9 dicembre 2013

Listopia: I milleuno libri da leggere almeno una volta nella vita (#561 - 580)

Quante volte ci siamo imbattuti in una di queste liste? La stessa BBC ne aveva stilata una da cento libri (piuttosto faziosa, se volete la mia opinione). Scopo di queste liste, è noto, non è permettere al lettore di scoprire nuovi libri e nuovi autori, bensì distruggere ogni sua pretesa di letterato facendolo sentire oltremodo ignorante per il gran numero di volumi che, a fine lista, scopre di non aver non solo mai letto, ma nemmeno sentito nominare. Noi vi proponiamo questa, pubblicata in volume, che già da diversi anni circola più minacciosamente della videocassetta di The Ring (o di Pootie Tang - questa è pessima, se la capite vergognatevi) distruggendo l'autostima di ogni lettore che credeva di aver letto tutti o la maggior parte dei cosiddetti libri da leggere prima di morire. La lista in questione ha i suoi difetti. Intanto è stata stilata approssimativamente nel 2005, per cui la sezione 2000 risulta incompleta; inoltre mette in lista solo narrativa, ed è eccessivamente sbilanciata su romanzi pubblicati nel corso del 1900, glissando decisamente su quelli pre-Ottocento. Continuiamo con un'altra carrellata di venti romanzi: nel corso degli articoli vedremo quali sono stati pubblicati in Italia e quali risultano ancora inediti.



561. Tito di Gormenghast – Mervyn Peake (1946)

Apriamo questo libro e ci troviamo in un mondo parallelo al nostro. È Gormenghast, un immane castello, che nessuno dei suoi abitatori ha percorso in tutti i suoi anfratti. Un tempo, doveva essere pieno di tinte squillanti: ora è un intreccio di crepe, e le tinte sfumano fra grigio, verde lichene, rosa antico e argento. Vi incontriamo esseri disparati: un nobile melanconico e saturnino, settantaseiesimo conte di Gormenghast, che è il reggitore del luogo; sua moglie, avvolta in una nube di gatti bianchi; la figlia, selvatica e sognante fra giocattoli vecchi, libri e pezze di stoffa; dignitari di cartapecora, dalle gambe di ragno, custodi di un ordine ormai inaridito; orripilanti figuri che sovraintendono alle cucine; giovani acrimoniosi, che covano la rivolta. Ma c'è qualcosa che unisce questi personaggi: il loro corpo e la loro psiche sono una concrezione del castello – così come il castello è una concrezione del loro essere. Nessuna vita è per loro concepibile al di fuori di quei corridoi di pietra, di quei saloni, di quelle torri, di quei solai. La natura non esiste, se non come riflesso del castello, dove la polvere è polline: perché Gormenghast è tutto. La nascita di un erede maschio, Tito di Gormenghast, «rampollo della stirpe delle pietre, acqua del fiume senza fine», porterà una minaccia di cambiamento, per il solo fatto di essere qualcosa di nuovo. E qui ha inizio la trascinante saga narrata da Peake, un’impresa grandiosa della letteratura fantastica – e insieme un vasto disegno allegorico che traspare dietro l'esuberanza delle immagini. Tito di Gormenghast fu pubblicato nel 1946, primo volume di una trilogia che sarebbe stata compiuta nel 1959. Il libro trovò, fin dall'inizio, lettori entusiasti, ma – un po' come accadde a Tolkien – per molti anni essi rimasero una piccola cerchia. La morte di Peake, nel 1968, coincise invece con l'inizio di una grande voga fra lettori di ogni specie. Accolta fra i «classici moderni» della Penguin, la trilogia di Peake è ormai un'opera amata in tutto il mondo. Come scrisse C.S. Lewis, «Peake ha creato una nuova categoria, il Gormenghastly, e già ci meravigliamo di come prima potessimo vivere senza di essa e ci chiediamo come mai nessuno aveva saputo definirla prima di lui».


562. Il ponte sulla Drina – Ivo Andri (1945)

Attraverso la storia del più famoso ponte della Bosnia, Andrić (1892-1975), premio Nobel per la letteratura nel 1961, evoca le vicende di questa regione dalla fine del XV secolo alla Prima guerra mondiale. Un grandioso romanzo epico che ha per sfondo una terra segnata da un destino tragico.






