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5 settembre 2013

Ghost Track - Pier Luca Cozzani

Quale mistero si cela dietro il passato di Valentino Zenchen? Perché sua madre è stata uccisa? Chi è Baldr, l'uomo il cui potere sembra non avere limiti? Valentino e Alice Cohen, una promettente agente dei servizi segreti israeliani, sveleranno queste inquietanti verità, fino a scoprire un segreto che cambierà per sempre la storia del Ventesimo secolo.




Recensione

“Ghost Track” è un godibile thriller dal respiro internazionale nel quale complotti esoterici e spy story vengono uniti da dosi massicce di azione e mistero. Tutto comincia quando il protagonista, Valentino Zenchen, perde la fidanzata durante un’immersione in circostanze poco chiare. In seguito viene contattato da Baldr, enigmatico leader di una setta chiamata “Odin’s Horn”, per aggiungere la musica a dei video nei quali vengono torturati degli uomini. Da quel momento la sua tranquilla vita di fonico viene stravolta dagli eventi e si ritrova immerso, insieme all’agente del Mossad Alice Cohen, in una cospirazione mondiale che si rifà alla mitologia norrena.

Di carne al fuoco c’è n’è molta: società segrete che manovrano le sorti del pianeta ispirate da divinità nordiche, bambini addestrati come killer, spie israeliane e molto altro ancora. L’autore non ha certo lesinato sulle idee per questo suo romanzo d’esordio. Inoltre si nota quanto sia stata meticolosa la ricerca in campo sia storico che tecnologico, per non parlare delle coinvolgenti descrizioni di Roma.

Nel dettaglio, la prosa si attesta su un buon livello, molto superiore a quello di un esordiente, nonostante ci siano delle imperfezioni (per fare un esempio, mi è capitato di leggere qualcosa come “la meglio attrezzatura di Roma”) e degli "spiegoni" evitabili che appesantiscono la lettura.

Passando a un aspetto negativo, lo svolgimento della trama è la cosa che meno mi ha convinto: l’azione è sempre iperbolica e sfida in più di un caso le leggi della fisica e del buon senso, i protagonisti riescono a sempre a cavarsela in una maniera o nell’altra (possibilmente nel modo più fortunato possibile) e le coincidenze, per arrivare alla risoluzione della trama, si sprecano. Spesso si rimane incollati alle pagine per vedere come andrà a finire il capitolo, per poi storcere il naso davanti alla soluzione. I colpi di scena non sono male, ma a un lettore con un po’ di dimestichezza non sembreranno niente di nuovo. È un po’ come vedere qualcuno correre a perdifiato per strada inseguito da un brutto ceffo fino a che, a un certo punto, si ritrova davanti a un muro senza vie di fuga. L’eccitazione è tanta e ci si chiede come potrebbe uscire da una situazione apparentemente senza scampo. Quando tutto sembra perduto, all’improvviso, appare dal nulla qualcuno mai visto fino a quel momento che lo aiuta a saltarlo perché non c’è altro modo per uscirne e proseguire il racconto. Insomma, qualcosa che può succedere solamente nella finzione e che pecca di realismo. Questa è un po’ la sensazione che ho provato seguendo le peripezie di Valentino Zenchen (personaggio discretamente caratterizzato che affascina nonostante faccia di tutto per risultare odioso) e Alice Cohen (che invece riesce a farsi odiare a causa delle sue smancerie fuori luogo e di tutti i luoghi comuni della bella-intelligente-spavalda-ma-fragile ragazza dei romanzi d’azione in lei accentrati). Gli altri personaggi sembrano più che altro dei luoghi comuni del genere con pochissima originalità, utili solo ai fini della trama. Questo difetto è comunque perdonabile a un esordiente.

In conclusione, “Ghost Track” è un discreto thriller che attirerà i lettori in astinenza da Dan Brown and Co. e che hanno ancora qualche giorno di ferie da passare sotto l’ombrellone. Con qualche accorgimento in più l’autore, Pier Luca Cozzani, avrebbe potuto scrivere una trama e dei personaggi più profondi e meno stereotipati. Rimane comunque una buona prova d’esordio che merita un’occhiata dagli amanti del thriller e dell’azione.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Ghost Track
  • Autore: Pier Luca Cozzani
  • Editore: Cut-Up Edizioni
  • Data di Pubblicazione: Novembre 2012
  • Collana: Neon
  • ISBN-13: 9788895246345
  • Pagine: 468
  • Formato - Prezzo: Brossura - 18,00 Euro

