1 marzo 2015

Marzo: Speciale Letteratura Latinoamericana


Tracciare una storia della letteratura latinoamericana in questa sede è tanto più arduo quanto più vasta è l’area di pertinenza: dal Brasile alla Guyana Francese, dall’Argentina alla Colombia, passando per il Messico e Cuba, ognuna di queste nazioni – accomunate dall’assoggettamento a un impero coloniale e dalla pressoché cancellazione delle civiltà precolombiane che le abitavano – hanno storie diverse e parlano lingue diverse: spagnolo, portoghese, francese, lingue creole.

La nascita di una letteratura autoctona si può far risalire al XIX secolo nel solco del Romanticismo e del Naturalismo europeo, rispetto ai quali però i vari autori cercano di rafforzare e stabilire una precisa identità nazionale. Il debito nei confronti delle influenze europee e statunitensi è una questione che rimarrà aperta anche nel XX secolo, investendo tutti i settori della cultura alla ricerca di un giusto equilibrio tra la valorizzazione del patrimonio indigeno e la diversa visione del mondo propria dei colonizzatori.
Uno degli autori che nel campo prettamente letterario affronta questa tematica è Mario Vargas Llosa. In alcuni romanzi (La casa verde, La guerra del fin del mundo, Lituma en los Andes) ci presenta nazioni caratterizzate da forti contrasti: la civiltà delle città (forgiate a immagine e somiglianza delle sorelle europee) in contrapposizione alla cultura primitiva degli indios (ancora all’età della pietra ma in stretta connessione con la terra su cui vivono), delle popolazioni andine, (culturalmente distanti sia dagli uomini “civili” delle città e sia dagli indios stessi) e dei miseri contadini del Sertão.
In Brasile, l’ago della bilancio si sposta nettamente sin dai primi del ‘900 a favore delle tradizioni locali; espressione di questa tendenza sono i primi romanzi di Jorge Amado, che raccontano principalmente delle sofferenze dei contadini nelle piantagioni di cacao (Cacau, 1933), degli emarginati nello stato di Bahia (Capitães da areia, 1936) e dei pescatori nei villaggi sulla costa (Mar Morto, 1936).
La stretta connessione tra l’area latinoamericana e quella statunitense comportò un periodo di grave crisi economica tra le due guerre mondiali per la riduzione delle esportazioni delle materie prime agricole e minerarie. Il commercio quindi rimase fermo sino alla seconda guerra mondiale, quando i legami con gli Stati Uniti stimolarono un discreto sviluppo delle industrie locali. Il boom economico si accompagnò a un periodo molto fecondo dal punto di vista letterario (il cosiddetto "boom latinoamericano" dal 1960 al 1970), durante il quale vennero pubblicate opere fondamentali che lanciarono definitivamente la letteratura latinoamericana sul piano mondiale: Rayuela (Julio Cortázar, 1963), Gracias por el fuego (Mario Benedetti, 1965), Cien años de soledad (García Márquez, 1967), Yo, el supremo (Augusto Roa Bastos, 1974).
Il successo di Cent'anni di solitudine segnò l'affermazione a livello internazionale dello stile noto come realismo magico, in cui gli elementi magici appaiono in un contesto altrimenti realistico.
L’esplosione negli anni Sessanta del realismo magico avviene sull’onda dell’entusiasmo per la rivoluzione cubana e delle attese redentrici legate a Che Guevara e ai movimenti rivoluzionari del terzo mondo. I suoi esponenti a quel tempo erano tutti simpatizzanti del regime castrista e presentavano un’America Latina immersa in un tempo mitico, ignara del progresso e priva di complicazioni intellettualistiche. Scrittori come Gabriel García Márquez, Miguel Ángel Astúrias o Alejo Carpentier idealizzavano il carattere primitivo del continente sudamericano e lo proiettavano nell’avvenire rivoluzionario.
Il periodo di crescita economica post-bellico porto benefici immediati ma si trattò di uno sviluppo distorto che generò nuove tensione sociali: la tendenza alla monocoltura e alla specializzazione impediva ai paesi un minimo di autosufficienza; crebbe così in modo abnorme la produzione di caffè in Brasile, di banane in Guatemala, di zucchero a Cuba, di carne e cereali in Argentina, rame e minerali nei paesi andini. Inoltre, il livello di vita dei contadini era simile a quello dei servi della nell'epoca medievale. Le opere degli autori del boom letterario si concentravano spesso sui problemi e le ingiustizie che le diverse popolazioni dovevano sopportare nei loro paesi. I disordini politici diffusi in tutta l'America Latina avevano una profonda influenza sugli autori del boom. Alcune opere avevano profeticamente previsto la conclusione di quel periodo di prosperità e il risorgere di tutti i vecchi problemi caratteristici: l'autoritarismo, la dittatura, il disprezzo dei diritti umani, la povertà.
