1 settembre 2015

La vetrina degli incipit - Agosto 2015

L'incipit in un libro è tutto. In pochi capoversi l'autore cattura l'attenzione del lettore e lo risucchia nel vortice della storia. Oppure con poche banali parole lo perde per sempre...
Quanti libri, magari meritevoli, giacciono abbandonati dopo poche righe sui comodini di ogni lettore? E quanti altri invece sono stati divorati in poche ore perché già dalle prime righe non siamo più riusciti a staccare gli occhi dalle pagine? Anche questo mese vogliamo condividere con voi gli incipit dei libri che stiamo leggendo, perché alcuni di voi possano trarre ispirazione per le loro future letture e perché altri possano di nuovo perdersi nel ricordo di personaggi e atmosfere che già una volta li avevano rapiti...





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«Il martedì di giugno in cui fu assassinato, l’architetto Garrone guardò l’ora molte volte. Aveva cominciato aprendo gli occhi nell’oscurità fonda della sua camera, dove la finestra ben tappata non lasciava filtrare il minimo raggio. Mentre la sua mano, maldestra per impazienza, risaliva lungo le anse del cordoncino cercando l’interruttore, l’architetto era stato preso dalla paura irragionevole che fosse tardissimo, che l’ora della telefonata fosse già passata. Ma non erano ancora le nove, aveva visto con stupore; per lui, che di solito dormiva fino alle dieci e oltre, era un chiaro sintomo di nervosismo, di apprensione.»
La donna della domenica, di Fruttero & Lucentini - Antonio

«Una sera, sul finire dell’estate, prima che il nostro secolo avesse raggiunto il trentesimo anno, due giovani, un uomo e una donna, che portava in braccio una bambina, s’avvicinavano a piedi al borgo di Weydon-Priors, nel Wessex Superiore. Erano vestiti con semplicità, ma non male, sebbene la densa polvere accumulata sulle scarpe e sugli abiti, evidentemente durante il lungo viaggio, desse ora al loro aspetto un che di frusto che non gli tornava certo di vantaggio»
Il sindaco di Casterbridge, di Thomas Hardy - Valetta

«Tutto cominciò nell’estate del 1956,in uno scompartimento di prima classe del rapido Roma – Torino. Faceva un caldo infernale, tutti sudavano , tutti ansimavano, tutti bevevano acqua o gazzosa, a quel tempo una bevanda di gran pregio e di gran consumo. Davanti a me, avevo allora diciannove anni, una bellissima donna dall’accento francese che doveva averne almeno il doppio e poteva essere mia zia. Indossava una specie di canottiera bianca che metteva nella più adescante evidenza due sublimi promontori, al cui confronto il Monte Bianco e quello Rosa sembravano pianure. Una minigonna lambiva maliziosamente due gambe che dimostravano, se mai ce ne fosse stato bisogno,la superiorità della natura sul bulino di Fidia e Prasitele, Donatello e Cellini. Mai visti gioielli così ben torniti, stinchi così perfetti, cosce così ben levigate. La sola vista bastava per turbare i sensi più torpidi e svogliati..»
Ho ucciso il cane nero, di Roberto Gervaso - Cattivissimaprof

«Vorrei che o mio padre o mia madre, o anche ambedue, poiché essi erano ugualmente in dovere di far ciò, avessero ben ponderato quello a cui si accingevano quando mi concepirono; che avessero ben considerato quanto dipendeva dall'atto che erano in procinto di compiere, cioè che non si trattava della mera produzione di un Essere razionale, ma che la corretta conformazione e temperatura del suo corpo, forse il suo genio e l'indole stessa della sua mente, - e per quanto ne potevano sapere anche le sorti del suo intero casato avrebbero potuto mutare a seconda degli umori e delle predisposizioni che fossero stati in quel momento dominanti -: avessero essi ben soppesato e considerato tutto questo dunque, e poi proceduto coerentemente, sono profondamente convinto che avrei avuto nel mondo una riuscita alquanto diversa da quella in cui è verosimile che il lettore mi riconosca.»
Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo , di Laurence Sterne - Polyfilo