31 agosto 2013

Notturno digitale - Irene Incarico, Elisa Podestà

Fra le strade buie e bagnate dalla pioggia strisciano come ombre i tormentati personaggi di questo romanzo, una banda di scalcinati eroi capitanati da una ragazza cyborg, Vega, il cui passato è avvolto dalle tenebre più oscure. A farle da spalla, un bizzarro hacker e alcuni amici fedeli. A condurre il gruppo sfidando i continui pericoli, un insolito vampiro che lotta per la propria libertà da un patto millenario. Sono uomini dalle esistenze celate, identità cancellate dalla carta e dalla rete informatica, un nulla che si torce nel sottosuolo putrido della città e in abitazioni anonime. Nell’aria, resta il suono di vecchie canzoni synth pop e new wave anni Ottanta a fare da cornice alle azioni dei personaggi. Avverrà la resurrezione per questa umanità privata dei sentimenti e della propria anima?
Attraverso una scrittura tagliente come il ghiaccio, approvata a pieni voti dal maestro della science fiction Valerio Evangelisti, Irene Incarico ed Elisa Podestà ci trascinano per i piedi in un universo collassato che lascia in bocca il sapore della rovina, acre come il sangue.

Recensione

Etichette e definizioni lasciano il tempo che trovano, ma vale la pena soffermarsi su alcune, specialmente su quelle nuove, create ad hoc per consacrare nuovi possibili generi o nuove forme di interazione tra canovacci narrativi tradizionali e definiti. E' il caso di questo romanzo a quattro mani, che si presenta come cybergoth: una mescolanza di cyberpunk e di narrativa gotica che si realizza nell'ambientazione, nella scelta dei personaggi e nella trama stessa. Una scelta narrativa audace e ben accolta, soprattutto in un panorama narrativo nazionale piuttosto arido, che si unisce all'altra piacevole scelta di un'ambientazione squisitamente italiana. Purtroppo, come a volte capita, le intenzioni di chi scrive rimangono carta bianca, mentre il prodotto finito non corrisponde pienamente alle promesse e alle aspettative di chi legge.

Se il particolare e originale connubio, amplificato dall'incontro stilistico tra due autrici, vorrebbe presentarsi già come un merito, la sua realizzazione non pienamente convincente, unita a certe debolezze di trama, non può che spingere verso un giudizio intermedio. Le due autrici, del resto, sono solo alla loro prima prova e hanno tutto il tempo per migliorarsi e sorprendere sempre di più i lettori.

L'elemento principale, il più evidente e il più discusso, resta il connubio dei generi, che parrebbe corrispondere ai distinti gusti delle due scrittrici. L'incontro però non si risolve in una reciproca contaminazione, né in una piena fusione: del gotico si salva solo una certa coloratura della città di La Spezia, mentre tutto l'intreccio e buona parte dell'ambientazione fantascientifica si ascrivano al collaudato cyberpunk di gibsoniana memoria. Nello specifico, troviamo un'Italia futura disgregata e trasfigurata in una distopia che ha portato alle estreme conseguenze la divaricazione tra ricchi e poveri, tra elites e minoranze. Un tema classico, ma ben sorretto da connotazioni sociologiche specifiche, sintomo di un attento sguardo delle autrici sull'Italia attuale. Tra le strade buie, vagamente horror di La Spezia, si aggirano personaggi che nella maggior parte dei casi sono tipi del cyberpunk più classico: hacker, ricettatori e criminali di vario genere, intellettuali autoesiliati, potenti dirigenti d'azienda, giovani sbandati e vittime di esperimenti di laboratorio. Voce fuori dal coro quella di Altair, protagonista maschile del romanzo, punto di forza e allo stesso punto debole del romanzo. Altair gioca sempre affiancato a Vega, protagonista femminile, in un continuo gioco di specchi. Altair ha il fascino del tenebroso e un passato oscuro; Vega è fuggita da un laboratorio, non ricorda nulla del suo passato e ignora persino quanti innesti cibernetici ospiti il suo corpo. I due, insieme, incarnano spiriti differenti del diverso e del disumano, due punti di vista opposti calati in un comune contesto alienante. A ben vedere però è soltanto Vega a reggere il gioco, centro indiscutibile dell'intreccio cyberthriller al quale può essere ridotta essenzialmente la trama, mentre Altair è ininfluente, a parte fare in qualche raro caso da deus ex machina. Scoprire poi (e non è davvero un gran colpo di scena, quindi mi permetto questo piccolo e trascurabile spoiler, almeno a mio giudizio) che è un vampiro, se aggiunge fascino e colore a personaggio (e ringraziamo le autrici per aver rispolverato la vecchia figura animalesca e orrifica del vampiro!), certo non aggiunge nulla a livello di trama, risultando ben presto un personaggio tagliato fuori sia dal contesto che dall'intreccio principale, al punto che potrebbe essere eliminato senza che cambi alcunché. 

