanotte del 3 marzo. Qui trovate il regolamento completo.


La favolosa Hollywood degli anni '30 si tinge di horror per un contagio ripugnante che si propaga grazie alla promiscuità dell'ambiente cinematografico. Le vittime mostrano un crescente bisogno di sangue, insieme a disturbi della personalità e bizzarri effetti collaterali. Potrebbe mai trattarsi di vampirismo? Lo sperimenteranno loro malgrado Oliver Hardy e Stan Laurel, trascinati in un incubo che coinvolge illustri colleghi - la "fidanzata d'America" Mary Pickford, l'atletico Douglas Fairbanks Sr. e Bela Lugosi - in una doppia vita da tenere nascosta alla legge, ai giornali e soprattutto al sinistro dottor Rainer Von Herb. Tra pedinamenti notturni, profanazioni di tombe, sparizioni e ricatti sventati, le disavventure di Laurel e Hardy attireranno le indagini di un cocciuto tenente di polizia. Il duo incrocerà occultisti dispeptici e truffaldini, criminali di mezza tacca, cacciatori di vampiri e il terribile patriarca Arthur Jefferson, venuto dall'Inghilterra per restituire Stan Laurel al teatro. L'azione si mescola all'umorismo nero in una black comedy che omaggia i miti del cinema attraverso una narrazione rapida e vivida. Come la finzione del grande schermo, tutto si rivelerà molto diverso da ciò che appare. La spiegazione di ogni cosa giungerà in un convulso faccia a faccia con l'unico uomo a Los Angeles che conosce la vera natura del clan dei "notturni".

Fabio Lastrucci è nato a Napoli nel secolo scorso , all'inizio dei ruggenti anni sessanta . Scultore illustratore, disegnatore e sceneggiatore nel suo tempo libero, ha pubblicato le sue storie sulla rivista «Strane Storie », Lo Stregatto Editore, e nell' antologia «Oltre il reale», edizioni Malatempora.
Il caso e la fortuna gli hanno dato un primo e un secondo piazzamento al premio « Cosseria Galactica » , 2000 e 2003 , due runner-up per il « Douglas Adams » Award 2002 e 2003 oltre che in vari altri premi. Provocato da tali successi, sta attualmente combattendo i congiuntivi del suo primo romanzo. I congiuntivi stanno attualmente vincendo.


L'estate segreta di Babe Hardy di Fabio Lastrucci
Dunwich Edizioni, 2014
Brossura - 9.0 Euro



10 febbraio 2015

L'estate segreta di Babe Hardy - Fabio Lastrucci

La favolosa Hollywood degli anni '30 si tinge di horror per un contagio ripugnante che si propaga grazie alla promiscuità dell'ambiente cinematografico. Le vittime mostrano un crescente bisogno di sangue, insieme a disturbi della personalità e bizzarri effetti collaterali. Potrebbe mai trattarsi di vampirismo? Lo sperimenteranno loro malgrado Oliver Hardy e Stan Laurel, trascinati in un incubo che coinvolge illustri colleghi - la "fidanzata d'America" Mary Pickford, l'atletico Douglas Fairbanks Sr. e Bela Lugosi - in una doppia vita da tenere nascosta alla legge, ai giornali e soprattutto al sinistro dottor Rainer Von Herb. Tra pedinamenti notturni, profanazioni di tombe, sparizioni e ricatti sventati, le disavventure di Laurel e Hardy attireranno le indagini di un cocciuto tenente di polizia. Il duo incrocerà occultisti dispeptici e truffaldini, criminali di mezza tacca, cacciatori di vampiri e il terribile patriarca Arthur Jefferson, venuto dall'Inghilterra per restituire Stan Laurel al teatro. L'azione si mescola all'umorismo nero in una black comedy che omaggia i miti del cinema attraverso una narrazione rapida e vivida. Come la finzione del grande schermo, tutto si rivelerà molto diverso da ciò che appare. La spiegazione di ogni cosa giungerà in un convulso faccia a faccia con l'unico uomo a Los Angeles che conosce la vera natura del clan dei "notturni".

