2 dicembre 2013

Paradiso e inferno - Jón Kalman Stefánsson

È l’Islanda, dove le forze primordiali della natura rendono i destini immutabili nel tempo, il luogo di questo racconto di gente di mare persa nell’asprezza dei giorni e delle notti, di un Ragazzo segnato dalla solitudine, e del suo grande amico Bárður, pescatore di merluzzo per necessità, ma in realtà poeta, sognatore, innamorato dei libri e delle parole, le uniche in grado di “consolarci e asciugare le nostre lacrime, sciogliere il ghiaccio che ci stringe il cuore”. Parole che possono anche essere fatali: come per Bárður, rapito da quel verso del Paradiso perduto di Milton che ha voluto rileggere prima di imbarcarsi, al punto da dimenticare a terra la cerata, correndo il rischio di trovare una morte invisibile e silenziosa come quella dei pesci. Storia di tragedia e di ritorno alla vita all’inseguimento di un destino diverso, Paradiso e inferno è un’avventura iniziatica, un viaggio metafisico, la ricerca di un senso e di uno scopo alto nella vita, ma soprattutto un inno al potere salvifico delle parole. Con una scrittura magnetica che decanta l’essenziale, Jón Kalman Stefánsson racconta con infinita tenerezza un’amicizia, la storia di due ragazzi che si innalza in una sfera magica sopra il frastuono del mondo, per ricordare che la vita umana è sempre una gara contro il buio dell’universo, in cui “non abbiamo bisogno di parole per sopravvivere, ne abbiamo bisogno per vivere”.

Recensione di Valeria Pinna

"Forse l'inferno è una biblioteca e tu un cieco."
Paradiso e Inferno è prima di tutto un romanzo poetico, una storia dell'interiorità che colpisce profondamente. Ambientato in Islanda, terra remota e sconosciuta da molti, in un tempo remoto, nel lontano Ottocento (sono pochissimi i riferimenti temporali), racconta la storia di un popolo di pescatori che vive perennemente tormentato dalla natura, dal freddo, dal buio e dal mare - fornitore del pesce, il loro principale alimento, ma anche grande nemico che molto spesso inghiottisce molti di loro- e in particolare quella di una ragazzo, del quale non viene mai esplicitato il nome, pur essendo il protagonista.
Il romanzo si apre in una sorta di locanda dove i pescatori aspettano le tre di notte, l'ora legale per cominciare una battuta di pesca del merluzzo a largo del mare. Tra di loro si distinguono il ragazzo e Bàrđur, amici per la pelle e accomunati dalla passione per i libri e in particolare per la poesia, arti poco coltivate in un luogo dove la vita così difficile impone di essere pragmatici e materialisti. Ma Bàrđur è così distratto dalla traduzione islandese del famoso poeta Milton che i suoi celebri versi gli risuonano in mente... “Nulla mi è delizia tranne te”, e che dimentica di prendere la cerata prima di avventurarsi in mare, abbigliamento indispensabile per proteggersi dal gelo. E questa dimenticanza gli è fatale perché il freddo è così forte che se lo porta via, sotto gli occhi del ragazzo che nulla può fare per aiutarlo e che rimane solo al mondo dopo avergli detto addio. Il ragazzo non ha più nessuna ragione al mondo per stare in vita, dal momento che anche i suoi familiari sono morti, ma restare in vita è molto più facile che decidere di morire e la missione importante che ha compiere lo spinge a partire per un lungo e solitario viaggio, viaggio reale ma anche interiore che dall'abisso più profondo lo porta ad imparare a rimanere a galla. Deve infatti restituire il libro al capitano Kolbeinn, proprietario di un'enorme biblioteca ma diventato cieco, quasi per ironia della sorte. Si apre così la seconda parte del romanzo, ambientata tutta in un luogo chiuso, in una locanda gestita da due donne assai particolari, che gli daranno conforto e ospitalità. Riuscirà una volta arrivato al Villaggio a trovare risposta alle sue domande sul senso della vita?
Un romanzo di formazione molto particolare, che riporta in vita le storie semplici e cicliche di persone comuni e dimenticate le cui esistenze appaiono però eroiche, per lo sforzo di rimanere in vita a tutti i costi, che dipinge l'atmosfera poetica e quasi fiabesca del paesaggio islandese.
Un romanzo sul valore delle parole, “che hanno il potere di cambiare il mondo, capaci di consolarci e di asciugare le nostre lacrime. Parole che sono palle di fucile, come altre sono note di violino. Ci sono parole che possono sciogliere il ghiaccio che ci stringe il cuore, e poi si possono anche inviare in aiuto come squadre di soccorso quando i giorni sono avversi e noi forse non siamo né vivi né morti”.