563. Ritorno a Brideshead – Evelyn Waugh (1945)

Pubblicato nel 1945, "Ritorno a Brideshead" è il primo romanzo di Waugh nel quale la tematica religiosa cattolica abbia un'importanza pari all'intento satirico. È la storia dell'inarrestabile decadenza dell'aristocratica famiglia dei Flyte che si consuma in un'antica dimora in cui immutabili riti e cerimonie stanno per essere spezzati via dai tempi nuovi, ma è anche un'impareggiabile e commossa rievocazione degli anni della giovinezza trascorsi in colleges esclusivi; è la constatazione che la vita non può prescindere dalla religione, è il sarcastico ritratto di una classe sociale chiusa in se stessa che sta per essere travolta dalla tempesta della guerra.


564. La fattoria degli animali – George Orwell (1945)

Gli animali della fattoria Manor decidono di ribellarsi al padrone e di instaurare una loro democrazia. I maiali Napoleon e Snowball capeggiano la rivoluzione che però ben presto degenera. Infatti Napoleon, dopo aver bandito Snowball, introduce una nuova costituzione: "Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni sono più uguali degli altri". La dittatura e la repressione fanno riappacificare gli animali con gli uomini che ormai non appaiono più agli exrivoluzionari molto diversi da loro.



565. Vicolo Cannery – John Steinbeck (1945)

Il vicolo del titolo si trova a Monterey, in California, ed è la patria d'elezione di pescatori, ruffiani, giocatori ed emarginati di tutte le razze. Una narrazione fatta di episodi leggeri e, a tratti, perfino comici.






566. Inseguendo l'amore – Nancy Mitford (1945)

Il primo romanzo di Nancy Mitford, in parte autobiografico, nel quale l'autrice ci offre un ritratto irriverente dei vizi e delle virtù della nobiltà inglese nella prima metà del nostro secolo: al centro della narrazione si trova la famiglia dei Radlett, signori di campagna dai gusti un po' eccentrici, presso i quali la nipote Fanny trascorre lunghi periodi della propria infanzia e adolescenza. Nei ricordi di Fanny ormai adulta spicca la cugina Linda, bella, passionale, sventata e coraggiosa: è proprio lei a "inseguire l'amore". La seconda guerra mondiale segna la fine di un'epoca, ma non appanna mai l'umorismo irresistibile e la frizzante ironia con cui le stravaganze dei Radlett meritano di essere raccontate.


567. Loving – Henry Green (1945)

One of his most admired works, Loving describes life above and below stairs in an Irish country house during the Second World War. In the absence of their employers the Tennants, the servants enact their own battles and conflict amid rumours about the war in Europe, invading one another's provinces of authority to create an anarchic environment of self-seeking behaviour, pilfering, gossip and love.




568. Arcano 17 – André Breton (1945)

[Pubblicato in italiano nel 1985 da Alfredo Guida Editore e ormai fuori catalogo, Arcano 17 è un racconto lirico in prosa, scritto durante il viaggio dell'autore francese nella penisola Gaspé (Canada) insieme alla quarta moglie Elisa Claro. Opera dalle tinte esoteriche già dal titolo: l'arcano 17 è la Stella, che rimanda alla speranza e alla resurrezione, in questo caso quelle successive alla seconda guerra mondiale.]




569. Cristo si è fermato a Eboli – Carlo Levi (1944)

"Eboli - dicono i lucani tra cui Levi fu mandato al confino dal fascismo - e l'ultimo paese di cristiani. Cristiano è uguale a uomo. Nei paesi successivi, i nostri, non si vive da cristiani, ma da animali". Dice Italo Calvino in uno dei due testi che introducono questo volume: "La peculiarità di Carlo Levi sta in questo: che egli è il testimone della presenza di un altro tempo all'interno del nostro tempo, è l'ambasciatore d'un altro mondo all'interno del nostro mondo. Possiamo definire questo mondo il mondo che vive fuori della nostra storia di fronte al mondo che vive nella storia. Naturalmente questa è una definizione esterna, è, diciamo, la situazione di partenza dell'opera di Carlo Levi: il protagonista di "Cristo si è fermato a Eboli" è un uomo impegnato nella storia che viene a trovarsi nel cuore di un Sud stregonesco, magico, e vede che quelle che erano per lui le ragioni in gioco qui non valgono più, sono in gioco altre ragioni, altre opposizioni nello stesso tempo più complesse e più elementari".


570. Il filo del rasoio – William Somerset Maugham (1944)

Camminare sul filo del rasoio è difficile e, in effetti, tutt'altro che facile si presenta l'impresa di Larry, un giovane americano traumatizzato dagli orrori della Grande Guerra che si decide a percorrere - molto in anticipo sui suoi coetanei di qualche decennio dopo - la via dell'India, e dell'Illuminazione. E lo fa senza rinunciare a una fitta schermaglia amorosa con l'incantevole Isabel, a un duello col feroce zio di lei, e al cimento più arduo di tutti: la mera sopravvivenza nella spietata comunità di espatriati che fra le due guerre abitava la Riviera francese.