Recensione

I vampiri nella Hollywood degli anni Trenta? Devo ammettere che ero rimasta abbastanza perplessa (temevo una sorta di Twilight che, per quanto mi riguarda, non è proprio uno dei miei libri preferiti) ma la curiosità ha avuto il sopravvento e ho cercato di lasciarmi trasportare dal racconto mettendo in un cantuccio i pregiudizi.

La maggior parte del libro segue le vicissitudini di poveri attori (ma anche registi, tecnici, cameramen) che devono fare i conti con la sete di sangue che li rende disposti a fare (quasi) qualunque cosa. Ci sono tutte le tipologie di esseri assetati di sangue che la finzione narrativa ha partorito: il bel tenebroso che apprezza i vantaggi del nuovo stato, la femme fatale che ricorre al suo fascino per ammaliare le potenziali vittime, l’uomo misterioso che si tormenta per il peso della maledizione che sembra perseguitarlo e molti gli altri che, tra alti e bassi, cercano di dare un senso a ciò che gli accade, adattandosi alle loro nuove esigenze.

Leggo, leggo, leggo e mi chiedo dove vuole andare a parare l’autore: perché, mi dico, se ha deciso di ambientare una storia di vampiri nella Hollywood dorata degli anni ’30 un motivo ci sarà, qualcosa vorrà pure significare!
Non sono riuscita a trovare una risposta a questa domanda, ma ho apprezzato l’attenta ricostruzione dell’ambiente e la capacità di inserire la vicenda nelle vite reali delle grandi icone del cinema muto (la maggior parte delle quali a me sconosciute: per fortuna che c’è Wikipedia!)
Non ho trovato tensione nel racconto (ma non credo fosse nell’intento dell’autore) e per buona parte la vicenda è abbastanza lenta, con un colpo di scena che era nell’aria e quasi prevedibile.

L’aspetto migliore del libro è la sottile ironia che viene fuori negli ultimi capitoli: nella realtà ci sono più mostri di quelli che può generare la fantasia umana e questi mostri si chiamano: opportunismo, ostracismo, pregiudizio, depressione. Nessun vampiro può vincere la concorrenza con chi sfrutta a proprio vantaggio la sofferenza altrui, nessuna strega può gettare malefici altrettanto potenti quanto le etichette che vengono affibbiate sulla base dell’invidia e del pregiudizio, nessun nemico è così dannoso quanto la sofferenza inespressa che oscura la voglia di vivere.

A conclusione del romanzo la vera grande sorpresa: un racconto horror in piena regola, purtroppo interrotto a metà (continua su un altro libro dell’autore), che in poche pagine mi ha fatto provare la tensione e la curiosità che ho cercato per tutto il romanzo e che non ho trovato.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: L’estate segreta di Babe Hardy
  • Autore: Fabio Lastrucci
  • Editore: : Dunwich Edizioni
  • Data di Pubblicazione: settembre 2014
  • Collana: Ritorno a Dunwich
  • ISBN-13: 9788898361991
  • Pagine: 214
  • Formato - Prezzo: brossura - Euro 9,90

29 dicembre 2013

E' tempo sprecato uccidere i morti - Diego Di Dio

Una donna spietata che regge le fila di un impero criminale, uno psicopatico convinto di vivere all'interno di un album di Fabrizio De André, un bambino che uccide entrambi i genitori per troppo amore, un uomo mascherato che vigila per le strade di Napoli…
Dodici racconti, dodici storie che oscillano tra il thriller e il noir. Dodici tagli nella pelle della quotidianità, serpeggianti in quel limbo oscuro sospeso tra tensione e mistero, in quel nero barlume di vita che è una porta aperta sulla follia.



