8 novembre 2016

La distrazione di Dio - Alessio Cuffaro

Morire e risvegliarsi altrove, in un altro corpo. Questo succede improvvisamente a Francesco Cassini, stimato ingegnere nella Torino di fine Ottocento. Che cosa è successo? Come è stato possibile? Chi crederà alla sua storia? La legge universale che regola il destino di ogni individuo pare essere saltata: Francesco è vittima di una distrazione di Dio. Ai dubbi e alle difficoltà del trovarsi estranei a se stessi, con un altro corpo da abitare, si alternano però anche le avventure e le possibilità che il protagonista del libro si troverà a vivere, innescando una serie di vicende drammatiche, ironiche e struggenti che attraverseranno l'intero secolo. Un romanzo che esplora territori narrativi inediti e che trasforma la nostra idea di identità, di corpo, di destino.

Recensione

Non credo possa esistere un esordio più brillante di quello che Alessio Cuffaro ha avuto con il suo romanzo La distrazione di Dio. Il libro mi ha letteralmente catturata sin dalle prime pagine e ho pensato e ripensato più volte a come impostarne la recensione per cercare, con le mie parole, di esprimere tutto quello che in 223 pagine mi ha emozionato fino alla commozione.

La maturità letteraria di Alessio è la carta vincente del romanzo, sembra quasi una sfumatura del timbro di Italo Calvino, dagli aforismi alla fluidità del periodo, dalla scrittura lineare alla consapevolezza di ogni termine, la capacità di giostrare con un lessico a metà tra il forbito e il semplice linguaggio dialettale, spaziando per un arco temporale di un secolo circa, tinge le pagine di qualcosa che è molto lontano da una “distrazione”.
C’è una ricerca minuziosa per ogni singolo vocabolo, ogni aggettivo, ogni verbo, tutto è stato scelto con cura e nulla è lasciato al caso.

Leggendo la storia di Francesco, viaggiatore nello spazio e nel tempo, il lettore compie un vero e proprio excursus personale: sfruttando un filone narrativo abbastanza semplice, quello di uno sventurato che si reincarna perpetuamente in corpi altrui al momento della morte, l’autore da spazio a spunti di riflessione su questioni estremamente profonde come il senso della vita, la paternità, la ricchezza e la povertà, la questione gender, la solitudine, il rimorso, la solidarietà e la condivisione.
L’idea di un corpo che sta troppo stretto o di un corpo in cui non ci si riconosce, che non si sente proprio, è non solo materialmente quanto accade a Francesco ma è anche un tema che, simbolicamente, attraversa la realtà della nostra società quotidianamente.

La distrazione di Dio, anche in questo caso, è un richiamo simbolico a riflettere su quanto accade nel mondo, ce la prendiamo con Dio troppo spesso ritenendolo responsabile delle tragedie o lo ringraziamo, ma questo di rado, per tutto ciò che ci rende felici: ma ci siamo mai realmente fermati a pensare a cosa voglia dire essere Dio?

Immaginò Dio troppo catturato dalla meraviglia delle cose per far funzionare tutto ne modo migliore. Aveva un mondo intero da gestire da lassù. Bisognava muovere ininterrottamente i mari, far fare alla Terra un giro all’anno intorno al Sole, spremere miliardi di cuori al ritmo di settantacinque battiti al minuto. Se qualcuno moriva prima del tempo, prima che si fosse preparati a lasciarlo andare, cosa rimproverargli? Come biasimarlo se, oberato di lavoro, avesse dimenticato di far morire Francesco come gli altri, una volta per tutte? A Dio si doveva pur concedere una certa dose di distrazione.

Quasi come una beffa del destino, remando contro la smania universale di immortalità, Francesco desidera solo morire, non riesce più a sopportare il dolore inflitto dalla perdita di tutti quelli che lo circondano e che occupano uno spazio, anche piccolo, nel corso della sua stramba esistenza.

La distrazione di Dio è un romanzo che fa riflettere il lettore, lo sottopone ad una continua revisione di sé mettendolo davanti a tematiche e questioni che siamo soliti rifuggire, un po’ come quando diciamo che il silenzio e la solitudine ci intimoriscono perché ci portano inevitabilmente ad essere soli con noi stessi, ecco il romanzo fa esattamente questo: ci mette allo specchio e ci obbliga a guardare il nostro riflesso, chi è allora il vero distratto?

Siamo cosi presi dalla frenesia delle cose da non riuscire a fermarci anche un solo istante per riflettere e pensare realmente a noi stessi. Un richiamo quasi disperato all’importanza spirituale della vita, sono i valori e non il denaro a renderci qualcuno, la vera ricchezza è quella interiore e Francesco lo ha capito, ci sono voluti tanti tanti anni ma alla fine ci è arrivato e solo allora è pronto a lasciarsi andare. Dio non si è distratto, ha solo dato una seconda possibilità, un dono più che una noncuranza per comprendere la vita nel pieno del suo senso, per metterla a confronto con quello con cui siamo abituati a confrontarci, il suo riflesso e la nostra idea di cosa sia la vita.

Per me il romanzo vale ben oltre le cinque stelle, è per libri come questo che vale la pena fare il recensore, cosi da far conoscere a quanti più possibile la rarità di autori come Alessio Cuffaro che non ha nulla da invidiare ai grandi autori di best seller. Una chicca di originalità: la numerazione delle pagine è in negativo quindi si parte da -223.

Auguro tanta fortuna all’esordiente casa editrice ma soprattutto faccio i complimenti all’autore, riprendendo le sue parole nei ringraziamenti (anche questi bellissimi), spero che continui a scrivere perché una pagina non scritta è uno sgarbo alla meraviglia e le sue pagine sono meravigliose.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: La distrazione di Dio
  • Autore: Alessio Cuffaro
  • Editore: AutoRiuniti
  • Data di Pubblicazione: 2016
  • Collana: i nasi lunghi
  • ISBN-13: 978-88-9415-493-1
  • Pagine: 233
  • Formato - Prezzo: brossura - 15 euro

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