571. Transit – Anna Seghers (1944)

Anna Seghers’s Transit is an existential, political, literary thriller that explores the agonies of boredom, the vitality of storytelling, and the plight of the exile with extraordinary compassion and insight.
Having escaped from a Nazi concentration camp in Germany in 1937, and later a camp in Rouen, the nameless twenty-seven-year-old German narrator of Seghers’s multilayered masterpiece ends up in the dusty seaport of Marseille. Along the way he is asked to deliver a letter to a man named Weidel in Paris and discovers Weidel has committed suicide, leaving behind a suitcase containing letters and the manuscript of a novel. As he makes his way to Marseille to find Weidel’s widow, the narrator assumes the identity of a refugee named Seidler, though the authorities think he is really Weidel. There in the giant waiting room of Marseille, the narrator converses with the refugees, listening to their stories over pizza and wine, while also gradually piecing together the story of Weidel, whose manuscript has shattered the narrator’s “deathly boredom,” bringing him to a deeper awareness of the transitory world the refugees inhabit as they wait and wait for that most precious of possessions: transit papers.


572. Finzioni – Jorge Luis Borges (1944)

«Debbo la scoperta di Uqbar alla congiunzione di uno specchio e di un'enciclopedia. [...] Il fatto accadde un cinque anni fa. Bioy Casares, che quella sera aveva cenato da noi, stava parlando d'un suo progetto di romanzo in prima persona, il cui narratore, omettendo o deformando alcuni fatti, sarebbe incorso in varie contraddizioni, che avrebbero permesso ad alcuni lettori - a pochissimi lettori - di indovinare una realtà atroce o banale. Dal fondo remoto del corridoio lo specchio ci spiava».
Uscito in Argentina nel 1944 e tradotto da Franco Lucentini nel 1955, Finzioni è il libro che ha rivelato Borges in Italia, e che da allora ha acquistato anche da noi la statura di un classico contemporaneo. Diviso in due parti - Il giardino dei sentieri che si biforcano e Artifici - il volume è composto di racconti che di volta i volta sono fantastici, simbolisti, polizieschi, esoterici, tutti volti a creare una sorta di «enciclopedia illusoria» di cui Borges è il magistrale compilatore.


573. L'uomo in bilico – Saul Bellow (1944)

Joseph, protagonista del romanzo, è un borghese che un giorno decide di rifiutare il proprio ruolo nella società. Per farlo chiede di arruolarsi nell'Esercito, dove la ferrea regola militare lo assolverà da qualsiasi obbligo sociale. A partire da questa decisione, quello che si apre agli occhi del lettore è un viaggio allucinato nell'alienazione del mondo contemporaneo alla ricerca dei fondamenti di una nuova vita. Anche al prezzo della negazione di ogni principio di libertà.


574. Il piccolo principe – Antoine de Saint-Exupéry (1943)

Questa è la storia dell'incontro tra un aviatore, costretto da un guasto ad un atterraggio di fortuna nel deserto, e un ragazzino alquanto strano, che per prima cosa gli chiede di disegnargli una pecora. Il bambino viene dallo spazio e ha abbandonato il suo piccolo pianeta per visitare il resto dell'universo e perchè si sentiva troppo solo lassù: unica sua compagna era una rosa, molto esigente, vanitosa e spavalda. Un libro che si rivolge ai ragazzi e "a tutti i grandi che sono stati bambini ma non se lo ricordano più", come dice lo stesso autore nella dedica del suo libro.


575. Caught – Henry Green (1943)

When the war breaks out, Rose, a well-to-do widower with a young son, Christopher, volunteers for the Auxiliary Fire Service in London, and is trained under a professional fire officer, Pye. The two men discover that a quite different link already exists between them: it was Pye's strange, disturbed sister who once upon a time abducted Christopher and kept him in her room until Pye rescued the terrified child. In the apocalyptic atmosphere of the Blitz the relationship between the two men develops as each of them grapples with his own troubled emotional attachments, the one to his dead wife, the other to his unhappy sister. Inevitably matters come to a head when history shows signs of repeating itself. The subtle handling of relationships, the brilliance of the dialogue and description - including one of the best accounts ever written of London under the Blitz - established Caught as one of Henry Green's most powerful novels.