Recensione

Nonostante la casa editrice citi già nel nome un classico della produzione horror di uno pilastri del genere, L'Orrore di Dunwich di H.P. Lovecraft, la cui cifra espressiva è la presenza di mostri indescrivibilmente crudeli e malignità inenarrabili, quello che caratterizza questi racconti è un senso di angoscia sottile più che di paura e orrore vero, molto concreto, che proviene dal sentire quotidiano.
Il male non arriva da dimensioni parallele o dallo spazio profondo: si annida nel fondo dell'animo umano che ci è più vicino, può assumere le sembianze di una donna bella e crudele, di quella che amiamo, di un vicino di casa, di un gruppo di benpensanti, di uno sdoppiamento di personalità, e si manifesta anche dove ce lo si aspetterebbe di meno, come sotto il sole mediterraneo che investe l'isola dorata di Procida, sfondo privilegiato di queste storie di ordinaria follia.
Di Dio scrive con uno stile equilibrato e capace di imitare i registri più disparati, dallo 'scemo del villaggio' al poliziotto, dallo psicolabile al maniaco ossessionato da visioni e stati allucinatori, e mette in scena una ampia gamma di sfumature, facendo scivolare un senso di inquietudine sottile, come attraverso delle piccole crepe, negli ambienti più intimi, soprattutto nella cerchia famigliare, quella che dovrebbe essere la riserva più sicura degli affetti, la protezione dagli assalti della realtà estranea e che invece si mostra diversa da come sembra e a tratti anche ostile.
Molto forte è la componente fumettistica che ispira diversi dei racconti, del resto tra i ringraziamenti è segnalato anche Dylan Dog, e il senso dell'orrore che l'autore trasmette al lettore ha spesso a che fare con il contesto sociale in cui tensioni e pulsioni degli individui esplodono nelle forme più crude della violenza. Spesso non c'è dietro una volontà intesa al male ma solo un senso di disagio e di solitudine che arriva dritto al lettore, come accade in Cose liquide, in cui la caratterizzazione del protagonista è affidata a una sorta di soliloquio in prima persona di notevole efficacia, soprattutto per l'uso credibile del dialetto, che rafforza il realismo espressivo della vicenda.
Lo stesso malessere si sente nei racconti che mettono in scena storie di camorra e criminalità: la presenza di queste realtà sembra in qualche modo profanare la bellezza del paesaggio di Procida eppure allo stesso tempo ne costituisce parte integrante, come sembra pensare il poliziotto protagonista di Ricordati questo giorno, quando in preda a un dilemma morale, guarda al mare dalla stanza del figlio e non sa decidere dove sia il male.
A fatti di violenza domestica, efficaci nella loro banalità che li rende quasi paragonabili a brevi notizie di cronaca da telegiornale locale, si affiancano episodi di violenza splatter improvvisa e incontrollabile, quasi più vicina al genere pulp, come ne Il coltellaio, anche se la brevità della narrazione non consente di sviluppare appieno la tensione, creando un senso di suspence adeguato; o come in Lasciatemi dormire, dove il meccanismo narrativo sembra un po' debole nella spiegazione della follia omicida, per quanto le descrizioni siano suggestive e realistiche.
A volte invece l'ispirazione a un medium diverso dalla narrativa come il fumetto o, per certi aspetti, anche la graphic novel - penso all'ultimo racconto della serie, Il Supereroe, che ricorda in alcuni tratti un capolavoro di genere come Sin City - crea un limite alla storia, perché sembra di trovarsi di fronte a un testo che sarebbe più adatto a prendere forma in vignette che non attraverso la prosa, nella quale la velocità espressiva rischia di rimanere in superficie, senza approfondire i personaggi e le loro evoluzioni, a vantaggio di una fruizione visuale della trama.
Queste incertezze non tolgono comunque granché al valore complessivo dell'autore, il cui controllo della lingua e la cui capacità di modellare trame e contenuti, anche nella brevità imposta dal racconto e nei limiti del genere dell'orrore, non sminuiscono l'apprezzamento della lettura.

Giudizio:

+3stelle+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: E' tempo sprecato uccidere i morti
  • Autore: Diego Di Dio
  • Editore: Dunwich Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • ISBN-13: 9788898361069
  • Pagine: 175
  • Formato - Prezzo: Ebook - Euro 1.99
 

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