24 ottobre 2018

L'unica storia - Julian Barnes

Un'estate dei primi anni Sessanta, rientrato per le vacanze nei sobborghi londinesi dove vive con i genitori e afflitto dalla noia placida e solitaria dei suoi diciannove anni, Paul Roberts accoglie il suggerimento materno di iscriversi al circolo del tennis. Ma al suo primo torneo di doppio, anziché con uno dei vari indistinguibili Hugo, con una delle brune coetanee Caroline che avrebbero fatto la felicità della signora Roberts, il sorteggio lo accoppia con Susan Macleod. Alta e scanzonata, sicura in campo e affascinante, Susan ha un marito, due figlie e grossomodo l'età di sua madre. Con lei Paul inizia una relazione scandalosa che lo traghetta nella vita adulta e lo cambia per sempre. «Ed è cosí che vorrei ricordare ogni cosa, se solo potessi», lamenta il narratore, rievocando dalla prospettiva della vecchiaia gli esordi di quella sua travolgente storia d'amore: l'euforia dell'anticonformismo, l'ebbrezza del sesso, la fuga, il nuovo inizio. Ma le storie non sono mai davvero uniche, né univoche, e nel match giocato da Susan e Paul, quello della donna navigata con il suo bel-ami non è che il primo set. Per il secondo, il narratore, abbandonata la presa diretta dell'adolescenza, sceglie lo sguardo esterno di un tu ideale, che diventa impassibile terza persona nell'ultima parte del libro. Man mano che «lo strepito dell'io» si acquieta, ci racconta della costellazione di altre storie, tutte legittimamente uniche, che circondano i due amanti: il grottesco marito di Susan, Mr E.G., per il quale Paul non è che uno dei «giovani cicisbei» di cui la consorte si attornia, le due figlie variamente ostili, il generoso amico Eric, la saggia e disillusa Joan, con il suo gin, i suoi cani e i suoi cruciverba truccati. E soprattutto la storia del rivale subdolo e invincibile con cui il giovane Paul si trova a fare i conti, fallendo. «Che cosa preferireste, amare di piú e soffrire di piú; o amare di meno e soffrire di meno?», si era chiesto il narratore in apertura del romanzo. È una domanda che i personaggi di Julian Barnes, dal Geoffrey Braithwaite del Pappagallo di Flaubert al Tony Webster del Senso di una fine, a cui L'unica storia è strettamente collegato, si sono posti spesso. Per Paul, piú di cinquant'anni dopo quel primo fatidico torneo di doppio misto, la risposta sta forse nell'appunto scritto su un taccuino in gioventú e mai piú depennato: «In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l'unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze».

Recensione

Quella sottoscritta è l’affermazione del protagonista che da il titolo al romanzo e su cui non ci si può non soffermare a riflettere, che la si condivida o meno:

Abbiamo quasi tutti un'unica storia da raccontare. Non voglio dire che nella vita ci capiti una cosa sola; al contrario, gli avvenimenti sono tantissimi, e noi li trasformiamo in altrettante storie. Ma ce n'è una sola che conta, una sola da raccontare, alla fine. 

 L’unica storia che viene raccontata dall’autore in questo romanzo è una storia d’amore, quella fra il protagonista diciannovenne Paul e Susan, quarantottenne sposata con Gordon e madre di due figlie meno giovani dello stesso Paul. Una storia complessa e intensa che dura dodici anni. Ciò che affascina Paul di Susan è la sua figura naturalmente elegante, il suo modo di fare scanzonato, la sua risata e il poter parlare con lei di tutto. Viene da chiedersi se Emmanuel Macron abbia trovato nella moglie Brigitte le stesse cose che Paul afferma di avere visto in Susan, dato che la differenza d’età è quasi la stessa per entrambe le coppie.
 A spingere Paul verso Susan era anche il fatto che la vita che viveva a casa dei suoi gli sembrava troppo convenzionale, condizionata com’era da regole improntate soprattutto all'ordine e alla pulizia, e altrettanto convenzionale si configurava il rapporto fra i suoi genitori.

Ai miei occhi di impietoso diciannovenne il matrimonio dei miei era una vagonata di luoghi comuni.