576. Il giuoco delle perle di vetro – Herman Hesse (1943)

Concepito negli anni bui del nazismo e pubblicato per la prima volta in Svizzera nel 1943 (in Germania era stato vietato), "Il giuoco delle perle di vetro" è il romanzo più vasto e ambizioso di Hermann Hesse. Un libro di estrema attualità intellettuale in cui una vicenda fantastica fa da sfondo alla visione utopistica di una comunità spirituale che unisce pratica ascetica e vita attiva. In questo romanzo il grande scrittore tedesco riprende dunque un tema che gli è caro fin dai tempi di Siddharta: la necessità per l'uomo moderno di scendere dalle regioni dello spirito assoluto per immergersi nel flusso della vita. Per la rilevanza delle questioni etiche affrontate l'uscita dell'opera fu accompagnata da un vivo e acceso dibattito, confermando il successo di Hesse e consacrandolo come uno degli interpreti più acuti della crisi che caratterizzò il secondo dopoguerra.


577. Le braci – Sandor Marai (1943)

Dopo quarantun anni, due uomini che da giovani sono stati inseparabili tornano a incontrarsi in un castello ai piedi dei Carpazi. Uno ha passato quei decenni in Estremo Oriente, l'altro non si è mosso dalla sua proprietà. Ma entrambi hanno vissuto in attesa di quel momento.
Null'altro contava, per loro. Perché condividono un segreto che possiede una forza singolare. Tutto converge verso un "duello senza spade" - e ben più crudele. Tra loro, nell'ombra, il fantasma di una donna.
E il lettore sente la tensione salire, riga dopo riga, fino all'insostenibile. [La nostra recensione]


578. Go Down, Moses – William Faulkner (1942)

Nel Sud di Faulkner bianchi e neri non si pensano della medesima specie, eppure sono fratelli. È stato Carothers McCaslin, il capostipite della dinastia, a generare il figlio bianco e il figlio nero, due fratellastri di colore diverso che abitano la stessa terra. Ma la terra dovrà andare al figlio bianco, l'unico intestatario del nome paterno. Senonché Ike McCaslin rinuncia, rifiuta il suo privilegio. L'orso, forse la più bella delle sette storie di questo libro (e forse la più bella delle storie mai scritte da Faulkner), racconta la sua iniziazione alla natura selvaggia e insieme l'atroce realizzazione della violenza insita nella sua nascita. Come scrive Nadia Fusini nel saggio che accompagna questa edizione: «Cominciando dalle ultime volontà del capostipite McCaslin, passando per le stravaganti gesticolazioni di libertà vigilata dei suoi eredi, tra i quali suo padre, Ike legge, esamina, decifra i segni dell'eredità. Ike non è colto di sorpresa dal passato rimosso, gli va incontro volontariamente, lo conosce. E sceglie che no, lui a quel complesso viluppo di identità e possesso, a quei beni e a quei titoli di godimento rinuncia. Si toglie qualcosa (dei beni, dei possessi), ma soprattutto si toglie da qualcosa (l'ingiustizia, il male). Si spoglia del desiderio: che si scarichi nella terra o sulla donna, la pulsione sfocia nella stessa libidine di godimento. In quei beni e valori si annida una potenza pulsionale, una libido dominandi e generandi che va estirpata; va annientata. Quella dentro di sé, contro di sé, è l'unica guerra civile che Ike - l'impolitico - ammetta».


579. Lo straniero – Albert Camus (1942)

Pubblicato nel 1942, "Lo straniero", un classico della letteratura contemporanea, sembra tradurre in immagini quel concetto dell'assurdo che Albert Camus andava allora delineando e che troverà teorizzazione nel coevo "Il mito di Sisifo". Protagonista è Meursault, un modesto impiegato che vive ad Algeri in uno stato di indifferenza, di estraneità a se stesso e al mondo. Un giorno, dopo un litigio, inesplicabilmente Meursault uccide un arabo. Viene arrestato e si consegna, del tutto impassibile, alle inevitabili consegenze del fatto - il processo e la condanna a morte - senza cercare giustificazioni, difese o menzogne. Come Sisifo, Meursault è un eroe "assurdo": la sua lucida coscienza del reale gli permette di giungere attraverso una logica esasperata alla verità di essere e sentire. "E' una verità ancora negativa", ebbe a scrivere Camus in una prefazione per un'edizione americana dello "Straniero", "senza la quale però nessuna conquista di sé e del mondo sarà mai possibile".


580. Conversazione di Sicilia – Elio Vittorini (1942)

Leggere questo libro è un'esperienza sensibile, poco intellettuale. Perché sa di terra e di gente. È come una grande delazione commessa mediante letteratura, un appassionato verbale umano che riferisce luoghi, incontri, volti, dialoghi. Soprattutto, Conversazione è il racconto di un viaggio e quindi – più che un poema, una fiaba antifascista, un canto della vita danneggiata e mai risarcita – un romanzo. Perché il romanzo racconta sempre un viaggio, in un modo o nell'altro."

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