«Un frinire di cicale nell’aria d’agosto.
Maerin Hansen tirò le redini e si asciugò il sudore. Il tramonto accendeva i filari delle viti, una lieve foschia saliva dal fiume verso lontane colline. Poco oltre, un bosco di lecci. “La Foresta di Gal…” Ancora poche miglia e poi Savìla: Savìla di Galenia, terra di magia, di bellezza, di tesori. Un viaggio meditato da settimane, sognato da anni. «Che bisogno hai di andare fin laggiù?» gli aveva detto suo padre. «Non ci sono cavalli da comprare qui a Lirian? E poi sei troppo giovane per un viaggio così lungo.» «Ho quasi vent’anni! Voi a sedici siete arrivato fino a Semè- ris nella Terra di Sin!» «Erano altri tempi.» Già, succedevano cose strane da un po’ e coi Galeniani non correva buon sangue, ma non erano mica in guerra… «Le cose si aggiusteranno, vedrete. Vi porterò i più bei cavalli che abbiate mai visto. Padre, o adesso o mai più!» O adesso o mai più. Se lo era ripetuto anche stamane mentre si avvicinava al confine, in preda a un’improvvisa inquietudine. Le guardie lo avevano squadrato con sospetto, ispezionando abiti e bagagli. Si era sentito sul filo di un rasoio, e aveva giurato a se stesso che non avrebbe fatto sciocchezze. Ma varcato il confine aveva scordato tutto, sedotto dalla dolcezza del paesaggio, dalla curiosità dei bambini, dalla grazia delle donne..
»
La stagione del ritorno, di Angela di Bartolo - Chiara A.

«Realtà è tutto ciò che esiste. Semplice, no? Non proprio. Ci sono un po' di problemi. Che dire per esempio dei dinosauri, un tempo esistiti e oggi scomparsi? E delle stelle, così lontane che quando la loro luce ci raggiunge e le vediamo potrebbero essersi già spente?.»
La realtà è magica, di Richard Dawkins - Daniele

« Ti abbiamo riacciuffata per i capelli », è la seconda cosa che mi ha detto mio padre, quando mi sono svegliata nel letto dell’ospedale. La prima, «Penelope », il mio nome, pronunciato piano, più come una madre che come un padre.
Intanto, il mio corpo riprendeva coscienza di sé. Avevo un tubicino infilato nella narice destra. Papà mi ha fatto segno di non toccarlo: era fissato al naso con un cerotto. Nell’altra estremità del sondino gocciolava del liquido da una sacca sospesa a un trespolo. La stanza era bianca, quadrata: a destra e a sinistra, come due ladroni, altre persone giacevano in altri letti. Avevo vergogna di guardarle, ma avvertivo la loro presenza e quella di molteplici altri che si affaccendavano intorno a quei letti. Davanti al mio, solo mio padre, nei cui occhi scuri e fissi cercavo un appiglio. La sua mano ha trovato la mia sotto il lenzuolo di cotone; le nostre dita si sono strette. Mi è sembrato un gesto antico, a cui non ero più abituata. Mi sono sentita come il relitto di un’altra epoca, naufragata tra quelle lenzuola per uno scherzo del tempo. E forse era proprio così.
Adesso, anche l’ospedale è un ricordo, uno di quei ricordi che la psicologa mi incoraggia a trascrivere « con metodo e onestà ». Ma che onestà ci può mai essere nel racconto della propria vita? Eppure, secondo lei, ricostruire la catena di azioni e di pensieri che mi hanno portata in quel letto d’ospedale può servire. Alla comprensione, se non all’accettazione del mio stato. Alla rassegnazione, io credo. Mi devo rassegnare alla vita.
»
Un’altra Penelope, di Chiara Pagliochini - Patrizia

«Sette aprile 1928
Al di là dello steccato, fra i rampicanti, potevo vederli giocare. Procedevano verso la bandiera, ed io li seguivo, lungo lo steccato. Luster frugava fra l'erba, sotto l'albero in fiore. Sfilavano la bandiera e colpivano la palla. Poi rimettevano a posto la bandiera, andavano sul terrapieno, prima tirava uno, poi l'altro. Procedevano ancora, ed io ancora a seguirli, lungo lo steccato. Luster si allontanava dall'albero in fiore, avanzavano lungo lo steccato, si fermavano, ci fermavamo anche noi, mi mettevo a guardare fra i rampicanti, mentre Luster frugava nell'erba. «Attento, caddie». Tir. Si allontanarono, attraversando il prato. Aggrappato ai pali dello steccato, li guardavo che si allontanavano.
»
L’urlo e il furore, di William Faulkner - Sakura


1 Commenti:

  • 1 settembre 2015 10:30
    Penny Lane says:

    Questa per me sarà l'ennesima conferma del fatto che devo leggere assolutamente L'ulrlo e il furore! Grazie!
    P.S. Ci sono alcuni incipit che di per sé sono delle opere d'arte straordinarie, e tra questi io annovero l'incipit di Lolita, Orgoglio e Pregiudizio e Moby Dick. Meravigliosi!

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