Altair dunque pare il sintomo indiscutibile di una mancata coesione narrativa tra i due generi: la parte cyber ingloba quella goth, mentre la trama si riduce a un intreccio thriller in stile Neuromante, la ricerca di gingilli tecnologici e password per fare affondare lo strapotere tecnofinanziario delle grandi compagnie. Il comparto stilistico non offre consolazioni, la scrittura risulta talvolta spenta e opaca, salvo improvvise colorazioni gotiche della città, specialmente nella prima parte, e che poi spariscono, lasciando spazio a una trama che inizialmente fatica a emergere (altra debolezza strutturale) e poi travolge tutto con il suo ritmo sincopato e frenetico da corsa contro il tempo.

Sull'altro piatto della bilancia poniamo una serie di chicche che si possono considerare dei regalini da parte delle autrici ai loro lettori: il campo semantico astronomico, innanzitutto, che dà i nomi ai personaggi principali (Altair, Vega e l'antagonista Deneb: le tre stelle che formano il "triangolo estivo"), insieme a una miriade di riferimenti alle varie costellazioni; il supporto musicale, in secondo luogo, affatto invadente, che ben si adatta all'ambientazione scelta, e che non manca di regalare qualche altra easter egg, come il personaggio chiamato Faber.

Il finale un po' aperto e l'ampiezza dell'ambientazione rendono plausibili ulteriori sviluppi narrativi. Nonostante le debolezze di questa prima opera, sono sicuro che c'è ampio margine per un miglioramento.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Notturno digitale
  • Autore: Irene Incarico, Elisa Podestà
  • Editore: Cut-up Edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Neon
  • ISBN-13: 9788895246246
  • Pagine: 310
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 Euro

7 agosto 2013

L'ultimo diario - Marco Greganti

Arianna vive a Roma ed è una normale ragazza di sedici anni. Quando inizia a scrivere il suo diario il mondo è ancora quello che conosciamo. Ma ben presto, anticipate da inquietanti segnali che nessuno è in grado di riconoscere, creature misteriose giungono dagli abissi a seminare il terrore sul mondo. Un mockumentary a forti tinte, dove lo spunto alla Cloverfield si trasforma in un insolito romanzo di formazione.



Recensione

E' il diario di Arianna, romana, che dà voce alla tragedia di una civiltà: preannunciate da eventi climatici e sismici anomali, enormi creature emergono dalle profondità marine e terrestri distruggendo la vita umana per come tutti l'hanno sempre conosciuta. Le pagine della protagonista, da banali cronache di delusioni amorose, feste tra amici e liti con i genitori, diventano testimonianza dello sfacelo a cui il il mondo va incontro.

Nulla da obiettare sulla correttezza dell’italiano di Greganti, se non qualche sporadico scivolone con le virgole. Sembra banale, ma quando si parla di piccole case editrici non sempre sono scontati l’editing e la correzione di bozze. La correttezza non basta però a fare de L’ultimo diario un libro scritto bene, e forse già per impostazione non poteva esserlo: il lessico e lo stile sono perfettamente adeguati a quelli di un’adolescente di media cultura e di media sensibilità.

Il problema, io credo, sta principalmente nel target: il romanzo è presentato come un horror (precisamente un mockumentary) per adulti leggibile anche dai ragazzi. Ma lo stile infantile – ripeto, inevitabile dal momento che ogni cosa è narrata dalla voce di una sedicenne -, l'estrema e lineare semplicità della trama, l’assenza di spiegazioni al fenomeno (anche qui: spiegazioni che la protagonista non avrebbe saputo né potuto dare) ne fanno un romanzo molto poco per adulti. La scelta di usare come forma per rendere testimonianza di quest’apocalisse il diario di una ragazzina è la spada di Damocle che impedisce fin dai presupposti al romanzo di andare oltre un certo livello.