Giudizio:

+4stelle+

Recensione di Tancredi

Quale straordinaria sorpresa.
Tra Grossman e Saramago, forse con un po' di Joyce: ecco chi è Stefánsson. Una scrittura bellissima, raffinata, come un fiocco di neve sospeso nell'aria gelida.
Breve la vicenda: l'amicizia tra il Ragazzo, un giovane pescatore che vive nel mondo interiore delle sue parole non dette(mi è sembrato, a tratti, lo stesso de La grammatica interiore di Grossman), e il più grande Bárður, pescatore anche lui, dall'animo poeta. Nei silenzi, negli spazi tra i versi, si instaura l'amicizia tra i due: e così come è stata la poesia a farla nascere sarà la poesia a porre una fine. Quando Bárður finisce inghiottito dal gelo, al Ragazzo non resta che una copia del Paradiso perduto di Milton. Con tra le mani solo il libro che si è portato via il suo amico, il Ragazzo intraprende un viaggio solo per riconsegnare il libro, prestato, al legittimo proprietario, nel tentativo disperato di sottrarsi a un mondo diventato improvvisamente passato e con la speranza di trovare un futuro.
Breve, semplice, dai tempi ridotti e dallo spazio minimale, Paradiso e inferno è un romanzo grandissimo, una scrittura davvero meravigliosa, ricercatezza stilistica per la storia di un viaggio che è anche metafisico, la storia di un ragazzo e dell'umanità intera. Accecanti i giochi tematici: luce e buio, caldo e freddo, mare azzurro e mare nero, cielo azzurro e cielo nero, e soprattutto, vita e morte. In queste violente contrapposizioni, negli scenari estremi dell'Islanda più selvaggia Stefánsson disegna la geografia dell'esistenza umana, come una barca di pescatori alla ricerca di un senso.
E poi c'è la poesia, che ti porta in luoghi dove le parole non arrivano, l'amore segreto del Ragazzo e di Bárður, l'esaltazione della parola, scritta, detta e non detta, il potere e il piacere del raccontare, delle storie, come quelle che il Ragazzo ascolta, tra un incontro e l'altro.
Nel silenzio spezzato dal suono delle onde, Stefánsson ci invita ad ascoltare:
"Il silenzio che segue un lungo racconto ci fa capire se ha raggiunto il suo scopo o se è stato raccontato per niente, ci dice se la storia è penetrata in chi ascoltava e l’ha toccato o se è stata un semplice passatempo, e nulla di più.”
E allora taccio, perché ho ancora la neve dentro.

Giudizio:

+5stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Paradiso e inferno
  • Titolo originale: Himnaríki og helvíti
  • Autore: Jón Kalman Stefánsson
  • Traduttore: S. Cosimini
  • Editore: Iperborea
  • Data di Pubblicazione: 2011
  • Collana: Narrativa
  • ISBN-13: 9788870911909
  • Pagine: 240
  • Formato - Prezzo: Brossura - 16,00 Euro

4 Commenti a “Paradiso e inferno - Jón Kalman Stefánsson”

  • 4 ottobre 2012 15:58

    Lo leggerò. Spero solo che non sia un pallone gonfiato alla Zafòn, che fa passare mediocre inventiva per genio gotico.

  • 4 ottobre 2012 18:05
    Tancredi says:

    Ma Zafòn è narrativa di genere, qui parliamo di letteratura... Come paragonare Faletti a Calvino.

  • 22 marzo 2013 21:45
    giank says:

    Grande esperienza culturale! Incredibile incontrare uno scrittore di questo spessore di questi tempi. Siamo circondati dalla mediocrità. J.K.Stefànsson con "Paradiso e Inferno" ci riporta ai livelli della grande letteratura mondiale. Una storia aspra ed essenziale come la sua Islanda narrata con una lingua che a tratti si avvicina alla poesia per diventare poesia essa stessa nei momenti critici della narrazione; ed un pensare continuo alle cose fondamentali dell'uomo: vita e morte, noi e Dio, destino ed mistero della natura.

    Un libro di cui avevamo bisogno.

    giancarlo

  • 23 marzo 2013 15:09
    Tancredi says:

    Sono d'accordo! Grazie del contributo.

    Tancredi

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