25 aprile 2013

Foe - John Maxwell Coetzee

Susan Barton naufraga in un'isola abitata solo da un uomo enigmatico, Cruso, e dal suo servitore, Venerdì.
Del loro passato, Susan riesce a sapere poco o nulla. Cruso le rivela solo che Venerdì è incapace di parlare: qualcuno gli ha mozzato la lingua quand'era ancora bambino, condannandolo a un eterno silenzio.
Dopo la morte di Cruso, Susan, salvata e riportata in Inghilterra insieme a Venerdì, ha un unico desiderio: che uno scrittore, Foe, racconti dell'isola, di lei, di Cruso e, soprattutto, dia voce al silenzio di Venerdì che, giorno dopo giorno, si fa insopportabile.
Coetzee reinventa la vicenda di Robinson Crusoe, puntando lo sguardo sulla narrazione, arte tirannica, mistificatoria, e però necessaria, l'unica salvezza nell'oscuro disegno dell avita.

Recensione

"Se la storia pare insipida è solo perché mantiene ostinata il suo silenzio. Le ombre di cui lamentate la mancanza sono là: stanno nella perdita della lingua di Venerdì. ...
La storia della lingua di Venerdì è una storia che non si può raccontare, o che io non sono in grado di raccontare. Cioè, si possono narrare molte storie sulla lingua di Venerdì, ma la vera storia è sepolta dentro di lui, che è muto. La vera storia non si potrà ascoltare finché, grazie all'arte, non si troverà modo di dare voce a Venerdì."

Effettivamente l'impressione che si ha durante la lettura di 'Foe' è quella di una narrazione brulla e arida, di fatti, di oggetti e di sensazioni. Caratteristica, questa, che rende procedere nel romanzo poco appetitoso, per usare un attributo sempre legato alla sfera sensoriale del gusto come fa la protagonista, Susan Barton.

La posizione di questa versione femminile di Robinson Crusoe - Cruso, come viene chiamato in questa versione della storia - è improntata al più scarno realismo immaginabile. La rivisitazione - meglio: il ricordo obiettivo - dell'isola del naufragio allontana di molto l'immagine del giardino tropicale, lussureggiante di flora e fauna, tutto sommato non ostile, dove l'uomo può ritrovare il suo stato di buon selvaggio, insieme a Venerdì, il nativo dalla natura leale e sottomessa. L'isola dove sbarca stremata Susan Barton è una desolazione aspra e brulla, perfetta immagine della storia lì stesso ambientata, priva di foreste e ripari, e scarseggia di risorse per la sopravvivenza.

I rapporti umani con i due abitanti dell'isola, Cruso e Venerdì, rispecchiano quest'aridità. Se Venerdì non può parlare perché selvaggio e in più ha avuto tagliata la lingua, Cruso limita gli scambi con la donna al minimo indispensabile. Le attività restano confinate alla sussistenza e il progetto di terrazzamento sui pendii dinanzi al mare che Cruso tenacemente persegue, spostando a vuoto sassi e pietroni, è senz'altro destinato a rimanere sterile.

La sterilità del suolo si trasferisce alla narrazione e genera, insieme, un contrasto con le aspettative del lettore - che, per un paradosso letterario, si aspetta le avventure descritte nel libro di Defoe - e con le esigenze dello scrittore, che si sente autorizzato a interpolare la vicenda per renderla più avventurosa e dunque appetibile al gusto del pubblico. Sembra dunque che il filone principale di questa riscrittura di un romanzo, ispirata alla ricerca di una verità non imbellettata per motivi di marketing editoriale - Defoe, come l'autore lascia intuire, scriveva soprattutto per necessità economiche -, sia la tensione tra i due livelli narrativi, quello del diario realistico e nudo di Susan Barton, sublimato nel mutismo di Venerdì, e quello del romanzo del professionista della narrazione Foe.

Il rapporto tra le due polarità viaggia sempre in bilico tra questi due estremi, per quanto il punto di vista prevalente sia quello di Susan Barton, cioè della fede nell'adesione alla realtà pura, ma non scivola mai nel conflitto aperto. Susan è affascinata dal suo nemico - 'foe', come suonava davvero il cognome del romanziere prima di essere nobilitato con l'aggiunta del 'De', vuol dire appunto 'rivale, nemico' - e subisce il fascino della sua abilità creativa di autore di 'fiction' nel senso originario del termine, cioè di finzioni, di storie, in ultima analisi.

La brulla e disadorna prosa di Susan Barton si pone dinanzi al lettore come pura testimonianza - e infatti le sue peregrinazioni insieme a Venerdì contengono una sorta di richiamo al martirio e al sacrificio -, mentre in opposizione lo scrittore professionista si attesta sul livello della narrazione pura, che confonde e mescola, nel crogiuolo dell'arte, realtà e fantasia.

A questa riscrittura, che somiglierebbe in parte al lavoro di restauro, volto a liberare il racconto da incrostazioni e sedimenti della letteratura, a restituirgli la sua patina originaria priva di artifici, si sovrappone anche un'altra operazione metaforica, legata a temi molto vicini alla produzione di Coetzee.

Venerdì, in un livello di sottotesto, sarebbe la personificazione della condizione di intima sudditanza, non solo della Verità, ma anche della terra da cui proviene e del suo stato di natura, quello del buon selvaggio sospeso tra innocenza e sospetto. La condanna al mutismo raffigurerebbe così l'impossibilità a parlare al mondo esterno e a testimoniare la propria condizione, spiegando le proprie origini, senza l'intervento di mediazione imposto dalla cultura dei dominatori che indossa le vesti, per quanto benevole, di Susan Barton.

La sua indolenza e la sua rassegnazione dinanzi all'impossibilità di comunicare con l'esterno assurgono all'altezza di simbolo assoluto e trovano una possibilità di fuga solo in una sorta di follia. Quando, durante la ricerca di Foe, scoperto il flauto e la musica, il selvaggio sembra recuperare un barlume di espressività, il risultato, agli occhi del lettore, è una danza autistica, priva di senso, come la narrazione della Verità, al punto da apparire quasi ostile.

Tutto queste suggestioni rendono un testo di una semplicità assoluta, sia nello svolgimento, sia nell'intreccio, sia nello stile, profondamente enigmatico, come i colossi di pietra dell'Isola di Pasqua, statici e indecifrabili insieme, lisci e misteriosi nella loro fissità.

Il risultato è una lettura aspra e difficile che spesso spinge il lettore a interrogarsi sul senso del voltare pagina, in una ricerca vana del senso della narrazione, senza fornire risposta all'interrogativo e lasciando un discreto e ricercato senso di pesantezza.

Giudizio:

+3stelle+

Dettagli del libro

  • Titolo: Foe
  • Titolo originale: Foe
  • Autore: J.M. Coetzee
  • Traduttore: Franca Cavagnoli
  • Editore: Einaudi
  • Data di Pubblicazione: 2007
  • Collana: Tascabili Scrittori
  • ISBN-13: 9788806186586
  • Pagine: 145
  • Formato - Prezzo: Brossura - 9,00 Euro

1 Commenti:

  • 25 aprile 2013 16:05

    Adoro leggere e vedere film! Per questo scrivo un blog di cinema e da oggi seguo questo fantastico blog di libri! Complimenti!

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