Potrei dire che, scegliendo una differente voce narrante, il romanzo sarebbe stato su un altro piano, ma sarebbe falso: si tratta di un Cloverfield all’italiana, in cui la minaccia di distruzione proviene dagli abissi marini sottoforma di enormi crostacei carnivori. Le scene che si susseguono riecheggiano i film e le serie tv apocalittici più noti, dai Resident Evil a L’ombra dello scorpione di Stephen King (anche lì diversi capitoli erano narrati dal diario di una giovane, in quel caso ventenne, con tutt’altro risultato) passando per The Walking Dead. L’ambientazione romana avrebbe potuto essere un punto a favore – Hollywood ci ha abituati a credere che qualsiasi minaccia globale interessi solo gli USA -, senonché solo ogni tanto fa capolino il nome di un quartiere o di un monumento cittadino, per cui le vicende avrebbero potuto svolgersi a Firenze, New York o Londra senza che nulla di sostanziale cambiasse.

Si apprezza lo sforzo dell'autore di voler narrare l'apocalisse con la voce di una ragazzina, che viene improvvisamente catapultata dalla normale vita di una sedicenne, in cui la tragedia più grande è essere lasciata dal proprio ragazzo, a una situazione di pericolo in cui gli unici alleati sono coloro che fino a poco tempo prima considerava i più fastidiosi nemici: i genitori. Arianna racconta della scoperta di ciò che è veramente importante, dei piccoli gesti e delle piccole vittorie di ogni giorno, delle difficoltà della sopravvivenza, del modo in cui ognuno rivela il vero sé nelle situazioni estreme, della fede e della speranza in un futuro incerto. Lo fa purtroppo in un modo che - se pure potrebbe arrivare molto bene ai più giovani - respinge gli adulti avvezzi alla lettura:

Caro diario, oggi è un anno che sto insieme a Simo. Mi è venuto a prendere con la sua Harley e poi mi ha portato da Willy che ci ha tatuato tutti e due. S&M circondati da un cuore ♥ non so se dirlo ai miei che di sicuro mi dicono: e se poi vi lasciate, quello rimane per sempre! 
Appunto. Per sempre, insieme.

Giudizio:

+1stella+ (e mezzo)

Dettagli del libro

  • Titolo: L'ultimo diario
  • Autore: Marco Greganti
  • Editore: Cut-up
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Neon
  • ISBN-13: 9788895246307
  • Pagine: 173
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 Euro

28 maggio 2013

Le radici del male - Alda Teodorani

Una pittrice di incubi, condannata in eterno a rivivere i propri incubi. Un fotografo alla moda che nasconde una doppia vita. Vicende che si intrecciano, si sfiorano, personaggi che si feriscono ferocemente l’un l’altro. Un vera trilogia del male della scrittrice più rappresentativa dell’horror italiano, che Cut-Up Edizioni ripropone dopo un’assenza di oltre dieci anni dalle librerie italiane.




Recensione

Quello di Alda Teodorani è un nome che non conoscevo: e mi ha sorpreso trovarlo accostato a nomi più noti del noir italiano, alla generazione cannibale. Con viva curiosità ho dunque affrontato la lettura di questo volume, riedizione della trilogia d'esordio dell'autrice, all'inizio degli anni Novanta.

Si tratta in realtà di tre distinti racconti, accomunati dalla medesima ambientazione, dall'esplorazione degli stessi temi e che condividono alcuni personaggi. Il giudizio, lo dico subito, è intermedio: conscio dei limiti propri di un sistema di voto a cinque stellette e, soprattutto, degli spunti di riflessione che questo libro offre, al di là delle competenze tecniche dell'autrice, mi limito consapevolmente a offrire un giudizio che altro non è che la media dei voti dati ai tre racconti. Ho riscontrato infatti un miglioramento progressivo, da un racconto all'altro, segno inequivocabile di una scrittura ancora giovane e non ancora matura. Ma veniamo ai racconti.

