16 aprile 2018

Il ragazzo persiano - Mary Renault

Bagoa, nobile persiano, ha solo dieci anni quando vede la famiglia massacrata dai soldati del re Dario. Fatto schiavo, viene evirato e diventa uno dei tanti eunuchi che popolano la corte persiana. Ma qualcosa sta cambiando in Oriente, ed enormi saranno le ripercussioni sulla vita di Bagoa. Le truppe macedoni guidate da Alessandro hanno iniziato la loro marcia alla conquista di Babilonia, Susa, Porsepoli, rinnovando le glorie di quello che, per il giovane conquistatore, è stato il massimo re di tutti i tempi: Ciro il Grande. La bellezza di Bagoa gli guadagna il favore di Alessandro, di cui diventa amante, amico, confidente. La loro sarà una relazione passionale, salda e sincera: un rapporto che sarà troncato solo dalla morte del Conquistatore.

Recensione

Il racconto che l’eunuco Bagoa ci riporta dalla sua viva voce è diventato leggenda e nel contempo si è fatto storia, sulla quale in tanti prima della Renault si sono cimentati.
Ma a ogni modo la voce narrante non si limita a trasferire la sequela di vittorie e di battaglie che il condottiero macedone noto come Alessandro Magno, ha portato avanti nell’antichità, ma diventa l’esposizione genuina di una società intera, quella del popolo persiano che si incrocia con un uomo proveniente dall’ovest il quale, giocoforza, diventerà il suo nuovo imperatore con una politica condotta sul campo ma anche sull’integrazione tra culture diverse: da un lato la culla orientale del prosternarsi e dello sfarzo, dall’altro la modifica del mondo occidentale di matrice ellenica che ha imparato con l’evoluzione del pensiero filosofico a gestire le cose pratiche della vita.
In questo senso il romanzo storico, che tra l’altro risulta essere molto accurato nelle fonti così come nella veridicità storica, raggiunge in pieno il suo risultato.
Ma l’opera dell’autrice non si limita a descrivere un modo di vivere e le convenzioni della sua ambientazione, ma trascende poi nella vicenda personale e profondamente umana, con una diade di tutto rispetto impersonata proprio dal giovane Bagoa da un lato, obbligato a fare la vita di corte in qualità di amante per via di un intrigo politico precedente alla venuta di Alessandro che non solo stermina la sua famiglia ma lo rende prima schiavo e poi eunuco, e dall’altra proprio il personaggio storico del macedone che invece vive intensamente un esilio volontario pur di rincorrere il suo ideale di conoscenza del mondo sino ai suoi confini. Un uomo su cui, come precedentemente affermavo, si è detto di tutto, dalla sua omosessualità nota ai più al continuo conflitto interiore che lo pervade, rendendolo nonostante tutto un eroe normale, con dei chiaroscuri simili a quelli delle persone comuni.
Un altro nodo centrale della storia diviene inoltre l’amore: quello che lega il macedone al suo desiderio di scoperta e alla sua gente, ma anche alla Persia che sogna possa essere enuncia civiltà mista al suo mondo di provenienza, quello che lega all’amico (o amante) di sempre Efestione, o lo stesso innamoramento che rapisce Bagoa e che lo lega in maniera indissolubile al suo signore, tanto non solo renderlo testimone delle sue gesta fino alla sua dipartita da questo mondo, ma condurlo quasi per mano a mettere per iscritto (almeno nell’immaginazione dell’autrice) la raccolta dei suoi giorni vittoriosi così come degli intrighi di corte e delle sue ansie più nascoste.
O ancora, non meno importante diviene agli occhi del lettore il vero e proprio scontro di culture che si confrontano e che fungono da cornice: i macedoni che ogni tanto non comprendono come il loro re e signore possa apprezzare la cultura barbara degli orientali, con delle abitudini concepite in modo disdicevole, e di per contro i persiani che per millenni hanno cullato le loro tradizioni e guardano con diffidenza l’orda di invasori da cui vengono assoggettati, concependoli a loro volta come arretrati evolutivamente. Entrambi perdono di vista quale sia il vero intento del monarca: l’integrazione dei popoli a suo giudizio è l’unico modo per creare l’armonia. Ma è un intento che, come la storia ci tramanda e Bagoa stesso ci esplica, rimarrà alla fine un’utopia.
In merito ai personaggi, essi emergono all’interno della scena con tratto netto e sempre psicologicamente approfondito, si muovono in modo corretto nello spazio e nel pensiero, rendendo la vicenda verosimile e comunque ben congegnata.
L’ambientazione storica è curata in ogni minimo dettagli: belle le descrizioni dei paesaggi così come quello delle città e dei palazzi, gli interni. Il tutto si dipana in maniera armonica e coerente così che l’ingente quantità di informazioni risulta non appesantire il narrato quanto, caso mai, arricchirlo.
Agevolato da uno stile sobrio e accattivante, rispettoso degli usi linguistici ed espressivi dell’epoca, Il ragazzo persiano si pone come una lettura interessante e affatto stucchevole.
Una storia che non solo racconta l’epicità di un mito, ma che ne sviscera soprattutto l’umanità, raccontandoci in modo indelebile che anche i più grandi eroi della nostra storia, in primo luogo, sono state delle persone di prevalente contraddittorio, il cui impegno ne ha costruito, mattone dopo mattone, la grandezza.

Giudizio:

+4stelle+ e mezzo

Dettagli del libro

  • Titolo: Il ragazzo persiano
  • Titolo originale: The Persian Boy
  • Autore: Mary Renault
  • Traduttore: Oddera B.
  • Editore: Corbaccio
  • Data di Pubblicazione: 1994
  • Collana: Narratori Corbaccio
  • ISBN-13: 978-8879727051
  • Pagine: 478
  • Formato - Prezzo: Copertina rigida - € 16,00

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