La caduta del comunismo, l’agonia della rivoluzione cubana e il dilagare della globalizzazione hanno ridimensionato il realismo magico: al suo posto è nata una nuova letteratura recupera quella che in fondo è l’essenza stessa del Nuovo Continente e la sua ricchezza più grande: l’ibridismo, il mestizaje, l’incrocio di popoli e culture differenti.
I nuovi autori non seguono manifesti programmatici comuni. Ognuno ha i suoi temi e generi favoriti. Ma tutti accettano la modernità e la post-modernità come un dato di fatto (pur non esaltandola) e accantonano il vecchio mito dell’America Latina come luogo dell’utopia, come la terra del buon selvaggio dove è possibile costruire una civiltà nuova alternativa a quella del progresso esemplificata dall’Europa o dagli Usa; tra questi scrittori ci sono il cileno Roberto Bolaño e l’argentino Ricardo Piglia.
Un genere che nell’America Latina ha un certo peso è la letteratura di testimonianza. In Messico e Centro America, abbondano le testimonianze delle persone che hanno assistito direttamente a importanti avvenimenti e capovolgimenti politici: un caso su tutti è la celebre autobiografia della leader indigena Rigoberta Menchú, raccontata a Elisabeth Bugos in Mi chiamo Rigoberta Menchú (Giunti, 1999). Nel Cono Sud (Cile, Argentina e Uruguay) le problematiche legate alle dittature militari, alle torture e ai desaparecidos vengono trattate in modo differente: invece di ricorrere alle testimonianze vengono adoperate la letteratura fantastica, i sogni e gli elementi psicanalitici che si ritrovano già in scrittori classici della regione come Jorge Luis Borges, Ernesto Sábato e Adolfo Bioy Casares. Sono significative in questo senso anche le opere di Luisa Valenzuela, di Damiela Eltit o dello stesso Bolaño.
Un altro filone contemporaneo è caratterizzato spesso dalla tendenza all'uso dell'ironia e dal ricorso ai generi della letteratura popolare, come nel caso dello scrittore argentino Manuel Puig, che ha affrontato il tema dell’omosessualità sotto la dittatura argentina (El beso de la mujer araña, 1976) e dell'ispano-messicano Paco Ignacio Taibo II.
Un approfondimento specifico sarebbe necessario per le letterature di lingua francese dell’America Latina (Guyana Francese e Haiti), tralasciata dalla maggior parte della critica per le difficoltà vissute in alcuni di questi paesi, che trovano ostacoli alla rottura con la tradizione letteraria francese e nella mancanza di divulgazione. I temi principali sono stati per lungo tempo la Negro Renaissance, le cui idee di valorizzazione della cultura indigena saranno il tema centrale degli autori haitiani in esilio dopo la seconda guerra mondiale. Gli scrittori che non hanno scelto la via dell'esilio trovano scarsa udienza presso le popolazioni di lingua creola e il regime haitiano non incoraggia l'uso letterario del creolo. La maggior parte degli scrittori vive all'estero, ed è costretta a ridefinire la propria identità haitiana nei confronti del mondo occidentale o africano. Essi proseguono nella via dell'impegno sociale e della militanza politica. La coscienza dell'isolamento e della marginalità rende spesso le loro opere centrate sul tema dell’esilio e dello sradicamento.

Durante il mese che segue scorrazzeremo liberamente per secoli, lingue e paesi alla scoperta della letteratura di queste terre così diverse eppure così simili.

1 Commenti:

  • 9 aprile 2015 08:23
    ubik says:

    Mi fa piacere che sia stato citato anche Manuel Puig, di solito ingiustamente dimenticato fra gli autori sudamericani più significativi. Di lui si cita sempre l'opera di scrittore e sceneggiatore di Il bacio della donna ragno, grazie al bel film di Babenco (e soprattutto all'Oscar per l'intrepretazione di un William Hurt ai vertici della sua carriera), ma Puig è autore di altri intensi e originali romanzi che spesso utilizzano forme di espressione non tradizionali come il dialogo (Scende la notte tropicale) o il flusso di coscienza (Sangue di amor corrisposto) oppure mescolano diversi registri (Una frase, un rigo appena)

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