Invece la vita che Paul conduceva a casa di Susan era meravigliosamente libera ed eccitante, ma non bisogna credere che il rapporto con Susan rispecchiasse quello di

 Una donna matura che insegna a un ragazzo l’arte di amare e poi, nascondendo le lacrime, lo consegna al mondo –a un mondo di donne più giovani e più candidabili al matrimonio 

Sotto alcuni aspetti entrambi avevano la stessa età e ingenuità e si erano gettati anima e corpo in questa storia d’amore senza valutare i rischi che essa comportava. Con il senno di poi Paul avrebbe pensato che in fondo a lui si addiceva la frase che aveva sentito pronunciare da un cronista nei confronti del diciannovenne Verstappen per la sua corsa spericolata sotto la pioggia nel Gran Premio di Formula 1 in Brasile: Si dice che il profilo di rischio non si stabilizzi prima dei venticinque anni circa.
Quando in un eccesso di rabbia Susan viene malamente picchiata dal marito, lei non si sente di denunciarlo, ma decide ad andarsene a vivere con Paul che frequentava l'università. Sembra che inizialmente tutto debba andare bene. I due si amano e il loro nido d’amore diventa anche centro di riunione degli amici di Paul che trovano particolarmente interessante il suo anticonvenzionale rapporto con una donna tanto più vecchia. Ma Susan non è forte come ai due amanti piacerebbe credere ed è quella che ha perso di più nel lasciare la vita che faceva prima. Per quanto non sembri dar loro importanza, deve lottare contro il discredito della gente, la disapprovazione delle figlie e le preghiere del marito di tornare da lui che la torturano, per cui incontra difficoltà psicologiche sempre più ardue da superare.
Nonostante la scelta di Paul di vivere una storia con la donna che ama, senza badare alla differenza d'età,  contrariamente a quanto si potrebbe pensare, cinquant'anni dopo la sua storia con Susan,

Guardava con sdegno certi sessantenni o settantenni che continuavano a vivere come se avessero ancora trent’anni; una girandola di donne, più giovani, viaggi esotici e sport estremi. Ricconi lardosi a bordo di yacht, con le braccia irsute a cingere modelle filiformi. Per non parlare dei mariti rispettabili che, in un tumulto di angoscia esistenziale e di Viagra, mettevano fine ad unioni pluridecennali. In tedesco c’era un’espressione per designare quello spavento, una di quelle parole a fisarmonica in cui la lingua tedesca eccelle; tradotta suonava come; il panico delle porte che si chiudono.

Per quanto alcune affermazioni possano essere non condivisibili da tutti,  la storia narrata da Barnes riesce a catturare il lettore. Che si approvi o meno un rapporto fra un uomo giovane e una donna matura, il racconto è profondo, interessante, scorrevole e, naturalmente, drammatico.
Il motivo per cui il titolo del romanzo risulta barrato e poi riproposto, riprende l’abitudine del protagonista di scrivere le frasi sull’amore citate nei libri o sentite in giro. Poi, ragionandoci sopra, quando le trovava sbagliate le cassava per poi magari ripensarci e riscriverle. La citazione che alla fine aveva considerato più valida, pur anch'essa con qualche ripensamento, è che : «In amore, ogni cosa è al tempo stesso vera e falsa; l'unico argomento al mondo sul quale è impossibile dire insensatezze». 

C'è una domanda all'inizio del romanzo a cui l'autore da subito una risposta che non si vuole tuttavia anticipare al lettore:

Che cosa preferireste, amare di piú e soffrire di piú; o amare di meno e soffrire di meno?

Barnes descrive in modo ammirevole la psicologia dei suoi personaggi e compone, quindi, un ottimo romanzo che tratta di emozioni e considerazioni che, presumibilmente in gioventù, abbiamo avuto tutti e che si spera ci abbiano arricchito e maturato; poi, si sa, la vita in seguito è segnata anche da rimorsi e rimpianti per fatti che non è più possibile modificare.


Giudizio:

+4stelle+ e mezza

Dettagli del libro

  • Titolo: L'unica storia
  • Titolo originale: The Only Story
  • Autore: Julian Barnes
  • Traduttore: Susanna Basso
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2018
  • ISBN-13: 9788806237509
  • Pagine: 242
  • Formato - Prezzo: Rilegato con copertina - Euro 19,00

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