2 settembre 2014

Perché scrivere – Zadie Smith

Zadie Smith è autrice di romanzi che hanno scalato le classifiche di tutto il mondo (Denti bianchi) ma anche autorevole saggista (Cambiare idea). Sono qui raccolti due suoi saggi, mai precedentemente pubblicati in volume: Perché scrivere, testo di una conferenza tenuta nel giugno 2011 in occasione del Premio Vallombrosa-Von Rezzori e Il fallimento riuscito, originariamente pubblicato sul Guardian.
Nell’epoca di internet, della frammentazione delle informazioni, della spettacolarizzazione della cultura, della frenetica corsa al consumo e al successo individuale, che ruolo può ancora avere lo scrittore? In cosa consiste la sua rilevanza? Scrivere può ancora essere un gesto politico? Quanta importanza ha la tecnica? Cosa serve per scrivere bene? Da cosa si misura il valore di un libro, e del suo autore? Che significa scrivere onestamente? Zadie Smith affronta queste domande in maniera intelligente e diretta, a partire dalla sua esperienza di autrice e dalla sua acutezza di critico culturale: ne escono pagine che sono al tempo stesso un vademecum per gli aspiranti scrittori, una brillante provocazione verso gli intellettuali, e uno spunto di riflessione affascinante per chiunque ami la letteratura.

Recensione

Con piglio simpatico e accogliente, l’incipit del testo per conferenza della scrittrice introduce, gradualmente, il lettore meno esperto al tema centrale del libro: la scrittura e tutto quanto vi ruoti attorno. Che sono poi quattro o cinque cose, ma fondamentali: il perché si scrive, il come si scrive, il ruolo dello scrittore, il senso e la funzione dello scrivere, oggi.
Autodefinirsi scrittori è facile, ma la ricerca vera dell’identità dello scrittore è tutt’altra questione. Lo scrittore, un tempo, era tale a patto che fosse stato pubblicato; internet, in questo senso, ha mischiato le carte, creando una certa apertura di possibilità ma anche una notevole confusione. Ci sono scrittori veri, non pubblicati, che vivono online; scrittori finti, pubblicati su carta, che si fatica a definire tali.
Quale, dunque, la funzione dello scrittore?

Scrivo per costruire questa frase: per renderla più bella che posso, questa qui e anche la successiva: Io trovo questo semplice mantra molto confortante. E’ un antidoto all’inutilità.
La frase, dunque, deve essere bella, ben costruita, piena di ritmo, di senso, efficace nel comunicare il pensiero. Nessun volo pindarico, nessun astrattismo: solo lavoro di fino su lessico e sintassi. Come preparare per bene una tavola, cucire un bell’abito, intagliare un decoro nel legno.
Artigianato fine, dunque, ma sempre artigianato: a dar valore al il frutto del lavoro ci penserà, poi, il pubblico.

Nella parte dedicata al Fallimento riuscito, poi, l’autrice si occupa dello scrittore che ha scritto il romanzo perfetto. Ne parla, la Smith, con la tenerezza di chi sa la fatica e il tormento che accompagna la nascita di un’opera letteraria, quale che ne sia la natura o il valore.

Lo stile è il modo in cui ciascun scrittore dice la verità.
La sua imprescindibile verità, aggiungo io. Il modo che ha di essere nel mondo, creatura immersa nella realtà; egli, per definire se stesso, cerca di descrivere la realtà, per come la vede. Ecco perché, dico io, alcune voci ci attraggono irresistibilmente, altre ci angosciano, altre ci divertono, altre ancora ci lasciano del tutto indifferenti. Noi lettori siamo ospiti sull’uscio di una casa: Anton Cechov, Henry James, Jane Austen, Virginia Woolf sono i padroni di casa. Possiamo entrare timorosi ed incerti e poi decidere se restare per un po’, per qualche anno, per tutta la vita.
Viviamo la vita con i loro occhi, soffriamo dei loro dolori, ci scaldiamo il cuore con i loro amori. La lettura è questo: deliberatamente entrare nella pelle di un’altra persona, per vivere il mondo, attraverso il suo sistema di percezioni e di valori.

La scrittura che non funziona è quella dello scrittore che usa lo stereotipo, la frase facile, il luogo comune, avverte la Smith; accontentarsi di un lessico comodo, che si presenta subito alla mente, di un ordine sintattico scontato, di una serie furbesca di suoni, questo è il vero peccato.

Si tratta principalmente di un processo di eliminazione.
togliere, cioè, tutte quelle stratificazioni che si accumulano come la polvere, su di noi: i compromessi, le battute sentite alla televisione, le parole stantie che mastichiamo in bocca per abitudine, le frasi che ci rimangono attaccate dalla gente che ci circonda. Trovare, insomma, la propria autentica voce, nel mondo. Potrà poi trovare nessuno, qualcuno o molti ad ascoltarla, ma sarà una scrittura onesta, venduta con dignità sul banco della letteratura.
Una mela magari non perfetta, non lucida e grossa, con qualche piccolo bozzo, ma una mela che si potrà mordere, senza timore di cadere, come Biancaneve, in un sonno lunghissimo.

In conclusione, consiglierei quest'opera a chi è interessato ad approfondire l'arte della scrittura, a chi cerca spunti di riflessione e a chi ama leggere e scrivere, in generale. Si tratta di una raccolta di saggi, quindi lo stile non è semplicissimo, ma la sintassi chiara e l’uso di un linguaggio accessibile, lo rende approcciabile da molti. Personalmente la trovo una qualità di scrittura davvero ottima. Buona anche come spunto per fare delle lezioni sulla scrittura, per una classe di scuola superiore.

Giudizio:

+4stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Perché scrivere
  • Titolo originale: Why Write/Fail better
  • Autore: Zadie Smith
  • Traduttore: M.Astrologo, M.Testa
  • Editore: Minimum Fax
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Filigrana
  • ISBN-13: 978-88-7521-383-1
  • Pagine: 75
  • Formato - Prezzo: Brossura - Euro 16,50

2 Commenti a “Perché scrivere – Zadie Smith ”

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