Giù nel delirio introduce in maniera netta le tematiche del libro: una spirale nera di violenza pura. Un giovane fotografo appassionato di scene estreme, complice, testimone e spettatore di violenze e torture perpetrate a donne e anche bambini, scopre un'altrettanto violenta affinità con la pittrice Grazia, che dipinge le sue stesse scene. C'è ben poco che accada e mandi avanti la trama, che è una successione inconsapevole, quasi casuale, di scene di violenza, di sesso, di incubi appesantiti dalle droghe. Tutto è esibito, con uno stile che anziché essere crudo e iperrealistico, come spesso accade in storie pulp e splatter, è, all'opposto, leggero, fluido, quasi minimale. Forse persino troppo piatto. La sensazione è che dietro le violenze esibite non vi sia assolutamente nulla.

Specchi di sangue presenta già più sostanza, nonostante una scelta narrativa da manuale: il protagonista, che si fa chiamare McEwan, è un killer professionista, che affronta gli omicidi commissionati con risolutezza e distacco. L'esibizione immediata di violenza lascia il posto a un ingresso più pacato nell'orrido mondo che l'autrice fa abitare ai suoi personaggi: un ingresso in punta di piedi, una progressiva discesa verso gli abissi più oscuri della psiche umana. Omicidio dopo omicidio, passo dopo passo, l'infernale catabasi nella mente di McEwan si fa più completa, mentre dal profondo emerge l'amore violento per una madre scomparsa, forse uccisa, forse no, che si riflette, in maniera sempre più consistente, nei volti delle vittime dell'assassino.

L'ultimo racconto, Soluzione finale, è la chiave di volta della trilogia: riannoda i fili, mentre i personaggi e le azioni dei due racconti precedenti convergono verso un esito comune. La narrazione si amplia, permettendo un doppio punto di vista: torna così Grazia, la pittrice, che si ritrova vittima dell'ossessione di un commissario di polizia incaricato di indagare sulle violenze compiute nei primi due racconti.
La sensazione, dicevo, è di una progressione a più livelli che caratterizza la trilogia. L'esplorazione di un mondo torbido e sotterraneo, che si va ampliando sempre di più, così come si amplifica l'indagine psicologica. Di pari passo, mi sembra, va migliorando la capacità tecnica dell'autrice: semplicisticamente, se il primo racconto mi pare tutto fumo e niente arrosto, il secondo è passabile e il terzo decisamente più intrigante e denso di carica riflessiva. La scrittura è ancora poco matura, povera e piatta, ma nel corso dei tre racconti se ne può apprezzare un miglioramento. Persistono tuttavia certe ingenuità narrative e carenze stilistiche: in barba alla regola dello show, don't tell, la preoccupazione di sbattere in faccia al lettore le scene più estreme, che siano di tortura o erotiche, sono accompagnate da descrizioni non molto accurate, sono esibite, appunto, non descritte. Così è soprattutto per la morale dietro la storia, come quando, nell'ultimo racconto, il commissario Valenti rivela esplicitamente l'origine infantile delle violenze, o il potere liberatorio dell'atto omicida: considerazioni che il lettore può fare da sé e che l'autrice avrebbe potuto suggerire tra le righe, anziché metterlo in bocca a un personaggio. Potrei portare altri esempi: la verità è che, in particolar modo nel primo racconto, la storia, già evanescente, sembra esser solo una scusa per scrivere scene estreme e rivoltanti; da ciò consegue una trama sfilacciata e inconsistente. Questo è ancora evidente nel secondo racconto, il più lungo, che si costituisce di una lunga lista di omicidi: nulla che dia più sostanza alla trama. Il terzo sembra portare la luce del giorno e mettere fine, apparentemente, agli incubi della notte: salvo mostrare il vero volto dei mostri che si nascondo nelle ombre. La dimensione del delirio religiosa, di cui si compone l'ossessione del commissario, arricchisce l'indagine psicologica. 

Ombre e luci, dunque, per un libro d'esordio che in ogni caso si fa notare e lascia la curiosità di leggere ancora.

Giudizio:

+2stelle+

Dettagli del libro (cartaceo)

  • Titolo: Le radici del male
  • Autore: Alda Teodorani
  • Editore: Cut-up edizioni
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Strade perdute
  • ISBN-13: 9788895246321
  • Pagine: 173 
  • Formato - Prezzo: Brossura - 15,00 Euro 

Dettagli del libro (eBook)

  • Titolo: Le radici del male
  • Autore: Alda Teodorani
  • Editore: Mezzotints Ebook
  • Data di Pubblicazione: 2013
  • Collana: Ombre
  • ISBN-13: 9788890814563
  • Pagine: 145
  • Formato - Prezzo: Epub - 2,99 Euro
 

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